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Autore: Tenar80    13/09/2022    1 recensioni
In un mondo steampunk gli angeli hanno dichiarato guerra all'umanità. Solo un manipolo di soldati, con tute ricavate dai corpi dei nemici uccisi, riesce a opporsi a loro. Anche sotto il cielo ostile, però, nulla è come sembra, al punto che solo dietro una maschera è possibile essere se stessi. Lo sa bene Ardal, schiavo fuggiasco, che con la sua nuova identità di giornalista, cerca la verità sugli angeli.
Genere: Avventura | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: Tematiche delicate
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Victoria si svegliò quando la luce della mattina invernale venne a lambirle il viso.

    Mosse le palpebre con cautela, prima di azzardarsi ad aprire gli occhi.

    Era nella propria stanza, al Quartier Generale. Era sulla cima di una delle vecchie torri, ma le pareti di pietra erano foderate con pannelli di legno e le quattro finestre garantivano che fosse sempre inondata di luce. Provò a muoversi con cautela e il dolore la raggiunse attraverso quell’ottenebramento tipico degli intrugli di Emil. Era stata in combattimento, quindi, ed era stata ferita. Ma la stanza odorava di pulito e la sensazione, vaga e piacevole, come della pressione di un bacio ancora sulle labbra, aleggiava su di lei. I farmaci la richiamarono verso il sonno, senza che potesse opporvi resistenza.

 

    Si svegliò di nuovo inalando un respiro profondo e si trovò seduta sul proprio letto, con gli occhi spalancati nella penombra della sera.

    Respirava. L’aria entrava senza ostacoli nei suoi polmoni e lei la sorseggiava come fosse acqua dopo una lunga corsa. Non avrebbe dovuto essere così.

    Avrebbe dovuto essere morta.

    La sensazione di soffocare, con il corpo che tremava nella morsa del dolore…

    – Calma, va tutto bene.

    Emil era seduto su una sedia a fianco al letto. Aveva l’aspetto stanco e la mezza barba di chi non chiude occhio da una trentina di ore.

    – Non dovrei essere viva – mormorò Victoria.

    Parlare non le costava fatica.

    Mentre le sensazioni andavano normalizzandosi, la sua mente militare stilava l’inventario dei danni. Piede bendato. Braccio e spalla immobilizzati. Qualcosa che tirava al fianco.

    – Per fortuna invece lo sei – replicò Emil, porgendole un bicchiere che conteneva un liquido dal vago sentore di sangue.

    Bevve senza protestare.

    – Ten? – chiese.

    – È andato a casa poco fa, tornerà domani… No, già oggi, più tardi.

    Victoria annuì.

    – Manul invece è morto – disse, in tono piatto.

    – Sì.

    Victoria guardò la propria mano sana, posata sul lenzuolo bianco, alla ricerca di una sensazione da afferrare. Non ve n’erano, se non una tristezza sorda che non poteva essere espressa a parole.

    – Gli altri? – domandò.

    – Feriti. Ne usciranno.

    Fiutò una reticenza in quelle parole, ma evitò di insistere. Prima bisognava recuperare il quadro d’insieme. Tutte le informazioni mancanti.

    – Aggiornami – mormorò.

    Lasciò che Emil le sistemasse dei cuscini morbidi dietro la schiena a cui potersi appoggiare, afflosciarcisi contro. Quello era tutto ciò che il proprio corpo per il momento le permetteva di fare.

    – Ti abbiamo trovato fuori città. Non risulta che tu abbia premuto il pulsante per il rientro d’emergenza.

    – Non l’ho fatto.

    Perché era morta. O in quello stato che si approssima alla morte.

    Il medico si limitò ad annuire.

    – Di fianco a te c’era una testa femminile. Un Generale Angelico. Suppongo lo abbia ucciso tu.

    – Questa volta mi sono assicurata che la testa fosse recisa del tutto.

    – Negli ultimi anni il Generale Angelico si è mosso a Pencors con almeno due identità differenti. Per gli estremisti impuri era Esvele, una impura scagliosa che in poco tempo ha scalato le gerarchie dell’associazione chiamata I Corvi.

    – Quelli che hanno cercato di uccidermi.

    – Esatto. Ha convinto i terroristi che le Ali Nere sono una propagazione del potere imperiale e che la paura degli attacchi angelici è montata ad arte. Forse che persino gli attacchi sono pilotati per uccidere più che altro impuri.

    Victoria lasciò che la testa affondasse nel cuscino, mentre i suoi occhi scorrevano le travi del soffitto. Gli accessi ai rifugi per gli impuri erano contingentati. Cosa avrebbe pensato se avesse perso dei parenti per un attacco angelico, se fosse stato negato loro l’accesso magari a un rifugio semi vuoto?

    – Ma si presentava anche come una nobildonna di alto lignaggio, ma la cui famiglia si era impoverita. Tale Irina Makrinon. Morozov ricorda i Makrinon, effettivamente si sono rovinati con una serie di investimenti sbagliati. L’ultimo Makrinon di cui ha memoria si è suicidato una ventina di anni fa. Si diceva avesse riconosciuto una figlia illegittima che era all’epoca una bambina.

    – Mi chiedo se ci sia una vera Irina Makrimon cadavere, da qualche parte – sospirò Victoria.

    – Probabile. Sai chi è stato oggi il nostro più solerte collaboratore? Averbrook.

    – Il dottore vuole risultare pulito.

    – Potrebbe anche esserlo, per quel che ne so. Di certo è stato lui a portare Irina a corte, circa sei mesi fa. Dice che credeva alla sua storia, voleva aiutarla a recuperare il prestigio che le spettava. Sono stati amanti, per un breve tempo.

    – Ovviamente. Reperiva lei il sangue di Generale Angelico per il principe?

    – Pare di no. Averbrook giura di averlo trovato nei magazzini della propria università. Non sappiamo se sia vero. Cento cinquanta anni fa il distaccamento delle Ali Nere di Zapangory è stato raso al suolo, il suo archivio è bruciato e noi sappiamo dalle nostre cronache che un altro Generale Angelico, oltre a quello ucciso da sant’Astulf è stato preso e smembrato. Noi non ne conserviamo il materiale organico. Potrebbe essere finito lì.

    Victoria socchiuse gli occhi, cercando di tirare le somme delle informazioni ricevute. Ten cercava notizie di questo secondo Generale Angelico. Secondo la tradizione, il cuore era stato conservato in un’ampolla di vetro magico, ma nessuno sapeva dove fosse.

    – Non mi convince, ma non è detto che non sia vero – ammise. – Come ha potuto pensare che somministrare quel sangue al principe fosse una buona idea?

    – Lo è – disse invece Emil. – Io lo curavo con sangue d’angelo ordinario perché non c’è altro modo. Il corpo di Mikhail non è in grado di produrre tutte le sostanze di cui ha bisogno. Per un certo tempo il sangue d’angelo supplisce questa necessità. Il sangue di Generale Angelico lo fa più a lungo, con risultati migliori. Al momento non c’è altro modo per mantenere il principe in vita. Averbrook è ambizioso. È venuto a sapere della malattia di Mikhail e di come lo curavo. Lui aveva sotto mano qualcosa di meglio e ne ha approfittato. Ovvio, ora vuole smarcarsi da qualsiasi legame con gli attentatori.

    La voce del medico trasudava disprezzo.

    – E davvero non ne aveva?

    Emil alzò le mani.

    – Non possiamo torturare l’uomo che garantisce la sopravvivenza dell’erede al trono – disse, senza nascondere il rammarico. – Oggi, nel nostro colloquio, ha sottolineato come solo lui sappia dosare il sangue e abbia esperienza di queste somministrazioni. E ha rimarcato come dipenda totalmente dall’imperatore e suo figlio, che senso avrebbe avuto per lui metterne a repentaglio la vita?

    – Non lo so. Ma neppure sospettavamo che degli angeli potessero agire a Pencors sotto l’apparenza umana, avvicinandosi a ruoli così strategici.

    – «Ogni conoscenza è una luce su abissi di ignoranza. Serve solo a dare un’idea della loro profondità» – citò il dottore.

    – Già. Suppongo che da adesso lo marcheremo stretto.

    – Per quanto possibile considerata l’influenza che ha a corte… Una cosa però l’abbiamo appurata. Quella sera al Regina della Notte Averbrook è stato raggiunto ben oltre mezzanotte dalla sedicente Irina. Lui non ricorda di aver notato Chris, il che può essere vero, dato non si sono mai frequentati, se non forse di sfuggita a corte. La donna, però, poco dopo il loro arrivo ha lamentato un malore e si è allontanata con la carrozza… Chris se non altro lo hai vendicato.

    E ora? Si chiese Victoria. La consapevolezza che l’assassina fosse morta non le dava niente. Aveva ragione Emil. Più sapevano e più brancolavano nel buio, rivestiti solo del proprio dolore e delle proprie incertezze. Combattevano alieni che potevano mescolarsi a loro, ma che non capivano, di cui non riuscivano a vedere le intenzioni. Cosa mai avevano fatto di male agli angeli per meritare un odio così radicato, un così astioso desiderio di supremazia?

    – Ma tutti ne abbiamo pagato un prezzo. Come stanno gli altri feriti? Jude?

    Nell’esitazione di Emil c’era la forma di tutte le sue paure.

   
 
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