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Autore: Rhongomyniad    23/10/2021    2 recensioni
Yuuki viene spedita come talpa all’interno delle forze volontarie di difesa intergalattica per contribuire a smantellarle. Cinque anni dopo, a un passo dal successo, deve solo trovare la forza per infliggere il colpo finale ai colleghi che ha ingannato.
«Perché esiti?»
{minilong, credo? Speriamo non lieviti | il worldbuilding originale è di Mixxo}
Genere: Azione | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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I.

Yuuki portò la borraccia alle labbra, un filo d’acqua tiepida le bagnò la lingua.

Curvò le spalle, il sentiero era una striscia di terra polverosa incuneata tra il fianco della montagna e la boscaglia, solo pochi sottili raggi di luce filtravano dalle fronde bianche. Aveva lasciato alle sue spalle l’ultima traccia di uno specchio d’acqua quaranta minuti prima, quando si era separata da Tae. Avrei dovuto riempirla al mulino.

Ricacciò la borraccia nella tasca esterna dello zaino e spiegò la mappa dei percorsi. Passò le dita sui cerchi rossi che segnalavano le entrate al sistema di cave sotterranee: le due che aveva già controllato erano state in parte coperte da sassi, inagibili per chiunque non fosse un topo. La prossima non era distante, doveva solo deviare dal sentiero una volta nei pressi del monumento alla divinità locale.

Nel caso migliore avevano fino al calare della notte per ritrovare Joke, più tardi di così e sarebbe stata costretta a richiedere assistenza al comandante.

Portò la mano al ricevitore attaccato alla cinghia dello zaino e si rimise in cammino. «Qui ne ho scartate due, novità?» Una folata di vento sibilò tra gli alberi, portando con sé l’odore di polvere e fiori sconosciuti.

Dal ricevitore arrivò il gemito del metallo che cede. «Un momento.» La voce di Tae era ferma, concentrata. Un altro colpo. «Qui è solido, devo essere stata la prima a trafficarci da anni.»

«Dimmi che non l’hai sfondata.»

«Che? No, volevo solo assicurarmi che la porta non fosse semplicemente appoggiata sull’entrata.»

Un sorriso nervoso le piegò le labbra, c’era una ragione se non aveva mai tentato di far accadere un “incidente” alla ragazza: ne sarebbe uscita con la schiena sfasciata e l’intenso desiderio di morire. Distese la mappa un paio di volte, un piccolo strappo si formò in cima lungo le piegature. «Dovresti metterci un po’ a raggiungermi, sono al varco vicino alla statua del dio-drago.»

«Quella di Leera…?» Schioccare di rami spezzati. «Non è così distante.»

Il cerchio dove si trovava Tae e quello a cui si stava avvicinando lei erano in punti opposti del versante, le spalle le tremarono per una risata trattenuta. «Allora ti aspetto.»

Mollò il ricevitore mentre girava la curva; un cartello era piantato sul bordo del sentiero, le scritte e una freccia coperte parzialmente da muschio giallastro. Più avanti la via si divideva in due, una scalinata scavata nella parete rocciosa e un percorso che si inoltrava tra gli alberi.

Uno scintillio attirò la sua attenzione. Uno dei rami bassi oltre la scalinata era incurvato dal peso di un fagotto di cuoio lucido. Non avrebbe voluto disturbare quella che poteva essere un’offerta a un dio, ma la piastrina che pendeva dalla cinghia le era familiare.

Lo raggiunse e tese il braccio, girò il pezzetto di metallo rettangolare.

Complimenti per essere ancora vivo. Per favore, non rendere questa targhetta celebrativa una bugia in un mese. Sappiamo che potresti farlo.

Slegò il fagotto dal ramo, all’interno c’erano barrette energetiche incartate, documenti personali e il ricevitore di Joke.

«Lasci in giro un mio regalo? Che bastardo.» La voce le si incrinò, si mise una mano alla gola e la schiarì con un paio di colpi di tosse. Si stava preoccupando troppo.





Trovò la terza entrata una decina di minuti più tardi.

Era una fenditura alla base della parete, sigillata per metà da una placca di metallo incrostata di venature di ruggine. Yuuki poggiò il mignolo alla base della roccia, il pollice a malapena sfiorava il bordo superiore. Poco più di una spanna di spazio, neanche un animale si sarebbe infilato in un posto simile di sua volontà.

Si chinò per investigare l’interno, un ragno intrecciava fili pallidi allo scheletro di una ragnatela. Solo uno? Inclinò la testa. Grumi scuri di tela punteggiavano i muri, ma nessun altro aracnide al lavoro. Dovevano essere stati disturbati di recente. Yuuki tamburellò le dita sul bordo dell’entrata, la stanza era abbastanza grande perché vi potesse stare un adulto seduto, forse anche due.

Sassolini rotolarono fino alla punta delle sue scarpe, alzò la testa e assottigliò lo sguardo. Ciuffi di capelli scuri erano a malapena visibili alla cima. Il viso di Tae fece capolino poco dopo, la mappa stropicciata ben stretta nella mano. «È lì?»

Yuuki si fece indietro. «Mancano almeno tre settimane di ragnatele, dimmi tu.»

«Chiaro.»

Yuuki si tolse lo zaino e lo poggiò accanto all’entrata con quello del collega, sfilò la felpa. Che freddo, tirò le maniche della camicia perché coprissero per bene i polsi. Tastò la cintura tattica, non avrebbe voluto separarsene ma le sarebbe stato di impiccio.

Tae saltò giù dalla cima, atterrò a metà strada poi spiccò un nuovo balzo. Una cascata di sassolini arrivò alle scarpe di Yuuki. Fece un passo di lato, la collega atterrò in ginocchio con il pugno che stringeva la mappa puntato a terra. La maglia nera decorata di ghirigori dorati sarebbe stata irriconoscibile entro fine giornata, c’era solo da sperare che i pantaloncini non risultassero in ginocchia peste di sangue.

Preoccuparsi per lei è stupido. Yuuki slacciò la cintura, finì anche quella sopra lo zaino.

Il disastro distese le braccia al cielo, poi fece piccole circonduzioni. «Hai una torcia?»

«Tasca centrale. Ah, tirami fuori anche la mappa dei cunicoli già che ci sei.» Yuuki si accucciò, infilò nella fenditura prima l’una poi l’altra gamba; l’ansia le strinse il petto, la ricacciò con un soffio. Non doveva farsi vedere nervosa proprio ora che stavano per entrare, ma la consapevolezza che ci fosse una forte probabilità di trovare Joke incastrato in qualche cunicolo le stava facendo venire la nausea.

«Basterà?» Tae si rigirò nel palmo la torcia sottile, per fortuna non sembrava essersi accorta di nulla.

«Non ho altro.» Trattenne il fiato e fece scivolare il busto all’interno, percepì i piedi toccare terra solida. Girò la testa di lato, l’orecchio grattò contro il bordo della placca. Rabbrividì. Era dentro.

Respira. Chiuse gli occhi, contò fino a tre e poi li riaprì. La stanza era una sfera leggermente schiacciata dai bordi irregolari, il terreno pendeva verso sinistra dove un passaggio, ad occhio più largo dell’entrata, portava verso le viscere del pianeta.

Tese le orecchie, solo il respiro del vento attraverso la caverna e il frusciare dei movimenti di Tae che si incastrò dietro di lei. La ragazza le passò la mappa spiegata: il sistema di caverne si divideva in pochi passaggi ciechi, l’unico punto ragionevolmente di interesse erano le sale sommerse lungo la zona destra.

Un fascio di luce esplose sopra la sua spalla.

Yuuki si gettò di lato, la spalla sfondò la ragnatela. «Ohi! Tienimelo lontano.»

«Scusa, ma io non vedo niente al buio.»

Spinse il foglio dietro di sé, la torcia le fu tolta di dosso pochi istanti dopo con un grazie. Yuuki sbatté gli occhi infastiditi più volte, delle zampette le stavano risalendo il braccio. Colpì il ragno con un gesto secco.

«Cerca di non accecarmi dopo,» disse.

Si avvicinò alla bocca del cunicolo, sporgenze irregolari si tendevano verso il centro di esso come zanne di una bestia. Si aggrappò a una roccia squadrata macchiata di verde, calò i piedi all’interno del passaggio. Il tunnel si restringeva e piegava verso destra, si spinse giù con i palmi.

Tae non le era ancora scivolata addosso.

Era una vittoria, no?





«Calma un istante,» disse Yuuki. La maniera in cui le tremò la voce le fece stringere gli occhi; il peso dell’ansia sul petto stava diventando insostenibile e respirare non serviva ad allentarla. «Non prendermi a calci.»

Strinse la scarpa di Tae e la guidò sulla punta sporgente. Il piede si spostò lungo l’appiglio un paio di volte, prima che la collega ci poggiasse il peso. Nell’abbassare il braccio, Yuuki si ritrovò a sfregare la spalla contro la roccia, le gambe strette al petto le si stavano addormentando.

Devo uscire, mi serve aria. Emise un soffio debole. «Tu scendi, c’è una lieve depressione nel terreno. Ti infili nell’unico buco che vedi e poi cinque minuti di pausa, okay?» Ne ho bisogno, si trattenne dall’aggiungere.

Un paio di sassolini le picchiettarono i capelli. «Hm!» rispose Tae dall’alto.

Yuuki si trascinò fuori dalla conca. Il passaggio si apriva nell’ennesima stanza irregolare poco più spaziosa di un armadietto, pregna di aria stantia e polvere. Si accucciò accanto all’entrata, distese i muscoli intorpiditi delle gambe.

Il pulviscolo le aveva impastato la lingua, non c’era abbastanza luce, aria. Strinse gli occhi, poggiando la fronte sulle ginocchia. Un respiro. Un altro. C’era un gorgoglio lontano, le stanze sommerse dovevano essere vicinissime.

Un gemito.

Yuuki drizzò la testa, nello stesso istante Tae rovinò a terra, l’eco del colpo si dipanò tutto attorno a loro. Sarà stato il vento che passa per i cunicoli? Si massaggiò le palpebre. Devo calmarmi. Il braccio di Tae emerse dal pertugio, le strinse una gamba con la stessa delicatezza di uno schiacciasassi e si trascinò fuori. Le ricadde addosso.

Soffoco. Scalciò. «Se vuoi ammazzarmi, ci sono modi meno crudeli.»

«Scusa, scusa.» Tae mise le mani al muro, le fece scivolare sulla parete mentre si alzava. Tirò fuori dalla tasca la torcia. «Luce,» avvisò, click. Il fascio della torcia tagliò l’aria, illuminando la frattura al centro della parete levigata. Yuuki sbatté le palpebre un paio di volte, si sentiva annebbiata.

La ragazza era piegata su di lei, gli occhi socchiusi la fissavano indagatori. Nella vita quotidiana la sovrastava abbondantemente di mezza testa, ma in quel momento si sentiva minuscola in confronto.

«Passerà.» Yuuki alzò le spalle. «Sventare crimini di guerra in confronto è meno… meno roba. Lo sai.»

«I criminali basta metterli dentro.»

«“Basta.” Credo ci sia stato un solo darkrariano che hai semplicemente messo dentro.» Ed era Toshi. L’espressione terrorizzata del soldato nel vedersi arrivare addosso Tae le aveva strappato un ghigno che le aveva richiesto piena concentrazione per non trasformarsi in una risata. «Ed è evaso poco dopo.»

L’ho fatto evadere, si corresse.

Tae batté le nocche contro la roccia, impaziente. Un paio di ticchettii le risposero. Ci furono schiocchi, come di rametti che vengono spezzati a metà. Gorgoglii, un filo d’aria lugubre spirò, poteva tanto essere il respiro tremolante di Joke quanto un’autosuggestione.

Rimandare l’agonia si stava rivelando una scelta peggiore, ma non voleva sapere cosa le aspettava.

«Pausa finita.» Yuuki mise le mani a terra e si diede una spinta per mettersi in piedi, Tae fece un passo indietro ma la sua stazza continuava a premerla contro la fenditura.

«Sicura?» sussurrò, accostata al suo orecchio.

«Ho te a proteggermi, no?»

Si strizzò tra i due muri, la pressione della roccia contro il petto si confondeva con l’ansia. Premette le mani sulla parete levigata e scivolò di lato.

L’uscita era in vista, oscurata solo da pochi filamenti di ragnatele. Oltre di essa brillava il chiarore di quella che doveva essere una torcia, che faceva luccicare i frammenti vetrosi di cui era ricoperto il terreno. Si trascinò di lato, il freddo le era penetrato nelle ossa. Pregava, sperava, che quella missione non si trasformasse nel recupero di un cadavere.

Spostò una gamba, sporgenze senza punta sbatterono contro le ginocchia, strappandole un lamento. L’acqua scrosciò, come se una enorme quantità fosse appena stata spostata. Yuuki continuò a trascinarsi, una volta abbastanza vicino alle ragnatele mosse la mano per romperle. Incontrò resistenza, la ragnatela cadde a terra e si spezzò in piccoli frammenti.

Roccia?

Una macchia nera si mosse oltre la fenditura, era dotata di zampe lunghe e sottili. Procedette all’indietro: otto zampe, un muso piatto e metallico, copiose goccioline d’acqua spiccavano sull’esoscheletro. Era dotato di zanne che stringevano un fagotto di ragnatela. Lo trascinava a terra, tracciando un solco nel mare di frammenti di vetro.

Yuuki deglutì. Quel ragno era abbastanza grosso da poterla guardare negli occhi.

«Pericolo,» sussurrò. «Tieni i suoni al minimo.»

Attese che il mostro sparisse, prima di continuare a procedere in silenzio.

Emerse in una ampia sala: spessi strati di ragnatele pendevano dal muro, lo strato sottile di frammenti vetrosi era diviso in due da una scia che portava fino al mostro. Trovò la spada di Joke abbandonata a un angolo del cono di luce di una torcia piuttosto ingombrante.

Quindi era qui…

C’era uno specchio d’acqua dal lato opposto. Sopra la macchia di acqua torbida pendeva un bozzolo rigido. Riconobbe la chioma bionda di Joke sporca di fango, incrinature sottili gli attraversavano la pelle secca. Non scherziamo.

Le spalle si mossero. Respirava.

Tae le batté una mano sulla spalla, indicò la creatura, poi le puntò il dito contro. È così che va? La sua protettrice avrebbe recuperato il peso morto, lei si sarebbe dovuta assicurare che il mostro non li disturbasse. «È più probabile che finisca appesa anch’io.»

«Ti salverei.»

La parte peggiore era che le credeva. «Ay ay.»

Lo stridio di metallo su metallo echeggiò nella sala. Il ragno sollevò un arto piatto come una lama di falce e tagliò il bozzolo. Pietre luminescenti rotolarono fuori, la zampa-lama calò nuovamente, spaccandone una in due, poi si ritirò. La bestia si chinò sui frammenti, il suono di sassi sgretolati successivo le ferì le orecchie.

Tae, a passi leggeri, aveva recuperato la spada e ora si trovava sul bordo dell’acqua. Il salto che la separava da Joke era fattibile, ma una volta caduti avrebbero avuto l’attenzione del mostro su di loro. La ragazza brandì l’arma come se si trattasse di un coltellaccio da cucina, prese fiato e scattò. Con un colpo dal basso verso l’alto, recise metà dei fili che tenevano sospeso il bozzolo.

I frammenti staccati caddero in acqua con un dolce plop, seguiti dallo scroscio prodotto da Tae. Pietra di nuovo? Ci furono degli scricchiolii, le palpebre di Joke sfarfallarono poi i fili rimasti a sostenere il bozzolo cedettero.

L’acqua lo ingoiò, un’ondata di fango fuoriuscì dal lago e si portò via i frammenti vetrosi – un sospiro pesante alle sue spalle. Il padrone di casa doveva essersi accorto di loro.

La placca ovale sul muso del ragno era fratturata al centro; si divise in due rivelando una coppia di zampe-falcetti che si misero a x sul muso. Dalle sue zanne, ricoperte di una patina luminescente, gocciolò saliva grigiastra.

Già sentiva la mancanza delle sue cinture. Chiuse la mano sull’aria, quell’essere non doveva essere troppo veloce visto la sua stazza, inoltre, vivendo in un sistema di caverne simili, doveva essere per forza fotosensibile. Scattò verso la torcia, la bestia le andò incontro con le lame sollevate.

Yuuki raccolse l’arma, il mostro la sovrastava con tutta la sua stazza. Si gettò di lato, con un ticchettio la zampa si conficcò a un braccio di distanza. Rotolò a terra, le pietruzze contro la schiena furono come un letto di chiodi. Ugh!

Con la torcia ben premuta contro il petto, fece forza su una gamba per alzarsi. La seconda lama fendette l’aria da destra verso sinistra, abbassò la testa e affondò il fascio di luce contro la creatura. Uno strillo tagliò l’aria. Yuuki spiccò un salto, diede un pestone sul muso della creatura per lanciarsi sopra il carapace.

Appena si concentra sugli altri, gli spezzo le zampe posteriori. Atterrò alle sue spalle, le pietre scricchiolarono sotto le suole. Il ragno si mosse come un turbine, la lama calò su di lei. Tentò di farsi indietro ma sbatté la schiena contro le ragnatele solide. Merd-!

Sangue vischioso le colò dal mento sulla mano. Tremò. Mi ha scassato la vista? Non c’era dolore, solo la sensazione di intorpidimento diffuso sul volto.

La zampa del ragno si sollevò, lucida di rosso.

Frappose la torcia, l’aria fischiò: la plastica cedette e rimbalzò ai suoi piedi. Yuuki afferrò l’articolazione della zampa e tirò su i piedi in tempo per evitare l’ennesimo colpo, il mostro agitò la lama all’improvviso. La ragazza venne proiettata di lato, il sapore metallico le aveva sommerso le labbra.

E dire che mi sono fidata. Si raccolse con le gambe al petto.

In fondo alla sala, Tae teneva Joke sulle spalle e brandiva la spada gocciolante come un giavellotto. Tirò indietro il braccio, poi lanciò. L’ombra delle zampe si tese su Yuuki, la spada le passò sopra la testa. Liquido pallido e lucente le bagnò la camicia, il grido cacciato dalla creatura la risvegliò dal suo intontimento.

Corse incontro ai ragazzi, incontrandoli alla fenditura nella parete.

Tae scaricò a terra Joke.

«Vado per ultimo,» mormorò lui. Aveva la voce debole e raschiata, di qualcuno che non parla da settimane, lo zainetto sulle spalle era pieno di pietre sbozzate. «Se svengo a metà, rischio di farvi da tappo.»

«Oh, ma sta zitto.» Tae gli prese le spalle e lo spinse di forza all’interno della frattura.

Era questione di tempo prima che il ragno li attaccasse. Yuuki occhieggiò il mostro. La spada svettava sul suo dorso, piantata fino a metà della lama, intorno ad essi rivoli di sangue pallido luccicante. Dava loro le spalle, dando colpetti alle pietre una ad una. Le sta contando…?

Tae le batté la mano sulla spalla. «Andiamo.»





Dalla fenditura poteva vedere uno scorcio degli alberi e le suole di Joke, riverso accanto all’entrata. Yuuki emise un sospiro tremulo, i palmi erano macchiati di un impasto di polvere e sangue. Se le sfregò sulla camicia.

Infilò le braccia nel buco e inclinò la testa, un paio di mani forti le strinsero i polsi.

«Ti ho.» Tae la trascinò fuori da quella dannata gabbia senza fatica e, una volta la tirata su, le premette un panno sul viso. Doveva averlo preso dal suo zaino.

Yuuki abbassò gli occhi, incontrando lo sguardo annebbiato di Joke. Lento com’era stato ad arrampicarsi non c’era dubbio che il veleno gli avesse addormentato i muscoli. «L’hai provocato,» lo accusò.

Tae afferrò il retro della giacca logora di Joke e se lo caricò sulle spalle, strappandogli un flebile sospiro. «Non l’ho provocato,» ribatté lui. La ragazza gli spostò le braccia sulle proprie spalle, alla luce del sole erano due relitti infangati fino ai capelli.

Yuuki si tenne il panno sul viso e raccolse i propri effetti personali. «Ethan, hai cercato di togliere il cibo dalla bocca di qualcuno, ci sono modi meno efficaci per dire voglio morire.»

Joke tentennò, colto alla sprovvista dal fatto che lei non avesse usato il nome in codice. Le crepe sul viso si arricciarono, la pelle le ricordava la terra secca dopo diverse giornate di sole. Le dava l’impressione che si sarebbe potuta staccare al minimo soffio.

Tae guardò sopra la sua spalla. «Se cadi per proteggere qualcuno è onorevole, ma così? È uno spreco.»

«Tranquilla.» Joke sbuffò, la voce pregna di una risata inespressa. «Metto in conto di morire per parare le spalle a una di voi quando sarà il momento.»

Spero che non sia così. Presto o tardi la Galactrix sarebbe stata sconfitta, ma la loro morte non era sicura. «È troppo tardi per dire che voglio cambiare lavoro?»

Joke abbozzò una risata.

Lo sguardo affilato di Tae la gelò sul posto, poi anche le sue labbra si ammorbidirono. «Non ti tiro una spallata solo per rispetto.»








Appunti di Rhon

Partial Necrosis è uno spin off di Darkraria, Regno di ombre di Mixxo.

Suoi sono molti dei personaggi che appariranno e sue sono le organizzazioni, diciamo che mi è stata data la possibilità di collaborare con lui e l’ho colta al volo. Non è richiesto leggere darkraria per comprendere gli eventi di necrosis (e viceversa!), questa fanfiction si occuperà di approfondire un po’ dell’universo che lui non toccherà con la sua storia.

Se ci sono errori, imprecisioni o qualsiasi cosa che volete farmi notare, son tutt’orecchie. Vi lascio con un riepilogo delle reference/ispirazioni per il capitolo:

*Il sistema di grotte è ispirato a diverse caverne senza-nome di cui ho trovato clip su youtube, e in particolare a un certo video sull’hell hole di cui non ricordo il titolo. Appena lo ritrovo lo linkerò.

*Il Djieien, il ragno mangia-pietre, è ispirato allo Stalking Devout di Hollow Knight.

*Le comete fantasma sono una citazione priva di grazia a Ghost di Hoshimachi Suisei.

Have a nice day!

Rhon


   
 
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