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Autore: Mavis    23/05/2022    0 recensioni
Il sole stava calando dietro le montagne, tingendo la vallata di migliaia di sfumature cremisi e ponendo fine a quella torrida giornata estiva.
Era il momento che Eileen preferiva, quando le foglie degli alberi riflettevano i colori del tramonto, gli stessi dei suoi occhi, facendo sembrare la foresta in fiamme. Era uno spettacolo unico in tutto il regno di Mellt, reso possibile grazie all’unicità degli Alberi del Cielo, le cui fronde erano in grado di riflettere il colore della volta celeste, dall'alba fino al tramonto. Solitamente, amava osservare quel momento fugace dal tetto della sua piccola casa, accanto al piccolo camino fuligginoso. Tuttavia, quel giorno, avrebbe dovuto fare a meno di quel magico spettacolo. Infatti, le era stata lasciata in custodia la bottega, se così poteva essere definito il minuscolo negozio di sua madre, dove ora si trovava in compagnia di un dinoccolato ragazzo nervoso.
Genere: Avventura, Fantasy | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het, Crack Pairing
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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01.ADDIO

Il sole stava calando dietro le montagne, tingendo la vallata di migliaia di sfumature cremisi e ponendo fine a quella torrida giornata estiva.

Era il momento che Eileen preferiva, quando le foglie degli alberi riflettevano i colori del tramonto, gli stessi dei suoi occhi, facendo sembrare la foresta in fiamme. Era uno spettacolo unico in tutto il regno di Mellt, reso possibile grazie all’unicità degli Alberi del Cielo, le cui fronde erano in grado di riflettere il colore della volta celeste, dall'alba fino al tramonto. Solitamente, amava osservare quel momento fugace dal tetto della sua piccola casa, accanto al piccolo camino fuligginoso. Tuttavia, quel giorno, avrebbe dovuto fare a meno di quel magico spettacolo. Infatti, le era stata lasciata in custodia la bottega, se così poteva essere definito il minuscolo negozio di sua madre, dove ora si trovava in compagnia di un dinoccolato ragazzo nervoso.

Erano ormai diversi minuti che si trovava nella stanza, ma non aveva ancora proferito parola. Si limitava a dondolare sul posto, spostando bruscamente il peso del corpo da un piede all'altro e come un’anima in pena, facendo vagare lo sguardo ovunque, tranne che su di lei.

Nonostante fossero anni che Eileen assisteva a quel tipo di comportamento, ma non riusciva proprio a farci l'abitudine.

Nel tentativo di non perdere le staffe, decise di studiare il nuovo venuto, nella speranza che, nel frattempo, raccogliesse abbastanza coraggio per parlarle.

Non lo aveva mai visto al villaggio, dunque doveva essere arrivato da poco. A giudicare dalle macchie di fuliggine e dalle bruciature della sua camicia, poteva trattarsi del nuovo apprendista del fabbro, Radt. Era incredibile come l’uomo fosse riuscito a trovare in così poco tempo un sostituto che prendesse il posto di Kaleb. Erano anni che il giovane lavorava per lui e si aspettava che la decisione avrebbe richiesto un po’ più di tempo. Il pensiero le lascio un retrogusto amaro in bocca, per cui, cercando di scaricare la tensione, prese a tamburellare le dita affusolate sul minuscolo bancone in legno. Questo, se possibile, parve peggiorare la situazione.

Con un gemito strozzato il ragazzo di fronte a lei fece un balzo indietro, nel tentativo di mettere più distanza possibile tra loro. Cosa alquanto sciocca, dato che la stanza misurava solo qualche iarda. A quel punto Eileen emise uno sbuffo esasperato, la sua pazienza era terminata.

-Sei venuto per una ragione, o ti piace perdere tempo nelle botteghe altrui? - domandò in tono caustico.

Finalmente il giovane osò alzare lo sguardo su di lei ed emise uno squittio terrorizzato. Eileen si morse le labbra sottili, cercando di dominare l'irritazione e l’impazienza.

-Ti manda Mastro Radt?- chiese allora cercando di prendere in mano le redini di quella triste conversazione. Il suo interlocutore annuì lentamente, mentre la pelle del volto iniziava ad assumere un colore grigiastro. Ora che aveva puntato gli occhi su di lei non riusciva più a distoglierli. Era sempre così.

La ragazza sistemò una ciocca ribelle dei suoi capelli rosso fuoco dietro le orecchie a punta. Per lo meno ora sapeva cosa fare e, soprattutto, come liberarsi della sgradita presenza. Senza aggiungere altro si volse e, cercando di ignorare lo sguardo invadente che le perforava la schiena, prese a frugare tra gli affollati scaffali alle sue spalle. Non le ci volle molto a trovare il necessario e dopo pochi attimi depositò sul bancone un piccolo vaso in terracotta.

-Sono tre monete di rame e ricorda a Mastro Radt che una volta terminato l'unguento dovrà restituirci il contenitore- disse Eileen in tono piatto.

A quel punto il giovane parve riscuotersi improvvisamente dal torpore.

-Tre monete?- esclamò esterrefatto prendendo a fissare incredulo il vasetto sigillato.

La ragazza strinse le labbra in una linea severa. -Esatto, questo è il nostro prezzo. Sono sicura che Mastro Radt ti abbia dato esattamente ciò che ti ho richiesto- replicò lasciando trapelare senza troppi riguardi la propria seccatura.

Con le mani tremanti il ragazzo frugò all’interno delle tasche delle sue brache recuperando un piccolo sacchetto di pelle consunta. Un tintinnio metallico accompagnò gli spostamenti del giovane, che si allungò in modo ridicolo per depositare quanto chiesto sul bancone, tentando allo stesso tempo di restarle il più distante possibile.

Questo portò la camicia malconcia che indossava a scoprirgli parte del petto e della spalla destra, mostrando una serie di macchie rosso fuoco che Eileen squadrò con aria critica. Il mutamento della sua espressione non dovette passare inosservato, perché l'apprendista si ritirò così velocemente da rischiare di perdere l’equilibrio, sbattendo con forza la schiena contro l’uscio della bottega. Roteando gli occhi esasperata Eileen decise di non commentare l’assurdo comportamento e si affrettò ad esaminare il contenuto del sacchetto, constatando soddisfatta che conteneva il denaro richiesto. D’altronde Radt era loro cliente da prima che lei nascesse ed anche un caro amico di famiglia. Fatto non indifferente, dato che il resto del villaggio, se poteva, evitava lei e sua madre come la peste. Non a caso, la loro minuscola casupola si trovava ai margini della foresta, su un tratto di terreno sopraelevato, lontano da qualsiasi altra abitazione. L’unico motivo per cui non le avevano ancora scacciate, e parte della loro rovina, era l’incredibile abilità di sua madre. Deana era la guaritrice più brava di tutta la Fàinne, la dorsale di montagne al centro del quale sorgeva la collina su cui era nato Nead, il loro villaggio. Sotto la sua protezione avevano evitato numerose malattie e pestilenze.

Tuttavia, tale bravura, era spesso accompagnata da paura, diffidenza e, talvolta, invidia. Parecchi guaritori avevano iniziato a spargere malelingue sul suo conto, che nel corso del tempo, si erano rafforzate, fino a cerare attorno alla sua figura un'aura pericolosa e sinistra. Perciò, ora sua madre era conosciuta da tutti come la Strega.

-Molto bene, prendi pure l'unguento e ricorda a Mastro Radt di restituirci il vaso. Ha ancora quello del mese scorso e qui non ne abbiamo una scorta infinita- esclamò Eileen cercando di essere cordiale e facendo scivolare la giara verso il ragazzo. Prima si sarebbe levato dai piedi, prima avrebbe potuto cominciare a preparare la cena.

Senza farselo ripetere il giovane si protese verso di lei e afferrò il vaso, rivelando nuovamente la pelle martoriata sotto la camicia.

-Dovresti evitare di gironzolare attorno alla dimora del Sorvegliante Attis- si lasciò sfuggire la rossa. L'apprendista per poco non si fece scivolare dalle mani il prezioso carico ed Eileen si pentì subito di non aver semplicemente tenuto la bocca chiusa.

-Co-come?- balbettò il ragazzo.

 -Ho detto, che sarebbe meglio se ti tenessi alla larga dall'abitazione del Sorvegliante. Non gli piace vedere persone troppo vicine al suo giardino. Soprattutto, se appena arrivate- ripeté con un sospiro rassegnato.

-Non mi sono mai avvicinato alla sua casa- grugnì il giovane innervosito.

Eileen inarcò un sopracciglio scettica, odiava i bugiardi.

-Oh sì invece, hai le prove stampate addosso- ribadì aprendo uno sportello scricchiolante sotto il bancone ed afferrando una fiala contenente un liquido rosso cupo.

-Stai vaneggiando, non ho alcun motivo per stare vicino a quel posto- si difese l'apprendista stringendo spasmodicamente il vaso contro il petto.

Sul viso di Eileen si disegnò un ghigno felino, -Certo, è quello che dicono sempre tutti. Conosco un sacco di persone che sono finite al fresco per il tuo stesso motivo- ridacchiò facendo saltare il tappo di cera e versando il contenuto della fiala in una ciotola.

Durante l’operazione, parte del liquido schizzò erroneamente sul bancone in legno disegnando un frastagliato arco cremisi.

-Ma quello è sangue! - urlò il ragazzo arretrando fino a sbattere di nuovo contro la porta.

La rossa sbuffò. -No, è un infuso che ti farà stare meglio- precisò spolverando una manciata di polvere bianca sul composto prima di tendergli la ciotola -Si tratta di... -.

In preda al panico il giovane prese a scuotere con foga il paletto che teneva chiuso l'uscio. -Non ti avvicinare! - strillò in tono isterico.

-Se non ti lasci curare la situazione peggiorerà. Tranquillo, non ti chiederò di pagarmi- replicò Eileen senza badare troppo al suo comportamento, mentre aggirava il minuscolo bancone per raggiungerlo. Più che altro, ora temeva che avrebbe scardinato le povere vecchie assi di legno in un pietoso tentativo di fuga.

Nello stesso momento il ragazzo riuscì in qualche modo ad aprire la porta e con poca grazia barcollò fuori dall'uscio. -Non berrò mai quella roba! Sta lontano da me, brutta serpe! Mostro! - urlò urtando inavvertitamente la rastrelliera in legno dove Eileen e sua madre mettevano le erbe ad essiccare. L'intelaiatura si staccò dalla parete della casa e cadde con un tonfo sorso, sollevando una nuvola di polvere e spargendo ovunque mazzetti di rosmarino, belladonna e agrimonia.

La rossa trasalì. -Attento a dove metti i piedi, quelle dobbiamo metterle da parte per l’inverno! - esclamò, ma il ragazzo se n'era già andato, correndo in direzione del villaggio come se avesse il demonio alle calcagna.

Sbuffando inferocita, Eileen attraversò il piccolo spazio a grandi falcate, ma prima che potesse oltrepassare l’uscio le giunse alle orecchie una fragorosa e famigliare risata.

Questo le fece perdere ancora di più le staffe. -Avresti potuto aiutarmi, invece che restare fuori dalla porta ad origliare come una vecchia comare!- esclamò Eileen posando gli occhi sulla figura di un giovane piegato in due dalle risa.

-E perdermi lo spettacolo? Non se ne parla- sghignazzò il ragazzo alzando la testa per incrociare il suo sguardo. Le sue intense iridi verdi erano velate dalle lacrime, mentre i capelli castani, lunghi fin sopra le spalle, erano completamente arruffati, probabilmente perché aveva corso per arrivare fin lì.

Eileen scosse il capo sconsolata, -Non cambi mai Kaleb- borbottò chinandosi per controllare il telaio in legno. Per fortuna la caduta non sembrava averlo danneggiato. Un altro paio di mani si accostarono alle sue ed insieme rimisero a posto la scricchiolante struttura.

Conosceva Kaleb da quando aveva memoria ed era l'unica persona del villaggio che frequentasse volontariamente lei e sua madre, oltre a Radt. I suoi genitori erano morti molti anni prima, quando lei contava solo cinque primavere, e da allora la sua famiglia si prendeva cura di lui, come se fosse sangue del loro sangue, onorando lo stretto legame di amicizia che aveva unito i loro padri.

Lei e Kaleb erano stati fin da subito inseparabili. Quando Eileen doveva andare a raccogliere erbe e radici sulle montagne, lui la accompagnava portandosi dietro arco e frecce per cacciare lepri o anatre selvatiche. Senza contare le numerose volte in cui la ragazza si era ritrovata a fargli da opponente durante gli allenamenti di scherma, anche se era un totale disastro nell’arte della guerra. Insieme, si erano anche ubriacati per la prima volta, quando a dodici primavere avevano rubato le ciliege sotto spirito che suo padre Aren, che teneva nascoste sotto le assi del pavimento di casa.

Per Eileen era come un fratello maggiore, la presenza sicura, forte e gentile su cui poteva sempre contare.

-È incredibile come tu riesca a complicare le situazioni più semplici- disse il ragazzo senza smettere di ridacchiare.

-O forse vivo circondata da sciocchi. Volevo semplicemente aiutarlo, se solo mi avesse dato la possibilità di spiegare le mie intenzioni- sbuffò Eileen iniziando a raccogliere le erbe aromatiche sparse sul terreno.

-Cosa vuoi dire? - domandò Kaleb aiutandola a sua volta a radunare gli steli secchi.

-Aveva un enorme eritema sotto quella sudicia camicia. Merito di un contatto diretto con i frutti di scotano e l'unico posto in cui cresce quella maledetta pianta è il giardino del Sorvegliante Attis- sbottò la rossa sistemando con cura le erbe al loro posto.

-Questo spiega molte cose. Povero ragazzo, mi fa quasi pena- ridacchiò il moro passandole gli ultimi mazzi di rosmarino. Lo sguardo di fuoco della compagna non fece che allargare il suo sorriso.

-Se passare la notte tra le braccia della moglie del Sorvegliante, riesce a farti scordare la settimana che trascorreresti nella fetida cella della caserma, significa che quel dannato tugurio è più pulito e spazioso di quanto facciano credere- sbuffò Eileen riferendosi alla prigione del piccolo presidio armato che proteggeva il loro villaggio. Uno dei tanti sparsi sul territorio.

Il regno di Mellt si era formato all'incirca trecento cinquanta estati prima, in seguito a una guerra terribile e sanguinosa, che aveva visto prevalere sopra ogni fazione l'esercito di Re Rasmus, antenato del loro attuale sovrano. In seguito alla sua vittoria, aveva unificato tutte le terre, dalle isole di ghiaccio dell'arcipelago Nix, ai Colli Dorati a sud, includendo anche la Fàinne, l'estesa catena di montagne tra cui si trovava il loro villaggio. In seguito, al centro di tutte le terre, poco lontano dalla costa, aveva fatto sorgere la loro splendida capitale, Sidus, importante snodo per le attività commerciali e anche luogo ideale per spostarsi velocemente in ogni angolo del regno. I menestrelli ancora narravano le gesta del Re, dipingendolo come un uomo forte e giusto, che aveva portato la pace dopo secoli di atrocità. Con il passare del tempo però, Re Rasmus, aveva percepito la necessità di suddividere il proprio territorio in parti più piccole, per poterlo governare con più facilità. Era in questo modo che erano nati i Sorveglianti. Ad ognuno di essi era affidata una parte del regno, che dovevano proteggere e sorvegliare, con l'aiuto di un contingente di soldati. Il Sorvegliante Attis, che aveva tra le mani la giurisdizione di Nead, aveva il compito di badare a quel piccolo angolo di montagne, l'ultimo baluardo abitato all'estremo Ovest dell'impero. Compito che svolgeva con placida serenità.

Attis era un uomo onesto, appartenente a una piccola famiglia di nobili, amante della tranquillità e del silenzio, per cui, la vita del villaggio era sempre proseguita pacifica e senza turbamenti. Era da sua moglie, tuttavia, che bisognava tenersi alla larga.

Nani Conceit, la donna più bella di tutta la Fàinne, a sentire quello che gli uomini dicevano. Per quanto fosse affascinante e delicata d'aspetto, era d'animo crudele, ingannevole e capriccioso. Molti abitanti di Nead ne erano venuti a conoscenza a loro spese. Le sue trame sembravano estendersi ovunque e nessuno voleva trovarsela come nemica, se aveva cara la propria incolumità. Nel corso degli anni si era assicurata la fedeltà delle persone più influenti del villaggio, tra cui Finn, il capitano delle loro guardie.

Tutto questo, in modo tutt'altro che rispettabile, cosa che sua madre non mancava mai di sottolineare. Ormai, Nead era in tutto e per tutto il suo piccolo regno personale, dove lei era la regina incontrastata.

-Personalmente spero si trattasse della figlia, dalle voci che mi giungono, anche lei sta cercando di inserirsi in quel giro di affari- ridacchiò il ragazzo scuotendo la testa incredulo.

Eileen sentì il proprio viso contrarsi in una smorfia di disgusto.

-Allora avrà non poche difficoltà, per quanto sembri incredibile, già mezzo villaggio striscia ai piedi di sua madre- sbottò invitando Kaleb all'interno della bottega, in modo da poter serrare la porta. Dopo aver riposizionato il paletto, fece passare un robusto asse di legno su due sostegni in ferro battuto, poi coprì l'unica minuscola finestra con un pannello, sigillando il locale. Non sarebbe venuto più nessuno per quel giorno.

-Come fai ad esserne sicura? - domandò Kaleb seguendola oltre il bancone, verso il retro della casa. -Essere la figlia della guaritrice, ti dà l'accesso a un'incredibile varietà di informazioni riservate- sospirò la rossa scostando una pesante tenda di lana, rivelando la piccola porta di legno che conduceva al retro della bottega.

-Per esempio, ti ricordi Euco, il figlio del fornaio? - chiese precedendolo nella stanza successiva.

-Certo, tutti conoscono la loro famiglia. Sfornano il pane per l'intero villaggio- rispose Kaleb osservandola mentre si dirigeva verso la dispensa.

-A quanto pare non è loro figlio, o meglio, il povero Niklaas non è il suo vero padre, dato che ha la stessa voglia a forma di luna di Fug, il cantastorie- rivelò Eileen accarezzando con lo sguardo il piccolo locale. Non era lontanamente paragonabile alla dimora del Sorvegliante, ma la faceva sentire a casa. Al riparo dalle occhiate indiscrete della gente.

Dal soffitto in legno pendevano altri mazzi di erbe lasciate ad essiccare, che davano al luogo un odore fresco e gradevole. In un angolo si trovava il piccolo focolare in pietra, sul quale era posizionata una capiente pentola usurata. A seguire, lungo la parete, erano disposti dei tavoli alti e stretti, coperti di mortai, ampolle ed alambicchi, mentre al di sopra, erano state inchiodate delle mensole in legno, piene oltre misura di vasi di ogni foggia, materiale e dimensione. Eileen non si sarebbe stupita se un giorno il legno avesse ceduto spargendo ovunque il loro contenuto, anche se sua madre insisteva a non volerle sistemare. Era in quei contenitori che riponevano i preparati e gli unguenti che servivano per i suoi rimedi. L’altro lato della stanza, invece, grazie al tetto inclinato dell’abitazione, era stato suddiviso con un robusto soppalco in legno. Sotto di esso erano addossati alcuni scaffali massicci, i cui ripiani in legno custodivano file ordinate di libri rilegati in pelle, alcuni anche molto vecchi, ma tutti in ottime condizioni. Ogni tanto, fra i tomi comparivano meravigliosi oggetti, come gocce d’ambra che mostravano piccoli insetti intrappolati, sassi spaccati al centro che rivelavano un cuore di pietra luccicante e piccole sculture di pietra. Accanto ad essi, proprio vicino alla finestra, erano accostati uno scrittoio ed una sedia robusta. Sul piano lucido, era deposto un libro, tenuto aperto da una lunga pipa di legno intarsiato.

L'angolo di suo padre. Così meticolosamente ordinato da sembrare parte di un'altra abitazione. Da quando era morto, due anni prima, sua madre non aveva toccato nulla, nemmeno il tomo che stava leggendo prima di uscire. Come se si aspettasse che un giorno, tornando a casa, l'avrebbe trovalo lì sulla sedia, con il volume stretto tra le dita, intento a sbuffare anelli di fumo dalla lunga pipa. Un lungo fischio la fece riemergere improvvisamente dai suoi foschi pensieri.

-Dici sul serio? Euco non è figlio di Niklaas?- domandò Kaleb sbalordito lasciandosi cadere su uno degli sgabelli che circondavano il rozzo tavolo rotondo presente al centro della stanza.

Eileen storse il naso, -Certo, io non dico bugie. Ora però vieni a darmi una mano, in due faremo prima- rispose volgendosi di nuovo verso l'armadietto che fungeva da dispensa. Il povero mobile se ne stava incastrato sotto uno dei tavoli da lavoro di sua madre ed ora conteneva lo stretto indispensabile per nutrire loro due, ma prima dell'inverno si sarebbe riempito di conserve, verdure sotto sale, radici, frutta secca ed altro. Il cibo non era mai mancato nella loro casa, ma da quando suo padre era morto erano divenute molto più caute.

Dato che quella mattina sua madre era uscita all'alba per andare a raccogliere alcune erbe sulle montagne, toccava a lei preparare la cena, cosa che non passò inosservata.

Con uno sbuffo Kaleb si alzò dallo sgabello. -Speravo che questa sera cucinasse tua madre. I suoi piatti sono decisamente migliori dei tuoi. Desideravo tanto gustare uno dei suoi manicaretti per l'ultima volta- si lamentò.

-Scusa tanto se non sono all'altezza dei tuoi canoni, principino- sbuffò Eileen cercando di ignorare ciò che quella frase implicava. La sua partenza imminente.

-Forse se riuscissi a mitigare il tuo caratteraccio gli abitanti del villaggio sarebbero molto più gentili nei tuoi confronti- azzardò il giovane cercando di rubare il pezzo di una carota dal tagliere.

Eileen scoppiò a ridere. -Certo, come ho fatto a non pensarci? Il problema è proprio il carattere, non il mio aspetto spaventoso- esclamò accanendosi con rabbia sugli ortaggi che stava affettando.

-Io non ti trovo spaventosa- ribatté Kaleb guardandola di sottecchi.

-Tu non conti. Passami i pinoli e inizia a lavare quei pomodori- borbottò la rossa cercando di dare un taglio a quell'inutile conversazione. Era passato il tempo in cui avrebbe fatto di tutto pur di compiacere i propri compaesani. Con gli anni aveva capito che, in ogni caso, non avrebbero mai cambiato atteggiamento nei suoi confronti, e se n'era fatta una ragione. Non erano solo le dicerie su sua madre a spaventare le persone, ma soprattutto il suo strambo aspetto, così simile eppure tanto diverso dagli altri.

Aveva una corporatura esile ed ossuta, un po' troppo mingherlina per una ragazza che aveva appena compiuto quattordici primavere. La carnagione pallida e smunta le dava un'aria cagionevole, anche se passava molto tempo all'aperto, sotto il sole. Le dita delle mani, innaturalmente lunghe e affusolate, si muovevano sempre agili e veloci, sia che maneggiasse un coltello, o che stesse intrecciando un cestino di vimini.

Il viso, dai tratti spigolosi e gli zigomi pronunciati, era incorniciato da una cascata di capelli rosso fuoco, lunghi fino a metà schiena, e che preferiva portare sciolti, per nascondere le orecchie che terminavano leggermente a punta. Così come i canini, che spiccavano in mezzo al resto dei denti bianchissimi e regolari. Per questo non amava sorridere in presenza di altre persone e si limitava a tenere le labbra sottili, perennemente screpolate, ben chiuse. Erano gli occhi, tuttavia, che più turbavano le persone. Avevano una forma leggermente allungata e le sue iridi, invece di essere di un comune castano o azzurro, avevano i colori del tramonto. Un tripudio di gialli e aranci che partivano dalla pupilla e sfumavano verso il rosso cremisi, formando un’aureola violacea lungo i bordi. Era il motivo per cui tutti al villaggio evitavano il suo sguardo, pensavano che fosse maledetta e portasse il malocchio. Se sua madre era la Strega, lei era conosciuta come il Mostro.

Gli adulti non sopportavano la sua presenza e tenevano i loro figli alla larga da lei, riempiendone la testa di ogni genere di bugie. Per questo non aveva alcun amico all'infuori di Kaleb. In quel quadro orribile, solo il suo naso pareva avere una parvenza di normalità, dritto e proporzionato in mezzo al viso, ben magra consolazione.

La cena era ormai pronta quando un trambusto proveniente dalla porta sul retro annunciò l’arrivo di sua madre. I suoi soffici capelli color miele fecero la loro comparsa da dietro l’uscio seguiti dal resto del corpo, mentre cercava di non rovesciare un cesto stracolmo di radici.

-Kaleb caro, potresti dare una mano a questa povera vecchia?- si lamentò la donna allungando una mano speranzosa. Eileen sbuffò accanto alla pentola che sobbolliva, ma il ragazzo schizzò verso di lei senza perdere tempo.

-Certo, è sempre un piacere Deana- disse aiutandola ad entrare e facendosi carico dell’ingombrante cestino di vimini che stringeva tra le mani. Depositati sopra gli steli intrecciati facevano bella mostra di sé fasci di erbe dalle foglie multicolori e molti funghi dall’aria appetitosa.

-Bravo ragazzo- sospirò esausta. -Per cortesia posa tutto in quell’angolo. Fortunatamente avete già acceso il fuoco, nonostante il caldo di questo pomeriggio, si prospetta una notte rigida-.

Una volta che tutti e tre ebbero preso posto attorno al tavolo Eileen distribuì ad ognuno la propria ciotola di zuppa ed insieme iniziarono a consumare il pasto caldo.

-È stata una buona giornata?- domandò Deana alla figlia ingoiando un boccone di verdure. La rossa borbottò qualcosa sottovoce, senza alzare gli occhi dalla ciotola e l’espressione della donna si fece accigliata.

-Penso sia andata a meraviglia fino a quando non è entrato Gery, il nuovo apprendista di Radt. Un po’ troppo sensibile il giovanotto- si intromise Kaleb con un sorriso sornione stampato in faccia. Eileen gli scoccò un’occhiata assassina e il ragazzo fu costretto a scansarsi in fretta per evitare un calcio dritto sugli stinchi. Anche le labbra della donna si piegarono in un sorriso. -Non mi dire, è fuggito a gambe levate?-.

-Puoi scommetterci, sembrava che avesse la morte alle calcagna- ghignò il moro, che questa volta non fece in tempo a spostarsi e ricevette un colpo secco poco sotto il ginocchio. Nonostante il dolore il ragazzo continuò a ridere. -E' già il secondo questa settimana-.

-Spero che almeno abbia pagato il giusto compenso- si informò Deana allungandosi per prendere una fetta di pane.

Eileen sbuffò indispettita. -Certo che ha pagato, o ora sarei sulla soglia di casa di Radt a protestare-.

-Non ne dubito. Sei inarrestabile, proprio come tuo padre- disse la donna con un luccichio nostalgico negli occhi. Per un attimo calò il silenzio, era insolito sentire sua madre parlare di lui. La sua morte le aveva lacerato l’anima e tutti evitavano di toccare l’argomento in sua presenza. Deana parve accorgersi solo in quel momento delle sue parole e dell’effetto che esse avevano sortito sui due giovani. Schiarendosi nervosamente la voce prese la ciotola dalle mani di Kaleb e la riempì di nuovo di zuppa fino all’orlo.

-Parlando d’altro, mi pare che qualcuno qui si stia preparando a partire- esclamò riconsegnando la pietanza.

-Già, ci metteremo in cammino domani all'alba. Vogliono trovarsi ad Iris prima del tramonto. Non vedo l'ora di iniziare l'addestramento- esclamò Kaleb con un sorriso radioso. 

-Domani?- sbottò Eileen rischiando di rovesciarsi addosso la zuppa. -Avevi detto che sareste partiti tra due giorni!-.

Il giovane si strinse nelle spalle. -A quanto pare il Comandante ha finito di discutere con il Sorvegliante Attis questo pomeriggio, quindi ha anticipato la partenza-.

Come poco prima, la rossa sentì qualcosa accartocciarsi dentro di lei. Non si era ancora abituata all'idea che il giovane  se ne sarebbe andato per seguire l'addestramento militare ed entrare a far parte dell'esercito imperiale. Fin da bambino Kaleb non aveva nascosto il desiderio di seguire le orme del defunto padre, diventando un soldato. Tuttavia, non le era mai passato per la mente che un giorno potesse davvero lasciare il villaggio, fino a quando non aveva annunciato che avrebbe partecipato alle selezioni per diventare un cadetto. Questa possibilità era aperta a tutti i figli maschi del regno di Mellt una volta raggiunta la sedicesima stagione, cioè nel momento in cui si entrava a pieno titolo nell'età adulta, e il ragazzo non aveva perso tempo. Nonostante le difficoltà, aveva superato tutte le prove con successo ed ora si preparava a partire. Eileen sapeva che avrebbe dovuto essere felice per lui, e lo era sinceramente, ma una parte di sé non riusciva ad accettare quel cambiamento. Quella partenza avrebbe segnato anche la sua vita in modo irreversibile.

-Questo significa che dovrò darti il nostro regalo questa sera- trillò Deana schizzando in piedi e andando a frugare tra una pila di pergamene accatastate su uno dei tavoli da lavoro.

Il moro inarcò le sopracciglia perplesso. -Un regalo?-.

-Certo! Pensavi che ti mandassimo allo sbaraglio in questo pazzo mondo?- ribatte la donna riemergendo tenendo tra le mani una bisaccia di cuoio consunto. -Non sottovalutare il regno di Mellt, è più insidioso di quanto tu possa pensare ed è meglio essere preparati-.

Ancora sorpreso, il ragazzo allungò le mani e prese l'inaspettato dono fra le braccia, accorgendosi che il bagaglio era stato riempito con qualcosa. Senza attendere, prese a sciogliere le fibbie di metallo che lo chiudevano rivelandone il prezioso contenuto che luccicò alla luce delle fiamme del camino.

-Davvero volete darmi tutta questa roba?- domandò incredulo facendo scivolare lo sguardo sulle diverse boccette, ampolle e sacchetti.

Eileen drizzò la schiena impettita. -Non chiamarla roba. Io e mia madre ci abbiamo messo settimane per mettere insieme questo equipaggiamento di emergenza- lo rimbrottò senza riuscire a nascondere una punta di orgoglio. Non era stato per niente facile selezionare le erbe e gli unguenti adatti al viaggio. Una risorsa utile che Kaleb avrebbe potuto portare con sé senza correre il rischio di avvelenarsi, o farne cattivo uso.

-Eileen ha anche intrecciato per te una Linea del Wyrd- disse Deana dolcemente recuperando da una delle tasche una lunga striscia colorata. Il ragazzo trattenne il fiato. -Non ne avevo mai vista una così lunga. Ci avrai messo una vita- sussurrò ammirato mentre passava i polpastrelli callosi lungo le vivaci sfumature di colore.

La rossa scrollò le spalle -Non è così difficile come lo fanno sembrare e poi stavo raccogliendo le foglie già da un pezzo- rispose prendendo dalle sue mani l’inatteso dono. Si trattava di un bracciale fatto intrecciando le foglie degli alberi del cielo, raccolte mentre riflettevano i colori delle Notti Fiammeggianti. Credevano che in quelle sere invernali, gli spiriti dei loro antenati si manifestassero sotto forma di lingue di luce, portando messaggi ai loro cari ancora in vita.

In quelle ore di oscurità, il cielo era solcato da sfumature che andavano dal verde al rosa sgargiante, fugaci ed evanescenti come lingue di fuoco. Un dono del genere era raro e carico di significato per la loro gente, un simbolo di protezione e buon auspicio, dato solo a coloro che stavano per intraprendere un nuovo cammino nel mondo.

-In questo modo i tuoi antenati veglieranno su di te e ti terranno fuori dai guai- disse la giovane avvolgendo la fascia intrecciata tre volte attorno il suo polso prima di fissarlo. -E conoscendoti non sarà affatto un compito facile-.

Kaleb osservò affascinato il bracciale, ammirandone le numerose sfumature verdi e azzurre che si rincorrevano man mano che l’intreccio procedeva. Deana interruppe con delicatezza la sua contemplazione prendendogli la mano fra le sue. Aveva gli occhi lucidi.

-Da quando i tuoi genitori se ne sono andati e ti abbiamo accolto nella nostra famiglia, sei diventato come un figlio per me. Vederti andare via mi spezza il cuore, ma so che è tuo desiderio seguire le orme di tuo padre e diventare un soldato per servire e difendere i più deboli- confessò accarezzandogli il viso. -Questo mi rende molto orgogliosa e sono sicura che anche Aren e i tuoi genitori direbbero lo stesso, se fosse ancora qui con noi. So che non sarà la stessa cosa, ma se lo desideri ti darò la mia benedizione-.

-Sarebbe un onore- rispose Kaleb con la voce resa roca dall’emozione. Deana sposto le mani sul suo capo e lo fissò intensamente negli occhi. -Ricorda bene quello che sto per dirti Kaleb Davenson e fanne tesoro per gli anni a venire. Vivi la tua vita senza rimpianti, proteggi le persone che ami e non avere paura di aprire il tuo cuore a chi ti sta accanto. Sii umile ed accondiscendente, ma senza perdere di vista la tua coscienza, ricorda, tu sei il solo e unico padrone dei tuoi pensieri. Non considerarti mai migliore degli altri e continua ad imparare dal mondo che ti circonda, come un bambino curioso e libero dai pregiudizi. Sii forte e lotta per i tuoi ideali, e più di ogni altra cosa, bambino mio, non dimenticare chi sei. Che la luce illumini sempre il tuo cammino e gli antenati guidino i tuoi passi- disse la donna, poi si allungò e depose un bacio leggero sulla sua fronte.

Eileen si accorse di stare trattenendo il respiro solo in quel momento. Una benedizione non era qualcosa che si elargiva a cuor leggero. Era percepito come la trasmissione dei valori più importanti da seguire nel corso della vita. Questo significava che sua madre non si aspettava di vedere tornare Kaleb alla fine del suo addestramento. Il senso di desolazione le trafisse il cuore come una pugnalata.

-Ti ringrazio Deana, questo rappresenta molto per me- disse il giovane strappando Eileen dalle sue elucubrazioni.

-Vi ringrazio per i vostri doni, li conserverò con cura. Però ora perdonatemi, penso che tornerò a casa. Sarete stanche tanto quanto me e ci sono ancora alcune cose che vorrei preparare prima di coricarmi- continuò il moro alzandosi dal basso sgabello di legno. Mentre sua madre lo accompagnava oltre la soglia della bottega Eileen si trattenne nella stanza iniziando a ripulire le stoviglie strofinandole con la sabbia. Il lavoro manuale aveva sempre avuto il potere di calmarla e affidandosi a quei movimenti meccanici smise di pensare.

-Non devi essere triste bambina mia, finito il suo addestramento Kaleb tornerà qui a Nead. Non si tratta di un addio- disse più tardi Deana alla figlia, mentre si coricavano sul loro letto di paglia e erica. Eileen non poté fare altro che annuire meccanicamente, pur sapendo che non c’era verità in quelle parole.

Quella notte faticò ad addormentarsi e quando riuscì a prendere sonno, il suo riposo fu tormentato da ombre e sussurri.

Poco prima dell'alba la rossa rinunciò definitivamente a quella tortura e scivolò fuori dalle coperte senza svegliare la madre. Cercando di non fare rumore, si infilò le braghe di lana sopra una camicia di tela grezza, recuperò un secchio da sopra uno scaffale e si mise i logori stivali di pelle ai piedi. Prima di uscire dalla porta sul retro, recuperò il suo mantello da uno dei ganci di ferro battuto inchiodati ai lati della finestra e vi si avvolse strettamente, calando il largo cappuccio sul viso, quindi se ne andò.

L'aria frizzante del mattino le fece pizzicare le guance, mentre il cielo cominciava a schiarirsi e gli alberi della vallata mutavano colore iniziando a striarsi di rosa e oro. Senza perdere tempo Eileen si immerse fra le case, attraversando le vie deserte, diretta al centro del villaggio. Oltre le tende chiuse delle abitazioni si cominciavano a sentire i primi movimenti dei compaesani appena destati. Lo scricchiolio delle assi di legno, il frusciare dei vestiti o il cozzare della ceramica, segno che di lì a poco le strade non sarebbero state più vuote. Dunque la ragazza aumentò il passo e in breve giunse alla sua destinazione. Facendo attenzione a rimanere all'ombra delle case prese ad osservare la situazione davanti a lei con un cipiglio severo. Circondata giardino rigoglioso e protetta da un muro di pietra che le arriva poco sopra la testa, si erigeva la dimora del Sorvegliante Attis. La struttura era la più grande e sfarzosa di tutta Nead e anche l'unica ad essere costruita interamente in pietra. Mentre le altre case del villaggio erano per lo più fatte di legno e paglia, il grande edificio era stato eretto con grandi blocchi di travertino bianco e si sviluppava su due piani. Porte e finestre erano decorati da bassorilievi con motivi floreali, dai quali, di tanto in tanto, si vedeva sbucare il volto di una volpe. Era il simbolo della casata del reggente, ben visibile anche sullo stendardo viola e giallo affisso sopra la porta principale.

Davanti all'edificio una dozzina di guardie attendevano in formazione, lo stemma reale ricamato con fili d’argento e oro spiccava sulle divise color della notte, luccicando ad ogni movimento. I loro corpi erano protetti da una solida armatura d’acciaio e al fianco ognuno di essi portava una lunga spada. Poco distante alcuni ragazzi del villaggio scherzavano tra di loro, o davano un ultimo saluto alle famiglie. Dei trenta giovani che si erano presentati, solo sei avevano superato le prove che il comandante Jokull aveva preparato per loro. Con stupore notò che l’unico cadetto che cercava non era ancora arrivato.

Fu in quel momento, mentre setacciava ogni angolo della piazza, che si accorse dello strano capannello di persone rintanato sotto l'ombra della vecchia quercia del villaggio. Dovevano senza dubbio essere stranieri, a giudicare dai lunghi mantelli da viaggio che li rivestivano fino all'orlo degli stivali e dagli strani fagotti che tenevano legati alla schiena.

Si trattava di un fatto insolito. Nessuno passava da quelle parti in quel periodo, dato che la festa della mietitura era passata da un pezzo, ed erano troppo numerosi per essere un gruppo di cacciatori. L'ultima visita che si aspettavano al villaggio prima dell'inverno era quella dei nomadi. In quel momento l'attenzione di uno dei forestieri si spostò su di lei, inchiodandola sul posto. Nonostante il pesante cappuccio che gli copriva il capo, Eileen giurò di aver visto lo scintillio di due occhi chiarissimi e, in qualche modo, familiari.

-Sapevo che saresti venuta- esclamò improvvisamente una voce alle sue spalle. Per lo spavento Eileen quasi perse la presa sul manico del secchio. Con un movimento fluido si volse, trovando il sorriso sornione di Kaleb a pochi pollici dalla sua faccia.

-Sei in ritardo- sbottò corrucciata cercando di nascondere il proprio imbarazzo, non era da lei farsi cogliere alla sprovvista in quel modo e in un attimo si dimenticò degli occhi scintillanti dello sconosciuto. Il giovane corrugò la fronte dando un rapido sguardo alle sue spalle.

-Non credo proprio, stanno ancora aspettando l’arrivo del comandante Jokull-.

-Spero partiate prima dell’alba, altrimenti quei poveretti cuoceranno dentro l’armatura- disse Eileen accennando ai soldati. Il giovane scrollò le spalle. -Non preoccuparti per loro, procederemo a cavallo, ne hanno portati addirittura per noi, anche se la maggior parte degli altri ragazzi non sa cavalcare- rispose mentre il suo sorriso si affievoliva. -Cosa succede? Non vedi l’ora che io me ne vada?-.

Eileen spostò nervosamente il peso del corpo da una gamba all’altra. -Certo. Non è forse ciò che più desideri? È fin da quando hai imparato a parlare che aspetti questo giorno- sbuffò cercando di ignorare il grumo di amarezza che le si era incastrato in gola, doveva essere felice per lui. Aveva lavorato sodo per arrivare a quel punto.

Eppure, non riusciva a scacciare quel maledetto senso di tristezza che l’accompagnava da giorni.

-Hai ragione, aspetto questo momento da una vita, ma pensavo fossi venuta a salutarmi- sussurrò con un filo di voce.

La rossa deglutì a vuoto. -In realtà mi stavo recando al torrente a prendere dell’acqua, vedi?- replicò facendo dondolare il secchio che stringeva nella mano destra. Le tremava la voce e aveva paura di apparire ridicola.

Gli occhi di Kaleb si velarono di malinconia. Fece per dirle qualcosa, ma fu interrotto da due braccia sottili che gli circondarono il busto, iniziando a spingerlo verso la casa del Sorvegliante.

-Ecco il nostro ultimo candidato!- trillo una voce argentina che Eileen riconobbe subito. Sigrid, la figlia di Attis.

La giovane, alta quasi quanto Kaleb, aveva in fisico snello e formoso, che quel giorno era fasciato da un lungo vestito color pervinca. La stoffa, arricchita con fili d’argento, metteva in risalto la sua carnagione chiara. I lunghi capelli neri e lucidi erano trattenuti sulla nuca da un elegante pettine d’avorio lavorato, in modo che non ricadessero sull’ovale perfetto del suo viso. Gli splendidi occhi azzurro ghiaccio erano circondati da folte ciglia nere, mentre le labbra piene e rosee piegate in un sorriso luminoso, che rivelava i denti bianchi e regolari.

-Presto, manchi solo tu. Non vorrai far aspettare il comandante- continuò la giovane sospingendolo verso gli altri ed ignorando la rossa avvolta nel mantello.

Eileen si morse l’interno della guancia così forte da sentire il sapore dolciastro del sangue. Era stata una sciocca a pensare che la sua presenza sarebbe passata inosservata. Sigrid la detestava fin da quando erano bambine e non perdeva mai occasione di essere sgradevole con lei. Il suo odio senza fondamento era alimentato dalla madre Nani, che in passato, neanche a dirlo, aveva avuto un brutto scontro con Deana.

Da giovane, la moglie di Attis era follemente innamorata di suo padre, ma non riuscendo a suscitare in lui alcun tipo di attenzione, aveva cercato di allontanare la guaritrice, l’ostacolo che, a suo parere, si frapponeva tra di loro. All’inizio si era trattato semplicemente di piccoli sgarbi, scaramucce da poco conto, poi erano iniziate le minacce ed, infine, aveva cercato di attentare alla sua vita.

Deana era scampata per miracolo all’incendio che distrusse la sua vecchia bottega e sapendo che dietro a tutto c’era la mano di quella viscida codarda, non aveva esitato a denunciare tutto al Sorvegliante. Purtroppo, non aveva abbastanza prove per incriminarla e Attis amava troppo la moglie per prendere dei veri provvedimenti. Così la faccenda era stata messa da parte, ma da quel momento il rapporto tra le due donne si era incrinato in modo irreversibile.

Nel corso degli anni Nani si era accanita in tutti i modi nei confronti della loro famiglia, e da quando suo padre era morto, le cose non avevano fatto altro che peggiorare. Aveva addirittura trasmesso il proprio odio a Sigrid, che, da figlia esemplare, si era premurata affinché nessuno degli altri ragazzi del villaggio le si avvicinasse, o tentasse anche solo di fare amicizia con lei. Nessuno voleva avere contro la famiglia del Sorvegliante, soprattutto per aver cercato di coltivare un rapporto con una Strega e il suo piccolo Mostro. Le sole eccezioni erano Mastro Radt e Kaleb, ma anche lui ora se ne stava andando. Cosa che rendeva Sigrid radiosa.

-Aspetta, stavo finendo di salutare- protestò il ragazzo, ma la giovane non si fermò continuando a spingerlo verso gli altri compagni in attesa.

-È ora di lasciarsi alle spalle il passato. Pensa a quanti nuovi posti visiterai e alle centinaia di persone che incroceranno il tuo cammino. Per certi versi ti invidio, quanto vorrei avere la possibilità di visitare il resto del regno- tubò facendo aderire le forme del suo corpo alla schiena del giovane, impedendogli di girarsi.

-Veramente non si tratterà di un’allegra scampagnata. Sto andando ad addestrarmi per diventare un soldato- rispose Kaleb torcendo il collo nel tentativo di guardarsi alle spalle, ma Sigrid posò una delle morbide mani sulla sua guancia costringendolo a tenere dritto il capo.

-La fai sembrare più terribile di quanto sarà- disse prima di iniziare a ridere ad alta voce attirando l’attenzione. Gli occhi di tutti si puntarono su di loro, strappando anche quell’ultimo residuo di riservatezza rimasto. -Prendila come un’avventura. Finalmente potrai farti dei veri amici, delle persone per bene, che potranno aiutarti nel momento del bisogno e rallegrare le tue giornate-.

A quel punto Kaleb puntò a terra i talloni fermando la sua avanzata. Con un sorriso freddo prese gentilmente Sigrid per i polsi e la scostò da sé.

-Ti ringrazio per l’incoraggiamento e la premura. Capisco che possa essere un momento che ti riempie di entusiasmo, ma non ho bisogno di essere accompagnato- le disse prima di alzare lo sguardo per incontrare gli occhi di Eileen, ma la ragazza se n’era già andata.

 

  
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