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Autore: Giorgi_b    31/10/2022    9 recensioni
Prima classificata al contest "La paura fa 90 1/2!" indetto dal gruppo N di Nibunnoichi su Facebook.
Nella vita vera, quella da sveglia, Akane vorrebbe che quei pensieri imbarazzanti rimanessero sepolti nelle profondità del suo cuore, ben nascosti tra le pieghe oscure del proprio animo, eternamente inaccessibili a chiunque, perfino a se stessa. 
Mai e poi mai vorrebbe che lui sapesse che nelle sue fantasie più recondite - lì, nel dojo al tramonto, quando una luce sanguigna distorce i colori e tutto sembra illuminato dalle lanterne del Neko Hanten - una volta arrivatagli davanti - mentre lui ha già cominciato ad arretrare - le mani di Akane si muoverebbero senza tremori, senza goffaggine, ma con un gesto deciso. 
Genere: Romantico | Stato: completa
Tipo di coppia: Het | Personaggi: Akane Tendo, Altro Personaggio, Ranma Saotome
Note: Missing Moments | Avvertimenti: nessuno
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Chi ha paura di Akane Tendo?
 
“Oohh, Your eyes hypnotize me
You're lips took control
You put your arms around me
And you shook my soul
Every night I thought about what could I do
Baby I find myself in love with you, ohh
I've got the devil in me
 
Perché c'è un diavolo in me, babe
Forse c'è un diavolo in me”
 
Zucchero Fornaciari
 
 
 
Brutto… deficiente… cretino…
 
La sua testa sbuca fuori dal collo del dolcevita nero con una tale furia che per un attimo Akane si sente come un parassita alieno che irrompe dalle viscere del suo ignaro ospite. 
Se non fosse furiosa si farebbe una bella risata sdrammatizzando la situazione, ma è troppo arrabbiata per apprezzare la comicità di quella similitudine. 
 
Idiota… pervertito… maniaco…
 
Infila le gambe nella gonna con irruenza e la tira su con un gesto secco, ma giunta ai fianchi l'indumento si blocca e Akane impreca; invece di abbassare la zip, insiste stringendo i denti, trattenendo il fiato e la pancia, si divincola come un’anguilla, strattonando con forza la povera gonna finché, con un ringhio e un brutto rumore di cuciture tirate, riesce infine ad indossarla.
Ah-ah! Altro che fianchi larghi, beccati questa, imbecille col codino!
Si guarda allo specchio e si piace, anzi, pensa con un moto di orgoglio, sono davvero bella, nonostante quel bugiardo si ostini a dire il contrario
Poi si osserva con più attenzione: i capelli bagnati arruffati, la faccia stravolta dall’ira, la postura contratta… Schiocca la lingua, scuote la testa e si lancia a peso morto sul letto, ripiombando nella propria insicurezza. 
Prima che arrivasse lui nella sua vita era una roccia, una fortezza inespugnabile. Mentre adesso… è insicura, emotiva… in una parola: fragile. E Akane detesta anche solo l’idea di mostrarsi fragile a chicchessia, figurarsi a quel pallone gonfiato arrogante. 
In quasi due anni da quando si conoscono, ha sempre cercato di tenergli testa senza cedere un centimetro nel caparbio tiro alla fune che è il loro bizzarro fidanzamento. E questo la rende molto fiera di sé.
Però ultimamente…
Si rigira a pancia in su guardando il soffitto con aria afflitta. Rispetto ai primi tempi, quando Ranma, appena arrivato a Nerima, non faceva altro che metterla in imbarazzo rendendole ancora più facile il lavoro di disprezzarlo, Akane ha iniziato a sentirsi vulnerabile, tutta colpa di certi pensieri impertinenti che la turbano azzannandole le viscere, indebolendo la sua volontà e assaltando la sua integrità.
I risultati di questa aggressione sono via via più evidenti: tanto per cominciare, dà sempre più importanza a ciò che pensa di lei quell’idiota e già solo questo è sufficiente a mandarla fuori di testa. 
Non è certo una ragazza fanatica o presuntuosa, ma santissimi kami, non è così tremenda, è la più popolare di tutta la scuola, come può non riconoscerglielo? È semplice logica: non possono sbagliarsi tutti i ragazzi del Furinkan, giusto? Giusto?! Vorrebbe che Ranma lo ammettesse solo per avere la soddisfazione di gridargli con la stessa arroganza che le riserva lui: visto? Avevo ragione io! Sospira. Forse, confessa a se stessa mestamente, in realtà vorrebbe che si realizzasse una di quelle fantasie bislacche in cui lui le sorride facendola squagliare e dopo averle sussurrato: “Sei molto carina vestita così, Akane!”, le bacia galante una mano guardandola negli occhi con intensità, le accarezza una guancia, le prende il viso tra le sue mani forti, si avvicina e… ehm… e può anche bastare così, grazie
Con uno scatto arraffa un cuscino e se lo schiaccia sulla bocca urlando con tutta se stessa: «Ranma sei un bakaaaa!» e dopo aver scaraventato il cuscino dall’altro lato della stanza, di nuovo, si lascia andare, come se avesse consumato ogni energia. 
Si porta un braccio sugli occhi, le viene da piangere; forse sta impazzendo o si sta ammalando… una malattia al cervello che le fa immaginare cose che… ehm… che nella realtà non accadranno mai e poi mai! Smettila, Akane! A chi importa di quel baka, di quello che fa e di quello che pensa?! 
Non ha il coraggio di rispondersi onestamente e nicchia, mentre un sentimento malmostoso ha già iniziato a infilarsi negli anfratti dei suoi silenzi omertosi, infido come la bruma.
Ormai troppo spesso quelle fantasie fanno capolino anche nei suoi sogni, lasciandola al mattino con la pelle sensibile, il cuore in subbuglio e un pessimo umore. Quei giorni fa colazione in silenzio con un’espressione torva e se lui anche solo la sfiora con il gomito, una pelle d'oca repentina e dolorosa le si arrampica su tutto il corpo facendola sussultare. 
Si prenderebbe a schiaffi quando succede, invece, per reazione, picchia lui. 
Questa soluzione fin dall’inizio le era sembrata la migliore e la più soddisfacente almeno finché, un giorno, quella sciagurata di Nabiki non aveva commentato con falsa ingenuità che, a conti fatti, per Akane malmenare Ranma fosse un modo come un altro per mettergli le mani addosso
Quell’osservazione l’aveva talmente scossa che, senza disturbarsi a cercare una risposta tagliente per la vipera col caschetto che sgranocchiava patatine sul suo stesso letto, aveva chiuso il libro di matematica, si era alzata dalla scrivania e, dopo essersi infilata il karategi, si era chiusa per tutto il pomeriggio nel dojo a urlare e spaccare montagne di mattoncini e tavolette, cercando di allontanare il più possibile l’idea - remotissima, insana e ridicola - che sua sorella, in fondo in fondo, potesse avere ragione. Che assurdità!
Purtroppo quella sciocchezza detta incautamente da Nabiki aveva rovinato la spensieratezza con cui, fino a quel momento, si era accanita felice su Ranma; aveva smorzato l’emozione selvaggia che la pervadeva ogni volta che la propria mano si stampava sulla sua guancia e aveva soppresso i brividi di piacere quando affondava il pugno nel suo corpo, facendolo volare sui tetti di Nerima. 
Adesso ogni volta che lo colpisce sente di avere la coscienza sporca… però non riesce a smettere di farlo, non può impedirsi di “mettergli le mani addosso” e - peggio ancora! - quei maledetti sogni che la tormentano sono sempre più frequenti, sempre più realistici e sempre più spesso - cosa gravissima! - si lascia andare ad essi, soffocando nel senso di colpa, senza riuscire nemmeno a guardarlo negli occhi l’indomani al risveglio.
Sospira e trova da qualche parte le energie per tirarsi su a sedere, raccoglie da terra un asciugamano e inizia a tamponare i capelli bagnati; friziona con energia, quasi come se bastasse una bella strigliata per far uscire quelle stupidaggini dalla propria mente. Quando la cute inizia a pizzicarle, sbuffa, decide di aver sfregato a sufficienza e mantenendo la testa in giù, vi avvolge intorno il telo come fosse un turbante. 
Nel momento in cui torna eretta con uno scatto fluido della schiena, una fitta breve ma intensa alla nuca la trafigge come fosse una lama di ghiaccio. Si tocca la testa e il dolore è già passato.
Chiude gli occhi e viene travolta da un fiume di immagini: la ragazzina con i capelli rossi sulle spalle di un panda, il ragazzo nudo nel bagno, il taglio dei capelli, il bacio di Shampoo, “Toccala e ti ammazzo”, la gattizzazione, Romeo e Giulietta, le altre fidanzate, l’armadio e la tutina, Ryugenzawa, un mazzo di rose per fare pace, la custodia di un anello…  
Quando è cominciato questo sogno? 
Si chiede mentre scende le scale.
Forse, quando si è sdraiata sul letto è scivolata senza accorgersi in un sonno leggero… in un battito di ciglia sta già attraversando il giardino nell’aria frizzante del giorno che muore. O forse si è addormentata nella vasca da bagno dopo aver cacciato Ranma e Ryoga. L’unica cosa di cui è certa è dove sia diretta in questo momento. Mentre cammina controlla il proprio riflesso nelle finestre scorrevoli del soggiorno e si vede incedere con passo sicuro, elegante. Ah, quanto vorrebbe avere quella stessa sicurezza anche nella realtà, vorrebbe che lui la vedesse così e non come quell’esserino esitante, lacrimoso e palpitante che è con lui certe volte. Questa sua debolezza la mortifica e la fa infuriare: per nessun motivo al mondo concederebbe alcun vantaggio a quel baka
Non vorrebbe mai che Ranma sapesse che il fattore dominante dei suoi malumori mattutini sono le fantasie notturne di cui lui è protagonista. 
Mai vorrebbe che si riconoscesse come la causa dei suoi sospiri improvvisi quando appare a colazione bellissimo e ancora stropicciato di sonno, oppure che intuisse di essere lui, sempre lui, nient’altro che lui la ragione delle sue viscere annodate quando - dopo essersi seduto al suo fianco, borbottandole insulti per non averlo svegliato prima - per arraffare famelico il riso che gli passa Kasumi, si sporge su di lei, sovrastandola.
Nemmeno se la coprissero d’oro, vorrebbe che lui scoprisse la vergogna che prova quando, certe sere - proprio come in questo sogno - poco prima di cena, lo trova ad allenarsi da solo nel dojo e, nonostante sia fradicio di sudore, viene travolta dal desiderio folle di avvicinarsi e sentirlo sotto le dita. 
«Ah, sei tu, maschiaccio, finalmente sei venuta a scusarti per avermi picchiato poco fa?»
Il desiderio folle di andargli incontro con passi sensuali, ondeggiando i fianchi e sorridendo leggera. 
«Stavo solo inseguendo Ryoga posseduto dal… ehm, che… che ti prende, Akane?»
Il desiderio folle di sedurlo con un tremito delle labbra, di entrargli dentro con uno sguardo eloquente. 
«Pe-perché mi gu-guardi in quel modo?!»
Il desiderio folle di metterlo in difficoltà quando si ritrovano loro due, da soli, senza alcuna possibilità di fuga.
«Fo-forse do-dovrei a-andare a cercare il… ehm, il co-coso… quello che è scappato… ehm…»
Lo conosce talmente bene che ciò che gli fa dire in questo sogno le provoca quasi la stessa irritazione dell’originale. 
Per tutti i kami, Ranma! Almeno nelle mie divagazioni oniriche potresti essere meno arrogante, meno imbranato, meno baka? Lasciami immaginare in pace, lasciami essere sexy e seducente come non sarei mai nella realtà! 
Nella vita vera, quella da sveglia, Akane vorrebbe che quei pensieri imbarazzanti rimanessero sepolti nelle profondità del suo cuore, ben nascosti tra le pieghe oscure del proprio animo, eternamente inaccessibili a chiunque, perfino a se stessa. 
Mai e poi mai vorrebbe che lui sapesse che nelle sue fantasie più recondite - lì, nel dojo al tramonto, quando una luce sanguigna distorce i colori e tutto sembra illuminato dalle lanterne del Neko Hanten - una volta arrivatagli davanti - mentre lui ha già cominciato ad arretrare - le mani di Akane si muoverebbero senza tremori, senza goffaggine, ma con un gesto deciso. 
Risalendo sicura fino ai suoi capelli, li accarezzerebbe piano per poi affondare le dita tra le ciocche, godendosi l’espressione fuggevole di terrore mista a piacere di Ranma nella frazione di secondo in cui, roteando gli occhi, si abbandonerebbe, per un attimo, al suo tocco. 
Strappandogli un gemito, Akane traccerebbe sulla sua cute percorsi e sentieri con una leggera pressione delle unghie, dalle tempie alla nuca; giunta al collo, intreccerebbe le dita dietro al codino e con un sorriso disinibito, lo abbraccerebbe tirandolo a sé fino a fargli posare la testa sul proprio seno, ma lui, con uno sguardo smarrito, agitando le mani e mettendo un po’ di distanza tra loro, si scosterebbe immediatamente come ustionato, balbettando: «A-Akane n-non so co-cosa tu abbia in mente, m-ma vorrei che la s-smettessi subito… m-mi stai facendo paura!»
Zittendolo con un dito sulle labbra e un sospiro indulgente, lo guarderebbe divertita arrossire ancora un po’ e, alzandosi sulle punte, gli ruberebbe un bacio cogliendolo di sorpresa, mozzandogli il respiro, azzerando ogni sua volontà, annullando ogni suo ridicolo tentativo di resistenza. 
Un po’ per gioco, un po’ per necessità, si allontanerebbe dalle sue labbra all’improvviso, lasciandolo a boccheggiare come un pesce fuor d’acqua e, senza tanti fronzoli, approfittando del suo stordimento, con un movimento frettoloso gli sfilerebbe la striminzita e lisa canottiera nera con cui si ostina ad allenarsi. 
A questo punto del sogno - dopo aver ringraziato la sua immaginazione per lo spettacolo generoso di Ranma seminudo, spettinato, uno sguardo buio, vagamente incerto e terribilmente bisognoso - Akane viene colta dalla consapevolezza di aver varcato un confine: sa che questa fantasia è andata ben oltre, ma non può e non vuole tornare indietro. 
Mettendo a tacere ogni vergogna, si dice che non c’è niente di male in quello che sta facendo, non può certo controllare i propri impulsi mentre dorme, avrà tutto il tempo di sentirsi imbarazzata dopo, al suo risveglio, quando non senza rimpianti provvederà ad uccidere anche questo sogno, seppellendolo con cura vicino a tutti gli altri. 
Così, mentre le sue viscere si sciolgono in una colata di lava bollente e liquida facendole tremare le gambe, Akane fa un passo avanti, si aggrappa alle spalle di Ranma e si tuffa di nuovo sulle sue labbra.
Diventa subito fretta umida e calda, un incontro di inesperienze e di baci arretrati, di pulsioni inespresse e di gesti repressi. Sono affamati, assetati e finalmente liberi di esplorarsi e di darsi l’una all’altro: è un bacio disordinato, impacciato, bagnato, possessivo. 
Quando Akane gli morde il labbro inferiore con troppo ardore, Ranma fa un gesto brusco e si scosta interrompendo il contatto. Si guardano a lungo, lui mette un po’ di distanza tra loro e parla con una voce roca e profonda che smentisce le sue stesse parole quando le chiede:
«A-Akane, cosa stiamo facendo…? Forse do-dovremmo fermarci qui…»
Lei ricambia lo sguardo e le sembra di vederlo per la prima volta. Ranma in questo momento è un uomo. Non è più un ragazzo. 
Sembra sconvolto, preoccupato, imbarazzato, ha labbra arrossate, il pomo di Adamo che sale e scende, il petto che si alza e si abbassa; un fuoco negli occhi che la fa sudare, tremare, bollire. Sovrappensiero Akane si passa la lingua sulle labbra e sente il sapore metallico del sangue di Ranma: è una sensazione vera, vivida, reale che la colpisce con forza alla bocca dello stomaco. 
Sente le orecchie fischiare, il cuore si dimentica di battere. 
Ha capito.
Ha capito che non è un sogno.
Ha capito che sta succedendo davvero. 
 
“Ma che bella coppieeettaa, lalihoo! Ahahahahahah!”
 
La risata stridula rimbomba nella sua testa facendole accapponare la pelle e inorridisce: le proprie debolezze, fragilità, fantasie più nascoste sono state liberate.
N-non è un sogno?!
“No che non lo è, lalihoo!” 
L’oni che si è impossessato del suo corpo ride di lei, di loro, Akane lo sa e per un secondo lo odia con tutta se stessa. 
Spalanca gli occhi e ciò che vede è lo sguardo incendiario di Ranma, sente il suo respiro affannato posarsi piano sulla pelle, le sopracciglia scure aggrottate in un’espressione quasi dolorosa e concentrata che le fa male al cuore. 
“Questo sciocco ragazzo voleva catturarmi e sigillarmi di nuovo, lalihoo, ma guardalo: è bastato un bacetto della sua bella per fargli dimenticare tutto! Ahahahahahah! Lalihoo! Lalihoo!” E così dicendo, l'oni ordina alla bocca di Akane di sorridergli innocente e alla sua voce di sussurrargli: «Cosa dici, baka, siamo fidanzati, giusto? Perché fermarci? Non ci serve il permesso di nessuno per fare questo…» 
La costringe ad alzarsi sulle punte dei piedi, a leccare con una lentezza esasperante il labbro inferiore di Ranma e a farla soffermare sulla ferita fresca succhiandola delicatamente. 
In quell’istante, Akane sente il proprio candore morire, Ranma tremare e l'oni gridare: “Sìììì, lalihoo! Dolore! Vergogna! Sangue! Sangue! Sangueeee! Ahahahahahah!” 
No… no! NO! BASTA! Stai zitto!
Ranma esala un sospiro e, improvvisando con frettoloso entusiasmo, le prende il viso tra le mani e la bacia. L’oni la obbliga a socchiudere le labbra in un chiaro invito e, dopo un attimo di incertezza, Ranma cede e si spinge dentro di lei con la lingua, assaggiandola, cercandola, desiderandola, abbracciandola. Akane sente il proprio corpo bruciare, tremare, fremere, ma dentro è spogliata, derubata, violata. 
È tutto sbagliato, pensa con rancore, non doveva andare così… maledetto mostriciattolo, hai rovinato il nostro primo bacio e le viene da piangere mentre l’oni continua a ridere, ridere, ridere. 
Mai avrebbe immaginato che, in una simile circostanza, il suo timido fidanzato non solo non si sarebbe ribellato, ma che anzi, mugugnando contro le sue labbra avrebbe anche accettato docilmente che le mani di Akane scivolassero con risoluta lentezza indagando la forma perfetta delle spalle, i muscoli tesi della schiena e che incanalandosi con la punta delle dita nella curva delle vertebre, si infilassero sotto la stoffa ruvida dei pantaloni per arrivare finalmente lì: ad affondare le unghie nella carne soda di Ranma. 
C-cosa diamine fai?! Fermati, stupido oni! Fermati, ho detto!
“Ahahahahahah! Sei tu che devi fermarti, lalihoo, io non sto facendo proooprio nulla! Ho solo trovato questi bei pensierucci in un angolino della tua mente, lalihoo, ed erano troooppo carini per lasciarli morire nell’ombra, dico io! Lalihoo! Lalihoo!” 
Se fosse ancora padrona del proprio corpo picchierebbe il piccolo bastardo fino a farlo rientrare a forza in quella maledetta scatola, piangerebbe tutte le sue lacrime fino a consumarsi e, all’insaputa di amici e familiari, partirebbe nottetempo per qualche paese lontano, per non dover affrontare mai più l'argomento con Ranma. 
Sta già pensando di dirgli addio per sempre quando Akane sussulta all’improvviso: sente distintamente qualcosa pulsare contro il suo ventre e, invece che fuggire o picchiare quel maniaco pervertito del suo fidanzato, il suo corpo la pugnala a tradimento sciogliendosi e rispondendo all’eccitazione di Ranma strusciandosi contro di essa, con immenso sgomento suo e grande ilarità dell’oni.
Oh, santissimi kami! Che diavolo stai facendo? Non voglio… non così! Ranma! Ranma, ascoltami, ti prego! Non sono io!
“Ahahahahahah! Ma come non sei tu, lalihoo? Non sei tu che lo stai facendo, lalihoo? Non sei tu che l’hai pensato, lalihoo? Non sei tu che l’hai desiderato, lalihoo? Oh, povera sciocchina, io ti ho solo dato una spintarella per realizzare i tuoi sogni, lalihoo! E pensare che mi chiamano piccolo oni malvagio... Malelingue, dico io, lalihoo! Io aiuto le persone ad esprimere i propri desideri nascosti, sono taaanto buonooo… lalihoo! Lalihoo! Ahahahahahah!” 
E mentre l’odioso esserino parla, quello che una volta era il suo corpo continua a strusciarsi su Ranma in uno spettacolo osceno di mani febbrili e disperate che cercano fameliche pelle nuda e carne, in un tripudio di risate stridule e di lalihoo! Lalihoo! 
Akane ha solo voglia di urlare e lo fa, disperatamente, intensamente, selvaggiamente. Urla e urla ancora; urla per l’orrore dei suoi sogni tramutati in incubi, urla per la profanazione del proprio corpo, delle proprie fantasie. Urla per l’incapacità di Ranma di capire, di vederla. Urla finché ha fiato e poi tace, senza più niente da dire, senza più niente da fare. 


- § -
 

Non sa dove trova la lucidità per afferrarla per le spalle e allontanarla da sé.
Con il cuore che batte nella gola e nelle orecchie, Ranma mette a fuoco la ragazza davanti a sé: bellissima, affannata, lo sguardo opaco, le guance rosse.
Oh, santissimi kami, Akane! 
Il fugace pensiero che sia stato lui a ridurla in questo stato lo imbarazza, ma lo fa anche sentire bene, accarezza il suo ego, il suo costante bisogno di sentirsi virile. Cerca di non soffermarsi troppo sulle labbra di Akane perché ha già voglia di tornare a possederle e così risale sugli occhi. Si è fatto buio nel dojo, le iridi nocciola e miele dorato adesso sono scure, sembrano cioccolato fuso, denso, eppure… in quello sguardo c’è un vento freddo che gli ghiaccia il sangue. 
Per carità, quello che è appena successo è stato… è… è stato magnifico… pensa mentre sente il cuore battere forte, però qualcosa non gli torna come una nota stonata: la stessa che l’ha distratto, che l’ha attraversato come un urlo straziante e che non riesce ad ignorare. 
Con uno sforzo enorme, Ranma fa un passo indietro mettendo altro spazio tra loro, si schiarisce la voce, deglutisce, si passa le mani tra i capelli, dice: «Akane, non dovremmo…»
Lei sorride con una freddezza che non le appartiene e, con un tono falsamente dolce che gli fa accapponare la pelle, risponde: «Ah, non dovremmo? E cosa dovremmo fare allora, Ranma? Aspettare fino al giorno del matrimonio che, di questo passo, non arriverà mai? Far passare gli anni come se niente fosse, senza crescere, rimanendo i soliti due baka infantili che litigano per qualsiasi cosa?!»
Ranma continua ad indietreggiare, Akane non si era mai espressa così, loro non parlano di queste cose… loro, beh, non parlano affatto. Litigano il più delle volte. 
Tutte le parole, i baci, le carezze… sta succedendo troppo in fretta, si sente come se gli avessero tirato addosso una secchiata di acqua fredda; per un attimo si guarda il petto nudo e conferma a se stesso che è ancora un ragazzo, che quella brutta sensazione è solo un velo di sudore ghiacciato che lo ha ricoperto dalla testa ai piedi.
«Tu… tu non sei in te!» e mentre lo dice gli torna in mente come un flash un episodio della primavera precedente, quando quella bambola vendicatrice del ryokan di Akigawa aveva preso possesso del suo corpo cercando di ucciderlo. Si guarda intorno febbrilmente in cerca del feticcio dove dovrebbe essere custodita l’anima di Akane, ma non vede nulla, il dojo ormai è nell’oscurità. 
Ragiona Ranma, non può essere la bambola… come diavolo avrebbe fatto quella hina ad arrivare fin qua?! E Akane non sta propriamente cercando di ucciderlo, lei sta… ehm… sta cercando di… ehm… insomma, si sta comportando in maniera troppo strana e lui non si sente per niente a suo agio.
Lei, intanto, avanzando allo stesso ritmo del suo arretrare, cinguetta melliflua: «Oh, al contrario! Io sono perfettamente in me e so bene cosa vuole il corpo di Ak… ehm… Volevo dire… so bene cosa voglio… e mi era sembrato che lo volessi anche tu…» 
«S-si… cioè no… no! NO! N-non proprio… così, ehm… lo immaginavo più… avrei voluto che fosse…» mentre sente quella parola aleggiare tra i suoi pensieri non può impedirsi di arrossire e di sentirsi un cretino, ma deve dirlo: «…a-avrei vo-voluto che fosse più ro-romantico, ecco!»
La risata crudele di Akane rimbomba nella stanza. 

- § -
 

 “Ahahahahahah! Oh, siete davvero esilaranti, voi due, lalihoo! Era dai tempi del monaco Miroku che non mi divertivo tanto! Lalihoo! Lalihoo! Quanti bei dispettucci posso farvi ancora! Ho trovato tantissimo materiale nella tua testolina su questo Ranma, lalihoo! Rabbia, gelosia, invidia, risentimento… Che meraviglia, ragazza mia! 
Se vuoi un preziosisssimo consiglio da me medesimo per una vendetta coi fiocchi, lalihoo, ti direi di approfittare del fatto che questo scemo non alzerebbe maaai un dito su di te, lalihoo! Ahhhh, quant’è cieco l’amore, Ahahahahahah!  
Quindi, se vuoi risolvere per sempre i tuoi problemi, ecco cosa devi fare: ti avviciniiii, lalihoo, lo abbracciiiii, lalihoo, lo accarezziii, lalihoo, gli dai qualche bacetto innocente sul collo dove la pelle è più sensibileee, lalihoo, pooooi, hihihihihihi, appena abbassa la guardia, lalihoo, fossi in te, con un pollice gli caverei uno dei suoi bellisssssimi occhi azzurri e con un morso gli strapperei la giugulare, lalihoo! Lalihoo! Infine, lo lascerei a contorcersi e morire in una pozza di ssssangue! Ahahahahahah! Hey, ma, aspetta un attimo, sciocchino di un oni che non sono altro… come sarebbe a dire “fossi in te”? IO SONO IN TE! Lalihoo! Lalihoo! Facciamolo! Facciamolo! Ahahahahahah!” 
Il corpo di Akane fa un paio di passi avanti mentre si mordicchia un dito sensuale: «Tesoro, lalih… ehm, veramente non mi sei sembrato “romantico” quando mi hai baciata poco fa, direi più che altro eccitat…» 
«Hey... no, no… frena, aspetta un attimo! Chiariamo subito che sei stata tu a baciarmi per prima e soprattutto che tu sei stata piuttosto violenta e aggressiva! Mi hai morso un labbro!»
Ha le braccia incrociate sul petto, l’imbecille, anche se è buio e non riesce a vederlo bene, lei sa che sul suo viso c’è quella espressione lì, quella che le fa prudere le mani e formicolare le braccia. 
«Non guardarmi così, Akane, abbi il coraggio di ammetterlo, mi sei praticamente saltata addosso e… beh ehm… mi hai perfino trafitto le chiappe con le unghie!»
È in quel momento che nelle profondità della sua disperazione si accende qualcosa. Riconosce la violenta luce rossa del risentimento, il faro che illumina costantemente le proprie giornate da quando quel baka si è palesato nella sua vita.
«Co-cosa?! Come… come ti permetti, pezzo di deficiente che non sei altro?! Sappi che non avrei mai e poi mai…» trova il tempo per vergognarsi e riprende: «…fatto quello che ho fatto se non fosse stato per questo oni del cavolo dentro la mia testa! Che razza di artista marziale sei, che non ti accorgi di una cosa tanto elementare?! E comunque, se vuoi saperlo, baci da schifo! Per un attimo ho temuto che volessi mangiarmi la faccia!» 
Lo sputa tutto d’un fiato - il suo fiato - lo urla con la sua voce, con la sua bocca indurita dalla furia, le sue braccia tese lungo i fianchi, i suoi pugni stretti dall’impossibilità di accettare che questo idiota di un fidanzato non solo non si è accorto che è posseduta, ma che in un momento del genere, di intimità, diciamo, lui vorrebbe avere comunque ragione su chi ha fatto cosa piuttosto che essere felice per ciò che lei gli ha gentilmente “concesso”.
“Ma… ma che fai, sciocca ragazza, lalihoo? Come osi ribellar...”
Tu stai zitto! È tutta colpa tua!
Il lampione sulla strada, oltre il muro che delimita il giardino dei Tendo, si accende illuminando fiocamente il dojo
Ora riesce a vedere bene gli occhi sgranati di Ranma, pallido, la bocca semichiusa, probabilmente in elaborazione di quanto ha appena ascoltato. Dopo qualche secondo di fissità, si avvicina, le sfila l’asciugamano che ha sulla testa e palpeggia incredulo i due cornini che le sono spuntati tra i capelli ancora umidi.
«A-Akane s-sei proprio tu?»
«Certo che sono io, tesoro, lalihoo…»
Ti ho detto di lasciarmi in pace, cretino di un oni! Scansati!
Con enorme fatica riprende le redini del proprio corpo: «Ranma, invece di pensare a queste sciocchezze aiutami a…» 
L’oni le dà una scossa che le mozza il respiro e sente la propria voce concludere sensuale: «…aiutami a spegnere il fuoco che sento dentro, lalihoo, vieni, baciami!»
Dallo sguardo smarrito di Ranma, Akane capisce che in questo momento deve essere uno spettacolo alquanto bizzarro da vedere, ma comunque non si perde d’animo e cerca di muovere qualche passo per avvicinarsi a lui, che, invece, arretra.
“Stupida! Cosa credi fare, lalihoo?!”  
Se ci riesco, farmi dare una botta in testa per cacciarti via!
Stringendo i denti per resistere alle scosse elettriche che l’oni continua ad inviarle, riprende: «Ranma, ascoltami bene: ti autorizzo a picchiarmi, ti giuro su Kasumi che non te lo rinfaccerò, mai e poi mai!»
Ranma scuote la testa con energia e mette le mani avanti: «N-no, Akane… i-io non posso… non posso picchiare una donna!» 
«Non dire sciocchezze! Certo che puoi! Hai lottato sia contro Shampoo che contro Kodachi battendole! E non azzardarti a dire che quando lo hai fatto eri in versione femminile: non significa niente! Perché non vuoi combattere contro di me?» Mentre lo urla, si rende conto che è da tanto che voleva chiederglielo, che insieme ai pensieri indecenti ha sepolto anche tante domande come questa e rincara: «Perché, vigliacco?!» 
Akane sente un pozzo di lava ribollirle dentro. 
“Siii, lalihoo, bene, bene, bene… sta prendendo una piega che mi piace, lalihoo! Ahahahahah!"
Non sa chi dei due comincia per primo, se lei o l’oni, fatto sta che, in perfetta sincronia, iniziano a colpire Ranma con una furia e a una tale velocità che, ne è certa, lo stanno mettendo in difficoltà. Lui però rimane saldo sulle sue gambe, le braccia incrociate davanti al volto a farsi scudo; Akane percepisce il suo ki scorrere calmo e potente in contrasto con il proprio in totale ebollizione e questo la indispettisce ancora di più. Aumenta il ritmo dei colpi.
«Akane, ti prego, ascoltami, è l’oni che ti fa sragionare!»
«Ma quale oni! Sei tu che mi mandi fuori dai gangheri! Difenditi e colpiscimi, maledizione!» 
Lui incautamente abbassa per un attimo le braccia esasperato e le urla: «Ti ho detto di no!» in quel momento di distrazione riesce a colpirlo con un calcio e lo fa volare dall’altra parte della stanza. 
L’oni è pazzo di gioia, Akane lo sente fremere di eccitazione e ridere in un angolo della sua mente: “Sììì!!! Sangue! Sangueee, lalihoooo! Ahahahahah! Cavagli gli occhiiii! Strappagli la giugulareeee! Lalihoo! Lalihoo!"
Non le importa di capire se è la sua volontà o è l’influenza della bestiaccia, sa solo che vuole umiliare Ranma come si sente umiliata lei ogni volta che la insulta davanti alle altre fidanzate, che disprezza i suoi sforzi in cucina, che dileggia le sue capacità da artista marziale. Ogni volta che la fa sentire inferiore, debole, inutile.
Mentre lei e l’oni, complici, si avvicinano sicuri e maestosi verso la loro vittima, Akane gli sussurra con voce sprezzante: «Dimmi perché, Ranma; abbi il coraggio di dirmi perché non vuoi batterti con me!»
Ranma si rialza, la guarda, arrossisce all’inverosimile e, con una voce tremante e gli occhi più limpidi, puri e appassionati che gli ha mai visto indossare, le risponde: «Pe-perché tu… tu m-mi piaci, A-Akane.»
La luce rossa, che fino a un attimo prima pulsava di odio come una stella morente, implode con un tonfo sordo dentro di lei. Le si mozza il respiro, la saliva si azzera, le si paralizza il cuore e le gambe si rifiutano di muoversi, o meglio: una delle due gambe smette di camminare mentre l’altra, quella dell’oni, continua imperterrita, inciampando sulla prima e facendo cadere a terra il resto del corpo con un terribile suono scomposto di arti sul pavimento del dojo. Dopo, tutto nero.
 
«…ene, Akane?»
 
La voce di Ranma rimbalza da una parete all'altra della sua testa come fosse la pallina di un flipper. Fa una smorfia di dolore e lui ripete con voce preoccupata: «Stai bene?».
È buio nel dojo, c'è solo il tenue bagliore dei lampioni esterni, ma riesce comunque a vedere la sua espressione tesa e incerta sciogliersi di sollievo nel momento in cui Akane apre gli occhi e lo vede sopra di sé. Si tira su a sedere, ha la testa vuota, leggera, sulla fronte la sensazione di un tamburello che suona, lo tocca e tra i capelli ancora umidi trova un piccolo bernoccolo. Si sente osservata, Ranma è accovacciato vicino a lei che studia con attenzione i suoi movimenti. Nota che è seminudo, arrossisce e distoglie lo sguardo. «Cosa mi è successo?» 
Lui sussulta ed esita.
«Non ti ricordi nulla?» chiede con prudenza.
Akane si concentra e va a ritroso con la memoria. Era tornata da scuola, si era allenata, aveva fatto il bagno… ah, certo, Ranma e Ryoga erano entrati nel furo con la scusa becera di quell’oni inoffensivo, aveva picchiato i due pervertiti come era giusto che fosse e subito dopo Kasumi le aveva chiesto di vestirsi e andare ad avvisare Ranma che era quasi pronta la cena. Era andata a vestirsi nella sua stanza e dopo… più nulla. 
«No… cosa dovrei ricordare?»
Ranma la guarda serio, sembra stia valutando la situazione. 
Infine scoppia a ridere con la sua solita risata gradassa e incrocia le braccia. «Cosa vuoi che sia successo, maschiaccio, sei entrata nel dojo, sei inciampata e sei caduta a terra sbattendo la testa, impedita che non sei altro!»
Il rossore del suo imbarazzo si trasforma in una frazione di secondo in indignazione: come osa questo deficiente di un baka a renderla sempre il solito zimbello?! 
Una fitta alla testa le dice di alzarsi e di ignorarlo, ma mentre lo sta facendo mette un piede in fallo e lui è già lì a sorreggerla tra le sue braccia. 
«Gr-Grazie, Ranma…» 
Non risponde. Non ride più, è serissimo; nonostante la penombra riesce a vedere i suoi occhi incredibilmente chiari e limpidi: le stanno chiedendo qualcosa, Akane lo sa, ma cosa? Viene colta dall’improvvisa consapevolezza che, forse, è meglio non sapere. 
«Brutto maniaco!» grida, «Lasciami andare subito!» lo spinge allontanandosi e corre via, con il cuore che vuole uscire dalle costole, un sorriso sulle labbra e un incomprensibile senso di riconoscenza nei suoi confronti. 

- § -
 

Diverse ore dopo, nel silenzio di casa Tendo profondamente addormentata, Ranma fatica a prendere sonno.
È a pancia in giù, il mento poggiato su un pugno, lo sguardo fisso sul muro, il pensiero alla scatola di legno in cui è stato sigillato il piccolo oni malvagio, sul coperchio il kanji “mame” con l’inchiostro rosso fresco. Ogni tanto gli sembra di sentirlo ancora ridere e fare quel verso ridicolo e rabbrividisce, quel maledetto mostriciattolo gli ha dato parecchio filo da torcere. 
Sovrappensiero si passa la lingua sul labbro gonfio e viene investito dall’immagine di Akane disinibita, dalla sua bocca morbidissima, dalla sensazione di quelle piccole mani che affondano nella propria carne… e all’improvviso è scomodo, deve cambiare posizione, si rigira accaldato, lo sguardo al soffitto. Si schiaffeggia con forza, il panda addormentato al suo fianco russa più forte e si volta su un fianco dandogli le spalle. 
Ha deciso che non dirà mai ad Akane cosa è successo oggi: porterà questo segreto nella tomba. Conosce fin troppo bene quella cretina, se sapesse non sopravvivrebbe alla vergogna, sarebbe capace di fuggire nottetempo all'insaputa di tutti in un paese lontano pur di non affrontare l’imbarazzo di guardarlo di nuovo negli occhi. 
Oppure, chissà, potrebbe stupirlo: potrebbe arrossire, coprirsi il volto con le mani e dargli le spalle. Lui, allora, si avvicinerebbe sussurrandole in un orecchio “Akane, guardami”; lei si girerebbe piano, abbasserebbe le mani scoprendo per primi quegli occhi che lo mandano fuori di testa, gli zigomi alti, il naso piccolo e dritto e infine la bocca: rossa sulla sua pelle di porcellana, le labbra leggermente dischiuse e umide, tremule. Potrebbe essere finalmente sincero e dirle che è incredibilmente carina con quel dolcevita nero e la gonna corta che mette in risalto le sue gambe, le bacerebbe la mano con galanteria, le prenderebbe il volto tra le mani e… - immagini e sensazioni ancora troppo vivide si affastellano tra i suoi pensieri e sulla sua pelle - … ed è meglio non pensarci più.
Deglutisce. Potrebbe dirle cosa prova, tutto sommato non è stato così difficile, c’è voluto “solo” l’intervento di un oni malvagio… si rende conto dell’idiozia che ha appena pensato e soffoca una risata amara.
La verità, ammette, è che non è ancora pronto ad affrontare le conseguenze di questa svolta ed è certo che per Akane sia lo stesso. 
Avranno il loro momento a tempo debito, questo è stato solo un bellissimo sogno che ucciderà domani mattina, seppellendolo con cura e non senza rimpianti a fianco a tutti gli altri.
Sospira e chiude gli occhi, il suo ultimo pensiero prima di scivolare nel sonno è: comunque io non bacio da schifo, Akane. Vieni che te lo dimostro.
 
 
********
 
Carissime e carissimi grazie per essere giunti fin qui!
Questa os è un missing moment del Cap. 308, “La malvagità e il fagiolo”, ed. Neverland n°40. Tra tutti i mostriciattoli raccontati dalla Divina nel manga, il piccolo oni malvagio è quello che mi ha divertito di più: apparentemente inoffensivo, ci regala la gioia di vedere Kasumi “cattiva”. Nel manga non parla, ride ed emette un verso che è un po’ un’esplosione di gioia malvagia: lalihoo.
Per chi non si ricordasse, il malvagio oni entra nella testa delle sue vittime facendogli compiere azioni cattive e dispettose, per "esorcizzarlo" bisogna colpire in testa l'ospite e per renderlo inoffensivo lo si deve far rientrare nella sua scatolina di legno e chiuderla con un sigillo con su scritto "mame"=fagiolo.


la-malvagita-e-il-fagiolo-1 



Mi rendo conto che non è una storia particolarmente originale la mia, ma non potevo perdere l’occasione di sperimentare una situazione più hot del solito sfruttando una premessa così canon… fino all’ultimo mi sono consultata con le mie super sensei Moira78 e TigerEyes se inserire o meno l’avviso OOC e abbiamo concluso che potevo anche tralasciarlo.
Un azzardo per me, visto che ci tengo tantissimo a rimanere IC… Quindi la parola passa a voi: fatemi sapere cosa ne pensate, è credibile?
Un GRAZIE immenso a Tiger e Moira per aver letto (e beta letto) per prime e aver sopportato tutte le mie insicurezze.
GRAZIE, GRAZIE, GRAZIE a voi lettori per essere arrivati fin qui e per continuare a supportarmi con le vostre recensioni!
 
A presto!
 
Giorgia
 
P.S. Tiger mi ha detto che esiste anche un OAV di questo episodio, ma non amando affatto l’anime di Ranma1/2 ammetto di non averlo mai visto XD!
P.S.2 C’è un mini cross-over, l’avete trovato?XD

Glossario:
 
Karategi: divisa da allenamento del karate.
Genkan: è la tradizionale anticamera d'ingresso che separa l'ambiente esterno da quello interno nelle abitazioni e in alcune strutture pubbliche in Giappone.
Engawa: una stretta veranda che corre intorno agli edifici tradizionali giapponesi.
Ryokan: tradizionali locande giapponesi.
Oni: creature mitologiche giapponesi, simili ai demoni.
Hina: bambole tradizionali di porcellana.
Ki: energia interna del corpo umano.
Furo: stanza da bagno.
Kanji: caratteri di origine cinese usati nella scrittura giapponese.
Mame: fagiolo. Richiamo nel manga alla tradizione della festa del Setsubun in cui per scacciare gli oni si lanciano loro manciate di fagioli di soia.
 
   
 
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