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Autore: moira78    26/12/2021    8 recensioni
Questa one-shot partecipa al contest 'Natale con i tuoi, Capodanno con...?' indetto dal gruppo Facebook N di Nibunnoichi.
Con gesti frenetici, chiuse la valigia e si guardò intorno: aveva solo pochi istanti per decidere se fuggire dalla finestra. Ma così avrebbe rovinato di certo il vestito, lo scialle e forse persino le scarpe col tacco basso. Bussarono più forte e la voce chiese: "Akane, sei lì?".
Genere: Commedia, Generale | Stato: completa
Tipo di coppia: Het | Personaggi: Akane Tendo, Nuovo personaggio
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Questa one-shot partecipa al contest 'Natale con i tuoi, Capodanno con...?' indetto dal gruppo Facebook N di Nibunnoichi.

Grazie di tutto cuore alla mitica Tiger Eyes che ha betaletto questa storia e mi ha dato consigli preziosi. Buon anno a tutti!

Glossario:

Futon: Il materasso arrotolato che si ripone in un armadio e si srotola adagiandolo direttamente a terra quando è ora di dormire.

Kamaboko: Pesce frullato e lavorato in panetti, quindi tagliato per creare delle fette colorate: si tratta anche della tipica decorazione che troviamo nel ramen!

Kotatsu: Tavolino basso spesso usato anche per mangiare, caratterizzato da una coperta pesante che lo ricopre e sotto la quale si possono mettere le gambe per stare al caldo. Di solito è presente una fonte di calore proprio nella parte sottostante.

Miso: Usato per insaporire la zuppa e non solo, il miso si ottiene dai semi di soia cotti mischiati con orzo e riso. Richiede una fermentazione più o meno lunga a seconda degli usi e delle necessità.

Mochi: Polpettine di riso glutinoso e pestato per risultare più compatto. Si usa in svariati modi, dall'accompagnamento alla zuppa di miso, specie per Capodanno, che come base di dolci chiamati Wagashi.

Nishime: Verdure tagliate in grossi pezzi e cotte a fuoco lento, realizzate in forme spesso fantasiose.
 
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Akane era infilata con la parte superiore del corpo all'interno dell'armadio, alla ricerca del dannato vestito che non ne voleva sapere di uscire fuori. Era in ritardo, non mangiava nulla da mezzogiorno e doveva ancora provvedere al trucco.

"Non passerò il Capodanno dentro a un armadio!", imprecò con voce soffocata, il viso per metà affondato in una giacca a vento. Come le mani, toccò finalmente qualcosa di familiare e riconobbe la stoffa ruvida di quello che stava cercando.

Con un gridolino di vittoria, cominciò a tirare, rendendosi subito conto che la stampella si era incastrata chissà dove dopo essere scivolata giù dal suo supporto. Con molta attenzione, per non strappare l'unico vestito adatto all'occasione che avesse, risalì con le mani fino a trovare il legno della gruccia incriminata e lo tirò fuori da lì.

Lo spiegò alla luce e vide che brillava a ogni movimento, proprio come ricordava. Si trattava di un tubino nero molto semplice con le spalline sottili, ma pareva trapuntato di stelle come il cielo di quella notte.

E a breve sarà ancora più speciale...

Mentre lo indossava, Akane cercò di non scrutarsi allo specchio perché temeva che non le avrebbe restituito l'immagine che sperava. Non si sentiva così nervosa da quando era fidanzata con un ragazzo irriverente che pensava solo alle arti marziali...

Non devo pensarci adesso!

Scosse la testa con decisione e avanzò infine verso lo specchio. Il suo occhio critico le restituì la visione di una venticinquenne con il corpo ancora gradevole ma con qualche chilo in più.

Non ho più sedici anni, né diciotto...

Akane pinzò con due dita la stoffa su un fianco: non era un rotolino di grasso quello? E le gambe? Le aveva avute di certo più magre, quando si allenava con costanza! Aggrottando le sopracciglia, tentò di trovare una soluzione per mascherare ciò che neanche il colore scuro riusciva a fare e le venne in mente solo una cosa.

I lineamenti si distesero all'istante e il sorriso apparve spontaneo mentre si chinava per aprire un cassetto dell'armadio e trovava il lungo scialle che le aveva regalato Kotaro. Se lo pose sulle spalle drappeggiandolo fino alla vita e fu come ricevere il suo dolce abbraccio.

Non lo vedeva da quella mattina e già le mancava.

Tornò davanti allo specchio e si studiò con occhio critico. Lo scialle a frange era di un bel colore argentato e completava bene il vestito, creando un contrasto perfetto. Doveva solo trovare le scarpe adatte e sarebbe potuta partire per il suo appuntamento: un Capodanno sola con lui.

Chiuse gli occhi, quasi rabbrividendo mentre immaginava il suo tocco sulla pelle nuda della schiena e si affrettò a scegliere i tacchi. Avrebbero ballato? Oppure avrebbero semplicemente guardato i fuochi d'artificio a mezzanotte? Si sarebbero recati in un santuario, il giorno successivo? Non lo sapeva, ma sapeva che quella notte sarebbe stata solo loro e nessuno poteva cambiare quel semplice fatto.

Nella valigia mancavano solo pochi effetti personali e Akane si ricordò all'ultimo momento di inserire anche lo spazzolino da denti e una spazzola per i capelli. Ormai li portava poco oltre le spalle ed erano della lunghezza perfetta per unire stile e praticità.

I capelli! Dovrò raccoglierli!

Mordicchiandosi un labbro mentre ritoccava la matita sugli occhi, decise che era troppo tardi per delle pettinature elaborate e optò per un semplice fiocco in tono con lo scialle di Kotaro a tenere indietro la chioma sciolta.

A lui piaceva tanto accarezzarli, infilarvi le dita prima di baciarla...

Mentre pregustava, con un sospiro languido, proprio quel momento, qualcuno bussò alla porta e Akane si sentì in trappola. Era stata scoperta.

Con gesti frenetici, chiuse la valigia e si guardò intorno: aveva solo pochi istanti per decidere se fuggire dalla finestra. Ma così avrebbe rovinato di certo il vestito, lo scialle e forse persino le scarpe col tacco basso. Bussarono più forte e la voce chiese: "Akane, sei lì?".

Con un gemito di disappunto e panico al contempo, si ritrovò con le spalle al muro di quella che era stata la propria camera per tanto tempo. Doveva fuggire oppure perdere tempo prezioso a spiegarsi con qualche bugia convincente? Cosa doveva fare?!

Di certo, non avrebbe rinunciato a quella serata con lui. Aveva preparato tutto perché fosse indimenticabile come entrambi avevano sognato e non era disposta a farlo per alcun motivo sulla Terra. Cascasse pure il mondo e si infuriassero gli dei!

La porta si aprì e due occhi le mandarono lampi gelidi, inchiodandola nell'atto di aprire la finestra per scappare come una ladra da casa propria: "Dove stai andando?".
 
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Ranma sistemò con attenzione i rami di pino ai lati dell'ingresso di casa, intrecciati nei fili di bambù in una composizione rotonda fermata da un gattino con la zampa alzata. Stette ben attento a non sfiorare neanche per sbaglio quel particolare fatto di porcellana e finemente dipinto: anche se era migliorato, il suo rapporto con i gatti sarebbe sempre stato conflittuale. Anche con quelli finti.

Controllò l'operato con le mani sui fianchi e un sorrisetto soddisfatto, raddrizzando una delle due decorazioni che gli sembrava un po' storta. Lei avrebbe di sicuro apprezzato.

Rientrò strofinandosi le mani e si ricordò che aveva un paio di guanti nel cassetto del comodino: erano il suo tesoro più grande, così corse a prenderli perché voleva spazzare un po' di neve dal vialetto senza farsi venire i geloni.

Sorrise mentre li infilava e ripensava a Izumi che glieli aveva regalati per Natale con lo sguardo timido e una luce negli occhi nocciola. Occhi identici a quelli che una volta, tanti anni prima, gli avevano fatto battere il cuore.

Scosse la testa con vigore, come scacciando un ricordo su cui non era il momento di soffermarsi: doveva pensare ad apparecchiare la tavola. Andò alla credenza in un angolo del salone e ne tirò fuori delle candele. I piatti di fine porcellana erano già al loro posto, ma doveva aggiungere posate e tovaglioli. E anche i bicchieri!

Ranma si recò in cucina e ricordò il loro primo brindisi: lei era arrossita e ancora oggi non sapeva se fosse per l'alcool o per il bacio che stava per suggellare una delle notti più dolci che avesse mai vissuto in vita sua. E che di certo stava per rivivere in maniera molto simile in quel Capodanno.

Non pensarci adesso, idiota!

Si diede un pugno sulla testa e imprecò contro se stesso, scegliendo i bicchieri più belli che avessero, quindi si ricordò, con orrore, che aveva dimenticato di mettere lo champagne in frigo. Se dovevano ricreare davvero a fondo i momenti passati, quella tradizione tutta occidentale non doveva mancare.
Cominciò a fare la spola tra la cucina e il salone come una donna nervosa per il suo primo appuntamento e quasi si derise: il grande Ranma Saotome ridotto in quello stato avrebbe ucciso dalle risate persino quel vecchio citrullo mummificato di Happosai!

Era tutto in ordine tranne lui: aveva ancora gli abiti con cui era andato ad allenarsi! Come un fulmine, si gettò sotto la doccia e rovesciò quasi l'intero contenuto dell'armadio, prima di trovare qualcosa che gli apparisse adatto alla serata.

Scrutandosi allo specchio e riavviandosi la frangia, Ranma pensò che lei avrebbe di sicuro apprezzato come i capi che aveva scelto gli ricadevano addosso: di certo, non era più un adolescente e le spalle si erano allargate, facendo sembrare i muscoli più definiti.

Quando bussarono alla porta, l'adrenalina gli scorse nelle vene e quasi gli parve di sentire il suo profumo: possibile che fosse già arrivata? Si precipitò all'entrata e quando vide chi c'era sulla soglia, con tanto di pacchetti e confezioni colorate tra le braccia, sorrise di cuore.

Sembrava aver corso perché aveva il fiatone e il viso era arrossato dietro la sciarpa di lana. Persino i lunghi capelli castani sembravano stati spettinati dal vento: "Sono in ritardo?".

Ranma fece cenno di no col capo e la circondò in un caldo abbraccio: "No, non sei in ritardo, Ucchan".
 
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Le pareva quasi di essere in un ristorante di lusso, ma bastava alzare lo sguardo e incontrare gli occhi del suo uomo per rendersi conto che non era così e che quella cena sapeva di casa.

Poteva evincerlo dai kamaboko di prelibato pesce nei colori tipici e benaugurali del capodanno, il bianco e il rosso, dai fagioli neri perfettamente conditi con soia e zucchero che avrebbero dovuto tenere lontani gli spiriti maligni e dalla zuppa di miso e alghe che la stava scaldando dopo il gelo che l'aveva avvolta fuori.

"Hai sentito quanto è buono il nishime?".

Akane quasi lasciò cadere il cucchiaio nella zuppa: "Oh, sì, adoro il modo in cui sono state tagliate le verdure!".

Il piccolo vassoio era uno dei più belli di quella tavolata e le carote avevano persino la forma di un cuore. Non dubitava che chi le avesse cucinate vi avesse messo il proprio, di cuore.

Non le sfuggì come lui si gustasse il cibo, mentre le parlava della giornata appena trascorsa, ma senza mancare di far vagare il suo sguardo sull'abito che aveva scelto, sulle sue spalle nude e persino sul collo scoperto perché aveva lasciato scivolare lo scialle più in basso.

Akane si era raramente sentita così sensuale e desiderabile e un brivido le attraversò la schiena: quello poteva rivelarsi uno dei capodanni più interessanti della sua vita.

Intinse un gamberetto nella salsa di soia e lo portò alla bocca. Quasi subito, udì il rumore della sedia e lo vide alzarsi e fare il giro del tavolo: colma di aspettativa, trattenne il respiro quando prese il tovagliolo e, chinandosi un poco su di lei, mormorò con voce roca: "Hai della salsa qui...", iniziando a tamponarla.

Chiuse gli occhi, schiudendo la bocca in attesa che sostituisse il tovagliolo con le sue labbra, ma l'oscurità l'avvolse facendole spalancare le palpebre di scatto.

La mano di lui si era congelata nella posizione precedente e l'ansito strozzato le indicò la sua sorpresa e il suo disappunto: "Quel maledetto generatore!", imprecò interrompendo il contatto. Nonostante comprendesse che era necessario risolvere il problema, Akane si sentì anche più delusa di lui. Stava andando tutto così bene!

"Fai attenzione, lì fuori dev'essere tutto ghiacciato, ormai!".

"Stai tranquilla... ouch!".

"Cos'è successo?!".

"Niente, niente, ho sbattuto sul tavolo... sto cercando di arrivare all'uscita".

"Fai attenzione allo scal...!".

Il tonfo e l'ennesima imprecazione che seguirono le indicarono che, forse, doveva ricordarglielo prima. La porta d'ingresso si aprì con il solito cigolio e una corrente fredda le fece capire che, alla fine, era riuscito a uscire senza ulteriori incidenti.

Doveva cercare delle candele, o non solo non avrebbero terminato la cena se il generatore non avesse ripreso a funzionare, ma sarebbero stati costretti a passare il capodanno al buio. Guidandosi con una mano sul tavolo e inciampando su una sedia, Akane riuscì a trovare la cucina, dove portò le mani davanti a sé alla cieca, ringraziando che almeno ci fossero alcune stelle ad accendere il cielo attraverso la piccola finestra.

Gli occhi si abituarono all'oscurità e lei poté individuare le sagome dei pensili e dei cassetti. Ne aprì uno accanto al lavabo e frugò per qualche istante, fino a trovare ciò che cercava. Stava tornando sui propri passi con il candeliere quando lui rientrò, infreddolito fino alle ossa, tremante e con il volto corrucciato.
"Quel dannato affare non ne vuole sapere di ripartire: il freddo deve averlo bloccato in via definitiva". Si tolse la sciarpa, l'unico capo pesante che avesse indossato e la guardò nel bagliore delle candele che aveva posto al centro della tavola.

"Prenderai un malanno", lo rimproverò con dolcezza.

"Lo prenderemo entrambi, visto che non possiamo nemmeno accendere la stufa!". La consapevolezza e la delusione cocente la raggiunsero: senza elettricità potevano davvero rischiare di morire di freddo. Il loro Capodanno romantico era rovinato. "A meno che...".

A meno che?

Akane lo vide, in piedi con le braccia abbandonate lungo il corpo e i pugni tanto serrati che pareva voler colpire il generatore fino a farlo ripartire. Stava forse... arrossendo? O era il riflesso del fuoco?

"Abbiamo i futon e delle coperte pesanti, al piano di sopra", proseguì. Potrebbero essere sufficienti a scaldarci". Stava sorridendo leggermente, ora, e lei non poté fare a meno di emularlo. Sì, quella poteva davvero essere la soluzione al loro problema di freddo: cosa c'era di meglio che una coperta per scaldarsi?

In realtà qualcosa c'era e cominciava con lui che si avvicinava, allungandole un braccio per prenderle la mano mentre afferrava con l'altra il candeliere: già quel lieve contatto bastò a trasferirle un brivido caldo lungo il braccio nudo; proseguì con lo sguardo intenso che le regalò mentre salivano le scale, prestando ben attenzione a dove mettevano i piedi quando non si fissavano; e terminò quando entrarono nella loro stanza che sì, era fredda, ma divenne calda e confortevole quando lui, finalmente, posò le candele e le avvolse le braccia intorno, stringendola al petto.

D'istinto, Akane alzò il volto per incontrare il suo e attese il primo di una lunga serie di baci.

E il freddo, almeno per quella notte, fu solo un ricordo.
 
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"Bambini, venite qui!", chiamò Kasumi dalla cucina. Aveva visto la coppia arrivare dalla finestra e le parve di essere tornata indietro nel tempo: sua sorella fissava il marito con un'espressione che le aveva visto tante volte quando aveva diciotto anni e i due si tenevano la mano come fossero ancora più giovani.
Sorrise al pensiero che ne era passata di acqua sotto i ponti e che un nuovo anno era sorto solo da qualche ora.

Tre paia di piedini si precipitarono rumorosamente nella stanza e lei sorrise ai suoi figli e al marito che cercava di indurli a non correre.

"E i gemelli?".

"Hanno detto di voler andare incontro a loro, li ho aiutati con i cappotti".

Lasciando che Ono si occupasse di convincere Hideaki, Akemi e Hana a mettersi a tavola dove c'era già del tè fumante, Kasumi lanciò un'ultima occhiata dalla finestra per scorgere i piccoli di sei anni correre sulla neve fresca fino a gettarsi fra le braccia dei genitori.

"Aspettiamo che entrino i vostri zii e i vostri cugini per cominciare a mangiare", disse al maggiore, che già stava attaccando la ciotola di riso ricordandole un certo ragazzo famelico dopo gli allenamenti. Con un sorriso, si disse che, per fortuna, per il resto aveva preso da suo padre e non da...

"Buongiorno!". La voce squillante di sua sorella e le urla dei due piccoli terremoti che erano suoi degni eredi riempirono la cucina.

"Buongiorno a voi! Come è andato il Capodanno?", chiese mettendo a tavola la zuppa ben calda e i mochi.

"Oh, beh...". Marito e moglie si guardarono e le parve che arrossissero come due scolaretti. Il che la fece ridere.

"Cara, non mettere in difficoltà i nostri ospiti, perché non facciamo colazione e parliamo dopo essere stati al tempio?". Ono le fece l'occhiolino e, in breve, furono tutti con le ginocchia sotto al kotatsu, godendosi i piatti che aveva preparato.

"Finalmente un po' di calduccio, non ne potevo più di tutto quel freddo!", si lamentò il loro ospite, con un'espressione di beatitudine sul viso.

Akane lo guardò in tralice: "Quindi ora esce fuori che avevi freddo? Non mi pareva...". S'interruppe, addentando un pezzo di carne dalle bacchette, quasi fosse conscia di non poter dire di più.

"Beh, non puoi nemmeno dire che con il generatore rotto la nostra casa fosse calda", rimbeccò lui, che pareva in imbarazzo.

"Si è rotto di nuovo?!", esclamarono a una voce i due gemelli.

I loro genitori li guardarono per un secondo e annuirono contriti. Kasumi si portò una mano al viso: dovevano aver passato una notte terribile, allora! Eppure, qualcosa le diceva che non doveva essere andata poi così male perché sembravano sprizzare gioia da tutti i pori.

"Al ritorno dal tempio posso venire a dare un'occhiata, se non sbaglio abbiamo lo stesso modello di generatore", si offrì Ono abbassando le bacchette.

"Sì, papà è il migliore, l'altro giorno ha riparato persino il lampadario rotto!", s'intromise Hana che, con i suoi tre anni, vedeva nell'uomo un eroe.

"Ho solo cambiato una lampadina, tesoro", rettificò infatti, ponendole una mano sul capo.

Kasumi si prese tempo per osservare la sua famiglia e quella di sua sorella: era bellissimo stare tutti insieme e a breve avrebbero rivisto anche suo padre e Nabiki. Silenziosamente, ringraziò gli dei per averle dato tre benedizioni e un matrimonio felice. E di averne concessa persino una doppia ad Akane. Se solo anche Nabiki si fosse sistemata, una volta per tutte!

"Mamma, papà, che avete fatto al buio e al freddo? Siete andati dai nonni, non è vero?". Gli interpellati apparvero di nuovo in estremo imbarazzo e le guance rosse le indicarono che non era solo merito del kotatsu caldo o della zuppa.

"Voi, piuttosto, avete fatto i bravi con gli zii e i cuginetti?", tentò di deviare il discorso Akane.

"Sì! Abbiamo mangiato una montagna di cose buonissime e a mezzanotte abbiamo visto persino i fuochi d'artificio che venivano dalla città! Voi li avete visti?".

Il silenzio calò sulla domanda della bambina e Kasumi decise di interrompere i monosillabi e le parole smozzicate dei due impacciati genitori intervenendo con un grande sorriso: "Non temere, Akane, sono stati buonissimi e ci fa sempre piacere tenerli con noi. Si divertono così tanto tutti e cinque insieme!".

"Però... mi dispiace, così voi due avrete avuto molto più da fare e...".

"Si è trattato di mettere solo qualcosa in più in tavola, non ti preoccupare. L'importante è che siamo tutti felici e abbiamo cominciato l'anno esattamente come volevamo!".

Nonostante il rossore ancora evidente, la coppia sorrise e i bambini cominciarono a chiacchierare tra loro mentre mangiavano. Sotto al tavolo, Ono le prese la mano e la strinse, con gli occhi innamorati dietro agli occhiali un po' appannati.

Sì, decisamente l'anno era cominciato davvero bene!
 
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"Hai intenzione di fare un intero quadro con la punta della scarpa sulla neve?". La voce di lui la fece sussultare e smise subito di affondare lo stivaletto nel manto farinoso. Cosa doveva essere, poi, una specie di stella storta? "Di' la verità, te la sei presa perché ho detto che casa nostra era fredda".

"No", mentì subito lei, mordendosi il labbro.

"E dai, Akane, lo sai che ti conosco fin troppo bene per sapere quando mi stai dicendo una bugia!".

Senza volerlo, gli occhi andarono alle sue mani e riconobbe i guanti che la loro bambina aveva scelto per lui a Natale: "Sono molto caldi, non è vero?".

L'uomo sbatté le palpebre, senza capire, ma seguì il suo sguardo e sorrise: "Sì, lo sono. E anche quello scialle deve esserlo se lo hai messo addirittura come una sciarpa".

Akane ridacchiò: "A dire il vero stava meglio con il vestito, perché il tessuto è leggero, ma basta girarlo più volte su se stesso perché faccia il suo dovere".

Le si avvicinò, ponendole la mano inguantata sulla guancia e lei chiuse gli occhi: "Sai cosa mi ha detto Kotaro, quando lo ha visto? Con questo la mamma sarà bellissima!".

Aprì gli occhi per incontrare quelli blu di lui e assunse un'aria interrogativa: "E aveva ragione?".

Suo marito si accigliò: "Ne dubiti, forse?". Dietro quella frase così semplice si celava la loro notte di Capodanno. Fredda e calda al contempo. Buia e piena di luce. E lo scialle di suo figlio, che aveva abbandonato quasi subito le sue spalle quando erano entrati in camera per rifugiarsi sotto le coperte.

Akane tentò di non perdersi nei ricordi delle ore precedenti e di come anche il vestito scelto con tanta cura fosse rimasto da qualche parte tra quelle coperte e decise di giocare un po' con lui: "E tu lo sai cosa mi ha detto Izumi, quando ha voluto che prendessi quei guanti per te in modo da regalarteli a Natale?".

Suo marito scosse la testa: "No, cosa?".

Nonostante i bambini, a poca distanza da loro, stessero giocando a palle di neve e i rintocchi del gong al tempio indicassero che era ora di calmarli per entrare e rendere omaggio, Akane si sentì immersa nel silenzio e nella beatitudine.

"Mi ha detto che così il papà non avrebbe più avuto freddo alle mani quando fosse uscito con la neve". Era la verità, pura e semplice, ma le riportava anche la sua dedizione: non era raro, infatti, vederlo alle prese con la scopa per spazzare il vialetto di casa, perché nessuno di loro scivolasse.

La prima volta che lo aveva visto aveva appena scoperto di essere incinta dei gemelli ed era sicura che lo sbalzo ormonale le stesse dando le allucinazioni: lui non era tipo da mettersi a fare certe cose. Non lo era mai stato, fino a quel momento.

Diventare padre lo aveva cambiato ancor più di quanto lo avesse fatto maturare diventare un marito. D'altronde, non poteva rimanere un arrogante ragazzo di sedici anni per tutta la vita, no? E non era forse per quello che si trovavano lì, al tempio, con Kasumi e Ono, nonché genitori di due splendidi gemelli?
"Quello che ti ho detto io è molto più carino!", protestò catapultandola di nuovo nella realtà. C'erano lati di lui che non sarebbero cambiati mai, nonostante tutto, e Akane si ritrovò a ridacchiare.

"Beh, ma è quello che mi ha detto Izumi, mi pare comunque un bel pensiero, no?".

Lui inarcò un sopracciglio, perplesso: "Quindi ora siamo pari?".

"Cosa?".

"Non ce l'hai più con me per aver detto che faceva freddo?".

"Non ce l'avevo con te. E non faceva così freddo".

"Sono entrambe cose false!".

"No, sono vere!". Come poteva farla galleggiare su una specie di nuvoletta rosa e il momento dopo trascinarla di nuovo sulla dura terra?!

"Mi pareva che il tuo rimedio anti-freddo avesse funzionato!", sibilò cercando di non alzare troppo la voce.

"E a me pare che qualcuno non facesse che ripetere: Ranma, ti prego, scaldami, ho tanto freddo!".

Akane si bloccò con la bocca aperta, incapace di ribattere. Boccheggiò, emise un verso strozzato e scosse forte la testa: "Davvero... tu hai pensato che io lo dicessi per...?".

"Ranma, Akane! Buon anno! Vi è piaciuta la cena che vi ho cucinato?!". Il richiamo di Ukyo li fece voltare nello stesso momento e lei si rese conto che, finalmente, avrebbe avuto l'occasione per ringraziare la loro amica cuoca per ciò che aveva avuto cura di portare già cotto per la loro serata speciale.

Senza più voglia di discutere con quel testone di suo marito, Akane gli afferrò la mano e lo trascinò con sé: "Vieni, andiamo a ringraziare Ucchan come si deve e raggiungiamo Tofu e Kasumi. Sono laggiù da soli con cinque piccole pesti che tirano palle di neve!".

Ranma la seguì, per una volta senza borbottare. Doveva ancora raccontargli come si era fatta beccare da Nabiki mentre tentava di fuggire letteralmente dalla sua vecchia stanza, la sera prima. E, visto che si stava defilando da una presunta cena in famiglia come una clandestina, aveva dovuto prometterle che sarebbero stati con loro almeno a pranzo.

Perlomeno, qualcuno avrebbe avvisato suo padre e il signor Genma che lei, Ranma e i bambini non sarebbero mai arrivati a tavola: aveva persino dimenticato di scrivere un biglietto di scuse.

Sì, pensò mentre rideva di cuore nell'aria frizzante del primo giorno dell'anno: erano cambiate tante cose ma, in fondo, loro erano sempre gli stessi.
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Ecco una foto che riporta la decorazione con il gattino messa da Ranma sulla porta di casa: Maneki-neko-in-Shime-kazari-by-k14  
 
 
 
   
 
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