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Autore: stardust94    20/06/2022    2 recensioni
Questa storia, parla di amicizia, di coraggio, amore, incredibili avventure per salvare un mondo, ormai su l'orlo della fine. Di tradimenti, ferite, lacrime ma anche di speranza, quella speranza che ci fa alzare dai nostri letti ogni giorno e ci fa credere che tutto sia possibile.
Quando il tuo mondo è in pericolo, cosa sei disposto a fare per salvarlo?
" Ci hanno detto che i sogni non sono reali, ma quanto c'è di vero in tutto questo? se davvero i sogni sono una bugia, lasciami vivere in un sogno infinito, come lo sono i mondi che ho visitato."
" Se lo faccio finirai per perdere tutto"
" Anche se dovessi perdere me stessa, mi ricorderò sempre di noi e della nostra avventura"
Genere: Avventura, Fantasy, Sovrannaturale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het, Shonen-ai, Shoujo-ai
Note: Lemon, Lime | Avvertimenti: Contenuti forti, Non-con, Tematiche delicate
Capitoli:
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Capitolo tredici

Puntare verso il cielo: la rivalsa del guerriero!




Tristan varcò l’enorme portone che portava al salone principale dell’accademia, pieno di entusiasmo e speranzoso nella vittoria della propria squadra. Le bende che si intravedevano sotto l’elegante abito per i festeggiamenti, erano però un ricordo amaro del finale di quella battaglia.

Ricordava ancora cos'era successo, sebbene quelle memorie si dissolsero velocemente lasciando il posto a un pensiero fisso, una domanda che lo attanagliava dalla fine del suo scontro con Julian.

- ero davvero io quello che l’ha aggredito?-

Scosse con fermezza il capo cercando di non pensarci, mentre entrava nel salone, con gli occhi colmi di stupore che vagavano nella sala addobbata con festoni eleganti di colore bianco e oro.

Un lampadario di cristallo pendeva dal soffitto della Sala delle Feste, mentre già alcune delle reclute, avevano cominciato a ballare nelle loro vesti eleganti.

Il ragazzo si aggiustò la cravatta due volte, prima di decidere di sfilarsela dal completo bianco e portando una mano tra i capelli con aria nervosa, individuò nella folla i suoi amici.

Karen con il suo svolazzante abito rosso, volteggiava sulla pista da ballo coinvolgendo anche Hope nella danza.

La ragazza aveva un sorriso radioso sul volto, mentre staccandosi dalla sacerdotessa, aveva comincio a danzare muovendo i piedi con le mani sui fianchi, in una danza frenetica, battendo le mani e facendo una rapida giravolta per poi ripetere la coreografia una seconda volta. L’abito era molto più semplice ma impreziosito da ricami di fiamme e piume rosse e gialle, come uno spruzzo di luce su l’intenso rosso del corpetto e la gonna ampia.

Hope applaudì la danza della da poco divenuta nuova amica. Indossava un abitino bianco con dettagli neri anch’esso con una ampia gonna. Ai lati delle decorazioni di fiocchi azzurri che riprendevano il dettaglio sulle ballerine e il colletto anch’esso nei medesimi colori bianco e nero. Le gambe fasciate da calze bianche e le mani ricoperte da guanti bianchi con decori neri in pizzo. Per quella serata, aveva deciso di sciogliere i suoi lunghi capelli e fermarli sul retro con un delicato fermaglio a forma di nota musicale.

Molto impacciata nei movimenti aveva preferito restare in disparte anziché ballare. La ragazza continuava a pensare e ripensare a quanto accaduto a Tristan durante la sfida contro il rampollo del casato Arken. La bionda non l’aveva detto al inizio, ma durante quella scena violenta, era certa di aver percepito una forza maligna nell’ arena. L’incertezza di non sapere cosa fosse però, l’aveva convinta a non riferire i suoi dubbi agli altri. Non voleva rovinare la festa per un dubbio che poteva rivelarsi anche errato.

-Ehi campione, bel…aspetta! Perché indossi i soliti quattro stracci Coso? -

Domandò uno stupito e perplesso Tristan a Takeshi mentre si avvicinava al compare che sbuffò decisamente seccato. Era appoggiato alla parete con le braccia incrociate e al commento del amico lanciere, si era ben guardato da dire qualcosa sul fatto che quest’ultimo, fosse in ritardo di due ore.

- Non mi andava di vestirmi come un pinguino! - replicò l’azzurro

Tristan si lasciò sfuggire una risata, era divertito dal broncio che Takeshi gli stava mostrando. Il ragazzo si guardò attorno notando che al appello, mancavano sia Sophia che Julian.

Bellatrix stava ballando con un giovane ben vestito poco distante da loro. Le si avvicinò osservandola attentamente indeciso se rivolgerle o meno la parola, chiedendole dell’assenza dei due fratelli Arken.

La ragazza indossava un elaborato e pomposo abito argenteo con dettagli neri di rose sulla parte inferiore della gonna, si stava lamentando di quanto il suo attuale partner di danza, un ragazzo del primo anno stesse ballando male pestandole i piedi.

Kara e Garan l’uno accanto al altro avevano gli occhi puntati sulla scena.

-Che divertimento! Guarda Kara, Bella si è arrabbiata un sacco! -

Il ragazzo che era scoppiato in una rumorosa risata, indossava semplicemente una camicia, leggermente aperta sul petto e un paio di pantaloni neri eleganti.

- Non tutti sono adatti al ballo. Non voglio essere nei panni di quel tipo -

Kara invece portava con inaspettata disinvoltura, un abito viola con dei riflessi color lampone e uno spacco sensuale alla gamba destra.

Si avvicinò al duo e sorrise appena. Nonostante i rapporti tra le due squadre sembravano essere migliorati, Tristan era ancora abbastanza lontano da perdonarli per ciò che avevano dovuto patire i suoi amici a causa loro.

- Non vedo il vostro boss…oggi non ce? - domandò il rosso sbuffando.

- Julian è dovuto assentarsi - gli rispose Kara pacata

Tristan ipotizzò da quella risposta che il ragazzo fosse in compagnia di Sophia.

Il giorno prima, la ragazza li aveva informati che avrebbe dovuto lasciare l’accademia per una convocazione improvvisa da parte della sua famiglia e Galecia non era esattamente dietro l’angolo.

In quel momento, notò una presenza nascosta dietro una colonna.

Faith lo stava osservando da un po’, sembrava che la castana fosse indecisa se o meno parlargli. Indossava un grazioso ma elegante abito rosa pesca con qualche dettaglio bianco che Tristan trovò semplice eppure perfetto per la sua esile figura.

Il ragazzo le sorrise facendole un cenno di saluto. Faith ricambiò con un sorriso timido ma gentile.

Quando lui le si avvicinò, la ragazza per poco non perse l’equilibrio a causa dei malefici tacchi che l’amica Lory l’aveva costretta a indossare. Per fortuna Tristan era scattato verso di lei e cingendole la vita, le aveva impedito di capitolare.

- Ehi lo so che le donne cadono tutte ai miei piedi, ma non ti sembra di esagerare? - scherzò il ragazzo ridacchiando.

- N-non stavo cadendo ai tuoi piedi! -

Si difese Faith rossa come un peperone e desiderosa di levarsi da quella situazione spinosa e dal sorriso suadente di Tristan.

- Ma dai stavo scherzando. Sei Faith Malone no? - domandò mentre la rimetteva in una posizione eretta osservandole poi i piedi.

- Non sembrano molto comode quelle - disse il lanciere indicando le scarpe

Faith prese i lembi del ampia gonna e la sollevò leggermente guardandosi i piedi, annuì abbassando lo sguardo.

- Non lo sono. In effetti sono proprio scomode - disse la ragazza

- Allora dovresti levarle! Perché torturarti i piedi? - rise Tristan divertito.

- Per essere belli bisogna soffrire. Almeno così ho sentito dire -

Faith portò la mano a pugno contro la bocca ridendo a sua volta. Si appoggiò a una colonna per non perdere l’equilibrio e liberò i piedi dalle scarpe scomode appoggiandole a terra.

- Adesso va meglio? -

La domanda di Tristan le fece scappare un piccolo sorriso. La castana annuì e poggiò la schiena alla colonna, con una mano a stuzzicare nervosamente una ciocca di capelli. Tristan al contrario era piuttosto calmo e rilassato, anche se pensava sicuramente a qualcosa visto come si era fatto concentrato tutto dun'tratto.

- Quindi…che cosa farai adesso che è finito il torneo? - domandò la ragazza

- Oh! In realtà pensavo di addestrarmi con qualche vecchio cavaliere, sai non credo di essere poi così forte quanto pensavo -

La risata allegra di Tristan adesso non lo sembrava più così tanto.
Faith inclinò la testa di lato curiosa di questo improvviso cambio di tono. Probabilmente il ragazzo stava pensando ancora a quello che era successo nel arena quando aveva perso il controllo. In quel momento, lei sugli spalti lo aveva trovato spaventoso e diverso dal ragazzo gentile e allegro che conosceva.

- Ce qualcosa che ti preoccupa Tristan? Con me puoi parlarne…intendo se ti va! -

Si corresse quasi subito in preda al imbarazzo nel stare vicina al ragazzo che da sempre aveva rapito il suo cuore. Tristan alzò lo sguardo verso il soffitto e si lasciò sfuggire un sospiro tirato poi guardò nuovamente verso la ragazza mostrandole un piccolo sorriso gentile.

- in realtà…è per via della mia famiglia. Fin da quando ero piccolo, ho sempre desiderato essere un cavaliere - esordì il ragazzo

- Ammiravo il loro coraggio e il modo in cui tutti li rispettavano e i nemici li temevano. Volevo essere come loro…fare parte di quel mondo ed essere rispettato - aggiunse grattandosi la testa quasi fosse un po in imbarazzo.

- Mio padre però…non ha mai appoggiato il mio sogno. Secondo lui i cavalieri sono dei falliti che dovrebbero stare al loro posto -

Un ringhio sfuggì improvvisamente dalle labbra del giovane mentre ricordava l’astio del padre quando si erano incontrati prima del ultimo scontro. Serrò i pugni talmente stretti da sbiancarsi le nocche e abbassò lo sguardo.

- Non capirà mai. Io non ho nulla contro il lavoro che fa, lo rispetto. Ma non voglio essere come lui. Ho un sogno e non riesco a immaginare di vivere in uno scenario sempre uguale, accontentandomi del poco che la vita mi offre! Io voglio essere un cavaliere -

Faith rimase colpita sia dal tono deciso che dallo sguardo serio che ora il ragazzo mostrava. Era abituata al Tristan allegro e spensierato e vederlo così per lei era una novità. La ragazza abbassò la testa e cominciò a fare cerchi con la punta del piede.

- dovresti parlare con lui. Anche se non servisse almeno non avrai il rimpianto di non avergli detto come ti sentivi veramente - sussurrò Faith un po’ insicura.

- Se non altro tu avrai provato a farglielo capire di nuovo! E se non capisce…non sarà colpa tua - aggiunse senza alzare lo sguardo dalle punte delle sue scarpe

- Forse hai ragione. Può darsi che non otterrò nulla ma almeno avrò tentato di nuovo. …grazie Faith. Non so se mio padre capirà ma…almeno potrò dire di averci provato fino al ultimo -

Quando Faith alzò il capo, sentì le guance arrossarsi al sorriso allegro e dolce che le stava mostrando Tristan. La ragazza balbettò qualche instante per poi tentare di ricomporsi mostrando a sua volta un sorriso deciso. Fece l’occhiolino e diede una piccola pacca alla spalla del rosso.

- Sono sempre a tua disposizione! Insomma a cosa servono gli amici se non a questo tipo di cose? -

“Bugiarda, bugiarda, bugiarda. Tu non vuoi essere solo una amica per lui! Lo sai…lo conosci dal inizio del anno non è più soltanto un idolo per te “

-Hai ragione! Sono contento che la vediamo allo stesso modo. Ora vado le mie fan mi reclamano! Mi verranno i piedi quadri da quanto ballerò questa sera mi sa –

Scherzò il ragazzo salutandola e allontanandosi.

Faith strinse i pugni e di scatto in avanti dopodiché, afferrò il suo braccio stringendo il tessuto della giacca.

-A-aspetta! Tristan devo…io devo dirti una cosa! -

Riuscì a stento a parlare ma attirò l’attenzione del ragazzo che voltandosi la osservò curioso. Faith impacciata ricominciò a fare scena muta ma prendendo coraggio e consapevole che quella era la sua unica possibilità, la ragazza alzò lo sguardo.

- Tu mi…tu mi piaci! -

Passarono alcuni secondi nei quali Tristan processò quello che Faith stava dicendo. La ragazza si era stretta nelle spalle esili, aveva le guance arrossate dal imbarazzo e stringeva gli occhi quasi tremando.

- Faith…sei…tu sei davvero una brava ragazza. -

A quelle parole la giovane aprì gli occhi. Sentì la mano di Tristan accarezzarle la guancia, un tocco così dolce e delicato che non si aspettava proprio. Senza rendersene conto, la ragazza iniziò a singhiozzare. Tristan sgranò gli occhi e la strinse tra le braccia accarezzandole delicatamente la schiena. Non si dissero nulla e mentre Faith in lacrime si strinse più forte a Tristan, quest ultimo incapace di darle una vera risposta rimase immobile accarezzandole i capelli e la schiena con un tocco gentile e piuttosto impacciato per lui sempre sicuro di se.

-Mi…mi dispiace. Ma l’accademia sta per terminare…io dovevo dirtelo! -
- Lo so. Non è colpa tua Faith. È che…mi hai colto di sorpresa. -

Tristan era arrossito, teneva una mano davanti alla bocca distogliendo lo sguardo dalla ragazza stupita nel vederlo così impacciato.

- Non ricevi sempre inviti e dichiarazioni da parte delle ragazze? - domandò la ragazza
- …non esattamente. O meglio si, ma non sono mai sincere e si stufano dopo qualche giorno… Non ho mai ricevuto una dichiarazione vera…non come lo è stata la tua. Per questo sono sorpreso di piacerti -

Spiegò il ragazzo liberandola dal abbraccio per poi passare una mano tra i capelli ancora un po imbarazzato.

- Scommetto che adesso mi trovi sfigato. Ora che sai che non sono affatto figo…scommetto che hai cambiato idea -

Faith scosse il capo e abbracciò la vita del giovane sprofondando il volto contro il suo petto. Tristan preso in contropiede la strinse in silenzio beandosi del suo calore gentile e del contatto tra i loro corpi.

- Tu sei il più figo di tutti Tristan. Mi piaci così come sei - sussurrò la ragazza
- Grazie Faith. Significa molto per me che tu l’abbia detto e che lo pensi -

Le sussurrò al orecchio facendola sussultare per la sorpresa. Rimasero stretti in quel abbraccio senza dirsi altro solamente stringendosi l’uno al altro con dolcezza.

Poco dopo Tristan si riunì agli amici e Faith lo seguì andando poi a parlare con Karen e Hope. Tutti erano vicino al palco dove Akurein e Marek stavano salendo insieme a Ivanhoe.


- Grazie per averci atteso mentre deliberavamo la decisione riguardo il torneo - esordì Marek sempre stoico e freddo
- Abbiamo ponderato abbastanza in separata sede. Quindi…siamo giunti a un verdetto unanime. Tristan Seido, alla luce del tuo comportamento durante l’ultima fase del torneo… -

Tristan non era mai stato agitato come in quel momento, ogni centimetro del suo corpo stava tremando, era proprio come se fosse paralizzato. Stava trattenendo il fiato così allungo che Takeshi preoccupato gli aveva appoggiato una mano sulla spalla, facendoglielo rilasciare tutto d’un colpo. La folla era ammutolita e in quella stanza non volava una mosca.

- La tua squadra è squalificata! -

In un attimo tutto il mondo di Tristan era crollato. Sentiva le gambe tremare mentre Takeshi lo teneva in piedi a forza per non farlo cadere. Si guardò attorno barcollando mentre quelle parole riempivano la sua mente quasi dolorosamente.

- Ehi Tri…Tristan! -

Sentiva tutto ovattato, mentre cercava un attimo di respiro guardando la folla che lo stava fissando. Si sentiva in trappola si sentiva perso ma soprattutto…si sentiva colpevole di aver rovinato la vita dei suoi compagni sprecando i loro sforzi.

Scosse la testa, strinse le nocche talmente forte da sbiancarle e al culmine di quella follia, scappò via dalla sala, ignorando le voci alle sue spalle, compagni che lo chiamavano ma ormai lui era troppo deluso e arrabbiato con se stesso per rispondere.



La città di sera sembrava più spettrale. Le prime luci dei lampioni di cristallo si stavano già accendendo lanciando bagliori tenui un po su tutto, anche sulla figura seduta sul bordo della fontana.

Testa bassa, mani strette a pugno sulle ginocchia e occhi vuoti e spenti. Tristan era da solo in quella oscurità, aveva percorso pochi metri dall’edificio dell’accademia e ora se ne stava lì in silenzio con la testa piena di pensieri e il cuore in frantumi.

Sollevò la testa facendola ricadere indietro e osservò la volta celeste puntellata di piccole stelle, contorno del Astro Prismatico che in quell’orario, assumeva i colori della notte. Una sfumatura di blu che finiva per trasformarsi in grigio e nero. Il ragazzo si dondolò leggermente prima di alzarsi e voltarsi verso la fontana. Lo sciabordio dell’acqua riempì le sue orecchie, quando con la coda dell’ occhio vide qualcosa uscire da un vicolo.

Da prima credette di avere le allucinazioni, ma si rese ben presto conto che l’essere apparso nel suo campo visivo, era una gigantesca viverna nera con gli occhi rossi. La creatura strusciò la coda al terreno e si scosse per poi arpionare il terreno con gli artigli e librarsi con uno scatto che sollevò una nuvola di polvere, verso l’alto.

Quando Tristan guardò verso il cielo, si rese conto che la bestia stava puntando proprio al edificio dell’accademia.

Il ragazzo portò quasi istantaneamente la mano verso la sua lancia, non ricordando di aver perso l’arma, se non quando la sua mano afferrò l’aria invece del manico di suddetta arma.

- Accidenti! Che diavolo ci fa una simile creatura in città!? Perché le guardie non hanno fatto nulla!?-

Si chiese il ragazzo, ma a rispondere alle sue domande, fu una risatina divertita e piuttosto stridula.

Una figura emerse dalle tenebre di un portale oscuro, andando a sedersi sulla schiena del enorme creatura. Tristan avrebbe riconosciuto quella risata ovunque, anche senza vedere le gigantesche ali di falena e i capelli d’argento che coronavano un volto così delicato e piacevole eppure dallo sguardo tagliente e la lingua più velenosa della Bella Donna.

- Che diavolo…! Cantarella! –

- Oh che sgradevole sorpresa. Uno dei mocciosetti che hanno osato intralciare i miei piani! Brucialo vivo! –

La malvagia Elves accortasi della presenza di Tristan, ordinò alla viverna di attaccare immediatamente il ragazzo. La creatura si fermò sbattendo le possenti ali e puntò i suoi occhi rosso sangue verso il ragazzo. Il petto della viverna si illuminò come se qualcosa stesse crescendo d'intensità dentro di lei. La bestia aprì la bocca e una sfera di fuoco emerse da essa dritta verso il giovane che riuscì per un soffio a evitare la sfera rovente, rotolando di lato.

- Maledetta sei ancora viva! Ma non ti eri volatilizzata? – domandò ironicamente

- Zitto moccioso! Pagherai il tuo affronto e come te anche quei tuoi amichetti e in particolare…quel piccolo arciere! Dove si trova?! – lo minacciò la Elves

- Spiacente per te, ma Takeshi non è disponibile. Però non ti preoccupare, ci sono io a intrattenere te e la tua lucertola!-

La provocò nuovamente il ragazzo, costretto a continuare a muoversi per schivare le sfere di fiamme lanciate dalla viverna. Cercò immediatamente un posto per nascondersi quando una delle sfere distrusse la carrozza dove si era nascosto e lo spedì contro una parete. Tossì cadendo violentemente a terra a faccia in giù ferendosi il volto che cominciò a sanguinare.

-Ma tu guarda…d’accordo. –

Il ragazzo si irrigidì per il forte dolore alle braccia e la schiena, sentiva caldo, segno che quei punti erano ormai vittima delle ustioni del fuoco della viverna. Si rimise in piedi barcollando leggermente e guardò verso la bestia alata.

- Non credere di avermi già giocato, strega! Io sono Tristan Seido sono un cavaliere! – disse il ragazzo per poi afferrare un bastone di legno scheggiato.

- Oh un cavaliere! Ma non farmi ridere! Cosa pensi di fare con quel ridicolo bastone? –

La Elves accarezzò appena il fianco della sua cavalcatura e la viverna, cominciò a ruttare sfere di fiamme contro Tristan per poi partire in picchiata verso di lui. Il ragazzo schivò le fiamme continuando a muoversi e bloccò come poteva gli artigli della belva, portando in avanti il bastone per bloccarlo nelle fauci della bestia, dandole poi un calcio nel muso per farla indietreggiare.

- Che diavolo! Che hai fatto?! –

Ringhiò Cantarella osservando la viverna, cercare inutilmente di chiudere la bocca bloccata dal bastone ma questo, da legno sembrava essersi trasformato in acciaio vero e proprio.

- Magia di modifica elementare base. Anche un bambino saprebbe farlo! –

La canzonò il giovane lanciere pur sapendo che quel incantesimo sarebbe durato davvero poco. Difatti la viverna riuscì dopo qualche tentativo a liberarsi e fece a pezzi il bastone per poi sparare una fiammata ravvicinata contro il ragazzo.

Tristan portò avanti le braccia per farsi da scudo, era certo che quelli sarebbero stati i suoi ultimi momenti di vita. Quando una sferzata di vento dissolse il fuoco e qualcuno, lanciò dei pugnali infuocati verso Cantarella che li schivò di un soffio ringhiando.

- Razza di scemo! Si può sapere perché sei scappato così?! –

Un alquanto irritato Takeshi raggiunse Tristan. Con lui ovviamente vi erano anche Karen armata di pugnali infuocati, Komuri che aveva trasformato le mani in pericolosi e letali artigli e poco distante Hope e Gart. Macota era in equilibrio su un ramo di un albero e osservava a occhi spalancati la viverna.

- Che cavolo Takeshi! Potevi anche salvarmi in modo più gentile eh! – finse di mettere il broncio il rosso.

- Hai anche il coraggio di… - cominciò Takeshi per replicare

- Ehm ragazzi…propongo di tralasciare questo discorso e occuparci prima della minaccia. Voi che dite? – tentò subito di riportarli al ordine Karen.

I due ragazzi che si stavano reciprocamente tenendo il muso annuirono. Gart afferrò la sua preziosa ascia e facendola roteare se la portò sulla spalla con un ghigno beffardo.

- Macota ti lascio lo scricciolo! –

Urlò prima di caricare verso la viverna per poi spiccare un balzo colpendo il terreno, l’onda d’energia che si propagò colpì in pieno la viverna e fece precipitare sia la bestia che la sua conducente. Il rettile volante si rimise in piedi e spalancando le poderose ali, emise un suono raccapricciante e stridulo che costrinse i presenti a tapparsi le orecchie.

Stavolta ad attaccare furono Karen e Komuri. La prima usando i suoi pugnali che colpito il terreno, generarono una sorta di rete di elettricità e fuoco che stordì la bestia facendole scuotere la testa. Komuri approfittò della situazione per scagliare una serie di colpi potenti, le artigliate però non riuscivano a penetrare la spessa corazza che ricopriva la schiena della bestia. Gli artigli di cristallo si infransero costringendo il ragazzo a saltare indietro e schivare a sua volta una pedata della belva, ferendosi il volto e ritrovandosi i vestiti lacerati dagli artigli della viverna.

Takeshi afferrò il suo arco avvolgendolo con il mana del vento. Generò delle frecce e iniziò a bersagliare la creatura, ma questa con un colpo di coda dissolse l’attacco e spedì una sfera di fuoco verso il ragazzo che volò contro un carretto distruggendolo.

-Accidenti! È troppo forte! –

Disse Karen poco prima di essere colpita da una codata allo stomaco finendo a ruzzolare a terra di qualche metro.

Hope vedendo gli amici nei guai, sentì il terrore avvolgerla. Portò le mani chiuse in preghiera e chiudendo gli occhi, restò immobile e in silenzio. Lei non sarebbe stata altro che un ostacolo se fosse intervenuta, ma almeno di pregare per i propri compagni le era concesso.

Komuri si passò la mano sulla guancia ferita e osservando le sue dita, vide il rosso del sangue. Strinse la mano a pugno e la ricoprì di cristallo rigenerando l’artiglio.

-Bloccate le sue gambe, fatela cadere – disse solamente il ragazzo
-Ricevuto moccioso! Ehi ragazza fiammeggiante riesci a bloccare quella cosa abbastanza allungo? – domandò Gart
- Posso provarci. Esattamente che cosa devo bloccare? Zampe, testa o ali? – domandò Karen generando una frusta di fiamme ed elettricità combinate tra loro.
- Le zampe. Se riusciamo a tenerla a terra avremo un vantaggio. Io penserò alle ali. Gart tu puoi controllare un elemento? – domandò Takeshi.
- Oh oh certo che si! Che cosa ti serve ragazzo? – ghignò il mezzorco
- Mi serve un piano rialzato da dove poter colpire il nemico. Puoi fare qualcosa? –

Gart non se lo fece ripetere due volte, con un colpo d’ascia fece emergere un pilastro di terra dal terreno. Takeshi ci salì immediatamente mentre il pilastro si sollevava a una certa altezza per permettergli, di attaccare il nemico da una posizione sopraelevata come voleva.

- Qualcuno deve distrarre Cantarella e tenerla lontana dalla viverna. Dividi e conquista! –
Aggiunse l’arciere portandosi in posizione e sollevando il cappuccio della casacca sopra la testa per potersi a sua detta, concentrare meglio.
- Va bene. Lo faccio io –
Disse Macota alzando la mano. era accanto ad Hope che stava guardando gli amici preoccupata per la riuscita di quel difficile combattimento.


- No. Lo faccio io! –a parlare era stato Tristan. Stringendo i pugni stava mostrando uno sguardo più che sicuro di se e determinato.

-Sei sicuro? Quelle ustioni mi sembrano poco da sottovalutare Tristan – gli disse Karen preoccupata.

Stavolta a farsi avanti, fu Hope.
La ragazza si avvicinò a Tristan e lo guardò dritto negli occhi. Sapeva che la squalifica aveva lasciato nel cuore del ragazzo una ferita difficile da rimarginare ma si fece coraggio.

- Ti curo io! Così…così puoi combattere al meglio. Voglio poter essere anch’io d’aiuto. Per favore Tristan lasciamelo fare! – disse la bionda molto più determinata.


Il giovane lanciere si lasciò sfuggire un ghigno lieve annuendo e mostrando le mani graffiate la guardò dritta negli occhi.
-Sono letteralmente nelle tue mani principessa – scherzò
-Ma ti pare che abbiamo tempo per le tue sviolinate da donnaiolo? – lo rimproverò Takeshi. Ma Tristan si limitò a ridacchiare facendo spallucce.

Hope dal canto suo, fece un piccolo sorriso prima di prendere le mani del giovane nelle proprie e chiudere gli occhi.

- Oh luce guida, bagliore della vita, guida i miei passi lungo la strada del infinito. Luce della speranza allevia dolore e sofferenza di questa anima pura! –

Hope declamò con voce decisa le parole del incantesimo curativo a man a mano che sentiva la sua voce risuonare nel aria, sentì anche il mana scintillare intorno a lei come quasi a generare una sorta di sfera luminosa che avvolgeva lei e il ragazzo. Illuminate da un lieve bagliore dorato, le ferite del ragazzo scomparvero improvvisamente e la sua debolezze con esse. La ragazza ansimò Leggermente per la stanchezza e barcollò quasi indietro sentendosi però afferrare prontamente da Karen che le sorrise.

-forza! Adesso tocca a noi! Dobbiamo ricambiare il favore della principessa – disse la castana sollevando l’arco appena generato verso l’alto.
-si! Forza fermiamo di nuovo quella strega e la sua lucertola!- esclamò con ritrovato entusiasmo Tristan prima di concentrarsi e creare una lancia di mana elettrico.

Fu proprio il ragazzo il primo a scattare contro il nemico. Schivò una sfera di fiamme e mulinando la sua lancia sferrò dei potenti fulmini che deviarono le sfere di fuoco sparate contro di lui. Il ragazzo lacerò una grossa sfera di fiamme e affondò la lancia nel fianco della belva che ruggendo tentò di colpirlo con le grosse zampe, ma il ragazzo saltando indietro schivò prontamente l’attacco.

-Gart tocca a te! Avanti bestiaccia vieni a prendermi! –
Tristan provocò la viverna in modo da attirare l’attenzione del nemico completamente su di se

Nel frattempo, Gart aveva appoggiato le mani al terreno, un bagliore lieve lo stava avvolgendo e si stava diffondendo come un onda d’energia attraverso il terreno.
Tristan corse verso Gart sentendo alle spalle un calore terribile e insopportabile a causa del avere la viverna alle calcagna. Si lanciò in avanti rotolando per schivare una fiammata e portarsi lontano dalla bestia mentre dal terreno di fronte a Gart, si generarono dei pilastri di roccia che apparendo in sequenza, colpirono lo stomaco della viverna facendola ruggire di dolore e indietreggiare stordita lasciando a Karen, salita su uno dei pilastri più indietro il tempo materiale per lanciare i suoi pugnali verso di essa. Ma la belva scosse la testa riprendendosi dal colpo inflittole dal mezzorco, e con una mezza giravolta sferrò un colpo di coda contro il pilastro che infrangendosi, fece cadere a terra Karen.

La ragazza si trovò davanti alle fauci della viverna aperte e pronte, a sferrare l’ennesimo attacco di fuoco. A salvarla sopraggiunse una pioggia di frecce di mana del vento sferrate da Takeshi che portatosi su un altro dei pilastri aveva sferrato un attacco dal alto squarciando di netto le ali della bestia che con un ruggito feroce schizzò puntando a testa bassa contro Gart.
Il mezzorco aspettò fino al ultimo secondo per poi afferrare con forza la bocca della belva tenendola bloccata senza indietreggiare. Karen a quel punto si unì alla seconda pioggia di frecce, raffiche di vento, saette viola e fiamme roventi, raggiunsero la viverna colpendola con forza generando una piccola esplosione che sollevò una nuvola di polvere.
Quando essa si diradò il gruppetto vide la viverna a terra esanime. Ma non potevano ancora tirare un sospiro di sollievo, poco lontano infatti Komuri e Macota stavano affrontando da soli Cantarella.

La Elves dai capelli verdi forniva supporto al ragazzo continuando a sparare frecce in sequenza che avvolte dal mana del vento e della luce riuscivano a neutralizzare le sfere esplosive della nemica. Komuri invece attaccava direttamente con la sua velocità e i suoi artigli di cristallo che lacerarono una delle ali della Elves nemica facendola gridare di dolore.

- maledetti mocciosi! Vi pentirete di avermi provocata e di esservi messi in mezzo ai miei piani! -

Ringhiò furiosa la ragazza allargando le braccia verso l’alto. La terra cominciò a tremare e il vento a sollevarsi in terribili raffiche oscure. Hope si abbassò di scatto la gonna rendendosi conto che intorno a lei e agli amici, i sassi avevano iniziato a levitare e l’aria si era fatta gelida. Komuri invece sembrava aver compreso perfettamente il piano del nemico e corse in avanti verso le Elves generando la sua spada. Intorno a loro l’atmosfera cambiò completamente una forte pressione li teneva tutti bloccati a terra mentre la natura circostante si piegava alla potenza di quel attacco.

-È una tecnica di terzo livello! Giovane dovete ritirarvi - avvertì Belechtor sbattendo le ali

- Non possiamo! Deve pur esserci un modo per batterla! Qualcosa qualunque cosa! - disse l’arciere cercando con tutte le sue forze di alzarsi.

Tristan sembrava pensieroso mentre osservava con rabbia e sconforto gli amici tentare di alzarsi, perfino Komuri era a terra schiacciato dalla gravità. Se anche uno come lui era caduto lui che cosa poteva fare?
Fu allora che una voce famigliare echeggiò nella sua testa

“ vuoi il potere? Perché lo vuoi?”

Le due voci sovrapposte erano quelle delle due creature che gli erano apparse in sogno. Il ragazzo strinse i denti e afferrò il terreno con le unghie poi con tutta la forza che ancora gli restava urlò al cielo.

- Voglio la forza per proteggere ciò che amo!-

Il volto sorridente di Faith fece capolino come un raggio di sole dietro una nuvola. Lei così dolce così semplice e sincera lei che aveva riscaldato il suo cuore pieno di dubbi, paure e incertezze e che dietro la maschera di sicurezza e spavalderia, aveva trovato il vero Tristan…per un solo secondo la vide in ginocchio, il volto rigato dalle lacrime sapendo che lui era morto. Non poteva farle questo non poteva perire non in quel modo non per mano di Cantarella.

Improvvisamente, Tristan sgranò gli occhi era come se sentisse battere il cuore a mille il suo corpo da prima pervaso da scariche elettriche che lo fecero urlare di dolore, sembrò quasi avvolto da fasci di acqua fresca e limpida. Quando riuscì ad aprire gli occhi vide nuovamente le due creature equine del suo sogno ma esse erano imprigionate e si dimenavano bloccate da catene nere pervase da un potere maligno.

Il ragazzo si avvicinò lentamente e accarezzò con dolcezza il fianco dei due cavalli. La sua mano destra era intorpidita dal manto di saette la sinistra invece bagnata dal manto d’acqua.

- Va tutto bene. Va tutto bene- ripeté in tono più dolce e gentile facendo calmare i due animali.

Improvvisamente una luce avvolse il ragazzo che sentì nella propria testa, risuonare due voci distinte che ogni tanto si sovrapponevano.

“Tu custode di una volontà furiosa come il lampo…” Disse la voce decisa
“ E generosa come l’acqua della vita…” Aggiunse la seconda più delicata
“Per che cosa desideri il potere? “ Terminarono in perfetta armonia le due voci.
-Io…voglio aiutare i miei amici. Non voglio più vedere persone a me care soffrire. Non voglio più sentire di non aver fatto abbastanza! - Disse il ragazzo.
- Magari non sarò il perfetto cavaliere, magari sono debole, stupido e arrogante…ma voglio veramente proteggere i miei amici! -

Aggiunse poi determinato inginocchiandosi lentamente e chinando il capo verso le due creature equine.

- Vi prego vi supplico prestatemi la vostra forza! - urlò infine il ragazzo.

I due equini si guardarono negli occhi qualche secondo che a Tristan sembrò interminabile, dopodiché si voltarono entrambi verso il ragazzo e scalciando fecero segno di assenso con la testa. Pochi secondi dopo, la loro voce risuonò nuovamente nella testa del ragazzo.

“ Abbiamo compreso i tuoi sentimenti…adesso spezza le catene del fato e libera la forza del tuo indomito coraggio Tristan Seido!”

Dissero in coro mentre due luci una blu intenso e una dorata esplosero in concomitanza con lo scatto fatto da Tristan per afferrare le catene che tenevano bloccati i due equini spezzandole con un grido di coraggio e determinazione.

“ Ripeti queste sacre parole: il mio cuore è il tuo cuore, la mia anima è la tua anima. Lo spirito diventi vincolo della sacra parola” dissero in coro le due voci.

- Il mio cuore è il tuo cuore, la mia anima è la tua anima. Lo spirito diventi vincolo della sacra parola! - Ripeté con forza e fierezza il giovane alzandosi lentamente da terra.

“ Io Idroques sovrano del oceano e signore delle maree, ti dono il potere di trasformare la calma del oceano dentro di te, in un uragano travolgente! Sarò la tua lancia che si infrange sui nemici come un onda punitiva! “ Disse il primo cavallo
“ Io Thunderques sovrano del violento fulmine e signore delle saette, ti dono il potere di trasformare il lampo di volontà e ardore che dimora nel tuo animo in un attacco fulmineo che squarcia le nuvole! Sarò la lancia che saettando abbatterà i tuoi nemici!” Aggiunse subito dopo l’altro.

Sotto gli occhi stupefatti del ragazzo, i due Famyr assunsero le loro reali sembianze che il ragazzo aveva già avuto modo di vedere in sogno.
Mentre la luce andava ad affievolirsi, si delinearono le due figure equine.

I giganteschi cavalli nitrirono scatenando fulmini e un acquazzone. Erano come li ricordava dal suo sogno.
Il primo, di color oro ma per tutto il corpo aveva tatuati dei segni tribali di colore nero. Il suo corpo era pervaso da scintille elettriche e i suoi occhi, erano rossi come il sangue. Il secondo invece di manto color ghiaccio con una sorta di mantello che sembrava fatto di nuvole temporalesche.
Nitrì e sollevando il capo fisso i suoi occhi azzurri in quelli del ragazzo che annuì quasi solenne a quello sguardo che sembrava dire “sei pronto.”
Come quello dorato, anche quello Azzurro, presentava dei tribali neri su tutto il corpo.

Ormai Tristan aveva chiara la natura dei due esseri erano come Belechtor dei Famyr.. si avvicinò accarezzandoli entrambi in segno di ringraziamento, ma quando riaprì gli occhi acciecati da una improvvisa luce, il ragazzo si ritrovò nuovamente sul campo di battaglia. Solo che stavolta sentiva il corpo leggero.

Sul braccio destro aveva uno spallaccio a forma di testa di cavallo che sembrava fatto di elettricità pura. Dal altro lato invece il suo braccio era stato ricoperto da una sorta di guanto lungo fino a metà e che sembrava fatto completamente d’acqua e dava l’idea di essere avvolto da una nuvola temporalesca. I capelli del ragazzo erano cosparsi da scariche elettriche ma seppur fosse bagnato dalla testa ai piedi, il giovane non subiva gli effetti del elettricità come se acqua e fulmini fossero in armonia perfetta.

-Tristan ma che cosa…che ti è successo?! - Domandò Karen stupita e meravigliata non solo alla vista del ragazzo ma anche a quella dei due Famyr al suo fianco.

- È una storia lunga. Adesso dobbiamo fermare Cantarella! Avrò bisogno del vostro aiuto siete con me?- Domandò il ragazzo

Gli amici non se lo fecero ripetere due volte e lentamente con un po’ fatica, riuscirono ad alzarsi pronti agli ordini del loro compare.


- Gart crea un cerchio di rocce intorno a Cantarella, servirà a destabilizzare il terreno e il suo equilibrio! - Ordinò il lanciere forte di un rinnovato coraggio e determinazione.

Il mezzorco non se lo fece ripetere due volte e poggiate le mani sul terreno, generò un onda gialla di mana della Terra verso Cantarella.
Intorno alla Elves, emersero delle grosse rocce e il terreno iniziò a spaccarsi facendola barcollare con un ringhio.

- grande! Karen tu e Komuri state pronti, attaccheremo insieme. Macota, Takeshi vi apriremo la strada sferrate un attacco insieme, il più potente che avete! .

Disse Tristan guardando poi i due Famyr al suo fianco. Essi nitrendo si impennarono verso l’alto trasformandosi poi in due lance tra le mani del ragazzo. La prima sembrava una folgore pura di colore viola e dalla parte della lama a forma di saetta là dove la seconda invece sembrava cosparsa di fasci d’acqua e dalla lama più regolare.

- ma Tristan a parte il Requiem del Guerriero non ho altre tecniche di livello superiore! -

Takeshi abbassò lo sguardo, sembrava preoccupato ma quando Macota, scesa dal albero, si avvicinò poggiando una mano sulla sua spalla, sembrò calmarsi pur restando parecchio preoccupato.

- non ti preoccupare Takeshi! Tu e Macota riuscirete a cavarvela ne sono sicuro. Pensa a tutte le persone che quella vipera ha fatto soffrire, pensa a tuo padre!- tentò di spronarlo il lanciere

Takeshi strinse l’arco mentre un moto di rabbia e rancore sembrò pervadere ogni fibra del suo corpo e dargli nuovo coraggio e nuova forza.
Cantarella vedendo quello sguardo, ringhiò seccata e aprendo le ali, lanciò verso il gruppo delle sfere di energia oscura molto più veloci. Subito Karen sferrò i suoi pugnali e ne fece esplodere alcune sollevando una nuvola di polvere e fumo che nascose la corsa in avanti di Komuri e Tristan.

Il corvino iniziò ad artigliare tutto ciò che vedeva nel suo spazio visivo, facendo altresì esplodere altre sfere di energia oscura dirette verso di loro per poi lanciarsi verso Cantarella e con un fendente, lacerarle una delle ali facendola urlare e dolore.

La Elves in difficoltà, generò una piccola esplosione che Komuri schivò appena in tempo saltando indietro. Cantarella si alzò da terra tenendosi la spalla sporca di sangue mentre quello che restava della sua alla destra, si dissolse come fumo. Gli occhi della ragazza da sempre dallo sguardo beffardo erano ora iniettati di sangue e rabbia per l’arto perduto.

- Voi…voi come avete osato?! vi ridurrò come quel atetico cavaliere e la sua dolce e stupida mogliettina! -

Le urla della nemica sembrarono risuonare come il ruggito feroce di una bestia, mentre una luce nera avvolgeva suddetta e l’aria sembrava riempirsi di miasma negativo che fece avvizzire i fiori e perdere le foglie agli alberi.

- Che diavolo sta succedendo?! - Domandò un confuso e allarmato Gart.

Hope sentendo tutta quella energia oscura e negativa, portò le mani contro il petto come se facesse difficoltà a respirare. Cominciò a tossire dolorante tenendosi il petto e crollò in ginocchio.

- Principessa! Fatevi forza Lady Hope! -

Macota andò immediatamente al suo fianco e tentò di aiutarla ad alzarsi percependo ella stessa che qualcosa di terribile stava influendo sulla natura uccidendola.

Il gruppetto si voltò immediatamente verso Cantarella ancora avvolta dal miasma negativo e quando questo si diradò, ad apparire non fu più la Elves ma bensì una creatura mostruosa dalle fattezze di un enorme insetto a metà tra una falena e una sorta di ammasso di miasma solidificato a creare una spezza corazza. La bestia ronzò e l’onda di energia mefitica colpì tutti i presenti che vennero spazzati indietro.

Tristan riuscì a stento ad alzarsi ma determinato guardò i compagni.

- Non importa! Può diventare qualsiasi cosa ma non dobbiamo arrenderci!- Cercò di spronarli
- E che cosa facciamo? Non credo che i miei pugnali possano spezzare quella corazza - disse Karen stringendo i denti e abbassando lo sguardo sconsolata.
- I tuoi pugnali no. Ma le mie lance si! Andrò al attacco prima di voi e spezzerò la corazza dopodiché attaccate tutti insieme con tutto quello che avete! -

Tristan non aspettò altro, si mise a correre stringendo con forza le due lance e liberò un urlò mentre le due lance iniziavano a ricoprirsi di mana del fulmine e del acqua. Il primo affondo generò una scarica elettrica che fece dimenare la mostruosa creatura. Schivò una sfera esplosiva saltando verso l’alto mentre la luce della sua lancia sembrava diventare sempre più intensa.


- Questo è per il padre di Takeshi e tutte le persone che hai ferito! Secondo livello: Perfora-stelle! -

Gridò il ragazzo scagliandosi con la lancia in avanti verso il centro della creatura, quando l’arma raggiunse l’obbiettivo si scatenò una tempesta elettrica potentissima e la placca che ricopriva la creatura si infranse in mille pezzi. Tristan atterrò davanti a essa, ansimante e accaldato per lo sforzo ormai senza energia. Barcollò indietro e guardò verso i compagni prima di cadere a terra perdendo i sensi affidando a loro la fine della battaglia.

Komuri scattò verso il compagno e rotolando lo portò via dalla traiettoria del colpo che Takeshi stava per sferrare.
Il ragazzo aiutato da Macota, stava caricando un’unica e ultima freccia di mana. Nella sua mente rivide il villaggio nel quale era nato, il sorriso del padre e della principessa e infine vide Cantarella sovrastare l’uomo e dargli il colpo di grazia. La rabbia esplose attraverso quel ultima freccia scoccata.

- Secondo livello: Requiem del Guerriero! -

Il colpo che man mano che avanzava acquisiva velocità, raggiunse il bersaglio perforando da parte a parte la creatura che esplose rilasciando il potere mefitico intorno a loro. Macota però riuscì quasi al ultimo momento a sollevare una barriera di vento per proteggere tutti quanti dal colpo.

La battaglia era finita, Cantarella era stata sconfitta. Takeshi barcollò per la stanchezza mentre una lacrima scivolava lungo la sua guancia ma stavolta, il ragazzo si concesse un sorriso soddisfatto.

- Questo era per voi...madre, padre, adesso potete riposare in pace -

 
****

Quando Tristan aprì gli occhi il giorno seguente, vide il soffitto familiare dell’infermeria dell’accademia. Non provava più così tanto dolore anche se si sentiva ancora un po’ intontito. Improvvisamente, vide la testolina castana e familiare di Faith appoggiata al letto. Il ragazzo allungò la mano e lentamente le carezzò i capelli facendola destare dal suo sonno.

- Buongiorno bella addormentata- la salutò il ragazzo come se nulla fosse

Faith gli gettò le braccia al collo per la felicità di vederlo in salute e quando si rese conto di ciò che aveva fatto, la ragazza si staccò con le mani sulle ginocchia, i capelli scompigliati e gli occhi arrossati e gonfi a causa delle lacrime.

- Tristan per fortuna stai bene! Ero…eravamo tutti molto preoccupati per te - disse la ragazza
- mi dispiace. Ma ora sto bene. Scusa non volevo farti piangere -

Il ragazzo la strinse a se e le carezzò lentamente i capelli e la schiena baciandole la testa. Faith affondò il volto contro il suo petto e circondò la vita del ragazzo con le braccia. Annuì cercando di non piangere nuovamente, stavolta di gioia.

Poco dopo tutti vennero condotti dal preside del Accademia di Loyality che venuto a conoscenza del coraggioso combattimento, volle congratularsi personalmente con i ragazzi. Il resto della giornata passò tra gente che omaggiava il coraggio degli eroi e tra festeggiamenti per la fine del Accademia.

Poco dopo, Tristan passeggiava tranquillo per la città insieme agli amici e Faith al suo fianco. Non aveva che pensieri per la testa eppure stare con lei e con gli amici lo rendeva felice. Ovunque, tutti facevano loro i complimenti e questo, faceva sentire il ragazzo, pieno di orgoglio.

- Io e Komuri andremo a Nord. Il saggio Rygon drago ancestrale del vento ci ha affidato una nuova missione - esordì Hope al fianco di Komuri, rompendo il silenzio creatosi intorno a loro.
- Davvero? Le terre di Nevarya sono molto distanti da qui. Sarà davvero un lungo viaggio per voi- disse Macota
- È vero. Voi che cosa volete fare? -

Domandò nuovamente Hope guardando gli amici e le bastarono i loro sguardi per renderla consapevole delle rispettive decisioni. Suo malgrado, la ragazza annuì e sorrise. Una parte di lei ne era dispiaciuta, ma sapeva che ognuno ha il proprio cammino. E sebbene odiasse l'idea di doversi separare dagli amici così presto, nel suo cuore la ragazza, sapeva che si sarebbero rivisti.


- Ci rivedremo vero? - domandò con voce flebile.
- Certo! Io andrò con Ivanhoe per l’apprendistato di sacerdotessa, ma non preoccupatevi principessa, ci vedremo ancora! È una promessa - sorrise Karen prendendole le mani nelle sue.

- io tornerò ad Albion per far visita alla tomba di mio padre…anche se Cantarella è stata sconfitta, molte cose mi sono oscure. Perché ha ucciso mio padre? e come conosceva mia madre? Devo scoprirlo- disse Takeshi stringendo i pugni con forza.
- D’accordo ma sii prudente e ti prego scrivimi appena puoi. Che la luce del Astro Prismatico possa darti forza e coraggio Take -

Hope abbracciò l’azzurro che ricambiando il gesto la strinse forte prima di fare pugno contro pugno a Tristan. il suo sguardo era più maturo e Belechtor sulla sua spalla sembrò testimoniarlo. Takeshi sembrava più forte, come se si fosse tolto un peso enorme.

- cerca di non metterti nei guai, Arciere dei Miracoli- Scherzò l'altro ragazzo ridendo.
- solitamente sei tu a cacciarti nei guai! Comunque...E tu Mr Cavaliere, adesso che farai?- Domandò Takeshi al amico.
- Resterò qui a Loyality e penso che cercherò di realizzare il mio sogno. Ho perso di vista la strada, sono scappato dalla sconfitta ma…qualcuno mi ha ricordato quanto per me, sia importante aiutare gli altri- disse il ragazzo guardando Faith che arrossendo lo abbracciò.
- Ti auguro di realizzare il tuo sogno Tristan. E che l’astro prismatico possa vegliare su entrambi - disse Hope abbracciando prima Tristan poi Faith.
 -me lo auguro. Quindi restate solo tu e Gart - 

disse il giovane osservando con curiosità Macota e il mezzorco. La Elves sembrò subito sicura di ciò che voleva fare. Si voltò verso Hope con un lieve sorriso.

- se mi è concesso vorrei seguirvi nel pellegrinaggio rituale, vostra altezza -disse la verde
- Lo stesso vale per me! Non sono mai andato a Nord e sicuramente, ci sarà occasione per trovare qualcosa da vendere di valore - ghignò Gart

Hope ridacchiando sorrise nuovamente e annuì guardando Komuri che fece un semplice segno di assenso, trovandosi d’accordo con l’amica.

- Sarà un lungo viaggio ma confido in voi. Benvenuti a bordo - disse Hope

Così gli amici ritrovati andarono ognuno per la sua strada. Hope, Komuri, Gart e Macota partirono alla volta di Nevarya e del grande Nord, Karen raggiunse Ivanhoe diretta verso Arkana a Est, mentre Tristan rimasto al fianco di Faith vedeva una nuova alba sorgere e si incamminava con la ragazza verso un nuovo cammino.



ANGOLO DELLA LOCANDA

E ho finito il nuovo capitolo! Finalmente! Questo capitolo è probabilmente il più complesso che ho scritto fino adesso. Sia per contenuto che lunghezza. Perdonatemi eventuali errori di battitura o di ortografia. Non sono perfetta ma credo che con questo capitolo ho segnato un ulteriore tassello soprattutto per i combattimenti. Mi sono impegnata tantissimo e spero ne sia valsa la pena.

Questo capitolo segna una piccola pausa estiva per Elidon che tornerà probabilmente in inverno ma non escludo capitoli ogni tanto o piccoli missing Moments. Per il momento è tutto.

PS: il nuovo capitolo il giorno del mio compleanno non l’avrei mai detto XD

  
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