Storie originali > Romantico
Segui la storia  |       
Autore: FanGirlWithK    24/04/2022    1 recensioni
«Ci vediamo tra sessanta giorni.» si promettono.
E ci credono davvero, che la distanza non cambierà nulla, che la relazione si vive in due e che le persone attorno a loro non possono modificare il corso degli eventi. Ci credono tutti.
Ma potranno dire ancora di amarsi quando spunteranno il sessantesimo giorno nel calendario?
---
Ogni riferimento a cose o persone reali è puramente casuale.
Genere: Generale, Introspettivo, Sentimentale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het, Slash
Note: Lemon | Avvertimenti: nessuno | Contesto: Contesto generale/vago, Universitario
Capitoli:
   >>
Per recensire esegui il login o registrati.
Dimensione del testo A A A
00:07 p.m. KST, Incheon, South Korea.
 
«Quindi… Ci vediamo tra sessanta giorni.»
L’imbarco per New York sarebbe stato aperto a momenti, Jackson doveva muoversi.
Si passò una mano tra i capelli biondi, guardando la sorella.
Poi guardò il fidanzato, che non resistette e si buttò quasi a peso morto su di lui, singhiozzando e bagnando la maglia di Jackson di lacrime.
«Jinyoung, l’hai detto trenta secondi fa, ci vediamo tra due mesi.» Nel mentre gli passava una mano sulla schiena come conforto.
Normalmente era sempre sorridente, e il sorriso gli donava moltissimo: portava i capelli neri e la frangia da circa sei anni, inoltre aveva un tono di pelle pallido; quel sorriso dava un tocco di allegria alla sua aura un po’ tetra.
«E se dovesse finire tutto? Insomma, quante coppie ci sono che si promettono amore eterno ma dopo qualche mese senza vedersi non si ricordano nemmeno l’uno dell’altro?»
Entrambi sapevano quanto corretta fosse quella frase, ma il più basso dei due non voleva cedere prima di provarci.
«Stai dicendo di arrenderci ancora prima di provarci? Ancora prima di partire?» Si staccò dall’abbraccio con un malessere interiore da far venire i crampi, per poi carezzare il viso del corvino e asciugargli le lacrime coi pollici.
 
La scena vista da fuori sembrava abbastanza divertente, o quantomeno, Jennie la pensava così: il fratello aveva la carnagione chiara, le orecchie piccole, tantissimi orecchini e un ciuffo voluminoso.
Quel giorno portava una maglietta rossa dell’Adidas, si notava subito, sembrava quasi un ragazzo di strada trovatosi lì per caso. Faceva ridere già così, vederlo consolare una persona più alta di lui completava il quadretto.
Non che lei si facesse notare di meno, il cognato aveva pensato che sembrasse una lampadina, quando era entrato in macchina: aveva un top bianco, così come le scarpe, dei pantaloni di qualche tuta verde lime pastello, una borsetta dello stesso colore e degli orecchini dorati enormi.
In fondo erano fratelli, qualcosa in comune dovevano pur averla.
Sentirono tutti e tre la voce che, attraverso le casse, annunciava che il gate del volo per New York era stato appena aperto.
 
«Non ho mai detto di arrenderci.» Prese il viso del compagno a coppa tra le mani e fece scontrare delicatamente le loro labbra per qualche secondo. Un modo per descrivere tutte le paure che aveva senza bisogno di parlare.
«La gente sta già iniziando a mettersi in fila, vai.» Disse Jinyoung, guardando una trentina di passi avanti.
Si guardarono un attimo negli occhi, sorridendo.
 
Jackson andò ad abbracciare la sorella, che si era messa in disparte.
«Torni a Natale, giusto?» Chiese lei, ricevendo uno schiaffo leggero alla nuca.
«Ovvio, tu cerca di farti trovare, non te ne andare dalle tue amiche.» Ridacchiarono entrambi, poi la ragazza passò la valigia al fratello. «Chiama quando arrivi, non farci preoccupare.»
Lui rispose con un cenno della testa e le diede un bacio sulla fronte.
 
Si sentiva abbastanza in colpa nei suoi confronti: la stava lasciando ad un anno dal diploma, in uno dei momenti più critici della sua vita. È sempre stato una spalla importante per la sorella, sin da quando erano piccoli. Nel momento in cui la famiglia si era trasferita in Corea, capitava spesso che i genitori fossero fuori per lavoro e che loro si ritrovassero dai nonni materni, anche loro sommersi dal lavoro nel loro ristorante. In breve, era Jackson a prendersi costantemente cura di lei.
«Chiama in qualsiasi momento, per qualsiasi cosa, va bene?»
 
Dopo un cenno positivo, Jackson prese la valigia e andò verso il fidanzato, che però mise una mano avanti e lo fece fermare.
«Basta, abbiamo già pianto troppo e tu devi andare, ti amo.»
Non pronunciò altre parole, sarebbe scoppiato di nuovo a piangere, aveva ancora le lacrime secche sulle guance.
Un ti amo, un sorriso e si girò definitivamente, camminando verso il gate.
Non avrebbe avuto neanche lui la forza di sopportare ancora quella sensazione con quell’intensità.
 
«Per forza?» Jennie aveva le labbra serrate, non voleva piangere davanti a suo cognato, voleva farsi vedere forte.
«Vieni qua.» Lui allargò le braccia e lei ci sprofondò volentieri, facendo scivolare qualche lacrima. Finchè non lo sapeva suo fratello andava bene.
«Torneremo presto, tu nel frattempo concentrati sullo studio. E appena ci vediamo voglio conoscere questo corteggiatore.»
Lei rise ironica, pensando alla persona di cui parlava Jinyoung, e si staccò dall’abbraccio.
«E’ negli Stati Uniti anche lui per ora, e non mi corteggia, mi tratta come una sorella minore. Come è giusto che sia.»
Jinyoung aveva chiesto diverse volte il perché di queste parole, pronunciate parecchie altre volte, ma quella non era l’occasione per insistere.
Dagli altoparlanti si sentì una voce comunicare che il gate per Los Angeles era stato appena aperto.
«Direi che anche per me è ora di andare.» Prese il manico della valigia e lo tirò su.
 
«Senti, so come siete fatti voi due… Promettimi che non strapperai il biglietto per New York, vai da lui, qualunque cosa succeda, vedetevi comunque.» La ragazza aveva gli occhi spalancati, uno sguardo supplicante: sembrava quasi avesse un bisogno fisico di sentirsi fare quella promessa.
«Come sai che ho già fatto il biglietto per New York? Lo sappiamo solo io e Jackson.» Con uno sguardo curioso, guardava la cognata, non l’aveva mai vista così seria.
«Chi poteva dirmelo secondo te? Ryeowook, ma non è importante ora. Promettimi che farai quello che ho chiesto.» Fece un piccolo gesto infantile: chiuse la mano lasciando teso il mignolo.
E Jinyoung rispose a quel gesto con la stessa importanza che gli stava dando Jennie.
«Questo non risparmierà Ray dall’essere ucciso.»
Lei alzò le spalle disinteressata. «Non può importarmene di meno.»
Ray, o Ryeowook, era il migliore amico di Jackson: studiava a Los Angeles da un anno e avrebbe ospitato Jinyoung di lì in avanti.
«Vai da tua mamma che è rimasta sola.» Jennie fece un cenno con la mano prima di girarsi e andare via, piano.
 
Jinyoung invece doveva sbrigarsi, quindi si avviò velocemente verso il gate indicato nel grande schermo. Mentre camminava, le parole della cognata si ripeterono nella sua testa e le lacrime tornarono a scivolare sulle sue guance.
 
«Allora? Hai qualche presentimento? Mia figlia non sbaglia mai.» Disse la mamma dei due fratelli appena la piccola dei due tornò in macchina.
«Non ho un bellissimo presentimento in realtà, non so spiegarlo neanche io. Comunque sia non ho voluto niente a nessuno dei due, non voglio condizionarli.»
Jennie possedeva un sesto senso particolarmente sviluppato sin da piccola, non aveva mai sbagliato. La madre, in particolare, aveva sempre fatto molto affidamento sulle parole della figlia.
Per questo queste parole le tolsero tutta l’allegria di qualche attimo prima.
«Staremo a vedere.» Disse, dopo un sospiro, la signora, poi accese l’auto e guidò verso casa.
 
Nel frattempo, due ragazzi partivano verso l’estremo est e l’estremo ovest degli Stati Uniti d’America.
 
 
 
 
  ------
Bentornati o benvenuti <3. Io sono Marika e sono davvero davvero felice di poter dire che questo è il primo progetto "serio"
che pubblico e che sarò felicissima per ogni singola lettura che riceverò.
Ho dedicato quasi cinque anni alla scrittura di questa storia e spero che ogni singolo messaggio che ho voluto
inserire arrivi, anche solo in minima parte, ad ogni lettore che vorrà immergersi nel mondo di "In sixty days".
Per chi ricorda qualcosa della vecchia storia... dimenticate tutto: le fondamenta sono le stesse, ma sono cambiate troppe cose.
Pubblicherò un capitolo a settimana, salvo qualche eccezione considerando l'arrivo dell'estate e di un po' di tempo libero
(che per me arriverà dopo, dato che ho gli esami quest'anno).
Accetto qualunque critica, purchè sia costruttiva. Detto ciò, ci vediamo la prossima domenica ;D
   
 
Leggi le 1 recensioni
Segui la storia  |        |  Torna su
Cosa pensi della storia?
Per recensire esegui il login oppure registrati.
Capitoli:
   >>
Torna indietro / Vai alla categoria: Storie originali > Romantico / Vai alla pagina dell'autore: FanGirlWithK