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Autore: BonnieHoney    14/01/2022    0 recensioni
"Inginocchiati"
"Non lo farò mai"
"Fallo, o le conseguenze non ti piaceranno"
"Mi fai schifo!"
"Ricordati le mie parole: mi pregherai anche in Turco per poterti inginocchiare a me e succhiarmelo. E ora... buon divertimento, troia"
Attenzione!!
La storia è consigliata ad un pubblico preferibilmente dai 14 anni in su⚠️
Se avete meno di 14 anni e volete comunque leggerla, troverete il cerchietto rosso⭕️ per un capitolo un po' spicy mentre il bollino rosso🔴 vi avviserà prima di un capitolo forte.
Detto ciò, buona lettura.
Genere: Erotico, Romantico, Triste | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: Lemon | Avvertimenti: Contenuti forti, Non-con | Contesto: Contesto generale/vago
Capitoli:
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Il nome del pub lampeggia dall'insegna al neon sopra l'entrata, non sembra un posto raffinato, non che i pub in genere lo siano, ma questo sembra davvero di pessima categoria.

"Tranquilla, dentro non è così male. E' l'esterno che non promette bene ma ti ricrederai" Alan mi apre la porta e mi fa entrare per prima.

"Sai che quel che hai fatto è sbagliato?" lo punzecchio voltando la testa all'indietro sorridendogli.

Si acciglia e mi guarda "come mai?" poi con un cenno della testa saluta il cameriere che ricambia con la mano.

"Vieni, sediamoci qui" mi prende per la mano e mi tira fino ad un tavolo che non si trova proprio nel punto più carino del locale ma è invece vicino all'uscita di emergenza.

"Hai paura che appena arriva il cibo mi spunteranno altre due teste?" appoggio la borsa sulla sedia dietro la mia schiena e mi accomodo guardandomi attorno.

"Sono solito sedermi sempre in questa posizione, è una cosa che faccio da sempre. Come mai ho sbagliato? Che ho fatto?" si dimostra interessato ad una cavolata che gli ho detto prima, pensavo se lo fosse già dimenticato.

"Oh, ti interessa davvero?" lo guardo con gli occhi strabuzzati.

"Certo che sì, altrimenti non l'avrei chiesto che dici? Dai non fare la preziosa e svelami i segreti".

"Quando si entra nei luoghi pubblici, con delle ovvie eccezioni, l'uomo deve sempre precedere la donna, viceversa quando si esce deve cederle il passo" afferro il menù posato sul tavolo e lo apro nascondendomi dietro per l'imbarazzo.

Parti bene Allie, i primi 10 minuti e gli stai già facendo il tono da maestrina.

Mi accorgo troppo tardi che il menù che ho aperto davanti agli occhi è quello dei gelati e quando lo abbasso noto che Alan ha appoggiato il mento alla mano e mi sta guardando interessato.

"Vorresti una bella coppa di gelato?" chiede ironico "come sai queste cose? Devi aver avuto un mucchio di tempo libero al negozio in questi cinque anni eh?" mi sta letteralmente prendendo in giro e scoppio a ridere dietro di lui.

"No, a dire la verità non è stato sul lavoro che ho imparato queste cose. Eeeeessì, ne so molte altre. Eddai non mi guardare così!" il cameriere mi interrompe per prendere le ordinazioni e mi accorgo che non ho la minima idea di cosa offra il menù. Lo apro e leggo in velocità scegliendo poi un piatto a caso e una bottiglia di acqua frizzante.

"Allora? Sei nata con queste incredibili conoscenze?"

"Ti ho proprio colpito eh? Mia madre... è tutta colpa sua. Ne è fissata, da quando sono piccola mi ripete tutte le regole del galateo, in ogni situazione. Ed eccomi qui, una perfetta Miss Educazione" sorrido al cameriere che ci porta da bere e sorseggio piano un po' di acqua ghiacciata.

La serata passa in un clima super rilassato e quando Alan mi lascia davanti al portone della palazzina in cui vivo mi accorgo appieno di quanto io sia stata bene.

Abbiamo parlato di tutto e non ho avuto nemmeno tempo di accorgermi quanto veloci stessero volando quelle ore. Alan è una persona super curiosa, ha voluto sapere tutto della mia famiglia, dei miei amici, del mio lavoro, sembrava interessato a tutti gli aspetti della mia vita anche se non si è molto aperto a sua volta.

Infatti dopo quasi due mesi che usciamo insieme ancora non ho avuto modo di fare l'interrogatorio ad Alan come lui l'ha fatto a me al primo appuntamento e questa cosa non mi va giù, sopratutto per il fatto che ogni volta che cominciamo un discorso più impegnato rispetto alle solite cazzate comincia a baciarmi e a toccarmi con l'ovvio risultato che poi mi dimentico tutto quanto.

Per quanto ci stiamo frequentando da abbastanza e non perdiamo tempo per fare dei preliminari, non siamo ancora arrivati al dunque e la situazione mi sta facendo sentire alquanto frustrata.

Sono due giorni che non lo incontro al lavoro in quanto i nostri turni non coincidono e non ci sentiamo nemmeno al telefono perché non ci siamo scambiati i numeri ma mi ritrovo a parlarne con Manuel che a sua volta non è rimasto indifferente al fascino di Alan. Non gli ho raccontato del nostro pseudo appuntamento e per il momento non penso di aggiornarlo, siamo usciti solo una volta e non vorrei il mio amico si faccia scappare qualcosa senza volerlo.

"Ti fermi a bere una birra con me stasera?" mi chiede mentre andiamo a cambiarci.

"No, mi spiace. Domani ho apertura e sono davvero stanca, poi stasera devo fare un due robe. Facciamo magari in settimana?".

La sera mi butto sul divano con un bicchiere colmo di vino rosso in mano e acchiappo il telecomando accendendo la tv ad un volume minimo e faccio partire la chiamata per i miei genitori. Per parlare con mia madre ho davvero bisogno di un sorso di vino ogni 5 parole e devo riempire il calice almeno due volte fino alla fine della telefonata, poi crollo addormentata sul divano.

"Bellezza!" Victoria mi chiama e mi lancia un sacchetto marrone che prendo al volo, lo apro e annuso l'invitante profumino di brioche alla crema.

"Mio Dio, come hai fatto a leggermi nel pensiero... sto morendo di fame"

"Ti si legge in faccia! Che hai fatto ieri sera? Hai ancora un segno sulla guancia... cose sporche?".

"Ma finiscila. Nessuna cosa sporca, mi sono addormentata sul divano e avevo ancora addosso quella maglia con le borchiette sulle maniche e così ecco spiegata la mia faccia da mostro" mordo la brioche e il mio stomaco si placa per un momento. Finisco per divorarla in pochi attimi e quando appallottolo il sacchetto la voce della nostra responsabile si fa sentire attraverso gli altoparlanti.

"Tra tre minuti il negozio apre. Prendete le vostre posizioni gentilmente" ci trasciniamo negli spazi del negozio e ci prepariamo alla dura giornata che sta per cominciare. Sarò qui fino a stasera quindi... beh devo esercitarmi a sorridere così a lungo, e devo trattenermi dal mandare a cagare i maleducati, il che non sarà troppo semplice.

Lavoro in questo negozio già da qualche tempo, e anno dopo anno la clientela aumenta, sono presenti i nostri soliti clienti, qualcuno risale ancora all'apertura del punto vendita, e poi ogni anno hanno continuato ad aggiungersi.

Abbiamo dei fatturati altissimi soprattutto in questo periodo in cui ci stiamo avvicinando al Natale e al boom stagionale dei saldi invernali, poi avremo un minimo di tregua.

Come il fatturato e la clientela, anche i dipendenti vengono assunti nei periodi più infuocati, come Alan per esempio e.... oddio perché mi viene in mente solo Alan?

Oltretutto oggi era in turno ma non ci siamo mai incrociati, sono rimasta tutto il giorno in cassa e lui nel reparto più lontano.

Sono le 6 e ho finito quindi vado in cerca di Vivian che dovrebbe finire come me e dovrebbe trovarsi nel reparto casalinghi.

"Eccola!!" le urlo mentre è di spalle, lei si gira con un balzo e si posa la mano sul petto.

"Dai che ero concentrata!" si aggiusta gli occhiali sul naso e raddrizza la divisa.

"Madonna, nemmeno fossi una tigre che si sta pregustando le tue chiappe" le faccio una specie di ringhio e muovo le mani come se avessi gli artigli.

"Altro che tigre, tu sei sicuro un leone, con quei capelli! Sono già le 6?" dopo averle risposto con un cenno della testa molla nella scatola la roba che ha in mano e si avvicina "allora andiamo. Che palle, è stata infinita".

"Scusa, nel reparto casalinghi c'è uno scatolone abbandonato, potresti occupartene? Grazie" ha fermato un ragazzo di quelli stagionali incaricandolo di finire il lavoro lasciato a metà e poi ci allontaniamo ridacchiando.

"Sei perfida!" le dico dandole una gomitata.

"Lo so"

Quando apro l'armadietto per riporre la divisa un foglietto scivola a terra e mi ritrovo a guardarlo pensierosa. Non ne ho mai ricevuto uno, nemmeno ai tempi della scuola.

Vivian si blocca con la mano sulla zip della maglia e lo guarda assieme a me con la bocca aperta.

"E chi sarebbe lo spasimante segreto?" quando si china per raccoglierlo al mio posto io mi muovo veloce come il vento e glielo sfilo dalle dita per stringerlo nella mano.

"Nessuno, è un mio bigliettino, l'ho messo prima e non me ne sono ricordata" lo ficco veloce in borsetta e mi cambio.

"E allora fammelo leggere, se l'hai scritto te" si avvicina e mi guarda maliziosa.

"No! A parte che sembri essere tornata alle elementari, ma è la lista dei regali di natale, compreso il tuo, dovrai passare sul mio cadavere per vederlo" a queste parole non insiste, forse l'ho davvero convinta che se l'avesse visto si sarebbe spoilerata il regalo.

"Ok ragazze! Siamo pronte? Dai che si parte con la festa" Manuel entra nello spogliatoio mimando dei movimenti da discoteca anni '60 e si ferma quando vede i nostri sopraccigli alzati.

"Mio Dio Manuel, devi darti una regolata..." gli dico uscendo e battendogli la mano sulla spalla.

In realtà non andremo a nessuna festa, ci siamo accordati per mangiare un panino tutti assieme e poi via di volata a casa perché Vivian non può trattenersi a lungo.

Siamo tutti quanti seduti al tavolo in attesa di Victoria quando Vivian, lanciandomi un'occhiatina diabolica accenna la storia del bigliettino a Manuel.

"Sai Manuel, prima mentre ci stavamo cambiando, dall'armadietto di Allie è scivolato fuori un bigliettino... Lei è rimasta interdetta ma quando mi sono chinata per raccoglierlo al suo posto è diventata campionessa olimpionica di squat e me l'ha sfilato dalle mani ancora un pò" si interrompe per farmi l'occhiolino e creare della suspence e riprende "mi ha fermata il tempo necessario a ficcarselo in borsa dicendomi che ci aveva scritto il mio regalo di compleanno, ma dato che ora ci sei anche tu, potresti leggerlo al mio posto. Non penso abbia scritto il regalo di tutti..." la incenerisco con lo sguardo e a Manuel brillano gli occhi, so che non vede l'ora di poter leggere che cosa ci sia scritto.

Afferro la borsa in velocità e mi alzo di scatto "devo andare in bagno" così facendo riesco ad arrivare in bagno e chiudermi dentro prima che quei due abbiano avuto il tempo di alzarsi.

   
 
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