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Autore: Gella    13/11/2021    1 recensioni
«Voglio la testa di Giovanni il Battista».
Tre racconti.
Genere: Dark, Guerra, Storico | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: Violenza
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Le decollatrici

III. La regina.

 
 
Tu mi hai uccisa, anche se sono viva e ti ho vinto in battaglia.
Storie, Erodoto


«Dov’è? Dov'è? Che venga da me, subito».
Ma la vita che lei gli aveva donato, Spargapise l’aveva già abbandonata. E nessuno dei messi e degli altri membri della corte che sapevano sembravano avere più labbra per dirlo: erano rimasti tutti occhi, atterriti, languidi, pronti al pianto o a chiudersi rapidi insieme alle orecchie per non sentire né vedere il dolore di una madre erompere come un fiume.
Tomiri, loro Signora, era in fondo anche quello: una madre che da tanto attendeva il ritorno del figlio - il viso era rimasto imperscrutabile, ma la voce, il tono che cresceva a ogni respiro l’avevano tradita - e si sarebbe trovata invece costretta ad affrontarne il definitivo addio. Anche lei, loro Regina, che come un leone era fiera e indomabile e neanche di fronte al Re dei Re aveva mai chinato la fronte, si sarebbe dovuta invece arrendere e porgere la criniera alla morte.
«Allora?» ruggì, e tutti si schiacciarono contro le pareti, come a voler diventare parte della pietra, dei dipinti e degli arazzi che la adornavano e la rendevano certo meno fredda dello sguardo che Tomiri faceva saettare da una faccia all’altra, in cerca di una risposta, di una preda che saziasse la sua fame tormentosa. E siccome non c’era risposta che non fosse un silenzio che puzzava di paura e sudore, l’istinto fu quello di riempirlo di un grido viscerale e della veste che intralciava la corsa farne rapidamente stracci.
Perché se gli uomini si rifiutavano di rivelarle la verità, allora sarebbe stata lei a correrle incontro, per quanto accecante e straziante si sarebbe rivelata, nel corpo martoriato del figlio.

§
 
 
Le finestre avevano lasciato entrare indisturbata la Notte e il suo fiato di gelo: le torce si erano tutte consumate e spente; la sala si era svuotata di tutti i suoi avventori.
Solo un piccolo fuoco, vicino al seggio dove Tomiri ancora beveva, sembrava resistere e voler disegnare un guizzo di vita su quel volto tanto severo e bello dal confondersi col manto della dea o, a occhi meno attenti, con l’imperturbabilità delle statue di marmo. Un messo, da fuori, le si avvicinò tentoni, inciampando più volte e cascandole di fronte in un pietoso inchino. Veniva portando un dono, stretto al petto, più prezioso dell’oro.
«Mia Signora» abbozzò, ma la Regina mosse appena la mano e lui non poté fare altro che chinare di nuovo la testa, la fronte contro il pavimento ghiacciato.
«All’improvviso - constatò Tomiri, sardonica - è tornata a tutti la voce».
L’uomo non osò rispondere. Si sollevò e da sé, con le braccia che gli tremavano, allontanò la cosa terribile che la Regina aveva tanto desiderato. Lei da sola se la era procacciata, ma per timore che la sua furia la rovinasse aveva riservato la cura e la riparazione ad altri.
Bianco come non avesse mai visto del sangue, il cranio intonso di Ciro brillò sotto un raggio timido della Luna. Tomiri fece segno al messo di versarle del vino, mentre protetta dalle tenebre si concesse che una lacrima le solcasse, segnandola come una ruga, la guancia.
Avrebbero brindato a Spargapise, versato a terra una libagione.





NDA: Ci ho messo una vita, ma ce l'ho fatta. 
Grazie a N., in prima persona, e poi little_triangles, LadyPalma, Pink_Spring, ireturner.
   
 
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