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Autore: Tubo Belmont    24/07/2022    5 recensioni
"Se qualcosa si nascondesse veramente infondo a quel tunnel?"
"Se dentro ai pilastri del tempio fossero veramente stati murati vivi esseri umani?"
"E se, infondo allo scarico del mio lavandino, qualcuno, o qualcosa, mi stesse veramente spiando?"
Il mondo è un posto veramente vasto, ed è proprio questo il motivo per cui tra le sue strade strisciano entità dotate di una malvagità estremamente fuori luogo, il cui unico scopo è quello di divorare l'orrore, la disperazione e l'angoscia degli abitanti della Terra.
...
Satoshi, purtroppo, avrebbe preferito chiamarsi fuori da una situazione similmente pericolosa... ma volente o nolente, a causa di una decisione presa con impulsività e che, forse, lo perseguiterà per il resto della sua vita, si vede costretto a seguire una nuova e decisamente eccentrica compagna di classe in un abisso abitato dagli orrori più terrificanti che vagano per il suo mondo.
E, sinceramente, è molto positivo che non riuscirà ad uscirne vivo.
Genere: Commedia, Horror, Sovrannaturale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het, Shoujo-ai
Note: nessuna | Avvertimenti: Violenza
Capitoli:
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A cena coi Sette Misteri (5)
 
 
“S-sei ancora tutto intero?”
Amano-san si sollevò appena dal corpo del suo compagno, su cui si era lanciata appena in tempo prima che ogni cosa cominciasse a volare per aria. Fortunatamente, nessuno dei pezzi dell’edificio esploso era finito sopra di loro.
Sotto di lei, Satoshi aveva gli occhi sgranati e le orecchie che fischiavano “C-cosa diavolo è s-successo…?”
Katsuki si voltò verso destra, digrignando i denti “Non ne ho idea, ma non credo sia il caso di trattenerci qui ancora per molto.” Disse, alzandosi da terra ed aiutando il ragazzo.
Si guardò attorno: le macerie costellavano il prato verde come lapidi.
“A-Amano-san…” la voce impaurita del compagno la portò a voltarsi proprio verso dove poco prima sorgeva l’edificio, ora ridotto a qualche muro che stava in piedi per intercessione divina.
Ciò che vide, le fece sgranare gli occhi e spalancare la bocca.
A prima vista, doveva trattarsi di un uca.
Già, un uca alto come due furgoni messi uno sopra l’altro e largo come il vagone posteriore di un autotreno. La forma del titanico animale ricordava quasi in tutto e per tutto quella del normale crostaceo, ma c’erano alcuni indizi che indicavano come questo tipo di mostro non sarebbe mai potuto esistere in natura: la corazza era come di ossidiana, talmente lucida da riflettere la luce della Luna, e davanti al muso spuntavano due lunghe antenne bianche. Al posto degli occhi, però, all’apice di queste ultime c’erano due grossi teschi viola, dentro cui brillava una luce rossastra simile alla lanterna dentro ad una zucca di Halloween. Sotto di essi, una gigantesca e raccapricciante dentatura umana, con i canini affilati, bloccata in uno strano e rabbioso sorriso. Le otto zampe, a loro volta, erano disturbanti: quattro erano semplici zampe di granchio, solo ovviamente più grosse del normale. Le altre, però, erano un’accozzaglia di pezzi di gamba, che parevano essere stati tagliati e rimessi assieme in maniera rudimentale, legati tra loro con degli strani filamenti simili ad alghe nerastre e sostenute da una strana e disgustosa accozzaglia di cinque piedi nudi dalle unghie nere, aperti come una stella marina. La chela più piccola non c’era, sostituita da un lungo e rossissimo braccio che pareva essere quello di un cadavere bruciato, piegato verso l’interno e con la mano dalle lunghe dita chiuse sul palmo.
L’altra chela, gigantesca, con la corazza nera su cui erano presenti a centinaia degli inquietanti rilievi di volti urlanti, tutti con gli occhi e la bocca che brillavano di un intensa luce rossa, era sollevata verso l’alto, reggendo qualcosa: un corpo umanoide, maschile, che indossava una vecchia divisa scolastica datata.
Privo di testa e di gambe.
Queste ultime, a giudicare dalla sostanza violacea che colava dal corpo, dovevano essere state divelte dall’altra creatura. In un primo momento, l’Esorcista si era preoccupata che si trattasse di uno studente, ma raggiunse un’altra conclusione, poco dopo.
Lo Spirito del Vecchio Edificio…
Dopo aver sollevato la Manifestazione verso l’alto, l’uca gigante spalancò le fauci umane, lasciando colare un po’ di sangue e sporcandosi i denti. Quindi, lasciò cadere il resto del corpo, che precipitò nel buio delle sue fauci poco prima che queste si chiudessero con un forte scatto.
 
SPIRITO DEL VECCHIO EDIFICIO: DIVORATO DA UN GRANCHIO GIGANTE
 
I due teschi voltarono lo sguardo, incontrando il volto indurito dell’Esorcista, e così fece il resto dell’enorme corpo della Manifestazione, portandosi la chela davanti come fosse stata un scudo. Sollevò l’arto umano, che aprì lentamente le dita muovendole come tentacoli: al centro del palmo, spuntava dalla pelle un’enorme bulbo oculare dalla sclera bianca, coperta da venature rosse, con la retina di un verde chiaro come quello delle mele mature. La pupilla era sostituita da un grosso carattere Kainji che nemmeno lei conosceva.
La mano, come fosse stata una creatura separata dal resto del corpo, si sporse in avanti studiando bene la scena davanti a lei.
Non agì ancora, ma Amano-san era certa che presto lo avrebbe fatto.
Digrignò i denti.
“Ascoltami bene, Kintoshi” si scrocchiò le dita “Non so come sia successa una cosa simile, ma devi assolutamente allontanarti. Non ho idea di quanto sia esteso il Terreno di Caccia di questo mostro, ma ho seri dubbi che tu possa superarlo in qualche modo. Perciò ti conviene correre più veloce che puoi e mettere quanta più distanza possibile tra quel granchione e te stesso, in modo che la sua attenzione sia del tutto rivolta a me. Ci siamo capiti?”
Nessuna risposta.
Katsuki si voltò e la sua espressione diventò basita.
“Oh ma che cazzo…”
Satoshi era riverso a terra, in posizione fetale.
Privo di sensi e con la bava che gli usciva in un rivoletto dalla bocca.
La visione di quell’incubo doveva essere stata l’ultima goccia per quel povero stronzo.
“GRANDIOSO. E adesso cosa-” si voltò appena in tempo per vedere che la Manifestazione aveva smesso di aspettare. Dopo aver ritratto il braccio umano ed aver emesso un ruggito baritonale e assordante che non si poteva associare ad alcun animale esistente, il mostro era partito in avanti distruggendo le poche mura ancora in piedi delle rovine dell’edificio, sollevando polvere e detriti nella sua corsa e alzando la chela come uno stendardo, la bocca spalancata con sbarre di saliva disgustosa che univano i denti tra loro. Raggiunse il punto in cui Esorcista e studente si trovavano, travolgendo ogni cosa con una violenza estrema, solo per poi accorgersi che le sue vittime non erano dove si aspettava di trovarle.
Esse erano, infatti, alle sue spalle, lontane di almeno una decina di metri.
Katsuki era riuscita a recuperare Satoshi ed a caricarselo sulle spalle – pesava quanto una piuma – per poi schivare con una mossa rischiosa e quasi impossibile la carica del nemico, passandogli in mezzo alle gambe e schivando qualsiasi possibile impatto che l’avrebbe potuta maciullare. A denti stretti, la ragazza puntò lo sguardo verso la Manifestazione, che lentamente si voltava verso di lei.
“Ok, va bene.” si girò, scorgendo una delle macerie dell’edificio che aveva una superficie liscia, dove decise di adagiare con delicatezza il suo carico “Non muoverti da qui, eh?” disse con un certo sarcasmo, nonostante la situazione abbastanza critica “poi ti vengo a recuperare.”
Gli arruffò i capelli bianchi con un sorrisetto sornione, poi tornò a guardare il gigante con un’espressione minacciosa. Quello ricambiò lo sguardo, sbattendo la chela un paio di volte.
“Dopo una nottata del tutto rovinata, prima beccandomi un pugno non pervenuto in faccia e poi dopo che un fottuto crostaceo mi ciula l’ultima vittima…” Katsuki prese ad avanzare verso il mostro, sempre più minacciosamente e con un sorriso malevolo che si allargava sempre di più sulle sue labbra “… direi che proprio me lo merito un bello spuntino a base di granchio.”
La creatura alzò di nuovo il braccio umano, puntando l’occhio su di lei.
Non appena la cornea verde divenne rossa, la giovane digrignò i denti “Cazzo.”
La mano gigante si chiuse, mostrò il dorso e sollevò indice e medio.
Katsuki scattò di lato, buttandosi a terra mentre dove si trovava in piedi poco prima s’innalzava un’esplosione di fiamme. Molto simili a quelle che avvolgevano il suo corpo quando combatteva, ma di un colore rosso intenso, come il sangue che esce da una ferita appena aperta. Nemmeno il tempo di poter prendere fiato, che già piccole fiammelle rosse avevano ricominciato a danzare sotto ai suoi piedi. Katsuki scattò almeno altre quattro volte, schivando una sequela di altre cinque esplosioni di fuoco.
Dopo essersi finalmente fermata, col fiatone che minacciava di toglierle il respiro, tornò a guardare la minaccia, seria. Quella maledetta non solo probabilmente aveva un Terreno di Caccia che ricopriva tutta l’area della scuola, ma era anche in grado di manipolare l’Eco Sinistro.
A quanto pareva, da semplice missione ‘facciamo fuori sti’ sette imbecilli’, era diventata una vera situazione di vita o di morte. Non che non avesse mai combattuto contro Manifestazioni più forti, però lo avesse saputo prima che c’era il rischio di trovarne una a scuola non avrebbe sicuramente coinvolto Mr. Svenimento.
“Ok, a quanto pare…” si mise in guardia, tendendo bene le braccia davanti al viso, mentre venivano avvolte dalle fiamme azzurre “… non servirà trattenermi per far durare un po’ di più questo spettacolino.”
Indice e medio alzati.
 
[https://www.youtube.com/watch?v=-19L_w3AcEY]
 
Una colonna di fiamme rosse eruppe da sotto Katsuki.
Ma quella era già partita, correndo velocissima e lasciandosi alle spalle una scia di fiamme azzurre. Trovandosela a pochi metri di distanza davanti, il granchio sollevò la chela, la fece sbattere un paio di volte, e l’affondò in avanti come una lancia. Katsuki tirò indietro un pugno e imitò quasi la stessa mossa.
Le punte delle due ‘armi’ si scontrarono tra loro, provocando una potentissima onda d’urto che si estese a cupola, spostando polvere e staccando da terra alcuni fili d’erba. 
Il granchio si allontanò appena, muovendo rapidamente piccoli passetti, quindi caricò la chela dietro di se, spalancandola. Katsuki scattò in avanti, schivando la chela gigante che tentò di afferrarla con un balzo ed una capovolta a mezz’aria, atterrandovici sopra mentre alle sue spalle si chiudeva violentemente. Poco prima che il crostaceo potesse reagire, l’Esorcista caricò un pugno di energia azzurra e colpì la superficie dell’arto, che andò a schiantarsi a terra con un tonfo sordo. La creatura grugnì furiosa, per poi venire colpita in mezzo agli occhi da un potentissimo calcio avvolto dalle fiamme azzurre.
L’uca zampettò indietro, rintontito, mentre davanti a lui la ragazza tornava con le gambe sull’erba. Era già pronta a ricominciare l’attacco, ma questa volta fu il nemico ad essere più veloce: spalancò la mano, con l’occhio che si ricolorava di rosso e, prima che Katsuki potesse avvicinarsi, cominciò a sparare una sequela di enormi palle di Eco Sinistro nella sua direzione. La ragazza digrignò i denti, cominciando ad indietreggiare con balzi rapidi e capriole mentre davanti, ai fianchi e dietro di lei le fiamme di energia rossa esplodevano fragorosamente.
Dopo aver creato una buona di stanza di almeno una decina di metri, l’Esorcista piantò i piedi a terra, piegò la schiena e ripartì all’attacco, facendo sgretolare i fili d’erba bruciati sotto le scarpe da ginnastica. La Manifestazione, dal canto suo, fece scattare la chela ed afferrò un grosso pezzo dell’edificio che riposava al suo fianco. Quindi, senza smettere di tenere d’occhio la nemica, cominciò a stringere, sgretolandolo. Alcuni pezzi caddero a terra, ma la maggior parte rimasero nella presa della sua chela.
Quando la giovane aveva già bruciato almeno metà della distanza che la separava dal mostro, quello roteò su se stesso e scagliò i pezzi di macerie in aria. Quindi, chiuse la mano e sollevò indice e medio. Come quell’azione si concludeva, i frammenti vennero avvolti da uno strato di fiamme rosse, per poi precipitare verso terra come meteoriti. Katsuki bloccò la sua corsa, osservando quella tempesta rossastra che si stava sempre più avvicinando a terra.
Ma ghignò soddisfatta “Brutto stronzo…” scattò in avanti, schivando correndo a zig-zag i detriti che esplodevano impattando al suolo “… così facendo mi hai dato…” un pezzo di pietra particolarmente grande stava per sbarrarle la strada. L’Esorcista eseguì un balzo verso di lui, fece una piroetta e colpì con un potentissimo calcio rotante avvolto dalle fiamme azzurre l’enorme detrito, spedendolo verso la Manifestazione “… UN MODO VERAMENTE COLORITO PER METTERTELO NEL CULO.”
Il meteorite di pietra colpì in pieno muso il granchio, che si ritrasse con un lamento rabbioso. Ma non era ancora finita: quando la creatura tornò a guardare in avanti, si ritrovò a pochissimi centimetri da davanti il corpo della giovane, con un’espressione concentrata ed un pugno avvolto da fiamme azzurre dietro la nuca.
Lo centrò in pieno, facendolo volare all’indietro di almeno una quindicina di metri, ribaltandolo sul ventre bianchissimo e facendogli dimenare selvaggiamente le zampe. Katsuki tornò a terra, sudata e col fiato corto. Masticò una bestemmia quando, senza troppi complimenti, la creatura si calmava e, lentamente, si rimetteva in piedi come se non fosse successo nulla.
Continuo a mandare colpi a segno…
Si mise in guardia, dopo essersi passata un pugno sotto il naso.
… ma oltre a farlo incazzare di più non mi sembra di fare molti altri progressi.
Ripartì alla carica.
Vuol semplicemente dire che lo colpirò più fo-
Qualcosa esplose sulla sua spalla, provocandole un dolore lancinante, come se un ago grande come un palo della luce le fosse entrato sotto pelle. Sgranò gli occhi e strinse i denti, arrestandosi e portandosi una mano verso dove era stata colpita. Si girò a vedere l’entità del danno: la camicia era forata da un enorme buco, mostrando la spalla nuda con un’evidente e dolorosissimo segno rosso sulla pelle, come se un tizzone ardente ci fosse finito sopra. Voltò lo sguardo rabbioso verso il crostaceo, scoprendolo con la bocca semiaperta e piena di bolle grandi quanto palle da bowling.
“Ma cosa diavolo-” nemmeno il tempo di capire cosa stesse accadendo, che il mostro aveva già sputato due grossi proiettili d’acqua verso di lei.
 
Katsuki… non si considerava una persona lenta nel reagire.
Ma quei proiettili non riuscì nemmeno a vederli, quando la colpirono.
Uno finì sul fianco, strappandole altri pezzi di vestito, l’altro sul ginocchio, costringendola a terra. Katsuki emise un lamento strozzato, stringendo i denti per far fronte al dolore. Quando sollevò lo sguardo, ciò che vide fu la superficie urlante della chela del mostro, che la colpì in pieno spedendola verso l’alto. Arrivò ad almeno una ventina di metri d’altezza, tutta dolorante e con davanti a se soltanto il cielo notturno e nuvoloso, con la luna che spuntava timidamente dall’oscurità.
Strinse i denti, con un rivolo di sangue che le scendeva dal lato destro della bocca “F-figlio di…”
Lo sfondo venne oscurato dall’immagine imponente del granchio.
Katsuki sgranò gli occhi “C-come…?”
il bastardo può saltare così in alto!?
La Manifestazione sollevò la chela e l’Esorcista poté fare ben poco oltre ad essere colpita in pieno con un altro gancio che le spezzò il respiro, scagliandola con una potenza immane verso il basso e facendola schiantare al suolo violentemente, sollevando un nuvolone di polvere e detriti. Dentro ad un piccolo cratere, la giovane era coricata con le braccia e le gambe aperte come una stella marina, sporca di terra e sanguinante dal naso e dalla bocca. A denti stretti, aprì le palpebre tremolanti e guardò verso l’alto. Sgranò gli occhi, vedendo il gigante che adesso precipitava su di lei con la chela puntata in avanti. L’impatto generò un nuvolone di polvere ancora più grande e accecante rispetto a quello di prima.
Si dissipò lentamente, ed il granchio emise un mugugnato infastidito mentre puntava i teschi verso il basso: Amano-san era riuscita a bloccare l’ultimo – e sicuramente mortale – colpo, chiudendosi su se stessa e fermando la chela con le mani e con i piedi. La Manifestazione fece pressione, facendo emettere all’avversaria un gemito dolorante, ma questa riuscì comunque a liberarsi da quello stallo facendo forza su tutti i suoi arti e spostando la chela gigante verso destra per poi, con un fortissimo colpo di reni, riuscire a sferrare un doppio calcio dal basso contro al muso della creatura, che si ritrasse nuovamente, con la mano umana davanti al muso.
Katsuki ritornò in piedi, anche se un po’ barcollante, ma viva.
Non riusciva ad aprire l’occhio sinistro, il sangue usciva copioso da graffi, bocca e naso, ma era ancora viva. Quindi, senza ulteriori indugi, si rimise in guardia.
Il granchione non si fece attendere, tornando a guardare minacciosamente la ragazza. Questa volta, però, fece una cosa nuova: i due teschi al posto degli occhi spalancarono le fauci, ed un bagliore rosso e intenso prese a brillare in fondo alla loro bocca.
… vorrai scherzare.
Schivò di lato con una capovolta, quando due raggi laser partiti dai due teschi falciarono il terreno per lungo. Il solco dove l’energia rossa era passata brillò per qualche attimo, per poi innalzarsi furiosamente in una cresta di fiamme alte almeno dieci metri. La ragazza insultò la sua vita, il suo nemico e i suoi avi, per poi buttarsi in avanti e schivare un altro attacco laser, questa volta in orizzontale.
“S-sai che c’è?” affilò lo sguardo, ed un bagliore azzurrino balenò in fondo alle pupille “Hai proprio rotto i coglioni.
Scattò verso il granchio, che prese a tempestarla di laser e anche proiettili d’acqua. La giovane, però, riuscì a schivare qualsiasi attacco con una grazia che sembrava non appartenerle: sembrava quasi un serpente che si muoveva tra cunicoli particolarmente stretti. Alcuni getti d’acqua la sfiorarono, bruciandole la pelle, ma se ne curò ben poco. Poi, quando fu a pochissimi centimetri di distanza, il granchio vece scattare la chela, impattandola al suolo con forza. Tuttavia, l’avversaria l’aveva già schivata con un balzo verso l’alto ed aveva già cominciato a correrci sopra. Arrivata a poca distanza dal muso della bestia, quella tentò di afferrarla con la mano umana, ma l’Esorcista balzò proprio all’ultimo momento, finendo esattamente di fronte ad una delle antenne. Il teschio cominciò ad aprire le fauci, pronto a sparare un altro raggio laser, ma Katsuki fu più veloce e violenta: lo bloccò tra le mani, per poi colpirlo con una ginocchiata.
Alla seconda ginocchiata, la superficie ossea si crepò irrimediabilmente.
Alla terza, il teschio si distrusse del tutto, bagnandola di sangue violaceo.
E finalmente, per la prima volta, la Manifestazione sembrò accusare il colpo: con uno stridio che sicuramente sentirono anche ad Okinawa, l’essere si ritrasse dimenandosi selvaggiamente, facendo cadere di schiena l’Esorcista. Quella si rialzò praticamente subito, osservando con una certa e sadica soddisfazione la creatura che fuggiva con la coda tra le gambe e la chela sulla zona ferita. Ghignò, per poi ripartire all’attacco.
Tuttavia, nonostante la brutta ferita, il nemico aveva ancora decisamente altri assi nella manica: si piegò in avanti con un lamento disgustoso, vomitando al suolo una strana sostanza scura che la giovane poté definire solo come ‘acqua nera’. Quell’ultima azione, per un motivo che andava contro qualsiasi legge naturale, cambiò l’ambiente circostante: il terreno scomparve del tutto, sostituito da una distesa infinita d’acqua scura e lievemente agitata, che arrivò ai polpacci della ragazza. Quella si fermò, confusa, soprattutto dopo che, nonostante l’altezza dell’acqua non fosse esponenziale, la Manifestazione riuscì ad immergersi del tutto, scomparendo nel nulla.
La giovane si guardò attorno agitata – controllò anche rapidamente Satoshi, che fortunatamente si trovava ancora sopra alla maceria dove l’aveva lasciato e l’acqua non lo raggiungeva. Un po’ gli fece girare le palle vederlo lì beato mentre lei se le stava prendendo di santa ragione – pronta ad essere sorpresa dal nemico da un momento all’altro. Tuttavia, ad emergere dall’acqua con uno stridio angosciante non fu il granchione: ad emergere dal mare nero fu una creatura che ricordava un gigantesco tonno, talmente scuro che pareva essere fatto di ombra. La lisca, tuttavia, era visibile e brillante di bianco, come se il corpo del mostro fosse stato trasparente. La parte peggiore, tuttavia, era la testa: decisamente non quella di un pesce, ma umana e agghiacciante. Priva di lineamenti o capelli, con solo una bocca spalancata dai piccoli dentini neri e due enormi occhi circolari.
Da entrambi gli orifizi proveniva un’intensa luce bianca.
Katsuki digrignò i denti, schivò la creatura che tentò di morderla balzando su di lei, vedendola sparire poi tra i bassi flutti. La bestia però non ci mise nemmeno mezzo secondo per riemergere e ripartire alla carica, spalancando le fauci. La giovane, questa volta, decise di non schivare: alzò il pugno avvolto dalle fiamme azzurre e colpì il mostro in testa, sfondandogli il cranio e sbattendolo in acqua, dove si sgretolò tra le fiamme.
Per un po’, tutto rimase statico.
Per troppo poco tempo.
Subito, dai flutti emersero altri mostri, tutti con la forma e le dimensioni di pesci diversi, con quella lisca luminescente e quel volto umano ghignante e dalle fauci snudate. Katsuki grugnì, riuscendo ad intercettare un gigantesco mostro-pesce spada che per poco non la infilzò alle spalle, per poi afferrargli il lungo naso, spezzarglielo su un ginocchio e finirlo con una ginocchiata. Un altro mostro col corpo di salmone per poco non le addentò la gola, ma la ragazza riuscì a piegarsi all’indietro ed a colpirlo con un calcio esattamente al centro del corpo, spedendolo a sgretolarsi alle sue spalle.
La cosa andò avanti per un bel po’ e, benché quelle creature fossero semplici da uccidere, ce n’erano veramente tante e i suoi movimenti erano molto rallentati a causa dell’acqua e del dolore che provava ancora dallo scontro precedente.
Molte bestie riuscirono a ferirla ulteriormente, chi a morderla e chi a graffiarla a causa delle pinne dorsali.
Al sessantacinquesimo – li aveva contati tutti – pesce umano, un pesce pagliaccio grande come un pallone da basket che schiacciò sotto al piede, finalmente la marea di creature si concluse, lasciando solo Katsuki, sanguinante, affaticata, fradicia e con lo sguardo vuoto rivolto verso il basso.
Poco dopo, però, l’Esorcista digrignò i denti e strinse i pugni.
“BRUTTO BASTARDOOO!” ruggì, alzando la testa verso l’alto “SMETTI DI COMPORTARTI DA CODARDO E AFFRONTAMI FACCIA A FACCIA, MALEDETTO!”
La Manifestazione non se lo fece ripetere.
Con un ruggito che, probabilmente, avrebbe solo potuto sentire provenire dalla bocca di un cetaceo preistorico, il granchio emerse esattamente sotto di lei con le fauci spalancate. “Mer-” sfruttò lo slancio che l’avversario le aveva dato e la forza delle sue gambe per saltare a sua volta e schivare i denti del mostro.
Ma non andò molto lontano.
Dalle fauci spalancate partirono un quartetto di lunghi e viscidi tentacoli che parevano essere stati sommersi nell’inchiostro, che l’afferrarono per le gambe e le braccia e la sollevarono fin verso l’alto. Katsuki si dimenò selvaggiamente senza riuscire a liberarsi, sputando insulti e minacciando brutalmente il nemico, che però non fece una piega. Al contrario, riemerse del tutto e sollevò il braccio umano. L’occhio tornò a colorarsi di rosso, e le dita cominciarono a muoversi selvaggiamente, fino a bloccarsi in una posizione in cui solo l’indice, il medio e il mignolo erano sollevati verso l’alto.
“Ma cosa…?” Katsuki si guardò attorno, indebolita ma allarmata.
Tutt’intorno a lei, sulla superficie di acqua nera, avevano cominciato a ribollire almeno una cinquantina di punti, come se dei grossi geyser stessero per emergere da un momento all’altro.
Tutti circondati da un’intensa luce rossa.
Quando quei punti esplosero, una serie innumerevole di proiettili d’acqua rossa, simile a sangue, che partirono tutti contro di lei, facendo scempio del suo corpo. Quel mitragliamento durò almeno sei secondi, ma l’Esorcista aveva già perso i sensi dopo i primi due.
 
Alla fine di tutto, la Manifestazione si bloccò per vedere il suo macabro operato: la camicia era in mille pezzi svolazzanti, il corpo dell’Esorcista era ricoperto di tagli e lividi rossi e gocciolava come un grosso acino d’uva marcio. Il volto, bloccato in un’espressione neutrale e con la bocca semiaperta, era nascosto dai lunghi capelli bianchi.
La creatura fece scattare i tentacoli che gli uscivano dalla bocca, fece roteare il corpo della ragazza sopra il suo carapace e lo scagliò contro ad un gruppo di macerie, dove si schiantò sollevando una colonna di polvere e detriti. Quindi, mentre l’acqua nera si calmava e svaniva come l’immagine in dissolvenza sul monitor di un computer, la creatura sollevò i suoi arti anteriori verso l’alto ed emise un furioso ruggito di vittoria che fece tremare le viscere della terra. Quindi, con un ghigno che sembrava ancora più terribile rispetto a prima, si voltò verso ciò che non aveva smesso di percepire nemmeno mentre combatteva contro quell’odioso moscerino: il ragazzino dai capelli bianchi riposava come una principessa addormentata sopra alla larga lastra di pietra che aveva davanti.
Tutto quel terrore… tutto quel delizioso terrore, sarebbe presto stato suo.
Aprì la bocca, con filamenti di saliva che ingabbiavano il nero infondo alla sua gola, quindi cominciò ad avanzare lentamente, sbattendo appena la chela.
Poi, un’atmosfera opprimente bloccò la Manifestazione sul posto, come se i giganteschi occhi di un dio della distruzione si fossero posati su di lui. Lo sentì nel terreno, nell’aria e nelle stelle del cielo: una strana vibrazione che faceva tremare il suo esoscheletro.
Il teschio buono si voltò
 
… hai idea di quanto mi è costata quella camicia…?
Katsuki era in piedi sopra alle macerie, sanguinante e malmessa, piegata in avanti con lo sguardo basso. Però… non sembrava essere più la stessa di prima. Una strana aura di oppressione l’avvolgeva, come se non fosse stata un essere umano, ma un’enorme scoria radioattiva impazzita.
Una di quelle che basta una distanza di cinque metri per fonderti persino gli occhi nelle orbite.
“In verità non molto…” sollevò lo sguardo, l’Esorcista “… l’ho comprata in un mercatino dell’usato.”
 
Le Manifestazioni erano la rappresentazione stessa della paura.
Quelle antiche, come lei, erano terrore incarnato.
Semidei sadici e mortali, che divorano tutto ciò che si trova davanti a loro.
Quella notte, davanti a quegli occhi che dal dorato erano passati ad un azzurro chiarissimo e brillante come i diamanti e a quel sorriso che non era più di scherno o strafottenza ma pura e semplice follia omicida, per un minuscolo secondo, la Manifestazione provò terrore per la prima volta.
“… ma era comunque la mia preferita.” Concluse la ragazza, con voce roca.
E in quel momento, il sangue gocciolato a terra, quello che sporcava la sua maglietta bianca e quello che usciva dalle sue ferite, cominciò ad emettere delle strane scintille azzurrine.
 
Tra le più potenti famiglie di Esorcisti che hanno significato la storia del Giappone, si narra che quella degli Amano fosse stata, per secoli, in assoluto la più violenta, spietata e brutale. No, non erano crudeli. In vero, si trattava di persone a modo.
Con gli altri esseri umani.
Con le Manifestazioni, la storia era un po’ diversa.
 
Amano-san tornò eretta, in guardia, senza smettere di sorridere, puntando le braccia verso il mostro che aveva davanti, mentre quello si voltava gorgogliante di rabbia. Intanto, il sangue cominciava a scoppiettare sempre di più.
 
Si diceva che la famiglia Amano fosse composta da Esorcisti così potenti che, per qualche strana ragione, nemmeno erano considerati esseri umani, ma vere e proprie manifestazioni del volere dell’Eco più puro. Si diceva, inoltre, che nelle loro vene non scorresse sangue, ma quello stesso Eco che erano così esperti ad utilizzare.
Ovviamente, questa è solo una diceria.
 
SEI SUPER-SUPER-SUPER-SUPER-SUPER MORTOOOO!! AHAHAHAHAH!!!
Il sangue prese fuoco, ricoprendo il corpo dell’Esorcista con creste di fiamme azzurrine.
La muscolatura delle gambe e delle braccia nude della ragazza si fece ancora più spessa del normale, con le vene che premevano contro la pelle.
Il volto diventò una maschera completamente nera, fatta eccezione per bocca sorridente e occhi, ora diventati due cerchi ed una mezza luna rovesciata brillanti d’azzurro.
 
Ma, ehi: si sa come funzionano le ‘dicerie’ in questo mondo, no?
 
[https://www.youtube.com/watch?v=FtRp6svwSY4]
 
Una colonna di fiamme azzurre proruppe attorno al corpo di Amano-san, avvolgendola come un’armatura. La stessa, puntò quattro dita in avanti, facendo segno alla creatura “Fatti sotto.”
Il granchio ruggì furioso, facendo scattare la mano in avanti, pronto per eseguire un nuovo attacco di Eco Sinistro.
Purtroppo, non servì a nulla: l’Esorcista sollevò le braccia a sua volta e piccole gocce di sangue infuocate si alzarono da terra cominciando fluttuare, circondandola come lucciole spettrali. Quindi, come un sorridente e malato direttore d’orchestra, fece scattare le mani in avanti, scagliando quelle stesse gocce verso il nemico. Esse, mentre venivano sparate verso di lui, mutarono forma diventando lunghe fruste infuocate d’azzurro, che lo colpirono come missili rintraccia calore in più parti del corpo.
Tre colpirono il braccio umano, che venne distrutto come una trave di legno divorata dalle termiti. Si afflosciò a terra, sparendo tra le fiamme azzurre.
Una colpì l’ultimo teschio rimanente, che esplose in frammenti d’ossa viola e sangue dello stesso colore.
Le ultime sette colpirono in punti imprecisati il corpo del mostro, che indietreggiò ruggendo rabbioso e dolorante. Quando le fiamme si dissiparono, l’Esorcista constatò piacevolmente che l’impenetrabile corazza era stata finalmente scalfita e adesso era crepata in più punti, colando di sangue violaceo verso il basso. La Manifestazione, ruggendo di rabbia, piegò le zampe appena in avanti e vomitò una raffica di proiettili acquatici, che volarono come frecce verso la giovane. Quella sbuffò una risata, per poi sollevare un piede verso l’alto e sbatterlo prepotentemente a terra.
L’impattò scatenò un’onda d’urto potentissima e creò un enorme cratere a terra.
Quindi, l’Esorcista scattò furiosamente verso il mostro, facendo tremare la terra ad ogni passo. I proiettili la raggiunsero, tuttavia fecero poco o niente. Era come se uno scudo circolare ed invisibile avesse avvolto il corpo della ragazza, che non interruppe il suo andazzo nemmeno per schivare, deviando tutti i proiettili senza alzare nemmeno un dito. Arrivò di fronte al granchione che, senza nemmeno rendersene conto, si ritrovò colpito sulla muraglia dei denti da una poderosa gomitata, che ne staccò una decina facendone finire anche alcuni in fondo alla gola del proprietario. L’uca si ribaltò sulla schiena con un lamento, lasciando esposto l’addome bianco.
La ragazza fu subito sopra di lui, cominciando a tempestarlo di pestoni, sempre più violenti uno dopo l’altro, mentre la sua risata si faceva sempre più estatica e divertita. Arrivata al quindicesimo pestone, sollevò la gamba fino a renderla perpendicolare con la testa, per poi farla precipitare sul mostro con quanta più potenza e violenza avesse in corpo.
Il colpo fece tremare la terra e l’aria, generando una ragnatela di crepe sul terreno sotto al corpo del granchio ribaltato. Katsuki si asciugò il sudore dalla fronte, fermando la sua tortura, per poi voltarsi verso sinistra appena in tempo per vedere la gigantesca chela del nemico. Quella minacciò di chiudersi sulla sua testa, ma la ragazza ghignò e sollevò le braccia, bloccando le due estremità dell’arto con le mani. Rimase lì ferma, con la creatura che tentava di fare pressione per schiacciargli la testa, senza mostrare il minimo sforzo nel tenerla bloccata. Quindi, quando si stancò di ostentare tutta quella forza, la ragazza abbassò di scatto il proprio corpo, permettendo alla chela di chiudersi.
Quindi andò verso il braccio che collegava la chela al resto del mostro, l’afferrò infilzando le unghie nella corazza senza problemi e cominciò a tirare.
Con forza.
Sempre più forza.
Pestò il corpo del mostro e diede un violento strattone, staccando il braccio della creatura in una fontana di sangue viola che lavò il suo corpo, mentre si beava delle sue grida disperate. Quindi, afferrò il moncherino e lo staccò, gettandolo lontano, rimanendo solamente con una chela grande quanto una sala da pranzo sulle spalle. Guardò il centro del ventre del mostro, sanguinante e pieno di crepe.
Sorrise malevola, mentre il suo corpo veniva avvolto da un’intensa quantità di fiamme azzurre.
Si posizionò esattamente sopra al punto sanguinante e sollevò la chela gigante sopra la propria testa.
Questa cominciò a venire avvolta a sua volta dalle fiamme azzurre.
non ho idea di dove finiate voi maledetti stronzi, ma ricordati questa cosa” fece precipitare la chela, chiusa, sulla ferita “QUESTO E CIO’ CHE CAPITA QUANDO LA RABBIA SUPERA LA PAURA, BRUTTO FIGLIO DI PUTTANAAA!!!
La chela entrò nel corpo del granchio senza la minima resistenza, ma l’impatto fu talmente tanto agghiacciante da sollevare un’ondata di polvere che avvolse tutto il terreno scolastico, assieme ad una colonna di luce azzurra che si sollevò verso l’alto fino a bucare la superficie di nuvole che stava opprimendo il cielo.
 
Mentre il corpo gigante del granchio, che finalmente aveva smesso di dimenarsi, adesso stava lentamente scomparendo, Katsuki scese dalla sua ultima vittima, barcollante. Lentamente, le fiamme azzurre avevano smesso di avvolgere il suo corpo ed i suoi occhi e la sua espressione erano tornate quelli dorati – e incazzati – di prima. Assieme a ciò, erano anche tornate le fitte di dolore che ricoprivano il suo corpo, scampato alla distruzione per non aveva nemmeno idea quale rotto della cuffia.
“M-mer… da…”
Sgranò gli occhi.
S’inginocchiò a terra appoggiando le mani sulla poca erba sopravvissuta e cominciò a rimettere tutto ciò che aveva nello stomaco, violentemente.
Alla fine di quello spettacolo disgustoso, si passò una mano guantata sulla bocca, sorridendo appena “A quanto pare… io e il moccioso non siamo poi così diversi…”
Si guardò il guanto: il palmo e il dorso erano praticamente bruciati.
Lo stesso doveva valere anche per l’altro, ma non ebbe il coraggio di guardare.
Mio papà m’ammazza se gli riporto a casa dei guanti così.
Si alzò da terra.
Chissà se quell’altro si era risvegliato?
Non aveva voglia di portarselo in spalla, per quanto pesasse veramente come una piuma.
Voltò lo sguardo verso il cadavere del granchio e quello che, per fortuna, era solo Satoshi addormentato.
Spalancò gli occhi.
Dal corpo esanime e mezzo sgretolato della Manifestazione, più precisamente dalla ferita dove aveva infilzato la chela gigante, aveva cominciato a fuoriuscire una strana sostanza gelatinosa e ribollente, bianchissima e spessissima. Da quella stessa sostanza, si formarono sei lunghe e scheletriche braccia, dalle larghe mani irte di dita lunghissime dalle affilate unghie nere. Quelle stesse dita si avvolsero attorno alla chela infilzata, per poi cominciare a tirare con forza.
Non mi dire che…
Digrignò i denti e provò a scattare.
… questo maledetto non ha ancora tirato le cuoia!
Inciampò e cadde di faccia sull’erba.
Fece per rialzarsi, ma senza troppo successo.
Il suo corpo, ormai, era arrivato al limite.
Impotente, sollevò lo sguardo e osservò mentre quelle sei braccia riuscivano finalmente a staccare dal corpo del granchio la chela: come la schiuma che esce da una bottiglia di gazzosa agitata troppo, dal foro fuoriuscì una strana protuberanza bianco latte, alta almeno sette metri, molliccia e gonfia in più punti, simile ad uno strano tipo di fungo ma anche ad una strana candela di cera ricoperta di bolle d’aria solide. Le sei braccia la attorniavano, flosce verso il basso e, sulla sua superficie, vi erano otto macchie macchie colanti di nero, disposte in modo tale da sembrare tre paia di occhi neri sopra ad un’unica bocca bloccata in un’espressione deprimente.
La Manifestazione piegò il corpo appena, emettendo un acutissimo grido che le perforò le orecchie.
Tuttavia, il peggio doveva ancora arrivare.
Katsuki sgranò gli occhi, accorgendosi che Satoshi si stava rialzando, barcollante a sua volta e con una mano sulla testa. Il problema era che, ad accorgersi del ragazzino, era stata anche l’aberrazione che aveva davanti.
“No… non ci pensare…” cercò di rialzarsi, sbattendo il mento a terra “Non avvicinarti a lui… bastardo…”
Non l’ascoltò, ovviamente. La creatura eseguì una piroetta su se stessa, per poi emettere un altro grido e staccarsi dal corpo del granchio, che si disintegrò del tutto.
Non adesso!
Katsuki strinse i denti, cominciando a piangere.
NON PUOI ABBANDONARLO PROPRIO ADESSO DANNAZIONE! ALZATI!
La creatura pallida atterrò al suolo, cominciando a correre in maniera tutta ondulata aiutata dalle sei braccia, come un lucertolone gigante, con una disgustosa protuberanza rigonfia alle spalle che pareva una coda afflitta da tutte le malattie del mondo. Intanto, Satoshi si era rialzato del tutto dalla sua impalcatura, scuotendo la testa coi denti stretti.
No. No. NO!
La creatura balzò verso il giovanotto, che pareva non essersi ancora accorto di nulla, tendendo le braccia per afferrarlo.
“SATOSHI!!” gridò l’Esorcista, disperata.
Quell’altro non fece un granché.
Si limitò a chiudere il pugno destro, alzare il braccio e, con una strana scia di luce rossa che seguiva il movimento dell’occhio sinistro – nascosto tra i capelli – sbatterlo con una potenza tale sul capo tondeggiante della Manifestazione da  deformarglielo, trasformandolo quasi in una ciotola per il riso.
“… Uh?” Katsuki sbatté le palpebre, perplessa.
La Manifestazione s’afflosciò a terra, cominciando finalmente a scomparire del tutto.
Saotoshi si passò una mano sul volto, per poi girarsi verso l’Esorcista.
Quella aggrottò le sopracciglia.
Gli occhi dello studente, che prima erano di un grazioso colore smeraldino, adesso erano diventati rossi.
Esattamente come l’Eco Sinistro utilizzato dalla Manifestazione che aveva appena sconfitto.

E ci siamo signore e signori! Sono tornato in pari, come mille e mila anni fa! Ora direi che però dovrò anche continuarla e soprattutto finirla sta porco schifo di Storia. NO!? io direi di sì. Ad ogni modo, ben trovati. Come ve la passate, muchachos e muchachas? ... ma si dice muchachas? Boh non lo so non lo parlo il Breaking Bad. Ad ogni modo, scherzi a parte, scommetto che questo capitolo vi ha fatto esplodere il cervello. Soprattutto a chi - come una certa persona che conosco - adora speculare e capire che cosa minchia si è appena propinato davanti ai suoi occhi.
Allora, posso dire che almeno una risposta la troverete già nel capitolo dopo, ma per il momento non posso dire altro, sennò rovino. 
Innanzi tutto, spero che il combattimento - a sto giro serio, però - sia stato piacevole. Era da troppo tempo che non scrivevo uno scontro come si deve... e pensavo che il primo dell'anno lo avrei scritto con Hazbin! Che sorpresa. Però, posso dire che, almeno io, mi trovo soddisfatto decisamente da come sono andate le cose.
ce l'ho ancora un po' di smalto, e mi sento orgoglione.
Detto ciò, mi son reso conto di aver hypato un po' più doi quanto mi aspettavo Katsuki.
E nulla, mi sa che da ora in avanti nelle mie storie, il lead femminile sarà una psicopatica WARaolic. Però alla fine, ci stava dai. Katsuki non ha mai dato l'idea di essere una persona poco violenta. E ora sapete anche che è tutta una cosa di famiglia, quindi tale padre tale figlia.
per la cronaca, augurerei a tutti di non trovarsi mai in un vicolo buio con un Amano incazzato. 
altrimenti ne voi ne il vicolo buio esistereste più.
Infine, Satoshi... uuuuh, vi dico subito che questa cosa è la cosa che più si distanzia dal canon iniziale. Vedrete, vedrete.
Sarà un vero WHAT THE FU-!?
infine, giusto per, vi metto un'immagine di un Uca, ovvero la bestia che mi ha ispirato a creare El Crabbo qua, e che probabilmente ha scatenato orribili PTSD in tutti i Senzaluce che stanno leggendo la storia. 


Grazie mille per essere passati!
Alla prossima Manifestazione!

 
   
 
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