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Autore: Alleliparalleli    26/02/2022    5 recensioni
Questo è più un esercizio personale di scrittura che una serie vera e propria. E' da tanto che non scrivo prosa, ma essa mi ha sempre aiutato nei momenti più difficili della mia vita. I capitoli che leggerete riguarderanno questa sorta di slice of life in una sorta di meta-narrativa. Spero apprezziate questa umile storia da me presentata;
AP.
Genere: Hurt/Comfort, Introspettivo, Slice of life | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: Contenuti forti, Tematiche delicate, Violenza
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                                                                                       1

 

La clinica psichiatrica si stava avvicinando sempre di più. E sempre di più, i grandi alberi di quercia e pini si facevano sempre più imponenti, creando una distesa d’ombra che arrivava fino all’ingresso. Le ruote della macchina scricchiolarono sul terriccio, e il motore si spense. Le portiere si aprirono, e da esse fuoruscirono un uomo ed una donna. L’uomo camminava con un bastone di legno, e la donna lo prese sottobraccio, avanzando verso il portone principale.

 

La donna bussò al citofono, e passarono alcuni minuti prima che qualcuno venisse ad aprire. Si avvicinò un ragazzo con una tuta da inserviente verdastra, che si limitò a guardare la coppia con sguardo interrogativo.

 

“Avevamo un appuntamento alle dieci ed un quarto”

 

“Con chi, prego?”

 

“Roberto. De Nastri, è il cognome. E’ ricoverato in questa clinica da tre mesi.”

“Un attimo.”

 

Il ragazzo si girò, e a passo svelto scomparì dietro un angolo. L’uomo sbuffò, aggrottando le sopracciglia. “Che c’è, papà?”, la donna lo guardò in viso, notando la sua espressione corrucciata, e sospirò. Quando si spazientiva, sarebbe potuto diventare maleducato. Ma adesso la rabbia non serviva affatto.

 

Non in quel contesto.

 

Dall’angolo dov’era scomparso il ragazzo comparì un uomo dal lungo camice bianco, che si avviò verso l’entrata, lo sguardo serio mentre apriva il portone.

 

“Salve. Con chi l’avete preso l’appuntamento?”


“La segretaria. Ci ha detto che sarebbe stato possibile venire oggi.”

 

“Roberto De Nastri?”
 

“Esatto.”
 

“Al momento è in sala riabilitazione. Volete attendere in sala d’attesa?”

 

“Sì, grazie”

Entrarono in un ampio salone che sapeva d’ammoniaca e metallo, le pareti verdi con strani quadri appesi ed i vetri che davano sul giardino.

 

Tutti sbarrati.

 

Si sedettero sulle sedie di plastica vicino alla reception, e l’uomo sbuffò ancora più forte. La donna gli strinse il braccio. “Papà, si può sapere che ti prende? Stai facendo i capricci da quando siamo arrivati.”

“Questo posto…”, l’uomo si girò intorno con lo sguardo.

 

“...non mi piace affatto.”

 

La donna reclinò la testa all’indietro.

 

Quell’odore nauseabondo le stava facendo perdere i sensi.

 

                                                                           2

 

“Che te ne pare?”, porgo il foglio volante alla persona vicino a me. E’ seduta sul mio materasso, e sta leggendo attentamente, sussurrando. Amo quando sento sussurrare. Mi fa sentire una sensazione strana dietro la nuca, non saprei ben descriverlo. E’ come uno sparo di endorfina che ti entra nelle meningi e ti fa avere un orgasmo mentale.

 

Come ho detto, non saprei bene come descriverlo.

 

“E’ interessante come inizio. Perché ti sei fermato?”
 

“Perché non so come continuare”
 

Lei mi guarda con quel suo sguardo che conosco bene. Mi mette a disagio quando lo fa, così abbasso lo sguardo guardandomi i piedi.

 

“A volte ci vuole una spinta, anche se piccola. L’importante è andare avanti, a piccoli passi.”

 

A piccoli passi.
 

“A volte è difficile. Non so se sono nato per fare lo scrittore. Le parole mi escono con facilità quando scrivo poesia, ma quando si tratta di racconti è più difficile di quanto pensassi. Li devi strutturare bene, c’è tutto un bordello da seguire e non penso di essere all’altezza.”

Alzo lo sguardo, e lei scrolla le spalle.


“Continua a scriver poesie allora, ma quello che ho letto comunque non sembra male. Il talento ci sta.”

 

Talento. Una parola che ho sentito tante volte nella mia vita.


E che non ho mai capito.


“Che hai da fare oggi, Lory?”
 

“Devo andare con mia sorella dal parrucchiere, poi sono stata invitata da mio cognato a cena a casa sua.”

Sorrido.


“Una rottura di palle, eh?”

Anche lei lo fa.

 

“Come sempre.”
 

Prima di accompagnarla verso la sua macchina, ci stringiamo la mano con fermezza. Entrambi siamo stati liberati da pesi terribili, e stiamo andando avanti con le nostre vite come si dovrebbe fare da bravi esseri umani.

 

Lei è più brava di me su questo, comunque.

 

“Ci vediamo nel fine settimana. Abbiamo un bel brainstorming da fare insieme, d’accordo?”

“Certamente. Ciao, bella.”

“Ciao Gabri, stammi bene.”

Quella è la parte più difficile, rifletto, mentre la sua macchina esce dal cancello di casa mia.

 

A piccoli passi.

 

Forse devo cambiare punti di vista per campare meglio? Chi può dirlo se non io stesso, giusto?
 

Lo sapete meglio di me.

 

Ed ora è meglio che mi rimetta a lavoro.

 

Ho della roba da scrivere.



(Quest'opera è stata rilasciata con licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale. Per leggere una copia della licenza visita il sito web http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/4.0/. )

 

   
 
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