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Autore: beomtaro    18/07/2022    0 recensioni
[1200 parole]
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“Aveva deciso di unirsi” – come se non fosse stato Gabriele stesso a chiedergli di accompagnarli, dopo che si era offerto come autista, perché non voleva rimanere in macchina da solo.
Genere: Angst, Sentimentale, Triste | Stato: completa
Tipo di coppia: Slash
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
- Questa storia fa parte della serie 'FASE: TRENI'
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Paralizzanti sguardi in cui mi rifletto
Gabriele/Leonardo
bathtubreadings


Gabriele avrebbe dovuto farsi un esame di coscienza.

Avrebbe dovuto farsi un esame di coscienza e imparare a chiudere la bocca, perché non poteva continuare a prendere Giovanni per il culo, per il fatto che lui e Christian ancora non si fossero decisi a mettersi insieme, quando Gabriele era il primo a non avere ancora fatto niente con Leonardo.

Almeno Giovanni e Christian erano già oltre il baciarsi e l’andare a letto insieme, Gabriele e Leonardo manco quello.

Gabriele e Leonardo avevano iniziato ad andare d’accordo solo nell’ultimo periodo – se così si poteva dire: era sempre Leonardo a iniziare le discussioni, era sempre Leonardo a dare fastidio, era sempre Leonardo a cercare di rompere quella facciata da bravo ragazzo sempre gentile con tutti che il più grande tanto detestava; Gabriele, invece, non aveva mai sentito il bisogno di rispondere a tutte quelle frecciatine, non aveva voglia di litigare – anche se qualche volta sbottava anche lui, incapace di resistere a rispondere agli insulti. Ultimamente, però, Leonardo sembrava aver abbassato l’ascia di guerra, Gabriele l’aveva notato dopo una settimana intera passata senza mal di testa.

Leonardo generalmente non andava con loro quando dovevano fare certe stronzate.

Perché avrebbe dovuto, volendo, quando non aveva idea di come tenere in mano una bomboletta spray che, quasi sicuramente, gli avrebbe imbrattato i vestiti di vernice che non sarebbe mai andata via? (Parole di Leonardo, non di Gabriele).

Gabriele non gliene faceva una colpa, nemmeno lui era un amante dell’arte dei graffiti, dopotutto, e nove volte su dieci veniva relegato ad autista o palo, appunto per questo.

Era stato un caso che quel giorno – quella notte, per meglio dire – Leonardo avesse deciso di unirsi a loro. Gli era anche andata di culo che ci fosse Christian a fare da palo, almeno Leonardo e Gabriele sarebbero potuti rimanere nel pick-up, pronti a partire a tutta birra se fosse arrivato qualcuno.

“Aveva deciso di unirsi” – come se non fosse stato Gabriele stesso a chiedergli di accompagnarli, dopo che si era offerto come autista, perché non voleva rimanere in macchina da solo.

Leonardo e Gabriele erano in silenzio. A sua discolpa, l’unica cosa che a Gabriele veniva in mente era “bel tempo, non trovi?”, quindi era meglio stare zitti.

C’era la luna piena, però, era di fatto una bella serata.

Nel dubbio, Gabriele prese le sigarette dal cruscotto e se ne accese una, tenendola con la mano sinistra e appoggiando il braccio sul finestrino aperto. Aveva abbandonato il suo cellulare nel porta-telefono attaccato alla ventola dell’aria condizionata, facendo partire una delle sue playlist di Spotify; il volume era molto basso e, ogni tre o quattro canzoni, partiva una delle mille pubblicità fastidiose dell’app, perché Gabriele aveva a malapena i soldi per pagarsi la benzina, figuriamoci un abbonamento mensile per un’app che non usava praticamente quasi mai.

Leonardo era seduto accanto a lui, si era tolto le scarpe e aveva alzato i piedi sul sedile, abbracciandosi le ginocchia con un braccio e tenendo nell’altra mano il telefono. Gabriele vide che stava scrollando distrattamente la for you page di TikTok, quando adagiò la testa sul poggiatesta e la ruotò di lato, sbuffando fuori un po’ di fumo.

«Abbi la decenza, almeno, di non buttarmi il fumo in faccia.» Mormorò Leonardo, passando da  TikTok a Instagram.

«Scusa.» rispose Gabriele, prendendo un altro tiro. Questa volta soffiò fuori dal finestrino.

Dopo un po’ partì una conversazione, Leonardo mostrò a Gabriele una storia di Tommy, in cui si vedeva Marco correre tra due treni, una bomboletta per mano, lasciandosi due scie di vernice alle spalle. Gabriele era felice di vedere che si stavano divertendo.

(Che frase falsa, ma va beh, okay).

Inspiegabilmente, a metà della seconda sigaretta di Gabriele, iniziarono a litigare. Ma forse, con Leonardo, Gabriele doveva aspettarselo, non avrebbe dovuto abbassare la guardia.

In qualche modo strano, forse un po’ come due poli magnetici opposti che si attraggono, man mano che la discussione si faceva più accesa, entrambi si girarono per fronteggiarsi, avvicinandosi. Gabriele a un certo punto si voltò per buttare il mozzicone fuori dal finestrino, tornando poi a fissare Leonardo.

Non si ricordava fossero così vicini.

Gabriele era un uomo debole.

Leonardo in quel momento si trovava a pochissimi centimetri da lui, sentiva il suo respiro sulla pelle, sulle sue stesse labbra. Il suo cervello lentamente si spense, l’unica cosa a cui riusciva a pensare erano Leonardo, le sue labbra, e quanto sarebbe stato semplice sporgersi e baciarlo, facendolo tacere.

Non si ricordava nemmeno più il motivo del litigio.

Con un secondo di ritardo, Gabriele si rese conto di star fissando Leonardo in silenzio. Anche il più grande era in silenzio e lo stava guardando di sottecchi, come se sapesse che Gabriele aveva smesso di ascoltarlo, ma comunque si aspettasse una risposta a quello che aveva detto.

Gabriele non aveva la più pallida idea di cosa volesse sentirsi dire Leonardo.

Vuoto più totale.

Lo sguardo gli cadde sulle labbra di Leonardo. Bellissime, screpolate labbra di Leonardo che Gabriele avrebbe tanto voluto baciare in quell’esatto istante.

Cercò di alzare gli occhi velocemente in quelli di Leonardo, sperando che non se ne fosse accorto, ma Leonardo alzò un sopracciglio, facendo scivolare anche lui il suo sguardo sulle labbra di Gabriele.

Di solito, in questi momenti, nei film ci si bacia.

Ma la vita non è una fottutissima soap opera, purtroppo.

L’idillio venne rotto dalle luci rosse e blu di una macchina della polizia: Leonardo fu il primo a notarle, guardando oltre la spalla di Gabriele e bisbigliando un “merda” quasi del tutto inudibile. Gabriele si voltò a controllare e vide anche lui i riflessi della sirena.

Si abbassarono entrambi sui sedili, scivolando più in basso che potevano nel pick-up – i poliziotti non avrebbero dovuto vederli subito, la macchina era spenta e Gabriele aveva tolto la musica mentre litigava con Leonardo, troppo irritato per ascoltare la pubblicità tra le canzoni; inoltre, si erano parcheggiati in un punto abbastanza nascosto, dovevano essere al sicuro.

Gabriele sperò soltanto che gli altri dentro non si facessero beccare.

Leonardo e Gabriele rimasero nascosti per attimi interminabili, ma probabilmente non passò più di un quarto d’ora. Un quarto d’ora in cui Gabriele non era riuscito a pensare ad altro se non, ancora una volta, alle labbra di Leonardo.

Marco e Tommy furono i primi a salire sul cassone posteriore, Gabriele aveva messo in moto nel momento in cui li aveva visti correre fuori dal cancello. Giovanni aiutò poi Christian a salire, prima di arrampicarsi anche lui, dopodiché Gabriele spinse sull’acceleratore, seminando i poliziotti.

Meno male che aveva tolto le targhe dal pick-up, almeno i poliziotti non li avrebbero potuti rintracciare!

Fu un errore guardare nello specchietto retrovisore, perché Gabriele vide Christian lanciarsi su Giovanni, entrambi con ancora il fiatone, e unirsi in un bacio – uno di quelli dei film, di quelli che stanno a indicare l’inizio di qualcosa di magico, di significativo, pieni di passione.

Tommy e Marco stavano facendo i coglioni, incitandoli, e Leonardo si era girato per osservarli, con un’espressione semi divertita ad adornargli il volto.

Gabriele provò a mascherare il suo cipiglio, staccando gli occhi dai novelli sposi lì dietro, distendendo la fronte e concentrandosi sulla strada.

Anche lui era a tanto così… 



Ciao besties~
Eccoci qui con la terza fic, spero vi sia piaciuta, fatemi sapere cosa ne pensate con una recensione ^^
– aro

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