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Autore: stardust94    23/11/2021    3 recensioni
Questa storia, parla di amicizia, di coraggio, amore, incredibili avventure per salvare un mondo, ormai su l'orlo della fine. Di tradimenti, ferite, lacrime ma anche di speranza, quella speranza che ci fa alzare dai nostri letti ogni giorno e ci fa credere che tutto sia possibile.
Quando il tuo mondo è in pericolo, cosa sei disposto a fare per salvarlo?
" Ci hanno detto che i sogni non sono reali, ma quanto c'è di vero in tutto questo? se davvero i sogni sono una bugia, lasciami vivere in un sogno infinito, come lo sono i mondi che ho visitato."
" Se lo faccio finirai per perdere tutto"
" Anche se dovessi perdere me stessa, mi ricorderò sempre di noi e della nostra avventura"
Genere: Avventura, Fantasy, Sovrannaturale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het, Shonen-ai, Shoujo-ai
Note: Lemon, Lime | Avvertimenti: Contenuti forti, Non-con, Tematiche delicate
Capitoli:
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Capitolo dodici
verità svelate, tradimento, amicizia

(qualche giorno prima della reunion...)

 

Gart osservò la ragazza bionda tentare di prendere qualche frutto. Hope era parecchio buffa nel cercare saltando, di afferrare uno dei rami più bassi, con scarso successo.
Il mezz'orco, fu tentato di alzarsi e darle una mano, quando Komuri fece un movimento deciso con la mano, creando una scheggia di cristallo che staccò suddetto frutto, preso al volo dalla bionda.
- grazie Komuri. Ne volete un po anche voi? - domandò la ragazza con il frutto blu tra le mani.

Komuri era sdraiato sotto un albero con schiena e testa contro il tronco. Scosse la testa e chiuse gli occhi, rilassandosi.
Gart al contrario si alzò dal sasso dove era seduto, si avvicinò prendendo un coltellino e il frutto per poi sedersi in modo ben poco elegante, a gambe incrociate su l'erba.

- lo taglio io, così non ti fai male - disse quasi divertito cominciando a tagliare il frutto in spicchi.

Hope, si sedette su l'erba smeraldina e cercò nella casacca dei nastri, con i quali si legò i capelli in due code svolazzanti.
L'aria era calda e piacevole e il clima mite. Le radure di Selethis, erano uno dei luoghi più tranquilli del altopiano di Origin.
Il trio aveva deciso di fare la strada panoramica per raggiungere Loyality e ora, si godeva un tranquillo pic-nic all' aria aperta.

- Oggi si sta proprio bene! Dovremmo portare con noi qualche fiore, sono sicura che Seyra apprezzerebbe -
Disse la bionda raccogliendo dei piccoli fiori dallo stelo sottile e i petali rosa che cominciò a intrecciare tra di loro delicatamente.

- questa Seyra è tua madre o qualcosa del genere? -

domandò Gart poggiando su un fazzoletto alcuni pezzi del frutto tagliato, mentre ne prendeva un altro.
- no. È la mia tutrice. Lei e il sommo Alion, si prendono cura di me, da quando ero piccola -

spiegò Hope socchiudendo gli occhi mentre le sue dita sottili, intrecciavano i fili d'erba con i fiori creando delle piccole coroncine. Il vento le muoveva delicatamente i capelli mentre sceglieva accuratamente i fiori per la sua creazione.
Gart annuì facendosi scappare un grugnito, mentre le porgeva un pezzo di frutto. La ragazza sorrise grata e lo portò alla bocca addentandolo. Il frutto aveva un sapore particolarmente dolce e la fece sorridere poggiando una mano sulla guancia.

- è delizioso! Komuri provane uno, dai! -

lo incoraggiò Hope porgendogli un pezzo di frutto. Il ragazzo lo esaminò attentamente ma poi anche lui lo assaggiò. Per le sue papille gustative, era fin troppo dolce ma non era un sapore sgradevole.

- è troppo dolce. Ma è buono - si limitò a dire il ragazzo.
- ti lamenti troppo! Dove sono cresciuto io, rarità del genere erano quasi un regalo. Dovesti essere grato, pivello! - disse Gart appoggiandosi con un gomito al ginocchio.
- dove sei cresciuto? - domandò a quel punto curiosa la ragazza.

Gart le gettò un occhiata fugace posando il coltello e il frutto che stava spelando poi sospirando, si buttò indietro e si sdraiò su l'erba osservando il cielo terso.

- vengo da Galecia dalla città di Gladion una delle città più grandi e vicine alla capitale. Sono cresciuto lì con la mia famiglia e quando il vecchio è morto, ho deciso di partire - spiegò il mezzorco passando una mano dietro la testa.
- quindi...che cosa ti porta fin qui? A Galecia è facile sopravvivere, almeno da ciò che so - disse in quel momento Komuri

Gart tirò l'ennesimo sospiro seccato poi si mise di colpo seduto, portando le mani sulle cosce. Era seduto a gambe incrociate.

- diciamo solo...che ho avuto diversi problemi a Galecia. Sei soddisfatto? - domandò con un leggero fastidio nella voce

Komuri socchiuse gli occhi e si alzò da terra. Osservò il luogo dove si trovavano, come se qualcosa lo stesse preoccupando, dopodiché annuì alla domanda di Gart.
Hope si alzò a sua volta. Preoccupata portò una mano contro il petto chiudendola a pugno.
Il vento aveva cominciato a soffiare intorno a loro e in un men che non si dica, i tre erano stati avvolti da un vero e proprio tornado. Il cielo da prima terso e sereno, si era riempito di nuvoloni scuri e aveva iniziato a piovere ha dirotto.

- accidenti! Sarà anche vero che il tempo in montagna cambia al improvviso ma così è troppo! -

si lamentò il mezzorco alzandosi e iniziando a mettere nella casacca le sue cose molto velocemente, allarmato dall' improvviso cambio climatico.
Komuri al contrario, sembrava fiutare il pericolo ancor prima che si materializzasse. Si avvicinò ad Hope e le prese la mano facendole segno di non allontanarsi troppo da lui.
La ragazza annuì e un po spaventata rabbrividì. Sussultò quando si ritrovò la giacca di Komuri sulle spalle e lo vide avanzare, osservando un punto preciso dove le nuvole, si stavano raggruppando.

- questo vento...e la pioggia...non sono naturali. Meglio cercare un riparo e proseguire quando si sarà placata la pioggia -

disse il ragazzo trovando un segno di assenso dagli altri due amici. Ma quando un fulmine colpì il terreno molto vicino ad Hope, facendola piegare sulle ginocchia con le mani sulle orecchie, il ragazzo scattò subito in allarme e le si accovacciò accanto.

- va tutto bene? - domandò Gart scompigliandosi i capelli bagnati con una mano

Komuri poggiò la mano sulla testa della ragazza per attirare la sua attenzione. Quando ebbe il contatto visivo con Hope, le fece un piccolo sorriso rassicurante e lasciò che lei, si appoggiasse a lui mentre seguivano l'orco verso un riparo di fortuna, rappresentato da un grosso tronco d'albero cavo.

Hope si rannicchiò al suo interno con le ginocchia contro il petto. La ragazza, sussultava a ogni rumore troppo forte, prodotto dai tuoni e alla luce delle saette che passavano nel cielo, squarciando le nuvole. Komuri era in piedi a braccia incrociate e osservava a sua volta fuori da quel rifugio di fortuna.

- abbiamo avuto culo che alcuni alberi qui sono parecchio grossi -
provò a sdrammatizzare Gart seduto a terra mentre, era intento a levarsi i pesanti scarponi pieni d'acqua.
- non la chiamerei fortuna. Sta diventando una tempesta, se ci muoviamo ora, probabilmente finiremo per perderci - disse Komuri
- che propone il nostro "Navigatore" quindi? -

le parole del mezz'orco, erano suonate quasi canzonatorie ma Komuri, sembrò non darvi peso e osservò per qualche secondo la superficie del albero cavo.
Era un esemplare molto antico, un grande tronco cavo protetto da una spessa corteccia rossiccia. Komuri ne aveva visti solo nei disegni di così grandi. Tastò la corteccia per assicurarsi non fosse marcia poi guardò Hope.

- ehi... -

cercò immediatamente di richiamare l'attenzione della ragazza. Ma questa sembrava non sentirlo, troppo spaventata e scossa dal violento temporale.
Komuri allora le sedette accanto e afferrandole la testa le tappò le orecchie, facendo in modo che i loro occhi si incontrassero.

- ehi... - ripete con un tono calmo
stavolta Hope fece un debole cenno con il capo. Sembrava che la ragazzina, si stesse un po calmando.

- voi piuttosto...da dove venite? - domandò a quel punto il mezzorco.
- da Albion dal villaggio di Albabianca. -
spiegò Hope ormai più calma e tranquilla rispetto a qualche minuto prima. Si era seduta e prendendo il libro che si portava sempre dietro, cominciò a sfogliarlo.
- l'altopiano di Origin è noto per diverse cose tra cui il suo Guardiano - spiegò la ragazza
- nel profondo della Foresta Antica, si trova il Santuario del Drago Ancestrale divino del vento. Secondo le leggende quel luogo è pervaso dalla forza stessa del vento -

disse la giovane mostrando l'illustrazione raffigurante un colossale drago che sembrava in procinto di sbattere le sue vigorose ali.

- quindi, sarebbe opera sua, del drago intendo? -
domandò Gart stappandosi le orecchie come se fossero piene d'acqua. Komuri restò in silenzio mentre Hope, continuava a spiegare.

- in realtà questo vento ha qualcosa di...maligno. Non so bene spiegarlo, ma sembra pervaso da una sorta di...forza negativa - disse la ragazza
- malvagità eh? Senti Scricciolo, se per ipotesi fosse accaduto qualcosa al santuario del drago, cosa succederebbe al altopiano? - domandò il mezzorco

Hope socchiuse gli occhi riflettendo allungo prima di rispondere a quella domanda quasi in un sussurro.

- i santuari dei draghi sono il centro della loro forza e i draghi a loro volta, sono i custodi degli elementi. È solo una mia ipotesi ma...se per qualche ragione il santuario perdesse il suo equilibrio allora, credo che lo stesso accadrebbe al elemento naturale governato dal drago - disse infine la bionda visibilmente preoccupata dalla cosa.

Gart si passò la mano sul mento. Se davvero era successo quello che Hope stava ipotizzando, allora era davvero un problema non indifferente.
Il mezzorco si soffermò sullo sguardo di Komuri. Poteva anche sembrare un ragazzo qualsiasi ma quello sguardo, quel gelo e quella sorta di preoccupazione che sembrava celare, prima o poi lo avrebbero schiacciato.

Gart si alzò e si avvicinò a Komuri poggiando una mano sulla sua spalla.
Il ragazzo si voltò e i suoi occhi incontrarono quelli di Gart e successivamente di Hope seduta a terra.

- dobbiamo controllare. Il santuario dovrebbe essere nelle profondità della Foresta di Archan, giusto Hope? - domandò Komuri
- si. Ma secondo la leggenda c'è un terribile e potente guardiano a guardia della foresta e a protezione di questo luogo -
cercò di dire la bionda ma strizzò gli occhi quando la mano del mezzorco le scompigliò i capelli. Gart rise con la sua voce forte e molto profonda.

- forza scricciolo! Non sarai da sola ci sarò io e naturalmente il moccioso - disse con un ghigno
anche Komuri annuì come a dare ragione a Gart anche se il suo sguardo, non pote non tradire un pizzico di fastidio per l'appellativo usato da quest'ultimo. Hope si alzò lentamente richiudendo il diario che si mise legato al fianco.
- bene abbiamo deciso. Prossima fermata Foresta di Archan - disse Gart con un ghigno deciso

Il trio camminò allungo sotto la pioggia. Per grande sollievo di Hope, i tuoni e fulmini erano diminuiti d'intensità e le lasciavano un attimo di tregua. La ragazzina osservava la foresta con molta curiosità.

Il vento, appena più fresco per via del temporale appena giunto le solleticava il viso, mentre si fermava a osservare alcui fiori dal profumo inebriante, Hope notò una ragnatela e una farfalla dai colori azzurri che vi era rimasta impigliata. L'esserino si dimenava restando impigliato a quella sostanza vischiosa mentre un grosso ragno usciva dalla sua tana pronto a divorarla. Hope allungò delicatamente il dito e raccolse la farfalla liberandola dalla ragnatela.

- ecco...ora sei libera - sussurrò lasciando volare via la farfalla nel cielo plumbeo.

L'altopiano era un luogo così tranquillo e brulicante di vita che la ragazza, non si sorprese in modo eccessivo, quando vide una maestosa creatura fissarla al di là di alcuni cespugli. Hope sorrise e si avvicinò al unicorno dal manto d'argento che nitrendo abbassò la testa facendosi accarezzare dalla giovane.

- Hope che fai? Non restare indietro -

Komuri fece capolino alle sue spalle ma rimase senza parole, nel vedere quella scena davanti i suoi occhi.

Hope era in piedi e stava accarezzando un maestoso ed elegante unicorno. I capelli della ragazza parevano raggi di luce che danzavano nel vento, il suo abito bianco svolazzava leggermente e la ragazza guardava l'unicorno con dolcezza. Si voltò verso Komuri e gli sorrise

- non è bellissimo? - domandò al amico

Komuri annuì e prese una mela dalla sacca che portava al fianco. Si avvicinò cauto e porgendo la mela al equino lo osservò attentamente studiandone i movimenti, nel caso l'animale si fosse spaventato o avesse attaccato.

Al contrario la nobile creatura diede un morso alla mela con molta soddisfazione. Hope tornò ad accarezzarlo in silenzio. Era fin troppo pensierosa e Komuri sapeva che questo non era un bene.

- cosa ti preoccupa? È da quando siamo partiti che sembri pensierosa - ruppe il ghiaccio il corvino.

Hope socchiuse gli occhi e riaprendoli qualche instante si lasciò sfuggire un lungo sospiro decisamente preoccupata.

- se davvero è successo qualcosa al santuario...potremmo essere costretti a combattere. Io...finirei per essere soltanto un peso - sussurrò la ragazza

Komuri rimase in silenzio qualche minuto poi poggiò la mano su quella della ragazza che ancora stava accarezzando l'unicorno. Il ragazzo incontrò i suoi dolci occhi blu e scosse il capo stringendo nella propria la mano piccola e fragile della bionda.

- tu non sei un peso. E io ti proteggerò. Inoltre non è detto che si arrivi a combattere per forza, combattere è l'ultima risorsa - le disse lui

Hope annuì finalmente rassicurata dalle parole del amico. Guardò un ultima volta l'unicorno prima che esso, scomparisse tra la folta vegetazione, dopodiché seguì Komuri.
Il fresco che percepiva mentre stringeva la sua mano la faceva sentire bene. Il ragazzo le dava sicurezza e coraggio, abbastanza da riuscire ad allontanare la paura di un possibile combattimento.

I due raggiunsero Gart al interno di una radura nel folto della foresta di Archan. Al centro di essa, svettava una struttura usurata dal tempo, con il tetto che era stato sfondato da quello che pareva un enorme, colossale albero i cui rami che si estendevano per kilometri verso l'alto, sembravano voler toccare il cielo come tante mani protese verso l'astro prismatico.
Le foglie però a differenza di quelle di un albero normale, riflettevano i mille colori del iride in uno spettacolo meraviglioso.

- questo deve essere il Santuario della Foresta. - sussurrò Hope soffermandosi a osservare l'albero estasiata.
- mi domando...quanto ci farei vendendo quelle foglie? - si chiese il mezzorco
- dubito che vendere le foglie di un albero sacro, sia ben visto dalle divinità - scherzò Komuri
- le divinità non devono pagare l'affitto di casa -

fece notare il verde passando la mano tra la zazzera di capelli scuri, ancora impegnato a pensare, a come guadagnare da quella scoperta.

- oh! Gart non vorrai davvero vendere le foglie del albero sacro?! - domandò Hope
- assolutamente...si! Tanto cadranno comunque! Risparmio il lavoro al giardiniere - ghignò il mezzorco.
- ma...ma no! Non dovresti farlo. Intanto perché appartiene a una divinità e poi perché non è coretto - disse la ragazza.

Gart scrollò le spalle disinteressato mentre entravano nel santuario.
L'aria che inizialmente sembrava fresca era diventata molto pesante da sopportare, quasi stagnante man mano che il trio si inoltrava nelle profondità del dedalo sotterraneo composto da infiniti tunnel.

- accidenti! Queste gallerie sembrano tutte dannatamente uguali! - si lamentò Gart

la pazienza del mezzorco stava raggiungendo il limite. Erano ore che il gruppetto camminava tra gli svariati corridoi, senza riuscire a trovare alcuna uscita cominciavano a sentirsi in trappola.

- aspettate, siamo già passati da questo tunnel - disse Komuri fermando i due dal proseguire.
- come fai a essere sicuro che stiamo girando in cerchio? A me queste gallerie sembrano tutte identiche, maledizione! -

Komuri fece notare a Gart dei solchi lasciati dai suoi artigli su una delle pareti.

- avevo lasciato questi segni nel caso fosse servito tornare indietro. È anche un modo per essere sicuri della strada...ma qualcosa non va - spiegò il corvino.

Hope nel frattempo si era fermata e si era avvicinata a una delle pareti poggiandoci la mano a occhi chiusi.

- sento...qualcosa. È come se le rocce fossero infuse di potere...ed energia - disse la bionda
- che genere di energia? potrebbe centrare con il fatto che stiamo girando intorno? - domandò serio il corvino alla fanciulla che aprendo gli occhi annuì.
- è molto probabile. Il sommo Alion mi ha insegnato che molto spesso gli occhi possono ingannare e che bisogna usare gli altri sensi per trovare la soluzione -
disse la ragazza per poi chiudere nuovamente gli occhi e concentrarsi il più possibile, sfruttando gli altri sensi per identificare qualsiasi cosa fosse strana o fuori posto.

Inizialmente non udì alcun suono se non quello del gocciolare dell'acqua dal soffitto.
La ragazza rimase concentrata respirando lentamente e ascoltando in silenzio l'ambiente intorno a lei.
Quando, improvvisamente, un lieve venticello le soffiò sul volto. Hope, aprì gli occhi e cercò da dove provenisse tastando le pareti con la mano fino a trovare uno spiraglio nella roccia.

- qui! Ragazzi da questo buco sento il vento è possibile che ci sia un altra galleria o un uscita - disse la ragazza

Komuri annuì e Gart, prese immediatamente la sua ascia. Fece segno ai compagni di stare indietro e con un colpo poderoso, ridusse in frantumi la parete svelando una galleria secondaria con una luce alla fine.
- è stata un ottima intuizione Scricciolo! Finalmente possiamo uscire al esterno -

disse Gart entusiasta correndo verso il fondo del tunnel lasciando indietro Hope e Komuri.
Proprio quest ultimo si avvicinò alla fanciulla e le fece un lieve sorriso.

- visto? Non sei un peso. Se non fosse stato per te, staremmo ancora girando in cerchio. -

le disse il ragazzo. Hope a quelle parole, sentì crescere un moto di gratitudine misto a soddisfazione e orgoglio dentro di lei.

Era felice.
Felice di averli aiutati e di aver contribuito per quanto poteva alla riuscita della loro impresa. Le nacque un sorriso spontaneo sulle labbra mentre arrossiva un po sorpresa da quel complimento ma immensamente felice.

- n-non ho fatto nulla di speciale. Chiunque poteva riuscirci - disse la bionda
- è vero. Chiunque ma adesso sei stata tu a pensarci e tu a farlo. Non chiunque, Hope -
le disse il ragazzo facendole l'occhiolino mentre uscivano dal tunnel respirando finalmente un po di aria fresca.

Davanti a loro si estendeva una zona piena di colline e cascate, Hope poteva sentire il rumore invadere le sue orecchie.
Al centro una sorta di arcipelago di spiazzi di terra in mezzo a un lago dalle acque cristalline.

Sullo spiazzo più grande, sorgeva un complesso di edifici molto antico, probabilmente della stessa epoca del portone d'ingresso, pensò affascinata la bionda. Sopratutto, vista l'oscurità del tempo che aveva ingiallito le pareti sulle quali crescevano senza sosta, radici ed edere.

- wow...quindi il vero santuario è questo? Che spettacolo - disse la ragazza senza parole.
- una anticamera sotterranea che solo chi può avvertire la magia è in grado di raggiungere. Ingegnoso - pensò Komuri

il trio attraversò uno dei ponti di collegamento tra un isoletta e l'altra, raggiunsero l'edificio principale entrando.
Le stanza, erano affrescate con disegni del epoca antica che ritraevano quella che sembrava, la storia di una catastrofe e lasciavano sbalordito il trio.

- gli elementi sfuggiti al controllo crearono catastrofi. Nubifragi, incendi devastanti, si susseguirono nel mondo portando ovunque la sciagura - disse Hope osservando gli affreschi
- oh interessante e poi? - domandò in quel momento Gart.

Il mezzorco sembrava non prestare tanta attenzione al racconto di Hope che riprese da dove si era interrotta.

- in mezzo a tutta quella disperazione e caos...mentre la furia degli elementi divampava in questo mondo...una speranza nacque. Un drago che possedeva ali dei colori del iride e una saggezza quasi millenaria discese nel nostro mondo -
spiegò fermandosi davanti al murale che rappresentava i draghi ancestrali uno dei quali presentava ali color del iride nelle quali, erano incastonate gemme di mille colori.

- il suo potere riuscì a domare gli elementi impazziti e riportò ordine e armonia trasformando quegli stessi elementi in draghi - concluse la ragazzina

- ed è vero? -

La voce di Komuri la fece voltare. Il ragazzo stava osservando un altro affresco che mostrava suddetto drago nel atto di domare i fratelli elementari. il suo sguardo, pareva confuso ma al tempo stesso, incuriosito da quella rappresentazione e la leggenda in generale.
Hope scosse la testa come a far comprendere di non conoscere la risposta al quesito. Komuri si limitò a raggiungerla osservando l'affresco.

- quando ci penso...mi domando sempre che cosa l'abbia spinto ad agire per fermare i draghi elementari - si chiese il ragazzo
- forse...voleva dare speranza al resto delle creature - azzardò la bionda

Komuri la guardò dritta negli occhi. Quella poteva anche non essere la risposta giusta ma era l'unica che avevano trovato e la più soddisfacente.

Ripresero a camminare e ovunque intorno a loro si accorsero di come i colori fossero cambiati.
L'oro sbiadito e rovinato dal tempo, aveva lasciato posto al verde bosco intenso nelle sue più variegate sfumature.

- wow che spettacolo! È tutto quanto verde! - esclamò Hope meravigliata, mentre entravano in una nuova stanza, forse l'ultima del santuario.
- Gart ti senti a casa? - scherzò Komuri ridendo

il mezzorco sbuffò seccato e portò l'ascia sulla spalla mentre si guardava attorno. Non era tranquillo e sembrava quasi seccato.

Il vento si era fatto più forte, l'aria però non era più fresca. Per le narici gli salì un forte odore, quasi nauseane di qualcosa in putrescenza.

- che odore schifoso! Qualcuno ha ucciso un Topide?! - domandò il mezzorco stringendo il naso con due dita.

Komuri sembrava non risentire particolarmente di quello strano odore, al contrario dei due amici.
Hope si era fatta molto più pallida e l'entusiasmo per la scoperta di quella stanza, era scomparso quando erano entrati e si erano accorti di essere avvolti da una sorta di nebbia nera e densa.

- non respirate! - ordinò Komuri

il ragazzo si strappò una manica e la premette contro la bocca e il naso di Hope coprendola per non farle respirare quel miasma. La ragazza si sentì quasi svenire e dovette poggiare la schiena contro il petto del corvino, mentre questo si guardava attorno cercando un punto, dove la nebbia non vi fosse.

Individuò l'unica apertura e guardando Hope la spinse delicatamente ad avanzare, come temeva sia Gart sia lui avevano cominciato a risentire a loro volta del miasma. Dovevano fare in fretta e togliersi dalla sua portata.

Continuarono a camminare fino a uscire da quella nebbia ma ciò che più avevano temuto si presentò davanti i loro occhi increduli.
La vegetazione che fuori dal santuario era verde e rigogliosa, ora sembrava morente.

Piante, fiori e alberi erano macchiati da una sostanza liquida di colore nero che sembrava le stesse bruciando e corrodendo.

Hope sbarrò gli occhi a quella vista. Si tolse il pezzo di stoffa dalla bocca e si lasciò scivolare in ginocchio allungando una mano per sfiorare una foglia che divenne cenere al suo tocco facendola sussultare.

- che diavolo è successo qui? - domandò il mezzorco guardandosi attorno.

Non si percepiva alcun suono, l'acqua nello stagno era cristallina in netto contrasto con l'aria stagnante e la vegetazione morente.
Improvvisamente, Hope si piegò dal dolore lasciandosi sfuggire un grido soffocato, la ragazza portò le mani sulle orecchie strizzando dolorosamente gli occhi.

- le sento...le loro voci - sussurrò la ragazza
- le voci di chi Hope? -
domandò Komuri andando al suo fianco, poggiandole una mano sulla schiena preoccupato per l'amica.
Ehi Scricciola?! Che ti succede? Che STA succedendo? -
domandò a sua volta uno sconvolto Gart che non capiva nulla della situazione, figuriamoci capire cosa stesse provocando il malore della ragazza.

Ma non ebbero il tempo di pensarci, perché improvvisamente sentirono un gracchiare assordante e dalle fronde degli alberi, fece capolino una creatura avvolta da una sottile nebbia nera.
Quando riuscirono a vederlo nella sua interezza, si resero ben presto conto che la creatura, non era altro che un gigantesco grifone di colore grigio nero. Sbatteva le possenti ali gracchiando e sollevando folate di funesto vento contro il trio.

Per non essere spazzati via, Komuri e Gart puntarono i piedi. Komuri strinse la vita di Hope con un braccio mentre resistendo alle folate stava già trasformando il braccio in cristallo, era pronto a combattere e non era il solo. Anche Gart aveva sfoderato la sua ascia ed era corso urlando verso il nemico con il solo risultato di essere spazzato indietro verso alcuni alberi che si spezzarono al impatto con la sua "prestanza fisica" molto imponente.

- cavolo per tutti i Kudaz! Quel coso adesso che diavolo è?! - gridò il mezzorco

Komuri scosse la testa non conoscendo la risposta. Posò il proprio sguardo su Hope tra le sue braccia e allungò l'artiglio di cristallo ancorandosi al terreno.

- Hope! Guardami Hope! - la chiamò il ragazzo

la bionda alzò la testa, aveva una piccola ferita sulla guancia dalla quale scendeva un rivolo di sangue. Il vento sempre più forte, le aveva sciolto i capelli lungo le spalle.

- è...temo che quello sia il guardiano di cui parla la leggenda - spiegò

Komuri annuì. Adesso sapeva cosa doveva fare. Rafforzò la stretta sulla vita della ragazza e guardò verso il grifone.
- Hope tieniti forte, appena te lo dico...corri -

la ragazza annuì e si strinse a lui portando le mani dietro il suo collo. Komuri poteva sentire il suo respiro sulla pelle e il pizzico lieve dei capelli di lei che gli facevano il solletico.
Improvvisamente, il ragazzo sentì una voce nella testa, come l'eco di un ricordo lontano che diceva solo una cosa: non lasciare la sua mano

Komuri si fece coraggio e con uno scatto balzò oltre il grifone, atterrando su un ramo con Hope al sicuro tra le sue braccia, mentre Il grifone scagliava una serie di fendenti di vento verso i due.

- Hope corri! - la incitò il ragazzo portando le braccia davanti al volto per farsi da scudo.

Hope a quelle parole, si staccò dal corvino e cominciò a correre a perdifiato schivando con ben poca grazia le folate di vento che minacciarono più volte di farle perdere l'equilibrio tra un ramo e l'altro.
Non sapeva dove andare quando sentì un profumo di rosa e una voce dolce echeggiare nella sua mente quanto nel suo cuore.

" Un uccellino deve spiccare il volo. Se non puoi opporti al vento...forse dovresti accettarlo"

si fermò. Portando una mano a pugno stretta contro il petto, la ragazza alzò il capo. Si voltò lentamente, i capelli erano diventati un groviglio scompigliato a causa del fortissimo tifone scatenato dal grifone che gracchiando stava guardando verso la ragazza.

Hope si fece coraggio guardando un instante alle sue spalle. Era salita molto in alto e vedeva unicamente grovigli di rami sotto di lei. Deglutendo le mancò per un instante il respiro ma si rese conto di non poter tornare indietro. Si voltò verso il grifone e iniziò a indietreggiare sotto lo sguardo di Komuri e Gart, decisamente allibiti.

- se non posso oppormi al vento...allora... - sussurrò Hope ormai al bordo del ramo.

Komuri scattò in piedi ma non fece in tempo ad allungare la mano verso la ragazza per cercare di fermarla. perché Hope si era lasciata cadere nel vuoto spalancando le braccia e chiudendo gli occhi.

- HOPE! -

l'urlo di Komuri fu l'ultima cosa che Hope udì mentre stava precipitando probabilmente verso la morte.
Improvvisamente a riempirle le orecchie, fu il fragore assordante del vento. Le sembrava una bestia pronta a divorarla da un momento al altro...che la voce le avesse mentito?

No. Qualcosa le diceva che doveva fidarsi di quella voce.
Proprio quando pensava di essere spacciata, sentì quello che sembrava un respiro e un vento caldo la avvolse. Sgranò gli occhi sorpresa e si lasciò avvolgere da quella sensazione. Era come essere senza peso e fu allora che si accorse, di stare risalendo, stava cavalcando il vento!

" Non lo temi? Non temi il vento, il ciclone distruttivo? " Domandò una voce

essa era diversa da quella che le aveva chiesto di buttarsi. Era una voce più forte e dal timbro un po stanco e quasi spento. La ragazza scosse la testa e allungò le mani verso l'alto.

- no. perché so che il vento non è solo questo. Il vento è anche in grado di trasportare i semi per far crescere piante e fiori - disse in un sorriso

una risata proruppe allora. Poi di nuovo lo stesso "respiro" spinse Hope ancora più in alto.
" E sia. Se accetti il mio vento...allora diventerò le tue ali! "

Improvvisamente intorno ad Hope, apparvero cristalli dalle diverse sfumature di verde. La ragazza allungò una mano e i cristalli alle sue spalle affondarono nella sua schiena.
Urlò per il forte dolore e si strinse nelle spalle stringendo gli occhi, mentre i cristalli affondavano nella sua carne e si legavano al suo corpo fino a risplendere di una tenue luce verde.

- ora va! Vola più in alto di chiunque altro, cavalca il vento figlia del drago! -
le disse nuovamente la voce. Adesso la sentiva così vicina che poteva giurare di avere il suo interlocutore a pochi passi.

Hope annuì e sbatté le sue nuove ali di cristallo cavalcando le folate di vento verso l'alto.
***
 
Komuri e Gart non avevano potuto fare nulla. Hope era caduta o meglio, si era lasciata cadere dal ramo. Il primo a reagire era stato il mezzorco che prendendo la sua ascia, si era gettato contro il grifone tentando di colpirlo con tutta la sua forza.
Ma il volatile aveva sollevato gli artigli affilati come rasoi, cercando di colpire la stessa arma di Gart che aveva parato con il manico salvandosi in extremis dal farsi staccare gli occhi dalle artigliate.

- moccioso vedi di riprenderti! Komuri accidenti dammi una mano, cretino! -

a nulla valevano le grida e gli insulti del mezzorco. Komuri era inginocchiato a terra. La testa in avanti gli occhi, leggermente celati dai capelli corvini. Il ragazzo non emetteva un solo suono, si lasciava colpire dalle folate di vento che sferzando l'avevano riempito di graffi.

Lei che era davanti a lui fino a un momento fa, ora era scomparsa.
Nessuno sarebbe sopravvissuto a una simile caduta...era andata, era morta per sempre e quel che era peggio...era tutta colpa sua. Aveva fatto esattamente l'opposto che gli aveva detto la voce.
Aveva lasciato la sua mano.

Lentamente piegò il corpo fino a essere quasi rasoterra e stringendo i denti serrò i pugni colpendo con forza il terreno. Un urlo di frustrazione lasciò le sue labbra mentre malediceva quel grifone e il vento stesso che aveva strappato la vita della sua amica.

Una rabbia cieca lo investì. Si alzò circondato da cristalli acuminati che sparò contro il grifone.
L'animale ancora impegnato contro Gart, non si accorse del attacco e venne trapassato sul fianco e le ali. Il sangue schizzò dalle ferite mentre il grifone gracchiava sofferente sbattendo le ali che sgocciolavano a terra.

Komuri barcollò, inclinò la testa di lato prima a destra poi a sinistra. Era ebro di quella strana rabbia e adrenalina che lo pervadeva. Era come se non sentisse la voce di Gart che lo chiamava inutilmente cercando di raggiungerlo per impedirgli di uccidere il guardiano.

Komuri non stava ascoltando. Era avvolto da una sorta di aura oscura e a ogni suo passo si lasciava dietro una scia di cristallo.
Era arrivato quasi davanti al grifone quando una figura si frappose tra lui e l'oggetto della sua rabbia.

Hope era davanti a Komuri, le ali di cristallo scintillavano delicatamente alle sue spalle. La ragazza aveva allargato le braccia e stava guardando dritta verso Komuri.

- fermati...Komuri non è da te. Ti prego ascoltami! Il Guardiano non ha colpe! Guardami! -

tentò di dire la ragazza ma Komuri sembrava non vedere nemmeno Hope perché scattò in avanti mentre sul suo volto, faceva capolino un ghigno di malvagia crudeltà.

Hope vedendo che il suo amico sembrava completamente ubriaco di tutta quella rabbia, lo lasciò avvicinare poi con uno scatto deciso lo strinse forte tra le braccia.

- basta! Komuri...Komuri questo non sei tu! -

urlò la bionda affondando le dita nella giacca del amico e sprofondando il volto contro la sua spalla impedendogli di spostarsi come poteva.
Komuri spalancò gli occhi e la bocca. Il labbro inferiore tremolò mentre stringendo i denti strizzava gli occhi cercando di riprendere il controllo delle proprie azioni.

Allungò le braccia mentre gli artigli di cristallo, lentamente si andavano a sfaldare sbriciolandosi e il ragazzo ricambiava l'abbraccio della bionda, stringendola forte.

- Hope...Hope io...non volevo. - le sussurrò al orecchio.
- lo so. Va tutto bene, sono viva visto? Non devi più combattere - gli disse lei con un piccolo sorriso.

Komuri annuì mentre l'aura oscura diminuiva fino a scomparire. Tirò il fiato si sentiva stanco come se avesse corso per una lunghissima distanza senza mai fermarsi.

Hope guardò verso Gart e il grifone ferito che si era accasciato a terra. Subito la ragazza corse da lui.
L'animale alzò debolmente la testa emettendo un bagliore simile a quello delle ali della ragazza che si era inginocchiata accanto al volatile.

- cosa è successo? Ti sei buttata nel vuoto e poi? E cosa intendevi dire con "il guardiano non ha colpe?" - domandò Gart avvicinandosi
- che non è colpa sua tutto questo. Vi spiegherò meglio dopo...adesso dobbiamo curarlo. - spiegò la ragazza ai due compagni che annuirono.

Komuri si avvicinò e tentò di sfiorare l'ala del grifone, ma questo memore del attacco di prima, si agitò gracchiando, muovendo freneticamente la testa e le ali.

- va tutto bene. Va tutto bene Odyn...lui è un amico - sussurrò Hope accarezzando delicatamente il collo della creatura.
- Odyn? - domandò Gart piegando la testa lateralmente.
- si. È il suo nome. Quando sono caduta ho sentito una voce. E mentre risalivo mi ha detto che Odyn è uno dei Guardiani le creature che proteggono i Santuari - spiegò la ragazza.
- a chi apparteneva la voce? - domandò allora Komuri.

La ragazza fasciò con alcune foglie e dei rametti flessibili l'ala ferita dopo che Komuri bloccò il sangue usando il suo cristallo che si espanse sulla ferita cicatrizzandola.

- credo che fosse la voce di Rygon il Drago Ancestrale del Vento - aggiunse la bionda

i due amici restarono senza parole, mentre il grifone si alzava lentamente e apriva le ali illuminandosi di una tenue luce verde, facendo sorridere Hope.

- dice che sta meglio e ci ringrazia - Aggiuse la ragazza.
- tu riesci a capire che cosa dice Scricciolo? - domandò un abbastanza sconvolto Gart.

Il mezzorco si era portato l'ascia sulla spalla e ora stava osservando il grifone e la ragazza ancora inginocchiata al suo fianco.

- si. Riesco a comprendere quello che dice. Gli dispiace di averci attaccato ma credeva fossimo degli intrusi - spiegò Hope
- qualcuno si è introdotto nel Santuario...dice che il Drago Ancestrale ha provato a respingerlo ma è scomparso dopo la battaglia e il santuario ha cominciato a corrompersi - aggiunse poi traducendo il gracchiare del volatile
- lui è rimasto da solo a combattere ma non c'è riuscito ed ha finito per farsi a sua volta corrompere. - terminò con un sospiro triste
- non si può fare nulla per il santuario e il Guardiano? - domandò allora Komuri comprendendo finalmente la situazione, almeno in parte.
- quello che possiamo fare per ora...è incontrare Rygon. È nelle profondità di questo santuario. Se lo incontriamo dovrei poterlo purificare con i miei poteri di Sacerdotessa - spiegò la ragazza

Komuri rimase in silenzio. Si stava chiedendo se la voce che aveva udito fosse la stessa che Hope aveva sentito e se anche lui, fosse stato o meno guidato dal drago ancestrale.
Al contrario, Gart sembrava parecchio confuso. Gli ci volle ben più di un minuto per processare la valanga d'informazioni che Hope gli aveva gettato addosso.
Il mezzorco camminò avanti e indietro pensieroso, accarezzandosi il mento poi si lasciò cadere seduto accanto al grifone e poggiò le mani sulle cosce seduto a gambe incrociate.

- d'accordo! Non so se tutto quello che hai detto possa essere o meno vero. Ma sono un uomo che si convince unicamente, vedendo con i suoi occhi -
affermò Gart per poi rialzarsi con uno scatto deciso picchiando la mano sul pugno chiuso con uno sguardo sicuro di se.
- dato che siamo arrivati fin qui...andiamo a incontrare questo Drago Ancestrale ho giusto due parole da dirgli! - ghignò il verde

- grazie Gart! - esclamò sorridendo Hope per poi guardare verso Komuri
- non devi nemmeno chiederlo. - si limitò a dire Komuri facendole l'occhiolino

Hope sorrise a sua volta mentre le ali di cristallo verde emettevano un bagliore smeraldino che proiettò una sorta di fascio di luce verso l'alto sulla vetta di quel groviglio di rami.
Komuri si avvicinò alla bionda e osservò le ali di cristallo così simile a quello usato da lui per combattere.

- immagino che con quelle, non ti serva più il Komuri Express - scherzò
- spiritoso! Quindi non sono strane o brutte? - domandò ridacchiando la ragazza facendo una giravolta.
- affatto. Ti donano - le rispose Komuri ridendo
- ehi! Se non interrompo nulla, direi di andare lassù no? - domandò a quel punto Gart prima di saltare e ancorarsi a uno dei rami con la sua ascia.
- se non vi date una mossa vi lascio qui, piccioncini! - li prese in giro il mezzorco

Komuri roteò gli occhi mentre Hope si librava leggiadra a qualche metro da terra osservandolo. Il ragazzo ghignò e con un balzo atterrò su un ramo leggermente più alto di quello di Gart.
Hope allora si spinse verso l'alto cavalcando il forte vento e con dei piccoli saltelli, quasi stesse danzando continuò a salire di ramo in ramo. Il vento giocava con i suoi capelli e lei ridendo si lasciava avvolgere da esso quasi stesse danzando con il vento stesso.

Davanti a quello spettacolo grazioso e quasi magico i due ragazzi restarono senza parole.
Raggiunsero l'amica quasi subito, Komuri usando l'artiglio di cristallo come un rampino per darsi lo slancio necessario a raggiungere gli altri rami. Mentre Gart saltava in modo decisamente meno aggraziato e bloccava l'ascia usandola per sollevarsi con una spinta, atterrare e saltare al ramo successivo.

I tre arrivarono finalmente sulla cima e restarono senza parole, di fronte a quello che sembrava un trono finemente lavorato. Il metallo o il materiale che ne imitava la composizione, era di colore verde e al centro dello scranno sul dietro vi era incisa l'effige di un drago di smeraldo con lapislazzuli al posto degli occhi.

- wow...ma niente drago - fece notare Gart incrociando le braccia.
- lui...è qui. Lo sento - sussurrò allora Hope

- Sono colui che vive sulle cime lontane...il Fragore del vento di Burrasca...il tiepido battito delle ali. Sono colui che incarna il Vento -

la ragazza si mise a intonare una sorta di nenia le cui parole, sembravano parlare proprio del drago. In quel momento quattro folate di vento avvolsero le ali di Hope che brillando, proiettarono a loro volta dei raggi di luce verde verso una statua poco più avanti.

La statua rappresentava un enorme, colossale drago dalle fattezze serpentine con immense ali piumate e una gemma verde sul capo. sotto gli occhi del trio, riprese colore e gli occhi del drago si illuminarono come smeraldi mentre la roccia si sgretolava e lasciava il posto a un delicato piumaggio dalle più splendide sfumature di verde.
Il Drago Ancestrale del Vento, si erse in tutta la sua magnificenza ruggendo verso il cielo.

- wow! Pazzesco è un drago un vero drago! -
disse Gart lasciando scivolare l'ascia che con un rumore sordo cadde conficcandosi nel ramo. Anche Komuri e Hope erano senza parole osservando la creatura dinanzi a loro.

- vi ringrazio. La Corruzione è stata placata grazie a voi Sacerdotessa dell' Infinity e coraggiosi guerrieri. -
la voce di Rygon rimbombò con un tono forte e solenne nelle teste dei tre ragazzi. La creatura si mise seduta e osservò attentamente la fanciulla
- noi? Siamo stati noi a liberarti? come e stato possibile? - domandò Hope
- avete combattuto dimostrando tutto il vostro coraggio. Avete sconfitto l'odio dentro di voi e avete ascoltato la voce del vento nel vostro cuore - disse Rygon

Komuri pensò a tutto quello che era successo. Che Rygon li stesse sul serio mettendo alla prova? E se era così...lui l'aveva davvero passata?
Si portò una mano al petto stringendo il tessuto della maglietta. Non era certo di aver sconfitto il suo odio...lo aveva ancora dentro di lui ma si era placato e a farlo placare era stata Hope.

- non temete figli del Vento, il santuario non è ancora crollato. Possiamo ancora ripristinare l'equilibrio e salvare l'altopiano - spiegò il drago
- come? Ci dica come fare per mettere apposto le cose - chiese allora Hope.

Rygon protese il capo verso quello che sembrava un piccolo altare e guardò nuovamente Hope.

- prega al tempietto, allontana ogni esitazione e recita il Cantico del Vento. Solo così il Santuario sarà purificato. Resisti al dolore e sprigiona la tua voce, oh nobile sacerdotessa - disse il drago

Hope deglutì afferrando i bordi della sua veste. Il momento tanto atteso era arrivato. Ora stava a lei sprigionare il potere della sacerdotessa.
Komuri e Gart si avvicinarono mettendole ognuno una mano su una spalla come a dirle di non avere paura e di credere in se stessa quanto loro credevano in lei.

- vai. Puoi farcela Hope...noi saremo qui - le disse Komuri.
- forza Scricciolo è il tuo momento! Fammi vedere di che pasta sei fatta! - la incitò poi Gart

Hope annuì e fece un sorriso agli amici. Poi a piccoli passi raggiunse l'altare. Si inginocchiò davanti a esso e congiunse le mani stringendole in preghiera chiuse gli occhi.
Le parole del cantico uscirono quasi spontaneamente dalle sue labbra, come se quella canzone, la conoscesse da sempre.

Su gli irti colli...
Sulle verdi vallate...
Increspando l'acqua e trasportando la vita...
Il cantico del fiero guerriero
oh Vento che porti l'eterna promessa
viaggia oltre il tempo e lo spazio
e porta la mia eterna promessa.


Quando ebbe cantato l'ultima strofa, intorno a loro una luce verde si sprigionò partendo dalle ali di Hope che mutarono il loro aspetto. Il cristallo si sgretolò e la grandezza delle ali aumentò. Ora erano piumate e sfumavano dal verde più scuro a quello più chiaro sulle punte.

Hope aprì gli occhi, anch essi erano verdi sfumati. improvvisamente si strinse nelle spalle, un dolore terribile la avvolse mentre il suo intero corpo, sprigionò un bagliore e l'aria stagnante cominciò a scomparire mentre un calmo vento accarezzava ora le fronde degli alberi.

La ragazza si voltò verso i compagni ma improvvisamente perse i sensi e scivolò in avanti. Komuri scattò e la prese prima che cadesse a terra. Quando il ragazzo le sfiorò la fronte e la guancia con una carezza, si rese conto di quanto Hope priva di sensi fosse gelida come il ghiaccio.

- che cosa le è successo?! - ringhiò Gart al drago
- non temete. È Avvelenamento da Mana. Domattina starà meglio. Macota! - chiamò Rygon

proprio in quel momento, dalle fronde di un albero spuntò una azzera di capelli di colore verde chiaro. La fanciulla che era scesa dal albero, imbracciava un arco e aveva una espressione di stupore dipinta sul viso.

- Sommo Rygon! Oh...il Santuario è tornato al suo antico splendore...loro chi sono? -

domandò quasi d' un fiato la ragazza spostando una ciocca di capelli e rendendo visibili le orecchie leggermente a punta, tipiche della sua razza.

- loro sono ospiti e i salvatori del santuario. Voglio che ti prenda cura di loro fino a quando ne avranno bisogno. La ragazza è la Sacerdotessa del Infinity, necessita di cure e riposo - disse il drago alla ragazza Elves che prontamente si avvicinò al trio.
- farò tutto quello che posso Sommo Rygon. Saluti a voi viaggiatori, il mio nome è Macota vi ringrazio infinitamente di aver salvato il Santuario del Vento. Seguitemi - esordì la elves

Komuri prese Hope in braccio e fece segno a Gart, ancora perso a osservare la ragazza Elves, di seguirlo. Il mezzorco annuì evitando ulteriori distrazioni e con l'ascia sulla spalla seguì Hope e la loro nuova e misteriosa guida.
****
 
Komuri rimase a vegliare su Hope tutta la notte. La ragazza era stata coricata su un letto dl aspetto di un bocciolo aperto. Macota le aveva prestato le cure del caso per poi andare a prendere qualcosa da mangiare. Nonostante tutto Komuri non aveva lasciato la mano del amica nemmeno un attimo, nemmeno quando Gart si era offerto di vegliarla al suo posto. il corvino, aveva semplicemente detto di non aver bisogno di riposo e non l'aveva lasciata.

- non è stanco? dovrebbe riposarsi -

Gart guardò verso la porta attirato dalla voce di Macota. La ragazza aveva con se un vassoio con della frutta e delle bacche che appoggiò su un comodino.
La stanza che avevano predisposto, era molto semplice e i mobili erano stati creati attraverso la lavorazione di fibre vegetali e fiori. C'era un piacevole profumo e le pareti erano composte da radici e rami intrecciati tra loro con una parte circolare che fungeva da finestra.

Macota accese una luce creata usando degli insetti luminosi in un barattolo e si avvicinò al letto di Hope.

- quindi che ci fa una elves così lontana dalle foreste a Est? - domandò Gart
- è una storia lunga. Ma in sintesi si rende utile in questi giorni difficili. E quindi... I vostri nomi quali sono? - domandò Macota a quel punto
- io mi chiamo Gart, il moccioso è Komuri e la ragazzina è Hope - le disse il mezzorco

Macota registrò le informazioni per poi passare alle altre domande. Le premeva molto conoscere di più dei viaggiatori che aveva davanti. Non riusciva proprio a porre un freno alla sua curiosità.

- il Sommo Rygon ha detto che avete salvato voi il santuario...come ci siete riusciti? - domandò la elves
- è stata opera dello Scricciolo. Io e il moccioso non abbiamo fatto poi molto. Hope ha "purificato" il santuario. Almeno il drago ha detto così no moccioso? -

Komuri annuì e prese posto sedendosi accanto al mezzorco. Sembrava molto stanco nonostante avesse negato più volte di avere bisogno di riposo, anche il ragazzo era provato dalla giornata appena passata.

- capisco. Stupefacente! Nessuno cera mai riuscito prima. Oh quasi me lo stavo dimenticando...ho fatto preparare a Faye una stanza anche per voi due. Resterò io con la sacerdotessa non preoccupatevi e riposate pure - disse loro Macota con un sorriso gentile e amichevole
- fantastico! dai! moccioso lascia che Macota, giusto? - domandò a quel punto Gart alla elves
- s-si. Macota, esatto - rispose lei
- bene. Komuri lascia che Macota si occupi di Hope. È in buone mani e tu sei esausto. -
aggiunse Gart picchiando una pacca lieve sulla spalla di Komuri che sussultando si strofinò gli occhi sbadigliando.

- ...d'accordo. Ehi se Hope si dovesse svegliare prima...avvertimi per favore -
raccomandò a Macota il corvino prima di uscire rassicurato in parte dal segno di assenso della elves.

Il giorno seguente, Komuri raggiunse fiducioso la stanza di Hope e pote tirare un sospiro di sollievo, quando la vide chiacchierare con Macota.

- buongiorno Komuri - disse la biondina
- giorno Hope. Come ti senti? -

le chiese il ragazzo avvicinandosi al letto della ragazza che sorridendo gli mostrò il pollice alzato come a rassicurarlo delle sue condizioni facendogli tirare un sospiro di sollievo.

- ehilà! Scricciolo sono contento che stai bene. Macota le tue erbe sono fenomenali, adesso mi sento decisamente meglio - esclamò Gart facendo arrossire lievemente la elves che annuì imbarazzata ma contenta di essere stata d'aiuto

- Hope quando vuoi possiamo ripartire. Ci aspettano ancora diverse ore di cammino per raggiungere Loyality. -
disse Komuri agguantando una mela. Trasformò la mano in artiglio e la spelò senza pochi problemi per poi tagliarla a spicchi davanti a una sorpresa Macota.

- quindi state per ripartire? Loyality eh? Se volete possiamo fare un pezzo di strada insieme, io sono diretta al altopiano per controllare la situazione. - disse la elves alzandosi e mangiucchiando qualche chicco d'uva nel mentre.
- per me va bene! E potresti vendermi qualcuna delle tue erbe curative o anche regalarmele se vuoi. Mi vanno bene entrambe! - rise rumorosamente il mezzorco facendole un ghigno

Komuri roteò gli occhi e si appoggiò alla parete mentre Hope ridendo annuiva.
- anche io sono daccordo. Mi farebbe piacere parlare ancora un po con te, Macota - disse la bionda sorridendole

la elves si esibì in un goffo inchino e saluto militare, non ben conscia di quale fosse più coretto fare in quella situazione.
- fantastico! Conosco anche una scorciatoia che vi farà guadagnare un sacco di tempo! - disse loro la elves.
- prima però...vorrei parlare con il sommo Rygon, posso? - domandò Hope
- certo! È nella sala del trono, ti accompagno io mentre voi due finite di prendere quello che vi serve per il viaggio? - domandò Macota ai due ragazzi che annuirono entrambi.

Così mentre Gart e Komuri andavano a fare gli ultimi preparativi, Macota guidì Hope fino alla sala del trono.
Seduto su di esso, adesso non vi era più un drago ma bensì un uomo dai capelli d'argento parecchio lunghi che indossava una veste simile a quelle cinesi, di colore verde acqua. Guardò Hope con uno sguardo gentile, i suoi occhi erano di un profondo verde, come il bosco.

- benvenuta principessa Hope. Avete riposato bene? - domandò Rygon
- certamente! Grazie per esservi presi cura di me, sono molto felice che le cose si siano risolte -
rispose Hope facendo una piccola riverenza rispettosa al drago ancestrale del vento che sorrise calorosamente.
- è stato merito dei vostri poteri. Ma la situazione sebbene qui si sia sistemata...è ancora molto problematica negli altri Santuari. Mi è giunta voce che andrete a Loyality...vorrei chiedervi successivamente di raggiungere Nevaria. - spiegò Rygon.
- Nevaria? La città dei ghiacci? - domandò sorpresa Hope.
- si, esatto. Sento che i santuari del ghiaccio e del acqua che si trovano a Nord nella regione Gelida, stanno soffrendo quanto il mio. È a causa della Corruzione - spiegò l'argenteo con un sospiro
- daccordo. Partiremo non appena finirà il torneo - lo rassicurò Hope poggiando una mano su quella del uomo che stringeva con forza uno dei braccioli del trono.
- non temete Sommo Rygon. Farò quello che è in mio potere per risolvere questa crisi -
gli disse a quel punto Hope annuendo. L'uomo a sua volta sorrise rassicurato dalle parole della sacerdotessa.
- principessa Hope, dovete essere prudente. Il potere del Void è infimo come il Drago che lo rappresenta. Confidate nella vostra forza e in quella dei vostri compagni e non perdete la speranza -
le disse Rygon abbracciandola con gentilezza per poi baciarle lievemente la fronte avvolgendola con un vento delicato.
- che lo splendore dell' Astro Prismatico vi protegga giovane sacerdotessa. A voi dono la forza del Vento e la mia eterna amicizia e fedeltà - disse l'uomo

Hope annuì e fece una riverenza prima di raggiungere il trio fuori dal santuario e partire con loro verso Loyality. Ormai mancava poco e lei, era impaziente di rivedere Takeshi e Tristan. Ma allo stesso tempo, era preoccupata per il potere del Void che si stava accrescendo ogni minuto di più

 
****

Tristan raggiunse gli amici e subito venne travolto dal abbraccio prima di Karen poi di Takeshi. Sophia al contrario era rimasta in disparte e quando lui era entrato, aveva abbassato la testa, conscia che nel apprendere del suo tradimento nei confronti del amico, questo avrebbe avuto più di una ragione per odiarla.

Tristan le si avvicinò percependo che qualcosa non andava, ma la ragazza corse verso la porta e solo quando si sentì afferrare il polso proprio da Tristan, si voltò verso di lui.

- ehi...grazie per avermi fatto tornare in me. Mi dispiace per avervi fatto preoccupare. -

le disse il ragazzo credendo erroneamente che fosse quella la ragione per la quale la ragazza stava cercando di scappare. Sophia scosse il capo, si morse il labbro inferiore e staccò lentamente la mano di Tristan dal suo polso, senza però scappare stavolta.

- Tristan...la lancia ha avuto qualche problema vero? - gli chiese non sapendo come iniziare
- si. A un tratto gli incantesimi di assimilazione del mana non funzionavano più. Ma tu come fai a saperlo? - domandò lui confuso
- lo so...lo so perché è colpa mia. Ho cancellato una parte delle rune per creare un malfunzionamento -
ammise infine la viola con molto sconforto e altrettanto dispiacere. Conscia che a quella rivelazione, avrebbe perso gli amici adesso silenziosi.

- co...cosa? perché l'hai fatto?! Credevo fossimo amici! - disse Tristan stringendo i pugni.

Il lanciere era arrabbiato con la ragazza e sopratutto non riusciva a capire il perché di un tale colpo basso. Ma quando, guardando Sophia notò le lacrime che le rigavano le guance, il ragazzo tentò invano di calmarsi. Fu Takeshi che intervenne poggiando una mano sulla spalla di Tristan.

- Sophia...perché l'hai fatto? È stato Julian a obbligarti? - domandò comprensivo l'azzurro
- no! Non è così. Julian non voleva lo facessi. Ma mio padre...avrebbe fatto del male a mio fratello, era l'unico modo per proteggerlo! Tristan mi dispiace! Me ne sono resa conto soltanto dopo averlo fatto, di quanto fosse stato sbagliato e meschino e...mi...mi dispiace tanto, potrai mai perdonarmi? -

domandò la ragazza praticamente in lacrime. Takeshi e Karen guardarono Tristan che era rimasto per tutto il tempo in silenzio.

- Sophia...quello che hai fatto è imperdonabile. Ma...l'hai fatto per il bene di tuo fratello. Al tuo posto, se Margareth fosse stata in una simile situazione... - cominciò il ragazzo passando la mano dietro la testa tra i capelli, facendo un piccolo sospiro tirato non sapendo bene come continuare.

- insomma io avrei fatto lo stesso! Quindi...ti perdono. Ma la prossima volta, invece di fare di testa tua...vieni da noi. Altrimenti che squadra siamo? Abbi fiducia in me, Karen e anche in Takeshi - le disse Tristan asciugandole con il pollice una lacrima fugace.

- come sarebbe "anche"? Non fare lo spiritoso, non sono io ad aver perso la calma! - sbottò l'arciere risentito, facendo scoppiare Tristan in una grossa risata.

Sophia colpita dalle parole del lanciere e dal fatto di essere stata perdonata, tirò su con il naso per ricacciare le lacrime e rise a sua volta anche se tra i singhiozzi.

- Tristan...amici miei...g-grazie. Sono fortunata ad avervi incontrati - disse la giovane
- ovviamente! Chiunque è mio amico, ha il 30% di fortuna in più - le fece l'occhiolino Tristan, gonfiando d'orgoglio il petto.

Sophia annuì contenta di essersi riappacificata con il ragazzo che sorrise e le fece un buffetto sulla guancia.

- ragazzi la cerimonia di premiazione sta per cominciare! - disse Karen in quel momento
- cavolo! Meglio sbrigarsi allora, andiamo a prenderci il premio! - rispose Tristan correndo verso la porta seguito a ruota da Takeshi e Sophia.


 
ANGOLO DELLA LOCANDA

 
ed eccomi! Ne il trasloco ne il mal di denti possono fermarmi, okay forse un po...
Ma nonostante tutto eccomi! Questo capitolo è praticamente un enorme flashback che mostra le avventure di Gart, Hope e Komuri prima di raggiungere Loyality.

Partiamo quindi con loro che affrontando mille peripezie, incontrano il Drago Ancestrale del Vento. Rygon così come Macota la giovane Elves, appartengono alla mia amica Diaspro (proprietaria di Rilas e Faith) sono versioni alternative di suoi personaggi che si muoveranno in questa storia. Se voleste vedere le loro versioni originali, potete trovarle nella sua storia. La sacerdotessa di Ariadonne. Vi consiglio di leggerla è molto bella e interessante.

Ma torniamo a noi, finalmente Hope scopre cosa sta succedendo. Una forza denominata Void sta invadendo e corrompendo i santuari dei draghi. Ma come abbiamo visto, il potere della sacerdotessa può purificarli, anche se questa cosa non è esattamente senza conseguenze come avete potuto vedere.

Successivamente Sophia finalmente riesce a raccontare a Tristan quello che ha fatto. E anche se in un primo momento il ragazzo si arrabbia, comprende le ragioni dietro al gesto estremo della amica e i due si riappacificano.

Sophia ha imparato una importante lezione: bisogna sempre fidarsi dei propri amici
ora chissà cosa li attenderà? Dovrete aspettare un po per saperlo, ci vediamo al prossimo capitolo.
  
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