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Autore: Dreamer_994    12/01/2022    0 recensioni
"Percorrevamo sentieri diversi che di tanto in tanto si incrociavano senza mai toccarsi realmente."
Genere: Drammatico, Romantico, Sentimentale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: Tematiche delicate, Triangolo | Contesto: Scolastico
Capitoli:
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"Non riesco a farne a meno. Sono geloso di un anziano che ha perso la moglie, dovrebbe dispiacermi per lui ma non ci riesco, tutte le mie energie al momento sono impegnate nell'essere geloso" – "Non sembravi un tipo geloso" – "Invece penso proprio di esserlo" risi chiedendo che ora fosse, si stava facendo tardi e non avevo ancora cenato, non avevo ancora ricopiato gli appunti presi durante le lezioni pomeridiane, avevo ancora così tanto da fare eppure ero ancora lì con lui. Dovevo scappare ma non volevo realmente farlo, lo studio... avrei dovuto rinunciare al campetto per un paio di giorni per non rimanere indietro, se ci fossi andata sapevo che avrei finito per guardare lui e gli altri giocare anziché focalizzarmi sullo studio, il mio 100% sarebbe sfumato come nulla.

Era ora, era il momento di andare, di tornare lasciando che le luci si spegnessero e il sipario calasse; era giunta l'ora di tornare alla realtà come Cenerentola alla mezzanotte. Sciolsi la presa che mi teneva stretta a lui per dirgli che era il momento. I sogni più belli duravano sempre troppo poco ma al risveglio ti lasciavano un sapore dolcissimo tra le labbra. La mia mezzanotte stava risuonando e la sveglia ricordava al mio subconscio che era il momento di riemergere dal sogno. "È ancora presto Liv" – "Non per me, devo ancora trascrivere gli appunti" – "Lo studio... non penso di aver mai conosciuto qualcuna così devota ai suoi doveri di studentessa" abbozzai un sorriso, la magia stava lentamente sfumando, proprio come le luci puntate sul palco scenico. Mi riprese le dita tra le sue conducendomi lungo quel corridoio che piano piano stava diventando sempre più familiare fino a condurmi all'esterno, mi tenne la porta aperta perché io la varcassi per prima poi, mi seguì richiudendosela alle spalle. Proprio come l'ultima volta ci separammo alla fermata del bus, io da una parte e lui dall'altra, percorrevamo sentieri diversi che di tanto in tanto si incrociavano senza mai toccarsi realmente. 

Un bacio sulla guancia, indugiò con le labbra nel vano tentativo di prolungarlo il più possibile, il calore del suo contatto contro la pelle fredda del mio viso. "Scrivimi appena sei a casa, ti aspetto" annuii piano e la mano che mi accarezzava si sfilò via come quelle labbra che mi riscaldavano; lasciò una piccola traccia del suo calore sulla mia pelle. Una minuscola traccia di lui su quella tela non più così bianca.

 

*** Il pivello e lo studio del cazzo ***

 

"Thomas, senti per l'aiuto nello studio se vuoi possiamo fare nel weekend a seconda di quando giochiamo o meno" – "Dovresti metterti sotto da adesso e non aspettare il fine settimana prima di iniziare" perché cazzo quello non si facesse mai i cazzutissimi cazzi suoi non lo avevo ancora capito, ma c'erano così tante cose che non capivo che ormai stilare una lista sarebbe stato solo stupido ed inutile. Lo guardai male, lo mandai a cagare con le parole e con la mente, quella testa di cazzo oggi pareva voler iniziare alla grande con me e il fatto che, Thomas gli diede ascolto mi fece scattare dentro qualcosa. Gettò benzina sul fuoco, la testa vuota oggi sarebbe tornato a casa senza! "Andy ha ragione, possiamo iniziare anche oggi, dopo gli allenamenti. Chiediamo al coach di lasciarci usare la palestra per studiare" – "Ah" – "Cosa c'è? Non ti va? Preferisci la biblioteca?" – "Eh? Con quei topi? Cazzo no, la palestra va alla grande! – mi voltai guardandomi in giro – La tipa oggi non l'ho ancora vista, non viene?" – sorrise – "No, deve studiare" – "Quindi non può?" – "Inizia a starti simpatica?" – "Cazzo no! È solo che" merda mi ero fregato da solo, mi stavo abituando ad averla tra i piedi quando meno me lo aspettavo e ora che non c'era mi sentivo un po' strano; l'idea di spiegarlo a quelli mi fece venire la nausea. Avrebbero finito per capire quello che più preferivano capire e io, sarei finito a fare lo zimbello preso in giro e fottuto da tutti, quella era l'ultima cosa che desideravo; i miei obbiettivi erano altri. Se avrei dovuto studiare dopo gli allenamenti, avrei dovuto rinunciare ad allenarmi per conto mio al campetto sotto casa e questo non andava bene, avevo bisogno di esercitarmi ma anche di prendere qualche voto decente se non volevo finire per ripetere l'anno; no era escluso. Non avrei ripetuto il primo anno neanche sotto tortura. Il coach non mi avrebbe mai dato la maglia da titolare se i miei voti non fossero migliorati. Cazzo di studio! 

Odiavo studiare, odiavo ogni cosa legata alla scuola e ai libri, tutto quello che mi deconcentrava dal migliorare il mio gioco era solo d'intralcio; gli ostacoli ero abituato a spazzarli via o ad ignorarli. Cazzo! Più ci pensavo e più sentivo lo scazzo montarmi nel sangue, avevo bisogno di sfogarmi, di giocare. Lanciai un occhio a Thomas notando che parlava con uno di un'altra classe mentre il capitano doveva ancora arrivare; dove cazzo si era andato a cacciare? Perché non era ancora arrivato?! Odiavo aspettare! Presi la palla da Austin e poi lanciai un'occhiata a Robert sperando che capisse venendomi dietro. Mi posizionai in difesa lasciandogli la palla, un uno contro uno mentre aspettavamo gli altri era meglio di nulla. Mi fece tre canestri nel giro di qualche minuto e da lontano sentii quella testa vuota rimproverarmi per poi darmi delle diritte per contrastare Robert. Non avevo mai capito quanto fosse bravo fino a che non me lo ritrovai faccia a faccia, avevo sempre pensato che coloro che si meritavano il mio rispetto se non le mie attenzioni fossero esclusivamente il capitano seguito da Thomas e il coach ma dovetti ricredermi; Robert era bravo. Gli stavo dietro ma non abbastanza bene da poterlo sovrastare. Studiai il suo gioco di gambe, il modo in cui palleggiava e in base a questo cercai di oppormi mettendolo in difficoltà quando, lo vidi passare la palla ad Austin mentre Andy la intercettava per poi uscire dalla linea dei tre punti. Ci guardammo un secondo e l'idea di un due contro due mi esaltò ancora di più specialmente se, dovevo fare squadra con quella testa vuota estremamente sveglia con la palla tra le mani. Ammazzammo il tempo giocando tra noi mentre la gente si radunava attorno al campetto, poco dopo Thomas ci chiamò fermandoci per avvertirci che si iniziava. Andy sorrise e io non mi trattenni più dal fare lo stesso, ci demmo il pugno: "Facciamogli il culo pivello" cazzo si! Amavo giocare forse più di quanto amassi scopare, il basket mi caricava molto di più, mi elettrizzava ed eccitava a livelli completamente differenti. 

Diedi tutto, non mi risparmiai nonostante fosse solo una semplice partita tra compagni di scuola, diedi il massimo del mio massimo fino alla fine, mi sentivo parte di qualcosa, di quella squadra che nonostante volessi pestare per gran parte delle volte mi dava così tanto ogni volta che scendevamo in campo, mi regalava un mondo facendomi persino dimenticare il resto, facendomi scordare quanto prima avrei voluto spaccare tutto e tutti. 

"Cazzo pivello! Vuoi morire? Giuro che ti ammazzo se continui così! La mia cazzo di acqua non si tocca! Se hai sete corri al cesso!" – lo ignorai, avevo troppa sete per prestargli ascolto – "Lascialo in pace Andy, oggi è stato bravo" – mi diede una pacca sulla spalla – "Cazzo me ne frega se è stato bravo?! Fanculo Thomas la mia acqua non si tocca!" – "Ma piantala o non riuscirò più a credere a quanto siate affiatati in campo mentre fuori, sembrate una coppia di vecchietti scorbutici che si prendono a ciabattate" un colpo di tosse e l'acqua mi uscì dalla bocca come una fontana, cazzo quelli mi volevano morto sul serio, tossii come un dannato. Io non ero un vecchio che menava con le ciabatte, per chi cazzo mi aveva preso quel cretino?! Lo guardai male non solo per avermi fatto passare l'inferno in un colpo solo ma anche per essersi azzardato a mettermi allo stesso livello di quella testa vuota! Cazzo! Io ed Andy eravamo su due piani completamente differenti, non c'era nulla da paragonare, non c'era nulla che potesse legarci e prima lo avrebbero capito e meglio sarebbe stato per tutti! Li mandai a cagare senza alcun ritegno, insultai Thomas per averlo anche solo pensato mentre Austin e Robert ridevano ancora come fessi; il nervoso... eravamo bravi e ci capivamo in campo perché giocavamo per la stessa squadra, perché avere quella testa vuota come avversario era meno allettante che averlo come compagno, non era di certo al livello del capitano o di Thomas ma non era neppure una schiappa, ci sapeva fare e per come ero io, per il mio gioco ancora imperfetto lui sarebbe riuscito a farmi il culo se avesse voluto ma oltre a questo, non c'era nulla che ci accomunasse; io e quel fesso eravamo come due poli che si respingevano a vicenda e che riuscivano a collaborare solo per amore della pallacanestro. Nulla di più e nulla di meno. 
"Portati dietro i libri questa sera" – "Ah, si" – "Pivello niente scuse, oggi ti metto sotto" – "Si" cazzo mi stavo già pentendo di aver chiesto aiuto. Feci per entrare in classe che tornai indietro come un coglione che si era appena illuminato, andai dietro a Thomas chiamandolo perché si fermasse ad ascoltarmi prima di andare a lezione. "Senti ma se – non sapevo neppure dire il perché lo stavo facendo, dovevo aver sbattuto la testa senza rendermene conto – e se dicessimo alla racchia di unirsi a noi? Quella studia dalla mattina alla sera, cioè dovrebbe piacerti come idea" – mi guardò come se faticasse a capire le mie parole – "Vuoi che si unisca a noi?" – "Beh ecco – ma perché cazzo la faceva così difficile?! – dicono che studiare insieme sia meglio che farlo da solo perciò..." – "D'accordo, le scrivo e vedo cosa dice" – "Bene, allora io torno in classe. Ci vediamo dopo" – "Noah" – "Si?" – "Smettila di chiamarla racchia" – "Ah, okay, va bene" merda per poco non me la feci nei boxer, quando mi guardava e parlava con quella faccia fottutamente seria e priva di compassione o pietà, priva di qualsiasi forma di umanità riusciva a farmi cagare in mano come un poppante. Non l'avrei più chiamata in quel modo. Non di fronte a lui. 

 

L'allenamento mi aveva sfiancato, mi sembrava di non aver più forze per fare altro che non fosse tornare a casa a dormire ma, il fatto di non poterci andare perché dovevo studiare mi faceva sentire malato tanto da finire in ospedale. Cazzo non avevo alcuna voglia di fermarmi per non parlare del fatto che oltre a noi e alla racchia si sarebbe unito anche quella testa vuota, da quello che avevo capito, aveva un compito importante nei prossimi giorni e studiare assieme lo avrebbe aiutato a prepararsi meglio; come se si potesse infilare qualcosa in una scatola bucata quale il suo cervello. Sospirai pesantemente avvertendo Thomas che andavo a prendermi qualcosa alle macchinette per non crepare prima, avevo fame e nessuna voglia di studiare; già così mi sembrava di essere nella merda fin sopra i capelli; non poteva andare peggio.

Tirai fuori dalla macchinetta tre pacchetti di patatine e una bottiglietta di acqua quando vidi la porta d'ingresso aprirsi. Aveva la faccia di una che stava peggio di me e questo per quanto strano fosse mi trasmise un certo conforto: "Ehi" – "Ciao" – "Vuoi qualcosa?" – indicai la macchinetta a cui mi ero appoggiato – "No grazie, sono a posto così" – "Come vuoi te" – "Thomas?" – "È già in palestra con quell'altro" – "Quell'altro...?" – "La testa vuota – mi corressi ricordando di chiamare anche lei con il suo nome – Andrew" – sorrise – "Il numero 10" – "Io punto al 7 perciò se vuoi il 10 prenditelo pure" – "Il 7? Sei" – "Punto a prendermi il suo posto" – "Ah e lui questo lo sa?" – "Ovvio, per chi mi hai preso?!" aprii la porta della palestra e io non ero come quell'altro dalla testa vuota, io aprivo la porta per me e nessun altro. La sentii seguirmi con una certa sicurezza come se non fosse stata la sua prima volta, ignorai la cosa raggiungendo gli altri seduti al centro del campo. Thomas appena la vide sorrise seguito dall'altro, l'adoravano proprio tutti, persino il capitano sembrava averla presa in simpatia; la guardai un secondo mentre si sedeva ma proprio non capivo cosa potesse piacere di lei agli altri. C'era decisamente di meglio là fuori. 

Thomas si mise accanto a me per darmi una mano in quello schifo di storia, non sapevo la mia di storia cosa cazzo me ne doveva fregare della storia degli altri?! Io ero il classico bravo ragazzo che si faceva i cazzi propri a prescindere e l'idea di farmi i cazzi di gente morta e sepolta tempo prima proprio non mi entusiasmava anzi, tutto l'opposto; quelli avevano già scritto la loro storia ora toccava a me e non avevo alcuna intenzione di perdere tempo rivivendo la loro. Mi presi uno scappellotto. Domandai scusa mentre quella testa di cazzo se la rideva come se non avere un livello di concentrazione alto fosse un difetto; la mia era una mente flessibile e molto ma molto aperta talmente tanto da perdersi. Sapevo di essere un genio incompreso sin da quando ero un poppante, lo avevo sempre saputo e pochi l'avevano notato ma questo era l'altro lato della medaglia: non venire quasi mai considerato come tale o capito. Smisi di pensare troppo quando Thomas incominciò a spiegarmi come fare per farmi entrare in testa le cose, mi suggerì di prendere appunti, di fare degli schemi ma quelli erano talmente noiosi e pallosi che senza pensarci due volte gli dissi che mi facevano schifo. Ricordavo perfettamente quelli che faceva la mia compagna di banco, lei che per ogni parola, titolo, sottotitolo o paragrafo doveva cambiare colore o stile, tutti quei colori e disegnini per rendere tutto più carino e vivace per me erano solo una distesa di merda colata. Preferivo frasi semplici e chiare, per non parlare dei colori, nel mio astuccio c'erano solo: una matita, una gomma, una penna nera e una rossa, quello era tutto ciò che mi serviva; ero un figlio modello che faceva persino risparmiare sua madre sulla cancelleria. "Sicuro di preferire così?" – "Si, se faccio così per lo meno non rischio di vomitare" – rise – "Siete entrambi allergici agli schemi" – "Ci sono altri?" – indicò la ragazza davanti a sé – "Lei" – "Ah" bene, oltre ad avere in comune Thomas ora avevo questo ad accomunarmi a quella, di bene in meglio. Feci finta di nulla tornando al riassunto a cui stavo lavorando da più di mezz'ora, merda, odiavo davvero perdere tempo in quel modo ma era anche vero che farlo in palestra lo rendeva un pochino più piacevole, non c'era nulla di più rilassante di un campo da basket. 

Dopo 20minuti stavo letteralmente per schiattare. 

Ero al mio limite. 

Dovevo fare una cazzo di pausa. Guardai la testa vuota difronte a me sperando che riuscisse a leggermi nella mente, mi rise in faccia alzandosi, non la sopportavo la gente che mi rideva in faccia senza motivo; non ero un pagliaccio. "Thomas tre minuti di pausa, giusto un paio di tiri liberi e poi ci rimettiamo sotto" – guardò il telefono – "Andata" – non riuscii a trattenermi – "Si cazzo! Facciamo cinque minuti anziché tre – risero – partita?" – "Siamo in tre come cazzo pensi di farla?" – "Due contro uno" – mi risero in faccia tutti e due – "Noi contro di te?! Non torneresti a casa. Tiri liberi" con loro non c'era proprio storia, se solo quella avesse saputo giocare forse avremmo potuto fare un due contro due ma lei non giocava; era inutile. 

Iniziò Thomas, poi toccò a me e dopo alla testa vuota, andammo avanti così per un po', non era il massimo ma neppure uno schifo, pur sempre meglio che stare seduti a studiare o fare compiti che poi magari, i docenti non avrebbero manco controllato o apprezzato lo sbatti che c'era stato dietro. Il solo pensiero mi fece sbuffare, non apprezzavo chi non apprezzava gli sforzi altrui era più forte di me, specialmente quando era il sottoscritto a farsi un culo grosso come un bulldozer. "Andy ti suona il telefono" la racchia ci interruppe, lui mi passò la palla per andare a vedere chi fosse. 

"Ehi Thomas, stanno arrivando" – "Chi hai invito pezzo di idiota?" – "Due tipe, non si fermeranno per molto, giuro" – "Se il coach ci becca con gente di cui non sapeva nulla finiamo nei cazzi" – "Le manderò via prima che tu te ne accorga! Promesso!" Thomas lo guardò malissimo ma non disse nulla, lo lasciò andare verso la porta per aprirla e far entrare le ragazze che aveva invitato; sperai solo che fossero più carine della racchia. 

Tirai, rimbalzo. La porta si riaprì e da questa entrarono due ragazze, le squadrai e mi parve di averle già viste da qualche altra parte ma non riuscivo a ricordare dove, quella a destra aveva delle gambe niente male e quei jeans non facevano altro che evidenziarne le curve; non era per niente male. L'altra era più bassa, gambe più corte ma recuperava alla grande con quel davanzale di cui pareva andare fiera, e aveva tutte le ragioni per farlo. Si quelle due erano decisamente meglio della racchia, finalmente qualcuno aveva alzato il livello; ringraziai mentalmente quella testa vuota per aver avuto gusti migliori del mio idolo. Ci salutarono, salutarono Thomas in particolare. La tipa col davanzale sembrava essere interessata al mio idolo, risi tra me e me, poveretta se solo avesse saputo i pessimi gusti del mio amico probabilmente ci sarebbe rimasta di merda. "Olivia!" – "Ciao" – "Che ci fai qui?" – "Studio" – "Non sapevamo fossi così amica dei ragazzi" la racchia non disse nulla. "Ora ricordo, voi siete della sua classe!" – quella dalle gambe sexy mi sorrise – "Si, piacere di conoscerti" – "Piacere" – il davanzale si spostò verso Thomas – "Stavate giocando?" – "Facevamo una pausa" – "Mi insegneresti a tirare? Sono una vera frana" cazzo no. Il fatto che lui non disse di no mi rovinò l'umore, perché doveva insegnarle proprio durante la mia cazzo di pausa? Quella non poteva cercarsi un altro momento e spazio per farsi insegnare provandoci con Thomas?! Raccattai la palla passandola alla tettona, tutte quelle tette ma neppure un briciolo di cervello, tutto quel ben di Dio era sprecato in una come lei ma del resto, erano tutte un po' così; erano buone solo quando dovevi fotterle ma oltre a questo erano solo una grandissima rottura di palle. Presi un'altra palla andando a tirare per i cazzi miei nell'altro canestro, meglio solo che con quelle gatte morte. 

"Posso unirmi a te?" – la guardai con la palla all'altezza della faccia – "Mi stai prendendo per il culo? Se vuoi imparare va da Thomas e quell'altro, non ho tempo da perdere" – "Non voglio imparare" – "Ah no? – lanciai la palla – Sai tirare? L'altro giorno hai detto di non essere capace" – "Dai lasciami provare, facciamo un tiro a testa che ne dici?" – "Va a prenderti la palla" quella racchia... Afferrò la palla con entrambe le mani per poi mettersi davanti alla linea dei 3punti: "Sei sicura di quello che stai facendo?" – "Penso di esserne consapevole solo a metà" okay dovetti ammettere che mi strappò un sorriso con quella sua stupida affermazione, riuscì persino a stuzzicare la mia curiosità, ero curioso di vedere se era davvero un'incapace oppure se aveva mentito. La guardai mettersi in posizione e provare il tiro due volte prima di tirare. I piedi erano posizionati bene, anche le spalle sembravano rilassate, teneva una buona postura, non era male nel complesso. Lanciò la palla saltando appena, seguii il tiro, anello; non male. Tornai a lei mentre batteva le mani: "Rimbalzo!" sorrise come una scema lanciando un'occhiata agli altri che usavano l'altro canestro, successivamente guardò me sempre con quel sorriso stampato in faccia finendo con l'indicarmi con un cenno di andare a raccattare la palla. La racchia sapeva il fatto suo, dovevo ammetterlo. Feci esattamente come lei, andai per un tiro da 3punti, la guardai un momento prima di lanciare la palla dicendole con lo sguardo di ammirare ed imparare dal sottoscritto; canestro. Non potevo farmi battere da una che aveva preso l'anello solo per grazia divina e tanto culo. Andò a prendersi la palla, fece due palleggi utilizzando entrambe le mani ricordandomi i poppanti che, dopo aver iniziato a camminare rincorrevano e indirizzavano la palla concentrandosi al massimo per poi finire con lanciarla o calciarla alla cazzo di cane. La guardai ridendo e lei ricambiò mandandomi all'altro mondo, non potevo farci nulla, sembrava una papera che si impegnava a fare la papera, era seriamente impedita nel palleggio mentre nei tiri aveva qualche speranza, le mancava la pratica. Un po' di esercizio e non avrebbe fatto troppa pietà anzi, volendo sarebbe riuscita a tirare meglio di alcuni miei compagni di classe. "Tiri liberi?" – "Tiri liberi?" – "Si" – andai a posizionarmi e lei si illuminò – "Quelli che valgono 1punto" – "Chiamatisi tiri liberi" – "Quanto sei fiscale" – "Ma fottiti un po'" lanciai e lei andò a raccattare, andammo avanti così per più di cinque minuti e non era male, chissà perché faceva più schifo nei tiri liberi che in quelli dalla distanza. Le diedi due diritte per pietà e, il fatto che mi diede retta ascoltando seriamente tutto quello che mi usciva dalla bocca con attenzione mi fece strano; la racchia si stava seriamente impegnando. Le lasciai tirare due volte di fila, le cedetti il mio turno un'altra volta e forse fu una botta di culo o probabilmente era la ragazza con più fortuna al mondo che, la mise dentro entrambe le volte; due canestri consecutivi! Cazzo, forse un giorno avrei potuto fare da insegnate perché, da quello che potei notare ero estremamente bravo anche in quello! Mi sorrise, tutta felice per poi alzare una mano chiedendomi di batterle il cinque, no, non lo avrei mai fatto in altre circostanze, non avrei mai dato un cinque ad una racchia come lei però, tenendo conto dei suoi progressi e il suo impegno che a sua volta motivò la mia misericordia concedendole tre tiri consecutivi... Le battei quel cazzo di cinque.

Ci voltammo entrambi verso l'altra parte del campo per guardare cosa facessero gli altri e, vidi Thomas fare altrettanto con noi, Olivia gli sorrise e lui ricambiò dandomi la sensazione di aver cagato più noi che le tipe ed Andy, di aver guardato lei. Tempo di leggermi la mente che la tettona chiamò Thomas esigendo le sue attenzioni, esigendo il contatto fisico, non trattenni una smorfia semi divertita, gli stava attaccato come fosse stato l'ultimo uomo sulla terra, qualcuno doveva informarla che l'oceano era molto più che vasto; sembrava una disperata.

Cazzo. 

Quando quella testa vuota mi guardò ridendo per poi lanciare un'occhiata a Thomas compresi che mi avevano visto mentre me la ridevo sotto i baffi, merda. 

Si piegò leggermente in direzione di quella tettona finendo con l'alzare il braccio e puntare il dito verso di me, merda, merda, merda! Avevo capito cosa stava per fare e non mi piaceva affatto, no! Sorrise guardandomi diritto negli occhi, quel figlio di puttana si stava vendicando perché mi ero permesso di ridere della sua situazione; cazzo! "Lo vedi quel ragazzo? Si chiama Noah è del vostro stesso anno, al momento è solo una matricola ma è un vero e proprio portento, un giorno sono sicuro che prenderà il mio posto nella squadra dei titolari – si rivolse a me – pivello perché non insegni a questa bella ragazza come fare canestro?! Forza!" spinse quella tettona verso di me mentre con quello stesso dito faceva segno ad Olivia di andare da lui. Cazzo, quello stronzo aveva scelto per me, aveva fatto uno scambio di coppia a suo unico vantaggio, merda! Più lo guardavo ridersela e più desideravo strozzarlo, insultarlo a morte. Cazzo! 

 

***Liv: Rimbalzando da un cuore all'altro***

 

Lo raggiunsi senza dire nulla, notai anche il fastidio di Noah che non si preoccupava di nasconderlo e un po' mi dispiaceva per lui, tirare a canestro assieme non era stato per niente male anzi credevo sarebbe andata peggio; avevo capito che non mi sopportava neanche un po'. Grazie al ragazzo che non riusciva a guardarmi senza inorridire, avevo fatto pratica e con i suoi suggerimenti riuscii persino a fare due canestri di fila, un record pazzesco che ero certa non sarei riuscita a ripetere. 

Ora riuscivo a capire un pochino di più perché ai ragazzi piacesse così tanto giocare a basket, perché palleggiare o andare a canestro era così divertente; incominciavo ad apprezzarlo anche io. 

Il basket era un po' come la musica quando ti prendeva così tanto da farti scordare il resto, ti impegnava corpo e mente impedendoti di pensare ad altro; una pausa dal mondo. Esistevano solo loro e la palla. Posai gli occhi sul ragazzo che mi aveva chiamato a sé lasciando che lui facesse lo stesso, mi osservava con attenzione mentre io non sapevo bene cosa fare, come comportarmi. Quando non c'era nessun altro, quando eravamo soli le cose erano diverse, io mi sentivo diversa forse più me stessa di quanto non fossi solitamente, riuscivo a sorridere liberamente perché era lui a irradiarmi con il suo modo di fare ma quando, c'erano anche altre persone... la sensazione di libertà cessava come la mia voglia di restare. Tirai fuori il telefono dalla tasca dei jeans per controllare l'ora senza guardare realmente, era solo una scusa per potermene andare prima degli altri; per uscire di scena. "Si è fatto tardi, è meglio che vada" – colmò la distanza tra noi sfilandomi di mano il telefono – "10minuti – impostò il timer mostrandomelo – poi quando suonerà ti lascerò andare" – "Thomas" – "Se lo rivuoi indietro devi restare" si infilò il mio cellulare nella tasca dei jeans chiedendomi con lo sguardo di accontentarlo, non mi aveva lasciato molta scelta; il telefono mi serviva. Alzai le mani in segno di resa strappandogli un sorriso, ormai aveva trovato un modo tutto suo di farmi fare quello che voleva, avrei dovuto escogitare delle contromisure se volevo avere più scelta. Uno sguardo a quello che faceva Andy e poi tornò da me, si avvicinò palleggiando con una mano fino ad arrivare a passarmela, la afferrai con entrambe le mani per non lasciarla scappare poi tornai a lui: "Oggi ti insegno a palleggiare" – "In 10minuti? Impossibile" – sorrise avvicinandosi fino a che l'unica cosa a separarci fosse la palla – "Quel pivello sarà anche bravo ma non dimenticare che io lo sono di più" lentamente si posizionò alle mie spalle sussurrandomi di rilassarmi, di rilassare i muscoli. Mi spiegò che stare troppo diritta non mi avrebbe facilitato e che di conseguenza sarebbe stato meglio se mi fossi piegata un pochino, così piegai un po' le ginocchia e accovacciandosi davanti a me, Thomas mi sfiorò le gambe dicendomi di aprirle di più almeno quanto la larghezza delle spalle. Lo ascoltai facendo esattamente come mi disse di fare che la sua mano indugiò per un momento sulla mia caviglia, avvertii il suo pollice accarezzarmi la pelle esattamente dove finiva il calzino ed iniziava l'orlo del pantalone. Di nuovo quella sensazione, il cuore che batteva veloce ma anche così pesate da rendermi difficile la respirazione, il petto che si muoveva su e giù sforzandosi di compensare, c'era qualcosa di estremamente intimo in quel tocco; esisteva solo tra me e lui. Fece lo stesso con l'altra gamba e faticai a rimanere concentrata, a non lasciare che le gambe tremassero o peggio ancora che cedessero, controllò lentamente entrambe alzando lo sguardo verso di me schiudendo le labbra per respirare meglio. Si sollevo da terra giusto il necessario per arrivare a qualche millimetro dal mio viso, dalla mia bocca: "Non muoverti – i suoi occhi scesero verso le mie labbra – continua a respirare così, non smettere" deglutii a fatica mentre sorrideva divertito, il cuore rimbalzava all'interno del mio petto con una tale forza da farmi vacillare. Non ero sicura di me. Thomas si allontanò dal mio viso alzandosi mentre con la mano continuava a sfiorarmi, mi girò intorno posizionandosi alle mie spalle piegandosi su di me permettendomi così di sentire il suo respiro sul collo; anche lui stava respirando con la bocca. Lentamente una mano mi circondò la vita attirandomi a sé, costringendomi ad aderire completamente al suo corpo mentre mi passava la palla con la mano libera. La presi con entrambe le mani come facevo solitamente ma lui mi disse di farlo solo con una, obbedii: "Quando palleggi non metterci troppa forza, colpisci la palla con i polpastrelli questo ti aiuterà ad avere un maggiore controllo, non usare il palmo – posò la mano sopra la mia – apri le dita, più riesci a coprire la superficie della palla e meglio è, d'accordo?" sibilai un si con la voce incastra tra le corde vocali, cercai di concentrarmi il più possibile ma il suo profumo era così avvolgente, il corpo che aderiva al mio permettendomi di sentirne il calore... non controllavo più il respiro. Dovevo trovare un modo, un appiglio che mi permettesse di riacquisire un briciolo di controllo prima che Thomas percepisse il mio cuore battere solo per lui. Cercai di focalizzare, di concentrare i pensieri, analizzai ogni cosa mi passasse per la mente, tutto, dal più inutile a quello essenzialmente inutile poi la risata di Andy e la sua compagna; l'avevo trovato. Chiusi gli occhi per un secondo cercando di deglutire per l'ennesima volta: "Perché con lei non hai fatto così? Perché non le hai insegnato a tirare come hai fatto con me? Non l'hai neppure sfiorata" – le labbra alla base del mio collo – "È te che voglio toccare. Mi piaci fino a questo punto – indugiò con le labbra sulla pelle creando una lieve pressione – Non esistono freni o limiti che tengano con te, mi piaci al punto da trasformare lo sport che amo in un'arma con l'unico scopo di sedurti" – respirai quasi ansimando – "Perché non suona?" – sorrise – "L'ho disattivato prima di metterlo in tasca" – "Mi – portai una mano al cuore – hai barato" – "Si" – "Non giocare sporco, non così" – "Altrimenti? Non voglio fermarmi." – "Devo – ansimai sentendolo stringermi più forte la vita – devo andare, devo davvero andare adesso" non potevo cedere in quel modo, non potevo cedere difronte a tutti. Quel contatto così intimo mentre gli altri erano a pochi metri da noi, liberi di guardarci; non potevo. Non volevo accadesse così. Lasciò cadere la palla a terra facendomi sobbalzare tra le sue braccia, mi porse il cellulare allentando la presa sul mio girovita solo quando lo afferrai. 

Non mi voltai. 

Camminai verso il centro del campo, presi distrattamente le mie cose infilandole nello zaino e poi andai via quasi correndo. Mi fermai solo dopo aver varcato la porta, mi appoggiai ad essa con la schiena chiudendo gli occhi per un minuto tentando di calmarmi, di calmare il battito frenetico del cuore: "Respira Liv, respira"

 

*** Il pivello a lezione ***

 

Quella non sapeva ascoltare, osservare, non capiva un cazzo di tutto quello che le dicevo per non parlare del poco impegno che ci stava mettendo. Ero finito a farle da balia perché quel figlio di puttana aveva deciso di vendicarsi, non mi era concesso ridere di lui. Fanculo! Alzai la faccia verso soffitto cercando di reprimere lo scazzo del momento vedendo la tettona sbagliare ancora, non che avesse mancato il canestro di poco ma di metri, se solo si fosse impegnata magari avrei potuto stringere ancora di più i denti e tenere duro ma quella aveva la faccia completamente svogliata, mi fissava con l'espressione di una che non poteva vedermi, che non riusciva a tollerare la mia presenza; mi fece scattare. Non le dissi nulla ma la mandai al diavolo, andai a prendermi un'altra palla per fare da solo, non avevo bisogno di una che non sapeva fare un cazzo di niente. 

Ripresi a farmi i cazzi miei tirando per conto mio, non era il massimo ma era pur sempre meglio di niente e considerando che quella avrebbe cercato di fare canestro mandando la palla dalla parte opposta non dovetti neppure preoccuparmi di stare attento ai suoi tiri; era solo un bel vedere mentre saltava ma per il resto era inutile come una bottiglietta di plastica vuota. Andai avanti così per un po' consapevole che con Thomas impegnato con Olivia il tempo di pausa si sarebbe allungato di molto, se avessi potuto avrei fatto scambio con lui molto ma molto prima per allungare la pausa dallo studio; ogni giustificazione per non ripiegare la faccia sui libri era ben accetta. Tirai ancora, traiettoria perfetta sarebbe entrata senza alcuna fatica che vidi un'altra palla passarle davanti toccandola appena ma abbastanza per deviare la mia; anello. Quella tettona iniziava davvero a rompermi i coglioni.

"Si può sapere dove cazzo miri?" mi voltai verso di lei sbottando, non la sopportavo più. Persino quando le scleravo contro guardava dall'altra parte del campo, la insultai ancora per attirare la sua attenzione ma nulla da fare così, mi voltai per vedere cosa cazzo stesse guardando di interessante da non riuscire a cagarmi neppure per tre secondi messi in croce. 

Risi.

Quel figlio di puttana si stava dando da fare. 

Le lezioni che avevo dato a Olivia non erano nulla se confrontate a quelle che le dava Thomas, quel figlio di puttana ci stava provando senza un cazzo di ritegno e non avevo mai considerato l'idea di usare il basket per rimorchiare. Avrei dovuto imparare, ancora una volta mi stava portando a scuola e questa volta l'argomento principale era: "Come portarsi a letto qualcuna insegnandole a tenere in mano una palla" Thomas era davvero geniale nel suo aver un pessimo gusto in fatto di fighe. Tornai con lo sguardo a quella tettona dall'occhio di falco, teneva tra i denti il labbro inferiore massacrandolo tanto quanto la sua gelosia la logorava da dentro, era tutto un ammasso di invidia; non potei fare a mano di riderle in faccia. La lasciai nel suo brodo a fare la guardona da quattro soldi andando a raccattare la mia palla sulla linea di fondo. Tornai in campo palleggiando che, vidi Andy seduto su una palla dare delle diritte alla tipa dalle gambe lunghe mentre di tanto in tanto non perdeva occasione di buttare uno sguardo all'amico finendo con il sorridere tra sé e sé, si stava divertendo e non per via delle gambette che gli ronzavano attorno ma per Thomas che ci dava dentro. 

Sentimmo una palla cadere a terra, voltai la testa in direzione di Olivia notando che era strana, aveva le guance rosse e teneva lo sguardo basso come tutta la faccia, lui annullò la presa che lo teneva incollato a lei che, Olivia mise immediatamente le distanze. Camminò velocemente verso le sue cose al centro del campo, si chinò a raccogliere tutto e infilarlo nello zaino per poi uscire con passo veloce, mancò poco che non si mise a correre. Mi passò accanto e mi parve di vederle tremare la mano, istintivamente la seguii con gli occhi pronto a salutarla nonostante mi avesse già sorpassato ma mi sembrò inutile farlo. Che cazzo le era preso?! Fino a qualche minuto prima avevo avuto la sensazione che quei due se la stessero intendendo alla grande, nella mia testa avevo anche previsto una notte di puro divertimento per il mio compagno di squadra; mi ero perso qualcosa facendomi i cazzi miei. Thomas si passò una mano tra i capelli tenendo fissi gli occhi sulla porta che si era appena chiusa, Andy aveva cambiato espressione, sorrideva ma questa volta con un po' più di serietà negli occhi: "Allen ma che mi combini? – lui non rispose – Che cazzo stai facendo?" – "Che intendi?" – "Perché sei ancora qui?! – gli fece un cenno con la testa – Valle dietro coglione!" quelle parole provocarono una reazione in Thomas, vidi una scintilla balenargli negli occhi. 

Scattò. 

Era come un'auto da corsa, da zero a cento in meno di pochi secondi. Un minuto prima era immobile davanti a te e il secondo dopo non c'era più. Avrei pagato per avere la sua velocità, le sue gambe con tutta la loro agilità e potenza. 

"Thomas e Olivia stanno insieme?" – "Non al momento" – "C'è qualcosa tra loro?" – Andy rise – "Perché non si è visto?!" – "Come si sono conosciuti?" – mi guardò prima di risponderle – "Un'incidente" finsi indifferenza, non era stata colpa mia e non avevo alcuna intenzione di prendermi le colpe di qualcosa che non aveva nulla a che fare con me. 

La tettona dopo le risposte di quella testa vuota cambiò espressione, ci era rimasta male, probabilmente le doveva rodere il fatto che una sua compagna di classe le avesse fregato il tipo da sotto gli occhi, per non parlare di quanto doveva bruciarle il fatto di essere stata battuta da una racchia. Quasi mi dispiaceva. Conoscevo perfettamente la sensazione di perdere contro qualcuno, poi se questi faceva più schifo di te la sconfitta diventava persino più amara, era già dura perdere contro chi era più bravo figurarsi con qualcuno che valeva meno di un calzino se paragonato a te. La testa vuota decise di alzarsi per fare qualche tiro e mettersi in mostra davanti all'altra ragazza così io tornai ai miei tiri, poco più tardi sia la tettona che l'altra decisero di andarsene, Andrew ottenne il numero di telefono della tipa mentre l'altra se ne andò con le mani più vuote di quando entrò; sfigata. 

Raccattai le mie cose ancora a terra e poi proposi a quella testa vuota di fare un uno contro uno, non se lo fece ripetere, ora che la palestra si era liberata della gente superflua e inutile potevamo fare sul serio. Gli passai la palla ma lui me la ripassò, andai all'attacco senza pensarci un minuto di troppo, cercai di sorpassarlo dopo qualche gioco di gambe ma fu più difficile di quanto mi aspettassi, Andy era bravo, marcava stretto costringendoti a fare infrazione e, per la poca pazienza che avevo non sarebbe passato troppo prima che riuscisse a farmene commettere una. Bloccandomi mi diede qualche suggerimento, cercai di metterlo in pratica ma era più facile a dirsi che a farsi, lui era un osso duro, tentai di passare due o tre volte prima di riuscirci e anche così feci una fatica pazzesca, ogni volta che pensavo di essermelo tolto dai piedi lui mi riprendeva come se nulla fosse costringendomi a fermarmi ancora e rivalutare cercando un altro modo per sfondargli la difesa. Riuscii a fargli un canestro solo per una botta di culo fenomenale e quando i ruoli si invertirono, scoprii che la mia difesa a differenza della sua era più vicina a quella di un principiante che a quella di un professionista, odiavo doverlo ammettere, ammettere che anche lui era più bravo di me e che, gli allenamenti supplementari che facevo ogni sera prima di tornare a casa erano pressoché inutili giocando da solo; avevo bisogno di qualcuno da contrastare per capire dove e cosa sbagliavo, avevo bisogno di un compagno bravo almeno la metà di Andy. Cazzo! 

Andò a canestro cinque volta di fila, mi stracciò, mi asfaltò sfidandomi a rialzarmi per due volte e per tre consigliandomi di gettare la spugna, di non provare neanche per sogno a rialzarmi perché tanto mi avrebbe sepolto vivo. Mi stava sul cazzo per principio ma ora, ora lo odiavo come non mai; aveva il mio rispetto. 

Caddi a terra ammettendo di aver perso, arrendendomi e il mio orgoglio accusò il colpo come sempre, un giorno sarei riuscito a batterlo; li avrei battuti tutti. 

Mi sdraiai sul parquet fissando il soffitto mentre sudavo come un maiale, se avessi saputo prima come sarebbe finita la serata non mi sarei cambiato dopo gli allenamenti, avevo bisogno di una doccia e di una buona dormita. Si sedette vicino a me appoggiando i gomiti sulle ginocchia, aveva un cazzo di sorriso stampato in faccia che mi istigava alla violenza, non sembrava neanche stanco. Io ero morto e lui invece aveva anche la forza di sorridermi in faccia come se nulla fosse, dovevo migliorare la mia resistenza proprio come mi diceva il coach da settimane altrimenti, non li avrei mai raggiunti, non sarei mai diventato titolare. 

Udimmo la porta aprirsi e Thomas entrare, non avevo la forza di salutarlo, non sapevo neanche dove avrei raccattato l'energia per alzarmi da quel parquet; ero letteralmente a secco. 
"Allora? L'hai raggiunta?" – "No, l'ho persa. Ho fatto il giro, sono passato davanti alla fermata dell'autobus ma niente, ho aspettato ma doveva essere già andata via." – "L'hai chiamata?" – "È partita la segreteria, le stava morendo il telefono da prima" – "Eh bravo il nostro 7" – li interruppi – "Insomma, mica tanto bravo. Sbava dietro a una da più di una settimana e non è ancora arrivato in prima base, bravo non direi proprio" – Andy rise divertito – "Prova di nuovo a riaprire quella cazzo di bocca" me la ricucii all'istante, il tono di voce di Thomas non era cosa da prendere sottogamba e io, non ero così coglione da sfidarlo, per quella sera avevo già patito abbastanza e cosa più importante, non avevo più energie per soffrire ancora. 

 

 

 

 

   
 
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