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Autore: Magica Emy    07/09/2022    5 recensioni
«Akane, si può sapere dov’eri finita? Credevo dovessimo tornare a casa insieme…ehi, ma cosa…che stai facendo?»
La giovane piegò le labbra in un sorrisetto sornione senza smettere di armeggiare freneticamente con i bottoni della sua camicia che, in poco tempo, scivolò ai loro piedi, mettendo in mostra i magnifici pettorali scolpiti da anni di intensi allenamenti quotidiani.
«Cos’è, non ci arrivi da solo? Vuoi che ti faccia un disegno, per caso?»
In questa nuova storia, i caratteri dei personaggi potrebbero essere un po' diversi da ciò a cui siamo abituati, ma...niente paura! E se lo desiderate, continuate a seguirmi, mi raccomando!
Genere: Introspettivo, Malinconico, Romantico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het | Personaggi: ranma/akane, Ukyo Kuonji
Note: OOC | Avvertimenti: nessuno
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Serrò le labbra, provando con fatica a gestire quel pesante bagaglio di emozioni che per tutto il tragitto da scuola fino a casa l’aveva accompagnata, frustandole violentemente il cuore a ogni passo. Fin quasi a mozzarle il respiro. Succedeva così tutte le volte e, accidenti a lei, doveva smettere di pensarci! Ma come poteva imporsi di lottare contro i suoi stessi sentimenti? Già, forse non era abbastanza forte. Lei, l’erede della scuola di lotta indiscriminata Tendo, messa al tappeto da un uomo. Anche se non certo da uno qualunque e lo sapeva bene, poiché era stato l’unico a rubarle il cuore e i pensieri. Ora però tutto ciò che desiderava era smettere di pensare, e conosceva un solo modo per farlo. Spalancò le porte scorrevoli, guardandosi bene dall’annunciare il suo arrivo prima di fiondarsi verso le scale, percorrendole di corsa e fermandosi solo quando, appena imboccato il corridoio, non se lo ritrovò proprio di fronte. A quel punto, senza neppure dargli il tempo di aprir bocca lo prese per mano, trascinandolo in fretta nella sua camera per poi richiudersi velocemente la porta alle spalle, stando bene attenta non fare troppo rumore. L’ultima cosa che voleva era attirare sguardi indiscreti. Si appoggiò alla maniglia per qualche secondo, poi, ancora ansante per la corsa si voltò verso di lui, annullando con pochi passi la distanza che li separava.
«Akane, si può sapere dov’eri finita? Credevo dovessimo tornare a casa insieme…ehi, ma cosa…che stai facendo?»
La giovane piegò le labbra in un sorrisetto sornione senza smettere di armeggiare freneticamente con i bottoni della sua camicia che, in poco tempo, scivolò ai loro piedi, mettendo in mostra i magnifici pettorali scolpiti da anni di intensi allenamenti quotidiani.
«Cos’è, non ci arrivi da solo? Vuoi che ti faccia un disegno, per caso?» rispose avventandosi sul suo collo e lasciando piena libertà alle proprie mani, che ora vagavano indisturbate lungo quel corpo scultoreo che si accorse di bramare con disperazione. Il ragazzo la strinse a sé, lasciandosi sfuggire un gemito di piacere quando sentì le sue labbra risalire lente verso l’orecchio,  mordicchiandone  delicatamente il lobo.
«Ti voglio da morire. Non posso più aspettare.» gli sussurrò invitante e le dita scivolarono dentro ai pantaloni senza neppure prendersi il tempo di slacciarli, provocandogli così un intenso brivido lungo la schiena che in un attimo risvegliò tutto il suo ardore.
«A…adesso? Ascolta» disse, chiamando faticosamente a raccolta ogni goccia di autocontrollo rimastagli «per quanto la cosa non mi dispiaccia affatto, e credo sia anche piuttosto evidente, penso che dovremmo almeno aspettare che non ci sia nessuno in giro. Voglio dire, è quasi ora di pranzo, perciò…»
Akane non lo ascoltò quasi, poiché sapeva bene che non avrebbero pranzato tanto presto quel giorno. Kasumi non era ancora rientrata. L’aveva vista. LI aveva visti. Erano insieme e sorridevano…
Strinse forte le palpebre, tentando di scacciare quell’immagine rimastale ormai impressa sulle retine come una dolorosa istantanea, poi riaprì gli occhi, posandogli un dito sulle labbra.
«Sta’ zitto.» mormorò spingendolo sul letto. Fu allora che lui se ne accorse. Due minuscole gocce luminose brillavano come gioielli preziosi, incastonati tra le lunghe   ciglia delle sue palpebre socchiuse. 
Quelle erano forse…lacrime?
«Ehi, tutto bene?» sussurrò prendendole il viso fra le mani mentre senza pensarci due volte si chinava a baciarla. Il calore di quelle labbra morbide, modellate contro le sue,                    scosse la ragazza a tal punto da spingerlo via da sé con fermezza, lasciandolo interdetto.
«Ma che fai? Ti avrò detto almeno mille volte come la penso a riguardo!» esclamò rabbiosa, incenerendolo con un’occhiataccia.
“Sì, lo so bene.”
«Stavo solo cercando di consolarti.» replicò, sulla difensiva.
«Consolarmi? Per tua norma e regola non ho affatto bisogno di essere consolata da te!»
«Ma stavi piangendo.»
«Io non stavo piangendo! Non farlo più, intesi? Non provare mai più a baciarmi, è la regola!»
Si asciugò in fretta gli occhi. Cavolo, stava davvero piangendo. Come poteva non essersene neppure accorta? E comunque questo non gli dava il diritto di prendersi certe libertà con lei. Il giovane sospirò, sollevando le mani in segno di resa.
«Va bene, d’accordo. Non c’è bisogno che ti scaldi tanto, ma è successo qualcosa? Vuoi che ne parliamo?»
«Parlare? Senza offesa Ranma, ma se avessi avuto bisogno di parlare sarei piuttosto andata dalle mie sorelle, non certo da te. Sai bene perché sono venuta a cercarti.» disse esibendosi in una risatina di scherno che lo ferì più di quanto fosse stato disposto ad ammettere. Accidenti.
«Certo. Ho capito. Ti servo solo per quello.» considerò, amaro, maledicendosi ancora una volta per aver permesso a sé stesso di cacciarsi in quella situazione. Akane incrociò le braccia con una smorfia di disappunto.
«Avanti, non fare quella faccia, in fondo mi pare che fossero questi i patti tra noi. Lo abbiamo deciso insieme. Nessun legame, nessun dolore. Ricordi?»
«Già. È troppo tardi.» si lasciò sfuggire, pentendosene immediatamente.
«Che vorresti dire con questo?» seguì un lungo momento di silenzio che permise a Ranma di raccogliere le idee. Sapeva di non poter continuare a tacere ancora a lungo, o avrebbe finito per esplodere. Lei doveva sapere la verità.
«Io potrei…» cominciò, ma un improvviso nodo in gola gli impedì di proseguire.
“Avanti, diglielo.”
Quando tornò a specchiarsi in quegli occhi scuri le parole, ora quiete e ordinate, tornarono a fluire liberamente.
«Io potrei provare qualcosa. Per te. Qualcosa che va al di là del semplice sesso.»
«Stai scherzando, vero?» esclamò la minore delle Tendo, fissandolo come se avesse detto la più grande stupidaggine di tutta la sua intera esistenza.
«Ti sembra che abbia la faccia di uno che scherza?» replicò, punto sul vivo. La giovane scosse la testa, sospirando con impazienza.
«Qualunque cosa credi di provare, non è un mio problema.» disse, lapidaria. Il ragazzo col codino sgranò gli occhi.
«Tutto qui quello che sai dire? Sul serio?»
«Sì, sul serio. E vedi di abbassare la voce, stai praticamente urlando.»
Sorvolò sul fatto che per tutto quel tempo fosse stata proprio lei a cominciare, mantenendo il tono ben al di sopra dell’accettabile.
«Certo» si limitò invece a dire «come sua altezza desidera. Anzi, farò anche di più.»
E uscì sbattendo la porta, senza neppure voltarsi indietro.
 
   
 
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