Crossover
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Autore: evil 65    03/05/2022    4 recensioni
«Chi è il sommo o il più vecchio tra tutti gli dei?» chiede Gylfi ai tre uomini sui troni.
Così si apre l’Edda di Snorri Sturluson, il viaggio epico del Re Gylfi verso Asgard, il reame dorato, alla ricerca della sapienza. Forse, però, il mito delle origini è diverso da come lo narra Snorri... forse l’intera vicenda è avvenuta in maniera simile, ma allo stesso tempo diversa. Come è avvenuta davvero?
Voi, che siete come Re Gylfi, aprite questa storia... e scoprite come è nato tutto.
Genere: Avventura, Azione, Fantasy | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het, Shonen-ai | Personaggi: Anime/Manga, Film, Fumetti, Libri
Note: AU, Cross-over, What if? | Avvertimenti: Spoiler!
Capitoli:
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- Questa storia fa parte della serie 'I Guardiani del Mondo Antico '
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Ed eccoci qua con questo nuovo capitolo. Scusate se ci abbiamo messo tanto, ma gli impegni nel real si erano accumulati e l’ultimazione del capitolo ha richiesto più tempo del dovuto. Per la vostra gioia, i capitoli, da adesso in avanti, torneranno alla lunghezza standard di 10.000 parole. Spero che questo sia di vostro gradimento!
 

Capitolo 6 – L’attacco dei Giganti


 
Hiccup si trovava nella sua camera, da solo. Era arrabbiato, furibondo, spaventato e pervaso dall'ansia. Continuava a camminare avanti e indietro per la stanza, mentre Sdentato lo fissava coi grossi occhioni da felino. Tutto questo era successo per via di Jökull Frosti, che aveva lasciato quel marchio indelebile sulla sua mano. La runa Isa splendeva ancora sul palmo come un manto di perle e, a volte, sembrava fredda al tatto. Ripensò a tutto quello che era stato detto, alla reazione dei suoi famigliari e dei suoi amici, a come quella notizia avesse spaventato tutti. Hiccup non sapeva a cosa sarebbe andato incontro quando fece quell’accordo con il gigante. Suo padre Stoick si era fermamente opposto all’esilio, laddove, invece, i suoi amici non avevano fatto all’infuori di Astrid. Nonostante questo, il ragazzo non riusciva a provare rancore o rabbia nei loro confronti, poiché non erano da biasimare. Gli jötnar erano protagonisti di storie oscure e dall’esito orribile, era normale avere più paura di loro che dei draghi.
Strinse forte i pugni e guardò deciso il suo drago: ‹‹Non ce la faccio più! Non posso starmene seduto e tranquillo mentre l'intero villaggio si arma per combattere degli Jötnar!›› lo esclamò come se fosse una cosa assurda. Come se ancora non ci stesse credendo, nonostante avesse visto lo spirito dell'inverno coi suoi stessi occhi, e ci avesse pure parlato insieme. ‹‹Io devo trovare Jökull, Sdentato, è troppo importante. Devo capire cosa sta succedendo e come prevenire tutto quello che verrà, e credo di sapere da dove cominciare: devo tornare alla grotta. Papà aveva visto qualcosa e, quando l'ho detto allo spirito, lui ha fatto una faccia stranita. Hmmm... lui sa qualcosa, o per lo meno... sospetta qualcosa. Faccende ultraterrene o meno, qui c'è in gioco il mio villaggio. Devo partire, andrò alla caverna dove sono certo che troverò il gigante e mi farò dare delle risposte. È l'unico modo››.
Sdentato gli si avvicinò, poggiando il muso sul suo viso. ‹‹No, bello, non puoi venire con me. Se volassimo, ci noterebbero subito. Oltretutto, tu mi servi come garanzia qui. Se non ti vedono in giro, è probabile che si faranno sospetti, e sono certo che mio padre abbia chiesto a Skaracchio di tenermi d'occhio. Devi essere il mio garante, capito amico mio?›› Il drago capì, ma ciò non gli impedì di assumere un'espressione triste. Davanti a quegli occhi, Hiccup appoggiò la mano sul suo muso. ‹‹Hey, non temere›› disse con tono rassicurante. ‹‹Tornerò, ok? So badare a me stesso. E poi ero attento durante le lezioni di nautica di papà, so ripercorrere la rotta. Perciò tu aspettami, tornerò››
Detto questo, sgattaiolò fuori dalla finestra, assicurandosi che nessuno lo stesse guardando. Una volta fatto, si diresse al molo cercando di non farsi vedere da nessuno. Si guardò intorno, trovò la prima barca libera e salpò verso l'isola. Ricordava bene la rotta, e quel giorno le acque erano tranquille, non avrebbe avuto problemi. Navigò a nord e, infine, arrivò sulle sponde dell'isola. La grotta era ancora là. Hiccup non era uno sprovveduto, quindi non voleva avventurarsi al suo interno senza certezze di sicurezza, pertanto, saldo nella sua convinzione che Jökull fosse lì, chiamò a gran voce il suo nome, sapendo che la sua voce avrebbe fatto eco nella grotta.
Sorprendentemente, aveva davvero azzeccato. La figura del Portatore dell'Inverno fece capolino dalla grotta, accompagnato da strati di brina che si librava al suo passaggio e da una folata di vento freddo. «Umano?» Gli occhi color del ghiaccio dello spirito lo fissarono come se volessero scrutargli nell'animo. «Cosa ci fai qui, in nome di Niflheim? Credevo dovessi avvisare la tua gente...»
I suoi sospetti si erano dimostrati corretti. Allora, quella grotta nascondeva davvero qualcosa. ‹‹Direi che è bello rivederti, e comunque mi chiamo Hiccup›› poi si ricompose e sospirò. ‹‹L'ho fatto. Ho avvisato lo jarl, ovvero mio padre, ma come ho fatto il tuo nome sono impazziti tutti! I miei amici si sono messi a urlare, mio padre ha iniziato a fortificare Berk, e la vecchia Gothi ha sentenziato l'esilio per me, il tutto perché ho avuto contatti con te, uno jötun che, a quanto si dice, è in combutta con Loki. E quindi... eccomi qui. Proprio per questo sono venuto a cercarti, perché tu sai qualcosa. Che cosa c'è in quella grotta, Jökull? Se si tratta di una cosa che può aiutare, o mettere in pericolo, il mio villaggio, allora io devo saperlo›› disse con fare preoccupato.
 
Per tutta risposta, lo jötunn rimase in silenzio a fissarlo per qualche istante. Non sembrava aver battuto ciglio alle dichiarazioni di Hiccup su quanto gli era successo, almeno così appariva. Ad essere onesti, il ragazzo si domandò se fosse capace di fare un'espressione diversa da quella... be', fredda e contemplativa che ostentava sempre, come in quel momento. «Ti ho già detto che non ne ho la minima idea, solo sospetti» dichiarò, come un dato di fatto. «Sospetti che si sono rivelati vani. Ho esaminato personalmente la grotta, e non ho trovato nulla di particolarmente rilevante, ma solo un mucchio di rocce e pezzi di legno.»
‹‹Niente!? Ma non è possibile! Mio padre...›› poi si fermò a riflettere. Quando lui e Stoick erano stati alla grotta, essa era ancora intatta. Il luogo era stato danneggiato dal risveglio della Morte Urlante, e una rapida occhiata verso l'entrata suggeriva che i danni erano seri. Solo una creatura come Jökull poteva avventurarsi lì dentro senza perdersi o rimanere schiacciato dalla roccia friabile. Dunque, a rigor di logica, qualunque cosa avesse visto Stoick, ormai era perduto per sempre. Il ragazzo poté, finalmente, tirare un sospiro di sollievo. ‹‹Siano ringraziati gli Dèi›› disse rincuorato. ‹‹Allora non c'è niente da temere, posso dire a papà che... ah, giusto...›› ed ecco che il buonumore fu sostituito dallo sconforto. ‹‹Anche se glielo dicessi non mi crederebbe, e poi si arrabbierebbe perché, così facendo, è come se ammettessi di aver disubbidito. Urrà, Hiccup, un'altra vittoria per te... fantastico...›› poi sospirò e guardò lo spirito dell'inverno. ‹‹Oh be’, che continuino a fortificare Berk, per quel che mi riguarda, non appena si accorgeranno del fuoco di paglia, tutto tornerà alla normalità. Quindi... ehm... sì, insomma... tu che fai di bello per passare il tempo?›› chiese con fare innocente e con le braccia dietro la schiena
Jökull inarcò le sopracciglia. Sembrava qualcuno completamente estraneo ad una così rapida valanga di frasi dette l'una dietro l'altra da una persona sola. «Sei sempre così... altalenante?» Probabilmente aveva cercato di utilizzare una parola che non fosse troppo sgarbata.
‹‹Sono abbastanza sicuro che non sia un complimento...›› borbottò. Era abbastanza abituato a questo genere di frasi sottili, almeno fino a qualche anno fa, quando tutti credevano che fosse solo un mollaccione e un inetto. Sì, le cose erano decisamente cambiate da quando sconfisse la Morte Rossa e Drago Bludvist. ‹‹E tu sei sempre così... freddo?›› chiese con ironia. ‹‹Hai appurato che là dentro non c'è più niente, e tu hai già portato l'inverno nel mondo, quindi... visto che né io né te abbiamo granché da fare, che ne dici di conversare? Che c'è, non fate conversazione a Jötunheim?››
«Di solito» gli rispose il piccolo gigante, placido «gli esseri umani non si fermano a parlare con me. E hai appena detto che tuo padre Stoick, e l'intero villaggio, hanno dato di matto quando hanno saputo che ti ho lasciato la runa sulla mano. Non sei un idiota, certo gli hai spiegato il perché, eppure è andata in questo mondo. E sicuramente, il resto delle leggende su di me le conoscerai, a meno che tu non sia parecchio fuori dal mondo. In realtà, già che presupponi che a Jötunheim si faccia qualcosa di diverso dal creare caos... la mia perplessità è legittima. Inoltre...» E qui tirò una specie di sospiro esasperato. «Ti avevo già detto che non avremo in ogni caso dovuto parlare. Tecnicamente, neppure adesso dovremo, io dovrei sparire, rendermi invisibile e riprendere a girare dove il mio compito lo richiede. Sei molto scortese a supporre che non abbia da fare.»
‹‹E cos’è che hai da fare?›› Ora stava tirando un po’ troppo la corda. Era chiaro che Jökull non era quel tipo di persona che aveva familiarità con il sarcasmo. Probabilmente non sapeva cosa fosse, oppure, non lo apprezzava. ‹‹Sì, è vero, papà ha dato di matto, ma lui non è qui. E sì, conosco le leggende su di te, Alvis e Holger ne parlano spesso nei loro poemi scaldici. Nonostante tutto, le leggende non sono molto veritiere, visto che se mi avessi voluto far del male lo avresti fatto già quando hai incrociato il mio sguardo la prima volta. Oltretutto... penso che tu abbia voglia di avere qualcuno con cui parlare. Se tu avessi davvero qualcos’altro di urgente, ti basterebbe volare via come hai fatto quando mi hai lasciato il marchio. Dico bene?››
 
Frosti spalancò le palpebre: era evidente che non gli capitava spesso di essere preso in contropiede con tale franchezza di fronte ad una sua palese azione contravvenente. Sbuffò una nuvola di vapore gelido. «Ora capisco come li hai ammansiti i draghi, a furia di starti a sentire gli sarà rallentato il cervello» borbottò «Il fatto che qualcuno o qualcosa non ti aggredisca nell'immediato non lo rende meno pericoloso, ragazzo.»
‹‹No, ma tu sei uno spirito e io un povero mortale. Non hai bisogno di attendere per potermi uccidere o fare di peggio, tuttavia... parlando di cose più allegre... com'è la tua casa, Jötunheim? Tu vivi a Jötunheim, giusto? Perdonami, a volte non ricordo tutto. Sono davvero emozionato!›› esclamò ‹‹Sai, ho sempre desiderato esplorare Midgard, motivo per il quale viaggio spesso con Sdentato, ma gli altri otto mondi? Non credo che avrò mai l'occasione di vederli, ma tu sì. Tu viaggi spesso per l'Yggdrasil, come Odino, quindi raccontami per favore!›› i suoi occhi si illuminarono di viva curiosità, come quelli di un bambino.
Jökull sembrava in evidente difficoltà. Per la prima volta, in lui c'erano in conflitto due decisioni: girare i tacchi e volare via per andare a portare la neve, oppure restare lì a chiacchierare con quello strambo, ingenuo essere umano tanto gentile, entusiasta, spiccatamente intelligente, sregolato e... be', simpatico. Già, proprio così. Lo jötunn non riusciva a credere al sentimento che sembrava animarlo: simpatia e apprezzamento. Era assurdo, ma questa era più o meno la seconda volta che gli succedeva: prima Sigyn e i suoi figli, ora questo. A dire la verità, già dall'inizio l'aveva trovato... lievemente divertente. Forse fu per questo che gli rispose senza quasi accorgersene. «No, la mia casa è Niflheim, il Regno di Ghiaccio. Io ne sono il custode, così come di Jötunheim. Quanto agli altri regni, be'... non li ho esattamente visti tutti. Non mi è permesso mettere piede a Múspelheim. Helheim è una terra di nulla, il tempo non scorre e perciò è come se le stagioni non esistessero. Ad Asgard non passo troppo spesso, giusto il tempo necessario.»
Sebbene fossero informazioni scarne, Hiccup sembrava apprezzare molto. Era così pieno di domande, ma doveva ponderare bene. Jökull, nonostante fosse un essere antico, sembrava un po' come un cerbiatto: se gli avesse posto troppe domande a raffica, si sarebbe potuto spaventare e sarebbe potuto scappare. ‹‹Be’, sì, mi sembra ovvio che tu non possa andare a Musphelheim, là non c'è altro che fuoco. Helheim? Lì il ghiaccio e la neve ci sono, ma meglio non avventurarsi. Sei stato ad Asgard un paio di volte? Wow! Non pensavo che gli Dèi Aesir accogliessero uno Jötun! Be’, effettivamente, tu sei neutrale. Accidenti, non ce la faccio, devo sapere! Com'è Asgard? Che tipo è Odino? È vero che mio padre assomiglia a Thor? E che tipo è Tyr? Sai, lui è il mio dio preferito e...›› si accorse di aver posto troppe domande. E dire che si era promesso di non farlo. Tossicchiò imbarazzato e si fermò, per dargli parola.
«Sembri un cucciolo di yeti» commentò il Signore dell'Inverno. «Quando sono piccoli, non stanno un attimo fermi, né zitti, e saltellano ovunque sperando di scoprire il mondo in un attimo.» Era difficile dire se lo stesse prendendo bonariamente in giro. Probabilmente era così, perché ad Hiccup parve di vedere un angolo della sua bocca drizzato verso l'alto.
‹‹Scusa, hai ragione... cosa sono i cuccioli di yeti? Ehm, cioè... rispondi pure con calma›› disse con una risatina nervosa
«Ah, così non hai mai visto uno yeti. Non me ne stupisco, vivono parecchio lontani da qui, eppure si tratta sempre di una terra innevata e ostile.» Lo spirito dell'inverno guardò il cielo. Il vento soffiò e gli scompigliò i capelli color nuvola, e così si lasciò sfuggire un sospiro. «E va bene, umano. Facciamo un giro, così risponderò a tutte le tue domande. Ma promettimi che dopo mi lascerai in pace.»
‹‹Va bene, promesso›› rispose con fermezza. In qualche modo era certo di convincerlo a stare con lui di più nei prossimi giorni.
 
***

Era tutto tranquillo al villaggio di Berk, e le difese erano da poco state ultimate. Lo jarl, quindi, si prese una manciata del suo tempo libero per poter parlare pacificamente con la sua regina. Era da un po’ che il rosso guerriero era preoccupato, e questo sentimento nasceva dai suoi sogni. In genere, quando un vichingo compiva dei sogni particolari, ci si rivolgeva a Gothi, poiché i sogni non erano altro che visioni mandate direttamente dagli Dèi, e solo l’indovina sapeva interpretare il loro volere; tuttavia, dopo la violenta sfuriata, non aveva voglia di discutere con lei, e l’unica persona nel villaggio con cui ne poteva parlare era proprio sua moglie, l’unica donna capace di confortarlo.
‹‹Valka?›› disse Stoick per richiamare la sua attenzione. ‹‹Ho bisogno di parlarti, c’è una cosa che devi sapere››
La donna inarcò un sopracciglio, era raro vedere il proprio marito preoccupato, ma non per questo gli negò uno dei suoi sorrisi più rincuoranti. Gli mise una mano sulla spalla e, con voce dolce e gioviale, gli chiese: ‹‹Cosa ti turba, amore mio?››
‹‹Ho fatto un sogno, di recente… ho rivisto di nuovo la grotta nella quale eravamo andati io e Hiccup, il drago si innalzava di nuovo dalle macerie e qualcosa brillava tra le rocce. Lottai con le unghie e con i denti per proteggere nostro figlio, ma la bestia era forte e sapeva come infliggere ferite mortali. Poi, tutto l’ambiente mutò. Non ero più sull’isola, bensì in mare aperto durante una violenta tempesta. Ero a bordo della mia nave, da solo, e cercavo di tenere in piedi l’imbarcazione con le sole mie forze, e poi lo vidi… qualcosa di mostruoso stava vorticando nelle acque, era enorme e aveva degli occhi luminosi iniettati di odio. Non so descriverlo, ma era terribile, e voleva attaccare me. E dopo questo, la visione finale: ero di nuovo in mezzo alla battaglia combattuta con Drago Bludvist, egli era forte e inarrestabile. Dopo aver preso il controllo di Sdentato, esattamente come allora, mi colpì con una sfera di fuoco, tramortendomi. Ho rivissuto il periodo del mio coma, e non comprendo il motivo. Nella mia testa è ancora vivida, ora più che mai, l’immagine del fuoco di Sdentato che mi colpisce››.
Valka corrucciò lo sguardo davanti al racconto del marito, nemmeno lei sapeva interpretare quel sogno. Cosa volevano dirgli gli Dèi? Forse significava che la Morte Urlante sarebbe ritornata? Ma era assurdo! Il drago era morto, non poteva tornare dall’oltretomba. O forse quella Morte Urlante era solo un cucciolo, e la madre sarebbe tornata in cerca di vendetta? Nemmeno questa era un’opzione accettabile, poiché le dimensioni del suddetto erano quelle di un esemplare adulto. Le ipotesi erano parecchie, ma forse si trattava solo di un incubo e nulla più. Uccidere un drago dopo anni di tregua aveva sconvolto l’intero villaggio, e probabilmente quello che ne aveva sofferto di più era Hiccup. La vichinga si promise di andare a parlare di questa cosa con suo figlio, non appena gli ultimi ritocchi alle difese sarebbero stati ultimati. Era comunque necessario applicare degli ultimi controlli alle mura.
La visione di Drago, invece, era ancora più complicata da interpretare. Cosa voleva significare? Che Sdentato lo avrebbe rifatto di nuovo? No, anche questa idea era assurda. Sempre più convinta che si parlasse semplicemente di un incubo, la donna tranquillizzò il marito, invitandolo a pensare a Berk e a suo figlio.
 
Fu proprio in quel momento, che la tranquillità di Berk venne interrotta dal fenomeno più strano che gli abitanti avessero mai visto: al centro del villaggio comparve un'enorme colonna di fuoco, che arrivava fino in cielo. I norreni ne furono spaventati, non sapevano cosa stesse succedendo. Chiunque aveva visto quella magia, perfino lo stesso Stoick che, armatosi di martello, chiese a sua moglie di rimanere nella sala lunga.
Dalla colonna di fuoco emerse un uomo, altro e minaccioso, con un ghigno perfido stampato sul volto. ‹‹Jarl Stoick!›› gridò con voce imperiosa. ‹‹Esci fuori, jarl Stoick! Io so chi sei, ma più di tutti io so che cosa sei!››
Stoick l'Immenso sentì il sangue ribollire. Non sapeva chi fosse quell'individuo, ma nessuno poteva permettersi di terrorizzare così la sua gente e nemmeno di ingiuriarlo con un tale arrogante tono. Gli avrebbe dato pane per i suoi denti, poco ma sicuro. «Chi o cosa osa interpellarmi in questo modo pur essendo il primo ad essere ignoto?» tuonò, facendosi avanti con il martello in pugno «Rivela chi sei, codardo borioso, e forse ti risparmierò il metallo! Nessuno minaccia me e il mio popolo con tale arroganza!»
Il rosso norreno era impetuoso, come aveva dimostrato in tutti quegli anni in cui lo straniero lo teneva d’occhio. Nemmeno davanti a una tale manifestazione di potere, indietreggiava o dimostrava timore. I sospetti sulla sua reale identità, quindi, erano fondati.
‹‹Colui che osa interpellarti è il tuo dio, mortale. Io sono Loki Laufeyjarson, di Asgard, e sono giunto qui per te›› disse accentuando il sorriso. ‹‹Cinquanta lunghi anni... e finalmente ti ho tra le mie mani››
Valka non era nella sala lunga, bensì aveva scelto di rimanere nella fila dietro Stoick, sebbene un passo davanti a tutti gli altri. Il suo compito era proteggere le spalle di suo marito e valutare attentamente la palese minaccia che avevano davanti, mentre lo jarl la distraeva, ma né lei né l'Immenso poterono rimanere impassibili dinnanzi ad una simile dichiarazione: sgranarono entrambi gli occhi, ed entrambi recuperarono presto il controllo.
Istintivamente, la donna portò la mano alla mazza dietro la sua schiena, mentre Stoick proseguiva la loro strategia: «Noi non veneriamo gli jötnar» dichiarò «Io non li venero. È forse questo che ti aspetti da me, figlio del fuoco? Sprechi il tuo fiato, e hai sprecato il tuo tempo giungendo fino qui.»
‹‹Sprecato il mio tempo, dici? No, è te che voglio. E già solo il fatto che parli così, è la prova che non te ne sei ancora reso conto...›› puntò il suo dito contro di lui ‹‹Il tuo popolo avrà tempo per venerarmi, non appena ti avrò ucciso. Alla fine è questa la verità taciuta dell’umanità: voi, come comuni bestie, bramate l’asservimento. Alla fine, vi inginocchierete sempre. Dico bene... Thor, fratello mio?›› e lo chiese proprio rivolgendosi al rosso.
 
A quelle parole, l'Immenso rimase senza parole. In altre circostanze, sarebbe stato orgoglioso e lusingato: i paragoni a Thor erano all'ordine del giorno tra gli jarl come lui, per segnalare ed esprimere quanto un capo fosse forte, valoroso e battagliero, ma era ovvio che quello di Loki non era stata affatto una similitudine. Tutt'al più, era stato un tono colloquiale, diretto! L'aveva persino chiamato "fratello"!
«Che follie stai dicendo, Laufeyjarson!?» sbottò, incapace di articolare un pensiero migliore.
‹‹Ti sei mai chiesto perché sei diverso dai tuoi simili? Perché tu sia così forte, così massiccio? Così resistente da sopravvivere perfino al fuoco ravvicinato di una Furia Buia...›› disse con tono velenoso, alludendo ai sogni ricorrenti dello jarl. ‹‹La spiegazione è una soltanto! Per cinquant’anni ti ho cercato, ti ho osservato sempre! Tu, Stoick l’Immenso, sei la reincarnazione di mio fratello Thor! Solo che non hai mai capito di avere una divinità in corpo... e faremo in modo che tu non la risvegli mai!›› gli bastò un pensiero, un singolo pensiero, per lanciare un maleficio che li costrinse tutti a inginocchiarsi contro la loro volontà. Davanti a ciò, rise mellifluamente. ‹‹Cos’è che dicevi, “fratello”? Che mi avresti risparmiato il tuo metallo? Guardati! Guardati come sei in ginocchio, impotente di fronte a me. Non sai quanto ho bramato questo giorno, e guarda anche tutti questi animali che ti porti appresso. Ah, umani! Mura di pietra, armature, reti di ferro... tutto per proteggervi da cosa? Da me. E nonostante tutto, eccoci qui. Mi sono bastati solo pochi minuti per piegarvi come ramoscelli! Siete minutaglia senza importanza. Per quanto possiate sforzarvi, resterete sempre dei vermi›› per infliggere il danno alla beffa, Loki simulò uno sbadiglio. ‹‹Quanto è semplice poterti uccidere ora, Thor. E adesso, chi potrà negare i miei diritti?››
 
«Fermo!»


Ed ecco che in un guizzo rapidissimo dell'aria, si materializzò il nominato Furia Buia.
Sdentato atterrò, proprio in mezzo a Stoick e Loki, fissando quest'ultimo con un sibilo minaccioso e lo sguardo assottigliato. Hiccup scese dal suo dorso con fluido gesto da cavallerizzo, e si tolse l'elmo lasciandolo cadere a terra.
Loki lo osservò e per tutta risposta scoppiò a ridere. ‹‹Un lattante? Ti stai facendo difendere da un lattante, Thor? Capisco che sei intrappolato in un corpo di carne, ma questo è...›› il dio osservò Hiccup da capo a piedi. ‹‹Più volte ho visto tuo figlio, ma è la prima volta che lo osservo così attentamente. La pallida imitazione di un uomo, se così possiamo definirlo. Tu dici a me di stare fermo, moccioso? Guardami, sono fermo, ma sono ancora qui. Cosa intendi farmi? Convincermi a desistere? Magari mi farai leccare a morte da quel ridicolo fantoccio che tu chiami drago?››
«Non tentarlo» replicò il ragazzo, senza riuscire a trattenersi «è un'arma di distruzione di massa, quella saliva.».
Sdentato, tuttavia, non era per niente incline a voler allentare la tensione. L'aria attorno a lui odorava di ozono ed erano visibili delle piccole scariche attorno alle sue fauci.
«Calmiamoci tutti» disse Hiccup, scandendo le parole perché, in parte, stava parlando al drago «Non è necessario ricorrere a questi metodi. So che il mio popolo è cocciuto e irriverente, e probabilmente è per questo che siete venuti subito alle mani e alle parole pesanti, ma siamo anche capaci di ragionare con un po' di impegno. Possiamo trovare una soluzione, un accordo.».
Loki mantenne il suo ghigno perfido e scrollò le spalle. ‹‹Sì, anche io apprezzo le parole, ragazzo. D’altra parte, sono pur sempre il dio dalla lingua argentata. Ecco la mia soluzione: io lascio in pace il tuo villaggio, a patto che Thor, altresì detto tuo padre, muoia per mano mia. Semplice, direi. Tutto ciò che devi fare è portare quell’uomo qui davanti a me. Non ti preoccupare, è costretto a terra con la mia magia. Perfino un fuscello come te potrebbe spostarlo››
«Thor?» stavolta fu il turno di Hiccup di fissarlo con gli occhi sgranati. Non ci mise molto a comprendere che cosa Loki stava lasciando ad intendere, considerato che, essendo sotto pressione, non c'era spazio per le incomprensioni e le esitazioni. «Tu pensi che mio padre sia Thor? Ma è...»
Si trattenne. Non voleva irritarlo, nel modo più assoluto. «È Stoick l'Immenso» replicò «Sì, è fantastico, un grande guerriero, capo e cavaliere di draghi, ma non certo il dio del tuono! Perché dovresti volerlo uccidere?»
‹‹Lui è Thor reincarnato, ragazzo. Non ha ricordi, ma è lui: la sua forza fuori dall’ordinario, la sua tenacia... tutto combacia. Piccolo mortale, ora rifletti un secondo: io sono Loki, dio del fuoco, degli inganni e maestro del seidr, e voi... siete solo dei mortali. Non potete fare nulla contro di me. Io potrei uccidervi tutti adesso, e l’unico motivo per cui non lo faccio è che trovo te e la tua bestiolina vagamente divertenti. Ora, veniamo al punto›› e l’espressione sul suo viso mutò: da beffarda e sarcastica, divenne seria e macabra. ‹‹Hai due scelte: ti fai da parte e mi fai uccidere tuo padre, cosicché da risparmiare tutti, oppure ucciderò tutti gli abitanti di questa topaia, te e Thor inclusi. Riflettici, hai la possibilità di salvarli tutti sacrificando una vita. Tuo padre vale forse la salvezza di un’intera comunità? Li sacrificheresti tutti per cercare di salvare inutilmente una vita? Tsk... scommetto che sei più intelligente di così, per essere un animale. Alla fine si tratta solo di scegliere il male minore! Hai pochi secondi, decidi in fretta, la mia pazienza ha un limite››
«Hic...» La voce di Stoick era un gemito, per via dell'incantesimo «Trascinami... ha ragione... non possiamo condannare il villaggio intero, non per me...»
«Sei impazzito!?» inveì Hiccup «Vuole ucciderti! Ci vuole uccidere tutti!»
Il ragazzo sembrava aver perso la compostezza. Era evidente che una proposta del genere, e la registrazione di aver appena parlato con il dio Loki, stavano ledendo il suo autocontrollo. Inoltre, il trauma di aver visto suo padre morto era ancora vivido in lui.
«Tu menti!» esclamò, con insolito ardore «Non hai intenzione di rispettare un patto simile, non è così? Tu sei il dio degli inganni! Per te siamo solo insetti, e non hai nessuno scrupolo!»
‹‹Io sono il dio degli inganni, ma resto comunque un dio. E quando una divinità fa un patto, ne è vincolata…›› agitò la mano, disegnando una croce sul suo petto ‹‹... per l’eternità. Ma è evidente che qualcuno è un po' troppo debole e codardo per avere l'ardire di fare un patto con me. Tempo scaduto, mortale.››
 
Non volendo sporcarsi le mani con un inetto simile, né tantomeno usare uno dei suoi incantesimi più potenti o raffinati, Loki decise semplicemente di colpirlo con una scarica elettrica sufficiente per togliere la vita ad un semplice essere umano. Puntò in avanti la mano e un bagliore verde fuoriuscì da essa. Nessuno ebbe il tempo di reagire, a parte Sdentato, la cui velocità era leggendaria, dato l'elemento del fulmine a cui apparteneva. Si parò davanti a Hiccup e aprì le ali.
Hiccup, istintivamente, fece per coprirsi il volto... e nello stesso istante, dal terreno si sollevò un immenso muro di ghiaccio che si stagliò innanzi come una muraglia, assorbendo immediatamente il colpo e ponendosi a protezione del ragazzo, del drago e dei cittadini di Berk.
Quando Hiccup e Sdentato si girarono a rimirare lo strano fenomeno, poterono osservare la figura di Jökull Frosti ritta oltre il muro di ghiaccio. Il Portatore dell'Inverno sembrava molto più inespressivo del solito. No, questa volta, il suo sguardo gelido come il ghiaccio trasudava spietatezza, mentre fronteggiava a testa alta Loki Laufeyjarson.
«Saresti dovuto rimanere ad Asgard, fratello» dichiarò il piccolo gigante, il bastone stretto in pugno come fosse una lancia «Kári sta richiamando Aldammë. Sarà qui a momenti. Puoi ancora costituirti e andartene senza fiatare, prima che arrivi.»
Loki rimase sorpreso nel vedere lo jötun pararsi dinnanzi a lui, si sarebbe aspettato di tutto men che meno lo spirito invernale. Lo stupore, venne presto sostituito dalla soddisfazione. Ancora una volta, il ghigno mefistofelico deformò le labbra del dio degli inganni.
‹‹Jökull Frosti che si intromette nella vita degli umani?›› disse ‹‹Non credevo di vivere abbastanza da poter vedere questo giorno, e in effetti avevo ragione. Ricordi cosa ti dissi un anno fa? Prima o poi, la vita ti avrebbe posto davanti ad una scelta, e a tu mi rispondesti che il male era sempre il male. Minore o maggiore, non faceva alcuna importanza, e che avresti preferito non scegliere affatto. Oggi, invece, ti trovo qui, eretto come baluardo per proteggere gli esseri umani. E' forse questa la tua scelta, Jökull Frosti? Colui che non interviene mai, colui che tutela l'equilibrio ha finalmente preso una decisione. E qual è la scelta del Portatore dell'Inverno? Che cosa farà, mi chiedo?››
«Questa non è la mia scelta» controbatté freddamente Frosti «è la tua. Scegli di attaccare degli esseri umani, creature, come tutti, sotto la protezione di Aldammë? Allora il servo di Aldammë ti fermerà. Scegli di andartene e tornare ad Asgard? Il servo di Aldammë ti lascerà andare. Questo è il mio essere, Loki. Né più, né meno.»
Hiccup si domandò per l'ennesima volta come facesse a mantenere il sangue così freddo. Poi si diede dell'idiota: lui era il freddo, in qualche modo. E il ghiaccio era difficile da ammorbidire a parole, sebbene non impossibile: questo Loki lo sapeva.
‹‹Ma davvero?›› chiese con sarcasmo. ‹‹Come se fossi l'unico dio che gioca con le vite degli umani. Come se fossi l'unico a far abbattere l'ira divina sui mortali. Quando i primi umani furono colpiti dal Diluvio, tu dov'eri, Jökull? Quando Atlantide sprofondò per un semplice capriccio di Poseidone, tu dov'eri? E quando molti altri dèi di molti altri pantheon se la presero con umani che nulla avevano fatto, tu dov'eri? Quante vite, figlio di Kàri, quante? Quante potevano essere salvate dal tuo presunto "essere"? E mi vuoi far credere che questi vichinghi di Berk siano diversi? No, no, io ti conosco! Non vorrai dirmi che...›› e il suo sorriso si accentuò ‹‹Non vorrai dirmi che ti sei affezionato? Tu, il servo di Aldamme, si è affezionato a questi vichinghi›› e iniziò a ridere mellifluamente. ‹‹E' inutile cercare di fare il duro con me, Jökull, perché sai benissimo che io ti conosco meglio di chiunque altro. La mia non è altro che la punizione divina! Una punizione che, dal mio punto di vista, è legittima. Tu hai posto le tue condizioni, ma ora, ecco la scelta che Loki ti pone: scegli di essere coerente con la tua natura, e lasci che la furia divina si abbatta su un solo uomo, uno soltanto... oppure scegli di fermarmi, consapevole che, qualora ci scontrassimo, il villaggio di Berk non ne uscirà integro. I tuoi poteri sono grandi, Padre Inverno, ma a differenza mia tu non sei abituato a combattere. Il vincitore sarebbe uno, e sarei io. Berk verrebbe distrutta dalla potenza della nostra magia, tu perderesti il duello e cosa avresti ottenuto? Niente, se non la distruzione.›› ed ecco che Loki spalancò le braccia: ‹‹Ricordi, Frosti? Proprio come un anno fa! Sceglierai il male minore o il male maggiore?››
 
Le nocche sul manico del bastone di ghiaccio si tesero con forza estrema, mentre Jökull si rinchiudeva in sé stesso, come faceva praticamente sempre. Così non poteva essere ferito, così nessuno poteva ferirlo. Forse era meglio così. Tanto meglio avere un cuore di ghiaccio, tanto meglio non essere in grado di provare nulla. Sarebbe vissuto meglio, no? Invece no. Sotto sotto, aveva sofferto la propria condizione. E quando aveva trovato qualcosa che gliel'aveva mitigata, ecco che era scattato lì, a difenderlo. Perché voleva bene ad Hiccup, se ne rese conto in quell'istante. Voleva bene ad Hiccup perché lo considerava un amico. Lui era suo amico. Ed essendogli amico, sapeva che non gli avrebbe mai perdonato la morte del padre, come d'altronde, nemmeno quella del suo villaggio.
"Ma suo padre è Thor."
Suo padre era Thor, e Jökull non provava pietà per lui. E non aveva nessuna considerazione per la gente del villaggio, che per lui non significava nulla. Tutto questo diventava qualcosa da proteggere finché si riduceva ad Hiccup. E il ragazzo non lo avrebbe mai perdonato se Jökull gli avesse tolto tutto: non sarebbe mai stato più suo amico se avesse perso ogni cosa.
Ma anche Loki era suo amico. Almeno... questo era quello che gli veniva da dire. Non sapeva descrivere il loro rapporto, eppure Loki era l'unico, come Hiccup e altre persone, a spingerlo a guardare dentro sé stesso, a impedirgli di rinchiudersi nel suo cuore, a impedirgli di soffrire.
Dargli Thor significava evitare di perdere lui. Entrambi lo odiavano. Perché avrebbe dovuto importargli se lo uccideva? La verità era che gli importava per via di Hiccup.
Stava facendo la cosa più dolorosa del mondo. Era costretto a scegliere tra due amici.
Tutto quello che Loki aveva detto era vero. E lo sapevano entrambi. Ma questo non lo rendeva meno doloroso.
Però era Loki a costringerlo a scegliere. Nessuno gli aveva chiesto di venire lì a minacciare la gente, solo per uccidere Thor. Se Jökull avesse saputo prima di lui chi era Stoick, avrebbe voluto ucciderlo a propria volta? Troppe domande. Troppe congetture. Non portava da nessuna parte, nulla aveva senso. Solo Aldammë avrebbe potuto decretare le condizioni. Lui doveva appellarsi a lei, era l'unica cosa che sentiva avesse un senso. Doveva trattenere Loki fino alla fine, per impedirgli di commettere follie. Per impedire a se stesso di scegliere tra due amici.
«Ti sbagli. La tua punizione è tutt'altro che giusta. Non spetta a te decidere per la vita di Thor, né a me» dichiarò, sforzandosi di incoraggiarsi «È Odino ad aver disposto della sua pena e della sua esistenza. E ancora sopra Odino, la Madre di tutti noi. Sei tu che sei venuto qui a parlarmi di scelte, Loki. Vuoi costringermi a fare il tuo gioco, ma io sono stanco di essere preso in giro da te. Non hai il diritto di manipolare un fratello, e non hai il diritto di prenderti la tua vendetta. Solo che non riesci ad accettarlo, perché sei arrogante e fuori controllo. Vattene via!»
 
Il ghigno beffardo di Loki si trasformò in un’espressione seria e inquietante. ‹‹E così hai scelto...›› e detto questo, agitò il braccio destro, veloce come una scheggia, e proiettò una saetta contro il signore dell'inverno. Quest'ultimo agì prontamente: fece roteare rapidissimo il bastone tanto da formare un cerchio perfetto, contro il quale il fulmine rimbalzò e finì per tornare dal suo legittimo proprietario.
Era tutto allo scopo di aprirsi un varco: Jökull tese la punta del bastone e un vortice di neve lo travolse per sbalzarlo via, oltre l'isola, sopra il mare, lontano dal villaggio. Frosti gli volò dietro.
Loki si coprì col proprio mantello per attutire il fulmine e il vortice di neve, ma questo non gli impedì di essere sbattuto su un'isola lontana dal villaggio di Berk. Il dio puntò i piedi a terra, nel tentativo di frenare la caduta. Era ancora in piedi. Guardò il suo rivale dritto negli occhi, sorrise e si scrocchiò il collo. ‹‹Aldamme starà anche per arrivare, ma io me ne sarò già andato, e tu sarai morto›› stavolta, l'ase non trattenne i colpi e lanciò contro Jokull un fascio di energia verde, non più di natura elettrica, bensì intriso della magia seidr, l'arte del quale Loki era esperto.
Allo stesso tempo, Frosti tese il bastone e dalla punta ricurva si sprigionò un fascio di energia congelante. Entrambe le magie si tramutarono in fiotti di energia orizzontali che impattarono l'una contro l'altra, sprigionando potenti scintille azzurre e verdi che, al contatto col terreno, lo bruciavano o lo congelavano, uccidendo diversamente, ma uccidendo: erano il fuoco e il ghiaccio che si scontravano, ed entrambi erano mortali.
Erano entrambi alla pari in quella prova di forza, ma la legge della natura era chiara: il fuoco era superiore al ghiaccio. Questo dimostrava, a tutti gli effetti, il potere dello Spirito dell'Inverno.
Il dio stregone, quindi, elaborò una strategia funzionale ed efficace: lasciò prevalere il suo avversario in quello scontro di fiotti di energia e, non appena l'energia azzurra si avvicinò al proprio corpo, Loki la catturò con la mano, condensandola nel proprio palmo. La ingoiò e, successivamente, spalancò la bocca, trasmutando il potere in un gigantesco serpente di fuoco che bruciò la terra circostante e l'aria intorno a loro. Un essere umano normale sarebbe morto per la mancanza di ossigeno.
Il serpente, grande e minaccioso, puntò i propri occhi fatti di lapilli scoppiettanti verso lo jötunn. L'ase rise e, agitando imperiosamente la mano, ordinò al famiglio di uccidere.
Il serpente sibilò, con le fauci spalancate, e si gettò contro Jökull, ma quest'ultimo lo intercettò col bastone, e con un dito di potere glaciale lo colpì, frenando la sua azione sul nascere.
Il rettile fu costretto ad indietreggiare, e all'ennesimo movimento del bastone dello jötunn, un fortissimo vento si alzò e lo inondò di altre sferzate taglienti, fino a dissolverne la forma.
Poi Frosti fece roteare il bastone verso il suo avversario e così, prigioniero del vento, il fuoco obbedì a lui, finendo per scagliarsi contro il dio degli inganni. Costretto a deviare le fiamme, Loki fu assalito dal vento, mentre sotto i suoi piedi, l'acqua del mare veniva sollevata dalla pressione dell'aria e lo inglobava in una bolla che si richiudeva su di lui sempre di più, fino a congelarlo in un blocco di ghiaccio.
Laufeyjarson si trovò bloccato in quella bolla di ghiaccio, normalmente una prigione simile avrebbe ucciso chiunque, ma egli era pur sempre nato come gigante di ghiaccio e il freddo non era suo nemico. Anche se intrappolato, Loki riuscì a muovere le dita della mano sinistra e con l'indice disegnò una runa Isa immaginaria, la rinomata runa del ghiaccio. Quando Odino si sacrificò all'Yggdrasil e inventò le rune, Loki si era trasformato in uno scoiattolo e si era nascosto tra le fronde degli alberi per spiare Padre Tutto. Quel giorno, egli apprese il segreto delle rune, sebbene non riuscì a vederle tutte poiché scacciato dalle Norne, accortesi della sua presenza. Grazie al potere della runa, riuscì a comandare al ghiaccio di rompersi e liberarlo. A quel punto, gli occhi di Loki emanarono scintille verdi e le sue mani vennero pervase da una nebbia generata col seidr, la nebbia avvolse tutto l’ambiente, accarezzando i piedi di Jökull. Quest’ultima venne condensata nelle mani del dio. Quell'energia negativa assunse l'aspetto di due lupi, prima di esplodere e in un violento botto generato dall'urlo di Loki; così potente da causare un terremoto che si propagò fino a Berk.
Stavolta fu il turno dello spirito dell'inverno di essere sbalzato via senza poterselo impedire: schizzò dritto nella direzione opposta, e mentre precipitava con orrore si accorse di essere tornato a Berk.
Impattò contro il terreno e generò un immenso cratere. Tuttavia, non era ancora sconfitto, fuoriuscì a fatica, sorreggendosi al bastone, e lo pose davanti a sé stringendolo con entrambe le mani.
Loki volò raggiungendo il suo avversario e atterrò con grazia davanti a lui. Agitò la mano sinistra e sradicò un albero. Con la sua magia lo ruppe in mille schegge di legno grosse come pugnali e glieli scagliò contro tutte insieme.
La punta ricurva del bastone si illuminò e ciascuna delle schegge fu ricoperta dal ghiaccio, disintegrandosi di colpo e finendo per essere polvere. Tuttavia, Jökull dovette gettarsi a terra e coprirsi il volto, per impedirsi di finire accecato e ferito dai frammenti organici.
 
L'ase si avvicinò a passo sicuro verso lo spirito, ormai ferito e stanco. Con un calcio, allontanò il bastone da lui, la fonte del suo potere. Scostò il braccio destro e nella mano evocò la sua arma caratteristica: Laevateinn, una lancia, una storpiatura corrotta della Gungnir di Odino. ‹‹Miseria, dolore e morte, è stata questa la tua scelta. Te lo avevo detto fin dall'inizio, Jökull. Te lo avevo detto che il tuo sacrificio sarebbe stato inutile. Avrei semplicemente offerto a Thor una morte veloce e indolore, ma ora che tu e quel lattante mi avete fatto infuriare sul serio, io regalerò a tutti questi umani una morte lenta... e dolorosa››
Ma all'improvviso, Jökull scattò in piedi, gli occhi illuminati di energia glaciale. Congiunse le mani e l'energia fredda si concentrò, e poi la scagliò contro il dio semplicemente spalancando le braccia.
Loki venne sbalzato contro una casa a causa dell’entità del danno, e le macerie della costruzione lo seppellirono. Fino a quel momento, era sempre stato convinto che la fonte del potere di Jökull fosse il suo bastone, ma fu un terribile errore di valutazione da parte sua. Il suo avversario era comunque uno spirito della natura, di conseguenza era logico che la sua magia poteva essere esercitata senza un catalizzatore arcano. 
Il Dio sorrise e si sollevò dai detriti come se nulla fosse. Aveva più esperienza di Jökull in fatto di magia, ma il loro potere si equivaleva. Nonostante tutto, il piccolo jötunn era quello più provato tra i due e, pertanto, Loki decise di sfruttarne il vantaggio: doveva cercare lo scontro fisico. In un combattimento corpo a corpo, Jökull non avrebbe avuto alcuna speranza. Veloce come un lampo, Loki si abbatté contro il nemico, esibendosi in un affondo con la sua lancia.
Jökull scartò di lato per evitarlo, dimostrando una certa agilità e rapidità nei movimenti.
Serrò le dita di entrambe le mani a pugno e gli rifilò una sonora gomitata alla nuca: la sua forza era notevole, la sua pelle era dura, nonostante l'aspetto apparentemente morto, e aveva la stessa consistenza del ghiaccio, come il gigante che di fatto era.
Loki incassò bene il colpo, sebbene lo accusò. Nonostante fosse un colpo alla nuca, non fu abbastanza per farlo cadere. Si girò di scatto e lo colpì con un violento pugno dritto sul viso.

La faccia dello spirito si macchiò di sangue, che in aggiunta sputò mentre il volto si ribaltava di lato.
Si raddrizzò con i pugni serrati in avanti ed eseguì una finta al viso, per poi colpire rapido con l'altro pugno dritto al suo stomaco, e poi subito con l'altro ancora. Il Dio incassò ancora una volta i colpi, la sua pelle era dura, i suoi muscoli compatti come un’armatura. Era facile per lui saper incassare bene quegli attacchi. Una volta colpito una seconda volta, approfittò della vicinanza di Jökull per afferrargli la testa e colpirgli il naso con una ginocchiata.
‹‹Sono più abile di te nella lotta, Frosti!›› esclamò. ‹‹Nonostante la tua innegabile forza, manchi di allenamento. Io, invece, duellavo con il mio odiato fratellastro. È solo una questione di tempo, prima di vederti privo di coscienza››
«Allora perché lottare, quando possiamo ballare» gli rispose l'altro, concedendogli un ghigno piuttosto raro.
Mosse di nuovo le mani intrise di energia glaciale e il ghiaccio si formò sotto i piedi di Loki, avvolgendolo fino alle spalle, poi il vento lo fece levitare, e al movimento dei palmi del gigante, lo mandò a cozzare violentemente contro gli alberi, facendogli crollare addosso una catasta di tronchi.
Jökull tese la mano e il bastone di ghiaccio gli tornò in mano come una calamita. Fatto ciò, si avvicinò al luogo dell’'impatto.
Loki si scostò gli alberi, e si pulì un rivolo di sangue dal naso e dalla bocca. Ancora una volta fece appello alla magia runica: col sangue che si era pulito, disegnò nell’aria due rune, Laguz era il loro nome. Il simbolo ᛚ saettò nell’aria, e grazie alla runa dell’acqua, poté attingere al mare di cui era circondata l’isola per poter creare due grandi lupi formati di sola acqua.  Esattamente come aveva fatto col serpente di fuoco, li indirizzò contro Jökull.
Frosti alzò il bastone verso il cielo e le nuvole si addensarono per poi spalancarsi, generando una piccola tempesta di neve che avvolse i due esseri acquatici e li ghiacciò, per poi farli esplodere in frammenti appuntiti da spedire contro avversario.
Concentrarsi sui lupi, era questo che voleva Loki. Una volta che furono annientati dal Signore dell’Inverno, il dio non gli diede il tempo di scagliare i suoi pugnali di ghiaccio, poiché si era già lanciato contro di lui brandendo la sua Laevateinn. Lo avrebbe trafitto alla spalla se non fosse stato per l’intervento di Sdentato, che si era materializzato poco lontano dallo scontro, attaccando con una sfera di plasma violaceo. Questa mossa costrinse Loki a distrarsi per poter deviare il colpo della Furia Buia con la sua arma.
‹‹Tu, schifosa bestia, osi attaccare me? ME!? Mi divertirò a scuoiarti, e costringerò il tuo padrone a guardare!›› Alzò la lancia al cielo, e dalla punta si materializzò un’enorme sfera di fuoco che scagliò a tutta potenza contro il drago
Subito il Furia Buia fu costretto a volare sul lato opposto per evitarlo, e per poco non finì arrostito. Lanciò un forte ruggito di rimando: Hiccup non poteva capirlo, ma conosceva la sua personalità, e capì che il drago doveva averlo in qualche modo insultato pesantemente. Gli venne da ridere, ma non poteva distrarsi, doveva fare la sua mossa. Loki si era spostato dove lo voleva. Subito spruzzò il gas dell'Orripilante Bizippo dalla sua spada Inferno e accese la miccia con il fuoco dell'Incubo Orrendo, generando un'esplosione attorno al dio.
Trattandosi di fuoco del mondo di Midgard, ed essendo egli il dio padrone di quell’elemento, la reazione chimica che generò l’esplosione non lo danneggiò, anzi, ne approfittò per plasmarlo a suo piacimento.
Con la mano libera, coadiuvato dalla lancia, Loki deformò quelle fiamme e le trasformò in un immenso drago simile alla Morte Rossa, ma composto di solo fuoco.
Se quel ragazzo lo avrebbe combattuto con il drago, allora anche Loki lo avrebbe fatto.
Il mostro elementale non esitò, il suo scopo era uno solo: uccidere
 
«Oh, fantastico» sbottò il ragazzo, di rimando «Sdentato!»
Il Furia Buia mitragliò la creatura con il plasma, per deformarla e rallentarla. Fu grazie a questo che Hiccup riuscì a rotolare di lato per evitarlo, sentendo qualche capello andare a fuoco, ma lo spense con un colpo delle mani. Quando si girò, si sentì strattonare sonoramente la spalla, e voltandosi vide che era Frosti. «Cosa vi è saltato in mente!?» sbottò lo spirito dell’inverno «Toglietevi di mezzo, ADESSO! Tornate indietro!».
Prima che Hiccup potesse rispondere, la Morte Rossa colpì Sdentato, facendolo crollare svenuto: il fuoco non poteva nuocergli, ma alla coda che gli permetteva di volare sì.
Il ragazzo gridò il suo nome, e allora fu di nuovo il turno del custode di Niflheim: con il bastone di ghiaccio, rovesciò dal cielo una sonora nevicata che soffocò le fiamme della creatura, mentre con una mano mimò il movimento di una frusta, e un fortissimo tornado avvolse il drago e il suo cavaliere, trascinandoli via.
Loki venne avvolto dal vento insieme all’elementale e, prima che potessero schiantarsi insieme, egli si lanciò in picchiata verso il suolo, atterrando a pochi metri davanti a Jökull.
‹‹Allora è così, tu ti sei affezionato a quel lattante. Hai perso la spina dorsale, Padre Inverno››
«E tu il senno!» ansimò il piccolo gigante, riafferrando il bastone con entrambe le mani «Loki, questa è demenza!»
‹‹Niente di tutto questo sarebbe successo se mi fosse stato consegnato Thor! Ma tu hai voluto giocare a fare l’eroe!›› esclamò furente. ‹‹Sono curioso, Jökull, cos’ha questo mortale di tanto speciale da averti indotto a levare la lama contro di me?››
«Lo hai dimenticato?» domandò l’altro, in tono grave «Hai dimenticato il ragazzino curioso, spiccato, sognatore, che voleva cambiare il mondo, che voleva conoscere le cose, e diventare un re saggio, giusto e buono?»
La mente dell’ase venne scossa da un fremito, nientemeno che l’eco di un ricordo lontano, di molti millenni fa, quando era poco più che un bambino. Anche lo spirito invernale ebbe la stessa sensazione:
 
«Vi consiglio di allontanarvi adesso dal principe di Asgard, mocciosi» disse una voce fredda alle spalle dei bulli «Ora devo passare io. E io sono l'Inverno. Fidatevi, se continuate a restare qui... congelerete.»
I bulli fissarono spaventati l'espressione glaciale di Jökull. Lasciarono il piccolo Loki facendolo crollare a terra e si allontanarono in fretta. Frosti si piegò sulle ginocchia e disse: «State bene, principe?»
Il piccolo Loki guardò l'espressione glaciale sul volto dello spirito, e si rialzò da solo. ‹‹Sì, sto bene. Non c'era bisogno di aiutarmi, li avrei allontanati minacciandoli di morte››
Lo spirito inarcò le sopracciglia. «Siete un principe, e siete ancora giovane. Avete già questo potere esecutivo?»
‹‹Non posso ordinare la loro esecuzione, non ancora. Ma sto apprendendo il seidr, e ho imparato come evocare un piccolo serpente velenoso. Ne avrei materializzato uno e glielo avrei tirato in faccia››
«Ma questo non avrebbe comportato la loro uccisione?» domandò ancora il gigante, perplesso. «L'omicidio, se ben ricordo dall'ultima volta in cui sono stato qui, è contro la legge.»
 
Quell’essere dalla pelle grigia era molto diverso dai soliti interlocutori che il piccolo principe aveva avuto. Non sembrava essere lì per rimproverarlo, né lo trattava come un bambino che non poteva capire. Era genuino nelle sue domande e nei suoi gesti.
‹‹Certo che avrebbe comportato la loro uccisione, e allora? Io non potrò ordinare un’esecuzione, ma resto comunque un principe. Se un plebeo fa del male un nobile, quest’ultimo ha tutto il diritto di ucciderlo. È ciò che ho imparato di recente, almeno, quindi lo metterò in pratica se dovesse accadere di nuovo›› rispose con tutta sincerità.
«Questa società asgardiana sembra molto più simile ad una giungla incontaminata, che a qualcosa di divino e retto» commentò lo jötunn, scrollando le spalle. Appoggiò la punta del bastone sul terreno e fece scaturire il ghiaccio sul terreno, e sotto i piedi del piccolo.
Il piccolo dio aggrottò un sopracciglio: ‹‹Che stai facendo? Perché evochi il ghiaccio tutt’intorno?››
«Perché questo è il mio compito, principe Loki» gli rispose «Sono Jökull Frosti, il Portatore dell'Inverno e il custode di Niflheim, protettore di Jötunheim. La brina, il ghiaccio e la neve sono il mio dominio, e io li porto nei Nove Mondi sotto la forma della stagione invernale.»
Il piccolo principe aveva già sentito parlare di Jökull Frosti, poiché ne aveva parlato il padre quando lui e Thor erano a lezioni private. Non lo aveva mai visto, e questa era la prima volta.
‹‹Ti facevo più alto›› disse Loki. ‹‹Mio padre ha detto che sei uno spirito neutrale, perché mi hai salvato da quei bulli?››
«Non ti ho salvato» rispose l'altro, forse troppo in fretta «li ho solo avvertiti che stavo passando e che avrebbero potuto congelare. Tutto qui. Sono loro ad essersi spaventati e ad essersene andati.»
‹‹Hmm, giusto. Immaginavo non te importasse nulla degli altri. Se la mia presenza è di disturbo al portatore d’inverno, allora forse è meglio che me ne vada›› rispose con un tono abbastanza deluso


Fu allora che qualcosa, dentro di lui, sembrò scuotersi. Una specie di groppo alla gola, e un piccolo peso sul petto. «Non ho detto che mi stessi disturbando, principe. E non ti stavo cacciando via.» Lo guardò intensamente. «È una cosa che ti succede spesso, quella di essere tormentato?»
Loki sostenne quello sguardo intenso e, senza sapere come né perché, si ritrovò a dirgli la verità. Non era una malia, ma una reazione del tutto spontanea: ‹‹Sì, questo perché sono originario di Jötunheim e anche perché ho iniziato a praticare il seidr. Lo fanno sempre quando mio fratello non è con me. C’è solo una bambina che mi rispetta, ma la vedo di rado...›› disse sconsolato ‹‹Ed è anche quella che mi piace›› bofonchiò abbassando la voce il più possibile.
Jökull sentì improvvisamente addosso il peso della solitudine. Capiva bene quel bambino e il suo stato d'animo.  «Neanche io sono apprezzato granché dai miei simili» si ritrovò a confessargli, spontaneamente per non farlo sentire da solo «né dalla tua gente. Sono troppo piccolo per essere uno jötun, e troppo jötun per essere apprezzato altrove. Sono il Signore dell'Inverno, e il mio potere è temuto e odiato.»
‹‹Ma con l'odio e il timore puoi farti rispettare›› disse il piccolo. ‹‹Il tuo potere è grande. Cosa succederebbe se, un giorno, l'inverno decidesse di non portare più la sua stagione?››
«Questi sentimenti non hanno nessuna importanza per me» replicò il piccolo gigante «L'inverno è ineluttabile. Volente o nolente, arriva sempre e colpisce. Non è né buono né cattivo. Io compio solo il mio dovere.»
‹‹Ma tu sei un essere vivente, anche tu sei soggetto a scelte, e hai tutto il diritto di decidere per te. Tu cos'è che vuoi?››
 
Per la prima volta, Frosti si rese conto che non si era mai fatto quella domanda. Nessuno gliel'aveva mai posta, tanto per cominciare, perché nessuno gli parlava così direttamente. Forse solo Aldammë, ma lui non sapeva mai come comportarsi quando lei gli manifestava il suo affetto e le sue dolci parole. Come in quel momento. Era confuso e spiazzato. «Suppongo di doverlo ancora scoprire.»
‹‹Se io avessi il tuo potere, imporrei il rispetto che merito. Sono un spirito della natura, non un fantoccio. Potresti provare a desiderare il comando di Nifleheim. Con i giganti del gelo al tuo servizio, portare l'inverno nei mondi sarebbe ancora più semplice›› disse il giovane Loki.
«Che stupidaggine» borbottò l'altro «Prima di tutto, non me ne importa niente di quello che pensano gli altri di me, e questo perché sono fastidiosi, superficiali e stupidi, o non si comporterebbero così. Non ho bisogno di loro e non ho niente da rendere a loro se non l'inverno, di cui praticamente beneficiano tutti. Secondo, non sono un generale né un comandante. Non dubito che non ci voglia niente a imporsi su delle teste vuote come quelle, ma nessuno di loro è alla mia altezza, nel mio lavoro. Io sono la progenie di Ymir. Sono praticamente scelto da lui. Se avesse voluto qualcun altro per portare l'inverno, allora lo farebbero anche tutti gli altri.»
‹‹Bah, io proprio non ti capisco›› disse il bambino. ‹‹L'unica cosa che vuoi è solamente portare la neve? Niente di più ambizioso? Contento tu›› fece scrollando le spalle. ‹‹Forse... forse vuoi solo qualcuno con cui parlare?››
«Non ho detto di volerla... lo faccio come se fosse respirare!» sbuffò, per poi bloccarsi l'istante dopo alla sua ultima dichiarazione. Era la seconda volta nello stesso istante. Forse voleva dire qualcosa. «Sono sempre da solo» mormorò «Ho mia madre, e ho anche mio padre, il Vento, ma non è la stessa cosa. Non ho... quelli che voi chiamate amici.»
‹‹Beh, nemmeno io ho... degli amici... certo, a parte Thor, ma lui è mio fratello.›› ondeggiò con le anche, imbarazzato. ‹‹Forse... posso rimanere io a parlare con te››
«Vuoi cominciare da quella bambina che ti piace?» gli domandò, con un sorprendente, tenero sorrisetto malizioso.
‹‹Che Musphelheim ti prenda!›› esclamò il piccolo con le guance arrossate. ‹‹Bastava semplicemente dire di no›› bofonchiò mettendo il broncio.
Tirò un lungo sospiro. «Non ho detto di no, principe» disse, inginocchiandoglisi di fianco «Be'... immagino ci siano tante cose che non dica direttamente.» Gli tese un dito. «Sono contento che tu voglia parlare con me.»
Il piccolo dio si sentì sollevato. Jokull gli trasmetteva quella sensazione che anche Thor gli dava. Si sedette e iniziarono a intrattenere una conversazione, la prima di molte altre. Poiché quando Jokull si fermava ad Asgard per portare l'inverno, Loki andava a trovarlo.
 

‹‹Quel ragazzino è morto, il giorno in cui scoprì la verità. Il passato è passato, conta il presente, e ciò che vedo adesso è una persona che un tempo chiamavo amico, e che ora leva il bastone contro di me, nonostante lui stesso vorrebbe vedere Thor morto e sepolto! Ma tu hai scelto il mortale.›› Loki ghignò sadicamente, tanto da fare paura. ‹‹Sono ansioso di testare questo tuo nuovo lato altruista, Frosti. Mi chiedo... cosa saresti disposto a fare, pur di salvare il tuo animaletto?›› e detto questo scagliò un autentico, e rapido, fulmine contro Hiccup.
«NO!» Lo spirito dell’inverno invocò disperatamente il padre perché lo spedisse in volo più veloce che poteva, più veloce del fulmine, più veloce dell’aria stessa.
Il tornado in cui Hiccup e Sdentato erano avvolti li scagliò a terra, nel bel mezzo di Berk. Il ragazzo si risollevò e corse ad accudire il drago, ancora tramortito, poi sentì il sibilo e vide la luce proiettata dal fulmine dritta contro di lui. Durò tutto in un secondo: un lampo di luce gelata, il forte rombo di un botto, e poi il corpo di Jökull Frosti che crollava a terra, dinnanzi a lui e a Sdentato.
«JÖKULL!» urlò il ragazzo.
Il piccolo gigante si limitò a girare appena il capo, guardandolo con gli occhi socchiusi, ricoperto di ustioni, ferite e polvere. Respirava a fatica, e il colore della pelle congelata sembrava molto più autentico del solito. Aveva un’espressione triste. Profondamente triste.
Loki fremette di rabbia nel vedere ciò. Non ne era affatto felice. Jökull Frosti aveva rischiato la sua vita per salvare un mortale. Dentro di sé, il dio sentiva un odio viscerale, perché mai aveva visto una scena simile. Mai una sola volta, Jökull aveva compiuto un gesto simile per lui. Per l’ennesima volta, Loki si sentì tradito dalla persona a cui voleva bene.
‹‹Resta pure lì, vecchio amico›› disse Loki sprezzante. ‹‹Non ti ucciderò oggi, in segno dell’amicizia che un tempo ci legava. Alla fine, perfino tu, sei come mio fratello. E per oggi, risparmierò anche il moccioso a cui tieni tanto››
 
Il Dio degli inganni si diresse verso uno Stoick ancora a terra, così come gli altri abitanti di Berk. Lo scontro tra i due titani aveva causato danni collaterali a tutto l’arcipelago e i suoi abitanti.
‹‹Io non rimpiango niente›› sputò velenoso davanti a Stoick. ‹‹Perché niente vale più di questo, più della tua morte››
‹‹Infine... qualcosa rimpiangerai›› disse Stoick ansimante. ‹‹Poiché oggi, Loki Laufejarson, sei tu colui che ha davvero perso››
Loki non rispose, si limitò solamente a trafiggerlo nel punto vitale con la sua lancia. Un solo colpo, pulito, preciso, senza infamia e senza lode. Gli abitanti di Berk rimasero sconvolti, tutti. Sia uomini che draghi. E il cielo venne coperto da nubi e rombi di tuoni
 
Il corpo di Stoick si accasciò privo di vita e, prima che Loki potesse andarsene, sentì qualcosa alle sue spalle. Si girò e vide Hiccup menargli un fendente dritto sul cranio, un colpo che il dio evitò per il rotto della cuffia. Osservandolo meglio, poteva notare come il ragazzo fosse in preda alla rabbia. Sembrava un vero e proprio berserkr. La morte del padre, aveva acceso in lui lo spirito di un guerriero, lo si poteva vedere dai suoi occhi colmi di odio e bagnati dalle lacrime.
Il cielo si agitava, i tuoni diventavano più forti e la pioggia iniziò a scrosciare, forse un messaggio del cielo, per benedire la morte del rosso.
‹‹Ti prego›› sbuffò il dio ‹‹Pensi davvero di poterlo vendicare?››
Hiccup lanciò un altro urlo e gli scaricò addosso altri rapidi fendenti che l’ase evitò con semplici movimenti di bacino. L’adolescente era in preda alla furia omicida, non vedeva altro che il suo nemico e non ragionava. Spazientito, Loki schioccò la lingua e lo colpì con un sonoro schiaffo, buttandolo a terra e disarmandolo.
La testa di Hiccup girava, sentiva le orecchie scoppiare a causa di quel colpo. Loki si avvicinò a lui, lo afferrò per il collo e lo portò all’altezza del viso. ‹‹Sono così stanco di te, mortale›› disse con odio. ‹‹Ti ho dato più di una possibilità, ma tu hai preferito combattermi. Avevo detto a Jökull che ti avrei risparmiato, ma lo sai cosa? Ho cambiato idea. Hai messo a dura prova la mia pazienza. Ucciderò te, il tuo drago e farò in modo che nessun berkiano rimanga in vita. Non ne resterà vivo nemmeno uno...››
 
E fu allora, proprio allora, che qualcosa accadde. Hiccup lanciò un urlo più potente di tutti gli altri, echeggiante e profondo come il rombo di un tuono, mentre i suoi occhi si accendevano di blu, e il sangue dalle sue labbra colava. Alzò le braccia verso il cielo e dalle scure nuvole, due fulmini scaturirono in acuto sibilo, convergendosi in ciascuna delle dieci dita, e poi il ragazzo le abbassò, abbattendole sul dio degli inganni.
‹‹Che cosa!?›› esclamò non appena vide quel fenomeno. Sembrava accaduto in una frazione di secondo, la mente di Loki non era riuscita a elaborare il fenomeno.
Il fulmine si abbatté su di lui, colpendolo con tutta la sua potenza e separandolo da Hiccup. Loki ringhiò di dolore, al punto da abbassare un ginocchio al suolo. Alzò il suo sguardo e vide il ragazzo che ancora gridava in preda alla rabbia, mentre il suo corpo veniva pervaso da una miriade di fulmini.
Il Dio degli inganni era visibilmente spaventato. ‹‹No... no, non può essere vero, vuoi forse dirmi che...›› lanciò uno sguardo al corpo di Stoick. Forse era un incantesimo? Forse il rosso era ancora in vita e stava trasmettendo parte del suo potere a Hiccup? No, il vichingo era ancora accasciato al suolo, accanto alla sua donna che lo teneva tra le braccia. Non c’era trucco, non c’era inganno. L’unico vero inganno fu quello a cui fu sottoposto lo stesso Loki, poiché Hiccup era...
‹‹Thor...›› sibilò con gli occhi colmi di paura. Non perse altro tempo e prima che l’adolescente abbattesse su di lui un altro fulmine, sparì dalla vista di tutti con un incantesimo.
I fulmini mancarono il bersaglio, e colpirono il terreno, bruciandolo. Nel frattempo, la tempesta sopra Berk non accennava a smettere, e i fulmini attorno a Hiccup minacciavano di colpire altre persone, e gli altri edifici, e i draghi. In mezzo a quel caos, Astrid si fece largo a fatica, e con la forza della disperazione, come se fosse l’ultima azione che doveva fare nella sua vita, afferrò il ragazzo e lo abbracciò. Cercò di stringerlo forte, procurandosi delle bruciature a causa dei fulmini, ma non le importava. Poteva sopportare il dolore, se significava salvare la persona che amava.
Il corpo del giovane si irrigidì completamente, fermo in quella posizione mentre attorno il tuono si liberava. Poi, dopo qualche istante, le nuvole si diradarono, i fulmini sparirono, ed egli si accasciò a terra, svenuto, fra le braccia della sua fidanzata.
 
 
Note degli autori
Beh… non c’è molto da dire se non… VE LO ASPETTAVATE? Forse alcuni sì, altri sicuramente no, ma nonostante tutto io ho montato su una faccia da Zeb89! “Vvvvvolevate, eh? Guarda che faccia, non se l’aspettavano!”
Scherzi a parte, spero che l’attesa sia valsa enormemente la pena. E ci tengo anche a comunicare una cosa: per varie ragioni, Rory Drakon non prenderà più parte alla stesura di questa storia, pertanto sarò io, Alucard97, ad assumermene la responsabilità. Forse troverò un nuovo collaboratore, o forse continuerò da solo, ciò che è certo è che questa fic continuerà senza di lei.
Nonostante tutto, la ringrazio dal più profondo del cuore per aver deciso di volermi seguire in questa avventura, ma come tutti i viaggi, per qualcuno, viene il momento di scendere ad una determinata tappa.
Facciamole un bell’applauso e noi ci rivedremo al prossimo capitolo che spero di riuscire a pubblicare in tempi brevi.
Gabba Gabba Hey, miei adorati Re Gylfi.
  
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