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Autore: lepaginediariadne93    15/12/2021    1 recensioni
"Ho provato il retrogusto dell'amarezza quando ho assaggiato la dipendenza e l'ho scambiata per amore".
Ginevra ha solo sedici anni quando incrocia, per la prima volta, gli occhi glaciali di Claudio. Per lei, è un colpo di fulmine. Per Claudio, lei è solo un nome da aggiungere alla sua lista di conquiste.
Tessendo una rete di inganni e bugie, Ginevra riesce a liberarsi del peso ingombrante di un amore a senso unico, ma quale sarà il prezzo da pagare, quando il passato tornerà prepotentemente nella sua vita e le chiederà un regolamento di conti?
Genere: Drammatico, Introspettivo, Malinconico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: Lime | Avvertimenti: Triangolo | Contesto: Contesto generale/vago
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Fumo e Miele
 
Prologo
 
Ho provato il retrogusto dell’amarezza quando ho assaggiato la dipendenza, e l’ho scambiata per amore.
Ho lasciato che la mia corazza di ghiaccio si sciogliesse al caldo tocco di mani infuocate e ho permesso che il mio cuore bruciasse vivo in un incendio che mi ha carbonizzato l’esistenza.
Avevo solo sedici anni quando ho deciso che avrei rinchiuso la vecchia me in uno stanzino e avrei buttato per sempre le chiavi.
Ero solo una ragazzina quando ho concesso di prendere la mia anima e ridurla a brandelli dispersi nel vento.
Ed ora che sono adulta, non ho ancora ricucito la tela dilaniata e sfilacciata che mi porto dentro. 
Sono sempre stata una persona piuttosto ordinaria, precisa, gelosa delle mie abitudini e dei miei affetti, che non erano tanti, ma sufficienti per vantare una vita felice e soddisfacente in compagnia di qualcuno che provasse per me un affetto tanto sincero quanto quello che provavo io.
Non ho mai pensato che accontentarsi facesse al caso mio. Mi reputavo un tipo intelligente, pragmatico e consapevole dei miei limiti, ma non ho mai rinunciato a mettermi alla prova, a volte sorprendendomi di me stessa, altre mandando giù lo sgradevole boccone della delusione.
Tuttavia, non ho mai lasciato che la mia pelle venisse scorticata da ferite che non andassero via con un po’ di acqua ossigenata e una buona dose di pazienza.
Ho aspettato che l’azione curatrice del tempo facesse il suo effetto, e sono andata avanti.
Vivevo esattamente la vita che desideravo, fino a rendermi conto che non era altro che un’illusione alla quale mi ero lentamente abituata, semplicemente perché non avevo mai provato qualcosa che mi scuotesse l’anima e mi ridestasse dal torpore in cui ero caduta quando, sedici anni prima, avevo aperto gli occhi per la prima volta.
Quegli stessi occhi che ora mi guardano con sospetto e diffidenza, domandandosi chi sia il riflesso di questa donna fredda e distaccata, intrappolata in una soffocante rete di segreti e bugie, che mi avvinghiano le gambe e mi portano giù, in sabbie mobili di rimorso e pentimento.
Abbasso lo sguardo sulle mie labbra piene, ricoperte da un sottile strato di rossetto rosa, che mi conferisce un aspetto elegante e delicato: una maschera che nasconde la mia anima sporca e consunta.
Le mie labbra: delizia e tormento delle persone che ho accanto, capaci di effondere parole tanto di conforto, quanto distruttrici e ingannevoli.
È da qui che ho cominciato a tessere l’indistricabile rete della menzogna, una trama invisibile che, pian piano, senza che me ne rendessi conto, mi ha avvinta e costretta senza possibilità di uscita.
Per quanto mi sforzi di divincolarmi, di spezzare le catene invisibili che mi tengono stretta, la voce mi muore in gola e ciò che ne esce è solo un afflato strozzato.
Sono diventata la carceriera di me stessa.
   
 
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