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Autore: Giadastales    30/07/2022    1 recensioni
Dopo l'esperienza traumatica con il serial killer di Sant'Ambrogio Rossella ha ripreso il suo lavoro alla centrale di polizia ma, ogni notte, fa ancora fatica a respirare, la sua vita si è coperta di panico e oscurità ed è in cura da una psicoterapeuta che le sta insegnando l'equilibrio. La sua serenità, però, viene nuovamente stravolta quando in città si sviluppa un nuovo caso e, proprio in quel momento, Rick evade di prigione. Liam, che era scomparso a Copenaghen, torna a Milano con l'obiettivo di chiudere i conti con il serial killer che gli ha rovinato la vita e questo, inevitabilmente, porta lui e Rossella a recuperare il legame... Ma nuove ombre minano la fragile mente dei protagonisti, già provata dai traumi del passato.
Ciechi, sequel di Orfani, come la prima parte è dark, drammatico e lievemente romantico.
Genere: Drammatico, Romantico, Thriller | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: Lime | Avvertimenti: Contenuti forti
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Secondo Capitolo – Cattivi Loop


La notizia della fuga di Rick, il serial killer di Sant'Ambrogio, si diffuse a macchia d'olio. Il piano iniziale era di mantenere la notizia segreta, ma qualcuno spifferò per pettegolezzo alla persona sbagliata, la quale allargò il chiacchiericcio e in men che non si dica Milano stava tremando, i giornalisti cavalcavano l'onda e dalla Cattolica alla Bocconi e da piazza Garibaldi a San Siro non si parlava d'altro.
Le ragazze avevano il coprifuoco e le donne adulte cercavano di condensare gli impegni in posti pubblici, popolati e illuminati dalla luce del sole.
La misoginia e la violenza di genere di Rick, trapelati non solo dal suo modus operandi ma dalle poche interviste cedute ai giornali, erano diventate famose.
Rossella, dopo neanche un giorno dacché la notizia era diventata di dominio pubblico, rischiava un attacco di panico una volta al minuto.
Il terrore era paralizzante.
Anche se Pratiro le offriva la sua protezione onnipresente, era in ansia perché sapeva che nessuno sarebbe mai riuscito a proteggerla da ciò che aveva dentro. Temeva che sarebbe impazzita, definitivamente. Che avrebbe urlato senza motivo in mezzo alla strada. Che sarebbe svenuta.
Che avrebbe ceduto, perché bastava solo il pensiero dell'uomo che le aveva rovinato la vita a piede libero per spezzarle il fiato.
«Finché Rick non sarà di nuovo dietro le sbarre non resterai sola» sentenziò Pratiro a fine giornata. «Non possiamo rischiare, potresti essere uno dei bersagli» al costo di essere duro, ci teneva a chiarire la realtà dei fatti.
«Non puoi mettermi le guardie del corpo» gli rispose con voce forzatamente autoritaria, per fargli realizzare che stava dicendo una cosa assurda e ridicola.
«Rossella, non farmi incazzare». Quando voleva, sapeva diventare rude come il figlio adottivo. Rossella spesso pensava a quanto, in fondo, Francesco e Liam si somigliassero, anche se non erano legati da alcun grado di parentela. “Rick è il nostro peggior nemico, e noi non corriamo rischi inutili” concluse l'anziano.
Rossella si chiese quanto ci avrebbe messo la sua venerata normalità, concetto che ormai adorava come una dio greco, a tornare integra.
«Comunque», iniziò lentamente, «la psicologa di Rick vuole incontrarmi. Desidera avere un colloquio con me».
Pratiro studiò il pericolo. «Perché mai?».
Di certo non per bere un tè assieme, pensò Rossella.
«Pensa che illustrare alla centrale il percorso terapeutico di Rick nell'ultimo anno possa aiutarci nella ricerca».
«Perché deve parlarne proprio con te?», l'uomo era ancora reticente.
«Sappiamo tutti che sono l'unica che ha avuto il piacere di conoscerlo meglio», mormorò lei, ricominciando a respirare a fatica.
«Rossella, non...».
«Sì, lo so, devo stare calma», lo interruppe lei. Di certo non voleva ricadere nel baratro vegetativo della depressione che l'aveva inchiodata per mesi al letto. «Forse è ciò di cui ho bisogno per chiudere col passato».
Pratiro alzò un sopracciglio, non credeva che le cose potessero sistemarsi con un po' di retorica e speranza, avrebbe preferito tenere chiusa Rossella in una campana di vetro.


La dottoressa Luce la attendeva nel suo ufficio.
La donna si puliva gli occhiali con aria pensierosa, sapeva che sarebbe stato difficile trovare un punto d'incontro con la giovane, la quale, per ragioni chiare a tutti, aveva vissuto il lato peggiore del serial killer di Sant'Ambrogio, quando venne rapita e sfigurata. Aveva già avuto modo, naturalmente, di parlare con persone che avevano vissuto traumi simili, ma i tempi di recupero vero e completo andavano dai tre ai cinque anni, nei casi più gravi anche di più.
Rossella bussò alla sua porta, entrò e le rivolse un timido saluto.
La dottoressa si preparò.
«Buongiorno, cara... Prego, siediti pure... Sì, lì va benissimo... Grazie per essere venuta!» era più nervosa di lei.
Rossella si sedette, ma percepire che la dottoressa fosse più a disagio di lei la fece agitare ancora di più.
«Piacere di conoscerla, signora... dottoressa...?».
«Luce», precisò lei, sistemandosi gli occhiali da vista.
Che nome poetico, pensò la ragazza. Non le era mai capitato di sentirne uno così, fatta ad eccezione dei romanzetti, ovviamente.
«Sappia che non voglio metterla in difficoltà, il suo aiuto potrebbe essere prezioso ma lo è anche il suo tempo».
Rossella si sforzò di essere gentile. «Non si preoccupi, è molto importante per me che il caso venga risolto e torni la tranquillità a Milano, per tutte le donne».
La dottoressa Luce alzò, impercettibilmente, le sopracciglia, ma a Rossella, abile osservatrice, oltre che studiosa, a sua volta, di psicologia, non sfuggì.
«Questo è uno dei primi punti che mi preme affrontare», iniziò in fretta la dottoressa Luce, animata da una certa impazienza. «Alla centrale dev'essere chiaro il percorso che ha fatto Rick. So che può sembrare... difficile da credere... ma lui è molto cambiato di recente... è molto migliorato!».
Rossella sgranò gli occhi.
Stava forse sognando?
E la donna occhialuta davanti a lei non era un miraggio?
«Ci terrei», continuò la donna, con tono gentile ma assertivo, «che quando lo troverete, non avrete atteggiamenti aggressivi in modo che non si senta trattato come un mostro. Questo potrebbe fargli solo male e a quel punto potrebbe, veramente, tornare ad essere il pericolo di una volta».
«Okay, sa cosa? Credo di essermi persa», la interruppe Rossella. «Mi sta dicendo che Rick non è una minaccia?».
A Luce non piacque per nulla il tono incredulo della ragazza.
«È proprio da questo tipo di atteggiamento che vorrei proteggere il mio paziente. Rick ha avuto una vita difficile, non è sempre stato un mostro».
«Ne ho abbastanza», scattò Rossella, alzandosi in piedi e allontanandosi. «Quell'uomo ha ucciso donne, bambine, mi ha rapito, sfigurato, ha sparato all'uomo di cui mi ero... ha rovinato la mia vita, e quella di tante altre ragazze, e vorrebbe che fossimo accoglienti con lui?».
Luce s'indurì. «Parla in modo pessimo per essere una che studia psicologia e lavora con i serial killer».
«Lei, invece, parla come una pazza insensibile e sconsiderata! Cos'è, si è innamorata di Rick mentre le faceva da infermierina?». Rossella, prima d'allora, non era mai stata cattiva e saccente, preferendo un approccio morbido alle persone, ma quando si trattava di Rick perdeva completamente le buone maniere. Di norma anche lei era convinta che le persone potessero essere salvate – o almeno, ci sperava con tutto il cuore – ma non aveva mai pensato che fosse il caso del serial killer di Sant'Ambrogio, specie dopo aver guardato l'oscurità nei suoi occhi.
Dopo la sua accusa, stranamente, Luce non replicò, anzi, un'ombra passò dal suo sguardo.
A Rossella girò la testa: era, davvero, finita in un romanzo rosa? La donna che le stava davanti, la psicoterapeuta di Rick, si era innamorata di lui?
Era ancora più folle e malato, la base di tutti i disturbi che aveva studiato, che rovinava la vita a migliaia di famiglie e bambini.
Le relazioni disfunzionali non erano mai amore.
Erano loop, ossessioni, idealizzazioni, traumi.
«Lei è... pazza, completamente pazza...».
«Ho cercato di essere rispettosa, ma lei ha saputo solo...», provò a difendersi la dottoressa Luce.
«No! Non capisco come abbiano potuto dare il posto ad una come lei! È soltanto una ragazzina convinta di poter cambiare un uomo spezzato! Ma indovini un po'? Rick non è spezzato! È malato! Senza possibilità di guarigione!».
Non le diede il tempo di replicare, scappò come un fulmine e lasciò la dottoressa Luce a prendersi il capo tra le mani, con più preoccupazioni di prima.
Poi, però, nuovi dubbi fiorirono nella sua mente: quella ragazzina avrebbe potuto metterla in cattiva luce davanti agli altri dottori e la centrale di polizia, rovinando la sua carriera... Tutto perché aveva avuto un momento di debolezza data dalla mancanza e dallo sconforto, perché sì, amava Rick ma non avrebbe mai dovuto farlo scoprire al mondo... Saltò anche lei in piedi, per quanto glielo permettessero i tacchi, e cominciò a camminare in fretta per raggiungere la ragazza e, all'occorrenza, pregarla di mantenere il silenzio.


Rossella uscì dall'ospedale psichiatrico con più rabbia in corpo di quanta non ne provasse da mesi – o forse anni – a quella parte. Di base non era mai stata una persona che covava rancore, era una sensazione nuova e incomprensibile, e aveva studiato che la rabbia faceva solo male alle persone, ma era più forte di lei, avviluppava ogni cellula del suo corpo.
Uomini sbagliati. Donne come Luce che perdono la testa per loro.
Che storia assurda? Per anni aveva evitato ogni relazione simile, per non commettere gli errori di sua madre, convinta che se si conoscono i propri demoni è più facile combatterli, e ora si trovava tirata dentro tra la centrale di polizia che faceva la caccia alle streghe e una donna innamorata che voleva salvare il suo amore.
Non doveva permettere a Luce di confonderla, si disse, e non doveva permettere al fantasma cattivo di Rick di mandarla in esaurimento nervoso... Doveva mantenere i nervi saldi anche se il mondo, nel giro di pochi giorni, era cambiato e stava tirando fuori dal suo profondo tutti i peggiori...
«Ciao, tesoro, quanto tempo!».
Rossella sussultò quando arrivò alla macchina.
Si voltò e se lo trovò davanti: ancora bello, bellissimo, e ancora più dannato di quando lo aveva incontrato la prima volta, invecchiato, l'aria sciupata ma affascinante.
«Liam...».
   
 
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