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Autore: Mnemosine__    15/02/2022    0 recensioni
Eros rise. "Il desiderio, la passione, l'attrazione mentale e fisica sono più pericolose della morte. La mia controparte..." indicò Thanatos, intento a segnare dei nomi sul proprio papiro "... è molto meno dolorosa di ciò che io rappresento."
Il dio del Sole assottigliò gli occhi. "So che è doloroso, grazie per avermelo fatto provare così approfonditamente."
"Tu potevi evitare di prendere in giro il suo lavoro." Commentò Lissandra.
"Tesoro, lui per vivere tira le frecce a chi non ha il coraggio di dichiararsi." Rispose lui a tono.
Eros piegò la testa di lato "C'è chi ha bisogno di una spinta." Disse guardando entrambi e stringendo la freccia dalla punta scarlatta. "E chi invece riesce a fare da solo." Aggiunse spostando brevemente lo sguardo sui propri genitori.
Apollo seguì il suo sguardo, così come la figlia di Poseidone, per poi spostarlo verso Poseidone ed Atena, avvinghiati l'uno all'altra. "Potresti non immischiarti in affari che non..."
"Mi riguardano?" finì per lui. "Si dà il caso che sia esattamente il mio campo di competenza."
[Prequel di Blood Brothers - Per seguire questa storia è necessario aver letto quella principale]
Genere: Commedia, Erotico, Sentimentale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het, Slash | Personaggi: Apollo, Gli Dèi, Nuovo personaggio
Note: Missing Moments | Avvertimenti: nessuno
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- Questa storia fa parte della serie 'Blood Brothers'
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Se avete aperto questa storia vi chiedo cinque secondi per leggere questa nota, anche se lunga.
Allora, premetto che questa storia è una specie di prequel di Blood Brothers, quindi rientra nel fandom di Percy Jackson, ma non sono esattamente sicura di cosa inserire tra i personaggi o nelle caratteristiche della fic. Questo perchè dopo più di due anni ho avuto un po' di nostalgia e mi è venuta voglia di provare a riprendere in mano i personaggi descritti in Blood Brothers in modo un po' diverso. Elisabeth o Lissandra Jackson è una mia creazione, un personaggio che ho inventato io per prendersi cura di Percy e che poi è finita per stare con Apollo. Quindi Apollo, insieme agli altri dei qui presenti, saranno (spero di non farli diventare OOC) gli stessi che conosce anche Percy. 
Ma, c
ome immagino avrete capito, questo è il primo incontro tra gli Elipollo e la storia si baserà sul come si sono conosciuti e come si è poi evoluto il loro rapporto nel corso dei secoli. 
Di conseguenza, ci tengo a sottolinearlo più volte, in questa storia non ci saranno Percy e tutti i personaggi a cui siamo legati, tralasciando gli dei, e quindi le vicende verteranno su Apollo e un personaggio da me inventato
Pubblico questa fic per chi ha letto la storia precedente ed è curioso o anche, solamente, sente la mancanza di questi due personaggi.
Se siete interessati e non avete letto la storia principale siete i benvenuti, ma vi consiglio di passare anche per il primo capitolo della serie.
Riguardo al bollino... per ora è arancione, anche se in realtà non c'è niente di spinto nei primi capitoli, vedrò poi se modificarlo in seguito, quando dovrò pubblicare la parte più spinta o esplicita.  
Cercherò di aggiornare una volta a settimana, presumibilmente ogni martedì o lunedì, ma non prometto nulla. 

Piccola nota per chi continuerà a leggere:

Per chi se lo stesse chiedendo Efira è l'antico nome di Corinto, che è stata fondata molto circa e molto forse due secoli prima della guerra di Troia. Sinceramente non so se a Corinto sia rimasto un tempio a Poseidone, ovviamente ci sono i resti in pianta ma non ci sono mai stata e non ho la più pallida idea se sia ancora visibile. Non ho nessuna voglia di cercare tra gli appunti di archeologia greca per controllare una cosa del genere. Prendete quello che vi dico con le pinze, non sono un'enciclopedia :)

 


Strani incontri sulla sabbia


Le era sempre piaciuta Efira. Certo, era una grande città che vantava una posizione strategica sia dal punto di vista militare che commerciale e questo implicava un ricco via vai di persone di vario genere ogni mese.

Proprio per questo era città viva e rumorosa, difficilmente si potevano trovare luoghi tranquilli e silenziosi ma, essendo a diretto contatto con il mare, era facile per lei spostarsi velocemente.
Aggiungendo il fatto che Poseidone ne era il patrono e che, quindi, la sua presenza lì sarebbe stata interpretata come elemento di augurio, Corinto era il luogo perfetto per mettere radici.
Ecco che da ormai alcuni anni viveva lì, in una casa avuta in dono dall'attuale sovrano.

La figlia di Poseidone trascorreva le giornate allenandosi con la spada, la sua arma prediletta, faceva visita al tempio del padre per lasciare un'offerta e, spesso, si fermava a chiacchierare con i sacerdoti: quei vecchi mortali le chiedevano sempre di intercedere per loro per futili richieste oppure la interrogavano su quali offerte potesse gradire maggiormente il dio del mare.

Ma una volta ogni tanto scendeva per le strade di Efira, sempre accompagnata dai servitori, per controllare di persona alcuni acquisti necessari per la casa, o anche solo per passare un pomeriggio come una normale mortale.

Quella mattina Lissandra si era alzata di buon umore: il Sole non l'aveva disturbata, nessun servo aveva fatto rumori prima dell'alba e, strano ma vero, nemmeno il gallo aveva cantato in quella maniera così fastidiosa da svegliarla tutte le mattine con la voglia di infilzarlo e farlo allo spiedo. Così, dopo aver fatto colazione, uscì di casa per dirigersi verso l'agorà.

La prima volta che lo vide fu solo di sfuggita mentre camminava sotto la stoà. Stava ammirando la morbidezza di alcune stoffe portate dall'Oriente, quando con la coda dell'occhio intravide una chioma bionda muoversi poco lontano da lei.

Non riuscì a mettere a fuoco nessun viso, perchè la figura si era mossa troppo in fretta e lei l'aveva intravista solo di sfuggita e, così come non è importante prestare attenzione ai passanti che ci stanno intorno, la figlia di Poseidone non ci badò.

Dopo aver contrattato con il commerciante un buon prezzo per alcune braccia di quella seta blu notte che le piaceva, si recò alla bottega del proprio sarto di fiducia, per concordare con lui come adattare la stoffa al proprio corpo e decidere i tempi di consegna.

La seconda volta si trattò di un incontro più ravvicinato.

Lissandra aveva appena congedato il servitore che l'aveva accompagnata in quella giornata: insieme, dal centro della città, avevano camminato fino alla spiaggia ma, quando il mortale aveva dato visibili segnali di stanchezza, la ragazza gli aveva consigliato di tornare a casa.

In un primo momento il servitore aveva tentennato, indeciso se assecondare o no la richiesta. Era arrivato in quella casa solo da poche settimane, ma gli altri gli avevano raccontato di cosa esa capace la giovane: in caso di pericolo imminente la sua padrona sarebbe stata perfettamente in grado di proteggersi da sola. Abidos sapeva che lei si faceva accompagnare fuori di casa solo perché era costume, in questo modo non avrebbe scatenato quelle malelingue che erano le mogli dei cittadini di Efira.

Quindi, dopo averle chiesto di non fare troppo tardi e di stare attenta a non essere vista in giro da sola sulla strada verso casa, il giovane servo girò i tacchi e i due si mossero in direzioni opposte l'una all'altro.

Lissandra sorrise quando, dopo aver camminato sul bagnasciuga per un po', immerse i piedi in mare. Immediatamente la fatica prodotta da quella giornata venne meno, mentre lei si rilassava nel suo elemento.

Le piaceva il silenzio, la musica che veniva dal mare, il ritmo delle onde e il profumo di salsedine portato dai flutti. Tutte cose difficili da trovare in una grande città commerciale: proprio per questo faceva lunghe passeggiate sulla spiaggia, lontano dal porto, fino a dove i mortali non riuscivano ad arrivare, vinti dalla stanchezza.

A volte era bello stare soli. E in una città così grande era davvero raro poter rimanere solamente in compagnia di se stessi.

Guardò l'orizzonte, ammirando il gioco di luci e colori che il Sole di Elio produceva a contatto con l'acqua, mentre si preparava a lasciare il posto al carro di Selene.

Sussultò impercettibilmente, improvvisamente conscia di non essere più sola sulla sabbia.

"Non credo che, per una bella ragazza, sia una buona idea andare in giro da sola di giorno, figuriamoci quando il Sole sta tramontando".

Una voce maschile ruppe la magia del silenzio che tanto aveva ricercato.

Lei non si girò, ma irrigidì le spalle.

"Ti ho vista in piazza, oggi. Dov'è il tuo servitore?"

"L'ho mandato a casa." La figlia di Poseidone ruotò il busto per guardare negli occhi il suo interlocutore, sicura che fino ad un attimo prima su quella spiaggia non ci fosse nessuno per chilometri. "Sarebbe stato sfiancante per lui arrivare qui." Era dannatamente lontana dal porto. E i mortali erano scarsamente capaci quando si parlava di camminare nella sabbia bagnata o nell'acqua.

Si morse un labbro, trovandosi davanti un giovane prestante e parecchio abbronzato, i capelli biondi e gli occhi del colore dell'ambra.

Lui si guardò intorno, notando forse solo in quel momento quanto, effettivamente, fossero lontani da qualunque insediamento umano, eccezion fatta per alcune capanne di pastori che si potevano intravedere dal litorale.

"Sfiancante, dici?" Il giovane fece un passo in avanti "Non mi sembri sfiancata."

"Nemmeno tu."

La ragazza strinse i propri sandali, che si era sfilata prima di arrivare in spiaggia, tra le mani, chiedendosi perchè diavolo non li avesse lasciati ad Abidos. 

"Posso accompagnarti. Non sai mai chi potresti incontrare." il giovane fece un passo verso Corinto, facendole segno di camminare insieme a lui "Si sta facendo buio." disse indicando il Sole che era prossimo al tramonto.

Lissandra soppesò la proposta. C'era qualcosa che non andava il quel giovane, non necessariamente qualcosa di negativo, ma non era possibile che lui avesse camminato fino a lì, dove lei percepiva anche i piccoli molluschi nascosti sotto la sabbia, senza che se ne fosse accorta.

Sicuramente fino a pochi minuti prima non c'era nessuno sulla spiaggia oltre a lei.

"E, dimmi, come mai qui non c'è nessuno e tu ti offri magicamente di venire con me?"

"Ti giuro che non mordo, dolcezza." si strinse nelle spalle. "Ho visto una donzella in difficoltà e mi sono precipitato ad aiutarla."

Lei inarcò le sopracciglia, accigliata. "Come?"

"Non so il tuo nome, dolcezza, cosa pretendi?" Il giovane sorrise, un sorriso così smagliante che per un momento sembrò tornare giorno, per poi incamminarsi in direzione della città.

Lissandra fece un respiro profondo, per poi seguirlo. Infondo, lì nel Peloponneso, era lei l'essere più pericoloso, mostri compresi.

Per quanto una donna, sposata o non, dovesse per forza essere accompagnata durante le uscite fuori di casa proprio per evitare incontri spiacevoli o, come diceva la maggior parte delle persone, perché era non era decoroso uscire da sole, la figlia di Poseidone era perfettamente conscia di rappresentare il pericolo per qualunque mortale o mostro malintenzionato.

Il massimo che sarebbe potuto succedere se le cose fossero degenerate, era che il giovane aitante eroe sarebbe uscito da quella situazione con il naso rotto. O anche qualcos'altro, a sua discrezione.

"Sono Apollo, comunque." disse lui dopo alcuni minuti passati a camminare in silenzio.

Lei chiuse gli occhi per un paio di secondi, provando una certa familiarità per quel nome ma non riuscendo a capire dove l'aveva sentito.

"Sono il dio del Sole, della musica e della medicina."

Ah. Ecco perchè c'era qualcosa che non andava in lui. Suo padre le aveva raccontato, durante una delle sue ultime visite, che Zeus si era preso una sbandata doppia, per così dire. Era l'aveva presa così male da proibire all'amante del re degli dei di poter partorire in qualunque terra o isola, così Poseidone, l'unico che poteva permettersi di sfidare la regina degli dei, l'aveva accolta in mare, sulla non ancora del tutto formata isola di Delo.

E la donna aveva partorito ben due gemelli, Apollo e Artemide.

Aveva conosciuto Artemide, un paio di mesi prima, durante l'ultima impresa che le aveva affidato il padre. Ragazza intelligente e ottima guerriera ma, soprattutto, aveva le idee molto chiare sul ruolo della donna nel mondo. Ne avevano parlato molto velocemente, in quanto erano entrambe occupate a cacciare una manticora, ma magari un giorno avrebbe potuto farsi spiegare meglio. Sembrava un discorso davvero interessante, da come l'aveva descritto la giovane dea.

Lissandra strinse le labbra, forse troppo visibilmente. 

"Sei il figlio di Zeus e ... come si chiama? Latona?" chiese conferma, non ricordando se il nome fosse giusto.

Lui annuì.

Poseidone le aveva raccontato dello scivolone di Zeus proprio perchè il fratello era stato colto con le mani nel sacco dalla moglie, il che rendeva suo padre particolarmente felice. Ma, ahimè, il dio del mare non era prodigo di dettagli sulle amanti del fratello quando Anfitrite era a portata d'orecchio. Il che equivaleva a sempre.

"Ho sentito che hai sconfitto Pitone, sei stato bravo per essere così giovane."

"Beh, grazie. Non è stato niente di che." gongolò lui prima di bloccarsi. Apollo si fermò, stupito.

"Aspetta." alzò una mano come a sottolineare il fatto di doversi fermare. "Stai parlando con un dio e la tua reazione è un misero complimento?"

Lei fece un paio di passi in avanti, per poi guardarlo di sottecchi "Cosa vuoi che faccia?" chiese continuando a camminare "Dovrei supplicarti di non incenerirmi?"

"Sarebbe carino, visto che mi stai prendendo in giro." Borbottò il figlio di Zeus.

Il giovane dio riprese a camminare, affrettando il passo per seguirla.

"Un dio ti concede le sue grazie e tu continui a camminare come se fossi una persona normale?" 

La figlia di Poseidone rise "Questa tattica ha mai funzionato con altre ragazze?" chiese per stuzzicarlo.

"Ovviamente, guardami." Si indicò. "Se fossi un semplice mortale le immortali farebbero a gara per avermi." Si sistemò i capelli. "Anche gli dei, a dire il vero."

Lei racimolò l'informazione in silenzio, per poi continuare dopo qualche minuto.

"Quindi dovrei essere lusingata che un immortale sia apparso per un aiuto, come lo chiami tu, tra l'altro non richiesto, e dovrei concedermi a te per ringraziarti di tanta generosità?"

Lui boccheggiò, colto in flagrante.

Lei rise di nuovo. "Non credo che tua sorella apprezzerebbe questo tuo modo di abbindolare le ragazze, sai?"

"Cosa c'entra Arti?"

"Ci siamo aiutate con una... commissione. Ragazza meravigliosa."

Apollo incrociò le braccia, continuando a camminare.

"Non mi credi." disse annuendo alla sua stessa affermazione.

"In che senso?" chiese lei non capendo.

"È normale, però. Non capita tutti i giorni di incontrare un dio." Spiegò lui il proprio ragionamento. "Chissà quanti giovani si fingono dei per abbindolare le giovani sprovvedute."

"Sprovvedute?" chiese lei girando la testa di scatto. Dei, Zeus non poteva creare una progenie maschile intelligente, per una volta?

"Ovviamente noi dei li puniamo, fingersi noi è una mancanza di rispetto." Continuò imperterrito il dio del Sole.

"Ti serve una prova." Disse battendo le mani. Si guardò intorno, cercando un'idea.

"Io non credo che..."

"Dolcezza, permettimi di farti un dono." Apollo schioccò le dita e, in un lampo di luce, la ragazza si ritrovò ad indossare una vistosa collana dorata.

Si girò verso il dio, notando che la tunica anonima che indossava pochi secondi prima era stata sostituita da delle vesti dorate e che, come sua sorella, sulle spalle portava arco e faretra.

Lei aprì e chiuse la bocca un paio di volte, mentre lui la guardava chiaramente soddisfatto di se stesso.

"Apollo." Lo chiamò dopo un paio di minuti.

Il dio era sicuro di averla sorpresa. Quante possibilità c'erano di trovarsi a faccia a faccia con una divinità come lui?

"Si, dolcezza?"

Lei si sfilò il pesante monile dal collo e glielo porse. "Non ce n'era alcun bisogno. Ma ti ringrazio." Disse mettendogli in mano la collana.

Lui aggrottò le sopracciglia, confuso. "Ma come, niente 'La prego, divino Apollo, non mi incenerisca'?

"Se te lo dicessi saresti più contento?" chiese lei riprendendo a camminare e facendogli segno di seguirlo.

"Sei davvero convinta di parlare con un dio?" chiese lui per essere sicuro.

"Non ho mai detto che non ti credevo." Gli disse piegando leggermente la testa verso l'alto e ammirando le stelle che stavano comparendo nel cielo.

"Non hai paura?" Il dio del sole accarezzò il cuoio della faretra dorata.

"Dovrei?" lei gli sorrise.

Lui non rispose. Ogni volta che si era palesato ad una mortale la prima reazione ottenuta era sempre il timore, anche le ninfe con cui era stato avevano visibilmente paura del suo essere un nume.

"Comunque non serve indossare vesti dorate, anche con la tunica di prima non saresti passato inosservato." Gli concesse la figlia del dio del mare.

Il dio del Sole accettò il complimento sorridendo e, con un gesto della mano, la collana e le vesti brillanti sparirono in una pioggia di polvere dorata, lasciando il posto ad una semplice tunica coperta da un himation bianco. 

La ragazza sentì un leggero peso sul collo, niente di paragonabile alla collana che indossava prima, e portà le mani sulla clavicola, scoprendo una leggera catenina di fattura pregiata che terminava con un'unica pietra preziosa come pendente.

"Da quello che ho capito, non ti piacciono le cose vistose". Disse lui indicandola "Sei sicuramente aristocratica, ma indossi abiti semplici, anche se si vede da lontano che sono opera di sarti di altissimo livello."

Lissandra sorrise, accettando il dono. "Non verrò a letto con te, lo sai vero?"

Lui rise, una risata fastidiosamente melodiosa, e disse "Mai dire mai, dolcezza."

Lei scosse la testa e Apollo rise di nuovo.

Lissandra lo guardò con la coda dell'occhio, lei continuava a camminare con i piedi nell'acqua con facilità, senza affondare o inciampare nella sabbia, senza curarsi della tunica dagli orli bagnati, compiendo quello che a qualunque mortale sarebbe sembrato un grande sforzo, soprattutto se prolungato.

Ma anche il dio sembrava non essere minimamente stanco e camminava con dei movimenti fin troppo armoniosi e privi di fatica, era quasi snervante: quel giovane sembrava trasudare grazia da tutti i pori.

"Come sei arrivata fino a qui?" chiese lui quando, ormai, il sole era tramontato. Da dov'erano potevano vedere la sagoma di Corinto, ma la città era ancora molto lontana.

"Camminando." Rispose lei ovvia. "Diversamente da te."

Lui alzò le spalle, guardando gli alberi che si facevano sempre più vicini.

Lissandra constatò che, ormai, stavano camminando insieme da alcune ore e il dio, sebbene lei avesse chiaramente detto che non sarebbe stata una delle sue conquiste, non se n'era ancora andato.

"Posso sapere come mai sei senza accompagnatore?" chiese lui quando, ormai, erano le mura della città erano ben visibili.

"Volevo rimanere sola per poter pensare in pace." Disse lei.

"È pieno di mostri e furfanti nel bosco." Puntualizzò lui.

"Per questo ci sei tu, no?" gli sorrise.

"Certo." Apollo indicò la città "Siamo quasi arrivati."

Lei annuì, facendo un leggero gesto con la mano che portava lungo il fianco, ordinando alle onde di risalire sul bagnasciuga e bagnare i piedi del dio. Lui sussultò, a contatto con l'acqua fredda.

"Mi piace Efira, è una delle città sacre a Poseidone. Lui ha permesso a mia madre di partorire, sai?" le raccontò.

La ragazza fece segno di si con la testa. "L'ho sentito, si."

"È un grande dio. Delfi è diventato il mio santuario, ma molti pellegrini pregano anche lui."

"Ed è un male?" chiese lei.

"No. Voglio dire, insieme proteggiamo i marinai. Il che significa meno lavoro per me."

Quando arrivarono alle porte della città, gli sbarrarono la strada, non riconoscendo il giovane. Ma, ad un cenno della semidea, li lasciarono passare.

"Sono arrivata sana e salva dentro le mura. Hai visto?" chiese lei quando superarono il blocco.

"Certo, ma non si sa mai chi c'è per le strade di notte. Ti lascerò quando sarai dentro casa."

La ragazza alzò gli occhi al cielo, ma non disse nulla in contrario.

La compagnia del giovane dio era stranamente piacevole.

Insieme si fecero largo per le strade cittadine e, quando incrociarono alcuni giovani visibilmente ubriachi, il dio le si fece immediatamente più vicino e, schioccate le dita, i due apparvero alcuni metri più in là rispetto al gruppo.

"Questo." Disse guardandolo e alzando le sopracciglia "Mi è sembrato un tantino esagerato."

"Questo." Rispose lui guardandola negli occhi "Lo dici tu, dolcezza."

Apollo la guardò intensamente, l'aveva appena fatta scomparire e riapparire in un luogo diverso e lei non era rimasta minimamente sorpresa o ammirata.

Anzi, sembrava quasi infastidita dal suo magnifico gesto di galanteria. Che strana, quella mortale.

Lei schioccò la lingua, distogliendo lo sguardo e indicandogli un piccolo palazzo al limitare della città, poche costruzioni più avanti. "Lì è dove devo arrivare, posso anche andare da sola ormai ..." non fece in tempo a finire la frase che in un battito di ciglia si ritrovò esattamente davanti alla porta di casa.

Vide un paio di servitori correrle incontro, rimporverandola per l'ora tarda.

Aprì la bocca per dire qualcosa, ma il dio era sparito.

   
 
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