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Autore: Fran Det    06/08/2022    0 recensioni
L'amore si può nascondere dove meno lo si aspetti e come un uragano ti stravolge la vita. Questo è quanto accadrà a Sara Wood, accolta e cresciuta dal duca di Devonshire provocando le gelosie dei suoi due figli, Elisabeth e Spencer. Proprio quest'ultimo sarà il principale tormento di Sara da bambina finché qualcosa cambia nel suo cuore. Sarà si ritroverà così a fare una scelta per la prima volta: da un lato avrà James Morrison, un uomo gentile ed affettuoso, dall'altro proprio Spencer, tenebroso e scostante. Seppur difficile sia, Sara troverà il coraggio di amare oltre i pregiudizi e fare la scelta più giusta . A fare da palcoscenico a questa storia d'amore troviamo prima la campagna del Derbyshire e in seguito la Londra dell'epoca vittoriana con i suoi pregi e i suoi difetti.
Genere: Romantico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: Lime | Avvertimenti: Triangolo | Contesto: Storico
Capitoli:
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Prima della partenza di Spencer, Lord Cavendish invitò i suoi più cari amici per un piccolo ballo privato. Anche Charles sarebbe partito fra alcuni giorni e quale miglior occasione sarebbe stata nel vedere la sua famiglia al completo. Non mancarono i Taylor, i Curzon e ovviamente gli Stanley.
- Caroline sembra raggiante stasera – disse lady Curzon, seduta su una comoda poltrona davanti al camino.
- Mia figlia è un fiore così raro. Non esiste al mondo una ragazza più graziosa di Caroline –
Lady Curzon annuì, altrimenti si sarebbe ritrovata in un’accesa discussione con lady Constance e i suoi acciacchi non l’avrebbero sopportato, per questo preferì tacer.
- Come sta Amanda? – chiese Sara alla signora Taylor che stava scegliendo quale tramezzino sacrificare.
- Sta molto bene, ah Sara devo darvi una sua lettera. Purtroppo è giunta a casa mia. Il servizio postale è davvero incompetente –
- Avete ragione Anne – si intromise lady Constance - una volta inviai una lettera a mia cugina che vive a Buxton e sapete quando è giunta? –
Tutte le donne presenti risposero di non saperlo affatto.
- Dopo tre mesi, incredibile – lady Constance si sventolò con il ventaglio più velocemente ricordando tale incompetenza.
Sara si guardò intorno e la sala da ballo era più splendente che mai. Quella era la sala usata dalla famiglia per i ricevimenti più intimi e di certo non eguagliava la grandezza e la bellezza il Gran Salone che non veniva aperto dalle nozze di Elisabeth. Per molti anni aveva sognato di celebrare lì il proprio matrimonio, ma ormai aveva perso le speranze.
- È davvero un bel giovanotto quel signor Morrison – le fece notare Curzon.
- Avete ragione, un uomo colto ed affascinante – rispose timidamente Sara.
- Anche molto ricco – rimarcò Constance con uno sguardo pungente, come se lei non avesse diritto di innamorarsi di un uomo benestante, come se dovesse già ringraziare per ciò che aveva. Quella donna era fastidiosa.
- Non importa la sua ricchezza, mi solo della sua anima –
- Belle parole davvero – le disse Anne Taylor che amava Sara come se fosse la sua terza figlia.
- Ricco o meno, il signor Morrison è davvero un bell’uomo – affermò Clarissa Curzon.
- Anche tuo marito lo è Sophie – disse lady Constance rivolgendosi a Sophie, la sorella maggiore di Amanda, venuta nel Derbyshiare per far visita a sua madre che non vedeva da tempo ormai.
- A proposito di vostro marito, dove si trova adesso? Come mai non vi ha accompagnata? – le chiese Constance con curiosità, più che interesse.
Il signor Elliot era un avvocato di Edimburgo e gli era difficile spostarsi per il Paese poiché era pieno di lavoro per questo Sophie tornava nel Derbyshire quasi sempre da sola.
- Purtroppo gli impegni gli impediscono di muoversi dalla capitale. Sara, vi va se ci sgranchiamo un po' le nostre gambe indolenzite? – le disse Sophie indignata per l’affronto di lady Constance.
Sara accettò volentieri quello che era un palese grido d’aiuto. Sapeva con certezza che anche Sophie non sopportava lady Stanley.
- Adesso sì che va molto meglio, non trovate Sara? –
- Avete perfettamente ragione Sophie, non riesco a stare con quella donna per più di cinque minuti –
Sophie la guardò ridendo – Non siete l’unica credetemi. È sempre alla ricerca di un qualche pettegolezzo –
- Su di me ha molto materiale su cui lavorare –
- Credo sia infastidita dal fatto che qualcuno sia interessato a voi. Io e Amanda avevamo sperato che quel qualcuno fosse nostro fratello, ma così non stato. Anche allora, quella donna aveva avuto a che dire sulla questione –
Sara ricordava perfettamente il giorno in cui Spencer, pubblicamente, aveva rivelato ad Anthony i sentimenti che le provava, mettendo non solo in imbarazzo lei, ma quel povero ragazzo. Allora Sara aveva solo quindici anni, un’età troppo ingenua per difendersi dalla cattiveria di Spencer che l’aveva ingannata offrendogli il suo aiuto. Le parole recitate ad alta voce nel bel mezzo del salone dove si stava svolgendo il ricevimento di Sophie rimbombavano ancora nelle sue orecchie.
- Come biasimarla, Spencer le ha dato materiale a sufficienza sul mio conto –
- Mi dispiace Sara, probabilmente avevi dimenticato l’accaduto ed io te l’ho ricordato –
Ma Sara non avrebbe mai potuto e forse era un bene che glielo avesse ricordato. Quello era Spencer, quello era il motivo per cui lo odiava profondamente.
- Spencer è un uomo crudele e senza cuore che si prende solo gioco delle persone che gli sono vicine –
- Sei sicura? A me non sembra che sia più così –
Sara rimase senza parole, era la prima persona che la contraddiceva sul suo conto.
- È stato per alcuni mesi a Edimburgo e mio marito lo ha aiutato in una causa. Solo lì ho capito chi fosse davvero –
- E che cosa hai capito? –
Ma Sophie non riuscì a rispondere perché si materializzò al loro fianco Caroline.
- Signorina Stanley, è un vero piacere rivedervi dopo così tanto tempo. Siete meravigliosa –
- La ringrazio signora Elliot –
Caroline quella sera era splendida, indossava un magnifico abito color crema che la faceva risplendere di luce propria. A confronto, lei sembrava un grosso limone. L’abito giallo che aveva scelto non era affatto adatto a lei.
Mentre Caroline e Sophie parlavano, vide Spencer tutto solo accanto al piano. Senza pensarci si recò al suo cospetto.
- Volete suonare? – gli disse tutta d’un fiato.
- Oh, non ne sono in grado –
- Forse un giorno potrei insegnarvelo? – lo guardò con intensità, come se fosse in uno stato di transizione. Il suo corpo non seguiva più la ragione, ma i propri sensi. Il respiro le si fermò in gola e le labbra le si spalancarono come se stesse attendendo da lui un bacio.
Spencer rimase a guardarla senza toccarla, ma con il desiderio di farlo, di stringerla fra le proprie braccia davanti a tutti.
- Sara, apriamo le danze –
Lord Cavendish si avvicinò e Sara si destò dal suo sogno. Solo in quel momento si rese conto di ciò che aveva fatto. Si era avvicinata solo per salutarlo visto che sarebbe partito e invece aveva complicato ancora di più le cose.
I balli furono aperti e Sara ballò prima con Lord Cavendish, poi con Charles e infine con James. Anche lord Curzon le chiese un ballo e lei non seppe negarglielo.
- Mi raccomando Sara non fategli perdere la testa – le disse scherzosamente Clarissa. Quella donna era straordinaria e sapeva bene come quell’uomo ne fosse perdutamente innamorato.
Alla fine del ballo, anche Spencer le si avvicinò.
- Permettete di avere l’onore di un ballo con voi? –
Sara lo guardò senza pronunciare una parola e lui capì che era un assenso. Quando più tardi risuonò la musica del piano, Sara si ritrovò a ballare un romantico walzer con l’uomo che odiava di più al mondo.
Non una parola fu pronunciata fra loro, non riuscivano neppure a guardarsi per l’imbarazzo. Sara temeva di avvicinarsi troppo per paura che sentisse il suo battito accelerato.
La musica fu lunga ed esasperante e Sara combatteva fra la voglia di scappare e quella di rimanere fra le sue braccia. Di tanto in tanto alzava lo sguardo verso di lui e notò le sue guance arrossate, convinta che fosse una naturale conseguenza della temperatura troppo alta della stanza. Appena terminò la musica, Caroline si avvicinò a loro.
- Signor Cavendish, sareste così gentile da accompagnarmi alla finestra? Ho bisogno di aria fresca –
Senza smettere di guardare Sara, Spencer annuì e dopo pochi secondi si allontanò.
- Sara, vi sentite bene? – le chiese James preoccupato.
- Cosa avete detto? – disse lei, ancora immersa nei suoi pensieri.
- Venite con me, sarà meglio che vi sediate –
Sara lo seguì, senza mai togliere lo sguardo da Spencer. James era così gentile, ma non aveva lo stesso fascino misterioso di quell’uomo. Era sempre più curiosa di conoscere l’anima di Spencer che le sfuggiva in continuazione.
 
Caroline era diventata una vera spina nel fianco, ma per sua fortuna sarebbe partito presto. Tutti i bagagli erano pronti, ma aveva promesso a Caroline di accompagnarla per una cavalcata mattutina. Era una bellissima ragazza, su questo aveva ragione Elisabeth, ogni uomo le sarebbe caduto ai piedi. Tutti, tranne lui. Lui desiderava un’altra donna, una donna che non avrebbe mai potuto avere. Non solo perché era così diversa da lui, ma anche perché James l’amava e lui non avrebbe fatto un torto ad un amico caro.
- È così bello passeggiare tranquillamente nella radura desolata. Non trovate? –
- Mmm, concordo con voi – disse con svogliatezza. Caroline cercava di conversare, ma Spencer era altrove con la mente.
- Vi siete mai legato ad un luogo? – provò ad attirare la sua attenzione, ma senza successo.
- No, mai – Spencer continuava a rispondere senza nessuna voglia.
-Io sì. Questo posto è più bello di Londra, Parigi o Roma –
- Le avete mai viste? – le chiese. Come poteva affermare che il Derbyshiare potesse essere più bello di città ricche di storia e di arte.
- No, oltre Londra intendo, ma non amo particolarmente la città –
- Quindi preferite una vita di campagna? –
Caroline annuì – Certo, è molto più suggestiva, non trovate? –
Spencer trovava Caroline ancora acerba e nulla era in confronto a Sara.
- La campagna ha il suo fascino, non lo metto in dubbio, ma io preferisco di gran lunga ciò che l’uomo ha creato con le proprie mani, con il suo sudore –
Caroline rimase in silenzio e chiuse gli occhi ascoltando il solo cinguettio degli uccelli posati sui rami.
- Io preferisco la natura, ma quest’anno dovrò andare a Londra per la stagione –
- Capisco, avete il dovere di fare un buon matrimonio. Troverete sicuramente un uomo adatto a voi. Ne sono sicuro –
-E se lo avessi già trovato? –
Di chi diavolo stava parlando quella ragazza. Pregò che non dicesse il suo nome, ma le speranze furono vane.
- Non so cosa vi abbia detto vostra madre, ma voi non siete adatta a me –
Il volto di Caroline mostrò a Spencer quanto fosse rattristata da quella affermazione.
- Perché non mi date una possibilità, potremmo scriverci ora che andrete a Londra, potrei essere la donna che meritate –
- Potreste anche esserlo, ma non siete la donna che voglio –
Spencer cercò di aizzare il suo cavallo per allontanarsi da lei, da quel posto e dai suoi sentimenti che provava per Sara, quando Caroline parlò di nuovo.
- Lo so chi volete, forse gli altri sono troppo ciechi per vederlo, ma io vi ho veduto bene. Mi dispiace per voi però –
- Per cosa dovrei dispiacermi? Sentiamo –
- Vedo che adesso ho tutta la vostra attenzione. Bene, perché state sbagliando a riservare i vostri puri sentimenti verso una donna che non li merita affatto –
- Cosa ne sapete voi –
Adesso Spencer era nervoso, come mai prima d’ora. Sara le aveva fatto delle confidenze sul suo conto? Ma sapeva per certo che Caroline non era amica di Sara, allora cosa la faceva sentire tanto sicura?
- Ho udito con le mie stesse orecchie, che vi considera un uomo freddo e senza cuore. Un uomo crudele! Queste sono state le sue esatte parole signor Cavendish –
- Spencer le rise in pieno volto – siete una brava ragazza Caroline. Andate a casa e preparatevi per la vostra prima stagione –
Spencer non aveva intenzione di perdere altro tempo con lei, ma le parole che susseguirono dopo lo ferirono come una pugnalata al petto.
- Non prendetevi gioco di me, io so più cose di chiunque altro riguardo la vostra famiglia. So per certo che il cuore di vostra sorella è impegnato per un altro gentiluomo. Il signor Morrison –
Spencer rimase impietrito e subito dopo corse via. Caroline, invece, rimase sola nel bel mezzo della radura.
 
Elisabeth, ignara di quello che era appena accaduto, stava terminando la sua lettura nel salottino privato, quando le voci di Spencer raggiunsero il suo orecchio. Era il suo nome quello che pronunciava ad alta voce, così si spinse fuori dalla stanza.
- Spencer perché urlate in questo modo! –
- Dentro! – la intimidì.
- Cosa è accaduto Spencer? Così mi spaventate –
- Esigo una spiegazione –
Nel frattempo girovagò nella stanza senza sosta con un’espressione inorridita sul volto.
- Mi spiegate cosa vi succede? – chiese Elisabeth, senza capire il comportamento di suo fratello, ma Spencer senza curarsi dell’etichetta le chiese brutalmente - Siete l’amante di James? –
Lei rimase in silenzio, così Spencer capì.
– Sono stato uno sciocco, per tutti questi anni. Ora capisco il vostro interessamento sulla sua vita amorosa e la vostra insistenza nell’allontanarlo da Sara –
- Basta, basta! – riuscì a dire Elisabeth – non sono più la sua amante, ma sì io lo amo ancora –
Spencer la guardò con un misto di orrore e pietà, tanto da far sentire Elisabeth una nullità.
- Non sapete quanto siate stata sciocca? E se lo scoprisse qualcuno in società? –
Solo allora Elisabeth si chiese come avesse fatto Spencer a scoprire la verità.
- È stata Sara a dirvelo? –
- Sara? Oh no, la vostra cara amica Caroline, la donna che volete diventi la duchessa di questa casa. Adesso devo trovare un modo per farla tacere, e credo che non sia molto difficile convincerla visto i tanti debiti di lord Stanley, per non parlare poi della sua vita dissoluta –
Lo guardò rassegnata. Aveva sempre pensato di essere una brava osservatrice e invece aveva fallito. Caroline non era affatto una ragazza dolce e gentile. Per fortuna Spencer si sarebbe prodigato ad aiutarla nonostante tutto.
- Spero per voi che da oggi stiate più attenta e spero che quella sciocca tenga a freno la lingua – così dicendo andò via.
- Dove stai andando? –
Ma Spencer non la sentì perché era ormai lontano.
 
Spencer stava salendo in fretta le scale. Non poteva essere stato tanto cieco per tutto quel tempo. Si sentiva tradito da sua sorella e dal suo migliore amico e poi…poi c’era Sara. Perché doveva desiderare una donna che lo disprezzava, che non riusciva ad andare oltre i suoi pregiudizi? All’improvviso fu colpito da un forte capogiro e per fortuna riuscì in tempo ad aggrapparsi alla ringhiera di ottone del gran scalone.
- Signor Cavendish! – una voce melodiosa lo destò dal dolore che lo aveva colpito. Quando riaprì gli occhi, vide due grandi occhi nocciola che lo guardavano impauriti.
- Signorina Wood, sto bene. Devo solo riprendermi –
- Lasciate che vi aiuti – senza aspettare il suo permesso, Sara infilò il suo braccio sotto quello di lui e lo aiutò a salire gli ultimi gradini.
- Devo farvi portare un bicchiere di acqua e zucchero? –
- Non curatevene troppo, è già passato –
Spencer si staccò violentemente dal braccio di Sara. Il proprio corpo stava reagendo a quel contatto e non sarebbe riuscito a nasconderle il suo ardente desiderio per altro tempo.
- Siete sicuro di non aver bisogno di un aiuto? –
- Sicurissimo, lasciatemi in pace – le urlò quasi sbranandola. Non era quella la sua intenzione, ma non poteva averla ancora accanto a lui.
Sara rimase a guardarlo confusa e ferita da quell’ennesimo atteggiamento noncurante di Spencer così gli disse - Siete un uomo crudele –
- E senza cuore – terminò lui quell’affermazione guardandola con occhi pieni di rabbia.
Sara fu colpita da quelle parole vergognandosi di se stessa. Forse qualcuno l’aveva sentita o forse era stato lui stesso ad udire la sua crudeltà. Senza scusarsi, Sara rispose al suo affronto.
- Voi non aprite il cuore a nessuno. Sembrate sempre in aguato, in attesa di difendervi da una buona parola, da un gesto d’amore –
- Non sapete proprio nulla di me, quindi vi esorto a tacere –
Era la verità, ma ogni volta che cercava di scoprire qualcosa su di lui veniva proiettata fuori dal suo mondo e così desiderava scoprire sempre di più.
 - Voi non siete certo migliore – continuò lui dopo una pausa - vi siete approfittata della bontà di mio padre vivendo alle sue spese per tutti questi anni –
Quelle parole la ferirono come se l’avesse colpita con uno stiletto dritto al cuore. Stanca di quella prepotenza, Sara trovò il coraggio di dirgli cosa pensava realmente di lui.
- Siete un uomo arrogante e altezzoso. Credete che tutto vi sia dovuto solo per la vostra posizione in società, ma non avete la minima idea di cosa sia la solitudine, l’essere abbandonati dal mondo intero –
Gli occhi di Sara si riempirono di lacrime che poco alla volta caddero giù bagnandole le guance accalorate. Non aveva mai conosciuto un uomo tanto offensivo e indelicato. Quella conversazione stava diventando sempre più surreale.
- Ecco chi siete davvero, vi siete nascosta per troppo tempo dietro la vostra maschera, ditelo che desiderate un buon matrimonio visto che mio padre non vivrà ancora per molto -
- In tutti questi anni non avete fatto altro che insultarmi e adesso venite a dirmi che sono un’approfittatrice? Voi non mi conoscete, credete di conoscermi, ma non è così –
- E voi credete di avere il diritto di giudicarmi e di sentirvi migliore di me? –
- A differenza vostra, io vi ho portato sempre rispetto ma adesso basta –
Fu in quel momento che Spencer la spinse lungo la parete e Sara colse nei suoi una scintilla.
- Dovete tacere! –  le disse, ma questo comando non fece smettere Sara di confessare il suo risentimento nei suoi confronti.
- Non siete un uomo, ma un bambino capriccioso che crede di avere il diritto di possedere tutto ciò che vuole –
Sara però non si sarebbe mai aspettata di essere colta dalla passione. Due morbide labbra sfiorarono le sue e come il divampare di un fuoco il suo corpo fu travolto da un calore infernale. Fu così avido da non lasciarle un attimo di respiro. Ma dopo l’incredulità, abbandonò completamente le sue membra sul corpo di lui, rimanendo avvolta nel suo violento abbraccio. Il sapore della sua bocca era estasiante. Quel bacio era frenetico, insidioso e avvolgente. La sua lingua esplorava in modo esperto la sua bocca violandola con ardore. Sara si lasciò trasportare da quella magia, ma quando riaprì gli occhi si rese conto di quello che stava realmente accadendo cercò di respingerlo. Non riconosceva più se stessa. Si stava donando all’uomo sbagliato.
Sentendosi abbracciare più forte gli morse un labbro così Spencer la lasciò andare.
– Ma cosa vi prende? Siete impazzita? -
- Siete solo un’animale – gli urlò lei in faccia – come avete potuto farlo, come? –
Presa dalla collera scoppiò in un pianto disperato e poi corse via, lontano da lui.
Spencer la vide allontanarsi e in poco tempo sparì. Non riusciva a credere a ciò che aveva appena fatto.
L’aveva baciata.
Per quanto tempo aveva desiderato farlo in quelle lunghe settimane e adesso che era accaduto se ne pentiva amaramente. Lo aveva immaginato tante volte e in modi diversi, ma nessun sogno equivaleva la realtà. Ma aveva visto sofferenza nei suoi occhi e sapeva di aver violato la sua intimità. Doveva essere stato sicuramente il suo primo bacio. Si sentì disperato perché sapeva di averla perduta per sempre.
 
 
 
 
 
   
 
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