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Autore: Ancient Flower    23/07/2022    0 recensioni
Le cose più fragili scompaiono facilmente, in silenzio, senza che nessuno se ne accorga. Tutti continueranno con le loro vite come se niente fosse successo, giusto? Tutti tranne me.
Genere: Malinconico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: Tematiche delicate
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Trigger warning: questa storia parlerà di temi molto delicati, quali disturbi alimentari e suicidio. Non voglio causare malessere a nessuno, per cui vi consiglio caldamente di non leggere la storia se non vi sentite a vostro agio.

Dedico questa storia a tutti quelli che non ce l’hanno fatta, o che si sono smarriti perché qualche vecchio dinosauro li ha portati fuori strada. 

Intangibilità

Prologo

Era usanza, tra le famiglie d’alto lignaggio, accompagnare il nome del loro casato da uno stemma, la cui base di partenza era uno scudo fantasiosamente impreziosito da fiori, corone, animali, coccarde e tutto ciò che potesse appieno rispecchiare la famiglia e il suo prestigio. Ho sempre trovato questa scelta singolare; a prescindere dallo status sociale, riunire l’intricata e, molto spesso, difficile storia di un casato dietro ad oggetti molto semplici, che solo vagamente possono far riferimento alle loro vicende interne, rispecchia il naturale e terribile ruolo di un uomo, ovvero essere un lontanissimo ricordo del rovo spinoso che porta dentro di sé.

Fra i blasoni che possono venirmi in mente in questo momento - non essendo comunque un uomo appartenente ad un’antica famiglia nobiliare - uno in particolare ha catturato la mia attenzione. Mi trovavo in vacanza in Sicilia ed io e mia moglie stavamo facendo un giro in un paesino medioevale, eretto su un’altura a mo’ di corona e che guarda verso il mare. Camminando per le sue stradine ci siamo imbattuti in un piccolo cortile che dava sulle colline circostanti, al centro del quale si trovava un pozzo in pietra, ricoperta di muschio ed edera. Questo cortile si trovava arroccato in una piccola caverna di pietra, piena di sabbia e calcinacci. L’odore di muffa bloccava quel luogo forse a duecento anni fa. Levando gli occhi al soffitto vi era una piccola perla: uno stemma, appartenuto a chissà quale famiglia, rovinato dal tempo e senza alcun cartello che ne indicasse l’origine. Quelli che sembravano tre gigli sbocciavano pallidi da uno scudo che, presumibilmente, doveva essere stato color cremisi, mentre due colombe reggevano un nastro d’oro con sopra una scritta nera, ancora perfettamente leggibile: “Noli me tangere”. Non toccarmi. Quello stemma sporco e sbiadito catturò immediatamente la mia attenzione. La delicatezza dei gigli resa forte da quella frase semplice e, al tempo stesso, altera. Niente di più sublime. Quella era una famiglia che aveva preso la fragilità e l’aveva resa un proprio vanto. Affascinato, pensavo: “Sarà per quel motto che nessuno ha mai pensato di restaurare quello stemma? Le ultime volontà di una famiglia in pezzi?”.
Le cose più fragili scompaiono facilmente, in silenzio, senza che nessuno se ne accorga. Tutti continueranno con le loro vite come se niente fosse successo, giusto? Tutti tranne me.
Amelia era una ragazza del suo tempo: ostentava una vita che non era sua. La difendeva con le unghie e con i denti, l’ha cullata, sfamata e curata fino alla fine. Fino a quando, purtroppo, non ne è rimasta schiacciata. La cosa più angosciante dell’assistere alla rovina di una promettente ragazza, entrata al primo colpo in una facoltà di Medicina, è che il tempo non le ha dato la giustizia che meritava. L’ha solo logorata.

 

NdA: dopo mesi di silenzio è tornata la voglia di scrivere. È noto il mio vizio di iniziare le cose e non finirle mai. Penso che sia giusto metterci un punto sopra. La storia si articolerà (credo) in sei capitoli, abbastanza brevi. Questo è un capitolo introduttivo, giusto per riprendere il ritmo con la scrittura. Mi sento molto arrugginita. Nient’altro da aggiungere, grazie a chi si fermerà a leggere.

   
 
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