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Autore: Puffardella    25/11/2021    0 recensioni
Lucio è un giovane e ambizioso legionario - un tribuno della Ventesima - in istanza nella Britannia del nord, al confine con la Caledonia. Ama il potere sopra ogni altra cosa ed è intenzionato a tutto pur di raggiungerlo.
Eilish, secondogenita di Alasdair, re dei Caledoni, è una ragazza dal temperamento selvatico e ribelle, con la straordinaria capacità di ascoltare l’ancestrale voce della foresta della sua amata terra.
Chrigel è un valoroso guerriero, forte e indomito. Unico figlio di Akon, re dei Germani, ha due sole aspirazioni: la caccia e la guerra. Possiede una coerenza talvolta spietata che, però, non lo priva della stima e dell'affetto della sua gente.
I loro destini si incroceranno in un crescendo di situazioni che li spingerà verso l’inevitabile, cambiandoli per sempre.
Genere: Guerra, Romantico, Sovrannaturale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het, Slash
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno | Contesto: Antichità
Capitoli:
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HAKI
Il sole aveva iniziato a discendere verso la terra quando qualcuno lanciò degli ossi ad Haki, legato ad un albero da quasi due giorni. Eilish, ancora intrappolata nel corpo del lupo, guardò con disgusto gli ossi, ma l’istinto dell’animale prese il sopravvento e, suo malgrado, si fiondò famelica sugli avanzi della cena dei Germani.
Era stato Chrigel a legarla. Si era sentito costretto quando lei aveva fatto di tutto per convincerlo a non andare, a rimanere al sicuro nei boschi dietro la parte giusta del confine.
Quello che Chrigel aveva detto allo zio la sera prima era vero: lei era consapevole del fatto che il marito, in qualità di re, avrebbe sempre corso dei rischi. Il problema era che Chrigel amava buttarsi a capofitto in situazioni pericolose anche quando non era necessario. Un altro re si sarebbe mostrato più ragionevole e avrebbe scelto di mandare in Britannia altri, ammesso che fosse davvero necessario farlo. Insomma, quello che stava accadendo al confine non era già piuttosto evidente?
Era già successo altre volte che i Romani erigessero un limes tra loro e i popoli a loro ostili. Non significava che si stessero preparando ad attaccarli, ma solo che avevano deciso di mostrare loro disprezzo voltandogli le spalle, per farli sentire insignificanti. Non potevano conquistarli e cercavano di umiliarli così.
Eilish era convinta che il marito la pensasse esattamente come lei. Il motivo per cui aveva voluto entrare in Britannia era un altro, e aveva il nome del suo peggior nemico: Lucio. In pratica, stava usando quel pretesto per riprendere le ricerche del Romano, che continuava ad essere per lui una vera ossessione.
Eilish lo aveva implorato, aveva urlato disperata, si era agitata e, senza volerlo, aveva perfino mostrato le zanne. Era stato a quel punto Chrigel aveva deciso di legarla ad un albero. Lei lo aveva allora guardato addolorata, gli aveva gridato contro con rabbia quanto lo odiasse, e poi sussurrato quanto disperatamente e intensamente lo amasse.
In quel momento, Chrigel aveva per un attimo smesso di stringerle la corda intorno al collo per guardarla con un’espressione interrogativa negli occhi, la linea delle sopracciglia increspata e le labbra schiuse, ed Eilish aveva pensato che forse, in qualche modo, era riuscito a sentirla, a percepirla. Ma subito dopo lui aveva ripreso a legarla con forza. Si era infine seduto sui talloni di fronte a lei e le aveva intimato di starsene zitta, se ci teneva alla sua stupida, pulciosa pellaccia.
Eilish sapeva che, se messo alle strette, Chrigel avrebbe davvero potuto uccidere il lupo, perciò, alla fine, aveva fatto come le era stato ordinato. Si era accucciata sul terreno noduloso e se ne era rimasta tranquilla, per tutta la giornata e per quella successiva. Non c’era altro che potesse fare, se non pregare in cuor suo gli dei di vigilare sul marito e sperare di essere ascoltata.  
Eilish rifletteva amaramente su tutte quelle cose quando, all’improvviso, un boato scosse l’aria e fece vibrare il terreno. Proveniva da un punto lontano in direzione sud ovest, dove le pendici delle Montagne Azzurre declinavano dolcemente sconfinando sul suolo britannico. Il pelo del lupo si rizzò per una reazione spontanea dell’animale che lei non poteva controllare, come quando si arrabbiava e mostrava involontariamente le zanne facendo apparire il lupo più minaccioso di quanto in realtà non fosse.
Gli uomini, tuttavia, non sembrarono essersi accorti di nulla perché continuarono tranquilli nelle loro faccende, chi a chiacchierare e chi a riposare. Lei però lo aveva sentito, probabilmente grazie all’udito eccezionale del lupo. Lo aveva sentito e sapeva di cosa si trattava, quel suono le era familiare.
Eilish si sollevò sulle zampe e iniziò freneticamente a mordere e a rosicchiare la corda che la teneva inchiodata all’albero. I Germani non ci misero molto ad accorgersene. Subito si alzarono e la circondarono, preoccupati.
«E ora che gli prende?» chiese uno di loro.
«Merda, sta rosicchiando la corda. Che facciamo?» intervenne un altro.
«Come sarebbe a dire: “Che facciamo?” Fermatelo, per il Valhalla!» imprecò Ludwig.
«Fermarlo? Io non mi ci avvicino a quella bestiaccia» disse uno dei guerrieri provenienti dalla Valle dei Lupi. Ludwig guardò l’uomo indignato.
«Ma per la barba di Odino, non avrai mica paura di questo fottutissimo lupo! Tu dovresti conoscerlo!»
«Conoscerlo? Starai scherzando, Ludwig. È la prima volta che lo vedo così da vicino, in genere se ne sta attaccato al culo della regina, e dietro la sua ombra sembra quasi un agnellino. Ora invece… io non ce l’avvicino la mia mano a quella belva…» obiettò quello continuando a guardare il lupo con una luce di terrore negli occhi. Mentre finiva di parlare, uno dei guerrieri del villaggio di Ludwig si allontanò di corsa per ritornare un attimo dopo con un arco, nel quale era già stata caricata una freccia. Fece per tendere la corda ma Ludwig lo fermò, il volto sfigurato dall’orrore.
«Razza di idiota, cosa vorresti fare?» lo redarguì afferrandolo per un polso e costringendolo ad abbassare l’arco.
«Tra poco quella bestiaccia si sarà liberata. Andrà a cercare Chrigel, farà scoppiare un bel casino, e lo sai di cosa è capace il re quando è adirato…»
disse il giovane.
«E come pensi che la prenderebbe il re se, tornando, trovasse il lupo morto? Lascia che si liberi e che se ne vada dove vuole, accidenti a lui. Comunque è impossibile che riesca a raggiungerli. Sono troppo lontani e il loro odore si è già confuso con quello di altre centinaia di cose e persone, non riuscirà mai a rintracciarli. Se ne andrà in giro per un po’ e poi tornerà qui.»
«E se non tornasse?»
«Se non tornasse il re e sua moglie se ne faranno una ragione. Ma, credimi, conosco mio nipote, e se gli uccidi il lupo sarà tutto meno che ragionevole…»
Il giovane fece un respiro profondo. «Va bene» disse «ma se mi attacca, o se attacca uno di voi, io lo abbatto.»
«Mi sembra sensato» concordò Ludwig. Poi si portò a debita distanza e il suo esempio fu presto seguito anche dal resto degli uomini. Un attimo dopo, il lupo finì di tagliare la corda e se la tolse di dosso con una scrollata.
Eilish lanciò una breve occhiata riconoscente in direzione di Ludwig. Si trattenne ancora giusto il tempo di osservare gli uomini trasalire atterriti, convinti forse che si stava preparando ad attaccarli, poi fuggì via, in direzione ovest.
Mentre attraversava correndo il sottobosco, continuava a pensare che, se quanto aveva udito era stato provocato da Kentigern, se Kentigern si trovava davvero da quelle parti, probabilmente anche il suo piccolo mai conosciuto era nei dintorni. Eilish aveva espressamente chiesto al druido di non rivelarle mai, per nessuna ragione, il luogo dove lo avrebbe portato. Kentigern in questo si era rivelato estremamente affidabile, tanto che non aveva fatto più nemmeno ritorno, forse proprio per non rischiare di lasciarsi scappare il segreto in uno dei suoi fastidiosissimi, assurdi sproloqui.
Più si avvicinava al punto della foresta dal quale era partito il boato, più l’ansia le attanagliava lo stomaco. Era in realtà una sensazione piuttosto singolare, nuova, poiché tutti gli stimoli fisici del lupo in risposta alle sue emozioni erano naturalmente diversi da quelli che avvenivano nel suo corpo.
Arrivò nei boschi sulle pendici meridionali delle Montagne Azzurre al calar delle tenebre, e qui si rese conto con sgomento che l’olfatto del lupo, in questo caso, non le sarebbe stato di nessun aiuto. Eilish conosceva bene l’odore del druido, ma non lo aveva mai rilevato mentre si trovava nel corpo del lupo. Anche l’odore del marito, che tanto riusciva ad emozionarla intimamente, ora le sembrava sconosciuto, del tutto diverso da come lo percepiva nella sua forma umana.
Per un po’ gironzolò a caso, scattando ogni volta che vedeva muoversi qualcosa.
Dopo ore di questo scoraggiante quanto inutile esercizio, dovette arrendersi all’evidenza: se anche Kentigern si trovava da quelle parti, lei non era in grado di trovarlo.
Decise di tornare indietro, rassegnata, quando qualcosa si mosse piano nell’oscurità, tra il fitto della vegetazione. L’unica cosa che riuscì a stabilire dall’odore dell’essere che procedeva verso di lei, fu che apparteneva di sicuro ad un essere umano. L’uomo camminava lentamente tenendo sollevata una lanterna ad olio. Eilish indietreggiò guardinga quando questi uscì allo scoperto, e quasi svenne dalla sorpresa quando si trovò di fronte la figura alta e segaligna del vecchio druido.
«Kentigern!» esclamò sinceramente felice di vederlo.
Il druido sorrise raggiante. «Eilish, finalmente! Perché ci hai messo tanto a venire?» esordì giulivo.
Il cuore di Eilish mancò un battito. L’aveva chiamata per nome, dunque l’aveva riconosciuta. Come era possibile?
«Kentigern, tu riesci a riconoscermi? E mi capisci?» chiese in preda all’agitazione.
«Certo che ti vedo. Vi vedo entrambi, a dire il vero» rispose il druido avvicinandosi e facendo luce su di lei. La studiò attentamente, poi borbottò annuendo: «Quindi, era un lupo. Morhag aveva ragione.»
«Di che parli? Morhag? Ragione su cosa?»
«Sul tuo animale guida.»
«Animale guida? Kentigern, io non so di cosa parli!»
«Morhag era convinta che il dio Kernunos ti avesse donato la capacità di trasferire il tuo spirito nel corpo degli animali. Non in tutti gli animali, per essere precisi, ma in uno, nel tuo animale guida. Per questo ti mandava spesso nei boschi a studiarli, nella speranza che tu riuscissi a trovarlo. Diceva che non era successo non perché tu non possedessi il dono, ma perché evidentemente il tuo animale guida non viveva nelle foreste della Caledonia. E, a quanto sembra, aveva ragione…»
«Non ne sapevo niente, non me ne ha mai parlato…»
«Certo che non lo ha fatto. Temeva che ti saresti ficcata in qualche guaio se te lo avesse detto. Impulsiva come eri ti saresti allontanata dalla Caledonia per cercare il tuo animale guida in foreste straniere. Diceva che sarebbe accaduto a suo tempo, quando saresti cresciuta e avresti avuto modo di spostarti nelle Terre del Nord con più libertà. Ed ora eccoti qui!»
«Ma non è successo per mia volontà. Io non ho fatto nulla per farlo accadere, è accaduto e basta. E non so nemmeno come tornare indietro, nel mio corpo…»
«Certo che lo sai.»
«No, non lo so, ti dico!»
Kentigern si grattò il capo «Tu ora desideri tornare indietro? È quello che pensi dovresti fare?» chiese.
«Non è questo il punto…» ribatté lei sconfortata. A quanto pareva, il druido non aveva perso la capacità di farla innervosire.
«Certo che è questo il punto, piccola Regina. Se sei ancora nel lupo è perché non ritieni di dover tornare indietro, perché senti che qui hai ancora qualcosa da fare. E, anche se non te ne rendi conto, ti sei ritrovata in lui per lo stesso motivo. Non aver paura, prima o poi imparerai a gestire il tuo potere, e allora capirai come sfruttarlo al meglio… Oh, piccola Eilish, sono così contento di vederti. Ho tante cose da raccontarti. Non indovineresti mai chi ho trovato…»
«Ti prego, Kentigern, non ora… Ora voglio solo sapere come sta il piccolo…»
«Sta bene, stanno bene tutti e due, il tuo piccolo e il mio. Sono fratelli, sai? Cioè, fratelli adottivi ovviamente, ma loro non lo sanno. Nessuno lo sa. Tutti sono convinti che siano gemelli, questo è quello che ha fatto credere la madre. Crescono forti e in salute. Vuoi vederli?»
«Il piccolo è qui?» chiese Eilish, emozionata e preoccupata nel contempo.
«Certamente. Vivono fuori del villaggio, ai margini del bosco…»
«Kentigern, Chrigel è qui! Potrebbe essere nei dintorni proprio in questo momento!»
«Certo che è qui, lo so bene, è lui che hai seguito…»
«Per tutti gli dei e gli spiriti della foresta, ma non capisci? Potrebbe vederti, e se questo accadesse andrebbe subito in cerca del piccolo per ucciderlo! Tu devi rimanere nascosto, Kentigern! Non puoi andartene in giro di notte nei boschi con un lumino acceso!»
«Non mi troverà, piccola Eilish, puoi stare tranquilla. E poi non farebbe mai del male al bambino. È pur sempre figlio tuo.»
«Ma che dici, Kentigern? Sì che gliene farebbe, e non esiterebbe un istante. L’odio che nutre nei confronti del Romano è come un veleno per lui, lo acceca, gli fa compiere azioni terribili… Spegnila, spegni subito quella lampada!» gridò lei in preda al panico, facendo digrignare ferocemente il lupo. A quel punto, l’espressione giuliva del druido cambiò radicalmente, nei suoi occhi si accese una luce severa.
«Piccola Regina, so di avere dei vuoti di memoria e di apparire spesso come un vecchio confuso e disorientato, ma credi davvero che il potere in me si sia del tutto spento? Credi che io non abbia più la capacità di vedere oltre la cortina del tempo e dello spazio? Lo stregone che è in me rimane vigile, anche quando faccio fatica a ricordarmi chi sono. Perciò smettila di preoccuparti, di sbraitare e di perdere tempo prezioso perché credimi, non ne hai molto» disse, con una fermezza e una lucidità che Eilish faticò a riconoscergli e che la spiazzò.
Stava per ribattere qualcosa, ma il druido non gliene diede il tempo. Le voltò le spalle e si incamminò per un sentiero stretto e reso bitorzoluto dalle radici degli alberi.
Eilish rinunciò a parlare e lo seguì in silenzio, ma nella testa le domande continuavano ad affollarsi numerose.
Con quale criterio aveva scelto la famiglia adottiva del piccolo? In quale modo lo aveva affidato a quella gente? Quali parole aveva usato per convincerli a prendersene cura? Sapevano chi fosse, quale sangue scorresse nelle sue vene? Era amato, trattato come un membro della famiglia? Quale nome avevano scelto per lui?
«La donna alla quale ho affidato il tuo piccolo si chiama Leanna» riprese a parlare il druido ad un certo punto, sorprendendola di nuovo. Sembrava quasi che le avesse letto nel pensiero. «Vive sola, senza un compagno. Non l’ho scelta a caso, lei ha sangue druidico nelle vene, e anche se in lei il potere è blando, nel figlio scorre potente. Farò di lui il più magnifico e terribile stregone che si sia mai visto in tutta la Grande Isola, piccola Eilish, rispettato e temuto da tutti. Resterà per sempre al fianco del principe, lo sosterrà e lo proteggerà. Lo faranno a vicenda, in realtà. Lui si chiama Kayden, e tuo figlio Adrian» concluse fermandosi in prossimità di un ruscello, oltre il quale era ora possibile intravedere una capanna di legno col tetto in paglia e argilla, che il druido le indicò con la testa per invitarla a proseguire da sola.
«Come faccio a entrare? La porta sarà serrata…» obiettò Eilish, riflettendo velocemente che l’ora era tarda e di sicuro Leanna aveva sprangato porta e finestre per mettere lei e i suoi figli al sicuro durante il sonno.
«Non questa notte, piccola Eilish» fu la risposta enigmatica. Eilish fu sul punto di chiedere allo stregone come facesse ad esserne tanto certo, ma decise infine che, dopotutto, poteva concedergli fiducia.
Attraversò il ruscello e si avvicinò con passo felpato alla capanna. Come il druido le aveva detto, trovò l’uscio accostato.
Eilish entrò all’interno, il cuore che le tamburellava furioso nel petto. Stava per vedere suo figlio per la prima volta e una violenta emozione si agitava dentro di lei.
Al centro della stanza vi era un braciere sopra il quale erano agganciate un paio di piccole marmitte. In un angolo, di fianco all’uscio, vi erano un tavolo basso e un paio di panche. Appoggiato a terra, sul lato opposto, si trovava il materasso sopra il quale giacevano la donna e i due bambini.
Eilish si mosse con circospezione nella penombra della stanza, stando ben attenta a non fare rumore. Si portò ai piedi del materasso. Tutti e tre dormivano tranquilli, entrambi i bambini riversi sul corpo della madre. Eilish riconobbe immediatamente il figlio. Kayden aveva la pelle chiara e i capelli castani biondi, esattamente come la madre. Adrian, invece, aveva la carnagione olivastra e i capelli neri, come il padre. No, non avrebbe mai potuto ingannare Chrigel facendogli credere che fosse suo. Già ora aveva caratteristiche totalmente diverse non solo da quelle di un Germano, ma anche di un Caledone o di un Britanno; con lo sviluppo le diversità sarebbero risultate ancora più evidenti. Si sentì in qualche modo sollevata all’idea di aver trovato a suo tempo il coraggio di dire la verità a suo marito, mettendo così al sicuro il piccolo.
Fu invasa da sentimenti contrastanti, di sollievo ma anche di rammarico e dolore, e provò un folle desiderio di toccarlo. Se fosse stata nel suo corpo e avesse avuto le mani lo avrebbe fatto, e ora si pentiva più che mai di essersi rifiutata di tenerlo tra le braccia il giorno in cui lo aveva dato alla luce.
Stette un lungo istante a guardare suo figlio, destinato, secondo la profezia di Morhag, a salvare tutte le genti del Grande Nord. Forse era così, forse la profezia diceva il vero, ma ora, a vederlo così indifeso, le guance paffute e le manine minuscole, faticava a crederci.
Mentre rifletteva su questo, Adrian si mosse nel sonno e lei indietreggiò di qualche passo, per nascondersi meglio nell’oscurità. Aspettò che smettesse di agitarsi, poi decise a malincuore che era arrivato il momento di uscire dalla capanna, di abbandonare ancora una volta il piccolo, lasciarlo andare definitivamente.
Stava per distogliere lo sguardo e voltarsi quando si accorse che Kayden si era portato a sedere e la fissava in silenzio. Eilish si preparò a sentirlo urlare, invece il bambino continuò a guardarla senza emettere un solo lamento. Non sembrava spaventato, solo incuriosito, ed Eilish ebbe la netta sensazione che anche lui, come Kentigern, riuscisse a vedere oltre il corpo del lupo, che avesse riconosciuto la sua essenza.
«Prenditi cura di tuo fratello, Kayden…» sussurrò, e il piccolo gli sorrise dolcemente.
Eilish dovette fare violenza alla sua anima per convincersi ad andarsene, ma si rendeva conto che rimanere ancora non era prudente.
Si precipitò fuori e si allontanò velocemente dalla capanna. Avrebbe pianto, se solo il lupo ne fosse stato capace. Attraversò nuovamente il torrente e in un attimo raggiunse il druido, rimasto ad aspettarla nello stesso punto in cui lo aveva lasciato.
Gli si affiancò e per un po’ nessuno dei due disse nulla. Fu Kentigern a spezzare il silenzio.
«Andrà tutto bene, piccola Eilish. Crescerà in salute, sarà un uomo forte dal cuore coraggioso. Non essere in pena per lui» disse per consolarla.
«È lo stregone che è in te a dirlo?»
«Non serve alcun potere speciale per capirlo. Nelle sue vene scorre il sangue caledone della Regina più coraggiosa che tutto il Grande Nord abbia mai avuto, avrà una madre adottiva coscienziosa che lo alleverà con amore e un fratello destinato a divenire un potente stregone che resterà per sempre al suo fianco, non può essere altrimenti.»
«Lui mi ha vista, Kentigern. Il piccolo Kayden. Mi ha vista come mi hai visto tu. Hai ragione, il potere druidico scorre potente dentro di lui…»
«È così» disse. Poi sollevò su di lei uno sguardo infinitamente triste. «Ci sono così tante cose di cui vorrei parlarti, che avresti il diritto di sapere, ma non c’è più tempo, ormai. Non sei venuta fin qui solo per conoscere tuo figlio, piccola Regina.»
Eilish trattenne il respiro. «Che vuoi dire, Kentigern?» chiese, temendo la risposta.
«È necessario che tu vada, ora. Affrettati verso Trimontium. Tuo marito potrebbe aver bisogno del lupo.»

 
   
 
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