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Autore: clay97    24/11/2022    0 recensioni
Bryon e Ludwig. Un ladro e un principe. Due eterni rivali i cui destini, da sempre in conflitto, sembrano convergere nello stesso futuro. Un avvenimento sconvolge la vita di entrambi: la morte di Loren Di Wintergreen, fratello di Bryon e migliore amico di Ludwig. Il ladro, convinto sia stato proprio il principe a togliere la vita a Loren, torna in patria per mettere la parola "fine" al loro continuo e storico scontro. Una volta arrivato però, si ritrova all'interno di qualcosa di più grande: una pericolosa e sadica ragnatela politica che lo porterà a collaborare proprio con Ludwig...
Genere: Avventura, Fantasy, Guerra | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het, Yaoi
Note: nessuna | Avvertimenti: Tematiche delicate
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Capitolo 3



Al contrario di quello che aveva pensato, aveva impiegato molto tempo a portare a termine tutti i preparativi. Aveva dato chiare regole a tutti coloro che avrebbero seguito Alan; distribuito compiti e incarichi precisi per le prossime missioni che avrebbero compiuto. Aveva organizzato le carovane per coloro che ne necessitavano e aveva aiutato ad imballare le poche cose che avevano.

Era sì un gruppo di malviventi ma nello stesso tempo, nel corso degli anni, era diventata anche una vera e propria comunità; una città itinerante. Non solo uomini e donne ma anche sfortunati bambini, nati dalle unioni nel corso del tempo. All'incirca, contando chi se n'era andato e chi si era aggiunto, la Corte della Notte era riuscita a raggruppare oltre ventimila persone. Con tutta onestà, Bryon non sapeva proprio come fosse riuscito a creare una cosa del genere; lui, che era scappato di casa per vivere semplici avventure, si era ritrovato ad essere il ricercato più temuto di tutti i tempi.

E così, senza guardare troppo al passato, aveva salutato Alan e il vecchio maestro. Poi, come se fosse totalmente naturale, aveva salutato tutti e aveva aperto la botola arrugginita che dava sull'esterno. Era soddisfatto della sua decisione e nello stesso tempo molto spaventato. Era la prima volta dopo ventun' anni che tornava a Vogel per questioni diverse dal "rubare". Era la prima volta che tornava dopo aver partecipato ad una guerra che lo aveva visto come nemico della sua stessa patria. E soprattutto mai si sarebbe aspettato di separarsi dal proprio maestro dopo tutto quel tempo. Tuttavia, l'aver lasciato ad Alan il comando provvisorio era stata una scelta senza alcun rimpianto o ripensamento; loro, che si erano incontrati quando ancora erano degli stupidi ragazzini, erano riusciti a litigare e a distruggere un'intera locanda per poi diventare come fratelli. In quell'occasione, Bryon gli aveva addirittura mozzato due dita.

Era Alan e solo Alan la persona più qualificata, dopo il maestro, a mantenere l'ordine in quel covo di malviventi.

E così, tra un pensiero e l'altro, erano già passati dieci giorni dalla loro partenza.

Le Lande Desolate erano tutto tranne che abitabili, comode poi ancor meno. Foreste selvagge, paludi mangia uomini, fiumi in piena difficili da attraversare, bestie pericolose sempre affamate e immense lande sempre coperte da densa foschia. Il freddo e la neve dei periodi invernali poi non facevano che peggiorare la situazione. E infatti, abitare lì per tutto l'inverno era stata un'impresa eccezionale. Fortuna che la primavera era alle porte. Avevano oltrepassato le lunghe distese innevate, i boschi immersi nel silenzio ed erano arrivati in poco tempo nel regno di Lostofel.

Essendo il giorno invecchiato meno velocemente, avevano percorso più strada del previsto. Tuttavia, una volta scesa l'oscurità, furono costretti a fermarsi. In quel momento sedevano attorno ad un falò, intenti a farsi riscaldare dalle fiamme calde e danzanti. Erano in aperta campagna, nei campi che precedevano l'entrata in città. Lì un silenzio li avvolgeva teneramente e dava loro l'opportunità di dormire un sonno tranquillo e senza pensieri.

Syrilla e Bryon, abbracciati sotto una coperta innevato, avevano la schiena appoggiata ad un albero in fiore; Lyam al contrario sedeva avvolto dal suo mantello e li fissava con aria minacciosa, o meglio, fissava Syrilla. Lei e solo lei era qualcosa che non era mai riuscito a leggere veramente. Le sue intenzioni, le sue idee, i suoi pensieri erano sempre stati avvolti da una nebbia minacciosa.

La ragazza, con la testa dorata ben appoggiata al petto dell'amante, era intenta a godersi le carezze che sentiva sulla testa; dall'altra parte, Bryon guardava il cielo stellato. Era fisso su di esso da molti minuti, come se fosse intento a contarle più che fissarle. Poi, che fosse per il gesto ripetuto sulla testa di lei o semplicemente per stanchezza, Bryon cominciò a sentire le palpebre pesanti, come se fossero fatte di ferro. Si stava addormentando e se ne accorse. Purtroppo, lasciare Lyam sveglio senza nessuno che potesse controllarlo era qualcosa di estremamente pericoloso. Posò lo sguardo cadente sul compagno; quello fece un accenno di sorriso. Un movimento che, agli occhi degli altri, sarebbe sembrato come una semplice smorfia.Si trattenne dal chiudere gli occhi. Tuttavia, non passò un minuto che Morfeo ebbe la meglio.

Lyam, seduto opposto a lui, continuò a fissarli, in silenzio.

"Potresti ucciderla adesso" risuonò una voce sibilante nella sua mente. Lyam si morse il labbro e fece finta di nulla; continuò a guardarli come se niente fosse.

"Non sarebbe più facile? Per tutti? D'altronde non ti sei mai fidato di lei"

«Non posso» rispose quello al vuoto.

"Cosa ti abbiamo sempre insegnato, Lee? I problemi si estirpano dalla radice"

Lyam strinse i pugni e, rannicchiandosi, posò la testa sulle ginocchia spigolose. «Non voglio ascoltarti adesso. Vattene»

"Lo sai che non posso andarmene. In fin dei conti, sei proprio tu che mi chiami"

«Non è vero. Non è vero. Non è vero». Si strinse cercando di distogliere l'attenzione da quella voce così calda e profonda.

"Se non lo volessi veramente, io non esisterei, non credi?. E ora uccidila. Estrai il pugnale. Un taglio netto alla gola come ti è stato insegnato. Uccidila!»

A quelle parole, Lyam portò la mano alla cintura, pronto ad estrarre il piccolo coltello seghettato. Alzò la testa e guardò la coppia addormentata davanti a lui. Si alzò meccanicamente, come se preso da un raptus ed estrasse il pugnale. I movimenti del corpo non erano fluidi come suo solito ma inumani, come se fosse manovrato da fili invisibili. "Tu lo vuoi, Lyam. Non puoi nascondere la tua natura per sempre. Tu devi uccidere per sentirti appagato»

«No!» fece un passo indietro e guardò il buio dietro di lui. Se solo qualcuno fosse stato lì a dissuaderlo, a prendergli una mano, a fargli una carezza... se solo qualcuno lo avesse distratto da ciò che era veramente.

«Lyam!»

Il ragazzo, sentendosi richiamare, si voltò. Bryon e Syrilla si erano svegliati, probabilmente per colpa di quel "no" detto con foga.

Nel vederlo, Bryon si alzò e nascose Syrilla dietro si sé. Osservò il ragazzo e comprese: si era lasciato abbindolare, di nuovo. Lyam, pietrificato e tremante, emanava una sete omicida da metter in fuga anche gli uomini più valorosi. La sua normale espressione stoica aveva assunto una terribile e inumana connotazione: un sorrisino perfido, occhi spalancati, rossi fiammeggianti e pronti ad uccidere.

Bryon comprese come la colpa fosse in gran parte sua: la sua rabbia, la sua tristezza nei confronti di Loren gli avevano fatto abbassare la guardia. Se lui si fosse dimostrato instabile, Lyam non sarebbe stato da meno. «Lyam» esordì avanzando di un passo verso il ragazzo tremante «Lyam, abbassa il coltello, adesso»

«Bryon, stai attento! È pericoloso!» affermò Syrilla afferrandolo per la manica del mantello. A quelle parole, Lyam inclinò la testa in modo meccanico e la guardò con una rabbia sadica che avrebbe potuto uccidere con un solo sguardo.

"Uccidi anche lui. Non ti capisce, vedi? Lui non capisce il tuo potenziale. Lui ti vuole solo castrare, tappare le ali! Uccidilo! Uccidi entrambi ORA!"

«NO!» gridò il ragazzo prendendosi la testa fra le mani. Così facendo, il coltello cadde con un tonfo sordo. Bryon approfittò del momento e con un balzo veloce, atterrò vicino all'oggetto e lo raccolse. Dopodiché tornò a guardare il ragazzo: contorto e rannicchiato in sé stesso, teneva la sua testa fra le mani tremanti. Le sue ginocchia si piegarono e i piedi aderirono al terreno. Era come se volesse auto vincolarsi al suolo.

«Esci! Esci! No! No! No!» gridava senza smettere.

Bryon avanzò di un passo, chiuse gli occhi e cominciò a pensare. Doveva scordarsi per un momento della morte di Loren. Doveva scacciare quei pensieri così negativi, solo in quel modo Lyam sarebbe riuscito a calmarsi a sua volta. E così, con gli occhi ben chiusi riuscì' a vedere i suoi fratelli, Frederick e Loren; poi il mare calmo con l'acqua arancione per via del sole. Poi vide Syrilla e pensò a come sarebbe stato bello avere con lei una famiglia, magari numerosa. Ricordò il primo incontro con Alan e le numerose avventure che avevano vissuto.

La sua mente fu così svuotata da ogni pensiero negativo e di conseguenza le urla di Lyam placarono quasi all'istante. Lentamente, il corpo tremante del ragazzo cominciò a ritrovare stabilità e le mani che coprivano la testa allentarono la presa.

Bryon riaprì gli occhi e davanti a lui, nel punto esatto in cui c'era Lyam, poteva vedere l'orizzonte oscuro dei campi. Abbassò lo sguardo.

Lyam, in ginocchio, guardava il terriccio con occhi spalancati. I bulbi bianchi presentavano numerosi capillari rotti e le iridi rosse scarlatte sembravano aver ripreso la loro sana brillantezza.

«Stai attento!» gridò Syrilla mettendo una mano davanti alla bocca.

Bryon si voltò verso di lei e annuì. Dopodiché fece un passo verso il ragazzo. S'inginocchiò davanti a lui e lo accarezzò dolcemente. «Ora si dorme». Alzò la mano. Un colpo secco dietro la nuca e Lyam cadde fra le sue braccia, svenuto.

***

La sera era calata anche a Vogel e la Fortezza Millenaria era dolcemente coccolata dalla brezza marina che risaliva per la scogliera. Sotto la luna piena, il marmo candido sembrava risplendere come la stella più luminosa del mattino e ovunque, lungo la sua struttura, si potevano scorgere finestre lievemente illuminate dalla luce di alcune candele.

Non vi erano rumori come schiamazzi o quello dell'acciaio che stride, tutto era immerso le più sacro silenzio. Vi erano infatti delle leggi molto severe che dovevano essere rispettate e una tra queste era il coprifuoco entro la ventiduesima ora. Dopo quell'orario ogni attività era severamente proibita. Non importava cosa si facesse, rimanere nelle proprie stanze era d'obbligo, nonché indice di buona condotta.

Tra quelle finestre luminose, una spiccava rispetto alle altre poiché l'unica presente sulla torre nord: l'ufficio del Comandante Supremo.

Lì, in quel preciso momento, si stava consumando una delle solite discussioni senza fine.

«Ripeto, Ludwig, sono già passati sei mesi da quando è morto e ancora non hai nominato nessuno che lo sostituisca» esclamò Alisander De Montfort sbattendo due pugni sulla scrivania.

Il fratello, che sedeva al lato opposto, guardò il piccolo dipinto appoggiato sul piano tremare leggermente. «Il tavolo è di legno, Alisander, non voglio doverlo sostituire ancora solo perché non sei capace a contenerti»

Alisander spalancò gli occhi. «Ma mi hai ascoltato? La guardia reale e i nobili più influenti stanno già pensando che tu voglia il totale controllo sull'esercito»

Ludwig, che sapeva bene cosa si celasse dietro quelle parole amichevoli, assottigliò gli occhi. «E sentiamo, fratello, cosa mi consigli di fare?»

Alisander, che non aspettava altro che quella proposta, si trasse nuovamente lungo la poltrona e appoggiò il collo allo schienale. «Hai bisogno di un uomo in grado di assumersi delle grandi responsabilità. Deve saperne di guerra, di schemi, di armi, deve essere un bravo combattente, intelligente e altamente preparato ad affrontare missioni diplomatiche»

«Avevo una persona del genere, prima che morisse per mano della nobiltà che difendi tanto»

A quelle parole, la barba di Alisander sembrò gelare insieme a tutti i peli delle braccia. Non importava che il farsetto fosse di lana e la sua camicia di cotone invernale, la pelle d'oca sembrò attraversarlo lungo tutta la spina dorsale. «Ludwig» affermò schiarendosi la voce «Vorrei ricordarti che Loren stesso aveva idee molto simili a quelle della nobiltà. Mi sembra improbabile che sia stata proprio la fazione che lo difendeva di più ad ucciderlo... insomma parliamoci chiaro, sarebbe stato molto più semplice un anti-purista come te che uno come lui»

Anche se Ludwig era sempre animato da un temperamento cordiale e nobile, quegli occhi dal colore del ghiaccio non tradivano le sue reali emozioni. Il comandante, che vide chiaramente il terrore nei suoi occhi simili ai suoi, pensò di non aver risposto nel modo migliore per lui. Inoltre, purtroppo, Alisander aveva ragione: Loren non si era mai dimostrato ostile nei confronti della nobiltà. Anzi... era sempre stato esattamente il contrario e gli ultimi provvedimenti presi contro i mezzosangue erano stati approvati anche con il suo voto. 

«Ludwig, te lo ripeto, la nobiltà non ha ruolo nell'assassinio di Loren. Sarebbe stato estremamente stupido da parte loro eliminare chi votava a loro favore. Inoltre, c'è un'altra questione che deve essere risolta...le accuse che sono state mosse, sia contro di me che contro di te, devono essere placate in qualche modo. Dunque, mettere qualcuno di nobile al suo posto sarebbe una conclusione perfetta per entrambi» concluse il capo della Guardia Reale.

Ludwig si fece scappare un sorriso. «Qualcuno di nobile?» rise portandosi una mano per coprire la bocca «E sentiamo, scommetto che hai già pensato a chi, dico bene?». Dette quelle parole si alzò con grazia cominciando a camminare avanti e indietro lungo i finestroni che davano sul mare agitato.

Alisander, stringendo le lunghe dita candide sui bracci della poltrona, sembrò osservare il fratello.

Ludwig, vestito perennemente con l'uniforme dell'esercito, non sembrava dare l'idea di essere un principe. Eppure, non solo lo era ma sarebbe dovuto anche essere colui che, in origine, avrebbe dovuto ereditare il trono dopo William.

Alisander si alzò come se nulla fosse. «Ovviamente io proporrei Niklas»

A quelle parole Ludwig si fermò a guardare le onde che si infrangevano sulla scogliera. «Niklas eh... ovviamente. Come non nominare un nostro futuro... parente». Sistemandosi la camicia bianca nei pantaloni dello stesso colore, si voltò verso il fratello «Mi avevi detto che avremmo gareggiato per l'ascesa del trono in maniera onesta. A quanto sento hai già lasciato da parte questa nostra promessa»

«Niklas è fedele, Ludwig»

«Il fatto che sia fratello della tua futura moglie non implica il fatto che sia fedele, Alisander. Che poi, fedele a chi? A me? A te? A noi?... O a Ginevra?»

Alisander si stirò la barba in modo meccanico; Gesto che faceva spesso durante le conversazioni. «Era solo un consiglio, Ludwig. Un consiglio da fratello. Dimostrare a tutti che le accuse mosse contro di te non avevano alcun fondamento. Dicono che tu sia disposto a far saltare in aria il Consiglio Reale... mettere come vice comandante il fratello di tua cognata sarebbe stato una dimostrazione del contrario»

Ludwig guardò l'interlocutore e fu come se non l'avesse mai incontrato prima. «Le mie decisioni rimangono le stesse. Tu continua a comandare le Guardie Reali, io continuerò a farlo con l'esercito. E ora, se non ti dispiace, ho da fare... Alisander?»

Alisander era fermo. Immobile. Sembrava quasi che non stesse respirando. Ludwig stette per chiamare il medico quando quello aprì bocca. «Ti voglio solo ricordare che, dopo quello che hai fatto tre anni fa, la nobiltà non è più dalla tua parte. È rimasta seduta a guardare solo perché c'era Loren a rassicurarla. Ora non hai nemmeno più quell'aiuto»

Ludwig, toccandosi il moncherino, aveva cominciato a guardare il piccolo dipinto appoggiato sulla scrivania. «Quello che è successo tre anni fa non succederà più. Su questo non ho più dubbi... in fin dei conti, a vederla onestamente, non ho voglia di perdere anche l'altro braccio, non a causa di Wolfram»

«Ah, un'ultima cosa» esclamò Alisander dirigendosi verso la porta «Tra le famiglie più influenti si è sparsa un'altra diceria... devo dire piuttosto preoccupante»

«Come se non ce ne fossero già abbastanza»

«Si dice che tu trascorra molto tempo con uno studente prematuro della Scuola d'Armi... un certo Hansel»

«Non mi dire che tu credi veramente a certe voci?». Il tono di Ludwig non era stato intriso di rabbia ma di delusione. Sapeva benissimo quali cattiverie e dicerie si stavano spargendo sul proprio conto; ormai erano talmente tante da non riuscire più a contarle. Tuttavia, il fatto che anche suo fratello la pensasse in quella maniera era qualcosa di estremamente difficile da trangugiare.

Alisander alzò le spalle. «Si chiedono tutti cosa ci sia di così speciale in quel ragazzino. Si chiedono perché tu lo faccia entrare nelle tue stanze private per ore...»

«Questi pensieri sono disgustosi»

«Però sono pensieri e tu sai bene quanto sia difficile far cambiare idea alle persone...soprattutto adesso che hai messo fine all'accordo matrimoniale con- ». 

«Non ho mai voluto sposare quella donna » interruppe Ludwig abbassando lo sguardo sul quadretto di legno. Aveva smesso di tremare. «Ho ribadito semplicemente ciò che ho sempre detto. Non ho mai voluto sposarla e non ho cambiato idea crescendo».

Alisander, che continuava a guardarlo con due due occhi glaciali, fece un'alzata di spalle. «Fai come ti pare; dico solo che un matrimonio con quella barbara che si fa chiamare "Principessa" non sarebbe stato stupido... ci avrebbe sicuramente dato un buon alleato». 

Il fuoco nel camino scoppiettò allegramente; la luce della luna entrò dall'ampia vetrata e gli anelli pieni di gioielli sulle mani di Alisander lucchirano come pregni di luce divina.

«Gli alleati servono quando ci sono le guerre,  Alisander» commentò alzando lo sguardo sul fratello «Per ora non c'è bisogno di farne... Dico bene?»

A quella domanda, Alisander non rispose, si limitò a fare un piccolo cenno del capo.

«E poi il consiglio reale non è mai stato d'accordo su quell'accordo matrimoniale, troppo purista per permettere un matrimonio misto» continuò Ludwig alzandosi dalla comoda poltrona  «O forse mi sbaglio?»

«Nostro padre credeva nel potere dei mezzosangue» aggiunse il fratello alzandosi a sua volta e seguendo il comandante verso la porta di legno. 

Si fermarono uno accanto all'altro, davanti alla piccola porticina di legno dall'arco appuntito. Uno di fianco all'altro sembravano quasi essere la stessa persona; se non fosse stato per la diversa stazza e la barba di Alesander, sarebbero stati facilmente scambiati per gemelli. 

«Nostro padre non è più cosciente da un bel pezzo, non può più dire nulla a riguardo» commentò Ludwig abbassando lo sguardo sull'uniforma dorata del fratello «Proprio come voleva il consiglio reale...»

«Oh santi Dei, Ludwig!» esclamò Alisandre afferrando la maniglia di ferro e aprendo la porta «Tu vedi complotti ovunque! Anche dove non ci sono! Rilassati per una buona volta, no?». 

Dall'alto del pianerottolo, scendevano lunghe e strette scale a chiocciola illuminate dalle torce. Alisander cominciò a scenderne i gradini. «Stammi bene e fatti vedere qualche volta eh!»

Il comandante non rispose, rimase fermo sul ciglio della porta a guardare quel pezzo tutto rivestito d'oro scendere i piccoli scalini. Dopo alcuni minuti  decise di percorrere la stessa strada; si fece piccolo piccolo e cominciò a scendere.

 

***

Ludwig individuò Jamal nella "Sala Chiusa" del sesto piano, una delle poche nell'intera Fortezza Millenaria ad essere stata allestita per incontri... di "quel tipo". Rivestita di tappeti, triclini e poltrone rosse, la stanza non poteva essere definita granché grande, tuttavia, aveva ogni cosa si potesse desiderare. Quella in cui era entrato, a differenza delle altre, era di stampo circolare e si trovava in una delle torri che costeggiavano i giardini interni.

Le "Stanze chiuse" erano state volute da Ludwig stesso durante il suo secondo anno di comando e acclamate con l'approvazione di tutti i soldati. Era infatti sua opinione che avere delle stanze del genere avrebbe potuto allentare la tensione non solo delle matricole ma anche di tutti i soldati che vivevano alla Fortezza.

Comunque, nonostante l'idea fosse stata sua, nessuno lo aveva mai visto usarne anche solo una. Anzi, non aveva mai mostrato alcun interesse da quel punto di vista.

Nel momento stesso in cui aveva aperto la porta era stato inondato da un profumo di rose talmente intenso da farlo stare male.

Vicino al camino, l'unico uomo dell'esercito di cui ora si fidava, leggeva un libro su una poltrona rossa molto pomposa. Ai suoi piedi una prostituta dal seno prosperoso si stava apprestando a spogliarlo dai pantaloni.

«Il coprifuoco è già in vigore da un bel pezzo» disse il principe sospirando.

L'uomo, dalla pelle nera come inchiostro, abbassò il libro appoggiandolo sul suo addome. «Non pensavo che ora valesse anche per me. Insomma, essere il migliore amico del principe ha i suoi privilegi, giusto?»

Ludwig inarcò una sopracciglia e sospirò.

Jamal, vedendo il volto dell'amico, diede un leggero buffetto sul sedere della fanciulla e la fece alzare «Faremo un'altra volta Jasmine... ma non perché me l'ha detto lui eh... solo perché...»

Ludwig sbatté le palpebre con velocità e lo guardò divertito.

«Solo perché l'ho deciso io» concluse l'uomo grattandosi il mento barbuto «Perché io non mi faccio comandare da lui, no signore, prima che io possa...»

Il principe, con quella voce rumorosa di sottofondo, rimase immobile sulla soglia e aspettò che la ragazza si rivestisse. Poi, una volta che quella se ne fu andata, chiuse la porta dietro di lui ed entrò.

«Hai finito di dire sciocchezze ora?» domandò sedendosi sulla seconda poltrona rossa illuminata dal fuoco.

Vedendo l'amico accomodarsi esattamente davanti a lui, le labbra di Jamal assunsero una piega affilata. «Sua Altezza, hai deciso di utilizzare finalmente questa stanza? Premetto però che non ho i tuoi stessi gusti»

Ludwig, sentendo quelle parole, sorrise. «Jasmine eh?» domandò accavallando le gambe con grazia «Una delle dodici prostitute dello Zu... ti tratti bene vedo»

«Non sei qui per sparlare delle puttane che porto nel mio letto, dico bene?»

Il comandante sorrise. «Prima rivestiti, poi ne parliamo»

«Cotanta bellezza ti eccita troppo, Sua Altezza?» domandò la guardia maliziosa «Se vuoi mi tolgo anche i pantaloni»

Ludwig corrugò la fronte.

«Ho capito, ho capito» disse alzando le mani in segno di resa. Detto questo allacciò la fibbia della cintura allentata poco prima e indossò il farsetto rosso scarlatto.

Fu così che, con un Jamal totalmente vestito, Ludwig cominciò a raccontare in fretta dell'ultimo incontro con Alisander, degli ultimi accorgimenti per le nuove armature e di tutte quelle cose noiose che ormai sapeva a memoria. D'altronde Jamal Dellest era una persona fidata e il principe lo sapeva.

Dalla loro infanzia fino a quel momento avevano condiviso insieme i momenti più felici e più tragici delle loro vite. Quasi trent'anni di sincera amicizia e collaborazione. Niente e nessuno avrebbe mai messo in discussione la profonda fiducia che il principe poneva in lui. E infatti Jamal era la sua guardia personale, di grado pari a quello di vicecomandante.

Ad Alisander, Jamal non era mai piaciuto per diversi motivi. Il terzogenito del Re, comandante delle Guardie Reali, aveva sempre trovato inconcepibile che qualcuno con la sua pelle e con il suo passato potesse essere addirittura nominato "Guardia personale del Principe". Inoltre, la sua immagine non era quella di un soldato della Corona ma quella di un vero e proprio marinaio o peggio, di un contadino. Per poi non parlare dell'orrenda cicatrice che gli attraversava il volto.

Jamal ascoltò con attenzione, spostandosi i lunghi capelli increspati da una parte all'altra. Tutto ciò che stava ascoltando lo aveva già sentito più di una volta: che le "Candide Daghe" erano corrotte, che Alisander si stava alleando con la nobiltà per l'ottenimento del potere, che lui era in pericolo. «Tutte cose già dette e di cui siamo già a conoscenza» intervenne infine appoggiando la testa alla sua mano con fare annoiato.

Ludwig, dall'altro lato del tavolino, guardò il fuoco alla sua destra. Sapeva molto bene di ripetere da tempo le stesse cose ma, proprio perché poteva sempre essere soggetto ad attacchi repentini e improvvisi, voleva assicurarsi che qualcuno sapesse. D'altra parte, però, Loren era morto per quello.

Perché sapeva troppo.

«Hai ragione» spostò lo sguardo sull'amico visibilmente annoiato «Hai perfettamente ragione... il fatto è che...»

«Ludwig» esclamò Jamal drizzando la testa «La morte di Loren sarà vendicata, questo te lo posso promettere. Ti aiuterò in ogni modo, tuttavia questa volta dobbiamo agire seguendo una delle tue solite previsioni. Niente può più essere lasciato al caso perché è ovvio che Alisander e i nobili dalla sua parte agiscono in maniera programmata»

«Lui è stato ucciso perché ha scoperto qualcosa che non doveva scoprire»

«Può darsi» affermò l'amico piegandosi in avanti «Che tuo fratello e la nobiltà siano implicati in qualcosa di losco non è più una novità, soprattutto dopo quello che ci ha detto quel tipo... come si chiamava? Jean? Meon? Creon?»

Ludwig scosse la testa. «Sai benissimo come si chiamava»

«Comunque sia» disse lui accarezzandosi i capelli tutti annodati «abbiamo già mosso quel Leon. Non dobbiamo fare altro che aspettare l'occasione buona. Inoltre, Gwendal e Orlando si stanno già adoperando a controllare ed esaminare quello strano liquido trovato su Lady Anissina...»

Ludwig, con i cappelli biondi colpiti dalla luce del fuoco, guardò l'amico dalla folta barba e dalle ciocche increspate.

«Perché non te ne vai?» domandò Ludwig a bruciapelo «Ti ho dato il permesso di farlo. Probabilmente non avrai altro che guai rimanendo al mio fianco»

Jamal lo guardò dispiaciuto, come se avesse preso un dardo in pieno volto. D'altronde ciò che aveva appena detto era vero: non aveva più il collare da schiavo. Nulla lo avrebbe fatto risalire al passato. Avrebbe potuto semplicemente andarsene, da un momento all'altro. Avrebbe potuto prendere Jasmine e scappare via, in qualche terra lontana.

«Tu e Loren non siete mai andati d'accordo» esordì il principe guardando il fuoco scoppiettante «Quindi perché rimanere qui e aiutarmi a vendicarlo? Non ho più prestigio, non ho più potere. Mio padre non vuole vedermi per quanto sono riuscito a disonorare il nome della nostra casata e mio fratello si sta prendendo il trono pezzo dopo pezzo. Perché rimanere?»

Jamal, dall'altra parte, si era istintivamente tirato avanti, piegando la schiena quel tanto che bastava per appoggiare i gomiti sulle proprie ginocchia. «Loren non mi è mai piaciuto e lo sai. Io non rimango certo per vendicarlo, quella è una cosa che spetta a te. Io rimango proprio perché uno come lui è stato ucciso da gente che ha intenzione di fare la stessa cosa con te... e vorrei evitare che possa succedere»

«Lo sai cosa dicono riguardo ad Hansel?» domandò il principe tornando a guardare il sottoposto.

Jamal non perse tempo in scuse inutili e annuii «Annullare il matrimonio proprio in questo periodo non è stata una buona idea per la tua visibilità»

«Per una volta ho fatto ciò che voleva il consiglio reale, no?» sorrise il principe guardando il tappeto elegante sotto i suoi piedi 
«Nessun mescolamento di sangue... la famiglia reale rimarrà pura... o almeno per ora»

L'amico sorrise per non mostrare la propria tristezza al riguardo; si sforzò a non pensare a Yvette De Montfort, alla piccola principessa ormai cancellata dall'albero della famiglia reale. Guardò il principe dall'aria stanca ma austera e non poté fare altro che ribadire a sé stesso la sua motivazione: doveva rimanere per Ludwig, per proteggerlo da quella realtà sempre più buia.

D'improvviso l'uomo dai capelli dorati riprese a parlare: «Se sei così convinto nel voler rimanere al mio fianco allora dovrai farmi un favore... anzi due»

 

   
 
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