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Autore: ChrisAndreini    21/11/2021    1 recensioni
"Cercasi consigli su come strutturare un'apocalisse originale. No zombie! No estinzione di massa immediata. Possibilmente un gioco che possa durare almeno cinque anni. Grazie! Vi ricompenserò per l'aiuto!"
Un titolo piuttosto strano per un thread su reddit, ma Arianna aveva comunque risposto, e per un anno e mezzo ha aiutato uno sconosciuto su internet a progettare la sua ambiziosa storia su un'apocalisse a tema mitologia greca.
Senza ricevere o volere alcun compenso per il suo aiuto, Arianna chiede al misterioso scrittore solo un favore: farle leggere la storia appena conclusa, per vivere il mondo che ha costruito con lui.
...MA NON COSÌ!!
Quando si ritrova nel bel mezzo dell'apocalisse che ha aiutato a progettare, Arianna dovrà usare tutte le sue conoscenze sul progetto per sopravvivere insieme a suo fratello, alla sua migliore amica, e al resto del gruppo, superando dieci scenari ispirati a miti e leggende greci, e con gli stessi dei che osservano ogni loro mossa, sponsorizzando i sopravvissuti che preferiscono, o lanciando maledizioni a quelli che fanno loro un torto.
Genere: Angst, Azione, Introspettivo | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het, Slash, FemSlash
Note: nessuna | Avvertimenti: Contenuti forti, Tematiche delicate, Violenza
Capitoli:
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Il primo scenario comincia

 

Gamemaker: Il primo scenario è molto basilare: sette giorni, sfide diverse, e tutte organizzate in modo da capire esattamente che statistiche assegnare alla fine. È un po’ come un tutorial, si può dire. Un misto tra tutorial e creazione del personaggio.

Arianna99: Una specie. Come pensavi di organizzare lo scenario, nel dettaglio?

Gamemaker: È il più noioso, non ci ho ancora pensato bene. Dopo il primo giorno di organizzazione credo che metterò mostri classici come… boh… ragni giganti, serpenti velenosissimi e draghi sputafuoco

Arianna99: Draghi nel primo scenario?!

Gamemaker: Draghi piccoli?

Arianna99: Scusa, ma se tutti gli scenari sono basati sull’antica Grecia, e gli dei stessi devono essere gli sponsor dei sopravvissuti, perché non usi mostri dell’antica Grecia?

Gamemaker: Pensavo che i mostri specifici potevano essere i boss dei dungeon per lo scenario V

Arianna99: …anche. Ma magari le specie di mostri, quelle basiche, tipo, non so, gli uccelli di Stinfalo, o le arpie, o… non lo so.

Gamemaker: Wow…. giusto! Ha senso! E alla fine dello scenario faccio affrontare un boss. Sei un genio! 

Arianna99: ;)

 

Arianna non sapeva se sentirsi orgogliosa per il fatto che le sue idee fossero state prese in considerazione per l’apocalisse, o sentirsi tremendamente in colpa perché al momento buona parte del mondo era morta anche a causa sua. 

Il senso di colpa prese presto il massimo posto nel suo cuore, ed era seduta a terra, raggomitolata su sé stessa nel tentativo di mettere ordine nella sua testa.

I sopravvissuti all’interno dell’edificio, tra studenti, docenti e personale, erano qualche centinaio, e il panico generale si sentiva nonostante gli adulti stessero cercando di mantenere una parvenza di ordine nei corridoi.

Arianna era grata che il primo giorno non ci fossero dei mostri in programma, perché era certa che ci avrebbero messo parecchie ore a calmarsi.

Al momento, lei, Valentina ed Ettore erano in una delle classi più piccole, l’unica vuota dell’edificio.

Valentina faceva avanti e indietro nella stanza, tremante e provando a parlare senza riuscire ad emettere alcun suono se non imprecazioni e parolacce.

Ettore era seduto accanto alla sorella, e la stringeva in modo protettivo, tremante anch’esso, ma provando ad essere forte.

Osservava un punto fisso davanti a lui, probabilmente il messaggio di avviso che poteva essere richiamato a piacere.

Così come il conto alla rovescia comparso dopo il primo annuncio.

Arianna aprì gli occhi a sua volta, e mentalmente pensò alla schermata comparsa poco prima.

 

“Giorno 1 di 7: Preparatevi. Organizzate le scorte, formate le squadre. Tra 22 ore e 48 minuti giungerà la prossima sfida”

 

Il timer era partito da 24 ore, e già più di un’ora era passata senza alcun miglioramento nella loro situazione.

-Non riesco a mettermi in contatto con nessuno, siamo stati completamente tagliati fuori dal mondo- borbottò Valentina, continuando a fare avanti e indietro e tenendo il cellulare tra le mani.

-Letteralmente, non possiamo aprire nessuna porta o finestra o condotto di areazione che porti all’esterno. Rischiamo di morire per mancanza di ossigeno- le diede man forte Ettore, cercando di fare il forte, ma continuando a stringere Arianna.

La ragazza era ancora congelata sul posto, il peso del suo ruolo in tutto questo troppo forte da sopportare o superare in poco tempo. Era grata che il primo giorno fosse un giorno libero da mostri, ma sapeva che non era così a caso.

La preparazione era fondamentale tanto quanto il combattimento, in quel gioco. Pazienza, adattabilità e spirito di iniziativa erano ingredienti principali per la sopravvivenza. 

E la prima settimana del gioco sarebbe stata di primaria importanza per i successivi cinque anni.

Arianna doveva necessariamente uscire da quello stato di dissociazione.

-Se qualcuno ci vuole qui per una settimana, e ha il potere di chiuderci all’interno, sicuramente ha il potere di permetterci di sopravvivere in questa settimana- provò a riflettere, senza sapere come condividere la propria conoscenza senza far vedere di sapere più degli altri.

Non che Gamemaker le avesse esplicitamente parlato di ossigeno, ma aveva anche espressamente detto che gli unici problemi da risolvere, in quella prima parte del gioco, riguardavano la spartizione delle risorse e la sopravvivenza ai mostri. Il resto era tenuto sotto controllo dal sistema.

-Non riesco ancora a credere a ciò che ho visto lì fuori- commentò Valentina, scuotendo la testa come ad eliminare l’immagine stampata a fuoco nella sua mente.

Arianna condivideva il suo orrore, ma non potevano permettersi di restare scioccati ancora a lungo.

Si liberò dalla presa del fratello, e armeggiò nella tasca per prendere il cellulare.

Notò con certo sgomento che la batteria era già scesa a meno del 50%

-Qualcuno di voi ha un caricatore per il telefono?- chiese, abbassando la luminosità e attivando il risparmio energetico. Gli screenshot del thread erano l’arma più potente che avevano al momento.

-Solo per iPhone- rispose Ettore, dispiaciuto.

-Il mio l’ho lasciato a casa- Valentina scosse la testa.

Arianna si alzò, intascando il telefono.

Ettore e Valentina sobbalzarono.

-Ari, che fai?- chiese Ettore, prendendole il braccio.

-Ho bisogno del telefono, per… motivi. Vado in giro a chiedere a qualcuno se ha un caricatore in più. Valentina, potresti controllare discretamente il cibo nei distributori nella stanza principale? E Ettore… forse dovremmo capire come si stanno organizzando le altre persone- Arianna prese le redini della situazione, e diede indicazioni i suoi due compagni su cosa fare nell’immediato futuro.

-Aspetta, forse non è il caso di separarsi- provò ad obiettare Valentina.

-Sistema, mostra il timer a tutti- sussurrò Arianna, e il pop up con il timer rimanente comparve davanti a tutti e tre. Valentina ed Ettore sobbalzarono.

-Aspetta, come facevi a…?- iniziò a chiedere Ettore.

-Abbiamo ancora ventidue ore prima dell’arrivo dei primi mostri, e dobbiamo organizzarci per sopravvivere. Finché il timer non si esaurisce, siamo al sicuro anche se ci dividiamo!- Arianna indicò il timer.

Valentina ed Ettore la guardarono come se non la conoscessero.

Poi Ettore annuì, e le mise una mano sulla spalla.

-Okay… hai ragione. Non dobbiamo farci prendere dal panico e dobbiamo organizzarci con gli altri- Ettore era sempre stato molto adattabile.

-Come fate ad essere così tranquilli?! Mi fate paura- Valentina un po’ meno, ma dopo l’esitazione iniziale, annuì anche lei.

-Va bene, vado a foraggiare del cibo. Ci vediamo qui quando il timer scocca le venti ore… massimo?- chiese, un po’ preoccupata.

-Okay… state attente- Ettore fu il primo ad uscire, cercando di fare il maschio alfa della situazione.

Era il più grande, tra i tre, ed era abituato a prendere il comando, in qualità di fratello maggiore. Valentina esitò un po’.

-Questo non è un sogno, vero?- chiese ad Arianna, preoccupata.

Arianna alzò le spalle.

-Vorrei che lo fosse, ma non avendone certezza… meglio trattarlo come fosse la vita reale- disse, cercando di essere incoraggiante e realista al tempo stesso.

Valentina fece un profondo sospiro.

-Speriamo che i giochi su Hunger Games che facevamo da piccole serviranno a qualcosa- borbottò, dandosi forza, e uscendo a sua volta dalla sala.

Arianna sorrise tra sé, e le fu presto dietro.

Il suo era il compito più stupido, ma era estremamente importante. 

Perché sì, aveva ancora il 50% di carica, ma quel telefono le doveva durare cinque anni, se tutto andava bene. O quantomeno una settimana.

Non poteva dire di conoscere il futuro, o almeno parti del futuro, perché non era pronta a dire al mondo che aveva contribuito a scriverlo. Ma ciò non significava che sarebbe rimasta in un angolo a guardare i mostri che uccidevano uno ad uno i sopravvissuti vicini a lei.

Certo, in un’apocalisse, ognuno dovrebbe pensare a sé stesso, ma Arianna aveva migliaia, se non milioni, di morti sulla coscienza. Preferiva provare a sistemare il karma almeno un po’ invece di sopravvivere e basta.

E poi… doveva dare a Valentina ed Ettore l’opportunità migliore per sopravvivere, ed uscire da quella settimana con abbastanza forza da superare le sfide seguenti.

Anche se forse, il modo migliore per aiutare loro, era di… mmmm.

Prima di pensare ad una strategia, Arianna aveva bisogno di un caricatore.

La sua ricerca si rivelò piuttosto infruttuosa, per i primi venti minuti.

-Stai scherzando?! Un sacco di gente è morta e mi stai chiedendo un caricatore del telefono?!-

-Sparisci! Non ho tempo per te!-

-Questi giovani non sanno stare senza telefono neanche per un secondo!-

-N_no *sniff* Mi_mi dispiace, non_*sigh*_non ce l’ho-

-AHHHH! VA VIA!!!-

Però Arianna riuscì a farsi un’idea di come stessero affrontando la questione gli altri studenti e i professori.

Alcuni vagavano senza meta, altri erano in un angolo a disperarsi. Molti evitavano chi non conoscevano, isolandosi per evitare di diventare un bersaglio. Il panico e la confusione erano le emozioni preponderanti nella mente della maggior parte delle persone.

Se non si calmavano presto e restavano in quel clima, nessuno sarebbe riuscito a sopravvivere una volta arrivati i primi mostri. 

Ma se non trovava un caricatore alla svelta, neanche lei sarebbe riuscita a sopravvivere i primi mostri, perché non ricordava minimamente cosa fossero.

Ricordava solo che il quarto giorno c’erano delle formiche, e l’ultimo giorno un boss che avrebbero dovuto necessariamente uccidere per passare al prossimo scenario.

Oh, e che il quinto era di “riposo”.

Ma il secondo e terzo giorno… le sfuggivano completamente.

Probabilmente perché Gamemaker non era mai stato eccessivamente interessato a parlare del primo scenario, che considerava il più noioso, dato che era una specie di tutorial.

-Ehi… tu!- venne richiamata da una voce femminile, e si girò di scatto, distraendosi dai propri pensieri, e sorpresa che qualcuno l’avesse chiamata direttamente.

Tutte le conoscenze (poche) che Arianna si era fatta in quei tre anni universitari erano laureate, in un altro edificio, o non avevano lezioni quel giorno, quindi non si aspettava che qualcuno badasse a lei.

Soprattutto non in quel clima di panico.

Si ritrovò davanti ad una ragazzina del primo anno, dai capelli ricci e castani che le andavano da tutte le parti, gli occhi ambrati, un accenno di acne coperta dal trucco curato e abiti decisamente eleganti… e scomodi per un survival game, dato che erano bianchi e rosa, e consistevano in una gonna, una camicetta e delle ballerine.

Però, a differenza di tutti gli altri, non sembrava particolarmente turbata dalla situazione.

-Sì, cosa c’è?- chiese Arianna, avvicinandosi confusa.

-Ho sentito che cerchi un caricatore per il telefono… Samsung o iPhone?- chiese, mostrando l’oggetto del desiderio di Arianna: un caricatore di ultimo modello con parecchi fili per adattarsi ad ogni situazione.

Evidentemente la sconosciuta era una figlia di papà davvero ricca, e abituata ad ostentare tale ricchezza.

-Samsung! Ti prego, me lo puoi prestare? Ne ho davvero tanto bisogno- Arianna la supplicò, facendo mentalmente in conto di cosa potesse offrirle in cambio.

-D’accordo- la ragazza però cedette subito, porgendole il caricatore.

-Grazie mille, io…- ma quando Arianna fece per prenderlo, grata, lei lo riportò a sé, togliendolo dalla sua portata.

-Ad una condizione…- disse poi, con un sorrisino che non prometteva nulla di buono.

-Certo, qualsiasi cosa!- Arianna non aveva tempo da perdere, e avrebbe fatto qualsiasi cosa per ottenere la possibilità di avere il telefono sempre carico… almeno quella prima settimana.

-In futuro, mi devi un favore. Non dimenticarlo, e non provare a tirarti indietro!- dettò le condizioni la ragazza, in tono che non ammetteva repliche.

Arianna annuì. Era più alta di quella ragazza di almeno sette centimetri, era più grande di tre anni, eppure si sentiva piccola come un insetto davanti a lei. Era una persona abituata a comandare, a fare accordi, e molto più adattabile di quanto Arianna si sarebbe aspettata da una figlia di papà probabilmente abituata al lusso da tutta la vita.

Era da tenere d’occhio, perché una persona che già aveva capito l’importanza di stringere legami e avere persone che le dovevano favori, era qualcuno con molte possibilità di andare avanti nel gioco.

-Certo, ti do la mia parola- Arianna sollevò la mano per stringere l’accordo. La ragazza sorrise più sinceramente.

-Perfetto!- strinse la mano di Arianna, e le porse il caricatore, che venne subito preso in mano -Sono Chiara, a proposito. Chiara Palumbo- si presentò poi.

-Arianna di Muzio- Arianna ricambiò la presentazione, e la salutò in fretta cercando un luogo dove mettersi a leggere gli screenshot del thread su reddit.

La sua attenzione venne però attirata dalla voce inconfondibile, e chiaramente alterata, di Valentina, che risuonava in tutto il corridoio.

Litigare e farsi prendere dalla rabbia non aiutavano affatto con le statistiche.

Si avvicinò alla scena, e si rese subito conto che il problema non era affatto Valentina.

Infatti, davanti alle macchinette, i primi sciacalli avevano già iniziato a depredare la zona.

-Non potete prendere tutto il cibo! Dovrebbe bastare per tutti!- si stava lamentando Valentina, con i pugni serrati.

Si era sempre molto battuta per la giustizia.

-Chi primo arriva meglio alloggia. Siamo in tempi difficili!- si lamentò uno degli sciacalli, con le braccia cariche di merendine e panini che stava infilando in fretta nella borsa.

Non c’era molta altra gente lì vicino e quelli che c’erano erano troppo terrorizzati per badare alla scena.

-Vale, tutto bene?- si avvicinò, intascando il caricatore e il telefono.

-Questi stronzi stanno prendendo tutto il cibo dal distributore!- spiegò Valentina, ad alta voce per allertare tutti, e indicando il loro operato.

-E non potete fare nulla per impedirlo! Se vuoi mangiare, paga la quota!- uno degli sciacalli le guardò dall’alto in basso, e sollevò una mano nella loro direzione come a chiedere soldi.

Valentina sollevò il pugno pronta a colpire, ma Arianna la fermò.

La sua amica era forte, ma quelli erano in cinque, ed era meglio preservare le forze per i mostri.

-Non pensate che sia meglio collaborare per sopravvivere? Non sapete se per le sfide da affrontare necessiteremo di essere uniti- Arianna provò a farli ragionare, ma gli sciacalli si limitarono a riderle dietro.

-Siamo in un’apocalisse, ragazzina. E qui vale la legge del più forte, non del più sensibile- ribatté uno di loro, mettendosi lo zaino in spalla e facendole il verso alla parola “sensibile”.

Arianna non stava facendo la sensibile, ma la pratica.

Però doveva ammettere che anche la loro era una strategia che poteva risultare vincente.

Anche se forse non in quella precisa circostanza.

-Il cibo non è abbastanza per tutti, in effetti. Siamo in una situazione complicata- una voce alle spalle delle due ragazze le fece sobbalzare e girare. Arianna riconobbe l’assistente della professoressa. Non sembrava particolarmente turbato dalla sua morte. O in generale dalla situazione.

Gli sciacalli non si scomposero di una virgola.

-Appunto perché il cibo è poco servono persone che lo controllino- disse uno di loro.

Sono interscambiabili, davvero, immaginateveli come cinque copie della stessa persona, tutti uguali e ugualmente fastidiosi.

-Concordo sul controllo, non sul fatto che siate voi a doverlo controllare, e credo che tutti gli altri concorderebbero con me- l’assistente della prof scosse la testa, e si avvicinò agli sciacalli.

-Beh, dovevi pensarci prima! Questo cibo è nostro, e non lo daremo a nessuno!- uno degli sciacalli tirò fuori un coltellino svizzero dalla borsa, e lo aprì in tono minaccioso.

L’assistente del professore non si scompose.

Valentina si mise davanti ad Arianna per proteggerla.

-Questi sono matti…- borbottò tra sé, pronta però a difendersi.

Era pur sempre un’atleta preparata. Sicuramente aveva più possibilità di salvarsi rispetto ad Arianna, che andava in palestra un giorno sì e venti no e si stancava a fare le scale per il loro appartamento.

Arianna era spacciata in quell’apocalisse.

-Gli sciacalli sono le persone che mi danno più fastidio nelle apocalissi. Purtroppo per voi, è tutta la vita che mi preparo- l’assistente della professoressa non si lasciò intimidire, e tirò fuori dalla tasca un coltello due volte più grosso, che agitò in mano con grande maestria.

Arianna lo guardò sorpresa. Che avesse anche lui letto qualcosa su reddit? Ma aveva detto “tutta la vita”, e il thread c’era solo da un anno e mezzo.

Forse, come nelle più cliché delle storie di quel genere, era un regressore, uno di quelli che avevano già vissuto l’apocalisse una o due volte ed era tornato indietro alla sua morte.

Magari il suo sponsor era Crono? Anche se Crono non era contemplato tra gli sponsor.

…o forse era solo un fanatico di storie survival perché un grande nerd e si era preparato perché paranoico, o per gioco, o nel timore che un giorno ci sarebbe stata davvero l’apocalisse e voleva essere pronto.

Beh, quale fosse la risposta non era importante, al momento, perché alla vista del coltello e delle mosse di arti marziali, gli sciacalli si erano ritirati, un po’ preoccupati, ma ancora pronti a difendere il loro bottino.

-Arianna, stai indietro!- Valentina la fece indietreggiare, e si affiancò al survivalist, che la guardò un po’ stranito.

-Attenta a non farti male, ragazzina- la avvertì.

-Posso prendere senza problemi quelli senza coltello- si mise a disposizione -Meglio due contro cinque, almeno riesco a distrarteli un po’- aggiunse poi, decisa.

-Vale, non fare cazzate!- provò a dissuaderla Arianna, preoccupata, ma tenendosi alla larga dallo scontro per non essere di intralcio ai protagonisti della scena.

E poi se Valentina si faceva notare da subito, poteva ricevere un alto livello e buone statistiche.

-D’accordo, allora. Tu prendi quelli a sinistra, e io quelli a destra- l’assistente le diede indicazioni, e i due si prepararono ad attaccare.

Fu uno scontro decisamente… deludente.

Perché finì in tre secondi e con gli sciacalli in lacrime a chiedere pietà.

Alla fine non si erano dimostrati altro che cani che abbaiavano ma non mordevano.

-Siete le persone più calme che ho incontrato finora- a fine scontro, l’assistente prese tutte le borse di cibo, che mise in spalla, e si rivolse alle due ragazze con approvazione.

-Che vuoi fare con quelle?- chiese Valentina, che si era impossessata del coltellino svizzero e non aveva paura di usarlo.

-Tranquille, le porto in aula professori, e alla riunione decideremo come razionarli- spiegò, rassicurante, tornando affabile.

-Riunione?- chiesero le due ragazze insieme.

-Sì, poco fa un ragazzo, mi sa proprio quello che stava prima con voi, ha proposto ai professori rimasti di organizzare una riunione per fare il punto della situazione. Si terrà tra un’ora nell’aula magna. Il tempo per i professori di calmarsi- spiegò l’assistente, con nonchalance.

-Oh…- Valentina sembrò rassicurata.

-Classico Ettore- Arianna sorrise tra sé.

Sicuramente avrebbe dato qualche punto in mana la sua iniziativa.

Anche se era troppo presto per supporre come sarebbero stati classificati tutti.

-Comunque io sono Flavio… Bartolomei. Credo che vi vedrò piuttosto spesso d’ora in poi, soprattutto tu, signorina…?- l’assistente, dando finalmente il suo nome, sembrava parecchio interessato a Valentina, che rimase indifferente all’attenzione, e rispose normalmente.

-Valentina Giansante- 

-Ci vediamo presto, allora- con un occhiolino in direzione di Valentina, e senza dare la minima attenzione ad Arianna, Flavio prese le borse senza sforzo e scomparve in direzione dell’aula professori.

-Hai fatto colpo, Vale- commentò Arianna, divertita.

Valentina assunse un’espressione infastidita.

-Che maleducato! Non ti ha considerato per niente! Eppure è stata tua l’idea di controllare il cibo!- commentò Valentina, prendendo le difese dell’amica, che alzò le spalle.

-Ma sei stata tu a metterti in gioco per difendere la giustizia. Sei chiaramente più rimarchevole di me in un’apocalisse- le fece notare, indicando prima l’amica e poi sé stessa. Il confronto era evidente.

-Comunque non ci voglio avere molto a che fare, con quel tipo. Non mi piace!- Valentina scosse la testa, e iniziò ad avviarsi in aula magna, seguita da Arianna, che condivideva il suo punto di vista.

Anche se Flavio sarebbe sicuramente andato avanti nel gioco, ed era meglio tenersi accanto le persone forti.

O quantomeno stare a loro a genio.

Quindi dubitava fortemente che sarebbero riuscite a stargli troppo lontano.

Una volta raggiunta l’aula magna, Arianna individuò immediatamente Ettore, intento a discutere con un professore dall’aria stanca e con due grossi baffi ben curati.

Era una discussione piuttosto animata, ma a differenza che con Valentina, Ettore rimase perfettamente controllato e calmo mentre illustrava il suo punto di vista.

Le altre persone nella sala erano ancora nel panico.

Arianna cercò un posto tranquillo, e mise il telefono a caricare, sedendosi a terra accanto alla presa, e armeggiando con il documento scaricato dalle mail.

-Che leggi?- chiese Valentina, sedendosi accanto a lei.

Arianna non si sentiva ancora pronta ad ammettere il suo coinvolgimento, quindi evitò il suo sguardo.

-Una storia su un’apocalisse. L’ho scaricata sul telefono per poterla leggere offline, e spero possa darci qualche indicazione- mentì… beh, non era proprio una bugia totale, dato che era effettivamente una storia che poteva dare qualche indicazione. Solo che non era stata ancora scritta.

O meglio, l’avrebbero scritta loro vivendola.

Che stress!

-Ottima idea! Non so quanto utile sia una storia nel prepararci ad eventi specifici, ma almeno ci potrebbe dare un’idea generale- Valentina la incoraggiò, appoggiandosi poi al muro e riposando gli occhi.

-Dio solo sa quanto abbiamo bisogno di una guida, in questo momento- borbottò poi tra sé, demoralizzata.

Arianna le poggiò la testa sulla spalla, e iniziò a leggere tutti gli screenshot conservati nella prima sezione.

Purtroppo, erano più carenti di quanto ricordasse.

Colpa sua che non aveva chiesto abbastanza, o proposto abbastanza.

E colpa di Gamemaker che non si era affatto curato di darle i dettagli dello scenario che gli piaceva meno.

Per fortuna, però, riuscì ad avere un quadro più completo almeno del secondo giorno, e del sesto, che si era completamente dimenticata.

Il terzo, però, le sfuggiva completamente.

Finita la lettura, Arianna bloccò lo schermo, e osservò i suoi dintorni.

L’aula magna era proprio al centro dell’edificio, quindi, dopo quello che aveva visto, era il posto più pericoloso per i primi mostri.

Doveva necessariamente cacciare via Valentina ed Ettore da lì, il giorno dopo.

E trovare qualche arma a lungo raggio d’azione.

Certo che essere bloccati in una scuola non dava molti vantaggi. 

Sarebbe stato meglio rimanere intrappolati in una casa, o in un centro commerciale.

Ma dovevano adattarsi alla situazione in cui si trovavano, purtroppo.

Arianna osservò Ettore, che aveva finito di parlare con il professore baffuto, e stava fissando un punto davanti a sé, probabilmente il timer.

Sobbalzò, e iniziò ad avviarsi verso l’uscita.

-Ettore!- Arianna lo chiamò a gran voce, attirando la sua attenzione e quella di molti ragazzi vicino a lei.

Il fratello si affrettò a raggiungere le ragazze, e si sedette accanto ad Arianna, mettendole affettuosamente una mano sulla spalla.

-Stavo giusto venendo a chiamarvi. Tra poco dovrebbe esserci una riunione per decidere il da farsi. Dovremmo razionare il cibo, fare un censimento, e dividerci in gruppi per affrontare le minacce che si pareranno verso di noi- Ettore illustrò il piano. L’idea di dividersi in gruppi non era male per i primi mostri.

Anche se dipendeva molto dall’atteggiamento degli stessi mostri, che Arianna non poteva prevedere.

Che senso aveva conoscere il futuro, se non riusciva ad avere delle buone idee?!

-Mi sembra un buon piano, ma magari è meglio fare dei gruppi numerosi nel caso i nemici siano troppi da affrontare da soli- Valentina era più pragmatica.

-Già… peccato che non faranno nulla di tutto questo!- Ettore sbottò, irritato, e facendo sobbalzare Valentina e Arianna, ancora con i nervi a fior di pelle.

-Scusate… ma sono stato almeno mezzora a discutere con i professori, e la loro risposta è stata solo: “Ci pensiamo noi, organizziamo tutto noi, è tutto sotto controllo…”. È chiaro che niente sia sotto controllo! Passi il trattarmi con condiscendenza, ma se provano ad approfittare del caos per pensare solo a loro stessi potrebbe essere un bel problema- Ettore rivelò il motivo della discussione avuta precedentemente, e Arianna gli diede qualche pacca sul braccio.

-Speriamo di no. Dovremmo lavorare insieme per avere più probabilità di sopravvivere. Non sappiamo cosa ci aspetti in questi giorni, l’unione fa senz’altro la forza- osservò Valentina, decisa.

-Sì, ma allo stesso tempo è normale pensare prima a sé stessi in una situazione di vita o di morte. Per il momento sappiamo solo che per una settimana siamo bloccati qui. Prima di affrontare eventuali sfide, dobbiamo pensare a procurarci il necessario per sopravvivere: viveri, acqua…- Ettore si interruppe un attimo, riflettendo su qualcosa -…dovremmo controllare che l’impianto idrico funzioni- provò ad alzarsi, ma venne bloccato da una voce che risuonò per tutto l’edificio.

-Niente panico, niente panico. Tutte le persone rimaste si dirigano in aula magna per una riunione di emergenza. Andrà tutto bene- la voce era calma e rassicurante. Arianna non poteva esserne certa, ma le sembrò la voce di Flavio.

-Meglio aspettare e vedere che succede prima di controllare i bagni- provò a suggerire Arianna, incoraggiando il fratello a sedersi nuovamente.

Ettore eseguì, anche se non sembrava molto ottimista riguardo alla riunione.

Lentamente, la sala iniziò a riempirsi, mostrando qualche centinaio di studenti, professori e assistenti agitati e nervosi.

Sebbene ci fossero abbastanza posti in aula magna per far sedere tutti, Arianna notò che si formarono parecchi gruppetti sospettosi gli uni degli altri, distanziati gli uni dagli altri.

Era un pessimo segnale, dato che la collaborazione sarebbe stata fondamentale per gli scenari successivi.

Ma allo stesso tempo, non poteva biasimare la paranoia degli altri. Se lei non avesse avuto le conoscenze che aveva, sarebbe stata messa molto peggio di loro. E anche con le sue conoscenze rischiava di farsi prendere dal panico in ogni momento, e resisteva solo perché c’erano cose più importanti a cui pensare.

-Conoscete qualcuno tra di loro?- chiese ad un certo punto Ettore, guardandosi intorno attento.

-Un paio di persone, ma a malapena ricordo i loro nomi- Valentina alzò le spalle.

Arianna scosse la testa.

-Non ho amici qui in mezzo- ammise, un po’ imbarazzata. Notò che la ragazza che le aveva prestato il caricatore era in mezzo ad un gruppo piuttosto numeroso, ma per qualche motivo fissava proprio lei.

I loro sguardi si incrociarono, e Arianna si affrettò a distogliere il proprio, che finì per posarsi su un ragazzo che a sua volta sembrava guardarla.

Arianna non lo conosceva, e non aveva idea del perché la stesse fissando, ma questa volta fu lui a distogliere lo sguardo, arrossendo appena.

Non era in nessun gruppo. Sembrava piuttosto isolato.

-Peccato. Un gruppo numeroso potrebbe darci dei vantaggi non indifferenti- Ettore sospirò, deluso.

-Sei inquietante- Valentina gli lanciò un’occhiataccia, incredula di fronte al suo sangue freddo.

-Preferiresti che mi facessi prendere dal panico? Vorrei farlo, e tanto, ma non andremmo da nessuna parte- Ettore aveva lo stesso punto di vista della sorella, e sembrava aver preso le redini della situazione, almeno tra loro tre.

Arianna non avrebbe potuto chiedere persone migliori con le quali passare l’apocalisse. Era davvero grata dall’essere in compagnia di Valentina ed Ettore.

Una volta che tutti o quasi furono nella sala, il professore più anziano, quello che aveva discusso con Ettore poco prima, prese la parola, in tono calmo e, ma forse era solo l’opinione di Arianna, un po’ condiscendente.

-Niente panico, ragazzi. La situazione è preoccupante, all’esterno, e siamo bloccati qui, ma noi professori faremo del nostro meglio perché siate tutti al sicuro, e per spartire le risorse in questa settimana. Ora, chiediamo a tutti voi di consegnare a noi professori oggetti utili alla comunità come cibo, acqua o eventuali armi da utilizzare per la difesa della comunità. Non temete, faremo buon uso delle risorse e le divideremo equamente- provò ad incoraggiare la condivisione.

Il trio era senza parole, così come buona parte degli studenti.

-Ma è una testa di cazzo senza pari!- Valentina fu la prima a rompere il silenzio, non abbastanza ad alta voce da farsi ascoltare, per fortuna.

Arianna non biasimava la scelta di parole, anzi, le condivideva non poco.

L’intento poteva anche essere nobile (cosa di cui la ragazza dubitava), ma chiedere a duecento studenti terrorizzati di consegnare senza remore il proprio cibo senza la certezza che venisse loro restituito era un azzardo, per non dire una cazzata.

Ora capiva perché Ettore si era così irritato prima.

Il silenzio generale venne interrotto da una risata proveniente da uno dei gruppetti più ampi, che attirò l’attenzione di tutti.

Arianna riconobbe la ragazza che le aveva prestato il caricatore.

-Qualche obiezione, signorina?- chiese il professore, indurendo lo sguardo, ma cercando di mantenere la calma.

-Obietto sul fatto che un tale imbecille sia diventato professore. Se credi che chiunque in questa sala cederà le proprie risorse in modo che voi soli possiate salvarvi, sbagli di grosso. Siamo in un’apocalisse! Qui sopravvive il più forte!- incrociò le braccia, alzando gli occhi al cielo.

-Chiedo la vostra collaborazione per sopravvivere insieme, e la fiducia…- il professore continuò, venne interrotto immediatamente.

-Mi dispiace, professor Calabresi, ma concordo con la signorina. È completamente inutile provare ad incoraggiare l’unione della comunità prendendo risorse dai membri di tale comunità. Ognuno ha il diritto di tenere ciò che ha, e devono essere loro a decidere se vogliono contribuire per gli altri con quello che hanno. Io propongo di dividere ciò che abbiamo già per i giorni che verranno, fare un censimento, e organizzare dei gruppi per i turni di sorveglianza verso le minacce che si pareranno verso di noi- Flavio si eresse dietro al professore, prendendo la parola, e copiando il piano di Ettore.

-Ecco! Esatto!- Ettore lo indicò con approvazione -Finalmente una persona intelligente!- commentò ad alta voce.

Flavio lo individuò tra la folla e gli fece un sorrisino.

Poi tornò a parlare.

-Abbiamo ancora… timer per favore…- Flavio guardò un punto davanti a lui -…poco meno di venti ore per prepararci alla nuova minaccia. Abbiamo il tempo di organizzarci al meglio, creare delle armi di fortuna, e dividere dei gruppi, che consiglio di una grandezza tra le dieci e le venti persone ciascuno. Una volta formati i gruppi, farei un censimento per essere certi di quanti siamo e chi sta con chi, in modo che sia più facile per tutti. E solo dopo che tutto sarà più chiaro, direi di organizzare per bene le risorse che abbiamo al momento- fece un piano su cui non c’era nulla da obiettare.

Francamente, tra lui e Arianna, sembrava lui quello che aveva letto il thread su reddit, non lei. A lei non era venuto in mente alcun piano d’azione per quel primo giorno.

Fosse dipeso da lei, avrebbe presto Valentina ed Ettore, e si sarebbe messa ai limiti della scuola, sperando che i primi mostri arrivassero il più tardi possibile e fossero uccisi da tutti gli altri.

Una strada un po’ codarda, ma non si era ancora assestata alla situazione.

Però un gruppo di dieci o venti persone poteva affrontare la prima minaccia.

…forse.

Arianna lo sperò.

-Beh… bene… d’accordo… ehm… qualche obiezione?- il professore provò nuovamente a prendere la parola, ma nessuno disse nulla, anzi, il piano di Flavio aveva attirato numerosi cenni di assenzo positivi.

-Perfetto… eh… allora iniziate a formare i gruppi e poi venite da noi e vi segneremo- il professore fece il muso, ma acconsentì alla richiesta popolare, pur lanciando a Flavio un’occhiata piuttosto seccata.

Flavio gli sorrise innocentemente, e si sedette dietro la cattedra, tranquillo.

-Bene… a parte il fatto che il damerino ti ha freebootato l’idea, come ci organizziamo con il gruppo? Noi siamo in tre, dovremmo aggregarci a qualcun altro- Valentina si alzò in piedi, energica, e iniziando a guardarsi intorno per cercare qualcuno che conoscesse e con cui potersi aggregare.

-Penso che dovremmo scegliere i nostri compagni di squadra con un certo criterio. Dobbiamo fidarci di loro, e allo stesso tempo devono essere utili alla sopravvivenza- Ettore si alzò a sua volta, e si guardò intorno con molta più attenzione, squadrando i membri della stanza.

-Mi inquieti sempre di più- borbottò Valentina, guardandolo storto.

-Ettore ha ragione, anche se temo non possiamo troppo permetterci di essere schizzinosi. Quasi tutti gli altri gruppi sono già formati, e siamo noi nella condizione di dover supplicare per entrare in un…- Arianna fece notare la loro posizione di svantaggio, pessimista, ma neanche il tempo di farle finire la frase, che venne interrotta e contraddetta dall’arrivo del ragazzo che prima sembrava fissarla, che si era avvicinato imbarazzato a loro tre.

-Ehm… scusate… disturbo?- chiese, torturandosi le mani. Era più grande di loro, probabilmente venticinque o ventisei anni, anche se non lo dimostrava nel suo atteggiamento impacciato.

-No, chiedi pure- Ettore lo squadrò dall’alto in basso, con un sorrisino soddisfatto appena accennato.

-Ecco… potrei aggregarmi al vostro gruppo? Sono… solo. Ecco, io, non conosco più nessuno qui- il ragazzo aveva lo sguardo basso mentre faceva la richiesta, ed era a denti stretti. Sembrava in procinto di scoppiare a piangere da un momento all’altro.

Arianna sentì un profondo moto di compassione nei suoi confronti, ma prima che potesse accettarlo, Ettore l’anticipò, incrociando le braccia.

-E perché dovremmo accettarti nel nostro gruppo?- chiese, con aria di superiorità.

Valentina anticipò Arianna nel tirargli una sberla.

-Sta scherzando! Certo che puoi unirti a noi… come ti chiami?- lo accolse con un sorriso.

-Grazie! Ecco… Salvatore… Salvo, Costa- si presentò lui, porgendo la mano verso Valentina, ma ritirandola subito dopo quando si accorse che era sudaticcia. Continuò a non guardare nessuno di loro, ma soprattutto non sembrava riuscire a girarsi in direzione di Arianna.

-Piano, piano! Non possiamo accettare chiunque nel gruppo. Perché non conosci nessuno?- Ettore rettificò l’accoglienza, lanciando sia a Valentina che a Salvo un’occhiata penetrante.

-Ecco… io…- Salvo era in difficoltà.

E improvvisamente Arianna si ricordò di dove l’avesse visto.

Era quel ragazzo che aveva avvertito a pochi secondi dalla tragedia, che le aveva fatto un cenno di ringraziamento prima di rientrare.

E tutti i suoi amici…

-Sei benvenuto tra di noi, senza problemi- gli diede una pacca sulla spalla, esentandolo dal rispondere.

-Ari…- provò ad obiettare Ettore.

-È benvenuto tra noi!- Arianna gli lanciò un’occhiata decisa, e lui sospirò, e cedette.

-Bene, bene… mancano sei persone, minimo… andiamo a cercare altre persone isolate o proviamo ad entrare in un gruppo più ampio. Io proporrei…- Ettore cambiò argomento, e indicò i gruppi più prestanti intorno a loro.

Ma stavolta fu lui ad essere interrotto e contraddetto dall’arrivo del gruppo all’apparenza più debole, capitanato dalla diciannovenne che aveva prestato ad Arianna il caricatore.

-Hey, tu! Entra nel mio gruppo- ordinò proprio alla ragazza, in tono categorico.

-Huh?- Arianna fu piuttosto sorpresa che le si rivolgesse così, e soprattutto che la volesse nel gruppo.

-Mi devi un favore, no? Preferisco tenermi vicine persone che mi devono un favore- rispose lei, con nonchalance.

-Ehhh…- Arianna non sapeva come rispondere, ma ci pensò Valentina a farlo per lei, mettendosi tra le due con aria combattiva.

-Chi ti credi di essere?! Arianna non deve fare nulla per nessuno!- la difese, lanciando un’occhiataccia alla ragazzina.

-Abbiamo un patto, quindi o entri nel gruppo, o mi restituisci immediatamente il caricatore del telefono!- Chiara sollevò la mano, rivolgendosi solo ad Arianna e ignorando Valentina.

-Beh, non ci serve uno stupido…- provò ad obiettare Ettore, posando una mano sulla spalla della sorella con fare protettivo.

-Sì! Ci serve! Possiamo aggregarci al tuo gruppo. Siete solo in sette, ve ne servono almeno tre, e con noi quattro saremmo in undici. Tutto a posto, giusto?- Arianna trovò un compromesso.

Ettore la guardò offeso.

In effetti il gruppo di Chiara era formato principalmente da ragazze giovani. Oltre a Chiara stessa, che era la più piccola, c’erano tre altre diciannovenni, probabilmente sue compagne dal liceo perché erano parecchio unite, un’altra ragazza un po’ più grande che non sembrava del tutto ancorata con la realtà, e sorrideva, e due ragazzi, di cui uno piuttosto tirato a lucido, e uno solo che sembrava decente per eventuali combattimenti, ma che non pareva molto affidabile.

Insomma, un gruppo che sembra aver scritto “primi a morire” in fronte.

Ma, francamente, loro quattro non potevano aspirare a molto altro. E poi Chiara sembrava una ragazza con un piano e parecchio sangue freddo. Ad Arianna non dispiaceva essere in gruppo con lei.

-Mmmm… sì, sembrate piuttosto forti, vi accetto nel gruppo- Chiara annuì, e sorrise soddisfatta per aver ottenuto quel che voleva.

-Prima eri in compagnia di almeno trenta persone, dove sono finite?- chiese Ettore, poco convinto, guardandosi intorno e notando il resto del gruppo di Chiara, che guardava seccato nella loro direzione.

-Li ho mollati, ovviamente. Non posso tenere nel mio gruppo persone inaffidabili. Ma per voi farò un’eccezione. Allora, andiamo a segnarci?- Chiara indicò la cattedra dei professori.

-È più probabile che siano stati loro a mollarti- borbottò Valentina, molto tra sé e facendosi sentire solo da Arianna, che le tirò una gomitata leggera.

-Non vogliamo cercare qualcun altro? 11 persone potrebbero essere un po’ poche- suggerì Salvo, un po’ incerto.

-Ormai sono rimasti solo gli scarti di altri gruppi, probabilmente ce li assegneranno dopo e saranno ben poco utili- obiettò Chiara, che aveva assunto le vesti di leader.

-Potrebbe essere rischioso in effetti affidarci a persone che non conosciamo. Vale, tu hai detto che ha qualche amico, però- Ettore provò a rivolgersi a Valentina, che scosse la testa.

-Sono già in altri gruppi… ehi! Che ne dite di lei?- poi però indicò una donna seduta da sola in un angolo, con espressione triste e preoccupata. Aveva sicuramente più di trent’anni, era in forma, ed era chiaro fosse una studentessa, e non una prof.

-Sei seria?- Chiara inarcò un sopracciglio, poco convinta.

Valentina la ignorò e si avvicinò.

-Ci scusi, signora, ha già un gruppo?- chiese affabile.

-Huh? Oh, no, no, sono sola- rispose, un po’ assente.

-Le piacerebbe unirsi a noi?- continuò Valentina, speranzosa.

-A… voi?- la donna si girò verso il gruppo. Arianna salutò, seguita da alcuni altri. Non da Ettore o Chiara -Non so cosa potreste volere da me, ma… d’accordo. Certo. Scusami se sono un po’… distratta in questo momento- la donna acconsentì, accennando un sorriso tirato verso Valentina, che la guardò con tenerezza.

-Non si preoccupi, stiamo formando gruppi proprio per sostenerci a vicenda. Come si chiama? La segniamo andando a registrarci- Valentina indicò la cattedra, dove un gruppo si stava già registrando.

-Cinzia Bruno… vi raggiungo tra un secondo- rispose lei, prima di tornare a scrivere qualcosa su un foglio.

Valentina tornò nel gruppo.

-Siamo in dodici- sorrise ad Ettore e Chiara, che la guardarono con la stessa espressione poco impressionata.

-Perché?- chiese semplicemente Ettore, confuso.

-Una persona un po’ più matura può essere utile in un gruppo formato da ragazzi, può offrire esperienza- Valentina spiegò il suo ragionamento.

-Esperienza in un’apocalisse con mostri e scenari da videogioco?!- Ettore non era della stessa idea.

-In effetti qui sono più utili persone con esperienza di webtoon e manga… mi ricorda tanto una storia che ho letto un po’ di tempo fa…- si intromise nella conversazione la ragazza disincantata che era arrivata dal gruppo di Chiara.

-Lasciamo stare! Andiamo a registrarci!- Chiara chiuse l’argomento, e si approcciò ad Arianna -Tu, vieni con me- le ordinò, con tono che non ammetteva repliche.

-Certo- Arianna la seguì, e si avviarono verso la cattedra.

-Perché ti serviva tanto il caricatore del telefono?- chiese a sorpresa Chiara durante il tragitto.

Arianna sobbalzò.

-Eh… beh… è… è un po’ complicato- provò ad evitare la domanda.

Chiara la squadrò con sospetto.

-Capisco, tieniti pure i tuoi segreti. Ma stammi attaccata! E sappi che per ogni giorno in cui tieni il caricatore, mi dovrai un favore- aumentò il prezzo dello scambio.

Arianna sospirò. Le serviva proprio quel caricatore.

-D’accordo- acconsentì, senza obiettare.

-Non capisco se sei solo priva di spina dorsale o se il tuo telefono è di vitale importanza, ma spero resterai viva abbastanza a lungo perché io possa scoprirlo- le fece un occhiolino, e arrivò finalmente davanti a Flavio, per dare i nomi del loro gruppo.

Anche Arianna sperò di vivere abbastanza a lungo da usare tale telefono.

Anche se per il momento si sentiva davvero una semplice spettatrice dei piani e delle strategie altrui.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(A.A.)

Questo capitolo è stato un po’ di passaggio, ma abbiamo conosciuto tre personaggi che saranno abbastanza importanti in futuro, e formato un gruppetto.

E lo scenario iniziale è davvero un tutorial/creazione dei personaggi, spero che vi piacerà nonostante sia il più basilare.

Francamente non vedo già l’ora di arrivare al terzo scenario per introdurre il mio personaggio preferito, ma ci vorranno parecchi capitoli, meglio non parlarne già da ora.

Spero che il capitolo vi sia piaciuto. Nel prossimo si passerà al primo mostro da affrontare, chissà cosa sarà. Volevo introdurlo già in questo capitolo ma poi sarebbe uscito troppo lungo.

Lo scoprirete spero presto ;)

 

   
 
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