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Autore: bimbarossa    02/11/2021    0 recensioni
Tutti noi siamo consapevoli che ci sono forze naturali attorno a noi a cui l'uomo non può resistere. Fuoco, Terra, Aria e Acqua. Forze venerate in tutte le culture.
E se qualcuno un giorno, un dio o uno scienziato pazzo, avesse trovato un modo per dare un corpo a tali forze?
E se queste, ora che hanno una bocca per parlare, volessero essere aiutate e protette?
Genere: Avventura, Introspettivo, Mistero | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: Contenuti forti
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“Perfetto. Ci mancava anche la fuga della vittima. Tu,” Angelo Travasi era furioso, e si rivolse al piantone che avrebbe dovuto sorvegliare la stanza della ragazza trovata al camposanto con occhi che avrebbero potuto pietrificare, “sarai immediatamente demansionato. E ringrazia che non ti sbatta fuori dall'arma.”

“Ma io...”

Come poteva giurare all'ispettore capo che era stato lì tutto il tempo, e che era sicurissimo non fosse uscito nessuno senza passare da cretino? Come era potuto succedere che quella ragazza gli fosse sparita da sotto il naso come se fosse stata fatta d'aria?

“Non mi interessa. E adesso sparisci. A voialtri invece, vedete di trovarla con qualsiasi mezzo.”

 

I tacchi azzurri di Fran davano ad Alex insopportabili stilettate ai nervi ad ogni passo che facevano in quel corridoio silenzioso e poco illuminato.

Luci intermittenti di un verde acceso creavano uno strano effetto, come se nei pochi secondi in cui si spegnevano si sarebbe potuto materializzare di tutto davanti a loro, per rivelarsi solo quando ormai era troppo tardi.

Potrebbero ambientarci un film horror in questo dannato ospedale. Perché mi sono lasciato trascinare in questa vicenda?

“Siamo quasi arrivati, capo. La stanza della ragazza è dietro quella porta, usare i corridoi di servizio ci ha fatto risparmiare tempo.”

“Ripetimi Herbert. Perché siamo qui?”

L'eco delle sue parole si attaccò alle pareti di quell'imbuto inquietante che stavano percorrendo, scivolando come sangue dentro una vena in un Perché siamo qui ripetuto e sempre più fievole, eppure quasi più sinistro.

“Andiamo Alex, l'idea di Herb di andare a far visita a quella poveretta che abbiamo trovato non è così brutta. Non ti credevo tanto distaccato e scortese.”

Persino la voce, di Fran, lo urtava. Lo urtava anche se aveva ragione.

Dopo la morte di mia zia sono cambiato, e non potrò più tornare come ero prima.

Era già da un po' che faticava a riconoscersi, a capire i profondi turbamenti che stavano avvenendo nella parte più oscura della sua anima.

È forse questo il prezzo della conoscenza?

Sapere del passato della sua famiglia era stato sterilizzante per le sue emozioni, avrebbe voluto prosciugarsi dall'interno, non avere più quel sangue maledetto che gli scorreva dentro, avrebbe voluto essere qualcun altro, o che la sua sorte fosse toccata a qualcun altro.

Era stato un uomo di scienza fino a pochi mesi prima, un uomo razionale, di polso; adesso vedeva ombre dappertutto e temeva persino la propria.

Era tornato in patria solo per licenziarsi, prendere le sue cose e tornare in Italia per cercare la verità; si era dato nuove priorità e nuovi obiettivi, eppure neanche questo era bastato.

“Alex, allora? Vuoi venire con noi o preferisci continuare a fare l'iceberg umano?”

“D'accordo, Fran, andiamo. Anche se non penso ci permetteranno di vederla.”

 

Reykjavik, Islanda, 17 dicembre

 

“Scusate, è quello l'autobus numero 44 per il Parco Nazionale di Thingvellir?”

La ragazza straniera era piccola, magra, infagottata in vestiti che di sicuro non dovevano scaldarla adeguatamente, tanto che le tre anziane donne alla stazione addette alle informazioni per i turisti provarono subito simpatia per lei.

“Sì tesoro, ma lassù in questo periodo dell'anno non ti conviene andarci.”

La osservarono meglio. Sicuramente veniva da qualche zona dell'Estremo Oriente con quegli occhi scurissimi e allungati, mentre dal cappello di lana spuntavano capelli neri lisci come spaghetti, dalle insolite punte tinte di blu.

“Devo raggiungere la zona della fessura Silfra,” il tono era delicato come carta di riso, ma anche inflessibile e greve come ghiaccio del nord. “Ci vive una donna, in una proprietà chiamata Nýtt Land.”

“Si riferisce sicuramente alla nipote della vecchia Óda, che Dio l'abbia in Gloria, solo lei abita da quelle parti. Úndína mi pare si chiami. Che strano, sei la seconda persona che chiede di lei in pochi giorni.”

 

Londra

 

“Sai che ancora non so perché ti chiami A-?” La figura in nero appoggiò il coltello dopo aver tagliato una bistecca che non avrebbe mai mangiato. “Sta forse per Anonimo? O magari per Assassino?”

La capitale in quei giorni era spazzata da una tempesta di neve, che cadeva grigia mista a smog come polvere magica uscita dal sacco di una strega.

“Non vedo come possa interessarti.” Il ricco magnate preferì sorvolare sulle provocazioni dell'incappucciato, preferendo osservare, mentre mandava giù ogni boccone di carne, il grande planisfero sulla parete.

Questa volta non ci sarebbero stati errori, il nuovo obiettivo sarebbe stato eliminato molto presto.

 

  
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