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Autore: Naquar    17/06/2022    1 recensioni
Era vicino a me: il muso, senza labbra, tirato in un ringhio e i suoi brutti occhi gialli mi fissavano con odio; una zaffata di alito fetido mi arrivò in faccia, provocandomi un'ondata di nausea.
Genere: Demenziale, Drammatico, Horror | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: Nonsense | Avvertimenti: nessuno
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Vescica piena alla stazione di servizio

Cerca di non tardare troppo, mi raccomando: Simon e Janet non vedono l'ora di vederti! Ciao. 
Questo era il secondo messaggio che mia sorella Frances mi aveva lasciato su WhatsApp, con tanto di foto dei miei nipoti sorridenti davanti all'obbiettivo con la faccia e le mani impiastricciati di torta al cioccolato. 
Ehi risparmiate un po' di torta anche a me!, le risposi.
Non era colpa mia se ero in ritardo. 
Per colpa di qualche idiota ubriaco, che aveva deciso di scambiare la strada per un parco giochi, mi trovavo bloccato in mezzo al traffico da almeno venti minuti. 
Ignorando il continuo rumore dei clacson, gli urli di frustrazione da parte degli altri automobilisti, 
mi sintonizzai all'autoradio; dopo una breve ricerca, mi sintonizzai su una stazione radio che trasmetteva musica country. 
Mi appoggiai al sedile e lanciai un'occhiata ai regali chiusi dentro ad una borsa di cartoncino. Per loro avevo scelto dei libri sui dinosauri. A entrambi piacciono, e mi hanno detto che da grandi vogliono fare gli scienziati che studiano le ossa di questi simpatici lucertoloni! 
Molto probabilmente qualcuno dal Cielo aveva ascoltato le mie preghiere: lentamente le macchine si stavano a muovendo come un pigro serpente in mezzo all'erba. 
Però così sarei arrivato domani mattina...
Il navigatore mi suggerì di prendere di prendere la prossima svolta a sinistra, così rapidamente la imboccai. 
Almeno, pensai divertito, speravo di farmi perdonare e anche di poter mangiare una fetta di torta. La mia sorellina Frances sapeva a preparare buonissimi dolci!
Sospirai. 
Quando controllai il navigatore scoprii che mi sarei allungato la strada per arrivare, quindi dovevo sbrigarmi. Davanti a me, il rettilineo passava in mezzo ad un bosco così fitto che i rami sembravano sembravano protendersi gli uni verso gli altri. Il tutto apparve stupidamente inquietante, e mi sentii come il protagonista di un film di serie b: un idiota pronto a cacciarsi in qualche guaio senza saperlo. 
Proseguii almeno per paio di chilometri. 
Sentii un bzz. 
Il navigatore decise di fare caput in quel momento e io lanciai una sonora imprecazione. 
Il sole stava calando rapidamente dietro alle colline facendo allungare le ombre, e una brezza serale si stava alzando, facendo tremare le foglie degli alberi. 
Rabbrividii. 
Non vedevo l'ora di uscire da quel posto...
"Oh no, non farmi questo!"
Come un cane che tira il guinzaglio, il motore prese a strattonare, tanto da costringermi ad accostare sul ciglio della strada. 
La macchina tremò, prima di spegnersi. 
Tutti i miei tentativi, fra preghiere e imprecazioni, fuorono inutili nel tentativo di poter di nuovo riavviare la macchina, ma questa suonava a vuoto. Morta stecchita.
Controllai il cellulare, ma non c'era campo nemmeno per chiamare aiuto.  
Quella sera stava andando decisamente storta...
Alla fine decisi di prendere tutto quello che mi tornare utile: una torcia, dell'acqua e i regali dei miei nipoti. 
Chiusi la portiera dell'auto a chiave, posizionai il cartello triangolare e mi avviai. 
Avevo percorso sì e no una ventina di metri, quando non scorsi un un vecchio cartellone tutto rovinato che indicava una stazione di servizio 24 h a circa 800 metri da lì. 
800...metri?!
Sconsolato lanciai uno sguardo a quel dannato posto, e decisi di proseguire lungo la strada. 
Bevvi un sorso d'acqua. 
Potevo sentire il frusciare delle foglie, dell'erba ma non sentivo nemmeno il cantare degli uccelli o qualche verso di animale; puntai la torcia verso il bosco ma non vidi nulla: quel posto sembrava completamente...vuoto. 
Accelerai il passo. 
Finii di bere dalla bottiglia e la misi nella borsa a tracolla. 
Se ne fossi uscito vivo da quel posto lo avrei raccontato ai miei nipoti ad Halloween, e chissà come si sarebbero impressionati! Mi venne da ridere a quel pensiero. 
Mi interruppi. 
Un raspare sul terreno mi fece voltare di scatto. 
Era lontano poco meno di cinquanta metri. 
La luce lunare mi permise di distinguere una forma animalesca scura, non molto alta, i suoi muscoli guizzavano sotto al corpo ricoperto di una folta pelliccia. Gli artigli neri sembravano coltelli di onice.
I suoi occhi gialli mi scrutarono. 
Era un'allucinazione...?
Per niente. 
Sbattei le palpebre più volte, guardando con fascinato orrore la creatura che si stava avvicinando a me...il mio cervello urlò di correre, ma io rimasi impalato come un idiota con le gambe di budino. Potevo sentire la mia vescica stringersi dalla paura. 
Vidi il muso di quella bestaccia scoprire i denti giallastri, un ringhio sordo mi arrivò alle orecchie. 
Questo fu sufficente a svegliarmi. 
Finalmente, mi misi a correre come un forsennato. 
Non seppi esattamente quanto corsi, ma sapevo solo che dovevo salvare la mia pellaccia! Gli artigli di quel mostro contro l'asfalto producevano un rumore sordo, fastidioso. 
Quanto era vicino?
Corsi ancora. 
Potevo sentire i polmoni bruciare, avevo la bocca aperta e sentivo il mio torace espandersi. Un crampo al basso ventre mi costrinse a rallentare. 
Alla fine, dovetti fermarmi per recuperare fiato.  
Lanciai un'occhiata alle mie spalle, e vidi che il mostro era sparito. 
Be' adesso, pensai, dovevo trovare un posto tranquillo dove telefonare...e fare pipì: prima la seconda e poi la prima.
Speravo che quella stazione di servizio fosse aperta...
Di sicuro avrei dovuto farmi perdonare un sacco di cose da parte dei miei nipoti e da mia sorella, per il ritardo. 
Dovevo farcela.
Dovevo...
Sì, dovevo...
Un verso mi fece drizzare tutti i peli che avevo sul corpo. 
Non di nuovo! 
Strillai di nuovo. 
Ma giurai che non sarei morto in mezzo ad una strada isolata con un maledetto mostro che voleva ammazzarmi! 
Appena finii di pensarlo, non vidi la piccola crepa in mezzo all'asfalto, e caddi come un sacco di patate. 
L'impatto fu violento, trovandomi a baciare l'asfalto. Sentii qualcosa di caldo, appiccicoso colarmi lungo la faccia, non ebbi tempo di togliermelo di dosso, i palmi delle mani mi bruciavano. 
Non ne ero sicuro, ma per un attimo credetti che quella dannata bestaccia avesse emesso una specie di risata alle mie spalle. 
Si stava divertendo?! 
Riuscii a mettermi seduto. 
Mi faceva male dappertutto. 
La mia mente vorticava, chiedendosi che diavolo fosse quel...non saprei nemmeno definire io che cosa fosse stato. 
Era vicino a me: il muso, senza labbra, tirato in un ringhio e i suoi brutti occhi gialli mi fissavano con odio; una zaffata di alito fetido mi arrivò in faccia, provocandomi un'ondata di nausea. 
Tastai il terreno alla cieca.
Quasi la fortuna o chi lassù per me, la mia mano trovò un sasso abbastanza grosso. 
Lo soppesai. 
E senza pensarci troppo lo scagliai con tutte le mie forze contro al muso nero del mostro. 
Dopotutto, ero un campione nel tiro con i sassi contro le finestre: quante ne avevamo rotte io e il mio amico Lorenzo, durante la nostra infanzia! 
Incespicai un paio di volte, ma riuscii ad alzarmi e a rimettermi a correre. 
L'asfalto vibrava sotto ai miei piedi: quel diavolo peloso me l'avrebbe fatta pagare cara...non sarei morto tanto in fretta. Maledizione!
Ma avrei anche rivisto i trenta secondi tutta la mia vita, prima di morire? 
Che stronzata, urlò una voce nel mio cervello in risposta, muovi quel culo! 
Due cerchi gialli entrarono nel mio campo visivo....erano fanali di una macchina? O forse un'altra creatura che voleva mangiarmi?
Il rombo di un auto mi confermò che fosse la prima teoria. 
Mi gettai in mezzo alla strada sbracciando e gridando come un pazzo.
L'auto non si fermò, anzi accelerò, allargandosi in mezzo alla strada per evitarmi e strombazzando a tutto spiano. 
Rimasi paralizzato. 
Non so quanti secondi passarono. 
Deglutii a vuoto e mi voltai: la strada era tranquilla, deserta e nessuna traccia del mostro di poco prima. 
Era stato solo un sogno ad occhi aperti? 
Non rimasi a chiedermelo più di tanto, visto che la mia vescica riprese protestare. 
Proseguii, guidato dalla luce lunare, fino a che non sbucai in un'altra strada. C'era poco traffico, ma decisi di tenermi sul ciglio della strada per evitare di essere investito. 
La vidi. 
Mi sarei messo a ballare di gioia non appena la vidi: la stazione di servizio! Le luci erano accese quindi per fortuna ci doveva essere qualcuno...
La raggiunsi velocemente. 
Il benzinaio, un tizio grassoccio dall'aria bonaria, e grossi baffi (che mi ricordarono molto Super Mario l'idraulico dei videogiochi) seduto al bancone stava facendo le parole crociate senza molto entusiasmo. 
"Salve" esordii non appena entrai. 
"Buonasera..."
Dopo una lunga occhiata aggiunse: "Ma cosa diavolo le è successo?"
"Stavo andando andando a casa di mia sorella e mi si è fermata la macchina, purtroppo ho preso la strada che taglia in mezzo al bosco...e sono caduto, e ho perso la torcia" risposi. 
"Oh, non è un granché quel posto, io faccio sempre il giro" commentò il benzinaio un po' pallido. 
"Me ne ero accorto. C'è un bagno per caso?"
Mi diede la chiave. 
Giurai di averlo sentito borbottare qualcosa sul fatto che ero stato fortunato. 
Fu davvero un sollievo poter andare finalmente andare in bagno, a parte i crampi fastidiosi che ne seguirono. Mi sciacquai la faccia, evitando con cura di guardarmi allo specchio -il mio aspetto non era un granché a vedersi-.
Dalla strada, osservai Mario che stava discutendo con una donna minuta con i capelli biondi  cotonati. Sembravano...agitati. 
Non mi chiesi il motivo, decisi di non indagare oltre: ero stanco...volevo solo andare a casa e farmi una dormita lunga un secolo.
Quando entrai si zittirono entrambi.  
"Buonasera"
"Mia moglie Marta è un infermiera, se vuole può darle un'occhiata" 
"Credo di sì" risposi, sospirando. "grazie"
Passò un'altra mezz'ora. 
Alla fine medicato e rifocillato, chiamai Frances (lontano da orecchie indiscrete e dove prendeva finalmente campo) e le dissi che avevo avuto un incindente. 
Mia sorella mi tempestò di domande, sollevata e arrabbiata insieme. Purtroppo, la festa era finita e i gemelli erano arrabbiati con me, però avevo con me i regali, ancora intatti nella borsa; quindi avevo sempre tempo per farmi perdonare. 
Alla fine, il benzinaio chiamò il soccorso stradale. 
Ringraziai entrambi, loro mi consigliarono caldamente di non passare mai più in quella zona. Lo avrei fatto naturalmente!
Il carro-attrezzi arrivò verso le otto. 
"Ah, brutta zona questa!" esclamò il tecnico scuotendo la testa. "Sa, non è la prima volta che vengo a recuperare qualcuno qui"
"Davvero?" chiesi alzando le sopracciglia. Quindi non ero l'unico sfortunato nella lista! 
"Eh sì, qualche anno fa, c'è stato un incidente...una cosa spaventosa!"
Avevo la bocca secca.
Vidi il mio compagno di viaggio scuotere la testa, non prima di aver lanciato un'occhiata al bosco buio.  
"C'era una coppia di fidanzatini che aveva scelto di...passare lì per andare ad una festa e...hanno avuto, come dicevo un incidente: non si sa come la macchina sbandò e si schiantò contro un albero. La cosa più spaventosa...è che i due ragazzi non sono mai stati trovati...dicono che da queste parti giri un mostro chì môn"
"Ma che razza di nome è?!" esclamai con voce stridula. 
L'altro mi guardo scrollando le spalle. "Non lo so, ma la gente del posto lo chiama così e si dice uccida chi passa per quella strada, solo per divertimento. Ma sa cosa le dico? Che quei due ragazzi sono scappati, perché non avevano l'assicurazione della macchina, ma il chì môn ma è solo una leggenda metropolitana"
"Come lo slenderman?"
"Esatto: ormai internet partorisce queste schifezze a tutto andare"
Annuii. 
Mi rilassai contro lo schienale. 
Qualcosa con la coda nell'occhio attirò la mia attenzione...nello specchietto retrovisore. Due piccoli lampi gialli, come lucciole, danzarono nel buio. Potei scorgere, la figura scura del mostro in mezzo alla strada, dietro di noi. Un ghigno malvagio si allargò sulle mascelle. 
"Oh merda..." 
"Tutto a posto?" 
Non risposi. 
Mi voltai a controllare una seconda volta ma questa volta la strada era di nuovo tornata tranquilla e silenziosa come sempre. 

   
 
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