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Autore: WindoftheNight    01/01/2022    2 recensioni
Eccomi, sono un condannato a morte. Oggi è il mio ultimo giorno in questo mondo.
Genere: Angst, Introspettivo, Science-fiction | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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                                                       COME LACRIME NELLA PIOGGIA




Eccomi, sono un condannato a morte. Oggi è il mio ultimo giorno in questo mondo.
Detta così sembra più tremendo di quello che è, vero? Ma ho avuto tempo per abituarmici in questi lunghi mesi, persino per riderci sopra. D’altronde, cosa si può fare davanti a ciò che non si può cambiare?
L’unica cosa che mi scoccia è che sarei voluto uscire di scena in maniera diversa: avrei voluto che il mio nome fosse ricordato, che fosse iscritto nel Pantheon degli eroi, invece già la prossima generazione non saprà nulla di me, scomparirò come una macchia dopo che è stata lavata. Forse me lo merito per non essere stato abbastanza furbo.
Come tradizione hanno preparato i miei piatti preferiti. O, almeno, quelli che credono siano i miei piatti preferiti. Ho semplicemente detto loro i primi che mi venivano in mente, consideratelo come una ribellione, un atto puerile di resistenza passiva, contro un’ipocrisia assurda. Come potete essere gentili con me visto ciò che state per farmi?
Per fortuna non mi hanno permesso di contattare nessuno, anche perché non ho nessuno da chiamare e loro lo sanno bene.

L’ora si sta avvicinando, lo sento. Non ho dormito. Si dice che in quei momenti si pensi a tutta la propria vita, ma per me non è stato così. Riflettevo sul dopo, su come sarebbe stato, se avrei sentito male, se avrei avuto paura.
Una guardia mi ha osservato per tutta la notte, per evitare che mi togliessi la vita da solo. Fatica sprecata, non vi darò questa soddisfazione. Accetterò le conseguenze delle mie azioni a testa alta, fino alla fine.
Il corridoio sembra dilatarsi all’infinito e i passi miei e delle guardie paiono risuonare amplificati di dieci volte. Il mio sguardo è concentrato solo sulla porta davanti a me, che a tratti pare allontanarsi, a tratti si fa più vicina. Non ho paura, non ho paura, continuo a ripetermi, sapevo a cosa sarei andato incontro. Poi capisco che quel magone non è dovuto al terrore ma al rimpianto.
Deglutisco. Non avrei pianto. Sarei stato forte, fino all’ultimo. Se non puoi morire come avresti voluto, muori almeno con dignità.

Buio. Un buio indescrivibile mi assale, un buio che nessuno ha mai visto e che nessuno può immaginare che esista. Ho fatto molti viaggi interspaziali ma è la prima volta che vedo un buio simile.
Sì, è questa la mia condanna: essere rinchiuso in una capsula e spedito nello spazio profondo. Nessuno sa cosa ci sia lì e ovviamente nessuno è mai tornato per raccontarlo. Eppure, una volta fatta l’abitudine a quel buio abissale non si sta poi così male. C’è un silenzio meraviglioso e il movimento di questa scatoletta in cui mi trovo rinchiuso è sorprendentemente dolce, sembra quasi di essere in culla. Non lo avrei mai creduto ma riesco persino a rilassarmi. Se questo è lo spazio profondo non è tanto terribile. Vero?

Le visioni mi colgono di sorpresa. Non so se sono reali o sono frutto della mia immaginazione. Vedo supernove esplodere, stelle nane spegnersi lentamente, comete lasciare la loro scia luminosa, astri che si schiantano. È forse così che è nato il cosmo? Sto vedendo la creazione della vita? La mia mente comincia a veleggiare come una nave senza più una rotta e i luoghi in cui va…. Non posso descriverli, forse non voglio, ma avrei ancora la voce per poterlo fare? Da quanto tempo sono qui? Ore? Giorni? Settimane? Secoli?
Freddo. Un freddo micidiale mi penetra nelle viscere, mi avvolge il cuore, l’anima, i pensieri. È giunta la fine? Mi sento così stanco, mi sembra di pesare delle tonnellate, e questo buio non è più rassicurante, ma solo un abnorme pozzo nero in cui cado, cado, cado e forse cadrò all’infinito.
Sono un oriundo del vuoto, ormai.

Ora… ora so cosa c’è nello spazio profondo. Tentacoli. Tentacoli flaccidi ed enormi. Li ho visti mentre carezzavano gli oblò della mia capsula lasciandovi una disgustosa bava. Una voce cosmica parla alla mia mente, mi dice… cose. Mi parla di dei, dei che io non ho mai sentito nominare, dei che erano già antichi quando il Sole era ancora giovane, si insinuano nei miei sogni, mi sussurrano che torneranno e le loro parole sanno di alghe marce, di mare putrescente, di città folli racchiuse in abissi oscuri. Dunque, è questo ciò che hanno visto e sentito prima di me gli altri condannati? Sì, e credo che siano arrivati alla mia stessa conclusione. Fra il buio infinito e quelle cose è meglio il buio.
Non mi avrete, non mi fagociterete in voi, penso con orgoglio mentre abbandono la capsula. Io sono libero, libero dal vostro maleficio!
Rido, una risata insana e sfiatata. Non mi sento, forse l’ho solo immaginato, ma non importa, adesso sono in pace.
E mentre il buio mi accoglie, freddo ma benevolo, ripenso alle parole di un vecchio film.
Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi. Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione... e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. È tempo di morire.











 
   
 
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