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Autore: Robin Stylinson    22/08/2022    0 recensioni
2114, Oslo. La Future Library sta per aprire le porte a tutta la popolazione mondiale: una biblioteca composta unicamente da 100 volumi, scritti a partire dal 2014 - uno all'anno - e custoditi gelosamente per non farli leggere a nessuno prima del previsto. Erik e Rune sono i Voktere della libreria, due guardiani incaricati di tenere tutto al loro posto fino a quando, un mese prima dell'inaugurazione, Rune scopre che un libro è stato rubato: "La Ballata della Morte". Erik parte così alla ricerca dello scrittore per poter avere una copia del manoscritto ma la caccia all'uomo sembra essere lastricata di porte chiuse, segreti e un omicidio.
Genere: Mistero, Noir, Thriller | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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CAPITOLO 11
 

Appena Erik aveva messo piede nell'aeroporto di Longyearbyen, il cellulare si era connesso alla rete e il telefono aveva iniziato a scoppiare di messaggi, la maggior parte da Rune. Il Verge alzò gli occhi al cielo ma decise di richiamare il collega prima che impazzisse e confessasse tutto a Katie, rendendo così il suo viaggio e la sua indagine vane. 
«Finalmente ti fai sentire!» disse Rune rispondendo al telefono dopo appena due squilli. 
«Non c'era campo» controbatté Erik.
«Impossibile, ormai ci sono ripetitori ovunque.»
«Non so che dirti se non ci credi.»
«Hai scoperto qualcosa?» chiese poi Rune sorvolando sull'inutile polemica che stava per nascere per colpa sua.
«Ho trovato un possibile parente del nostro scrittore.»
Erik iniziò a raccontargli come era andata la prima indagine e gli elencò i punti fondamentali: Dmitriy Ezelstain, minatore russo e morto nel 1996, aveva un figlio, Victor, che dopo la morte del padre si era trasferito con la madre Hanna, norvegese, a Bergen.
«Ma ormai saranno morti tutti!» disse Rune con voce lagnosa.
«Lo so, ma se riesco a trovare delle informazioni sulla famiglia Ezelstain a Bergen, riuscirò a trovare anche la gente viva. Non ti preoccupare» concluse Erik. «Adesso devo salire sull'aereo.»

-

Erik aveva preso il volo per Bergen nel primo pomeriggio dopo aver ringraziato Hector, il custode, ed essere tornato all'aeroporto accompagnato da Jørgen. La telefonata con Rune lo aveva innervosito parecchio e si disse che da lì in avanti gli avrebbe solo scritto dei messaggi e magari non l'avrebbe nemmeno reso partecipe delle sue scoperte, ma decise che ci avrebbe pensato e che forse non era corretto tagliarlo fuori.
 L'aereo del Verge atterrò senza nessun problema, finalmente non doveva più preoccuparsi degli orsi bianchi e della temperatura polare che lo costringeva a vestirsi come una cipolla.
Uscito dall'aeroporto noleggiò un førerløs bil ma non inserì nessuna via specifica, chiese solamente di essere portato al primo hotel libero che c'era, possibilmente vicino all'indirizzo "Karl Johansgate 25 B" e l'autovettura obbedì immediatamente, portando il suo passeggero al Tulipan Hotel che si trovava circa a dieci minuti dalla destinazione che Erik aveva in mente.
Durante il tragitto, l'uomo rimase colpito dal fascino variopinto della città, le strade di ciottoli si intrecciavano tra edifici tipici scandinavi di legno colorato e raffinati giardini che seguivano le morbide curve delle colline norvegesi. Il førerløs bil di Erik era passato davanti a quello che doveva essere l'edificio più vecchio di tutta la città, un chiesa in stile romanico: l'esterno della cattedrale aveva un aspetto severo e imponente mentre i due alti campanili posti rispettivamente al lato destro e al lato sinistro, stringevano la facciata come per sorreggerla. 
Una volta arrivato a destinazione, Erik scese dalla vettura ed entrò al Tulipan per chiedere una stanza.
«Prego, da questa parte» gli disse una signorina con i capelli rossi naturali. 
Il Verge la seguì fino alla camera a lui assegnata trascinandosi appresso la propria valigia, poi entrò nel piccolo ambiente a lui riservato e si congedò dalla ragazza. Avrebbe voluto rilassarsi per una giornata, dormire e spegnere il cellulare ma sapeva che non poteva permetterselo così, dopo essersi collegato al wi-fi dell'hotel, iniziò a fare qualche ricerca con il cellulare rimanendo nel bel mezzo della stanza. Online non c'era nulla che riguardava la famiglia Ezelstain, aveva già provato a fare una ricerca in aeroporto, quindi sapeva che l'unica via possibile per trovare delle informazioni, sarebbe stato bussare porta a porta, andare nella biblioteca comunale, provare a parlare con il preside delle scuole di Bergen per provare ad accedere ai vecchi documenti e magari provare ad accedere alle scartoffie conservate in comune. 
La Bergen Offentlige Bibliotek, la biblioteca, distava solamente dieci minuti a piedi da dove si trovava Erik, così decise di non togliersi il giubbotto e di partire per una camminata. 
L'aria era fresca e piacevole, l'uomo era contento di aver avuto diverse informazioni sulla famiglia Ezelstain e anche se ancora non era arrivato al suo obiettivo, sapeva che si stava avvicinando alla meta. Erik aveva messo un piede davanti all'altro, lasciandosi trasportare dal suo istinto e dai suoi pensieri cercando di evitare di controllare il telefono: Rune era il suo Verge che gli faceva da spalla e viceversa, ma a volte pensava che l'ansia lo stesse portando su un nuovo pianeta creato appositamente per lui e questo lo rendeva piuttosto dispiaciuto e triste. Per cercare di distrarsi da quelle idee, decise di cercare la biblioteca pubblica e si stupì nel vedere l'esito della sua ricerca effettuata con il cellulare in quanto la sua destinazione era a qualche centinaia di metro da dove si trovava.
La Bergen Offentlige Bibliotek era stata fondata nel 1872 e da allora aveva cambiato tre sedi: il primo si trovava a Torgallmenningen in un'ex fabbrica di birra, il secondo, un bazar della carne, era situato lungo il porto interno della baia di Vågen mentre il terzo, quello attuale, si trovava al centro della città, eretto nel 1917 dopo che Olaf Nordhagen ebbe vinto un concorso di architettura ben nove anni prima. La biblioteca era in stile neoromanico con mattoni dai toni grigi a vista e le tegole color argilla rossa, il portone ricordava quello di una cattedrale nonostante il portale non fosse strombato ma sopra di esso vi era una lunetta e decorato con delle colonne sormontate da un arco, più tudor che a tutto sesto, mentre le finestre erano tutte rettangolari, ad eccezione delle quattro che affiancavano il portone di legno, due a destra e due a sinistra, che ricordavano l'arco dell'entrata della biblioteca. Altri due portoni più piccoli, simmetrici alle finestre, completavano la facciata principale che si presentava proprio davanti ad un enorme prato verde curato da qualche giardiniere che odiava vedere la gente calpestare la sua erba perfettamente pettinata. 
Erik entrò nella Bergen Offentlige Bibliotek e fece un giro perlustrativo per cercare i computer perché sapeva che avrebbe potuto trovare qualche informazione in più navigando sulla rete bibliotecaria. Il Verge ricordava che fino a qualche anno prima, si poteva trovare qualsiasi informazione su qualsiasi individuo se cercata da un computer del genere, fungeva da anagrafe aperto al pubblico, ma per una questione di privacy e di dati sensibili, dopo una riunione durata ben quattordici ore in parlamento, il primo ministro norvegese aveva deciso di oscurare tutto quello che riteneva delicato e avrebbero deciso i cittadini se lasciare le proprie informazioni in balia di tutti o di tenerle riservate. Erik la riteneva una cosa più che giusta dopo tutti gli scandali avvenuti durante il periodo chiamato Free Data - dati liberi - ma adesso gli avrebbe fatto molto comodo avere quelle informazioni e l'albero genealogico degli Ezelstain. 
Dopo aver girovagato per la biblioteca, finalmente il Verge trovò i computer usufruibili da chiunque fosse capace di utilizzare un dispositivo elettronico: l'uomo si guardò attorno e quando constatò che non vi fosse nessuno, si sedette alla postazione più lontana possibile dalla porta in modo che avrebbe potuto chiudere tutto in tempo se solo qualcuno si fosse avvicinato con sospetto.
Stava facendo una cosa illegale? Certamente no, ricercare i dati non era di certo vietato in Norvegia, ma aggirare il sistema usando il codice HTML per vedere anche le parti che erano state oscurate, non era di certo conforme alla legge.
L'uomo aprì la schermata per la ricerca anagrafica e premendo due tasti sulla tastiera fece diventare lo schermo completamente nero, poi iniziò a digitare parole in inglese, precedute dal simbolo del minore e seguite da una slash e dal segno maggiore, che comparivano alla velocità della luce sul display creando numerose righe di codice verde fluo. Una volta finito di scrivere, premette invio e la pagina iniziò a ricaricarsi: non sembrava cambiato nulla ma Erik sapeva che da quel momento in poi poteva vedere tutte le informazioni che l'anagrafica conteneva e sperava davvero che gli Ezelstain non avessero ritirato i dati sensibili ma che avessero dato solo il consenso ad oscurarli.
Il Verge cercò subito il nome di Dmitriy Ezelstain, l'uomo morto alle Sbalvald in un incidente aereo nel 1996, ma non trovò nulla così decise di passare al figlio, Victor, e alla madre, Hanna Nilsen, ma per quest'ultima non vi erano informazioni. 
Sotto in nome di Victor Ezelstain, invece, comparve il certificato di nascita e collegato trovò anche l'atto di un'altra persona, nata nel 2029, molto probabilmente un figlio. Purtroppo il documento non era stato compilato interamente ed Erik non poteva farci nulla ma si segnò le due informazioni utili che potevano servigli: la data di nascita e la via dove era domiciliato. 
Il Verge si fermò a pensare per un istante e si chiese se avrebbe dovuto andare nel logo di residenza sperando che vi fosse ancora una casa e l'uomo ormai anziano per fargli delle domande ma poi si disse che era una pessima idea e che doveva essere più cauto, in quel modo avrebbe rischiato una denuncia per molestie e probabilmente avrebbe perso l'occasione per ritrovare il libro alzando un enorme polverone, anche mediatico, sulla Future Library, così decise di fare qualche altra ricerca e settò le impostazioni sulla ricerca anagrafica inserendo il cognome Ezelstain e l'anno di nascita - 2029 - e premette invio.
Come pensava Erik, non erano molte le persone con quel cognome ad essere nate in quell'anno in Norvegia ma cercò di restringere il campo a quelli nati a Bergen ma non escluse il fatto che l'autore fosse nato in un'altra cittadina così decise di mettersi come priorità di cercare lo scrittore in quella cittadina per poi espandersi a tutto il paese. Con molta pazienza l'uomo creò un nuovo file dove riportava tutti i dati che gli sarebbero serviti per rintracciare gli Ezelstain creando così diverse colonne che avrebbe compilato una a una: nome, residenza, numero di cellulare. Gli ci vollero circa due ore per riportare tutti gli elementi sul nuovo file ma si disse soddisfatto dopo essere riuscito a stampare il suo elenco: aveva circa una cinquantina di persone da provare a contattare sperando di trovarle ancora in vita e con qualche indizio sullo scrittore o magari proprio l'autore de La Ballata della Morte. 
Erik piegò i fogli e se li infilò in tasca per poi dirigersi verso l'uscita della biblioteca quando notò una donna anziana, doveva avere all'incirca ottantacinque anni, l'età degli Ezelstain che aveva ricercato fino a quel momento, e si fermò a fare due chiacchiere.
«Buongiorno» le disse immediatamente Erik esibendo uno dei suoi più bei sorrisi forzati.
«Oh, buongiorno» rispose la signora ricurva sulla schiena. Aveva i capelli bianchi e gli occhiali in bilico sulla punta del naso, un gilet rosa e una camicetta di flanella a maniche lunghe gialla. «Posso aiutarla?» chiese poi la donna che portava un cartellino con il suo nome, Loris, attaccato al maglioncino con una spilla. 
«Sono nuovo in città e stavo cercando una persona, ma non saprei come trovarla.»
«Non so se posso aiutarla, caro.»
«Ha circa la sua età e di cognome fa Ezelstain» disse poi Erik.
La signora aggrottò la fronte e iniziò a muovere gli occhi mentre cercava nella sua memoria.
«Fa lo scrittore» continuò poi l'uomo per darle una mano a ricordare.
Dopo quelle parole la donna si irrigidì, aveva gli occhi sbarrati e sembrava aver cambiato umore.
«Non conosco nessuno, mi spiace» concluse poi tornando al suo lavoro di bibliotecaria. 
«Ne è proprio sicura?» la incalzò Erik.
«Le ho detto che non conosco nessuno con quel nome, e se ha finito, io dovrei finire di sistemare questi libri» concluse la donna con tono arrabbiato. 
Erik la ringraziò pensando a quanto fosse stata strana la reazione dell'anziana dopo che al nome Ezelstain era stato associato il lavoro di scrittore. 
  
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