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Autore: Cristina_Berger    23/06/2022    0 recensioni
Patrick ha ventidue anni, un carattere ottimista e gioviale, e tanta voglia di vivere. Vive con i fratelli in una tetra villa nella campagna del viterbese, soprannominata "La casa degli angeli", una dimora sulla quale in paese si raccontano storie terribili di morte, pazzia e strani rituali, nulla sembra intaccare la sua serenità.
Fino al giorno in cui un suo coetaneo non viene trovato morto poco lontano, massacrato a coltellate. Da quel momento in poi la sua vita sarà un susseguirsi di incubi e avvenimenti spaventosi. Realtà e fantasia si confonderanno nella sua mente, e...
Genere: Thriller | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: Lemon | Avvertimenti: Contenuti forti
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Warning: contiene descrizione dettagliata di un tentativo di suicidio, evitate la parte in corsivo se lo reputate opportuno, più avanti nella storia ci sarà comunque un riferimento a quanto narrato, quel tanto che basta a comprenderne il nesso con la vicenda.

 

Novembre 1993

L'ormai ex-capitano del Tuscia FC ha preso la sua decisione, dopo settimane di dubbi e ripensamenti.
 

"Ci vediamo domattina" dice al fratello che sta uscendo per il solito sabato sera al bar del paese "Quando rientrerai probabilmente starò già dormendo"
Per sempre.

Gabriele gli fa un cenno con la mano, e sparisce oltre la porta della stanzetta che hanno condiviso per diciannove anni. I suoi capelli di un biondo chiarissimo, quasi bianco, spiccano sul blu scuro del giubbino che si è deciso a prestargli, tanto a lui
sottoterra
non servirà più.

Il portone che sbatte, passi sul vialetto, il fracasso del malandato Malaguti Fifty sempre più lontano.

"Se il tempo peggiora fatti riaccompagnare da Giuseppe, non voglio che giri in motorino col diluvio"

Non è riuscito a dirgli ti voglio bene, per paura di far trapelare le proprie intenzioni. Sono abituati a insultarsi, a discutere per ogni cosa, a criticarsi ferocemente l'un l'altro, e l'affetto se lo sono sempre dimostrato con i fatti, mai con parole e abbracci fraterni.

Aspetta ancora qualche minuto, poi esce anche lui. Il cielo è scuro, la strada deserta.

Infila nella marmitta della 128 un'estremità del tubo verde acquistato il giorno prima e fa passare l'altra attraverso il sottile spiraglio che ha lasciato alzando il finestrino lato guida. Sa che dovrebbe sigillare tutto, impedire che entri aria fresca, ma una parte di lui evidentemente non è poi così convinta che la morte sia la soluzione.

"Nelle mie condizioni va bene anche così" si dice, cercando di ignorare la flebile vocina della speranza.

La fragranza dell'Arbre Magique alla vaniglia, unita all'odore della vecchia tappezzeria e a una vaga nota fruttata ricordo dell'ultima volta in cui la sua Kitty è stata lì, seduta al suo fianco, lo rincuora. Così familiare, così rassicurante. Non si sentirà del tutto sperduto quando la Nera Signora verrà a prenderlo per portarlo in un luogo si spera migliore, dove il dolore, la malattia e il fallimento non esistono, e dove un giorno - lontano, si augura - le persone che ha amato lo raggiungeranno e potrà riabbracciarle.

C'è una cassetta, nell'autoradio. L'ultimo album di Vasco Rossi, Gli Spari Sopra, la colonna sonora degli ultimi nove mesi. Gli ricorda giorni in cui era ancora felice, pieno di sogni e progetti per il futuro. Giorni di studio, allenamenti, uscite con gli amici, in cui il tempo sembrava non bastare mai. L'esame di maturità, la sua prima relazione sentimentale, quel primo bacio indimenticabile, il campionato regionale, l'opportunità di giocare in una squadra blasonate. Una vita perfetta, praticamente finita quel dannato cinque settembre con una fitta dolorosa al centro del petto. Aveva un piano B, avrebbe potuto essere felice anche senza diventare un calciatore professionista, ma una nuvola nera l'ha avvolto, gli ha tolto ogni forza, ha spento la sua luce. Andare avanti così finché il suo cuore non cederà del tutto gli sembra una prospettiva intollerabile. Meglio andarsene subito, risparmiarsi una lunga agonia fisica ed emotiva, e liberare amici e parenti dalla sua presenza ora ingombrante e insensata.

Accende il motore e chiude gli occhi per un istante, come faceva prima di tirare un calcio di rigore. Concentrato, con quel velo di ansia perenne che l'ha sempre contraddistinto, emozionato. Quando li riapre, vede l'unicorno giallo e rosso che penzola dallo specchietto retrovisore.

Attento ai cavalli cornuti, gli ha detto una volta Kitty, incredibilmente seria. Preoccupata, forse? Ma certo, lei sapeva, doveva aver sognato la sua morte prima ancora che lui la pianificasse. Kitty e i suoi sogni, le sue strane percezioni, la sua convinzione che il sovrannaturale esista. L'ha amata, la ama, anche per questo. Per quel suo lato intuitivo, quasi magico, che l'ha sempre affascinato e aiutato ad andare oltre la propria razionalità un po' noiosa.

Sta piovendo. Come la mattina in cui i suoi sogni di gloria si sono infranti sul terreno bagnato dello stesso campo che l'ha visto dare i suoi primi calci a un pallone. E c'è nebbia. Ma non fuori dall'auto:  ce l'ha in testa, in gola, nei polmoni sempre più intossicati dal monossido di carbonio. Riccardo Toscano sta giocando la sua ultima partita, ed è in netto svantaggio.

Sotto al ticchettio della pioggia, il clic dell'autoreverse. Pochi secondi ancora, e poi Vasco canta Stupendo, la canzone che suo padre gli ha detto potrà capire davvero quando avrà quarant'anni. Stronzate. A parte che lui non ne compirà neanche venti, di anni, la comprende benissimo anche ora.

E ora che non mi consolo, guardando una fotografia, mi rendo conto che il tempo vola, e che la vita poi è una sola.

O una sòla, come dicono a Roma. Una fregatura.

Però ricordo chi voleva, al potere la fantasia. Erano giorni di grandi sogni, lo sai, eran vere anche le utopie.

Attraverso il parabrezza appannato come i suoi occhi stanchi, lo vede. E' un normale ragazzo, dall'aria familiare, che crede di aver intravisto il giorno prima alla cassa della Coop con una lattina di Coca Cola e un sacchetto di patatine, e indossa una felpa grigia con il logo della birra Guinness.

Lo sta osservando, immobile, stralunato, da dietro il tronco di un grosso albero. Non sarà lui a salvarlo trascinandolo di peso fuori dalla 128 appena in tempo.

Quel ragazzo è la Morte, ne è sicuro, e se non lo porterà via ora, prima o poi lo farà comunque.

 

 

Patrick tornò dal bagno con i capelli ancora umidi, già del tutto vestito, e si buttò sul letto a gambe larghe, con fare teatrale.

"Dimmi che questa giornata del cazzo sta finendo, o mi metto a urlare" disse, guardandola con quegli occhioni azzurri che non finivano mai di stupirla per il loro irresistibile insieme di dolcezza e forza "Sono esaurito"

"Ora ti riposi un po' e poi scendiamo a mangiare qualcosa"

"Comunque va meglio" continuò lui, rigirandosi la croce tra le dita "L'universo si sta impegnando per rendermi la vita difficile ma io non mollo, comincio davvero a credere di essere immortale. Ho perso il conto di quante volte ho rischiato di morire"

"Lo Splendente non può morire"

"Potrò sembrarti patetico, ma quella storiella mi ha aiutato tanto. Rosemary è stata la prima persona a farmi sentire speciale e amato, e anche se poi non sono diventato un eroe invincibile e sicuro di sé, non sono venuto su tanto male, che dici?"

"Dico che sarebbe fiera di te"

"Sai cosa sto pensando? Quando questa storia del Mostro sarà finita e avrò trovato un nuovo lavoro, andremo a Belfast. Voglio conoscere meglio la mia terra e voglio farlo con te. E spero di riuscire a rintracciare Rosemary, sperando si ricordi di me. E..." Lo sguardo di Patrick si velò, rivolto ora alla palla di vetro con gli angioletti "Vorrei scoprire dove è sepolto Brian, e magari anche trovare la sua famiglia adottiva, ma ho un po' paura. Insomma, se lui è... se non c'è più, è perché è venuto a cercarmi"

"Paddy..." Gloria avrebbe fatto qualsiasi cosa per togliergli dalla testa l'assurdo senso di colpa che provava per la morte del suo gemello, ma aveva capito da un pezzo che provare a farlo ragionare non funzionava. Probabilmente doveva lasciare che il dolore facesse il proprio corso, dare tempo al tempo.

"Va tutto bene" Il ragazzo le sorrise e le fece cenno di raggiungerlo sul letto "Non posso cambiare quello che è stato, purtroppo, e so che avete ragione, devo accettarlo e andare avanti. Ho tanti buoni motivi per non sprofondare. Tu sei il primo"

"Ti amo, Colui che splende" Gloria si accoccolò al suo fianco, poggiandogli la testa su una spalla e intrecciando le gambe alle sue "Ti amo tanto tanto tanto"

"Idem"

"Oh no, devi rispondere Anch'io o Io di più o qualunque altra cosa. Tu non sei uno che ha problemi a dire ti amo, comunque, e ti adoro anche per questo"

L'allusione era chiara, e la infastidiva nonostante le buone intenzioni. In Ghost il protagonista maschile che rispondeva Idem ai Ti amo , veniva ucciso e tornava sotto forma di fantasma per scoprire chi gli aveva sparato e salvare la compagna che rischiava di fare la stessa fine. Da quando Patrick le aveva confidato di aver paura di essere l'obiettivo del Mostro, e ancor più dopo che il suo cuore si era fermato per qualche minuto, non riusciva più neanche a sollevare il coperchio del portagioie che lui le aveva regalato, sentire la canzone associata a quel film le dava i brividi.

"Scusami piccola. Ti amo. Ti amo tantissimo"

"Così va meglio"

Gloria gli sfiorò il petto, cercando di non pensare al fatto che qualcosa lì dentro non funzionava più alla perfezione, e si rese conto di avere bisogno di un contatto più intimo, più diretto. Voleva sentire il calore della sua pelle, il suo profumo, la consistenza dei suoi muscoli sodi. E dalla luce maliziosa di quegli occhi bellissimi, dal modo in cui lui fremeva, capì che anche Patrick non desiderava altro. I loro corpi non potevano fare a meno l'uno dell'altro, aspettavano da ore il momento in cui si sarebbero ritrovati soli.

"Dimmelo ancora"

Gloria si spostò a cavalcioni sul ragazzo e fece per sollevargli il bordo della maglia di cotone, ma lui la bloccò, con un'espressione triste e dolente.

"Aspetta... devo dirti una cosa. Prometti che mi farai finire di spiegare, prima di decidere cosa fare di me"

"E' così urgente?"

"Urgentissima. Te l'avrei detta subito, se ne avessi avuto il tempo"

"Sei andato a letto con Silvia?"

"No, Gloria, no, Ascoltami, ti prego. E'...folle. E imbarazzante. Ho sbagliato a non parlarne con te e Gabriele prima, sono stato un incosciente. Sarei potuto morire"

"Addirittura?"

"Non sto scherzando o esagerando. Vieni qui"

Patrick la invitò a stendersi di nuovo al suo fianco e le prese il viso tra le mani, fissandola intensamente.

"Silvia non mi ha cercato, non è stata lei a chiedermi di andare da lei" iniziò, con la voce leggermente affannata "Sono andato io perchè ero quasi convinto lei fosse il Mostro. Qualcosa non mi tornava ma avrebbe avuto senso. Ti ho già accennato ai suoi gusti un po'... particolari, a certe sue fantasie"

"Le piaceva dominarti anche a letto"

"Le piaceva farmi soffrire, in ogni modo possibile. Anche fisico. Ma non si è mai spinta oltre qualche graffio, mi sono sempre rifiutato di farmi picchiare o cose del genere, e lei non ha mai superato il limite, al massimo le permettevo di dirmi cosa avrebbe voluto farmi. Mi metteva a disagio eppure non sono mai riuscito a fermarla. Lei mi dava quello che volevo, sapeva cosa mi faceva eccitare, e io ricambiavo come potevo"

"Perché, Paddy? Perchè stavi con una così?"

"Perché è stata la mia prima relazione seria e perché pensavo che fosse giusto venirsi incontro se non si era perfettamente compatibili. Lo penso ancora, solo che ora so che i compromessi vanno bene finché non ti provocano disagio. So anche che sono stato manipolato. Sempre lo stesso schema: mi distruggeva psicologicamente e, un attimo prima che andassi in pezzi, mi faceva sentire un dio perfetto e irresistibile"

"Hai pensato avesse ucciso Brian per avere l'illusione di uccidere te? E gli altri?"

"Conosceva Riccardo, è andata anche con lui. Sì, ho creduto che avesse ucciso tutti e quattro per realizzare finalmente le sue fantasie, che riguardassero me o meno. E sono andato da lei per capirne di più. L'ho sedotta, Gloria. Mi sono vestito come piace a lei, le ho sfiorato il collo, le ho permesso di toccarmi... volevo abbassare le sue difese e spingerla a parlare. Però sono esploso prima , l'ho accusata di avere ucciso mio fratello e lei ha confermato"

"Quindi..."

"No, non è stata lei. C'è stato un fraintendimento assurdo. E' andata a letto con Ricky, o almeno così dice"

Patrick si girò verso la metà della stanza un tempo occupata dal fratello, con un sospiro.

"Non mi racconta più nulla, il mio Rick, ma questa è un'altra storia"

"C'è dell'altro?"

"Mi ami ancora, Gloria?"

"Temo di sì. Non so se ridere o se piangere immaginandoti nei panni di un investigatore super sexy che si fa frugare nelle mutande da una presunta assassina"

Non sarebbe mai riuscita a odiarlo, ne era sicura. Improvvisamente si rese conto che se avesse scoperto che si erano spinti oltre, l'avrebbe perdonato. La sua sincerità era spiazzante, genuina, e il modo in cui la guardava avrebbe sciolto un ghiacciaio.

"Mi ha graffiato" Patrick si sollevò la maglietta, con le guance in fiamme, visibilmente imbarazzato. I suoi fianchi erano segnati da lunghe striature rosse e gonfie. Gloria si trattenne dall'inveire contro Silvia, immaginandosela compiaciuta ed eccitata mentre affondava le unghie nel corpo del suo ragazzo che non sarebbe mai stato capace di fermarla a ceffoni.

"Ti fa male?" chiese invece.

"Più dentro che fuori" 

Gloria sfiorò le sue ferite con piccoli baci, delicatamente, risalendo lungo il suo petto, sul collo, fino a incontrare le sue labbra. Non aveva mai creduto di poter amare qualcuno in modo così totale e incondizionato. Patrick era il suo mondo, il suo presente e il suo futuro. Fragile e forte allo stesso tempo, limpido e pulito, bisognoso di affetto e rassicurazioni ma anche in grado di farla sentire al sicuro, con quelle braccia forti e la sua capacità di rialzarsi sempre, anche dopo la caduta più rovinosa.

Siamo al rush finale, presto tutti i tasselli andranno al loro posto e scoprirete chi si cela dietro il cappuccio nero e perché. Non so ancora quanti capitoli manchino, sto cercando di non scriverne di troppo lunghi per facilitarvi la lettura, ma di sicuro non raggiungerò gli ottanta/novanta dei miei romanzi precedenti. Spero di non deludere le aspettative di chi mi ha seguita fin qui, e che la risoluzione dell'enigma non sia troppo scontata. Spero che non mi odierete per alcune cose che accadranno 🤣

Ci saranno altri omicidi?
Patrick e Ricky torneranno affiatati come un tempo?

Gloria e Patrick rimarranno insieme?
Dobbiamo preoccuparci per le condizioni di salute di Patrick?

 

   
 
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