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Autore: Nemesis01    17/11/2022    0 recensioni
Giuda O'Connor si trasferisce da Tampa a Newcastle, un piccolo paese del Nebraska. Fa già fatica ad ambientarsi a delle condizioni climatiche più rigide e l'ostilità degli alunni a cui dovrà insegnare non gli rende la vita facile. Eppure, Ethan Yuri Novotny, l'alunno peggiore a cui avesse mai insegnato, è in realtà il motivo principale per cui Giuda decide di restare.
Genere: Angst, Drammatico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Slash
Note: Lime | Avvertimenti: nessuno | Contesto: Contesto generale/vago, Scolastico
Capitoli:
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DISCLAIMER
I personaggi di questa storia appartengono a me. Ogni riferimento a fatti e/o persone è puramente casuale. Inoltre, questa storia ha come pairing una coppia principale composta da due uomini (slash). Chiunque non apprezzi il genere farebbe meglio a non continuare la lettura. 


IL TITOLO
"La maggior parte dei cristiani moderni, siano essi laici, facenti parte del clero o teologi, considerano ancora Giuda come un traditore, tanto che il termine giuda è entrato nel linguaggio comune come sinonimo di traditore."
Le parole sono giuda per chi, come Ethan, non riesce ad utilizzarle per esprimersi correttamente. E Giuda, docente di letteratura inglese, imparerà a convivere con questa condizione.

*



Le parole sono giuda

 

 

 

 

01. Drowning Lessons

 

Quando aveva compiuto 16 anni, Giuda aveva ricevuto un bellissimo regalo dai suoi genitori: una Cadillac rosa. Era stata la prima auto che aveva guidato e c’era da dire che lungo le strade costeggiate dal mare della Florida aveva fatto sempre la sua figura. 
Giuda aveva guidato per dieci anni la stessa auto, non aveva mai cambiato città né meta delle vacanze estive: si poteva facilmente dedurre che fosse un tipo abitudinario e che quello che si sarebbe apprestato a fare in giornata era qualcosa di straordinario.
Dopo aver caricato l’ultima valigia in auto, aveva inforcato gli occhiali da sole e si era voltato a vedere il panorama con un filo di nostalgia: non era ancora partito e già gli mancavano il profumo del mare di Tampa, il vociare dei turisti che si erano persi in cerca della spiaggia, il profumo di vaniglia diffuso dal chiosco di gelati… 

- Hai preso tutto, a mamma? -
- Sì, ma’… -
La signora Elvira guardò il figlio con gli occhi gonfi di lacrime che provava terribilmente a trattenere. - Scrivimi quando arrivi! -
- Mamma, non sto partendo per la guerra. Sto andando in Nebraska. -
- Ma lassù, fino in Nebraska, in mezzo alle montagne… tu non sei abituato! -
- E mi abituerò, che devo fare? -
- Tesoro, - interruppe il signor O’Connor, - non è un bambino… poi starà via solo per qualche mese. -
- Sarà sempre il mio bambino, Sean! -
Sean scosse la testa e si rivolse al figlio. - Giuda, io e la mamma ti abbiamo fatto un pensierino, - gli disse, poi gli porse una busta regalo.
Giuda l’accettò e l’aprì in fretta proporzionalmente sorpreso e curioso. Vi trovò dentro una sciarpa di lana calda e grossa. Sembrava fatta a mano. - Ma è bellissima, grazie! -
I due genitori sorrisero e poi la signora scoppiò in lacrime. 
- Mamma… avevamo detto niente pianti. -
- Io piango quanto mi pare e piace! -
- Torno per Natale, dai, sono solo pochi mesi. -
- Giuda, tesoro, io distraggo la mamma e tu parti. -
- Grazie pa’, - rise il giovane. 

Giuda stampò un bacio ad entrambi i genitori, li avvolse in un abbraccio e si mise subito alla guida della Cadillac rosa. Per un po’, la sua auto non avrebbe sfrecciato con il mare come sfondo.

 

Sebbene avesse potuto prendere un’aereo, aveva deciso di fare un viaggio in auto per raggiungere la città in cui avrebbe dovuto fare una sostituzione. Si trattava di un ruolo temporaneo come docente di Letteratura Inglese nella piccola scuola di Newcastle in Nebraska. Prima che gli fosse proposta quella sostituzione, Giuda non aveva mai sentito parlare di quel paese; l’aveva googlato e gli era parso un paese dimenticato da Dio. Era proprio ciò di cui aveva bisogno, dopo tutto quello che gli era successo… 

Lo aspettava un viaggio lungo circa ventiquattro ore che lui aveva saggiamente deciso di spezzare. Avrebbe fatto qualche sosta, dormito delle notti in un motel lungo le strade provinciali, assaggiato le specialità locali degli stati che avrebbe toccato… uscire dagli schemi, dai propri schemi, era sempre stato uno dei suoi obiettivi. Non era mai stato abbastanza coraggioso da fare un viaggio on the road, né lo era mai stato Christofer, il suo ex fidanzato. Avevano viaggiato nelle comodità dei voli intercontinentali.  Non era mai stato brutto viaggiare con Christofer, anzi, avevano trascorso insieme vacanze fantastiche… peccato che, oltre al coraggio, a Christofer mancasse anche la fedeltà. 
Comunque, con la musica di Kate Bush a fargli compagnia, Giuda cominciò la sua prima avventura. 
Fu piacevole scoprire cosa aveva da offrire l’America del Nord. Attraversò l’Alabama, il Mississipi, il Missouri, il Kansas e, infine, risalì tutto il Nebraska fino ad arrivare a Newcastle. Il viaggio era durato cinque giorni, soste incluse.

 

Newcastle, in Nebraska, era un paesino di poco più di trecento anime sperdute che, per una serie di drammatiche coincidenze, avevano finito con il nascere lì. A parte per il vulcano-non vulcano Iona, non c’era altro per cui conoscere il paesello. Giuda stesso, se non fosse stato chiamato dalla scuola, non avrebbe saputo della sua esistenza (nella sua modesta opinione, era sicuro che avevano scelto lui perché altri avevano rifiutato). Tuttavia, lui aveva bisogno di cambiare aria. Era stata una bella avventura, ma soprattutto una grande sfida con se stesso; lui aveva una paura enorme di guidare in montagna, eppure le aveva attraversate con la sua fedelissima Cadillac. 

Quando giunse a Newcastle, Giuda nemmeno si rese conto di essere arrivato. Il navigatore segnava “destinazione raggiunta”, ma tutto intorno a lui sembrava essere provvisorio. Come dei capannoni industriali lasciati a caso in campi di terra desolati.
Scese dall’auto e fu subito travolto dal freddo pungente. Avvolse la sciarpa intorno al collo e si guardò intorno per studiare l’ambiente vuoto: era tutto cupo, grigio, distaccato, impersonale. Non c’erano grattacieli né strade ben asfaltate, le costruzioni sembravano essere state edificate a caso, quasi per errore, come a dire “scusa se sei capitato qui, almeno possiamo offrirti un tetto sulla testa”. Si trovava su una delle strade principali, eppure era la periferia della periferia. 
Non c’erano molte persone in giro (del resto, con circa trecento abitanti…) a parte per un gruppo di tre ragazzi che stava facendo skate. 
Giuda sospirò pensando al calore della Florida, ai colori che Tampa aveva da offrire e poi accese una sigaretta. Posò involontariamente lo sguardo sul trio che era ancora fuori. Erano due ragazzi e una ragazza e si dividevano una tavola. Continuando ad osservarli, capì che uno dei ragazzi, quello che indossava una felpa dei My Chemical Romance, provava ad insegnare agli altri come usare la tavola. Giuda era bravo con lo skate, avrebbe volentieri provato ad avvicinarsi e ad aiutarli, poi rifletté sulla concreta probabilità che i ragazzi sarebbero stati una grossa fetta della classe a cui avrebbe insegnato nei prossimi mesi, e desisté. Continuò a fumare la sua Marlboro e rimuginò su quanto fosse piccolo quell’appezzamento di terra denominato Newcastle.

Spense il mozzicone sotto la suola delle scarpe e rabbrividì per il freddo. Poi, sotto lo sguardo inquisitorio del ragazzo bravo con lo skate, suonò al campanello della casa di fronte, quella dove in cui avrebbe abitato fino alla fine dell’anno scolastico.

 

*

 

Era una mattina tipicamente invernale a Newcastle quella in cui Giuda conobbe Ethan.

Nonostante il sole splendente, gli alberi sempreverde del giardino antistante il campus erano scossi da un vento già fresco che profumava di neve. Tra i corridoi dell’ampio edificio si accalcavano numerosi studenti carichi di libri diretti verso le aule per iniziare un laborioso lunedì di lezioni e test scolastici, tra una chiacchiera e un caffè preso al volo. 
Nel frattempo, Amy, la Vicepreside, era entrata nell’aula 2-B munita di registro, seguita da un paio di studenti che avevano preso la sua stessa direzione convinti di esser in ritardo. Lei odiava quella classe in quanto era la più rumorosa e ingestibile dell’anno. Accanto alla donna c’era un giovane uomo dai capelli rossicci che poteva tranquillamente essere scambiato per uno degli allievi o per un membro della famiglia Weasley.

- Buongiorno ragazzi, - salutò Amy. - Volevo mettervi al corrente del fatto il vostro docente di Letteratura Inglese, il professor Garcìa, non sarà in grado di continuare a seguire la vostra classe quest’anno. –
Amy fu costretta a interrompersi poiché un boato di gioia risuonò nella stanza. - Siete veramente pessimi, il professor Garcìa è quasi morto, - li rimproverò. - Ma, per vostra gioia, vi informo che sarà sostituito, fino alla fine dell’anno, dal professor O'Connor. Quindi vedete di darvi una calmata e di non farvelo scappare come il supplente di fisica dell’anno scorso! –
- E io che pensavo di aver vinto una gioia e invece… - sbuffò uno dei ragazzi suscitando risa negli altri.
- Buoni, ragazzi, state calmi! Il professor O'Connor sarà un degno sostituto e sono sicura che riuscirà a rimettervi in riga. Infatti, ora vi lascio nelle sue mani, - sancì la donna, in maniera frettolosa, quasi volesse fuggire dall’aula. Salutò poi l’uomo con un cenno mesto, come a volersi quasi scusare, e uscì.
Il docente si presentò come un uomo mediamente alto, distinto ed elegante nel suo cappotto di panno nero. Si sistemò gli occhiali timidamente, imbarazzato, e iniziò a leggere sul registro l’elenco dei nomi ad alta voce per fare l’appello prima di presentarsi.
- Anderson… - chiamò e fu letteralmente ignorato; allora si schiarì la voce e ripeté, - Anderson! -
- Presente, mamma mia, non può aspettare un attimo? - sbuffò l’allievo. Era evidentemente troppo impegnato a terminare il livello 1057 di Candy Crush per poter rispondere al docente nei tempi previsti. Tuttavia, O'Connor decise di non dar peso a quella risposta e proseguì, - Breeden? –
- Ci sono! –
- Cotton? –
- Presente! –
- Cromwell? –
- Presente! – 

Intanto, all’esterno dell’edificio, un ragazzo dai lunghi capelli neri e lisci entrò nel palazzo con tranquillità, nonostante le lezioni fossero cominciate da circa dieci minuti. Noncurante di un eventuale nota di demerito per il ritardo, attraversò il lungo corridoio dove si trovavano le macchinette automatiche e, distrattamente, inserì in una di quelle delle monete per recuperare qualcosa di dolce con cui fare una seconda colazione. Mentre attendeva che il distributore gli elargisse quanto pagato avvertì un mormorio provenire da un gruppetto di ragazzi poco distanti che diffondevano la notizia di un incidente capitato al professor Garcìa.
Recuperò la barretta di cioccolato al latte e si avviò verso l’aula, convinto che fosse scoperta data l’assenza del docente di ruolo.

- Novotny? – chiamò O'Connor senza ricevere risposta.
- Oh, ma Ethan dov’è? – bisbigliò una ragazzina all’orecchio di Anderson.
- Probabilmente a limonare con qualcuno o a sentire una di quelle nenie terribili che piacciono a lui, - rispose il ragazzo.
- Novotny? – ripeté a voce più alta per accertarsi di non segnare qualcosa di sbagliato sul registro, - Novotny non c’è? –
- Ci sono! – esclamò il ragazzo che aveva appena varcato la soglia.
- Sei in ritardo, - lo rimproverò il docente. - Ti metterò una nota, - sancì, infine, sistemandosi gli occhiali sul naso.
- Va bene, - rispose il ragazzo senza preoccupazione alcuna. Si diresse vicino ad Anderson, lasciando cadere la borsa a tracolla sul banco, e iniziò a chiacchierare con gli amici in tutta tranquillità. - Ragazzi, avete sentito di Garcìa? –
- Sì, e lo vedi quel tipo lì dietro? – chiese retoricamente l’altro allievo, - Quello è il nuovo supplente. –
- Ah, - mugolò Ethan voltandosi verso il docente. Com’era possibile che uno tanto giovane e caruccio fosse già un insegnante? Strinse le spalle e si mise seduto, poi scartò la barretta di cioccolato.
- Ethan Yury Novotny, domani dovrai portare una giustifica per il tuo ritardo, - sentenziò il docente, notando poi che l’allievo stesse tranquillamente mangiando. - E sei in un’aula scolastica, non al campeggio, quindi metti via quella roba e renditi utile dicendomi qual è l’ultimo argomento trattato col professor Garcìa! – 
Quando Giuda sollevò lo sguardo, riconobbe subito il ragazzo della sera prima, quello con la felpa dei My Chemical Romance.
- Crede davvero che io lo sappia? – chiese Ethan sollevando un sopracciglio. - E si pronuncia Yuri. -
- Oh santo cielo, in che classe sono finito… - borbottò il docente fra sé e sé. In seguito spostò lo sguardo sull’unica ragazza che sembrava essere diligente e domandò, - tu con i capelli biondi, Cromwell, lo sai? –
- Sì professore! Abbiamo iniziato il romanticismo e ci siamo soffermati su Robert Burns e William Blake, ma di Blake dovevamo leggere e commentare “Temevo che la furia del mio vento”, - rispose la ragazza sorridendo. 
- Oh, bene, benissimo! Allora aprite la pagina proprio lì e leggiamola insieme, - esordì il docente mettendosi seduto sulla cattedra. Nessuno degli alunni obbedì, ad eccezione della ragazza, cosa per cui il docente sbuffò. 

Gli alunni sembravano troppo impegnati a parlottare tra loro per poter interagire durante la lezione, per cui il giovane professore batté forte i pugni sul legno massiccio della cattedra, generando un forte rumore. Tutta la classe si ammutolì per qualche attimo, poi riprese a mormorare subito dopo.
Il docente, avvertendo la frustrazione crescere dentro di sé, si rese conto che il gruppetto era troppo attento a quanto Novotny avesse da raccontare invece che alla lezione, per cui aggrottò le sopracciglia e si rivolse al ragazzo. - Novotny, visto che hai tanta voglia di parlare, perché non vieni a leggere ad alta voce? – 
Un lieve mormorio imbottì nuovamente l’aula e un velo di preoccupazione opacizzò anche lo sguardo di Cromwell, che chinò il capo leggermente.
Il ragazzo dai capelli corvini si alzò senza batter ciglio e, con passo felino, camminò attraverso i banchi con la stessa eleganza di un modello sulla passerella. C’era da dire che Ethan era avvenente e perfino il professore s’incantò nell’osservarlo.

- Cosa devo leggere? –
- Ehm, sì, allora… - farfugliò il docente, recuperando il libro di testo, - qui, questo qui. -
Prima di leggerla a voce alta, Ethan la lesse in mente. “Temevo che la furia del mio vento / rovinasse tutti i germogli belli e veri; / e il mio sole è brillato e brillato, / e il mio vento non ha mai soffiato. / Ma un germoglio bello o vero / non fu trovato su alcun albero, / poiché tutti i germogli crebbero / senza frutti, falsi, anche se belli da vedere.” Il ragazzo storse il naso; non gli piacquero le frasi né sembrò averle capite pienamente, cosa che gli causò un grosso disagio. - Non la leggo, - dichiarò. 
- Invece la leggi, Novotny. -
- Altrimenti che fa? Mi mette un’altra nota? - gli chiese facendosi una risatina, poi fece la strada a ritroso e, prima di raggiungere il suo posto, estrasse l’iPod dalla tasca e srotolò le cuffie.

Il docente assottigliò gli occhi seccato dall’irriverenza che il ragazzo continuava a mostrare; così, con passo deciso, lo raggiunse e gli strappò il dispositivo dalle mani. Prima che potesse anche dire una sola parola, il professore aveva già raggiunto la cattedra; O'Connor aprì il primo cassetto e ci buttò dentro l’iPod sequestrato. - Sei dentro la mia aula e hai il dovere di assistere a tutto quello che dico. Sei uno studente e questo è il tuo compito: se ti dico di leggere ad alta voce tu lo fai, e io ho anche il diritto di metterti un voto. Se poi hai deciso di restare una capra, la prossima volta evitati lo scomodo di venire a frequentare la lezione! -

Il resto della classe guardò esterrefatta il nuovo docente; sebbene fosse giovane, aveva dimostrato il triplo della risoluzione del loro professore di ruolo. Novotny, come se si fosse offeso dalle parole del docente, mise su un'aria nervosa e, dopo aver recuperato le sue cose dal banco, uscì dall'aula sbattendo la porta alle proprie spalle e mormorò un vaffanculo a malapena udibile.




*

ndA
Salve a tutti e benvenuti a bordo di questa nuova avventura. Ho sempre adorato scrivere storie originali, anche se per un lungo periodo della mia vita mi sono rifugiata nei miei comfort fandom. Tengo molto a questi due soggetti.
La storia ha già molti capitoli, ma non è finita (ve lo dico con tutta la mia onestà intellettuale). Un mio amico mi ha suggerito di smetterla di scrivere per me stessa, perché avrei cercato quella che per me era la perfezione all'infinito, e quindi ho deciso di pubblicarla.
Che dire... non sono perfetta in nulla, ma spero che questo capitolo vi sia piaciuto.
Vi ringrazio e vi mando un abbraccio. 


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