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Autore: Astrid von Hardenberg    29/10/2021    0 recensioni
☆ Trama:
Dopo essersi separata dal compagno, Ophelia non sa bene dove andare e la sua prozia Nadia, siccome sta per fare un viaggio e non vuole lasciare incustodita casa sua, le chiede di trasferirsi da lei.
Solo che Ophelia si trova ad avere a che fare con un fantasma che abita il villino in cui soggiornerà, per diversi mesi.
Genere: Generale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Capitolo 8


 
Parole chiave: termosifone, sabbia, calzini
Suggerite da: althaia.stories (su Instagram)
 
 
Fare colazione insieme ai vecchi amici era un buon modo per iniziare la giornata.
-Dovremo fare così sempre- intervenne Brendan, dopo aver mandato giù l'ultimo sorso del suo tè verde.
-Concordo- dissero Ophelia e André all'unisono, Eric invece se ne stava in un angolo, era quel genere di persona che al mattino preferiva il silenzio.
-Oggi girerò un corto, il problema è che l'incaricata dei costumi non potrà esserci, perché ha avuto un imprevisto- disse Brendan ad un certo punto.
-Hai già trovato qualcuno che possa sostituirla?- domandò Ophelia.
-Il budget non è alto, di conseguenza dobbiamo arrangiarci con ciò che abbiamo e alcuni di noi stanno facendo tutto gratis-.
Ophelia restò in silenzio per alcuni secondi, poi propose la sua idea.
-Posso aiutarti io, devi solo dirmi cosa fare. In più, oggi, non ho molto da fare-.
-Non potrò pagarti...- disse Brendan con un sospiro.
-E secondo te mi sto offrendo di aiutarti per soldi? Piuttosto sei tu che stai facendo un piacere a ne, se accettassi, perché in linea generale ni aspetta una giornata noiosa- replicò lei, non era del tutto vero, dato che doveva aiutare una certa Presenza ad andare oltre.
Brendan allora accettò di buon grado.
-Dato che gli abiti di scena mi sono stati prestati, avrai una lista con la descrizione di ognuno  di essi, dovrai solo controllare che non siano danneggiati e poi che ognuno abbia il cartellino col nome dell'attore, o attrice, a cui corrisponde. Se ci fossero problemi me lo farai sapere subito, cosicché riferisca quali capi erano già difettosi prima del loro arrivo a me-.
-Capito- disse Ophelia.
-Poi ti mando un messaggio con più dettagli, ad esempio l'indirizzo e l'orario- Brendan si alzò per spegnere il piccolo termosifone elettrico, l'ambiente ormai si era riscaldato.
André si scusò, ma doveva prepararsi e scappare al lavoro.
Ophelia restò ancora qualche altro minuto e poi tornò a casa.
 
Ophelia mandò giù l'ultimo boccone di insalata e guardò il suo nuovo ospite a sorpresa, seduto su uno sgabello davanti alla finestra della cucina.
-Ti ricorda qualcosa ciò che stai guardando?- chiese lei e bevve un sorso d'acqua.
-No. Più mi sforzo e più i ricordi sembrano sfuggire- il tono di voce era lo stesso di qualcuno di molto frustrato.
-Stai adottando la tattica sbagliata, sai cosa faccio io quando non mi ricordo?-
Lo Spirito si voltò verso di lei con aria scettica.
-Non ci penso più. Lascio che quello sforzo, a cui mi sto tanto aggrappano per ricordare, vada via-.
La Presenza quasi sbuffò, pensò fosse un consiglio sciocco.
-I ricordi sono come farfalle: più si inseguono e più sfuggono. Sono loro che verranno da te, libera la mente dalla costrizione e vedrai che ogni ricordo riemergerà-.
-Il tempo è proprio quello che non ho. Se voglio andarmene devo ricordare-.
Lo Spirito aveva ragione. -Anche se in un certo senso qualcosa mi trattiene- disse poi con un tono più basso, quasi non volesse farsi sentire.
-Qualcosa tipo cosa?- domandò Ophelia piuttosto incuriosita.
-Non lo so esattamente, è come se...- col pollice della mano destra, la Presenza iniziò a sfregare leggermente il dorso della mano sinistra.
-Ho capito!- esclamo lei, come se avesse avuto un'illuminazione divina. -Hai una faccenda sospeso!-.
Lo Spirito guardò Ophelia per alcuni istanti e poi distolse lo sguardo, con quel movimento alcune ciocche castane scure andarono a nascondersi sotto al colletto dell'uniforme e per un millesimo di secondo lei lo trovò familiare.
-Non penso si tratti di quello- disse lui con una certa impazienza, come se Ophelia avesse detto una stupidaggine.
-Non vedo altro motivo per la tua permanenza qui. Hai detto di non aver visto nessuna luce e poco fa hai precisato di avere l'impressione che qualcosa ti trattiene. A casa mia due più due non fa dieci, parlano i fatti-.
La Presenza si voltò verso di lei, tempo un battito di ciglia e fu davanti a Ophelia, faccia a faccia.
-Non ricordo nemmeno chi sono, come posso ricordare se ho una faccenda in sospeso?- il modo in cui lui pose la domanda, lo sguardo penetrante, che fece sembrare i suoi occhi blu ancora più profondi, la barba che su alcune parti sembrava più chiara, quasi ramata, gli conferivano l'autorevolezza di un Generale.
Ophelia trattenne quasi il fiato per quell'autorità e quell'avvicinamento repentino.
-Lo so che non è semplice, ma da qualche parte dovremo pur partire, no?- rispose lei con una certa stizza. -Ho notato che sulla spalla sinistra c'è come uno stemma, inizieremo da lì-.
Entrambi si spostarono in salotto e Ophelia prese il cellulare per digitare varie parole che potessero portarla a quello stemma: una quercia e un unicorno. Ma non trovò nulla, c'erano vari stemmi con solo uno dei due elementi, però nessuno con entrambi.
-Ho solo scoperto che la quercia simboleggia la forza, la longevità, e la durezza. È un albero di lunga vita e appartiene alla specie di piante più forti. Era considerato sacro dai Celti, ma non solo, anche i Greci e i Romani pensavano lo fosse- Ophelia guardò la Presenza, cercando di capire se magari quella piccola informazione poteva aiutare, ma niente. -L'unicorno, invece, rappresentare l'umiltà ed è simbolo di nobiltà e purezza. Sicuramente uno stemma ricco di significato, forse era una piccola famiglia, quella per cui lavoravi-.
-O forse hanno fatto qualcosa di così terribile che, per punizione, hanno cancellato qualsiasi loro traccia- disse la Presenza con lo sguardo perso nel vuoto. -Era comune in passato- concluse, con aria severa.
Ophelia sentì un brivido e si domandò se il "suo" fantasma non fosse un assasino, non voleva aiutare un criminale, ma per il momento ci sarebbe andata cauta, trarre conclusioni affrettate avrebbe solo complicato le cose.
-Anche se fosse come dici, tu non eri parte di quella famiglia, lavoravi per loro e basta-.
-Potrei aver preso parte a un omicidio- la Presenza spostò lentamente lo sguardo su Ophelia, che si sentì immobilizzata, voleva per caso spaventarla?
Lei lo osservò meglio e notò paura e rimorso.
-Secondo me eseguivi solo gli ordini. Magari non potevi fare altrimenti- Ophelia stava per continuare, ma lo Spirito si portò le mani alla testa e sbatté le palpebre diverse volte.
-Cos'hai?- chiese lei preoccupata, balzando in piedi.
La Presenza, forse, stava ricordando qualcosa.
Ophelia non fece niente, se un ricordo stava affiorando interromperlo era sicuramente un'idea da tralasciare, anche se si trattava di qualcosa di spiacevole.
Fu questione di una manciata di secondi, ma la Presenza li percepì come un lasso di tempo troppo lungo, vedere ciò che la sua mente stava proiettando lo spaventò e non fece altro che accrescere la sua angoscia e senso di colpa, il che era strano dato che gli spiriti non provavano più certi sentimenti mortali.
Poco a poco tutto tornò alla quiete, la presenza cercò di focalizzarsi su Ophelia.
-Tranquillo, è finita- lo rassicurò lei e si ricordò di quando aveva avuto quella specie di attacco di panico, la prima volta che si erano visti.
Qualche istante dopo la Presenza si ricompose.
-Cos'hai visto?- chiese Ophelia dopo un po'.
-Dei volti, mi chiedevano aiuto- restò sul vago, non se la sentiva di raccontare tutta la verità.
-Qualche altro particolare? Per quanto possa sembrarti inutile, raccontamelo ugualmente, ogni dettaglio ci aiuterà a mettere insieme i pezzi- disse lei speranzosa.
-Non lo so, non ricordo!- esclamò lui con foga, gli oggetti lì intorno tremarono e Ophelia si spaventò, poi lo Spirito scomparve.
Calò un silenzio raggelante, Ophelia deglutì e chiamò la Presenza un paio di volte. Niente.
Cos'era appena successo? Perché aveva reagito in quel modo?
"Forse l'ho oppresso troppo, avrei dovuto dargli un po' di tempo per mettere insieme i frammenti dei ricordi" si lasciò cadere sul divano e si massaggiò le tempie.
"Rivoglio la mia vita..." una stretta in gola quasi le impedì di respirare; le mancavano le domeniche passate ad oziare insieme a quello che, fino a poco tempo fa, era il suo compagno, nonché futuro marito, le mancava svegliarsi al mattino e fare colazione insieme a lui, le mancava il modo in cui la baciava e la toccava.
"Ma ormai è tutto finito", c'erano degli attimi in cui quasi non ci credeva, la separazione le sembrava surreale, eppure eccola lì, a casa di Nadia, con un fantasma a cui badare.
-Accidenti a te!- esclamò Ophelia e lanciò un cuscino verso la libreria, dove poco più in là si trovava il pianoforte. -Non so come aiutarti con la tua faccenda in sospeso, per questo ti riempio di domande, non mi diverto nemmeno io a farti l'interrogatorio e tanto meno a farmi gli affari tuoi, ma se perdiamo parti della tua memoria, invece di recuperarla, rischi il tormento eterno- le parole di Ophelia riecheggiarono, però non ci fu alcuna risposta.
-Fa' come vuoi! Sappi solo che potrei essere impegnata quando ti rifarai vivo-.
"Se ti rifarai vivo", pensò lei e in tutta onestà sperò davvero non tornasse.
Ophelia uscì un momento, non le andava di restare in casa perché pensava troppo e allora andò a fare un po' di spesa, non che ce ne fosse veramente bisogno, era più un modo per tenere la mente occupata; la presenza, intanto, ascoltò ogni cosa detta da lei, solo che non si manifestò perché questo significava doverle dire la verità, prima o poi, e non voleva confessare di aver ucciso la sua famiglia, anche se in alcuni ricordi sua moglie e i suoi figli non sembravano appartenere a quella che era stata la sua vita.
"Perché non ricordo?!", la sua ira andò a scatenarsi contro la lampada vicino al divano, cadde provocando un tonfo, però la Presenza non se ne preoccupò, avrebbe spaccato tutto.
 
Arrivata a casa, Ophelia mise a posto la spesa e poi andò in salotto per cercare di rilassarsi un po', dato che al supermercato aveva litigato con una signora che le era passata davanti, in fila alla cassa, ma notò che la lampada era a terra e non pareva tanto in buone condizioni, sicuramente c'entrava lo Spirito, che forse l'aveva voluta scambiare per un sacco da boxe.
-Se l'hai danneggiata irrimediabilmente sappi che morirai due volte!- disse lei irritata. -Dovresti avere un po' di rispetto per le cose che non sono tue, caro Ospite- nell'ultima parola ci mise dello sdegno.
Ophelia collegò la spina alla presa, ma la lampada non si accese.
-Fantastico... Un'altra volta che ti partono i cinque minuti fallo da un'altra parte, scemo di un fantasma!- lasciò stare un momento la lampada, avrebbe chiesto a André se riusciva ad aggiustarla. -Prega che riesca a sistemarla- brontolò lei, dopo accese il piccolo termosifone portatile e si accoccolò sul morbido divano, prese la coperta beige, come i suoi calzini, piegata accuratamente sullo schienale, si coprì e capovolse la clessidra sul tavolino, trovava rilassante guardare scivolare la sabbia; ad un certo punto pensò di cercare l'indirizzo del luogo in cui sarebbe dovuta andare tra qualche ora, la via le era familiare, ma voleva assicurarsi di avere ragione, però quando sbloccò il telefono e aprì la finestra per iniziare la ricerca, si ritrovò sul sito in cui spiegavano i simboli degli stemmi, allora la rabbia di pochi istanti fa sembrò svanire magicamente, quindi le venne in mente di digitare uniformi militari del 1600 e guardò attentamente tutte le immagini , ma nessuna pareva avvicinarsi a quella dello Spirito, quindi provò con quelle di un secolo dopo. Poi Ophelia tornò indietro al 1500 e andò avanti al 1900, però l'uniforme della Presenza non appariva da nessuna parte, qualcuna le somigliava molto vagamente, comunque non abbastanza per identificarla.
"Possibile che non esista?", Ophelia storse la bocca e rifletté su quali altre parole chiave poteva scrivere per trovare la soluzione di quello che sembrava un rompicapo.
Inconsapevolmente, Ophelia sentì una lontana tristezza, doveva essere frustrante e stancante "vivere" come faceva la Presenza, soprattutto per un lasso di tempo così lungo. Come si poteva tollerare di essere invisibili, avere bisogno di aiuto e sapere che nessuno poteva dartelo? Lei ci pensò su e un brivido le percorse la schiena.
"Se fosse successo a me avrei avuto zia Nadia, ma se fossi stata sola come lo spettro? Aspettare dei secoli prima di essere notati... Sarei già impazzita", Ophelia si strinse di più nella coperta e si stese, chiuse appena gli occhi e si addormentò.
 
NdA:
Ciao anche quest'oggi 😊
So che la storia può sembrare lenta, che stia tirando il brodo, oppure a tratti pare andare velocemente, ma tra non molto si avranno altri indizi sulla Presenza 👅 per cui spero di trovare un equilibrio 👀
Grazie per aver letto, quindi dedicato del tempo, a questo capitolo e, se lo vorrai, ci vediamo settimana prossima 🥰
P.S. se ti va, seguimi su Instagram, mi troverai come: astridvonhardenberg, lì faccio dei giochini (tempo permettendo) e potrai conoscermi un po' di più ☺️ 
 
As 💫
   
 
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