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Autore: Cristina_Berger    15/12/2021    1 recensioni
Patrick ha ventidue anni, un carattere ottimista e gioviale, e tanta voglia di vivere. Vive con i fratelli in una tetra villa nella campagna del viterbese, soprannominata "La casa degli angeli", una dimora sulla quale in paese si raccontano storie terribili di morte, pazzia e strani rituali, nulla sembra intaccare la sua serenità.
Fino al giorno in cui un suo coetaneo non viene trovato morto poco lontano, massacrato a coltellate. Da quel momento in poi la sua vita sarà un susseguirsi di incubi e avvenimenti spaventosi. Realtà e fantasia si confonderanno nella sua mente, e...
Genere: Thriller | Stato: completa
Tipo di coppia: Het
Note: Lemon | Avvertimenti: Contenuti forti
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Le giornate uggiose occupavano uno dei posti più alti nella classifica delle cose che Max detestava profondamente. Soprattutto quando rovinavano i suoi piani per il poco tempo libero che gli lasciava il lavoro in officina, com'era stato quel primo di maggio. Una festività che cadeva di domenica era già una fregatura di per sé, se poi ci si mettevano pure le condizioni metereologiche inclementi, al danno si aggiungeva la beffa.
Uscendo di casa con un diavolo per capello, si ripetè che avrebbe fatto meglio a rimanersene a dormire fino all'ora di pranzo, invece di dare ascolto al suo senso del dovere che gli imponeva di non sprecare ore preziose oziando. La Golf di Puccio l'attendeva in carrozzeria e lui avrebbe terminato di ripararla prima di concedersi un po' di meritato riposo.
Attraversando la scoscesa scorciatoia che dal retro di Villa Bertini portava all'officina, si trovò a pensare che gli avrebbe fatto piacere sentire Patrick per passare con lui il pomeriggio. Magari poi sarebbero potuti andare a cena fuori, loro due, Ricky, Gabriele e, perché no, il piccolo Luca (che poi tanto piccolo non era, dal momento che stava per compiere diciotto anni, ma per tutti era ancora un bambino, la mascotte del gruppo). Dovevano ancora provare la nuova trattoria sulla provinciale, che a detta di Puccio meritava davvero...
Sì, avrebbe fatto proprio così. Avrebbe telefonato a Patrick a metà mattina e si sarebbero messi d'accordo. 
Sovrappensiero, spalancò il cancello blu della Rosscar.
Un giorno o l'altro lo butterai giù, era solito dirgli Paddy, ironizzando sui suoi modi bruschi e grossolani.
Attraversò lo spiazzo sterrato fino al capannone. Attorno a lui c'era un silenzio inquietante, che sembrava volesse comunicargli qualcosa. Non riuscì a capire cosa lo rendesse tanto agitato, sempre più nervoso, fino a che quella che era stata solo una sensazione divenne tangibile, concreto orrore,  alla vista della chiazza rosso scuro sul cofano dell'automobile che stava finendo di riverniciare.
Per un attimo credette
volle credere
si trattasse di uno schizzo di fango, o una macchia di vernice, ma poi ebbe la certezza che non era così, perché quello era sangue, indubbiamente sangue, e l'oggetto che brillava tra le erbacce era un grosso coltello da macellaio con la lama insanguinata.
"Che diavolo...?"
Senza riuscire a darsi una spiegazione per quello che stava vedendo, si avvicinò alla Golf. La vernice del cofano era graffiata in profondità, una striscia di una decina di centimetri proprio al centro, e altri graffi, più corti e superficiali, ai suoi lati.
Il sangue era colato dal paraurti e aveva formato una grossa pozza scura sul terreno.
Max provò un brivido di terrore. Senza esitare aprì la porta del capannone e piombò all'interno alla ricerca di un qualsiasi utensile che potesse servirgli come arma da difesa, nel caso ci fosse qualche malintenzionato nei dintorni. Non pensò neanche per un istante che il pazzo (o criminale o quello che era) potesse essere proprio nell'officina e non da qualche parte nella campagna circostante. In seguito, non sarebbe stato in grado di ricordare cosa aveva provato in quegli istanti che parvero eterni, se non che era stato colto da autentico terrore alla vista di quella lama insanguinata.
Armato di una pesante accetta, si incamminò verso l'altro ingresso, quello che dava sulla provinciale, accanto allo sfascio.
"Devo chiamare i carabinieri" disse ad alta voce, cercando di calmarsi "Non so cos'è successo qui, ma..."
I suoi occhi nocciola si spalancarono in un'espressione di totale sgomento e incredulità.
Riverso ai piedi di una catasta di vecchie auto, con la camicia innegabilmente zuppa di sangue, c'era il suo amico Patrick!
Rimase perfettamente immobile per un paio di minuti, prima di trovare il coraggio di avvicinarsi e vedere cos'era accaduto al ragazzo. Non aveva dubbi fosse lui, avrebbe riconosciuto ovunque quei capelli color albicocca e la sua figura robusta ma slanciata.
"Paddy..." mormorò, posando l'accetta sull'erba e mettendogli una mano su una spalla "Cosa ti hanno fatto?"
Patrick non si mosse.
Allora, lo girò sulla schiena e non gli riuscì di essere meno brusco del solito, ma l'amico non avrebbe potuto rimproverarlo, perché era 
Morto. E' morto, Cristo, è morto.
Patrick aveva gli occhi spalancati, immobili e vitrei come quelli di una bambola, che lo fissavano senza vita, l'azzurro delle iridi quasi del tutto inglobato dalle pupille dilatate.
"Chi ti ha fatto questo?"
La voce di Max uscì stentata, rotta dal dolore e dall'orrore. Patrick non era stato solo ucciso: era stato massacrato. Aveva le braccia e i fianchi lacerati dal filo spinato che li cingeva, e il corpo squarciato dal petto fino all'inguine, oltre ai segni di numerose coltellate al torace e all'addome.
Chi poteva aver fatto una cosa del genere all'innocente Patrick Bertini, uno dei suoi amici più cari, il ragazzo più tranquillo e adorabile del paese? Chi poteva aver infierito su di lui con tanta ferocia, legandolo con del filo spinato e squartandolo come un animale da macello? 
Calde lacrime presero a scendere senza ritegno lungo il volto di Max, che a malapena riuscì a trattenere un conato di vomito alla vista di quello scempio.
"Chiunque sia stato, la pagherà cara" gridò tra i singhiozzi.
Il cielo parve oscurarsi ancora di più, minacciando di spaccarsi in un violento temporale.
Max piangeva e urlava, urlava e piangeva, incapace di rassegnarsi a una realtà tanto atroce. Pensò che sarebbe stato capace di fare a pezzi a sua volta chi era stato capace di tanta violenza ma non era che un ragazzone mite e pacioso, terrorizzato e addolorato.
"Aveva solo ventidue anni, li aveva compiuti ieri" gemette, dopo aver chiamato i carabinieri ed essere tornato a vegliare il cadavere dell'amico.
Il corpo venne poi identificato come quello di Brian O'Connell, anche lui ventiduenne, un giovanotto irlandese che la sera prima non si era presentato al pub dove lavorava dall'autunno precedente.
Somigliava in modo impressionante a Patrick, ma non era lui.

 

   
 
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