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Autore: Milly_Sunshine    12/12/2022    0 recensioni
Dalila Colombari è la donna di maggiore successo nei campionati di automobilismo a ruote scoperte. Dopo essere stata licenziata da una squadra di primo livello a causa di una campagna denigratoria nei suoi confronti sui social media, trova un ingaggio nel principale team avversario e si ritrova a lottare per il titolo con l'ex compagno di squadra Marco Rossi e con colui che l'ha sostituita, Yves Raphael, che negli ultimi anni gareggiava nel campionato di endurance. Lo scontro è molto acceso e, per esigenze di spettacolo, c'è chi tenta di influenzarlo dall'alto. Nel frattempo uno dei tre sfidanti è vittima di una grave aggressione alla vigilia della gara finale e si ritrova a lottare tra la vita e la morte. // Scritto e pubblicato sul mio blog nel 2021.
Genere: Azione, Mistero, Sportivo | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Scrissi questo racconto a dicembre del 2021. Il campionato di Formula 1 era appena terminato, con un'enorme polemica dovuta al fatto che la direzione gara avesse applicato il regolamento in modo diciamo piuttosto creativo, dando l'impressione di volere rendere il finale più emozionante (e più adatto alla serie Netflix che veniva prodotta in proposito), ma ottenendo l'effetto contrario.
Nello stesso periodo il fanbase sui social, specie quello americano, sembrava avere una considerazione spesso non proporzionata agli effettivi contenuti, con tanto di gente divenuta famosa sui social scrivendo banalità o addirittura insulti.
Credo che i fatti che accadevano in quei giorni mi siano stati in parte d'ispirazione per immaginare un mondo dell'automobilismo quasi al livello distopia. Piloti e team principal descritti non sono ispirati a personaggi reali. Le due squadre principali hanno rispettivamente livrea rossa e livrea grigio argento in quanto ispirate *nei colori e non nei team in sé* alle livree di Ferrari e Mercedes (nella sua versione grigia pre-2020).




"Sono stati loro" affermava un utente che nel proprio profilo sosteneva di avere quindici anni e di essere un grande appassionato di motori da quando, tre mesi prima, era uscito un celebre film sull'argomento. "Non importa che sembri impossibile, ma devono essere stati loro. Volevano rubare il titolo al vero campione del mondo ed erano pronti a tutto per questo."
I nomi di Dalila Colombari e Marco Rossi erano entrambi taggati e il numero di like ottenuti aveva raggiunto, non da poco, la terza cifra. Se quello era il trend, presto il post sarebbe diventato virale.
Dalila non riusciva a credere ai propri occhi. I nuovi appassionati, quelli che pretendevano rispetto e che spesso ne ottenevano di più dei tifosi di vecchia data, iniziavano ad avere troppa importanza. Qualunque cretino poteva scrivere un'assurdità e pretendere che fosse vera.
Per un attimo fu tentata di rispondere, ma realizzò che il mondo di cui faceva parte cercava di inculcarle in testa il concetto che quello che leggeva non avesse alcuna importanza. Non poteva - secondo quella scuola di pensiero - perdere tempo per un quindicenne che non aveva la più pallida idea di ciò che affermava, ma veniva acclamato ugualmente. La questione dei nuovi tifosi era senz'altro da non ignorare, ma veniva suggerito che non fosse opportuno dare troppa importanza a un soggetto che sembrava richiederla a gran voce.
Inoltre, almeno su ciò Dalila non aveva dubbi, non era affatto il momento. Erano le sei e trentacinque del mattino del giorno in cui si chiudeva il campionato mondiale e, per quanto a molti quel momento sembrasse ancora lontano ore e ore, non poteva essere considerato tale da chi lo viveva in prima persona.
Dalila si sedette sul bordo del letto, pronta ad appoggiare lo smartphone sul comodino e a lasciar perdere. Cambiò idea all'ultimo momento, quando vide che il numero di cuoricini continuava a salire.
Aveva una telefonata da fare, decise. Marco rispose al terzo squillo.
«Perché mi chiami?» volle sapere. «Non avevamo detto che non ci saremmo più sentiti fino alla fine della stagione? Era meglio per tutti, l'hai detto anche tu. Anzi, sei stata tu a proporlo e...»
Dalila lo interruppe: «Marco, ti prego, non ti ho chiamato per perdere tempo. Dobbiamo vederci al più presto.»
«Non manca molto» replicò Marco. «A che ora arriverai al circuito, esattamente? Io sarò là ad attenderti.»
«No, dobbiamo vederci prima, da qualche altra parte» insisté Dalila. «Ho letto cose allucinanti, sui social. Danno la colpa a noi. Ne ho beccato uno che segue le competizioni da pochi mesi ma punta il dito contro di noi. Sta diventando una star. Non possiamo permettere a questa gente di...»
Marco non la lasciò finire.
«Questa gente non è nessuno. Ne ho letti tanti anch'io, di commenti. Credimi, non è bello leggere gente che pensa che giovedì sera io abbia tentato di ammazzare una persona sulla base di una manovra azzardata di qualche anno fa. Va bene, era di più di una semplice manovra azzardata, ma bisogna avere davvero una fantasia malata per pensare che...»
Non finì la frase, ma Dalila comprese alla perfezione.
«So quanti danni può fare quel tipo di gente. Il mio "scandalo" è partito da loro. Hanno deciso che il mio comportamento a loro dire indecoroso non era meritevole di essere associato al team Pegasus ed è successo quello che è successo. Lo sai bene, possono diventare pericolosi. Dobbiamo vederci, dobbiamo parlare anche di questo, ma non solo. Non riesco ancora a capacitarmi di quello che è successo a Yves, ma temo che quello che è successo abbia a che fare anche con noi.»
«Cosa vuoi dire?»
«Non possiamo parlarne al telefono. Dobbiamo vederci.»
«Dove e quando?»
«Adesso... il prima possibile. Sul dove... un posto in cui nessuno possa mettersi in mezzo. Non possiamo rischiare. Se quello che penso è vero, anche noi potremmo essere in pericolo. Facciamo parte di un gioco più grande di noi, ormai.»
«Non capisco. Di cosa parli?»
«Ti spiego tutto di persona. Ti prego, non fare storie. Non farmi perdere tempo. Vediamoci.»
Tra il momento della supplica di Dalila e quello del loro effettivo incontro in un luogo isolato trascorsero sedici minuti, che furono sufficienti al post del quindicenne appassionato di motori da pochi mesi per incrementare a dismisura il numero di like ad esso associato. Di pari passo aumentavano i commenti che elogiavano l'autore o chiamavano "crybaby" chiunque osasse insinuare che certe accuse fossero un po' troppo azzardate.
Dalila controllò le notifiche del proprio profilo. Veniva bombardata di messaggi. I più gentili l'accusavano di essere una traditrice del Team Pegasus, associati ad altri secondo i quali, invece, aveva tradito la Silver Rocket. I meno eleganti la minacciavano di morte o, in alternativa, le auguravano di essere vittima di uno stupro di gruppo.
«Pensano che abbiamo tentato di ammazzare Yves» esordì Dalila. «Pensano che l'abbiamo fatto per impedirgli di vincere il mondiale. Mi dirai che sono solo bimbiminchia che non hanno idea di come funzioni il mondo, ma a causa di quel tipo di bimbiminchia la mia vita è stata sconvolta perché in passato ho preso il sole in topless su una spiaggia privata.»
«Cerca di stare tranquilla» la rassicurò Marco. «Eravamo a un evento ufficiale, insieme a centinaia di persone. Abbiamo parlato su un palco, chiunque può testimoniarlo. Li segnaleremo, faremo rimuovere certi contenuti. Ci saranno pure delle linee guida da rispettare su questi cazzo di social...»
«In linea teorica sì» ribatté Dalila, «Ma non c'è molto da fare. Tecnicamente un bimbominchia quindicenne che vive in Minnesota può affermare con certezza che io e te abbiamo tentato di ammazzare un nostro collega perché non volevamo che vincesse il titolo mondiale. Ha il diritto di farlo, così come ha il diritto di invocare chiunque di farci terra bruciata intorno. Siamo nelle loro mani, come lo ero io lo scorso inverno. Puoi dirmi che contro di me, lo scorso inverno, c'erano delle prove, vero. Però erano soltanto foto scattate a mia insaputa in un momento in cui stavo per mia libera scelta con il seno al vento in una proprietà privata. Adesso ci stanno accusando di un tentato omicidio. Non è esattamente la stessa cosa, è innegabile.»
«Per quel tipo di gente immagino che siano più o meno cose della stessa gravità.»
«Probabile.»
«Comunque non possiamo farci niente. L'unica cosa sensata sarebbe non dare loro importanza, ma anche in questo non possiamo farci niente. Ricevono già troppa attenzione, ormai pensano di potere essere determinanti.»
Quello che osservava Marco era vero, ma era vero che nemmeno quella parte del fandom che di solito stava dal lato opposto faceva nulla per intervenire in loro aiuto. Dov'erano quegli appassionati vintage che ridicolizzavano i nuovi tifosi senza problemi quando si trattava di esaltare tutto ciò che apparteneva al glorioso passato in cui "gli uomini erano veri uomini"?
«...Invece di essere veri pagliacci» borbottò Dalila, senza riuscire a trattenersi.
Marco la guardò storto.
«Cosa stai blaterando, Dalila?»
«Niente.»
«Ecco, allora veniamo al punto. Perché siamo qui? Per parlare di questa gentaglia? Dei pericoli a cui potremmo andare incontro a causa della loro insistenza? No, perché, se non sbaglio, oggi avremmo qualcosa di più importante da fare.»
Dalila annuì.
«Sì, lo so. È per questo che siamo qui, perché c'è sempre stato un piano, dall'alto, un piano per spettacolarizzare il campionato e gettare tutti quanti noi in pasto a questi pazzoidi adolescenti che si eccitano quando succede qualcosa di controverso. Per questo sono state fatte pressioni su Danae Ravelli perché convincesse Yves a correre per la Silver Rocket. C'era bisogno di lui per raggiungere questo scopo.»
Marco scosse la testa.
«No, non credo proprio. Non c'era motivo per cui avrebbero dovuto ingaggiare per forza di cose Yves per realizzare i loro obiettivi di spettacolo.»
«Yves serviva perché avrebbe portato qualcosa che altri non potevano portare.»
«Nessuno di noi è indispensabile.»
«Yves lo era. Volevano sfruttare a tutti i costi quello che era successo anni fa tra di voi... e mi pare ci siano riusciti. Yves Raphael contro Marco Rossi, il ritorno. Non ne sei convinto anche tu? Quell'incidente è stata la causa scatenante di tutto. L'hanno usato contro tutti voi e quell'intervista con la moglie di Yves è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.»
«Forse Yves diceva la verità, quando sosteneva che non si trattasse di un'intervista. Devono avere pubblicato quel video contro la volontà di Hélène. Anzi, non doveva nemmeno sapere che qualcuno la stesse riprendendo.»
«Esatto.»
«Questo, però, che importanza ha?»
«Ne ha, anche troppa. Hanno voluto contrapporre a tutti i costi te e Yves per questioni di spettacolo... e adesso siamo qui, con un finale di stagione inedito. Non era quello che speravano, forse, ma lo sfrutteranno. Lo sfrutteranno ancora meglio di quello che pianificavano.»
Marco abbassò lo sguardo.
«Non ti senti sporca al solo pensiero?»
Dalila spalancò gli occhi.
«A quale pensiero?»
«Era il mondiale di Yves» puntualizzò Marco. «Se l'è conquistato sul campo. Eppure non potrà vincerlo.»
Fu quello il momento in cui la malsana idea attraversò per la prima volta la mente di Dalila.
«Nulla è detto, fino alla bandiera a scacchi. E mancano ancora ore e ore all'inizio della gara.»
«Non vedo come...»
Dalila interruppe sul nascere le proteste di Marco.
«Rifletti, un modo c'è.»
Marco la fissò con gli occhi strabuzzati.
«Mi stai dicendo che...»
«Non so a cosa stia pensando tu, ma so bene a cosa sto pensando io. Possiamo farcela, possiamo fare un buon lavoro. Anzi, ci ringrazieranno, se penseranno che sia stato casuale.»
Marco non oppose resistenza.
«Come pensi di farlo?»
«Fingendo che sia stato un errore.»
«La gente non ci crederà.»
«La gente ci crederà, a una condizione.»
«Quale?»
«Nessuno crederebbe in un errore tuo, in una simile situazione, ormai ti sei fatto una brutta reputazione. Devo essere io a sbagliare, nel momento meno opportuno. Ci stai?»
Marco rispose, con prontezza: «Ci sto, forse è proprio così che deve andare.»
In pochi minuti, Dalila gli espose un piano in apparenza infallibile. Marco approvò, ancora una volta senza fare alcuna obiezione.
«Non provare a fottermi» mise in chiaro Dalila, «Oppure te ne farò pentire amaramente.»
Non riuscì a comprendere se Marco fosse sincero, mentre replicava: «Stai tranquilla, farò quello che abbiamo stabilito.»
Lo guardò andare via, realizzando di non avergli esposto i propri sospetti peggiori, presa com'era dal loro piano. Non importava, l'avrebbe fatto in un secondo momento. Era certa che ne avrebbero potuto discutere insieme, tutti e tre, lei, Marco e Yves. Non ci sarebbe stato bisogno di convincere quest'ultimo: durante la stagione era stato il principale contendente al titolo, era stato protagonista della peggiore polemica stagionale, era stato lasciato dalla moglie per via dei falsi rumour che circolavano sul suo conto e, infine, era stato vittima di una brutale aggressione a causa della quale era in bilico tra la vita e la morte. Affermare che fosse tutto collegato sarebbe sembrata una becera teoria del complotto a chi non avesse vissuto quei fatti, ma Dalila non poteva non credere alla propria convinzione. Quando il team Silver Rocket aveva ingaggiato il pilota francese, di ritorno dopo alcuni anni spesi in altre categorie, le trombe dell'apocalisse avevano iniziato a suonare. Purtroppo nessuno di loro se n'era accorto prima che fosse troppo tardi.

   
 
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