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Autore: Tinymirtillino    10/05/2022    0 recensioni
"Ma questa-"
Si accigliò, mentre sollevava gli occhi per un attimo, e scorse il pesante baldacchino che incombeva su di lui. Tutto intorno la stanza era colma di drappeggi dall'aspetto pesante, il pavimento coperto di tappeti, le pareti decorate con sontuosi arazzi e stucchi dorati. Nell'aria aleggiava un piacevole odore di viole, legno e polveri profumate.
Una consapevolezza inquietante emerse nella sua mente, come un cadavere che torna a galla, risalendo l'acqua torbida di un pantano.
"- è la stanza del Re..."
[...]
Nella mente di Heleruen ci fu un'esplosione di luce bianca, ed un attimo dopo le esultanze della folla riecheggiarono, vivide come se il popolo fosse lì, compresso in quella stanza. Si rivide mentre percorreva la sala del trono con un mantello e quella stessa corona sul capo; i suoi sudditi si inchinavano al suo passaggio.
I suoi sudditi.
[...]
"Cosa ho fatto?
Sono un ladro, un usurpatore, un assassino..."
***
(Questa storia è un work in progress e probabilmente subirà delle modifiche nel corso del tempo. Se volete contribuire a migliorarla non esitate a condividere le vostre opinioni ^^)
Genere: Angst, Drammatico, Fantasy | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: Tematiche delicate
Capitoli:
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"Stammi vicino e non allontanarti, intesi?"
Heleruen annuì ad occhi bassi, mentre Lorgrom recuperava la sua bisaccia di cuoio e si avviava verso la porta. Lo stregone fece per ruotare la maniglia, ma poi parve ripensarci: si voltò e, scuotendo la testa, rivolse al bambino uno sguardo sospetto.
"Non mi fido di te, moccioso," disse, poi sollevò una mano in aria ed Heleruen chiuse gli occhi, convinto di essere sul punto di ricevere un ceffone. Ma l'unica cosa che sentì fu un'improvvisa e pungente sensazione di freddo intorno al collo.
"Ti sfido a scappare, ora."
Heleruen sollevò le palpebre e si accorse di avere un sottile anello di luce azzurra intorno alla gola; dall'anello, poi, pendeva una sorta di corda altrettanto luminosa, che si allungava fino alla mano serrata di Lorgrom. Sembrava fatta di puro gelo.
Il bambino fece per toccarla, ma prima che le sue dita raggiungessero la corda questa sparì alla vista. Era ancora lì, però; riusciva a sentirla.
Lorgrom spinse l'altro fuori di casa e chiuse la porta principale con una grossa chiave scura, poi diede una pacca poco gentile sulla schiena di Heleruen ed entrambi si avviarono giù per le scale di pietra bianca.
Quel giorno dovevano recarsi alla biblioteca di Ambis per recuperare dei libri di magia — magia bianca, a quanto pare —, dato che Alphar voleva tornare in possesso delle sue vecchie competenze da stregone e Lorgrom non poteva opporsi.
Heleruen non aveva idea di come sarebbero andate le cose, ma voleva restarne fuori il più possibile. La magia non gli piaceva, per quanto in alcune sue forme potesse essere incredibilmente affascinante, e lui era a dir poco spaventato al sol pensiero degli scopi per cui Alphar avrebbe voluto utilizzarla. Qualunque fossero i suoi piani, Heleruen temeva — e sapeva — di doversi limitare a guardare. Avrebbe tentato di opporsi, laddove fosse stato possibile, ma cosa poteva lui contro un demone così potente?
In effetti, Heleruen non aveva nemmeno avuto il piacere di conoscere per bene il suo parassita né la vera estensione dei suoi poteri: forse alla biblioteca avrebbe trovato qualche informazione in merito.
Era solo la seconda volta che Heleruen vagava per le strade di Ambis, e nel conto era compresa la volta della sua fuga fallita. La città era davvero grande, arroccata su un'altura le cui pendici scendevano ripide verso il mare. Più si saliva, più le case che si incontravano erano lussuose, fino ad arrivare al palazzo reale. In basso, invece, le casette si facevano man mano più umili. L'abitazione di Lorgrom si trovava a metà, ed era l'ultima più in alto su una propria collinetta. L'intera città era percorsa da strade e viottoli in continua salita e discesa, che collegavano ogni casa alle due piazze di Ambis: una inferiore, dove aveva luogo il mercato, ed una superiore, dove si affacciavano i monumenti più importanti, tra cui l'imponente biblioteca.
Heleruen osservò rapito il cambiamento nei cittadini e nelle case, mentre seguiva Lorgrom su per le salite che portavano alla piazza superiore. Gli abiti si facevano più colorati, puliti e dalle forme particolari; le case si lasciavano indietro i grossi mattoni di pietra bianca ed assumevano forme più sinuose, colori più scuri, rifiniture luccicanti.
Varie paia di occhi si posarono con insistenza sul ragazzino, ed alcune persone perfino sussultarono quando guardarono in basso, verso di lui. Immerso in una gran folla, Heleruen si sentì circondato da espressioni inquietate che lo rendevano inquieto di rimando.
Si accigliò, stranito, e, con lo sguardo incollato ai passanti, cercò una mano da stringere.
"Che diavolo ti viene in mente?" sbottò Lorgrom, scuotendo la mano con ribrezzo, come se a toccarlo fosse stato un insetto enorme.
Anche Heleruen ritrasse la sua di scatto, sentendosi attraversare da un fulmine di vergogna e paura. Gli occhi gli pizzicarono quando ricordò che era solo, come aveva fatto a dimenticarselo?
Strinse le mani tra di loro e le tenne vicine al petto, mentre procedeva dietro lo stregone.
Le gambe gli facevano incredibilmente male quando finalmente la strada si fece piana. La costruzione imponente della biblioteca si ergeva con la fierezza di una montagna al lato sinistro della piazza, e la sua entrata era preceduta da... altre scale.
Per una volta Heleruen fu d'accordo con le imprecazioni che Lorgrom mormorò mentre saliva a fatica quelli che, con un po' di fortuna, sarebbero stati gli ultimi gradini da superare. Ai lati delle alte porte della biblioteca c'erano due colonne dalla forma umana e dalle dimensioni incredibili, scolpite in una pietra scura come la notte e macchiata dal tempo. Heleruen le fissò a bocca aperta, poi spostò lo sguardo su una grande scritta incisa sulla facciata: "Alta Accademia di Magia di Ambis", recitava, a caratteri così strani da essere a malapena leggibili.
Sulle stesse mura, tuttavia, una lastra di pietra decisamente meno consunta sfoggiava il titolo di "Biblioteca di Ambis".
Quando giunsero davanti alle porte, Lorgrom fece un gesto con una mano ed Heleruen avvertì la corda gelida che gli cingeva il collo dissiparsi. Lo stregone gli lanciò un'occhiata severa, poi entrò.
All'interno della biblioteca c'era un odore dolciastro, denso, liquoroso, ed Heleruen pensò che, se il velluto rosso fosse stato un odore, allora avrebbe sicuramente saputo di quello.
Il silenzio era tale che ogni passo riecheggiava come un sasso lanciato nell'acqua, e l'ambiente era illuminato a stento, perchè le grosse finestre che si estendevano sulle pareti erano per lo più schermate o da veli o da tavole di legno. Non c'erano scaffali né libri in vista e, sebbene la sala fosse praticamente sterminata, c'era poco da vedere.
Due scalinate sinuose, in fondo, portavano ad un piano superiore il cui accesso pareva bloccato.
"Fermatevi."
Heleruen sussultò quando una voce infranse il silenzio, precedendo una figura che emerse dall'ombra alcuni istanti dopo. Si trattava di una donna anziana, minuta ma dallo sguardo penetrante. Squadrò entrambi, fissando Heleruen con particolare attenzione.
Questi spalancò gli occhi in allarme, e la donna reagì limitandosi a sollevare il mento con fare sorpreso. Non smise di guardarlo.
"Mastro Lorgrom," disse, "quasi dimenticavo il vostro volto. É trascorso del tempo da quando avete calpestato il suolo della biblioteca per l'ultima volta."
Lorgrom seguì con sospetto lo sguardo della donna su Heleruen. "Ho avuto molti affari da sbrigare ultimamente. Ora, avrei davvero bisogno di consultare la sezione di magia bianca. Voglio prendere alcuni libri."
"Magia bianca, dite." La donna avanzò in direzione del ragazzino, mantenendo ancora il suo sguardo inquisitorio puntato su di lui. L'azzurro dei suoi iridi era chiaro quasi quanto il cielo nelle giornate di neve, e nella penombra pareva traslucido. Contrastava incredibilmente con la sua pelle scura. "Per quale motivo avete portato con voi questa creatura? Non è... umana, vero?"
"Lo è, Signora custode." Lorgrom si avvicinò ad Heleruen come nel tentativo di oscurarne la vista. "L'ho sottratto ad un trafficante ed era già in questo stato, per colpa di chissà quali eventi. Ma è un ragazzino come qualunque altro, seppur dall'intelligenza spiccata ed un'incredibile predisposizione magica. Per questo motivo ho deciso di farne il mio apprendista. L'ho portato perché dobbiamo poter essere entrambi in grado di utilizzare i libri."
"Il Re è a conoscenza di questa vostra iniziativa?"
"Certamente."
Heleruen lanciò un'occhiata veloce a Lorgrom, poi si mise a fissare il pavimento. Dopo alcuni istanti di silenzio, sentì un cozzare di oggetti quando la donna prese a trafficare tra le pieghe della sua ampia veste.
"Comunque sia, lui non può entrare," disse.
"Cosa? E perché?"
La custode stringeva un apparecchio tra le dita. Assomigliava ad un orologio, ma aveva alcune levette di metallo che fuoriuscivano dal quadrante e, quando lo avvicinò al ragazzino, queste presero a vibrare sempre più forte.
"Sapete quali sono le regole, Mastro Lorgrom. Per quanto il nostro sovrano possa essere indulgente su certe questioni, all'interno della biblioteca non è comunque ammessa alcuna forma di magia."
Lo stregone guardò Heleruen con fare confuso, lo prese per una spalla e lo costrinse a girarsi verso di sé.
"Dev'esserci un errore," sbottò, incerto su cosa controllare. Si trattava forse di Alphar? Ma i segnalatori di Plisifa erano stati in grado di rilevare l'attività del pentacolo ed il portale tra le dimensioni, non la presenza di Alphar stesso.
Non è così?
Oppure Lorgrom stava portando a zonzo un generatore di energia oscura, in una città dove la magia era generalmente proibita in ogni sua forma?
Se lo avessero scoperto, avrebbero sicuramente ucciso il ragazzino senza pensarci due volte, e Lorgrom? Esiliato da ben due regni, gli avrebbero sicuramente messo una taglia salata sulla testa.
"Sono spiacente, ma rilevatore non sbaglia," fece la donna, compiaciuta di averci visto giusto: quel ragazzino aveva qualcosa di maligno in sé, e gli occhi non ne erano più che un indizio.
Lorgrom si decise ad ordinare ad Heleruen di ammaliarla, quando la custode mosse di nuovo il rilevatore in direzione del piccolo e la sua espressione si corrucciò.
"Oh, aspettate," disse, fermando l'apparecchio all'altezza del petto di Heleruen. Dal colletto della sua tunica faceva capolino una corda sottile.
"Indossi un ciondolo incantato? Tiralo fuori."
Heleruen si congelò nell'udire quelle parole e, pur non guardando Lorgrom, riuscì a sentire il peso dei suoi occhi.
"N-no, io non..."
Lo stregone afferrò la cordicella e la strappò via con una mossa fulminea, esponendo il sassolino bucato che vi era appeso. "Cosa diavolo è questo?" sibilò.
Heleruen sentiva il cuore battergli nelle orecchie. "É solo una pietra, non è..."
"Deve trattarsi di un localizzatore," disse la custode, mentre il suo apparecchio vibrava a contatto con il ciondolo. Parlò con un pizzico di delusione nella voce, quasi le dispiacesse non dover segnalare alcuna infrazione. "Il trafficante da cui avete recuperato il bambino doveva aver preso le sue precauzioni per guardarsi dai furti, fareste meglio a liberarvene. Il commercio di umani è una pratica deplorevole. Se solo riuscissero tutti a sfuggirne, come hai fatto tu."
Heleruen non riuscì a guardarla.
"Potete lasciare il ciondolo qui, all'ingresso. Lo recupererete una volta tornati," suggerì la custode, che si assicurò che Lorgrom abbandonasse la collana su un grosso piano di legno prima di fare strada all'interno.
Appena sulla destra, un corridoio si estendeva per una manciata di metri ed all'estremità di esso si trovava l'ingresso per la vera biblioteca.
Heleruen camminò a testa bassa, cercando di ricacciare indietro le lacrime, mentre Lorgrom avanzava al suo fianco. Gli teneva una mano stretta sulla spalla, troppo stretta.
La custode aprì la pesante porta di legno per rivelare una sala sterminata, grande forse il doppio di quella precedente, e stavolta ben illuminata da ampie vetrate e lampade ad olio. Gli scaffali si ergevano come soldati in fila per tutta l'estensione della sala, sfoggiando una quantità di libri e pergamene che Heleruen non credeva potesse esistere. La meraviglia riuscì a farsi spazio in lui, nonostante la morsa di apprensione che gli stringeva il cuore.
"Sapete già di quali testi avete necessità di usufruire, Mastro Lorgrom?" chiese la custode, avviandosi verso la corsia più lontana dall'ingresso. Passò accanto ad un piedistallo che sorreggeva tre conche, scolpite nella stessa pietra nera di cui erano fatte le statue all'esterno.
Anche Lorgrom ed Heleruen vi camminarono accanto, poi si fermarono all'entrata del lungo corridoio di libri; sui lati degli scaffali c'era la scritta "Magia".
Mentre Lorgrom indicava alcuni libri alla custode, Heleruen colse l'occasione per dare uno sguardo senza farsi notare. Cosa avrebbe dovuto cercare? Libri sulla religione? Sulla morte? A questo punto gli era chiaro che non avrebbe trovato nulla sulla magia oscura in sé, magari un testo sulla mitologia sarebbe stato sufficiente per trovare qualche informazione su Alphar?
Zo... Zoologia leggendaria.
Magia e meccanica.
Incantesimi curativi e medicina.
Le arti magiche atta... attraverso gli elementi.
Heleruen si scoraggiò dopo aver letto pochi titoli: non avrebbe ottenuto nulla con Lorgrom che lo teneva sotto schiaffo e gli impediva di curiosare in giro, ma, anche in circostanze diverse, era chiaro che comprendere quei libri da solo sarebbe stata un'impresa impossibile, dato che lui ricordava a stento come leggere. Dopotutto aveva avuto solo cinque o sei anni quando Dadenne ed i suoi genitori avevano iniziato ad insegnarglielo, prima che i suoi allenamenti venissero troncati.
Heleruen sbuffò sotto voce ed abbandonò il suo intento, tornando ad osservare Lorgrom e la custode che scambiavano qualche parola. Ad un tratto, la donna si avvicinò ad uno scaffale e sollevò la mano, ed in quello stesso istante uno dei tomi che giacevano sui ripiani più alti prese a tremare, per poi uscire autonomamente dalla fila e cadere tra le sue dita protese. Dunque anche lei era in grado di usare la magia, non si trattava di un'abilità rara come sembrava.
Una volta che i libri furono recuperati, la custode si mosse in direzione del piedistallo di pietra, l'orlo della sua tunica color prugna che scivolava come acqua sul pavimento. Da un altro scaffale, posto accanto all'entrata e di fronte all'immensa distesa di librerie, tirò fuori alcuni libri in numero pari a quelli già recuperati, ma dall'aspetto diverso: avevano tutti una copertina in cuoio marrone, le pagine ingiallite dal tempo e dall'usura, ed, in generale, un aspetto molto più malmesso rispetto ai volumi della sezione di magia.
La custode posò uno di questi ultimi nella prima bacinella di pietra, e l'acqua lo inghiottì all'istante. Nella seconda bacinella, invece, lasciò uno dei tomi dalla copertina di cuoio.
"Vieni, forza," sbottò Lorgrom in malo modo, facendo un gesto brusco in direzione di Heleruen. Il ragazzino si avvicinò incerto e, sotto invito della custode, immerse una mano nella terza conca. Lorgrom fece lo stesso.
Sebbene apparisse cristallina, l'acqua era stranamente tiepida e densa, ed in pochi secondi iniziò ad illuminarsi di un bagliore azzurro. Heleruen sentì una vibrazione avvolgere la sua mano, e fu come se l'energia del suo intero corpo avesse preso a migrare verso il braccio per poi versarsi nella conca, attirata dall'acqua quasi questa fosse un magnete. Il fatto che anche Lorgrom tenesse la mano immersa lo rassicurò sulla pericolosità di ciò che stava accadendo, ma nonostante tutto Heleruen fu tentato di allontanarsi.
Le tre conche di pietra brillavano, e così anche gli oggetti che ne erano avvolti.
"Cosa sta succedendo?" tentò il ragazzino, cercando ulteriore sicurezza nell'espressione fredda della custode. Non era solito chiedere spiegazioni, principalmente perchè Lorgrom non lo riteneva meritevole di un tale lusso, ma quella donna pareva ben disposta a diffondere conoscenza.
"L'acqua assorbe la firma energetica dei vostri corpi," spiegò lei infatti, senza distogliere lo sguardo dall'acqua. Illuminato da quella luce azzurra, il suo viso era decisamente inquietante. "Questa viene poi trasferita al remoto così che possiate utilizzarlo, ed allo stesso tempo il remoto riceve il contenuto del testo."
Heleruen arricciò il naso in confusione. "Il remoto?" domandò, e la custode indicò con la mano nodosa il libro di cuoio, la cui sagoma splendeva come in preda ad un fuoco azzurro.
In un attimo, molto più velocemente di quanto non ci avesse impiegato per arrivare alla sua massima intensità, la luce si spense in tutte le bacinelle. Il remoto brillò ancora per poco, poi la custode lo tirò fuori dall'acqua e non fu altro che un semplice libro consunto, oltre che... perfettamente asciutto.
Anche le mani di Lorgrom ed Heleruen furono asciutte quando lasciarono la conca, e nessuna goccia ne scivolò via. L'acqua era immobile, ed Heleruen fu convinto di averci lasciato dentro il calco del suo arto, in qualche modo.
"Il remoto può essere reso leggibile soltanto da voi due, ora. E da me, chiaramente." La custode gli porse il libro ed Heleruen lo prese con riverenza, rivelandone le pagine vuote che presero a tingersi d'inchiostro in pochi istanti. Scritte incredibilmente minute ed illustrazioni di creature e piante comparvero sulla carta.
"Incredibile," mormorò il ragazzino.
"Il principio alla base dei remoti è che possono essere disattivati in qualunque momento dalla sottoscritta." La custode posò le mani sulla copertina del libro e lo chiuse di scatto, facendo sussultare Heleruen, che era ancora a bocca aperta. "I libri sono strumenti dal grande potere, ed il potere è a sua volta fonte di grandi pericoli, se riposto nelle mani sbagliate. Ciò tuttavia non vuol dire che la conoscenza debba cadere nell'oblio: i libri originali continuano ad esistere e non lasciano mai la biblioteca, ma sono disponibili soltanto a chi ne è davvero degno, a chi ne fa tesoro."
I loro sguardi si incontrarono ancora una volta, ed Heleruen sentì la sua anima messa a nudo. Ebbe per un attimo l'impressione che lei sapesse, e la folle idea di chiederle aiuto si materializzò nella sua mente, per poi abbandonarla altrettanto in fretta.
La custode sorrise leggermente con gli occhi. "In questo periodo poterne disporre è un lusso anche per i più meritevoli, sei fortunato. Dunque, fanne buon uso," concluse, poi si apprestò a recuperare il prossimo libro.
 

 
"Un localizzatore?! Dove diamine hai preso un apparecchio del genere?"
Lorgrom lasciò cadere i pesanti libri sul tavolo non appena la porta fu chiusa, poi si addentrò in casa a grosse falcate. Heleruen era entrato prima di lui e gli dava le spalle, non aveva intenzione di voltarsi ma sobbalzò quando i libri colpirono la superficie del tavolo.
Chiuse gli occhi, desiderando semplicemente scomparire.
"É stato Ingham a dartelo, non è vero? É da allora che lo indossi ed invii segnali sulla nostra posizione?" Lo stregone afferrò il ragazzino per le spalle e lo costrinse a voltarsi, ma subito dopo lo fece crollare a terra con uno spintone. Heleruen gemette e cercò di rimpicciolirsi, mentre la voce di Lorgrom risuonava come un boato in tutta la casa.
"Naturalmente me l'hai tenuto sotto il naso per tutto questo tempo, tu, piccola e lurida serpe. Sono stato proprio uno stupido a pensare che avessi un po' di sale nella zucca," sbraitò l'uomo, incombendo su di lui. Heleruen fece appena in tempo a strizzare gli occhi che la mano di Lorgrom si abbatté su di lui, piantandogli un ceffone sulla guancia. L'impatto bruciò all'istante come un timbro rovente, ma un fuoco diverso arse nel petto di Heleruen nello stesso momento: il ragazzino emise un gridolino sofferente mentre sentiva il suo corpo liquefarsi per poi ricostruirsi in piedi ed affrontare Lorgrom.
"Colpiscimi ancora e te le strappo quelle mani!" ruggì Alphar, le zanne da serpente in bella vista, a pochi centimetri dall'altro. Lorgrom tuttavia non vacillò, fissò lo sguardo negli occhi vibranti della creatura mostruosa che aveva di fronte e piantò i piedi a terra.
"Perché non mi hai detto che aveva quel ciondolo?" sbottò, senza lasciare che la sua voce perdesse intensità. "E non venirmi a dire che non lo sapevi. Pensavo che avessimo un accordo!"
"Non posso fare tutto al posto tuo, stregone. Ho tentato di dirtelo, ma se non hai colto il messaggio non è colpa mia. Cosa devo fare, imboccarti come un neonato? Perché piuttosto non hai pensato di controllare neanche una volta l'unico soggetto che ti resta?"
Lorgrom sbuffò una risata. "Non l'ho fatto perché magari ero impegnato ad assecondare le tue richieste, Alphar. Speravo che nel frattempo il moccioso se ne sarebbe stato buono," disse, poi cercò Heleruen nello sguardo della creatura. "Forse non gli è chiaro che, se pure Ingham dovesse riuscire a mettere le mani su di lui, finirebbe per ucciderlo."
Il petto del mostro si gonfiò in un grosso respiro ed un attimo dopo si sgonfiò, portando con sé l'intera figura. Heleruen guardò Lorgrom con occhi decisi ed intrisi di odio, ma la postura raccolta tradiva la sua paura.
"Non mi ucciderebbe. Voi siete quello che fa queste cose, non lui," fece, e, con sua sorpresa, Lorgrom rise di nuovo.
"E come fai a saperlo? Tu credi che Ingham abbia liberato i tuoi compagni per pietà, ma in realtà non gli è passato neanche per la testa," disse, cercando una reazione sul viso dell'altro. "È così che funziona il tuo caro re, Heleruen: non appena individua qualcosa che possa vagamente minacciarlo, allora deve eliminarla ad ogni costo. Se dovesse prenderti e scoprire che cosa sei, scoprire il pericolo che costituisci, non esiterebbe ad annientarti. Sei cento volte più al sicuro qui che a Plisifa."
"Per "pericolo" intendete ciò in cui mi avete trasformato?" Heleruen cercò di ripararsi dalle parole dell'altro, che gli stavano piovendo addosso come frecce. Certo, Ingham li aveva liberati per sventare i piani di Lorgrom, ma aveva portato in salvo Dadenne ed avrebbe fatto lo stesso con lui se solo avesse potuto. A quest'ora sarebbero stati liberi, e sarebbero stati insieme. Heleruen non poteva immaginare un'alternativa.
"Oh, non esserne così certo, piccolino. C'è un motivo se eri l'unico a saper mutare spontaneamente tra i tuoi compagni," disse Lorgrom, e parlò con allarmante sicurezza. "C'è un motivo se la tua amica dai capelli rossi ha ceduto sotto il peso di un demone qualunque, ed invece tu riesci a parlarmi senza battere ciglio mentre condividi il corpo con il Signore delle anime di cenere." Sorrise. "C'è un motivo se sei così adatto alla magia oscura, e la causa non sono di certo io."
Heleruen si ammutolì per un momento, e l'unica cosa che udì fu il suo stesso respiro pesante.
"Voi mentite."
"Decidilo tu, se è vero oppure no. In fondo conosci la risposta." Lorgrom allargò le braccia e poi le lasciò ricadere lungo i fianchi, prendendo a camminare intorno al ragazzino. "Ma in caso dovessi decidere che non sto mentendo, ricorda questo: non troverai molte persone ben disposte nei confronti della magia nera o di qualunque cosa vi sia collegato," disse, ed i suoi occhi si accesero di una strana luce. "Ti vedranno sempre e solo come un mostro, perché temono chi è come te. Chi è come noi. Non importa degli esperimenti: quello che sei si sarebbe mostrato comunque prima o poi, senza alcun preavviso e senza il tuo controllo."
Heleruen lo fissò, mentre la sua espressione amareggiata degenerava in fretta in un connubio tra confusione ed incredulità. Strinse i pugni, aveva le mani umide.
"Io ho imparato a gestire queste forze e sono l'unico qui intorno che, invece di scappare, ti aiuterà a tenerle sotto controllo e a farne tesoro," continuò Lorgrom, e le sue parole risvegliarono un eco nella mente dell'altro.
"I libri sono strumenti dal grande potere," aveva detto la custode, solo poco prima, "...sono disponibili soltanto a chi ne è davvero degno."
Heleruen lanciò un'occhiata ai libri che giacevano sul tavolo.
".... a chi ne fa tesoro."
Lorgrom, dunque, ne era degno?
"— Quindi considera tu cosa ti conviene," fece lo stregone, poi superò Heleruen e si avviò verso l'ingresso. Aprì la porta ed un venticello caldo si fece spazio all'interno della casa, portando con sé un vociare lontano.
"Sai cosa? Se desideri così tanto tornare a Plisifa va' pure. Sei libero," disse. "Ma sappi che quando ti renderai conto di non potercela fare da solo, sarà troppo tardi per venirmi a chiedere aiuto."
Heleruen lo fissò.
Aveva aspettato di essere libero per così tanto, ma dopo il discorso di Lorgrom per la prima volta l'idea di andarsene lo spaventava più di quella di restare. Restò come paralizzato per una piccola eternità, poi il blocco di ghiaccio ed esitazione che lo immobilizzava si sciolse ed Heleruen si mosse verso l'ingresso.
Davvero?
Poteva davvero farlo?
Avrebbe dato una spintarella ai tasselli che Lorgrom stava meticolosamente ordinando da anni e li avrebbe guardati cadere a terra uno dopo l'altro, rovinando ogni cosa. E Lorgrom? Avrebbe semplicemente assistito allo spettacolo senza battere ciglio?
Heleruen non riuscì a capire, ma poco importava in quel momento.
Con i pugni stretti ed il cuore che gli martellava in petto, rivolse uno sguardo penetrante allo stregone, che ricambiò dall'alto della sua statura con un'espressione gelida.
"Lorgrom, cosa stai facendo?" irruppe Alphar, rendendo difficile ad Heleruen fare un altro passo verso la porta. Il bambino tuttavia strinse i denti e si oppose, gemette per lo sforzo, poi raggiunse l'uscio e poggiò un piede sulla pietra bianca della strada.
I grandi occhi verdi da serpente si posarono su Lorgrom, che stava reggendo la porta, e lo stregone avrebbe quasi detto che Alphar pareva spaventato mentre gli rivolgeva quello sguardo.
Non rispose in alcun modo, si limitò a fargli un cenno con la testa e a mantenere la stessa espressione piatta, mentre Heleruen usciva del tutto in strada.
Il rumore della porta che si chiudeva risuonò solenne, come una campana.

 


♦ Angolino dell'autrice ♦
Eccoci qua :D Capitolo un po' strano e variegato. Devo ammettere che, rileggendolo dopo vario tempo prima di pubblicarlo, mi sono sorpresa da sola per la decisione di Lorgrom. É troppo improvvisa? Troppo radicale? Boh, forse, ma ormai i personaggi fanno di testa loro, io mi limito a scrivere(?)
A proposito di scrittura: stiamo per esaurire i capitoli già scritti, tra un po' non avrò niente di pronto da pubblicare e aggiornerò man mano, una volta finito di scrivere ogni pezzo nuovo. Ci metterò un'infinità di tempo, ma lo farò. Spero.
Beh, nulla, vi ringrazio di essere arrivati fin qui e vi ricordo ancora una volta che qualunque feedback è ben accetto. Non siate timidi u.u
Grazie anche solo di leggere e... al prossimo aggiornamento :D
- Elisa
   
 
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