Storie originali > Drammatico
Ricorda la storia  |      
Autore: rockettorussia    15/07/2022    0 recensioni
No, lui non era un ragazzo triste, lui non poteva piangere come un bambino, lui era sempre stato il ragazzo più allegro dell'ospedale, non poteva lasciarsi trasportare dalle emozioni negative, non poteva essere così fragile.
Genere: Triste | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
Per recensire esegui il login o registrati.
Dimensione del testo A A A

[Questa fanfiction -come le altre sul profilo- è un repost delle mie fanfiction scritte dal 2012 al 2018 su diversi fandom e pubblicate tutte su EFP.]




 

Anemone


 



 


 

La targhetta davanti alla porta della sua camera d'ospedale non gli era mai sembrata così squallida e triste.

"尾田マサキ", Oda Masaki, il nome del ragazzo che in quel momento guardava con aria seria quella targa che era diventata così anonima da fargli ribrezzo.

Voltandosi verso l'infermiera, sfoggiò uno dei suoi più bei sorrisi, e poi le chiese se poteva restare un po' da solo.

Ottenuto il permesso, entrò silenziosamente nella camera e si sedette sul letto.

Quasi per paura di essere visto da qualcuno, chinò il volto nascondendo le guance con i capelli. Sentì le lacrime pizzicargli il volto.

No, lui non era un ragazzo triste, lui non poteva piangere come un bambino, lui era sempre stato il ragazzo più allegro dell'ospedale, non poteva lasciarsi trasportare dalle emozioni negative, non poteva essere così fragile.

Eppure in quel momento stava piangendo, sapeva benissimo che così avrebbe solo peggiorato le cose, ma era più forte di lui; le lacrime si staccavano dalle ciglia a grosse gocce, colavano sulle guance arrossate impigliandosi tra i sottili capelli neri del ragazzo e poi si ricongiungevano alla punta del mento, cadendo sul pigiama dell'ospedale, di un colore azzurrognolo.

Ancora, voglio vivere ancora.

Permettetemi di vivere ancora, non voglio che il vento mi soffi via...

Masaki era sempre stato un ragazzo bellissimo; i lineamenti del volto erano estremamente delicati e morbidi, sembrava che avessero paura a solcare un volto così delicato; i capelli color pece svolazzavano in tutte le direzioni, e spesso finivano anche sui suoi occhi color nocciola. Erano questi ultimi il suo "tesoro", nonostante fosse stato in ospedale per qualche mese – e ci sarebbe dovuto ancora rimanere – gli occhi rimanevano sempre vivi, splendevano in quella stanzetta bianca e vuota che sapeva di disinfettante.

Ma la sua era una bellezza fragile. Era sempre stato di costituzione cagionevole, sapeva che era predisposto ad ammalarsi facilmente, ma quando gli avevano detto che soffriva di una grave malattia cardiaca – il nome non l'aveva mai imparato e non voleva impararlo – si era istintivamente sfiorato il cuore e, sentendolo pulsare sempre più forte, aveva stretto i pugni così tanto da conficcare le unghie nei palmi delle mani.

Non aveva reagito così male per il fatto di dover stare spesso e per molto tempo in ospedale, aveva reagito in quel modo perché lui aveva sempre creduto di avere un cuore puro, un cuore disposto ad amare tutti, un cuore di quelli difficili da trovare – e invece il suo cuore era sporco, tormentato da una malattia all'apparenza incurabile.

Ormai lo aspettava da tempo, il soffio di vento che lo avrebbe spazzato via.

Si era quasi rassegnato all'idea che la sua vita non avrebbe superato i sedici anni.

Poi, un giorno, si era trasferito nella stanza accanto alla sua una anziana signora che un tempo lavorava come fioraia, e paragonava chiunque d un fiore.

Masaki non volle mai andare a trovarla, non gli interessava consultarsi con quella strana signora per conoscere il fiore che più gli era appropriato, perché in fondo lo sapeva già.

Era un anemone. Fiori bellissimi, destinati a vivere poco. Fiori che, per un semplice soffio di vento, disperdevano i propri petali nell'aria, consapevoli delle loro debolezze.

Per l'ennesima volta, Masaki sorrise sarcasticamente, guardando fuori dalla finestra. Quella era una giornata calma come poche.

Non c'era neppure un soffio di vento, eppure sapeva che di lì a poco si sarebbe levata una tempesta.

Bussarono alla porta, entrò l'infermiera; in mano aveva un mazzo di anemoni.

Glieli avevano portati i suoi genitori, ma non era orario di visite e quindi avevano chiesto a lei di portarglieli.

Masaki guardò a lungo i fiori, per poi guardare alla finestra.

Sentiva il battito che accelerava sempre di più, il muscolo cardiaco pompava sangue spasmodicamente, e cominciava a sollevarsi anche un po' di vento.

Un altro po', voglio vivere un altro po'...

Il mazzo di fiori cadde a terra, tra i singhiozzi Masaki scorse tutti i petali degli anemoni sparsi a terra.

Il vento non può essere già arrivato!

Per favore, fermate questo vento, non è giusto... non è giusto morire proprio adesso.

... Voglio vivere ancora.


 

 
   
 
Leggi le 0 recensioni
Ricorda la storia  |       |  Torna su
Cosa pensi della storia?
Per recensire esegui il login oppure registrati.
Torna indietro / Vai alla categoria: Storie originali > Drammatico / Vai alla pagina dell'autore: rockettorussia