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Autore: rockettorussia    21/07/2022    0 recensioni
[Horror][Leggermente splatter]
*
Xerxes finisce in un villaggio in cui il circo non è ben visto. Ma, anche in un posto così piccolo, nuove marionette non possono mancare.
C'è il sangue, in mezzo alla segatura.
*
Dal testo:
Xerxes prese il pezzo di legno, muovendo la bambola con maestria, al fine di farla stare in posizione eretta.
Quando la bambolina si alzò, Xerxes la mostrò al pubblico.
La marionetta era magnifica, sembrava così… viva.
Alla piccola folla si aggiunse gente, mentre si levava un piccolo “Oh” di stupore.
Xerxes cominciò a muovere la bambola facendole fare piccoli inchini e piroette, ricevendo anche qualche applauso.
La bambola cominciò a danzare attorno a lui, mentre gli applausi si facevano sempre più forti.
Genere: Horror | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: Contenuti forti
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[Questa fanfiction -come le altre sul profilo- è un repost delle mie fanfiction scritte dal 2012 al 2018 su diversi fandom e pubblicate tutte su EFP.]






 


 

 

 

 

 

~ Madness Ballad ~
La ballata della follia


*

 

Ecco: nel circo corre un’aria di mattatoio. Vi sono la follia, le esperienze terrorizzanti. Eppure il tendone, quell’odore di bestie hanno per me qualcosa di familiare.
La minaccia di morte, l’emozione di simili spettacoli si riallacciano, certamente, alle esperienze dell’antico Circo Massino.
C’è il sangue in mezzo alla segatura.
(FEDERICO FELLINI, I clowns, Cappelli, Bologna, 1970, p. 32.)

 

*



 

“Il circo, è arrivato il circo!”
“Lo spettacolo deve ancora iniziare?”
“Non voglio perdere il mio numero preferito, quindi è meglio affrettarsi.”
“Eccolo! È appena iniziato lo spettacolo del marionettista!”



 

Che belle bambole, quelle del marionettista, sono costruite così bene, sono piene di particolari, senza nemmeno un difetto. Sono così belle, così perfette, sembrano reali.
Il marioettista le fa muovere con grazia ed abilità, è come se intraprendessero una danza, una danza leggiadra e affascinante, e il pubblico non può fare altro che applaudirlo.
Il marionettista sorride, si inchina, anche le sue marionette si inchinano, e per un attimo i loro occhi vacui incontrano quelli di qualche spettatore. 

Non sembrano più così vacui.
Sembrano vivi.

*

 

Luna calante.

Il carretto trainato da due cavalli, probabilmente incroci – quello che lo aveva accompagnato da quando aveva abbandonato la sua “famiglia” – si fermò alle porte dell’ennesimo villaggio anonimo e disabitato.
Xerxes sorrise. Si aggiustò la buffa tuba nera circondata da un nastro rosso, che gli dava un’aria vagamente elegante, prese il sacco contenente le proprie marionette, e con un piccolo salto scese dal carretto.
Osservò sorridendo l’ambiente in cui si trovava; era il classico paese sperduto di cui pochi conoscevano l’esistenza; c’era poca gente che gironzolava accanto a bancarelle di frutta, ogni tanto passavano carri agghindati al limite della decenza – probabilmente appartenevano a qualche nobile – ma tutto comunque aveva un’aria molto raccolta,  molto intima.
Il giovane uomo sorrise enigmaticamente, riducendo i suoi occhi cremisi a due fessure.
Cominciò a scrutare gli abitanti uno ad uno.
Sì, ci sarebbe stato da divertirsi.

 

Tlick-tlack, tlick-tlack. Il sacco che Xerxes si trascinava dietro le spalle continuava a scricchiolare producendo un fastidioso rumore di pezzi di legno che urtavano tra loro.
Inoltrandosi nel centro della città, il giovane uomo prese a camminare lentamente, voleva assorbire quanto più possibile di quel luogo; voleva assimilare l’essenza delle persone che abitavano quel piccolo paese in cui si sarebbe stabilito per un po’ di tempo.
Passò accanto ad un gruppo di donne che conversavano tra loro. Come aveva immaginato, ecco che quando gli passò accanto le donne lo osservarono, scioccate.
Sembravano terrorizzate, oh, come amava quelle espressioni indescrivibili sul loro volto! 

«È lui…» sussurrò una donna anziana e ben vestita.
«A-a quanto pare…» replicò una signora vestita con abiti piuttosto modesti.
«Dite che fa parte di un… di un circo?» la donna, anzi, ragazza, più giovane provò ad azzardare qualcosa.
«Elizabeth, che domande fai?!» esclamò una giovane donna dall’aria seria. «Non senti quello che si dice in giro? Coloro che entrano nel circo del marionettista non ne escono più vivi.»
«A me sembrano leggende, queste…» sussurrò Elizabeth, ma fu nuovamente azzittita dalla più anziana.
«Due settimane fa è stato ritrovato fuori città un mucchio d’ossa, e accanto ad esse un mucchio di carne. Umana.» disse lentamente l’anziana donna. «Quello stesso luogo è stato teatro di un circo.»
Elizabeth rabbrividì, deglutendo.
Lei non aveva mai creduto alle leggende che si tramandavano in paese, anzi. A lei era sempre piaciuto il circo; prima che quelle strane leggende si diffondessero, quando era ancora una bambina, era sempre entusiasta quando veniva a sapere che l’ennesima compagnia circense sarebbe arrivata in paese.
Tutto del circo la affascinava: i trapezisti, che danzavano leggiadri nell’aria; i giocolieri, veri e propri maghi capaci di farla restare col naso all’insù, cercando di indovinare quante palline sarebbero riusciti a far roteare. Gli animali esotici, i clown, tutti… Ma soprattutto le marionette.
Sì, decisamente le marionette erano le sue preferite: erano come un mondo diverso dal loro, un mondo parallelo capace di intristirla, rallegrarla e farle provare altre mille emozioni.
Amava le marionette.

«Quell’uomo è ancora più strano. Non sembra far parte di un circo. È un artista circense eppure è tutto solo.» constatò una donna di mezza età, con aria preoccupata.
«Meglio stargli alla larga.» sentenziò un’altra, aggiuntasi al gruppo.
“Secondo me non è pericoloso.” Pensò Elizabeth, seria. Non avrebbe mai potuto pronunciare quelle parole in pubblico. Purtroppo ormai in paese giravano voci non molto allegre su quello che succedeva nei “retroscena” di un circo.
Elizabeth non aveva mai assistito a quello che le donne e gli uomini più anziani continuavano a raccontare ai bambini per terrorizzarli, ma girava voce che durante un numero di magia fossero state rapite delle persone, che in seguito non sono state mai più riviste. Circolava anche la voce che esistessero bestie ammaestrate dai proprietari di un circo, capaci di sbranare un essere umano in pochi morsi.
Elizabeth scosse la testa, per evitare di autosuggestionarsi: lei era fermamente convinta del fatto che gli artisti circensi fossero assolutamente innocui.

*

Xerxes si fermò di botto. Era arrivato nella pizza principale, a quanto pareva.
Scrutò con curiosità le persone che gli camminavano accanto, cercando di evitarlo in ogni modo.

Così patetici.

Il giovane uomo si voltò, notando che c’era molta gente che lo guardava in modo sprezzante. Uno sguardo pieno d’odio, che lasciava poco all’immaginazione.
Xerxes sorrise ad un ragazzo che lo guardava male, scoprendo una fila di denti bianchi.
Voleva divertirsi, , voleva proprio divertirsi con tutti quegli esseri umani. Voleva giocare con loro.
Altrimenti perché aveva lasciato la sua “famiglia”?

Gli esseri umani sono così patetici, ma così affascinanti.

Decise di far prendere un po’ d’aria alla sua bambina, prima di fare qualsiasi altra cosa.
Era stata rinchiusa per così tanto tempo in quella sacca, respirando a fatica, e ora tutto ciò che voleva fare era ringraziarla, facendola stare un po’ all’aria aperta.
Si sedette nel bel mezzo della piazza e aprì con estrema cura il sacco che si era portato dietro da tanto tempo.
Cacciò ad uno ad uno i pezzi della sua bambina – ora un braccio, ora una spalla, ora un piede – controllando accuratamente pezzo per pezzo se la consistenza della sua pelle fosse rimasta invariata nonostante il lungo viaggio reclusa in un sacco di stoffa poco pregiata.
Annuì convinto: la pelle era rimasta morbida e setosa.

Aveva fatto un bel lavoro, proprio un bel lavoro.

Una volta che ebbe cacciato fuori tutti i pezzi della sua amata, cominciò a ricomporla, montando prima testa e busto, poi gli arti superiori e infine quelli inferiori.
Alzò per un momento gli occhi: una piccola folla di curiosi si era avvicinata, nonostante i rimproveri dei più anziani.
Xerxes non ci diede caso; doveva ancora montare la sua preziosa opera più bella.
Estrasse dal sacco l’ultima componente della sua bambina: un pezzo di legno, a forma di x, dal quale pendevano innumerevoli fili sottili e trasparenti come capelli albini.
L’abile marionettista prese un filo e lo congiunse ad una giuntura della bambola, con grande maestria. Fece lo stesso con tutte le altre giunture della sua bambina, fin quando tutti i fili non ebbero trovato una giuntura a cui collegarsi.
Si alzò in piedi, sgranchendosi le gambe. Prese in braccio la sua amata bambolina e sorrise, vedendo che gli occhi le si riaprivano. 

Quando apre gli occhi è ancora un po’ meccanica, farò qualche modifica più tardi.    

Xerxes prese il pezzo di legno, muovendo la bambola con maestria, al fine di farla stare in posizione eretta.
Quando la bambolina si alzò, Xerxes la mostrò al pubblico.
La marionetta era magnifica, sembrava così… viva.
Alla piccola folla si aggiunse gente, mentre si levava un piccolo “Oh” di stupore.
Xerxes cominciò a muovere la bambola facendole fare piccoli inchini e piroette, ricevendo anche qualche applauso.
La bambola cominciò a danzare attorno a lui, mentre gli applausi si facevano sempre più forti.

Nel pubblico c’era anche Elizabeth.
La ragazza ormai non stava guardando più il marionettista, anzi. Guardava la bambola, quella marionetta a grandezza naturale, che il giovane uomo però riusciva a muovere con abilità.
Era bellissima.
Sembrava viva.

Xerxes sorrise.
Si guardò attorno, alla ricerca di un suo nuovo collaboratore.

Nuove marionette non possono mancare.

Ridacchiò tra sé e sé. Attirare gli esseri umani era sempre stato facile per lui, ma quella volta ci era riuscito con una facilità impressionante, che per un po’ lo lasciò stupito.
Fece fare l’ultima giravolta alla bambola, e poi si inchinò assieme ad essa.
Gli applausi ripartirono, più forti e scroscianti di prima.
A malincuore, Xerxes ripose la bambola nel sacco, assieme agli altri pezzi di ricambio, e poi si allontanò, alla ricerca di una nuova casa per lui e per le sue amate marionette.

*

L’aveva seguito.

Per quale motivo?

Elizabeth aveva pedinato quello strano marionettista. 

Curiosità? 

L’aveva seguito da lontano, tenendolo d’occhio. Aveva rischiato di perderlo – era sicura che l’avesse notata ormai – ma alla fine ce l’aveva fatta.
La giovane donna si strinse nelle spalle. Quello strano marionettista si era spinto fino al limitare della città, e la cosa non la rassicurava; allo stesso tempo, però, non voleva darla vinta a ciò che dicevano i più anziani del paese. 

Avanzò di qualche passo. Xerxes era entrato in una casa abbandonata, poi c’erano stati degli scricchiolii legnosi, e poi il rumore di qualcosa – forse un martello – che batteva su un altro materiale, producendo un rumore secco.
Un’altra cosa che le arrivava alle orecchie era una musica leggera, appena accennata. Sembrava una melodia lenta e lamentosa cantata da una voce femminile, magari proveniva da un carrilon che il marionettista aveva portato con sé.
Elizabeth deglutì. Si sentiva strana, come… ipnotizzata da quella strana melodia.
Voleva solo vedere Xerxes costruire una marionetta come quella che aveva visto poco prima.
Voleva restare incantata ad osservare gli impeccabili movimenti del costruttore di bambole, come quand’era piccola.
Deglutendo per l’ennesima volta, si avvicinò a passi corti e incerti verso la nuova abitazione del marionettista.
Cercando di non farsi notare, si sporse verso la finestrella, alzandosi sulle punte per vdere meglio cosa stesse succendendo.

Sì pentì, oh, come si pentì.

L’amata bambolina di Xerxes ora dondolava allegramente le gambe, intonando la canzone che aveva ascoltato prima, seduta su un legnoso tavolo da lavoro.

Era viva.
Era viva, vedeva le giunture muoversi ad ogni suo singolo movimento.
Era viva, ed era priva dei bulbi oculari.
Xerxes, accanto a lei, cercava qualcosa nel sacco che aveva anche prima, e sembrava molto indaffarato.

Elizabeth si paralizzò. Gli occhi dilatati parvero uscire dalle orbite, come quelle della bambolina.
Deglutì, portandosi le mani alla bocca nel vano tentativo di non urlare di disgusto.
Xerxes alzò gli occhi. Eccolo, la stava guardando.
Il volto del marionettista si fece più sorridente, soddisfatto.
La giovane donna non riusciva più a muoversi. Il cuore pulsava così forte da farle male.
Aveva paura. Paura, Terrore, Angoscia.
Le gambe tremolarono, provò a correre, ma non ci riuscì. 

In un attimo il marionettista fu da lei.
La squadrò con i suoi penetranti occhi rubino e sorrise, come per rassicurarla, facendola entrare nel capanno.

La musica cantata dalla bambolina ormai cieca si bloccò.
«Chi è?» sussurrò una voce meccanica. «Hai portato un’altra persona nella nostra nuova casa?» il tono apparentemente ingenuo della bambolina risuonò nell’aria.
Xerxes sorrise.
«Non devi preoccuparti, mia amata Kristal.» fece il marionettista, con la sua solita voce rassicurante. «Tra poco tornerai a vedere, e sarai più bella di prima
Elizabeth sgranò gli occhi. Voleva davvero portarglieli via, per donarli ad una marionetta?
La giovane donna vide Xerxes avvicinarsi a lei, e sussurrarle in un orecchio:
«Lei, signorina, ha davvero dei bellissimi occhi. Hanno il colore del cielo.»
La bambolina batté le mani. «Oh, che bello!» poi però si interruppe. «Ma… dici che me li regalerà volentieri, gli occhi?»
Xerxes tentennò un po’, sinceramente stupito da quella domanda.
Poi sorrise nuovamente.
«Certamente.»

L’ultima cosa che Elizabeth vide fu il rosso degli occhi di Xerxes, e poi il nulla.

*

Xerxes la prese tra le braccia, poggiandola sul suo tavolo da lavoro.
Quella donna era davvero bellissima, gli dispiaceva così tanto privarle della vista per poi lasciarla in balia di una società che ormai di umano aveva ben poco.
Rifletté per un attimo, squadrandola da capo a piedi.
«Cara signorina, ho deciso: lei farà parte della mia nuova famiglia.» sussurrò.
«Cosa…?» mormorò Kristal. «Non ho sentito.»
«Mia amata Kristal, ti piacerebbe avere una sorellona?»
La marionetta batté nuovamente le mani tra di loro, ingenuamente.
«Oh, sarebbe fantastico!»
Xerxes annuì. Prese i suoi attrezzi e tolse lentamente l’abito celeste dal corpo della giovane donna.
Prese un coltello, di quelli che usava per aggiustrare eventuali imperezioni delle sue marionette, e poi lo conficcò violentemente nell’addome della vittima.
Una grossa quantità di sangue prese a scorrere lungo la tavola, sporcando le mani e i vestiti del marionettista, che intanto passava il coltello avanti e indietro sullo stomaco della ragazza.
Quando ebbe finito, mise una mano nell’incavo che si era formato.
La carne pulsante brillava sotto gli occhi di Xerxes, che prese dei pezzi di legno e li conficcò nell’addome della giovane donna.

Ci vorrà un po’, pensò, ma verrà una marionetta magnifica.
In quel momento avrebbe tanto voluto che i suoi vecchi compagni, la sua vecchia famiglia, il circo in cui lavorava prima fossero stato lì a vedere con quale maestria cosrtruiva le sue marionette.
Eppure aveva abbandonato quel circo proprio per assecondare il suo desiderio di creare marionette perfette, similari in tutto e per tutto all’essere umano in sé.
Ma come avrebbe potuto costruire marionette perfette, se avesse continuato ad usare solo legno, come tutti gli altri marionettisti al mondo?

*

Xerxes prese un coltellino più piccolo, e si avvicinò agli occhi della ragazza.
Passò il coltello nelle cavità oculari di essi, fin quando non furono tra le sue mani.
Si avvicinò a Kristal.
«Rimani ferma, per favore.»
Detto questo, inserì i bulbi oculari nelle cavità legnose della bambolina lentamente, con delicatezza, fin quando non furono completamente stati inseriti.
«Oh, sono magnifici!» esclamò Kristal, specchiandosi in un pezzo di vetro.
«Sapevo che ti sarebbero piaciuti.» sorrise Xerxes, pulendosi le mani.
«Piuttosto…» rispose la marionetta. «È lei la mia nuova sorellona?»
Kristal indicò Elizabeth, per poi guardare con curiosità Xerxes.
«Sì, e proprio lei.» rispose quest’ultimo. «Dopo le sceglieremo il nome che più ti aggrada, e le troveremo un altro bel paio d’occhi.»
«Aspetta, Xerxes.» fece seria Kristal. «Cos’è questa cosa rossa che le scivola via dal corpo? È rossa, come i tuoi occhi, e ha uno strano odore.»
La marionettasi chinò per toccare quel liquido che ormai aveva raggiunto le sue scarpine, ma il marionettista la bloccò.
«Stà ferma, non voglio che ti sporchi le mani.» rispose lui, più serio.
«Non hai risposto alla mia domanda.» affermò Kristal.
Xerxes rimase per un po’ in silenzio. La sua amata marionetta non aveva mai fatto domande del genere.
«È una sostanza che permette agli esseri umani di vivere.» rispose infine.
«Gli esseri umani? Quelli come te?»
Xerxes annuì.
«Ma ti assicuro che è meglio essere come te.» rispose, sorridendo.
Kristal sorrise di rimando. 
«Allora ti credo!»
Il marionettista si avviò verso il suo tavolo di lavoro. Doveva finire il suo lavoro.

 

Dopotutto, lui amava creare nuove marionette, e nemmeno in quel paese potevano mancare.


C’è il sangue, in mezzo alla segatura.

 



 

 
   
 
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