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Autore: Fabian_Dominc_DeJenisse    06/11/2022    0 recensioni
Marco e Judy non potrebbero essere più diversi. Lui "stanziale" e forse anche prevedibile. Lei una vera e propria zingara che spesso molla tutto e va via, senza dei veri piani precisi. Il loro incontro sarà caratterizzato da una attrazione senza precedenti e gravida di conseguenze. Tuttavia, a dispetto degli eventi, nessuno di loro sarà in grado di cambiare la prospettiva della propria vita, né saranno capaci di stabilire una comunicazione più autentica e profonda. E' la storia di un'evoluzione mancata e delle conseguenze che tale mancanza di evoluzione si poterà appresso, forse perfino sul più incolpevole di tutta la storia
Genere: Erotico, Introspettivo, Malinconico | Stato: completa
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: Tematiche delicate, Triangolo
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Canto di "spartenza1"

In quella bella mattinata del primo Gennaio, invece che stare fuori a spasso a godersi i raggi di sole che benevolmente inondavano il primo giorno dell'anno nuovo, Marco se ne stava in casa, affacciato alla finestra ancora serrata a guardare come il vento si divertiva a sfilacciare e rimescolare le nuvole più basse nel cielo, dando loro forme sempre differenti. Era da poco tornato a casa dopo aver dovuto sbrigare una commissione urgente su richiesta di Judy ed era tornato con la testa letteralmente in fiamme. In verità il messaggio che quella mattina lo aveva fatto saltare fuori dal letto presto, proprio il primo giorno dell’anno, portava con sé informazioni assai più importanti e serie che non il semplice doversi affaccendare per risolvere un semplice problema pratico.

Ora, a bocce per il momento ferme, si chiedeva, come molte altre persone, perché la maggior parte dell'umanità tende a complicarsi la vita più del necessario per trecentosessantaquattro giorni all’anno e poi al trecentosessantacinquesimo fa buoni propositi – che comunque non cercherà mai di mettere in atto seriamente – per cercare vivere in modo più decente e lineare. Per scacciare il senso di fastidioso silenzio della stanza ascoltava distrattamente una composizione che aveva per titolo: Canto di "spartenza” basata su una antica melodia siciliana del duecento di recente riscoperta.

Aveva programmato, qualora il tempo lo avesse permesso, una bella passeggiata per le vie del centro della città, ma si era svegliato praticamente senza voglia di fare nulla, poi a fronte delle notizie ricevute era caduto in uno stato di profonda prostrazione nel quale i pensieri si affacciavano uno dopo l’altro in stato di totale disordine, senza una vera concatenazione in modo che anche saltando dall’uno all’altro in modo casuale, non cambiavano per nulla le conclusioni. Insomma, sembrava quasi un esempio lampante di verifica della proprietà commutativa “cambiando l’ordine dei fattori il risultato non cambia”, applicata alla vita invece che alla matematica. Davanti a sé aveva solo una lunga giornata che avrebbe passato a respingere le sensazioni spiacevoli che i funesti presagi e le rivelazioni finali della mattina gli avevano messo addosso. Ovviamente non sapeva e non riusciva ad immaginare o a pianificare che cosa avrebbe fatto nei giorni successivi. Quei pensieri molesti non erano frutto di una notte di bagordi perché, malgrado i passati festeggiamenti del capodanno, si era comportato in modo morigerato, aveva mangiato in modo frugale, bevuto pochissimo, per non dire nulla. Aveva trascorso la sera con gli amici e con la sua ragazza, facendo, un po' come loro, buon viso a cattivo gioco. Tutti erano lì per festeggiare il nuovo anno che si affacciava, ma, ad ogni buon conto, nessuno aveva un reale motivo per festeggiare davvero o di che essere pienamente contento. Agli occhi di quasi tutti, infatti – anche sgombrato il campo da tutti i pensieri e le seccature più o meno grandi della vita – quelle feste si stavano rivelando noiose e vacue, anche a camuffarle nel migliore dei modi. Marco non era quello che se la passava peggio, in fondo. Fino a poco tempo prima, nella testa sua c’erano solo considerazioni del tutto oziose. Il giorno prima gli era rimasta una certa uggia per non avere ricevuto gli auguri per il nuovo anno da molte delle persone che lo avevano conosciuto in passato e verso le quali egli aveva nutrito profondi sentimenti di amicizia. Se non altro quei pochi auguri che erano arrivati mostravano di essere sinceri e scritti apposta per lui. Niente frasi preconfezionate o peggio ancora copiate da qualche sito di aforismi nulla che potesse togliere di mezzo una pura formalità con la sola pressione di un tasto. Marco non era mai stato un fanatico della tecnologia, meno che mai di quella dei telefonini cellulari che tanto entusiasmo suscita ancora oggi nell'uomo medio occidentale, anzi gli pareva che ciò che avrebbe potuto e dovuto mettere in comunicazione le persone, ancora più di un tempo e con maggiore facilità, aveva in verità finito con l'allontanarle, con il renderle più fredde e distanti. Preferiva incontrare le persone viso a viso o fare la cara vecchia telefonata piuttosto che inviare messaggi ed attendere risposte che spesso tardavano ad arrivare o non arrivavano per nulla, spesso nemmeno, neanche per cattiveria, ma perché a furia di rimandare le risposte, tutto finiva per cadere nell’oblio. Il mezzo analogico, in fondo ti metteva anche nella posizione della responsabilità. A chiamare al caro vecchio telefono fisso, potevi farti negare una volta, massimo due, ma poi dovevi rendere conto al tuo interlocutore. Adesso tutti potevano filtrare le chiamate o addirittura di bloccarle. Lui non aveva mai bloccato nessuno. Se una persona gli risultava particolarmente sgradita o eccessivamente invadente, al massimo finiva per non rispondere fino a quanto questa non desisteva, ma si doveva trattare di casi veramente estremi. Invece, a lui era capitato di essere bloccato, anche con una certa facilità. Tutte le sue chiamate sembravano praticamente cadere nel nulla.

Era sicuro del fatto che proprio Judy lo avesse bloccato al telefono per lungo tempo. Poi il blocco era stato evidentemente rimosso perché nel corso dei festeggiamenti di San Silvestro, mentre era a casa di amici, aveva ricevuto un SMS proprio da lei:

"Sono alla festa in piazza, perché non vieni?"

A quel messaggio lui non aveva risposto. Aveva pensato a lei negli ultimi tempi, ma era sparita, non gli rispondeva più ed i suoi pensieri erano andati a vuoto finché non si erano naturalmente sbiaditi come una stampa quando resta troppo tempo esposta alla luce del sole. Poche e semplici parole che per lui erano state un sussulto improvviso. Volendo esagerare con la retorica, un colpo improvviso al cuore.

E così, a quanto sembrava, Judy alla fine era tornata a Palermo. Almeno per festeggiare un po' con i parenti. Chi sa se poi aveva festeggiato anche con i vecchi amici, a detta dei quali era sparita senza lasciare che minime tracce. Lui aveva contattato il vecchio Maccari che sembrava essere l'amico di lei di più vecchia data ed anche il Maccari aveva detto di non saperne nulla. Non aveva idea di dove fosse e di cosa facesse. O meglio, sapeva solo che per la seconda volta era partita per il “profondo nord” (aveva usato proprio questa espressione), senza dire nulla a quasi nessuno e restando molto sul vago con i pochi cui qualcosa aveva pur detto.

Tempo addietro aveva ricevuto da lei una email brevissima. Judy, che da tempo non rispondeva più alle sue telefonate, non gli concedeva più nemmeno più di sentire la sua voce, aveva voluto dargli comunque sue notizie, anche se con poche e lapidarie parole che non rivelavano molto.

"Insegno Arte in una scuola di Milano" – aveva scritto – "Da quando sono stata scartata dagli affetti, ho preferito tornare nella città che già un tempo mi ha accolta".

Dopo quelle due righe di parole enigmatiche ed apparentemente senza senso, era tornato il più ostinato silenzio.

Il messaggio suonava infatti quanto meno strano se non addirittura illogico. Per quanto ne sapesse Marco, Judy non pareva avere titoli per potere insegnare arte. E poi che significava insegnare arte? storia dell'arte? Disegno in una scuola media? E come poteva Judy insegnarla senza titolo, anche se si fosse trattato di una banale supplenza? Judy non aveva titolo per insegnare nessuna disciplina, in verità. Ogni suo percorso di studi era stato interrotto. Aveva iniziato a studiare prima diritto, poi lettere, ma tutti i suoi piani si erano rivelati poco meno che pure e semplici velleità. Pochi esami sostenuti poi l’abbandono, un periodo cosiddetto sabbatico di riflessione per poi lanciarsi in un nuovo progetto di studio che avrebbe fatto la medesima fine del precedente. Anche l'accenno agli affetti che l'avevano scartata era stravagante, ma più propriamente lo si poteva definire non solo falso ed indisponente per come stavano davvero le cose. Judy aveva uno strano modo di definire gli affetti come affidabili. O facevano tutto quello che desiderava lei, nei modi e nei tempi che le parevano consoni, o per lei le persone erano morte o quasi. E finiva sempre nel modo consueto: Judy spariva, se ne andava per conto suo, senza nemmeno rendersi lo scomodo e la briga di salutare. Poi affermava di essere stata scartata dai suoi affetti... E si rendeva irreperibile con la perizia di una zingara della quale andava addirittura fiera... Insomma, Judy era velleitaria anche nei sentimenti, non solo nei suoi progetti di studio. Non si era liberata di un certo narcisismo ed egoismo di fondo caratteristico dell'infanzia che le faceva avere la pretesa di stare sempre al centro dell'attenzione. Ecco, le cose stavano davvero così. Judy altro non era che una bambina intrappolata nel corpo di una donna. Una donna di una sensualità ferina, da provare brividi alla schiena al solo pensarci.

Quel suo corpo di donna Marco lo conosceva davvero molto bene. Aveva imparato a conoscerlo nel tempo. In termini meno vaghi si poteva dire che, a partire da un certo periodo della loro conoscenza, ogni volta che Marco e Judy si incontravano finivano invariabilmente a letto insieme.

Ovviamente tutto era iniziato con una certa gradualità, anche se le tappe s’erano bruciate abbastanza presto. Non ci sarebbe stato nulla di male se non fosse stato che Marco era già impegnato con la sua attuale ragazza da qualche anno.

Questa ragazza ovviamente non sapeva nemmeno dell’esistenza di Judy. Ma non era la sola cosa a non sapere. C’erano infatti nella vita di Marco delle zone d’ombra in cui nessuno era ammesso, e non erano tutte cose che attenessero ad un possibile tradimento come nella storia con Judy. Marco aveva una certa tendenza al solipsismo, come se su certe questioni disperasse di poter ricevere dal suo prossimo un minimo di vicinanza, di comprensione o di base empatica sia pure a livelli basilari. A dirla tutta, in tali zone d’ombra non era ammesso nessuno, né la sua ragazza, né un fratello, né un genitore, né un amico. Nessuno. Erano delle zone franche in cui potevano albergare solo lui, i suoi pensieri. In fondo in fondo, nemmeno Judy, in verità, sarebbe stata ammessa in quel cono d’ombra.

Marco aveva quindi finito per dividersi dunque tra il piacere della sensualità ferina di Judy, cui non sapeva rinunciare, e la sua vita pubblica nota ai più, nella quale si insinuava, con ovvie ragioni, il senso di colpa per i tradimenti commessi e le intemperanze. Ma egli era, tutto sommato, incapace di sostenere tanto a lungo la fatica di una vita doppia. Judy che sapeva tutto aveva cercato di venirgli incontro con la proposta di una possibile situazione di compromesso. Ella aveva infatti ipotizzato una specie di doppia vita per Marco in cui lo avrebbe avuto per tutto il tempo che le sarebbe stato possibile, senza avere null'altro a pretendere. Non si trattava di passare solo del tempo a letto, ma anche di parlare, di raccontarsi cose del loro passato, di leggere passi di libri e vedere dei film insieme. Alla fine di ognuna di queste attività, però, si finiva per far l’amore. Marco era per Judy nulla più che un amante con qualche benefit in più. Ogni volta Judy lo pregava di restava a dormire per la notte, ma Marco poteva accettare di restare solo nei limiti del possibile. Per quanto non convivesse ancora con la sua ragazza, viveva ancora con i suoi genitori ed avrebbe dovuto giustificare le sue nottate fuori e qualcosa sarebbe sicuramente emerso con gran danno. Solo un paio di volte, con la scusa di aver bevuto un po’ troppo e di non essere in condizione di guidare, chiamava per dire che non sarebbe rientrato a casa e che la mattina dopo, ovviamente, se ne sarebbe andato direttamente al lavoro per non fare tardi. La cosa avvenne solo un paio di vole ed ovviamente, se una rondine non fa primavera, nemmeno due fanno tutta questa differenza.

Per quanto ci fosse una forte attrazione erotica con Judy, Marco non si sentiva pienamente soddisfatto di quel particolare modo di far l’amore che avevano. Judy Era una donna “strana” per certi versi. Alta e massiccia, non una silfide secondo il modello estetico imperante, era comunque veramente bella, con quella gran massa di capelli rossi ribelli e due occhi verdi e limpidi che quando lo fissavano lo facevano sciogliere, vincendo ogni sua possibile resistenza. Ella, a dispetto della consapevolezza piena della profonda attrattiva e della sensualità che era in grado di sprigionare, provava paradossalmente un certo senso di vergogna per il suo corpo, che pur tuttavia non era affatto spiacevole, al contrario... Tendeva spesso a coprirsi il più possibile. Talvolta lasciava intendere l'orgoglio per il seno più che generoso che madre natura le aveva donato, per il resto non si sentiva un gran che. Però l’intensità del piacere che Judy era in grado di donare con quel suo corpo, era una cosa che Marco non aveva mai sperimentato in vita sua.

Tutte le volte che facevano l'amore Judy dava a Marco l'impressione di prendere l'iniziativa, anche se non era vero perché la vera iniziativa, quella più energica e ricca era la sua. Dopo una prima fase di schermaglie amorose, Judy si “impadroniva” di Marco, quasi senza lasciargli ossigeno, frugando ovunque su di lui ed assaggiandolo, con i suoi modi particolari, sicché pareva che lui fosse costretto a subire passivamente. Ovviamente era che Marco subisse tout court, e ricambiava con fervore ogni atto, ma ogni volta si poteva dire che era comunque Judy a condurre il gioco ed a portare Marco a volere quello che desiderava lei, come se la rarità di quei momenti e la necessità di viverli di nascosto le dessero ogni genere di diritto di prelazione assoluta ed incondizionata. Ogni iniziativa particolare di Marco veniva debitamente stoppata dopo un poco, e cambiata sempre in qualche nuovo gioco più interessante che Judy aveva da proporre.

Tuttavia, assai stranamente, Marco non fu mai davvero sicuro che Judy avesse raggiunto un orgasmo, a dispetto di cotanta iniziativa ed energia profusa nel sesso. Ella era tutta impegnata a fare in modo che il suo compagno di letto raggiungesse il massimo del piacere finché egli non rimaneva spossato e senza energie, senza curarsi del suo. Il piacere di lui era anche il suo e pareva non necessitare di altro. Assolto quel compito, con la devozione di una vestale, non si preoccupava minimamente di aver goduto fisicamente; chiedeva la faccenda li e faceva capire che desiderava solo essere abbracciata, possibilmente di spalle, mettendosi poi a dormire assaporando una sensazione di protezione fisica e di “avvolgimento” che in altre circostanze sembrava non dovesse appartenerle o le fosse preclusa. In quelle circostanze Judy lo teneva per le mani e le teneva così strette che era impossibile divincolarsi dalla presa, anche mentre dormiva profondamente.

Marco però era soprattutto impressionato e dispiaciuto dalla scarsa frequenza con cui Judy cercava i suoi baci e a sua volta gliene dava. Erano baci strani. Judy Si metteva con le labbra estremamente rilassate per non dire inerti, con gli occhi chiusi senza muovere un muscolo. Un bacio di Judy pareva una di quelle strette di mano senza energia, quelle di chi non risponde alla presa e lascia la sua mano lì, in balia delle tue dita, con te che non sai che fartene fino quasi a provare irritazione sentendoti respinto o trattato con distacco ed indifferenza! Ecco era così, lei lasciava che Marco assaggiasse la sua bocca con le labbra immobili e completamente aliene da ogni partecipazione. Lì si fermava il suo concetto di bacio. Concedeva anche la lingua e pure quella pareva starsene lì in attesa nella sua bocca, senza un accenno di nulla.

Questa specie di passività faceva chiedere a Marco se non stesse facendo qualcosa di sbagliato. Una volta glielo chiese pure, ma lei rispose di no con un sorriso tenero e rassicurante.

Semplicemente lei era fatta così. Questa fu la risposta.

Quanto alla penetrazione, invece, non si tirava mai indietro, sin dai primi momenti del rapporto ed in tutte le posizioni possibili ed immaginabili. A quella pratica partecipava, inarcando la schiena, offrendo la sua carne senza remore, facendosi trovare sempre bagnata al punto giusto, cingendogli i fianchi serrando strettamente le gambe. Marco si fece l'idea che gli uomini della vita di Judy tendessero forse ad andare al sodo senza troppi complimenti e che a lungo andare Judy avesse finito per convincersi che a tutti gli uomini piacessero le stesse cose e negli stessi modi, escludendo una parte fondamentale di emotività che poi recuperava a suo modo solo quando l’atto vero e proprio era finito.

Dopo quei giorni di ripetuta passione e di reciproca compagnia, lei se ne era andata via, lasciandolo nello sgomento, nell’incertezza assoluta dei motivi della sparizione. Non avevano litigato, non avevano avuto contrasti. Lei aveva semplicemente fatto fagotto ed era andata via, senza una spiegazione, senza un motivo, solo perché le andava così; solo perché aveva bisogno, come era nella sua natura, di cambiare aria. Erano rimasti in contatto, ma le telefonate erano sempre brevi, come erano brevi i messaggi, avari di spiegazioni fino a che non intervenne un lungo silenzio che Marco dovette solo accettare suo malgrado.

A distanza di tempo, egli nutriva ancora una certa nostalgia per Judy continuando a non capacitarsi della sua repentina sparizione, sia pure avendola dovuta accettare, né era soddisfatto delle motivazioni addotte, anche se la sua vita era andata avanti nei canoni consueti.

Poi quel lungo silenzio era stato interrotto da un messaggio.

"Provo con te un senso di tale familiarità che inizio addirittura a deprimermi e non riesco più a sostenerlo" - gli aveva scritto una volta per email. "In ogni caso, non me la sento di costringerti ad una vita con una doppia evoluzione".

Da principio Marco, non aveva inteso il senso reale della “doppia evoluzione”. Judy era troppo realista (almeno secondo lui) per pensare di poter diventare per lui un'amante fissa avendo un altro rapporto “istituzionale”. Nelle intenzioni di Marco, quella storia avrebbe avuto un ragionevole ed inevitabile epilogo. Sarebbe stata una parentesi bella ed inattesa della sua vita, ma solo una parentesi. C’erano aspetti della personalità di Judy che gli facevano dubitare fortemente sull’opportunità di pensare ad un futuro con lei, sicché non era che si struggesse particolarmente, lo feriva tuttavia il fatto che dopo essersi sentito desiderare fino al punto di accettare di restare nell’ombra, Judy lo aveva rimosso con una facilità sconcertante.

Judy, dal canto suo, aveva pensato davvero ad una doppia evoluzione, perché era arrivata, non solo ad immaginare il trascorrere della vita nel condividere i piccoli gesti della quotidianità, ma addirittura a parlare di figli. Aveva immaginato perfino come li avrebbe partoriti, cresciuti ed educati. Marco, non aveva preso la cosa troppo sul serio. Se già era difficile immaginare di restare amanti per una vita, non si poteva di certo ragionare di essere addirittura padri restando nell’ombra. Doveva essere per forza un pensiero surreale, una cosa detta troppo estemporaneamente, in un momento di accaloramento, magari l’esternazione di un sogno cui si sa di dover rinunciare fin da principio, con il corpo ancora in preda alle scariche di adrenalina. Oltre tutto rilevava come in questi progetti di nascita crescita ed educazione il ruolo suo fosse descritto in modo a dir poco marginale, come se fosse possibile che qui figli fossero considerati solo di lei. Tutto questo era semplicemente inconcepibile.

Invece fu evidente che Judy lo diceva sul serio perché quando Marco le rispose che non avrebbe potuto esserci alcuna doppia evoluzione e che i rapporti tra loro due avrebbero dovuto subire una svolta verso la normalizzazione di una amicizia semplice e nei canoni classici. Fu allora che questa svolta avvenne, ma per volontà di Judy ed nel suo modo consueto, sicché fu l'inizio della loro seconda separazione.

Affondando lo sguardo nelle memorie del passato occorre dire che Judy, in verità, era un ritorno di fiamma per Marco. Si erano conosciuti anni prima, quando lui era ancora libero, ma per varie vicissitudini nulla era mai nato. Era stato evidente che tra di loro c'era un afflato, ma la distanza ed altri progetti di lavoro, indussero Judy ad una eccessiva cautela. Marco dal canto suo era ancora un ragazzotto insicuro e per lui quella ragazza così fiera che sembrava sapere il fatto suo, che viveva da sola lontano dalla sua terra d’origine mantenendosi in una città difficile come Milano, era troppo. Non avrebbe retto il confronto in termini di maturità. Eppure a Judy Marco piaceva e pure tanto. Marco ne fu, dal canto suo, attratto fin dal primo incontro e diciamo che per lei farlo suo sarebbe stato un gioco da ragazzi, ma non ritenne di doverlo portare a sé, probabilmente perché viveva lontano e con una vita già impostata altrove. Ma parlare di cautela sarebbe stato, in verità perfino un eufemismo, perché, semplicemente, dopo pochi giorni dal loro incontro, Judy era ripartita ed era sparita perché non si era fatta più nemmeno sentire. Aveva già da allora rivelato il suo essere una zingara irrequieta. Poi lo aveva di nuovo cercato e dopo aver fatto buon viso a cattivo gioco, saputo che s'era fidanzato s'era fatta prendere da una profonda (e per la verità inopportuna) nostalgia per quel fiore che entrambi non avevano colto a tempo debito e gli aveva rivelato, questa volta senza mezzi termini, i suoi sentimenti e le sue sensazioni. Decisero di rivedersi. E la prima cosa che fecero, prima ancora di salutarsi fu abbracciarsi. Passarono una serata di profonda tensione emotiva, tra parole, sguardi, baci sfiorati, carezze furtive, ma in fondo cercate, tentanto di resistere timidamente come potevano, ma alla fine cedettero. Nel momento in cui iniziarono a baciarsi lei gli prese una mano e se la strinse forte al seno, sicché finirono per cedere di schianto e finirono a letto insieme per la loro prima volta. Nessuno dei due conservò nella memoria tutti i dettagli di quel rapporto, perché l'istinto aveva finito per prevalere con una vera e propria esplosione del desiderio in cui si erano vicendevolmente e letteralmente divorati. I loro gesti furono come guidati da una forza invisibile e quello che restò del loro primo vero rapporto fu l’iniziale scioglimento di quella profonda tensione emotiva acculatasi nella mente e nei sensi, seguita da una grande malinconia e da una grande voglia di rivedersi e di amarsi di nuovo, ma con calma.

Poi ci fu quella parte di storia già raccontata e quel secondo distacco, questa volta ancora più definitivo rotto solo da quel messaggio nella notte di San Silvestro in cui Marco ebbe la conferma che dopo tanto lavoro e tanti progetti per tornare a casa in Sicilia, inclusa una piccola attività commerciale in merchandising, aperta in provincia ed alla cui inaugurazione egli aveva assistito, Judy aveva nuovamente mollato tutto e se ne era tornata su al nord, dando indicazioni per altro imprecise perché non si capiva nemmeno in che regione si fosse stabilita.

L'ultimo messaggio dopo la partenza e prima del blocco aveva avuto connotazioni grottesche:

"Ci rivedremo di certo, un giorno, non so quando, ma sicuramente non più a casa mia. Quello sarebbe un privilegio che non posso più concederti".

A Marco quel messaggio fece male. Molto. Era la maniera in cui Judy si vendicava del suo desiderio di virare verso una semplice amicizia. Non si sarebbe potuto aspettare altro. Non poteva di certo pretendere che Judy facesse buon viso a cattivo gioco, sebbene ella stessa non brillasse per progettualità del futuro e per coerenza. Ma di certo avrebbe preferito che ella gli dicesse: “Tu non entrerai mai più nel mio letto”, ma non che gli vietasse la sua confidenza; di quello in fondo si stava parlando e la casa interdetta era proprio il simbolo l’interdizione del dialogo che quelle mura avrebbero potuto testimoniare se solo ne avessero avuto la parola. Quello che poi gli dava fastidio era questo modo di Judy di voler cascare sempre in piedi, come se la colpa fosse stata tutta di Marco.

Si diede dell'idiota perché non poteva sperare che Judy in fondo la pensasse in modo differente. E' vero, aveva affermato che non voleva basare la sua felicità sulla infelicità di qualcun altro, ma evidentemente aveva sperato che Marco prendesse una decisione a suo esclusivo favore, in modo da potersi anche scaricare del tutto la coscienza. Se la decisione di stare con lei e solo con lei fosse stata di Marco, lei avrebbe detto di non averlo mai forzato in tal senso perché gli aveva dato l’alternativa di prendersi il suo corpo senza impegno quando gli pareva. E invece c'era andata fregata, perché le cose non erano andate come da lei sperato. Adesso rispondeva in quel modo, persino con quella punta di snobismo. In questa vicenda nessuno poteva dire di uscirne veramente bene e con la coscienza immacolata.

Ma se pure il ragionamento Judy era, a suo modo, sensato e legittimo, lui non riusciva a vedere in lei quel tanto ci certezza che gli facesse prendere in considerazione l’ipotesi di cambiare vita ed “investire” affettivamente sul rapporto con lei, specie quando, in un momento qualsiasi, con un colpo di testa, le poteva fare fagotto e andarsene via, come aveva fatto ancora prima che tra loro potesse nascere qualcosa. Anche per questo motivo, Marco, in verità, sperava che ci fosse una differente evoluzione nei loro rapporti. Voleva che, archiviato il sesso, potessero diventare dei buoni amici con rapporti perfino più autentici di come avrebbero potuto essere in quel momento che richiedeva invece una vita in clandestinità e tempi parcellizzati e dosati col contagocce. Egli sperava che forse sarebbero stati capaci di fare il percorso inverso di tanti che sovente partono come amici e poi approfondiscono il senso del loro rapporto mettendoci il sentimento e anche la passione. Forse, agendo all'inverso, anche l'epilogo sarebbe stato differente. Aveva la segreta speranza che così potesse funzionare meglio. Aveva della stima per Judy per quello che aveva nella vita, per il modo in cui aveva mostrato di sapersela cavare da sola sin dalla più giovane età ed in fondo le voleva bene. Non voleva diventarne l'amante in quel modo, ma nemmeno essere messo da parte. Per un certo periodo di tempo aveva voluto entrare nella vita di lei e capito che l'unico modo per entrare era darle ciò che lei voleva. Avrebbe fatto bene a desistere da subito ed ormai era tarsi. Si fatto decideva lei quale ruolo dovessero avere le persone nella sua vita. Chi non si adeguava veniva, presto o tardi, messo da parte. Senza quello, sarebbe sparita di nuovo, come anni prima. Marco non pensava che quel modo di fare sarebbe stato destinato a lui e dovette ammettere di essersi sbagliato.

Staccarsi da Judy per una scelta imposta da lei fu più difficile del previsto. Dovette usare sempre il massimo della razionalità pensando a lei, concentrarsi sui suoi difetti, persuadersi che non ne valeva la pena di starle appresso cercando infine di rimettesi sui binari della sua vita di prima.

Quella notte di capodanno Judy era tornata da lui con quel messaggio, forse un sasso lanciato nello stagno, un invito a festeggiare con lei ciò che restava dell’anno che stava finendo e del nuovo che iniziava. A quel messaggio egli non aveva avuto il coraggio di rispondere. Ciò nondimeno, nelle ore successive, quando si era addormentato, lei aveva preso possesso dei suoi sogni.

Nel sogno, terminata la noiosa festa, erano andati da lei ed avevano passato delle belle ore insieme, come se nulla fosse mai accaduto, come due vecchi camerati che si ritrovano dopo tanto tempo. Ed era felice perché in fondo era questo che voleva. Sembrava quel piano di evoluzione che egli aveva concepito, evoluzione in senso amicale puro del loro rapporto, senza il sesso e senza troppe complicazioni. Questa volta sperò in quella chiacchierata onirica con lei che i rapporti prendessero la piega desiderata. Ma nulla da fare, nemmeno in sogno le cose erano andate per il verso giusto perché poi erano finiti di nuovo a letto insieme ed il copione s'era ripetuto sempre uguale.

Judy aveva, come al solito, preso immediato possesso del suo corpo lasciandogli pochissimo spazio di movimento e pochissima iniziativa. S'era presa la briga di curarsi del piacere di lui, tanto per cambiare, impedendo a lui di fare altrettanto, come se in questa sua rinunzia alla sua fetta di piacere potesse lenire la sua parte di senso di colpa derivante dal fatto di possedere un uomo che non le apparteneva.

Al suo risveglio Marco allungò una mano nel letto e lo trovò vuoto. In breve si rese conto che era stato solo un sogno. Ma quando prese il telefono per vedere che ora fosse, vide un altro messaggio e prima ancora aprirlo e vedere di chi fosse, provò una strana inattesa inquietudine. Il messaggio era di Judy. Gli diceva che aveva di nuovo preso il volo.

"Sono andata via, non posso lasciare Ester da sola troppo a lungo con mia madre.

Si, è proprio come pensi. Ester è mia figlia, anche tua per la verità, ma tu non preoccupartene. Se non ti ho detto nulla sinora è stato perché è giusto che tu continui a fare la tua vita, anche in mia assenza. Ad Ester penserò io. Non dovrai avere paura di nulla. Alla piccola non mancherà amore oltre che sostegno materiale e sappi che quando mi chiederà di te, quando sarà cresciuta, non potrò che dirle tutto il bene possibile. Ti prego solo di una cosa: Non cercarmi e non tentare di cambiare il corso delle cose. Se il destino ci avesse voluto insieme, staremmo già festeggiando il primo giorno dell’anno a casa nostra con nostra figlia sulle ginocchia.

La seconda richiesta che ti faccio è più banale, una semplice cortesia personale: di passare con urgenza, se puoi in mattinata, a casa mia in campagna. Ho lasciato le chiavi in cucina, sul tavolo. Confido, come già immagini, che essendo la casa molto fuori mano, nessuno passerà da lì per molto tempo. Comunque non troverebbero nulla di reale valore da portarsi via. Ti prego di chiudere tutto e di portare le chiavi a Maccari. Si prenderà lui la briga di arieggiare la casa ogni tanto e custodirla, almeno finché sarà mia. Se avrò voglia di tenerla ancora, in verità, ora non so dirtelo. Un domani potrei benissimo decidere di venderla e liberarmene per sempre".

Marco sentì di non essere completamente allo scuro della nascita di Ester. Non sapeva, certo, ma in cuor suo sentiva qualcosa. Come il senso di una potenza che una notte era uscita da lui per entrare in lei portando frutto. Inoltre aveva sentito un’amica di Judy accennare ad una nascita. La donna non aveva fatto nomi, s'era limitata ad accennare "il parto della sua migliore amica che aveva avuto una meravigliosa bambina". Si stava parlando di Judy? Era lei la migliore amica? Non era dato saperlo con certezza, ma sulle prime si era un po' agitato, pur senza nulla di sicuro. E nemmeno aveva pensato che alla nascita di un figlio suo, lui sarebbe stato tenuto allo scuro. Ma qui non era solo questione di non saperne nulla, ma di essere del tutto estromessi dalla vita di sua figlia. Ester… un nome al quale non aveva mai pensato e che gli faceva una strana impressione con quella sua natura tanto biblica. Se mai aveva pensato che Judy potesse avere figli, era stato a proposito una vita futura con un altro uomo, quando ormai disperava di poterla rivedere. Insomma, tutto aveva pensato tranne di ritrovarsi padre e di una bambina di cui non conosceva nemmeno le fattezze.

Si alzò di fretta e furia e, senza nemmeno fare colazione, si vestì si recò nella casa di campagna di Judy trovando le chiavi dove lei aveva detto. La notizia della nascita di Ester lo aveva esacerbato e messo in gravi ambasce per tutto il tragitto da lei fatto per raggiungere la casa. In autostrada rischiò perfino di prendere una curva troppo lunga e finire fuori strada. Arrivato in casa aprì la porta senza difficoltà. Vide che diverse cose già mancavano e che molti mobili erano stati coperti con un lenzuolo per proteggerli dalla polvere. Iniziò a tira via alcune di quelle lenzuola e si mise a cercare forsennatamente nei cassetti alla ricerca di qualcosa, un indizio, qualsiasi cosa e finì per trovare dopo avere rovistato un po’, una foto di Judy con una bambina in braccio. C’erano pochissimi dubbi sul fatto che potesse trattarsi di Ester. Girando la foto trovo una nota di Judy.

Ester a tre mesi”

Rimase immobile a guardarla, come congelato. La bambina aveva gli occhi verdi come quelli della mamma ed le labbra carnose come le sue. Sorrideva guardando chi a suo tempo aveva scattato quella foto. Rimase fermo ed in stato di sbigottimento per lungo tempo. Gli scese una lacrima poi un’altra ed un’altra ancora, mentre si sentiva stringere alla bocca dello stomaco. Cercò di dare forma ai pensieri, ma non ci riuscì. Non riusciva a capire che cosa stesse esattamente pensando per quanto si sforzasse. Si asciugò il viso, poi si mise la foto in tasca, chiuse la casa e si tenne le chiavi. Con più tempo a sua disposizione, in seguito, avrebbe cercato del Maccari per dargliele. Magari sarebbe tornato per cercare altri indizi, altre informazioni... ma non adesso, non di certo quel giorno. Magari avrebbe anche parlato col Maccari. Gli avrebbe chiesto innanzi tutto se lui ne sapesse qualcosa di tutta quella storia e dove poteva trovarla, sia pure con molto scetticismo. Già in altre circostanze Maccari era finito nel novero di quelli scartati e trattati da lei con una certa sufficienza. Amici si, anche di vecchia data, ma forse non abbastanza amici da dar loro informazioni su dove viveva e cosa stesse facendo.

Era stato un capodanno a dir poco strano quello, entrato in sordina e poi esploso come una bomba di una potenza inaudita. E non certo per i botti della nottata. Il grosso dei botti c'era stato già prima della mezzanotte. Poco dopo, invece, era subentrata una specie di calma piatta, a parte qualche testa di cavolo ancora troppo esagitata. Palermo poi non aveva una vocazione di vita mondana particolarmente spiccata.

La sua ragazza se lo era mangiato di baci allo scoccare della mezzanotte, e lo aveva abbracciato forte, ma senza accendere in lui quel desiderio dei primi tempi e che, comunque, per ovvie ragioni non avrebbe potuto trovare soddisfazione immediata.

Poi ella s'era addormentata sul divano e la sua espressione parve tradire non si sa bene che senso di fastidio. Erano già afflitti, malgrado non stessero insieme da molto tempo, dalla malattia della consuetudine e della noia, sebbene fossero ancora così giovani…

Marco la guardò pensando che quando si inizia a stare insieme nessuno pensa mai alla più banale delle maledizioni connesse all'amore ossia, al fatto che si cambia dentro e che il rapporto a volte evolve verso una quotidianità avvilente. Forse la cosa sarebbe accaduta anche con Judy, anzi, ne era sicuro. A tarda ora ora erano tornati ciascuno a casa propria.

Lui si era messo a letto, addormentato ed aveva sognato Judy.

Al suo risveglio, aveva provato lo stesso senso di fastidio della sera prima, con gli interessi. Poi gli era arrivato quel messaggio e tutto il carico di notizie che lo aveva investito di colpo come un treno ed era dovuto pure correre lì, in aperta campagna dove per tanto tempo non passava anima viva e l’unica vita era la loro che stavano lì in mezzo al nulla ad assaporarsi nell’estasi amorosa.

Ora era di nuovo a casa. La giornata era bella, ma secondo le previsioni il cielo si sarebbe presto appesantito diventando tutto grigio e coperto. La presenza del vento pareva dare un indizio dell'esattezza di quella previsione. Adesso, guardando le nubi sfilacciarsi, in preda a sensazioni spiacevoli, indefiniti ed oscuri presagi, Marco sapeva che anche il nuovo anno sarebbe stato complicato. Molto complicato. Non poteva dire quanto, ma, di certo, non meno complicato del precedente.
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