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Autore: Puffardella    23/10/2021    1 recensioni
Lucio è un giovane e ambizioso legionario - un tribuno della Ventesima - in istanza nella Britannia del nord, al confine con la Caledonia. Ama il potere sopra ogni altra cosa ed è intenzionato a tutto pur di raggiungerlo.
Eilish, secondogenita di Alasdair, re dei Caledoni, è una ragazza dal temperamento selvatico e ribelle, con la straordinaria capacità di ascoltare l’ancestrale voce della foresta della sua amata terra.
Chrigel è un valoroso guerriero, forte e indomito. Unico figlio di Akon, re dei Germani, ha due sole aspirazioni: la caccia e la guerra. Possiede una coerenza talvolta spietata che, però, non lo priva della stima e dell'affetto della sua gente.
I loro destini si incroceranno in un crescendo di situazioni che li spingerà verso l’inevitabile, cambiandoli per sempre.
Genere: Guerra, Romantico, Sovrannaturale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het, Slash
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno | Contesto: Antichità
Capitoli:
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EILISH
A mano a mano che si avvicinavano alla piana del Kent, Eilish sentiva crescere dentro di sé una strana inquietudine. Non le era stato più concesso di vedere il padre, il quale viaggiava legato su un carro in coda alla colonna, e dal momento che Chrigel si rifiutava di parlare con lei non aveva la più pallida idea di cosa ne fosse stato della sua gente e di sua sorella.
Aveva tentato di chiedere informazioni a Kentigern che, grazie alla sua etilica, disarmante personalità, era diventato il beniamino dei Germani ed era l’unico al quale era permesso di girare indisturbato, ma questi si era limitato a sorridere e a dire che era tutto a posto, che tutto procedeva bene, che non aveva nulla di cui avere paura. Si muoveva in mezzo ai Germani con sorprendente naturalezza, come se quel popolo guerriero fosse sempre appartenuto alla sua storia.
L’assurdo ottimismo del druido, anziché rincuorarla, la irritava oltremodo. Come poteva Kentigern affermare che tutto procedeva per il meglio quando il suo stesso re era tenuto prigioniero? Come si permetteva di dirle che non aveva nulla da temere quando si trovava ad un passo dal legare la sua vita a quella di un uomo feroce, insensibile ed egoista come Chrigel?
E quando, poco prima di giungere a destinazione, guerrieri provenienti dalla piana andarono incontro al Germano con fare urgente, il suo stato di prostrazione aumentò. Chrigel chiamò a gran voce alcuni dei suoi uomini e iniziò a ripartire ordini concitati, allarmandola ulteriormente. Eilish spronò il cavallo e si fece largo tra la folla, decisa ad affrontare l’Orso e a chiedergli spiegazioni. Ma fu fermata prima che potesse riuscire a raggiungerlo, mentre egli sfrecciava velocemente verso la costa, seguito da pochi altri.
«Che succede?» chiese all’uomo che l’aveva ostacolata, uno degli uomini più fedeli all’Orso, un Germano di nome Wolfgang.
«Niente che possa riguardarti, principessa» le rispose quello con malcelato fastidio.
Eilish si sentì sopraffare dall’orrore e dall’indignazione.
«Niente che possa riguardarmi? Si tratta del mio popolo!» obiettò urlando.
«Il tuo popolo? Non più. Ora, quello che rimane del tuo popolo appartiene a Chrigel, il re di tutto il Grande Nord» sogghignò Wolfgang sprezzante.
Eilish si guardò intorno, disperata. Per un attimo le balenò in mente l’idea di correre dietro a Chrigel, ma sapeva che se lo avesse fatto avrebbero ucciso suo padre, quelli erano gli ordini che Chrigel aveva dato, così non poté fare altro che ingoiare le lacrime e seguire docilmente i sui carcerieri in direzione della valle.

Eilish si muoveva  senza sosta all’interno di quello che rimaneva di una delle capanne ricostruite e poi nuovamente bruciate del suo villaggio. Il tetto e parte delle travi di legno erano stati divorati dalle fiamme. Quella che una volta era stata l’abitazione di un caledone ora era ridotta a poco più di un recinto mangiucchiato ma abbastanza robusto da non consentirle di scappare.
Era stata confinata in quello spazio angusto non appena avevano messo piede nel villaggio, i cui resti inceneriti erano disseminati al suolo come un pugno di denti guasti nella bocca di un morente.
Eilish si era opposta con tutte le sue forze a quel nuovo sopruso e aveva a lungo urlato la sua indignazione, ma a nulla erano servite le sue proteste se non a innervosire ulteriormente i suoi aguzzini. Wolfgang, infatti, ad un certo punto, aveva fatto irruzione nel capanno e le aveva intimato di fare silenzio, se non voleva essere imbavagliata. E quando lei lo aveva stoltamente sfidato a farlo, era stata accontentata. Così, imbavagliata e con le mani legate dietro la schiena, aveva preso a camminare furiosamente.
La luce del sole si era affievolita quando finalmente Chrigel si degnò di farle visita.
Per un breve istante nei suoi occhi di ghiaccio le sembrò di vedere un guizzo divertito, forse dovuto al fatto che fosse stata costretta al silenzio in maniera tanto oscena. Le si avvicinò e l’avvertì, seriamente: «Ora ti tolgo la pezza dalla bocca, ma giuro sugli dei che non resterai a lungo senza se riprenderai a urlare. Hai capito?»
Eilish lo fulminò con lo sguardo, ma annuì suo malgrado. Chrigel le sciolse i polsi e lei si strappò con furia la benda dalla bocca.
«Perché non mi lasci vedere mio padre? Perché mi tieni lontana dal mio popolo? È questo che intendi farne di me? Null’altro che una schiava, una prigioniera da beffeggiare, umiliare, piegare a tuo piacimento?» lo tempestò di recriminazioni, furibonda.
«Dipende da te.»
«No, Chrigel, non è vero! Ho già detto che ti sposerò e non verrò meno alla parola data. Che tipo di moglie avrai al tuo fianco, questo puoi stabilirlo solo tu. Posso essere una moglie arrendevole, o una schiava recalcitrante, ostinata e ribelle, decidi tu quale delle due preferisci!»
Chrigel la esaminò a lungo, gli occhi socchiusi e la fronte corrugata.
«Vieni con me» disse infine.

La fioca luce del tramonto autunnale gettava una fredda luce sugli uomini e le donne caledoni che giacevano inermi sul terreno fangoso, sorvegliati da Germani a cavallo. Sui loro volti era possibile leggere sconforto, stanchezza, rassegnazione, ed Eilish provò una profonda pena per loro.
Una donna, seduta in disparte, dondolava il corpo avanti e indietro, in maniera ritmica, ossessiva. Si teneva la testa fra le mani e continuava a ripetere, con la voce colma di dolorosa rassegnazione: «Il mio bambino… il mio bambino... il mio bambino…»
«Cosa è accaduto al suo bambino?» chiese Eilish con un filo di voce, terrorizzata dalla risposta che avrebbe potuto ricevere.
«I miei uomini non ne sanno nulla. Quando siamo arrivati, la donna si trovava già in quello stato confusionale. Dice che qualcuno gliel’ha portato via» rispose Chrigel impassibile, senza manifestare alcun tipo di emozione, ed Eilish si chiese se il suo cuore fosse davvero così arido come si ostinava a far credere.
Distolse lo sguardo dalla donna, profondamente turbata.
Sulla strada sterrata, disposti uno dietro l’altro in una fila ordinata, c’erano dei carri sui quali erano state ammassate giovani fanciulle, che si tenevano strette l’un l’altra nel tentativo di infondersi reciprocamente coraggio. Eilish sapeva bene cosa significava: le vergini erano destinate agli uomini più valorosi di Chrigel. Era così che funzionava, da sempre. Passò loro accanto e le accarezzò tutte con uno sguardo compassionevole, in silenzio, anche se dentro di sé urlava dalla rabbia.
Oltrepassate le vergini, tornò a cercare fra la moltitudine i visi delle persone che più le erano familiari, gli abitanti del suo villaggio, sua sorella e suo nipote. Molti, troppi, sembravano mancare all’appello.
«Quanti Caledoni sono morti?» si decise quindi a chiedere.
«Solo quelli che hanno provato a ribellarsi» rispose Chrigel, con una freddezza spietata. Eilish ricacciò indietro le lacrime. Si fermò e lo guardò con rancore.
«Quanti?» chiese di nuovo.
«Non ha importanza.»
«Quanti, Chrigel, dimmelo!»
Chrigel le si pose dinanzi e la sovrastò con tutta la sua imponente mole.
«Non approfittarti della mia tolleranza, Eilish. Ci sono limiti oltre i quali non ti sarà concesso sconfinare. Mai.»
Eilish strinse le labbra umiliata, ma ancora una volta dovette piegarsi all’autorità del Germano e desistette.
«Che ne è di mia sorella e di mio nipote, questo posso saperlo almeno?»
Chrigel la fissò a lungo, pensieroso.
«Andiamo, siamo quasi arrivati» disse infine, eludendo la sua domanda.
Dopo aver attraversato tutto il villaggio, Chrigel si fermò dinanzi alla Tenda delle Assemblee, lasciata intatta. Spostò il telo che copriva l’apertura e si fece da parte per farle spazio, ed Eilish lo fissò sospettosa.
«Hai detto che vuoi essere trattata come una regina e non come una schiava… Allora sarà meglio che ti abitui a farlo da subito» annunciò fosco.
Eilish deglutì, si fece coraggio ed entrò. L’interno della tenda era illuminato da un paio di fiaccole accese. Al centro, riversa al suolo, una figura femminile singhiozzava sommessamente, sorvegliata da un paio di uomini. Teneva il volto rivolto verso il terreno, ma Eilish poté riconoscere la serva britannica dal colore dei capelli. Increspò la fronte e guardò Chrigel con aria interrogativa. Lui, però, si limitò a restituirle uno sguardo privo di emozioni. Era chiaro che non intendeva interagire, che fosse lì solo per metterla alla prova, infliggerle un’altra umiliazione, e lei sentì di detestarlo con tutte le sue forze. Spostò nuovamente lo sguardo sulla serva di Caitriona.   
«Hanna…» la chiamò con dolcezza.
La donna, tuttavia, parve non udirla perché continuò a piangere, il volto schiacciato al suolo, il corpo scosso dai singulti. Eilish fece per muoversi, desiderosa di inginocchiarsi al suo fianco e rincuorarla, ma Chrigel la fermò trattenendola con una mano sulla spalla.
«Quello che devi sapere te lo dirà guardandoti dal basso, come è giusto che faccia una serpe come lei» disse con fermezza, spaventandola. Che cosa significavano quelle parole? Che cosa doveva sapere? 
«Hanna, per gli Spiriti della Foresta, che è successo? Perché piangi?» iniziò a dire flebilmente. Ma poi, vedendo che non otteneva risposta, urlò imperiosa: «È successo qualcosa a mia sorella? Rispondimi, ho detto!»  
Hanna sembrò finalmente riscuotersi dalla sua afflizione. Ruotò il busto sollevandosi sulle braccia. Aveva il viso impiastricciato di fango, i capelli in disordine e gli occhi gonfi dal troppo piangere.
«Io sapevo che lo avrebbe fatto… Sapevo che non sarebbe stata capace di tenere per sé il segreto, che lo avrebbe usato per farti del male, ma gliel’ho detto comunque. Quello che è successo, è successo a causa mia…» singhiozzò.
«Ma di che parli?»
«Ti avevo sentita parlare con il re Alasdair. Parlavate del Romano e io sono andata a riferirlo a lei, a tua sorella. E quando si è assentata ho capito… Io l’ho subito capito che era andata a parlare con il re dei Germani. Però ho avuto paura di confidarlo a tuo padre, così me lo sono tenuto per me… Forse, se lo avessi fatto, Alasdair avrebbe avuto il tempo di organizzarsi, radunare gli uomini, difenderci… Ma non ho trovato il coraggio di farlo… Vi ho traditi per due volte, Eilish… per ben due volte…» e prese a singhiozzare più forte.
Eilish spalancò gli occhi, sconvolta. Sapeva che Caitriona la odiava ma non l’avrebbe mai ritenuta capace di una cosa così riprovevole. Come aveva potuto mettere a repentaglio la vita del padre e della sua gente per il sentimento di odio che nutriva nei suoi confronti?
Hanna continuava a piangere, a implorare perdono, ma dopo la sua confessione Eilish non riusciva più a provare pena per quei lamenti, solo un’indicibile fastidio. Guardò Chrigel con astio.
«Perché hai voluto che fosse lei a dirmelo?» gli chiese.
«Perché sta a te decidere come punirla. Non è me che ha tradito ma te, tuo padre e la tua gente. Vuoi essere trattata con la dignità di una regina? Allora dimostra di esserlo.»
«Che cosa dovrei fare? Che cosa vuoi che faccia?» urlò sconvolta.
«Te l’ho detto, non deciderò al posto tuo.»
«Sarà mio padre a…»
«No, Eilish, lui non è più il re. È vivo, ma questa è l’unica elargizione che gli verrà concessa. Spetta a te prendere una decisione.»
Eilish chiuse gli occhi, affranta. Si prese del tempo per pensare, per riordinare le idee, ma più si sforzava, più la sua mente si rifiutava di farlo. Lei non voleva prendere nessuna decisione. Non avrebbe voluto nemmeno essere lì in quel momento, ma a mille miglia di distanza, lontana da tutto quello che le stava accadendo, lontana dallo sguardo indagatore dell’uomo che sentiva di amare e odiare con tutte le forze, ancora e nonostante tutto. Avrebbe voluto essere in sella ad Alba, con il vento fra i capelli, fra gli alberi della foresta, di nuovo libera, leggera, felice. Singhiozzò affranta a quel pensiero. Della ragazza spensierata che era stata rimaneva solo un’ombra.
«L’unica cosa di cui la si può incolpare è quella di essersi fidata della donna che ha cresciuto come una figlia… Non la punirò per questo» stabilì infine.
Chrigel la fissò a lungo e intensamente, poi annuì.
«E sia, ma non permetterò che questa donna viva nella mia terra, tra la mia gente. Verrà venduta ai Siku, i mercenari che vivono sulle Isole di Ghiaccio» decretò Chrigel risoluto, voltandosi e dirigendosi verso l’uscita.
Eilish trattenne il fiato, interdetta. Aveva sentito narrare tante storie su quel popolo feroce con gli occhi a mandorla, che viveva in terre perennemente coperte di ghiaccio dove l’anno sembrava dividersi in due soli lunghi, interminabili giorni: uno di sole e l’altro di tenebre.
Lo raggiunse e gli gridò contro indignata: «Avevi detto che sarei stata io a decidere per lei!»
«E lo hai fatto risparmiandole la vita. La mia decisione non sostituisce la tua. Ma questa donna mi appartiene, come mi appartengono tutti gli altri membri della tua tribù. Pertanto, dal momento che di questa particolare schiava non so che farmene, sarà venduta» le rispose senza voltarsi.
«E che cosa ne hai fatto di mia sorella, hai venduto anche lei?» gli chiese ancora allungando il passo nel tentativo di riuscire a stargli dietro.
«Perché mai avrei dovuto farlo? Quando è venuta da me era una donna libera e quando se ne è andata era ancora una donna libera.»
«E allora che ne è stato di lei?»
«Non lo so e non mi interessa saperlo. Ma, se ha seguito il mio consiglio - e mi auguro per lei che lo abbia fatto - prima di sparire avrà avuto la premura di portare il piccolo a Willigis.»
Eilish si bloccò in mezzo alla via e si coprì il volto, affranta. Tutto il mondo intorno a lei andava sgretolandosi e lei non poteva farci niente. Ora più che mai sentiva il bisogno del conforto di una persona amata.
«Ti prego, lasciami vedere mio padre…» lo implorò.
«No, e non chiedermelo di nuovo!» fu la risposta irremovibile del giovane re.
Eilish sentì la rabbia infiammarle le vene, colorarle le guance.
«Tornerai a chiudermi in un recinto?» gli gridò contro a quel punto, con la voce incrinata dal risentimento.
Chrigel si arrestò a sua volta. Scosse lievemente la testa, girò i tacchi, tornò sui suoi passi e si fermò di fronte a lei. La penetrò con uno sguardo diverso, ora: stanco, senza traccia di ostilità.  
«No, non intendo farlo. Ma tu devi capire, Eilish… Molti pensano che io sia stato troppo tenero nei tuoi riguardi. Se ora ti lasciassi fare tutto quello che desideri il malcontento aumenterebbe e non posso permetterlo. Anche io ho dei doveri verso il mio popolo, lo capisci?» disse con voce ferma ma calda, piena di sentimento.
E ad Eilish fu evidente, per la prima volta, quanto anche lui fosse provato da tutta quella situazione. Forse anche lui, in quel momento, avrebbe voluto essere lontano da lì, da tutto quel dolore, magari a caccia, sulle montagne del nord, riscaldato dal fuoco di un falò, con il profumo della notte nelle narici e lo spettacolo della volta stellata a riempirgli gli occhi.

La notte era fredda, il cielo incredibilmente terso, di un blu-nero profondo, come solo in inverno era possibile vedere. Le stelle sbrilluccicavano con vivacità su quel telo corvino, ma la loro era una luminosità fredda, che non scaldava i cuori.
Alle sue spalle, i rumori dell’accampamento sembravano finalmente essersi chetati. Per tutto il giorno, i lamenti degli uomini e delle donne ridotti in schiavitù l’avevano angustiata, distraendola dai suoi pensieri che ora, invece, stavano ritrovando voce nella quiete del silenzio.
Non riusciva a darsi pace per le sorti del suo popolo. Sarebbe stato facile, perfino ragionevole, attribuire la colpa di tutta quella sciagura agli dei, al padre o a Caitriona, i quali erano in un modo o nell’altro realmente responsabili di tutte le loro sventure, ma lei non riusciva a farlo. Continuava a pensare alle parole che Chrigel le aveva rovesciato addosso qualche giorno prima al fiume, quando le aveva detto che, se solo si fosse sottomessa al suo destino, tutto quello non sarebbe mai accaduto. Aveva ragione. Se avesse acconsentito a sposarlo subito, le due tribù si sarebbero assorbite naturalmente, amichevolmente, senza morti, lacrime e dolore.
Stravolta dai sensi di colpa, si abbandonò ad un pianto accorato. Avrebbe continuato a farlo per tutta la notte se non fosse stato per i rumori improvvisi provenienti dalla macchia di alberi alle sue spalle.
Si asciugò le lacrime con il dorso della mano in un gesto rabbioso e si voltò a guardare chi fosse. Perché Chrigel non la lasciava in pace? Perché continuava a farla sorvegliare? Di cosa aveva paura, che scappasse? E come avrebbe potuto sapendo che, se solo ci avesse provato, avrebbe fatto uccidere suo padre? Anzi, lo avrebbe ucciso con le sue stesse mani ed era sicura che ne avrebbe tratto un perverso piacere.
Stava per urlare che voleva essere lasciata sola quando Kentigern sbucò fuori dall’oscurità, gli occhi infossati, alto ed emaciato nella sua lunga tunica bianca, come uno spettro austero. Si lisciava la lunga barba con le dita ossute, con fare riflessivo. Le si avvicinò e la scrutò attentamente.
«Piccola Eilish, quando la smetterai di versare lacrime?» disse.
«Che cosa vuoi, Kentigern? Non ho voglia di parlare.»
Kentigern sollevò lo sguardo al cielo e per un po’ non disse nulla. Poi alzò il braccio e puntò un grappolo di stelle con l’indice.
«Sai che costellazione è quella?» chiese.
Eilish sospirò pesantemente. «Kentigern, non mi va di parlare!» ribadì esasperata. Possibile che non riuscisse proprio a comprendere il suo stato d’animo? Tutto il suo essere gridava dalla rabbia e dalla frustrazione, che cosa le importava di stelle e costellazioni e nozioni astronomiche? Ma il druido fece finta di non averla udita e proseguì, imperterrito: «È Cassiopea, ma sono sicuro che lo sapevi già. Danu è lì che dimora, seduta sul suo trono, bella e prosperosa. Guarda, eccola lì… Vedi come brilla la sua stella? La vedi Eilish?» insistette, continuando a puntare l’astro con fervore.
Eilish si arrese con un sospiro. Abbassò le spalle rassegnata e sollevò a sua volta lo sguardo al cielo.
«La Grande Madre Terra, stanotte, sorride. Sorride a te. Sai questo cosa vuol dire?»
«Kentigern, ti prego…» lo supplicò lei, che conosceva bene, come tutti i Caledoni, la leggenda della Dea Madre e del suo Sposo, e sapeva quindi a cosa il druido mirasse.
«Danu ti ha scelta, Eilish. La tua unione con Chrigel non sarà la fine del nostro popolo, piuttosto la nascita di una nuova tribù. La Grande Madre Terra è la progenitrice di tutte le tribù; ancora oggi si diletta a formarne di nuove, scegliendo giovani virtuose che adempiano al suo scopo, e tu sei una di loro. Tu simboleggi Danu, e Chrigel il Dio delle Tribù.»
«Kentigern, basta così! Tu mi parli di leggende e favole, mentre il mio popolo piange e si dispera.»
Sul volto emaciato del druido calò un’espressione indignata. «Leggende e favole? Come ti viene in mente di dubitare dell’esistenza degli dei? Come ti viene in mente di mettere in discussione la loro gloria e i loro propositi? Il tuo stesso popolo non l’ha fatto. Quando hai camminato in mezzo a loro, oggi, cosa hai udito? Lamenti, certo, ma se tu ti fossi premurata di “ascoltare” anziché limitarti a “udire”, avresti afferrato le parole dentro quei lamenti, e allora ti saresti accorta che quei lamenti, in realtà, non erano altro che preghiere. Anche ora stanno pregando Danu, in silenzio, nei loro cuori, perché è a lei che ti associano, Eilish. Loro è di questo che sono convinti. Il giovane re germanico ti ama, ha considerazione per te, l’avrà anche per la tua gente. E la tua gente, questo, lo sa. Perciò smettila di attribuirti colpe che non hai, perché il tuo stesso popolo, verso il quale ti senti in colpa, non lo fa. Loro hanno compreso appieno il disegno degli dei.»
Eilish sgranò gli occhi, indignata. «Ah, è questo che gli dei ti suggeriscono, ora? E che fine ha fatto il Liberatore, quello che doveva venire a liberarci dai Germani? Lui verrà, Kentigern. Tornerà, me lo ha promesso!»
Kentigern si grattò la testa, confuso. «Liberarci dai Germani? Di chi parli, piccola Eilish?»
«Di Lucio, il Romano! Non fosti tu a dirmi che era lui il Salvatore, l’uomo della profezia di Morhag?»
«Oh, per tutti gli Spiriti della Foresta, ammetto di avere qualche difficoltà a ricordare le cose da qualche anno a questa parte, ma sono sicuro di non aver mai detto una cosa del genere…»
«Sì che lo hai fatto! Lo hai fatto, druido!» gli inveì contro lei con indicibile livore.
«No, Eilish» ribadì il sacerdote con inconsueta, austera solennità. «Io ti dissi che “da” lui sarebbe venuta la nostra salvezza, non che “lui” lo sarebbe stato. E che dovessimo essere salvati dai Germani, questo lo ha concepito la tua mente nel febbricitante tentativo di trovare spiegazioni agli ultimi eventi, per i quali ti senti in colpa.»
Eilish trattenne il fiato, confusa. «Lui mi ha promesso che tornerà… Me lo ha promesso…»
«Certo che te lo ha promesso, e sono sicuro che fosse sincero nelle sue intenzioni. Tuttavia egli non ha il potere di fare o cambiare alcunché. Quello che doveva adempiere, lo ha già adempiuto.»
«Non capisco…»
Lo sguardo del druido si illuminò sulla scia dei suoi pensieri. «Arriverà un giorno in cui il nostro popolo proverà l’umiliazione della sconfitta, piccola Eilish. E allora, e solo allora, il nostro Salvatore interverrà, infliggendo a Roma la punizione che merita.»
«Ma se non è Lucio, allora chi è quell’uomo?» chiese lei, mentre una strana inquietudine iniziava a farsi strada nel suo cuore. 
Kentigern le afferrò le mani e le sorrise, con fiducia: «Quell’uomo, Eilish, cresce dentro di te.»
Eilish fu colta da un terribile capogiro. Un brivido freddo le corse sulla pelle facendogliela accapponare e all’improvviso tutto le fu chiaro: la strana sensazione che provava in compagnia di Lucio, il perché dei suoi sogni, il senso delle parole di Morhag circa il ruolo che molti avrebbero avuto nell’adempimento della profezia. Ora sapeva, anche se avrebbe preferito essere tenuta all’oscuro di tutto. Ritirò le mani e indietreggiò.
«No…» gemette sconvolta.
«Mi dispiace, piccola regina» disse Kentigern in tono compassionevole. «Te lo avevo detto che, quando avresti saputo, non ti avrebbe fatto piacere.»

I Germani iniziarono a radunare ogni cosa alle prime luci dell’alba. Presto fu formata una colonna ordinata: gli uomini e le donne caledoni nel mezzo, i carri con le scorte di cibo, le vergini e i prigionieri più ricalcitranti in coda, seguiti da tutti gli animali racimolati nei villaggi.  
Eilish avrebbe voluto mischiarsi col suo popolo, camminare insieme a loro, ma non le fu permesso. Qualcuno le portò un cavallo e fu costretta a unirsi agli uomini di Chrigel, in testa. A tarda mattinata tutto era pronto per la partenza, mancava solo il re. Sembrava essere sparito, nessuno sapeva dove fosse andato, o cosa stesse facendo. E quando finalmente, dopo essersi fatto attendere a lungo, comparve in sella ad un cavallo bianco, con la lunga chioma al vento, la schiena dritta, fiero ed elegante, Eilish spalancò la bocca sopraffatta dallo stupore. Il cavallo bianco era Alba ed Alba non si era mai fatta cavalcare da nessun altro, a parte lei. Eppure ora eccola lì, a sgambettare con brio, spudoratamente, evidentemente soddisfatta di essere montata da un cavaliere d’eccezione come Chrigel.
Il re si diresse nella sua direzione per fermarsi proprio di fianco a lei. Scese dalla puledra e le accarezzò con affetto il lungo muso, con un gesto straordinariamente intimo.
«Prima di fartene dono, Siria era la mia cavalla. Non si lasciava cavalcare da altri se non da me, eppure ero sicuro che lo avrebbe permesso a te» disse, sollevando infine gli occhi su di lei.
Eilish sentì un tuffo al cuore, profondamente emozionata da quella rivelazione.
«Come l’hai chiamata?» le chiese.
«Alba.»
«Alba… come i tuoi antenati chiamavano questa terra prima che iniziaste a chiamarla Caledonia, che è il nome che le ha dato Roma, a quanto ne so. Ebbene, è su Alba che devi cavalcare, non su quel ronzino» le disse porgendole la mano per invitarla a scendere dal puledro pezzato sul quale era. Lei si lasciò aiutare, ubbidientemente.
Chrigel le si fece vicinissimo e questo bastò a farla avvampare.
“Il Dio delle Tribù”, recitò una voce dentro di lei. Sollevò timidamente gli occhi sul suo viso e lo esaminò attentamente. La cicatrice che gli attraversava l’arcata sopraccigliare conferiva al suo volto un aspetto inquietante e, al tempo stesso, seducente. Intorno agli occhi, di un azzurro intenso, luminoso, si erano formate profonde rughe, che però non ne deturpavano lo sguardo. Piuttosto lo rendevano più maturo, decisamente più penetrante. Si chiese in quale modo quegli occhi l’avrebbero scrutata, il giorno in cui sarebbe venuto a sapere che aveva giaciuto col Romano.
“Il dio delle Tribù” ripeté la voce dentro di lei, quasi a voler allontanare dal suo animo l’amarezza che ora sentiva crescere a causa di quell’atto voluto dagli dei e del quale, in un momento di risentimento, era stata addirittura orgogliosa, per una sorta di infantile dispetto nei suoi riguardi e di ostinata ribellione verso i suoi stessi sentimenti. Perché, dal giorno in cui l’aveva circondata con le sue forti braccia, dall’istante in cui aveva sentito il sangue nelle vene di lui fluire e scorrere dentro le sue e i loro cuori battere all’unisono, Chrigel non aveva più smesso di invaderle la mente e il cuore. Solo la paura di non essere ugualmente corrisposta, di essere per lui poco più di una sfida da vincere, non le aveva mai permesso, fino a quel momento, di ammetterlo a se stessa con assoluta onestà.
C’erano voluti due anni per arrendersi all’evidenza e ora, forse, era troppo tardi per recuperare il tempo perso e rimediare agli errori fatti, intenzionali o meno.
Chrigel le aveva perdonato il suo atto di ribellione, ma sarebbe stato disposto a perdonarle anche un figlio illegittimo?
«Molti mi danno del folle, persino i miei stessi parenti, e chissà, forse hanno ragione. Ciò nonostante...» enunciò strappandola dalle sue elucubrazioni. Si  tolse il torque dal collo per metterlo intorno al suo e proseguì «… galopperai al mio fianco. Quando entreremo nella mia terra, voglio che sia chiaro a tutti che non ti conduco come una schiava, ma come una Regina.»

 
   
 
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