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Autore: SJValse    13/04/2022    0 recensioni
Jane è una ragazzina che ne ha viste tante per la sua età.
Per troppo tempo ha nascosto il suo vissuto, frutto di un dolore interiore in costante crescita.
« se mi avessero detto che quel lontano 23 febbraio 2015 sarebbe stato l'ultimo giorno di vita di due componenti fondamentali della mia famiglia, probabilmente ci sarebbero state tante cose che avrei fatto o detto loro.
Nonostante siano passati anni da quel giorno io ci penso ancora.
Ogni notte è come se vivessi lo stesso giorno.
Non importa quello che faccia o dica.
Il giorno finisce sempre allo stesso modo »
Dietro di lei un passato che avrebbe tanto voluto dimenticare, ma si sa che, prima o poi, il passato ritorna e, allora, bisogna saperci fare i conti.
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IL PLAGIO È PUNIBILE PENALMENTE.
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Genere: Generale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: Tematiche delicate
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Capitolo X: Solem et lunam

Solem et lunam
è una locuzione latina che significa letteralmente 

"Il sole e la luna"

 

🔻🔻🔻

 

Il sole è una creatura arrogante, pronta a lasciarsi la Terra alle spalle ogni volta che si stanca di noi. La luna è una compagna fedele. Non va mai via. È sempre di guardia, risoluta, ci conosce con il buio e con la luce, e come noi è in continua trasformazione. Ogni giorno è una versione diversa di se stessa. A volte tenue e pallida, altre intensa e luminosa. La luna sa cosa significa essere umani. Insicuri. Soli. Butterati dalle imperfezioni.

(Tahereh Mafi)

 

Narra un'antica leggenda cinese che quando il sole e la luna si incontrarono per la prima volta si innamorarono perdutamente e da lì cominciarono a vivere un grande amore.

 

A quei tempi il mondo non esisteva ancora, e quando l'Universo decretò di crearlo volle abbellirlo con la sua luce.

 

Decise quindi che il sole così brillante avrebbe illuminato il giorno, e che la luna misteriosa avrebbe illuminato la notte, obbligandoli involontariamente a vivere per sempre divisi. Entrambi furono invasi da una grande tristezza e capirono che non si sarebbero mai più trovati.

 

La luna era sempre più triste e amareggiata. Nonostante il bagliore dato dall'Universo, si sentiva sola.

Il sole a sua volta aveva vinto un titolo di nobiltà "Re degli Astri" ma neanche questo lo rendeva felice.

 

L'Universo allora li chiamò e spiegò loro:

"Non avete nessun motivo per essere tristi dopotutto avete una bellezza che vi distingue l'uno dall'altra. 

Tu luna, illuminerai le notti fredde e calde, incanterai gli innamorati e sarai fonte di ispirazione per gli artisti che ti dedicheranno poesie.

Quanto a te sole, manterrai quel titolo perché sarai il più importante degli astri, illuminerai la Terra durante il giorno, darai calore all'essere umano e con i tuoi raggi darai la vita e renderai le persone più felici."

 

La luna diventò ancora più triste con quel crudele destino e pianse amaramente divenendo spenta e cerulea. 

E il sole, nel vederla così triste, decise che non poteva essere debole, perché doveva darle forza e aiutarla ad accettare ciò che il destino aveva deciso per loro.

 

Eppure era così preoccupato che decise di chiedere qualcosa all'Universo:

"Grande Universo, aiuta la luna, per favore, è più fragile di me, non sopporterà la solitudine..."

 

E l'Universo, nella sua grande compassione e bontà, creò le stelle per fare compagnia alla bella luna.

 

Così la luna ogni volta che è molto triste ricorre alle stelle che fanno di tutto per consolarla, ma quasi mai riescono nel loro intento.

 

Oggi entrambi vivono così, separati.

 

Il sole finge di essere felice, e la luna non può nascondere la sua tristezza.

 

Il sole arde di passione per lei e lei vive nelle tenebre del suo dolore.

 

Dicono che la volontà dell'Universo fosse che la luna dovesse essere sempre piena e luminosa, ma non ce l'ha fatta ad esaudirlo perché è donna e una donna ha delle fasi: quando è felice, riesce ad essere piena e luminosa, ma quando è infelice è calante e non è nemmeno possibile apprezzare la sua luminosità.

 

Luna e sole seguono la loro strada, il destino che qualcun altro ha scelto per loro.

 

Lui solitario ma forte e lei, accompagnata dalle stelle, ma debole.

 

Gli uomini cercano sempre di conquistarla, come se fosse possibile. Alcuni sono andati persino da lei, ma sono tornati sempre da soli. Nessuno è mai riuscito a portarla sulla Terra, nessuno è mai riuscito ad impadronirsene, eppure molti ci hanno provato.

 

L'Universo così decise che nessun amore in questo mondo fosse del tutto impossibile, nemmeno quello della luna e del sole...

 

E così lui creò l'eclissi.

 

Oggi sole e luna vivono in attesa di quell'istante, quell'unico momento a loro concesso per amarsi e però tanto raro.

 

Quando guarderemo il cielo e vedremo il sole nascondere la luna è perché sdraiandosi su di lei, incominceranno ad amarsi.

 

La brillantezza della loro estasi è così grande che gli occhi umani non possono guardare l'eclissi, gli occhi potrebbero rimanere accecati nel vedere tanto amore e tanta oscurità, perché è nell'oscurità che si crea l'amore e la vita, e nella brillantezza della passione che si consuma l'estasi.

 

 

Così come il sole aveva la sua luna, Erika aveva il suo Luigi...

 

Si erano conosciuti venti anni prima e si erano amati: un amore costante e profondo, che l'aveva travolta come una tempesta. 

Si ricordava le passeggiate sul lungomare e le corse sulla spiaggia, tutti i tramonti e le albe passate insieme, i baci ardenti di una violenta passione e le carezze melanconiche... 

 

Si vedevano pochi giorni all'anno perché lui era capitano di una nave e doveva sempre salpare verso qualche porto lontano, ma loro riuscivano a rendere quel breve lasso di tempo concessogli, interminabile. 

 

Quando si incontravano, poco importava se l'indomani lui sarebbe dovuto partire nuovamente, contava solo il qui ed ora. Hic et nunc, come dicevano i latini.

 

Ed il tempo diventava irrilevante, pareva fermarsi: non c'erano più le ore, i minuti ed i secondi.

 

La distanza aveva reso il loro amore proibito, ma talmente forte da resistere a tutto, come quello di Paolo e Francesca.

 

In quei brevi incontri l'estasi era tanta, un'eclissi che li sovrastava, accecante proprio come l'incontro del sole e della luna. 

 

Si amavano al buio, in segreto, come Amore e Psiche.

 

Ed infondo chi meglio di Amore e Psiche avrebbe potuto comprendere un amore tanto travagliato e fatto di ostacoli?

 

Poi gli orologi prendevano a funzionare e la lancetta tornava a muoversi con il suo ticchettio a scandire i secondi della loro distanza.

 

Ma lei lo aspettava sempre, come Penelope ha sempre aspettato il ritorno di Ulisse. 

 

E lui tornava perché lei era il suo porto sicuro. 

 

Irresistibile, come lo era Cleopatra per Antonio.

 

Alla fine si erano sposati di nascosto, con solo l'oceano a fare da testimone. 

 

Luigi aveva trovato una sua misura del tempo: con lei o senza di lei. 

 

Ed i pensieri di Erika erano rivolti sempre a Luigi, il suo Re Sole, perché tutto ruota intorno al sole: la Terra, i pianeti e persino la luna.

 

La distanza ormai era diventata solo un fattore fisico, non poteva nulla contro la mente. Perché le loro teste ed i loro cuori, quelli, non si erano mai separati.

 

Ed erano felici...

 

Qualche anno dopo era nato lui: William, il loro piccolo Billy. 

 

Nell'abbraccio che si erano dati quel giorno c'era tutta la felicità e la gioia che due cuori potessero contenere, e gli anni passavano, in quella continuità di baci rubati e di tempo che scorre. 

 

Poi la malattia di lui, che aveva reso il loro amore grandioso e tragico come quello di Romeo e Giulietta.

 

Perché "Le gioie violente hanno violenta fine, e muoiono nel loro trionfo, come il fuoco e la polvere da sparo, che si consumano al primo bacio".

 

Quel male orribile che l'aveva consumato fino a renderlo un mucchietto di ossa inerme. 

 

E lei gli era stata accanto fino alla fine, vedendolo spegnersi giorno dopo giorno in quel letto d'ospedale. 

 

Ma il tumore non aveva logorato solo lui, aveva finito per corrodere anche lei in modo lento, doloroso, costante. 

 

Paradossalmente la malattia aveva permesso loro di stare vicini ma alla fine li aveva separati, e questa volta per un tempo senza fine.

 

Quando lui chiuse gli occhi per sempre lei smise di vivere: abbandonò tutti i suoi hobby, dedicandosi solo al lavoro e si chiuse in se stessa. 

 

Si sentiva mezza vuota, un po' come la luna, che aveva vegliato su di lei tante volte, quando lo aspettava guardando l'oceano.

 

Persino con Billy fu diversa. 

 

Cercava di dargli tutto l'amore che aveva in cuore, ma il suo cuore ormai era pieno di crepe, era finito in frantumi, un mucchietto di sabbia.

 

Il periodo più difficile per lei fu l'inizio, quando lo affidò alla nonna dicendo che non riusciva nemmeno più a guardarlo in faccia.

Diceva di non poter alzarsi ogni mattina e vedere nei suoi lineamenti costantemente l'uomo che aveva amato, e che ora non c'era più. 

 

Diceva che più cresceva, più gli assomigliava.

 

E mentre lui stava dalla nonna, lei si lasciò andare.

 

Cominciò a bere, sempre di più.

 

Voleva dimenticare, voleva non provare più quel dolore logorante.

 

Ma una volta passata quella strana sensazione data dalla sbronza, si sentiva ancora peggio.

 

Si sentiva sola, nel suo sconforto.

 

Divenne l'ombra della donna che era stata un tempo. 

 

Triste, spenta e cerulea. 

Proprio come la luna.

 

Poi un giorno decise di farsi forza.

 

Decise di cambiare.

 

Per Billy.

 

Quando riprese in mano le redini della sua vita, la nonna lasciò che William tornasse a vivere da lei, e lui divenne la sua unica ragione di vita.

 

Si rese conto che di Luigi non le era rimasto nulla, se non il dono più prezioso che lui le aveva fatto: suo figlio.

 

Non c'erano foto o dipinti, solo tanti ricordi e quel dolcissimo pargoletto.

 

Ed improvvisamente divenne grata della somiglianza strabiliante che accomunava il bambino a suo padre.

 

Lui divenne la luce che illuminava le sue tenebre. La stella più luminosa che era in grado di brillare anche nella notte più buia.

 

Per Billy non fu difficile tanto la morte di suo padre, alla sua assenza ci era abituato, quanto al comportamento di sua madre. 

 

Lei era così... diversa.

 

Così... triste.

 

Fu quando tornò a vivere con lei che realizzò che il padre non lo avrebbe rivisto, mai più. 

 

Prima pensava che, forse, era stato tutto un incubo, che il mattino seguente si sarebbe risvegliato e avrebbe trovato nella buca delle lettere una cartolina, mandata da lui. 

 

Ma non fu così.

 

«Lui non c'è più amore mio. - Gli aveva sussurrato all'orecchio sua mamma una di quelle sere, quando erano abbracciati nel letto a guardare, attraverso il lucernario sul soffito, la notte stellata. Lo aveva stretto forte facendogli appoggiare il capo sul suo cuore, accarezzandogli la testa corvina. - È andato via.»

 

«E dov'è andato?»

 

«È volato lassù, nel cielo... sai, sta con gli angeli adesso...»

 

«Perché?»

 

Già. Perché? 

 

Che risposta avrebbe potuto dare ad un bambino? Come avrebbe fatto a spiegargli i fatti senza farlo soffrire? Come avrebbe potuto dirgli che il mondo è imperfetto e non è rosa e fiori come nelle favole che gli leggeva? Come avrebbe potuto ferirlo, lei che, in quanto sua madre, avrebbe solo dovuto proteggerlo?

 

E allora scelse il silenzio, perché certe domande, semplicemente, non hanno risposte.

 

Lui si era addormentato sentendo il battito del cuore della sua mamma, e chissà cosa aveva sognato quella mente fanciullina. 

 

«Perché?»

 

Lo aveva chiesto altre volte.

 

«Perché, mamma?»

 

Ma lei non aveva mai risposto e lui, con il passare del tempo, aveva smesso di chiedere, ma non aveva smesso di pensargli.

 

Aveva letto una storia a scuola, parlava di un bambino che si faceva chiamare Piccolo Principe. Lui diceva di abitare su una stella.

 

E allora fissava le stelle e si domandava se lassù, tra quegli astri ci fosse anche il suo papà a vegliare su di lui.

 

Apriva la finestra della sua cameretta e fissava, con i palmi delle mani a sorreggere la piccola testa corvina, la notte scura e le sue bellissime stelle.

 

Lo disegnava anche, lo spazio. 

 

Era il suo soggetto preferito. 

Voleva andarci, era il suo sogno. 

 

Ma non tanto per il fascino che esercitava, quanto per la speranza di trovare suo padre in quell'Universo immenso.

 

A volte gli occhi gli si facevano umidi, e quelle stelle non diventavano altro che scie luminose un po' indistinte.

 

«Dove sei?»

 

Due parole, un sussurro, rivolto più a se stesso che a qualcuno. 

Lo cercava con lo sguardo, ma la notte era così buia. 

Non lo vedeva. Non lo vedeva mai.

 

«Mi manchi»

 

Ed ormai la Via Lattea non era altro che un ammasso di flebili luci tremolanti.

 

Non era solo. 

C'era la luna a fargli compagnia. 

 

Lei, spettatrice silenziosa, c'era sempre.

 

Col sole o con la pioggia, col caldo o col gelo. Notte o giorno. La luna c'era. 

 

Lei c'era sempre. 

Lei era affidabile, non come il sole.

 

Perché lei sapeva cosa significasse essere soli ed insicuri, sapeva cosa significasse sentirsi mezzi vuoti e mezzi pieni.

 

Anche lei quella sera pareva triste, stava lì tutta pallida, una luna a metà, spezzata.

 

E poco importava l'infinità di stelle sullo sfondo. 

 

Lei era sola. 

 

Perché anche gli esseri umani, seppur fossero più di sette miliardi, a volte si sentivano soli sulla Terra.

 

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