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Autore: Juls_Juls    21/06/2022    1 recensioni
Alla fine del 1700 in Francia i motivi per sposarsi erano molteplici e spesso questi non erano legati all’amore. Simone De Lacroix immaginava il suo futuro da sola e questo non le pesava, anzi. Un’ora al galoppo con il suo fidato Neptun sconvolse completamente la sua vita. Niente era più come prima e una decisone presa contro la sua volontà l’obbligò a ridisegnare la sua vita.
Una storia d’amore che si sviluppa tra Francia e America. La forza e determinazione di una giovane donna che nonostante tutto non rinuncia a lottare per raggiungere quello che desidera.
Storia in 18 capitoli più epilogo.
Genere: Fluff, Romantico, Sentimentale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno | Contesto: Storico
Capitoli:
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Capitolo 11

Iniziare un nuovo cammino spaventa.

Ma dopo ogni passo che percorriamo

ci rendiamo conto di come era pericoloso 

restare fermi.

(Roberto Benigni)

Il viaggio verso Clermont si allungava più del previsto. Pioveva e non sembrava volesse smettere. Le strade erano piene di fango, i cavalli e la carrozza faticavano ad andare avanti. Simone e François erano seduti in carrozza assieme al cane lupo. Neptun trottava al loro fianco. Nella carrozza dietro era stata sistemata Nenè con il guardaroba di Simone. Il distacco dal Conte e dalla Contessa alla mattina non sembrava essere stato doloroso per Simone. Molto di più aveva sofferto nel salutare gli zii che però avrebbe rivisto presto. Il Generale invece la prese calorosamente tra le braccia definendola “la mia nuova figlia” e le diede un bacio a sinistra e uno a destra sulle guance dichiarando si essere felice di rivederla quanto presto. 

“Meraviglioso” pensò François con ironia. “Mio padre ha baciato più volte mia moglie che non io stesso.”

Simone guardava distrattamente il paesaggio passarle davanti agli occhi. Grigio in grigio. Pioggia a catinelle. Cominciava ad avere freddo, l’umidità entrava da ogni fessura della carrozza. Era stanca. François stava leggendo. Ogni tanto la guardava di sottecchi: vestita con un abito da viaggio viola, con un cappellino che lei aveva tolto appena entrati in carrozza e appoggiato distrattamente sul sedile. Il cestino con il pranzo era sul sedile vicino a lei. Il cane lupo dormiva ai loro piedi. “Beh, avere un cane da guardia non sarà poi così male” pensò François accarezzando il testone della bestia. Non avevano comunicato molto fino adesso. Simone si era limitata ad ascoltarlo e a fare dei cenni con la testa se era d’accordo o meno. Simone si girò verso François e mostrando il cestino e mettendo una mano sullo stomaco gli fece capire che gli chiedeva se avesse fame e se volesse mangiare qualcosa. François prese la palla al balzo: “È così che chiedete con la lingua dei segni che usate con vostra zia, se una persona vuole mangiare o meno?” Simone era sorpresa della domanda. Non immaginava che François l’avesse osservata mentre era con la zia, ma il suo interesse le fece piacere. Fece di sì con la testa. 

“E se volete sapere se una persona ha sete, che segno fate?” Simone portò il pollice di una mano chiusa alla bocca. “E se vi piace qualcosa?” Simone applaudì con le mani sorridendo. François rispose al sorriso. Simone lo guardò lo indicò con un dito, poi mise le mani in modo da formare con le dita una punta e indicò un punto indefinito con l’indice. François corrucciò la fronte cercando di interpretare quei gesti: “io, capanna, da qualche parte?” Simone rise. Scosse la testa. Mise di nuovo le mani a punta, indicò François e sé stessa. “Ah! Volete forse sapere com’è la nostra casa a Clermont?” 

“Si” fece Simone con la testa, porgendogli un sandwich e una bottiglietta di vino. Fino ad ora non si era interessata minimamente di dove sarebbe andata a vivere. Ma adesso che ci si stavano avvicinando voleva saperlo. 

“La casa è una delle ville più vecchie della contea. Ha due piani, è in muratura con delle finestre molto grandi, una terrazza con delle scalinate a destra e a sinistra che portano al parco circostante. Il parco è molto ampio e da una parte è costeggiato dal bosco. Voi sarete libera di arredarla come meglio credete. In questi mesi non ho fatto molto tranne che farla pulire, far rimettere in funzione i camini e farci preparare gli alloggi per il personale. Il salone è arredato, le camere da letto pure ma in modo molto semplice. Lo studio e il giardino d’inverno hanno bisogno decisamente di un tocco femminile. Le tende sono molto vecchie. E se l’arredamento del salone non vi piacesse lo potete tranquillamente cambiare. Non aspettatevi niente di enorme. Credo che il salone di Clermont entri almeno due volte in quello di vostro padre.” 

Simone ascoltava interessata e incuriosita. Tutto d’un tratto la carrozza si arrestò di colpo con uno strattone che fece finire Simone addosso a François facendole sbattere la testa contro il suo naso che cominciò a sanguinare. Simone si rialzò dolorante e vide il sangue colare sulla giacca di François e sul suo vestito. Spaventata gli porse un fazzoletto. Lui un po’ intontito dal colpo lo prese e disse che non c’era niente da preoccuparsi. Passerà presto. Non era la prima volta che prendeva un colpo sul naso “mai da parte di una donna però” pensò tra sé. Il Comandante scese dalla carrozza per sapere cosa fosse successo. Una ruota si era impantanata nel fango. Scese anche Simone. “Simone andate in carrozza da Nenè per favore prima che vi raffreddiate.” Il cane lupo approfittò della pausa per correre tutto il tempo felice sotto la pioggia.

Mezz’ora dopo la ruota era liberata, François bagnato fradicio, sporco di sangue e fango fin quasi alla punta dei capelli. Lupo prima di entrare in carrozza si scrollò in modo tale da bagnare tutti quelli che erano attorno a lui nel raggio di un metro: François, Simone, il cocchiere. Simone rientrò nella sua carrozza. L’orlo del vestito incrostato di fango come pure le scarpe, bagnata fradicia grazie a Lupo. Un’ora dopo, quasi al crepuscolo, arrivarono a Clermont, stanchi, infreddoliti e doloranti. 

“Ben arrivati a Clermont” dissero Sophie e Gerald all’unisono. Sophie era la governante e Gerald il maggiordomo. Gerald aprì la porta della carrozza per far scendere François. Lo guardò molto stupito. 

“Sì mio vecchio amico, abbiamo avuto un incidente per strada, una ruota impantanata e Madame de Boneville ha pensato bene di darmi una testata sul naso” disse in tono scherzoso François. Simone sorpresa per la sua uscita lo guardò con rimprovero. Poi si accorse che era la prima volta che veniva chiamata “Madame de Boneville”. Non voleva ammetterlo ma le piaceva. François appena detta la frase si rese conto che aveva chiamato qualcuno che non fosse Aveline Madame de Boneville. “Che strana sensazione, veramente strana” pensò. François scese e porse la mano a Simone per aiutarla a scendere. 

Sophie fece un inchino: “Benvenuta Madame, spero che il viaggio non sia stato troppo stancante.” Poi la guardò dai piedi in su: scarpe completamente piene di fango la gonna rovinata, sangue sul vestito, probabilmente del povero Comandante, completamente bagnata, i capelli raccolti in quello che alla mattina sarà stato uno chignon ordinato, un viso molto carino e palesemente stanco. Non sembrava una Contessa in quelle condizioni. Completamente diversa da Aveline de Boneville che lei aveva conosciuto bene e a cui si era affezionata molto. Ma forse era meglio per il Comandante che fosse così diversa. Simone le sorrise. François diede ordine agli stallieri di sistemare in cavalli. Nenè aiutò il personale a scaricare la seconda carrozza e le furono mostrati i suoi nuovi alloggi. Il cane lupo (che spaventò non poco Sophie e Gerald per le sue dimensioni) fu fatto entrare in casa. Simone e François lo seguirono. 

“Se i signori sono d’accordo, consiglio che vi cambiate prima di cena. Dopo di che potete prendere posto in salone dove Gerald servirà il pasto.” disse Sophie. “Madame, se volete seguirmi vi mostro la vostra camera”. Simone seguì la governate su per le scale. La casa era accogliente, calda, per quello che Simone aveva potuto vedere fino adesso. Aveva un buon profumo di legno e di cera di candela. Sophie aprì la porta della camera di Simone che entrò. La stanza non era molto grande ma accogliente. Il camino era acceso e irradiava un tepore che avvolse subito la giovane. Uno scrittoio un letto grande con un baldacchino in stoffa azzurra come le tende che adornavano le grandi finestre. Tutto era scelto con buon gusto. I mobili erano in quercia. Non c’era niente da cambiare secondo lei. Nella stanza attigua si trovava il guardaroba e il bagno. Una porta collegava la sua camera con la camera di François. 

“Il Comandante ha scelto lui stesso l’arredamento ma ha anche detto, che se qualcosa non dovesse piacervi siete libera di cambiarla” disse Sophie. Simone prese un foglio è scrisse, che la stanza era bella ed accogliente così com’era. Secondo lei non c’era motivo di apportar nessuna modifica. “Beh almeno questa ragazzina non sembra essere capricciosa o viziata” pensò Sophie leggendo il biglietto. Aiutò Simone a spogliarsi e le pose un vestito più caldo di un bel color malva. Le pettinò i capelli e glieli legò morbidamente con un nastro di seta. Mentre faceva questo, guardava la sua nuova Madame nello specchio e si chiese come avrebbe funzionato un matrimonio con il Comandante su una base così instabile e con una persona che non parlava. Non poteva spiegarselo. Ma in definitiva non era affar suo e non doveva impicciarsi. 

Simone la ringraziò con il cenno del capo e scese nel salone. François non era ancora arrivato, per cui incominciò a guardarsi attorno e ad esplorare quella che da adesso sarebbe stata la sua nuova casa. Un salone confortevole. Due poltrone davanti ad un camino acceso. Una tavola per desinare. Scaffali alti fino al soffitto pieni di libri. Tutto molto semplice ma elegante. E poi lo vide… In un angolo del salone. Un pianoforte a mezza coda, bianco come la neve. Meraviglioso. Gli si avvicinò ed accarezzò i tasti, avorio ed ebano. Che sensazione sotto le dita! Si sedette e suonò alcuni di accordi. Ogni pianoforte ha una voce sua, diversa dagli altri pianoforti, inconfondibile e questa voce era calda ed avvolgente. Un suono bellissimo. Era al settimo cielo. 

“E’ il mio regalo di nozze per voi Simone”, disse François che si era avvicinato a lei. Vestito con una semplice camicia e dei pantaloni, il naso ancora un po’ gonfio era bellissimo nella sua semplicità. “Spero vi piaccia” disse con voce bassa, quasi imbarazzata. Simone era sopraffatta dall’emozione. Aveva le lacrime agli occhi. Lui aveva scelto per lei un pianoforte, che gesto meraviglioso! Si alzò, lo raggiunse e con il palmo della mano gli accarezzò una guancia. Lui le prese la mano e baciò il suo palmo, senza staccare gli occhi da quelli di Simone. Lei si sentì a casa.

Sophie era stata testimone involontaria della scena. Un po’ commossa pensò che le vie del Signore sono veramente infinite.

   
 
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