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Autore: evil 65    28/12/2022    2 recensioni
«Chi è il sommo o il più vecchio tra tutti gli dei?» chiede Gylfi ai tre uomini sui troni.
Così si apre l’Edda di Snorri Sturluson, il viaggio epico del Re Gylfi verso Asgard, il reame dorato, alla ricerca della sapienza. Forse, però, il mito delle origini è diverso da come lo narra Snorri... forse l’intera vicenda è avvenuta in maniera simile, ma allo stesso tempo diversa. Come è avvenuta davvero?
Voi, che siete come Re Gylfi, aprite questa storia... e scoprite come è nato tutto.
Genere: Avventura, Azione, Fantasy | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het, Shonen-ai | Personaggi: Anime/Manga, Film, Fumetti, Libri
Note: AU, Cross-over, What if? | Avvertimenti: Spoiler!
Capitoli:
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- Questa storia fa parte della serie 'I Guardiani del Mondo Antico '
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Capitolo 7 – La Fata e la Scimmia (Parte 1)
 
Terre di Zhōngguó (Cina)
 
Millenni prima, ai tempi delle prime civiltà
 
 
Gli Dèi del cosmo regnavano su queste terre, lassù oltre le nuvole, nella grande città governata dall’Imperatore di Giada. Il regno celeste poteva essere abitato e visitato solamente dalle divinità e da quei pochi umani ritenuti degni, i quali erano riusciti a raggiungere l’illuminazione suprema.
Tra le molte creature che abitavano i Cieli, vi erano degli esemplari femminili denominati “Fanciulle di Giada”. Costoro erano al servizio dell’imperatore, ed erano educate fin dall’infanzia a rispettare la rigida disciplina di palazzo ed erano rigorosamente addestrate nell’arte della guerra, poiché la loro funzione era quella di proteggere l’imperatore; non che il sacro regnante avesse davvero bisogno di essere protetto all’interno del suo regno, ma non era raro che le divinità si scontrassero con i demoni della Terra.
L’equilibrio all’interno delle Terre di Zhōngguó era regolato dal concetto del Tao: Yin e Yang, bene e male. All’interno dello Yang, il bianco, simbolo della luce, vi era sempre un po’ di Yin, il nero, simbolo dell’oscurità, e viceversa. Per questo gli Dèi e i Demoni combattevano, per tale motivo nessuno poteva sopraffare l’altro e sempre per tale motivo potevano esistere demoni dall’animo buono, oppure divinità accecate dall’ambizione.
Le Fanciulle di Giada erano guidate da una figura in particolare: si trattava della più vecchia e saggia fra di loro. Ella non aveva un nome, poiché tutte loro la chiamavano solamente “Madre”, o “Maestra”, talvolta anche “Grande Madre”. Quest’ultima era la prima delle Fanciulle di Giada, e colei che aveva dato il via alla stirpe. La Madre era una figura sacra, rispettata da tutti gli Dèi, perfino dall’imperatore; era anziana e saggia, e la sua elevazione spirituale era paragonabile a quella di un Buddha. Si poteva quindi dire che, dopo l’imperatore, ella era l’essere più importante insieme al Tathāgata Buddha.
Quel giorno in particolare, accadde un evento raro: la Madre stava per generare una nuova Fanciulla. Poiché esse potevano vivere in eterno, la nascita di un nuovo esemplare era raro, ma non erano veramente immortali: potevano essere uccise, se affrontavano una minaccia ultraterrena.
La Madre prese un pezzo di giada, pregiato e luminoso, ma ancora grezzo; lo rigirò con cura tra le mani in modo da studiarlo angolo per angolo. Una volta fatto ciò, le sue mani andarono a lavorare il prezioso minerale e, con l’esperienza di un’artigiana divina, modellò la pietra: iniziò dal viso, scolpendolo minuziosamente, facendo molta attenzione agli zigomi e agli occhi. Successivamente passò al torace, rendendolo snello e agile, così come le braccia e le gambe; dopotutto doveva anche diventare una guerriera, per tale motivo era necessario che il suo corpo fosse atletico. Una volta finito, ciò che aveva davanti era una statua di giada, raffigurante un’ancella giovane e bella, ma mancava ancora qualcosa: la linfa vitale.
La Madre, allora, soffiò sulla statua infondendole una parte della propria energia cosmica, cosicché potesse prendere vita. La roccia iniziò a creparsi e si ruppe, e dal suo interno venne al mondo la nuova creatura. La Madre sorrise nel vederla, e le parlò con la voce di chi aveva maturato una saggezza antica: ‹‹Benvenuta nel mondo, figlia mia. Molto hai ancora da apprendere, ma io sono qui e ti istruirò insieme alle tue sorelle. Io sono la Madre, colei che ha infuso in te la vita. Io ti trasmetterò il mio sapere, e tu sarai araldo di saggezza, ed è proprio in virtù di ciò che io ti conferisco il nome di Lin Dan, e a te affiderò il dominio della mente e dei ricordi››
La nuova creatura di nome Lin Dan ricambiò il sorriso della genitrice e la abbracciò, così come tutte le sorelle che vennero per conoscerla. La sua storia era appena cominciata.
 
***
 
Era una notte fresca e punteggiata di stelle, il vento soffiava delicatamente tra le montagne del paese di Aolai, accarezzando le fronde degli alberi e l'erba dei prati. In quella radura punteggiata dalla famosa catena montuosa denominata “Monte di Fiori e Frutti”, la natura era più radiosa che mai, questo grazie alla presenza di Aldammë che lo consentiva. Da numerosi secoli, Madre Natura preservava l'ordine sulla Terra, garantendo che l'equilibrio non venisse mai intaccato in nessun modo. Aveva avuto l'occasione di stringere amicizia con Lungal Dingrit, il coniglio divino nelle Terre di An, e si era proclamata come madre adottiva di Jökull Frosti, lo spirito dell'inverno, e non solo... ella aveva adottato anche i due figli mostruosi di Loki: Jormungandr, il serpente del mondo, e Fenrir il gigantesco lupo, i quali avevano subito un destino crudele per mano di Odino. La loro pena era, però, alleviata dalle cure e dall'amore della Madre degli Alberi. La pace e la quiete vennero, tuttavia, interrotte da un evento anomalo: lassù nel cielo illuminato dal chiarore notturno, una cometa si stagliò tra quelle stelle, in direzione della Terra. Gli animali ne furono spaventati, ma il meteorite di fuoco non procurò vittime, né tantomeno danneggiò la natura. Esso cadde sul cucuzzolo di una piccola montagna, in perfetto equilibrio su di esso, sospeso tra la terra e il cielo. Il caso volle che, quella stessa notte, l'entità nota ai più come Madre Natura stesse passeggiando per quelle stesse lande, lasciandosi cullare dalla canzone del bosco. Il volteggiare delle lucciole danzanti, lo scrociare dei ruscelli, l'impercettibile soffio della brezza serale... tutti fenomeni apparentemente mondani, ma che riuscivano sempre a metterla di buon umore. Eppure, quando l'entità volse gli occhi in direzione del cielo, per godersi l'immensa vastità della notte stellata... scorse quella scia di fuoco che puntava in direzione del monte. Incuriosita, poiché accadeva molto raramente che il cielo e la terra si toccassero in quel modo, scalò il colle e ne raggiunse la sommità. I suoi occhi si spalancarono per la sorpresa quando, nel fumo provocato dall'impatto, scorse una sagoma perfettamente sferica di pietra lunare. ‹‹Questo è qualcosa che non si vede tutti i giorni›› borbottò, mentre allungava una mano verso il detrito. Si aspettava per lo meno di sentire un po' di calore, invece la roccia era tiepida e piacevole al tatto. Ma non fu questo a suscitare la sua sorpresa, bensì ciò che accadde dopo; poteva percepirlo chiaramente: la roccia stava assorbendo l'energia cosmica del mondo, la stessa energia generata da Ymir, ecco perché la sua locazione era tanto singolare. Più assorbiva, più generava calore e alla fine si illuminò proprio come le stelle nel cielo. Aldammë non risentì di quel bagliore e poté vedere, al suo interno, una sagoma raggomitolata come un feto. La roccia pulsava e, infine, iniziò a scricchiolare e a creparsi, esattamente come un uovo. La roccia si ruppe in un forte boato e, da essa, ne uscì una piccola scimmietta. Era una scimmia neonata, zampettava goffamente sulle nocche. Il pelo era piccolo e marrone, i suoi occhi erano grandi e neri. Era un maschio e, a vederlo, sembrava una bambola di pezza. Certo, il fatto che una scimmia fosse nata da una roccia era assai strano, ma non tanto quanto quello che accadde dopo: i dolci occhi del piccolo si illuminarono di energia cosmica, e da essi spuntarono dei raggi che si innalzarono al cielo, squarciando le nuvole e oltrepassando perfino la stratosfera. Al termine di quella dimostrazione di potere, il cucciolo cadde all'indietro, atterrando con la schiena sul suolo, emettendo un piccolo pianto.
 
Madre Natura rimase sinceramente sbalordita davanti a quello spettacolo, ma rivolse un sorriso all’animale e lo prese delicatamente tra le braccia. ‹‹E tu da dove salti fuori?›› tubò dolcemente, accarezzandogli la pancia irta di peli ‹‹Non ricordo che le scimmie potessero nascere dalle rocce. O forse Loki ha deciso ancora una volta di scherzare con il mio dominio?›› Naturalmente, aveva già intuito la vera origine di questa bizzarra creatura. Il pensiero le era passato per la mente nell'istante in cui i suoi occhi si erano posati sul detrito da cui era spuntato. Sospirò stancamente. ‹‹E ora cosa dovrei farci con te? Non posso certo lasciarti qui fuori, tutto solo, alla mercé delle creature della notte...›› All'improvviso, sentì qualcosa di umido in grembo. Sulle prime, pensò che si trattasse di pioggia, prima di rendersi conto che era troppo calda per essere acqua piovana. Il suo sopracciglio cominciò a contrarsi. Non vi era alcun dubbio: questo scimmiotto... le aveva appena urinato tra le braccia. ‹‹Ma forse non sarebbe un'idea così cattiva›› borbottò ‹‹Nessuno lo saprebbe, no?››
Lo scimmiotto, non appena vide la faccia della donna, iniziò a ridere. Allungò le sue piccole mani sul suo viso, accarezzandoglielo e giocando con le sue guance. L'espressione della donna passò da scontenta a intenerita nella frazione di pochi secondi. ‹‹Va bene, forse non ti lascerò qui a morire di fame... ma solo per stanotte, poi dovrò trovarti una famiglia in grado di accoglierti.›› Forse un branco di primati era adatto a lui, oppure uno spirito. Ma per il momento, lei era tutto quello che quel cucciolo aveva. ‹‹Ti andrebbe di mangiare qualcosa?›› gli chiese, mentre gli grattava un orecchio. Davanti a quella domanda, fu come se il corpo della creatura rispondesse da solo: un energico brontolio di stomaco si propagò per la zona circostante. Il piccoletto aveva fame, tanta fame, pertanto emise un verso scimmiesco atto a chiedere cibo.
La donna ridacchiò. ‹‹Sì, sei decisamente affamato›› commentò. Fu in quel momento che si rese conto di un particolare: questo scimmiotto, malgrado fosse nato da poco, aveva già i denti ben formati, assai diversi da quelli di un cucciolo. In circostanze normali, il modo migliore per nutrire un neonato era allattarlo, ma in questo caso, visto che lei stessa non poteva occuparsene, avrebbe provato un'alternativa. Compì un rapido gesto con le dita, e subito una pianta cominciò a crescere rapidamente dal terreno. Più precisamente un albero di pesco. Poi, allungò una mano, afferrò uno dei numerosi frutti a disposizione e lo mise davanti al musetto del primate, in attesa.
 
Lo scimmiotto spalancò gli occhietti nel vedere quel miracolo, luminosi come due piccole perle. Prese il frutto dalle mani di Aldammë e lo rigirò tra le sue, come per studiare la sua nuova scoperta. Lo annusò e poi lo cacciò tutto in bocca, masticandolo energicamente e ingoiandolo insieme al nocciolo. Il cucciolo emise dei versetti contenti e soddisfatti e ne desiderò ancora, tanto da staccare un altro frutto e mangiarselo tutto d'uno morso. Nel giro di pochi minuti, aveva praticamente divorato tutta la pianta! Madre Natura canticchiò contemplativa. ‹‹Però, sei un tipetto davvero vorace, no?››
In tutta risposta, la creatura emise un ruttino abbastanza forte da far sussultare le rocce vicine. Madre Natura ridacchiò, poi gli sorrise tristemente. ‹‹Sai... non penso che una famiglia normale sarebbe in grado di gestire il tuo appetito. Tu che ne pensi?››
Lo scimmiottino saltellò in risposta, ora e sazio e contento. Emise un forte sbadiglio, udibile per molti metri, e allungò le braccine verso Aldammë.
La donna lo scrutò a disagio. In quel momento, provò l'impulso improvviso di prendere quel cucciolo e portarlo nella sua dimora, ma poteva davvero farlo? Lei era Madre Natura, l'entità responsabile per il benessere di tutte le piante e gli animali della Terra. Poteva davvero, in buona coscienza, prendersi cura di un essere vivente come questo? Uno che non apparteneva all'ordine naturale del pianeta? Scosse la testa. No. Lei... non poteva. Dopo quello che era successo con Enkidu, per lei era davvero difficile ritentare. Con Jormungandr e Fenrir era diverso, poiché loro avevano ancora un padre, ma la scimmia… ‹‹Mi dispiace, piccolino›› sussurrò con voce stanca. Fece per allontanarsi, ma all'improvviso un pianto risuonò alle sue spalle. Voltandosi, vide che lo scimmiotto la stava fissando con le lacrime agli occhi, le mani protratte verso di lei. Al vederlo in un simile stato, gli istinti della donna ebbero la meglio. Si lanciò verso di lui e lo prese subito in grembo, stringendolo a sé. ‹‹Tranquillo, tranquillo›› disse, nel tentativo di calmarlo ‹‹Non ti lascerò. Per favore, non piangere…››
Appena lei lo prese in braccio, il piccolino si raggomitolò tra le sue braccia stringendosi a lei e singhiozzando piano. Per quell’animale lei era l'unica opzione disponibile. In natura, veniva identificato come "genitore" la prima creatura vista dal cucciolo, ed essendo Aldammë la prima su cui egli abbia posato lo sguardo, era automaticamente catalogata come madre; per di più, lo aveva anche nutrito. Questo funzionava, ovviamente, su individui della stessa specie, ma la donna era pur sempre Madre Natura, un'entità la quale possedeva tutti i codici genetici di tutte le creature viventi sul pianeta. Qualunque animale poteva identificarla come appartenente alla propria specie.
 
‹‹Resterai con me per un po'›› disse l'entità, mentre continuava ad accarezzarlo ‹‹Ma solo per un po', va bene? Non ho certo il tempo per occuparmi di un cucciolo... non importa quanto sia adorabile, perché tu sei adorabile, lo sai? Sì che lo sai›› E prima che potesse rendersene conto, aveva cominciato a solleticargli la pancia. Lo scimmiottino iniziò a ridere mentre lei gli solleticava il pancino, e le afferrò ancora le guance. Poi, con la mano destra le prese una ciocca di capelli e ci giocò. Emise una serie di versi felici, e le si arrampicò sulle spalle, fino a salire in cima alla sua testa e le avvolse la coda intorno al viso.
Aldammë inarcò un sopracciglio: ‹‹Hai intenzione di dormire lì sopra?›› Invece di rispondere, lo scimmiotto fece un grande sbadiglio e si lasciò cadere tra i suoi capelli, sonnecchiando rumorosamente. L'entità sospirò, pur non nascondendo un piccolo sorriso. ‹‹Sembra di sì›› sospirò. ‹‹Visto che devo tenerti con me, tanto vale che ti trovi un nome. Non mi sembra bello chiamarti semplicemente “Creatura” o “Animale”. Vediamo un po’…›› ella pose un dito indice sul suo mento, accarezzandolo mentre rifletteva. ‹‹Hmm... sei uno scimmiottino venuto al mondo dal nulla, in te è confluito il cosmo che Ymir creò per noi. Sei anche tu un prodotto del Ginnungagap, e visto che sei venuto al mondo nelle Terre di Zhōngguó, allora ti servirebbe un nome che si confà a queste lande. Ho un’idea! Tu sei uno scimmiotto, che in questa lingua si dice Sun. Sei venuto al mondo nel vuoto, che è stato il tuo embrione e la tua culla. Uno scimmiotto venuto dal vuoto… ma manca ancora qualcosa. Io dovrò occuparmi di te per un po’, per tanto ti serve anche un qualcosa di mio che ti identifichi… ho cinque caratteri di questa terra da scegliere: naturale, avveduto, mare, terra e consapevole. Tu sei il quinto dei miei figli, per tanto ti affido il titolo di consapevole. Direi che ci siamo! Tu sei Scimmiotto Consapevole del Vuoto… Sun Wukong›› disse con un’espressione soddisfatta. ‹‹Ti piace questo nome, piccolo?›› ma il suddetto interessato non rispose, ormai era già stretto tra le braccia eteree dell’Omino dei Sogni. Madre Natura sorrise, e scomparve in un turbinio di petali. Dietro di lei, la roccia lunare cominciò pian piano a tramutarsi in sabbia.
***
Il giorno dopo, gli Dèi sedettero al consiglio dell’Imperatore di Giada. La questione era molto semplice: la nascita di quella scimmia, non appartenente all’equilibrio del mondo. Tutte le divinità assistettero al fenomeno: il meteorite schiantato sulla cima del monte, e i fasci luminosi emanati dalla creatura, talmente grandi di sconfinare perfino nel regno celeste.
Al tavolo erano presenti: Erlang Shen, il dio dotato di tre occhi, il nipote dell’Imperatore di Giada nonché capo supremo degli eserciti celesti, Li Jing con suo figlio Ne-Zha, Lao Tzi, il fondatore del taoismo, Guanyin, la dea della compassione e infine la Grande Madre insieme alle sue fanciulle.
‹‹E’ chiaro a tutti che l’evento di ieri non è passato inosservato. Un oggetto proveniente dalle stelle è atterrato sul nostro pianeta, precisamente sul nostro territorio›› disse l’imperatore, aprendo la seduta. ‹‹Da quella roccia è nata una scimmia. Abbiamo percepito tutti il suo potere, avete visto quei raggi di energia oltrepassare perfino il nostro reame. Perciò la domanda è questa: cosa dobbiamo fare di quella creatura?››
‹‹E’ come se la scimmia si fosse nutrita dell’energia cosmica confluita dalla terra e dal cielo›› constatò Erlang, massaggiandosi il mento. ‹‹Tutto quel potere racchiuso in un corpicino simile››
‹‹Appunto per questo, io suggerisco di sbarazzarcene›› disse Li ‹‹L’emanazione del suo potere ha scosso il Cielo, è pericoloso. Dobbiamo agire adesso che è solo un cucciolo. Se crescerà, rischierà di diventare troppo forte, e se decidesse di spodestare noi e l’imperatore? Chi potrebbe mai fermarlo?››
‹‹Sono d’accordo con mio padre›› aggiunse Ne-Zha. ‹‹Non possiamo rischiare. La sua presenza non è accettata all’interno dell’ordine naturale, e potrebbe diventare un pericoloso nemico. Deve essere distrutto››
‹‹Oppure potrebbe essere un amico›› rispose Lao Tzi ‹‹Noi non possiamo sapere ciò che quella scimmia potrebbe diventare. Dobbiamo solo pazientare e attendere››
‹‹Sono d’accordo. Non possiamo elargire sentenze di morte senza alcun crimine commesso›› disse Guanyin.
‹‹Pazientare e attendere? E una volta che avremo pazientato e atteso, cosa accadrà quando quella scimmia sarà diventata troppo forte?›› Ne-Zha prese parola. ‹‹Non fa parte dell’equilibrio cosmico, per tanto non può rimanere in vita! Muoviamo le truppe, adesso!››
‹‹Dì un po’, Ne-Zha, da quando sei diventato il comandante degli eserciti senza che io lo sapessi?›› chiese Erlang, con tono calmo e pacato, ma che nascondeva una punta di fastidio a causa dell’insolenza del dio. ‹‹Mi risulta che sia io il comandante, nonché tuo superiore. Se c’è qualcuno che ha la facoltà di muovere gli eserciti, quello sono io. Ho dovuto sentire fin troppe scemenze, oggi. Siccome non fa parte dell’equilibrio, allora dovremmo ucciderlo, secondo te? Voglio ricordarti, mio buon amico, che perfino tu non ne facevi parte, anzi! Prima di ascendere ai Cieli, ci hai causato non pochi problemi›› davanti a quella constatazione, il dio guerriero dovette tacere, e allora il nipote dell’imperatore riprese a parlare: ‹‹Io non sto dicendo che sia sbagliato uccidere la scimmia, e nemmeno che dovremmo fare finta di niente. Dovremmo semplicemente rifarci alla volontà del nostro divino imperatore, poiché la sua parola è legge. Per tanto, amato zio, dicci cosa dobbiamo fare››
Il sovrano iniziò a massaggiarsi meticolosamente la barba, e poi rivolse un’occhiata alla Madre: ‹‹Tu non hai ancora parlato. Vorrei sentire la tua opinione››
Tutti rimasero in silenzio per ascoltare le parole della divinità, anche le fanciulle rimasero in attesa, soprattutto Lin Dan.
‹‹Io dico di lasciarlo vivere›› lei disse semplicemente questo.
‹‹Cosa!? Nemmeno tu, con tutta la tua saggezza, ti rendi conto del pericolo?›› Chiese Li Jing.
‹‹Me ne rendo conto, ma non possiamo e non dobbiamo giudicarlo colpevole prima del tempo. Erlang Shen, da un certo punto di vista, ha ragione portando come esempio tuo figlio: una creatura nata dal caos che, alla fine, si è rivelata essere un prezioso aiuto per il mondo. Quando qualcuno inciampa, e perde la direzione, non vuol dire che sia perso per sempre. Il tempo ci mostrerà che tipo di creatura diventerà quel Sun Wukong, questo è il nome con cui Aldammë lo ha battezzato››
‹‹La Madre degli Alberi è più antica e saggia di tutti noi›› constatò l’imperatore. ‹‹E sia, lasceremo che la creatura venuta dalle stelle viva. Così ordina il vostro imperatore. Ora potete congedarvi››. E così fu: tutti i presenti, lasciarono in silenzio quel luogo.
 
All’interno del palazzo riservato alle fanciulle di giada, Lin Dan guardò la propria genitrice e le rivolse una domanda con tono reverenziale: ‹‹Madre e Maestra, ciò che avete detto in riunione è molto saggio. Tuttavia, non riesco a nascondervi un velo di paura. Se quel Sun Wukong fosse davvero così pericoloso come gli Dèi guerrieri affermano?››
La Madre, che era intenta a preparare meticolosamente del tè, posò una mano sopra la testa della fanciulla, accarezzandole la nuca, e le disse: ‹‹Il destino è un concetto di cui sappiamo spaventosamente poco, figlia mia. Osserva questo infuso›› Scosse delicatamente la mano, indicandole il servizio da tè completo di teiera e tazze in ceramica pregiata, accompagnate dal bollitore, un vassoio di bambù e altri strumenti del mestiere realizzati in mogano. La divinità era intenta a tagliare con cura e perizia le foglie di tè, per poi raccoglierle con delle pinze e metterle nell’acqua bollente. La grazia con cui svolgeva questo compito era degna dei migliori monaci illuminati, poiché la cerimonia del tè era un procedimento sì sacro, ma anche atto a sanificare lo spirito. Era un rituale apparentemente semplice, ma che nascondeva una profonda filosofia: attraverso di esso si entrava in comunione con l’anima del mondo. Si poteva quindi affermare che il tè fosse l’incarnazione del taoismo e del buddhismo.
‹‹Non posso servirlo quando più mi aggrada, né posso comandare alle foglie di mescolarsi all’acqua prima del tempo›› spiegò la divinità.
‹‹Ma alcune cose possiamo controllarle, Madre›› rispose Lin Dan ‹‹Tu stessa hai tagliato le foglie, controllandone la dimensione e lo spessore. E sarai sempre tu quella che, più tardi, servirà la bevanda secondo la tradizione››
‹‹Sì, ciò che dici è vero›› annuì ‹‹Tuttavia, qualunque cosa tu faccia, questo tè sarà pronto solo a tempo debito, e alla fine sarà sempre e solo tè. Forse tu desideri un infuso di pesche o di altre erbe, ma otterrai sempre del tè. E questo tè sarà speciale, e sai perché? Perché, come hai fatto notare, sono io che l’ho preparato. L’infuso sarà delizioso poiché l’ho curato con pazienza e amore, esattamente come Aldammë farà con quella piccola creatura. Ricorda, figlia mia, il caso non esiste. Abbi fede nella Madre degli Alberi, e abbi fede nel Tao››
Lin Dan non rispose, non ce n’era bisogno. La Madre le aveva detto di credere nel Tao e in Aldammë. Dopotutto era solo una fanciulla di giada, non poteva fare altro se non ubbidire alla volontà della sua creatrice, seppur le abbia parlato con un tono incredibilmente materno. Facendo tesoro di quella conversazione, ritornò dalle sue sorelle in silenzio, da lì a poco sarebbe cominciato l’addestramento nelle arti marziali.
 
***
 
Il tempo fece il suo corso, e Madre Natura si prese cura di quel piccolo scimmiottino. All’inizio non fu affatto semplice: lui non voleva lasciare la donna, e lei non era in grado di trovare un branco capace di poterlo crescere. Wukong, nonostante fosse una scimmia in tutto e per tutto, era altresì diverso dai suoi simili: era più intelligente, il che lo rendeva più simile ad un essere umano. Oltretutto mangiava parecchio, molto più di quello che consumava mediamente un macaco normale, e questo era pericoloso per un branco, poiché c’era il rischio che lui da solo esaurisse tutte le provviste di cibo. E, come se non bastasse, era forte… terribilmente forte. Già dalla tenera età era capace di spostare un masso pesante almeno una tonnellata, e una volta fu in grado di ribaltare un gorilla come se nulla fosse.
Aldammë, quindi, non ebbe alcuna scelta: doveva crescere lei il cucciolo, e così fece. Durante tutto quel tempo, la donna si affezionò parecchio al piccolo, tanto da riconoscerlo formalmente come figlio suo.
Dopo a malapena tre anni, proprio come i bambini umani, Sun Wukong iniziò a parlare, cosa che stupì non poco Emily Jane, ma che in effetti non era un evento così strano considerate le vere origini del pargolo.
Lei gli insegnò a parlare correttamente, lo istruì e lo educò. Le sembrava di ritornare indietro nel tempo, quando aveva avuto il suo primo figlio, Enkidu. Si premurò anche di raccontargli del valore della famiglia, e gli disse anche di avere altri tre figli oltre a lui: Jormungandr, Fenrir e Jökull Frosti. Quest’ultimo fece la conoscenza di Sun Wukong proprio grazie a Madre Natura. Non ci volle molto per sciogliere leggermente il cuore dello spirito dell’inverno, cosicché, il piccolo scimmiotto entrò subito nelle grazie dello jötunn. 
Quando Wukong raggiunse l’adolescenza, egli decise autonomamente di andare a vivere insieme al branco di scimmie della Montagna di Fiori e Frutti, in modo tale da stare coi suoi simili e, a detta sua, di diventare il loro re. Lo scimmiotto aveva sempre avuto una grande ambizione, e questo Emily Jane lo sapeva bene. Essendo la Madre, non poteva impedire al figlio di spiccare le ali e prendere il volo, sebbene l’esperienza con Enkidu l’avesse segnata; per tale motivo, decise che avrebbe sempre tenuto d’occhio il suo figliolo per aiutarlo, qualora ce ne fosse stato bisogno.
E così gli anni passarono, Wukong divenne il sovrano di tutte le scimmie, facendosi apostrofare con il titolo di: “Affascinante Re Scimmia”. E in quel giorno di primavera, il sovrano degli animali sfrecciava tra gli alberi con la grazia e la maestosità di un esemplare unico nel suo genere: la sua velocità superava quella di mille cavalli e i suoi salti gli permettevano di toccare le nuvole nel cielo. Egli arrivò in una radura fiorita del paese di Aolai, colma di alberi di pesco, fiori e ruscelli. Vi era una donna, in quell’ambiente naturale, seduta sull’erba intenta a rendere rigoglioso l’ambiente.
La scimmia si avvicinò furtivamente, come se fosse una specie di serpente, facendo attenzione a non produrre alcun rumore. Quando le fu dietro, gonfiò il petto, tese le braccia e…
‹‹Non pensarci nemmeno›› disse la donna senza nemmeno guardarlo. Il povero scimmiotto abbassò le braccia e la sua faccia mutò in un’espressione sconsolata.
‹‹Andiamo, mamma, hai rovinato tutto il divertimento››
‹‹Dovresti sapere che è difficile sorprendere Madre Natura, scimmiottino mio›› disse con un leggiadro sorriso. ‹‹Io vedo e sento tutto, specialmente il mio adorato figlio››
‹‹Oh, giusto. Questo significa che mi guardi anche mentre cago?››
‹‹Modera il linguaggio, disgraziato!›› esclamò lei colpendolo sulla testa con un rametto di legno. Nonostante il corpo sovrumano che Wukong possedeva, quel rametto era capace di fargli male. Il motivo di ciò era incerto, ma se lo chiedeste ad Emily Jane vi risponderebbe che procura dolore perché intriso di materno amore.
 
‹‹Ahia, che male! Non sono più un bambino, dannazione! Grrr… comunque, posso chiederti che fai di bello?››
‹‹Faccio quello che faccio sempre, amore mio: faccio fiorire la natura nel mondo. E’ primavera, dopotutto. E poi, volevo approfittare del momento per parlarti. Tra poco il Sole calerà, per far posto alla Luna nel cielo››
‹‹Parlarmi? E di che cosa?››
‹‹Pazienta, figliolo, la foresta non è sbocciata in un giorno solo››
‹‹Questa cosa del “pazientare” la sento troppo spesso. In particolare da certi monaci taoisti in pellegrinaggio ad Aolai. Sai, mamma, ho sentito che il Tao è capace di conferire innumerevoli abilità, tra cui anche il segreto della vita eterna››
‹‹Figliolo, abbiamo già affrontato questo discorso…›› disse con una punta di amarezza, ma Wukong non le lasciò finire la frase.
‹‹Sì, lo so, la vera immortalità non esiste. Me l’hai raccontata la storia di Enkidu, ma io ci voglio provare. E anche se non vivrò davvero per l’eternità, almeno vivrò moltissimi secoli. Vedrò nuovi posti, nuovi imperi sorgere, nuove città venire erette, e più di tutto… io sarò lassù›› indicò il cielo ‹‹Prenderò posto insieme agli Dèi. Io ho un sogno, mamma, voglio diventare un dio. Anzi, voglio essere il dio migliore della storia. Io voglio diventare il Grande Santo Pari al Cielo››
Aldammë sapeva che Wukong covava grandi progetti, e non era giusto impedirgli di fare ciò che il cuore agognava. Tuttavia, non poteva che essere altresì preoccupata per lui. Quella di Santo, uno dei ranghi celesti, era una posizione alta, che richiedeva innumerevoli sacrifici. Il suo scimmiotto sarebbe stato in grado di sopportarli? E soprattutto, gli Dèi lo avrebbero mai ammesso nel loro regno? Lei non lo sapeva, solamente coloro che tessevano i fili del fato potevano rispondere a queste domande.
‹‹Di cosa volevi parlarmi? Dai, non tenermi sulle spine!››
L’entità si ridestò dalla sua meditazione, guardando il suo figliolo. Il Sole tramontò, facendo posto alla Luna, alta nel cielo. ‹‹Guarda lassù, Sun, quella è la Luna›› disse semplicemente.
‹‹Hmm, sì, è molto bella. E allora?››
‹‹La notte in cui ti trovai, era proprio una notte come questa. La Luna splendeva come una grande perla, messa in risalto dalle stelle. Un meteorite, cadde dal cielo, lo stesso meteorite da cui nascesti tu. Quel meteorite… era fatto di roccia lunare››
La scimmia si grattò la nuca con fare confuso, non capiva bene cosa voleva dirgli sua madre, poi capì: ‹‹Cioè… mi stai dicendo che io vengo dalla Luna?››
Emily Jane annuì. Non era facile, per lei, spiegargli tutto ciò, poiché non sapeva come avrebbe reagito. Wukong, però, era ormai grande e meritava di sapere. Sarebbe stato peggio tenergli nascosta la verità, perché un giorno l’avrebbe scoperta da solo.
‹‹Vedi, figlio mio, la Luna non è una semplice sfera che gira intorno alla Terra; bensì è un essere vivente che respira, o per meglio dire… è una dimensione alternativa nel quale risiede un’entità molto potente. Molti lo chiamano “Uomo nella Luna”, ma il suo nome è Mimir. Quest’ultimo è detentore di una saggezza suprema, ed è compito suo inviare i suoi emissari per difendere la Terra dall’oscurità. E, più di ogni altra cosa, è colui che ha inviato il meteorite dal quale sei nato tu. In altre parole, lui è tuo padre››
Sun Wukong rimase senza parole per qualche minuto, perdendosi a guardare quel grande astro nel cielo. ‹‹Il… mio papà? Mimir…›› sussurrò. In tutti questi anni non si era posto mezza domanda. Per lui, Emily Jane era l’unica figura genitoriale mai avuta, ed ora spuntava questa sorta di padre lunare. Eppure non aveva mai sentito la sua voce, né lo aveva mai visto. ‹‹Come mai me lo dici solo adesso? E se davvero è mio padre, perché non l’ho mai visto né sentito?››
‹‹Piccolo mio…›› sospirò lei con sguardo compassionevole, prendendogli il viso tra le mani. ‹‹Ho voluto aspettare che diventassi grande. Eri troppo piccolo, non avresti capito. Ti sei sempre chiesto perché tu fossi diverso, e questa è la risposta. Tu non sei una scimmia, né una creatura divina. Tu sei molto di più, e la responsabilità è molto più grande. Questo non toglie che tu sei mio figlio, e io ti voglio bene più di qualsiasi altra cosa››
‹‹Perché mi ha spedito qui?››
‹‹Io non lo so. Lui non parla nemmeno con me. Mimir ha un disegno per tutti, e il motivo della tua nascita sarà rivelato solo col tempo. Tu devi pensare a vivere, figlio mio, a seguire la strada che tu stesso hai tracciato. Non vivere cercando di comprendere i suoi piani, pensa solo ad essere felice. La tua vita è qui, ed è proprio su questo suolo che tu scriverai la storia che tu stesso vorrai scrivere. Non essere mai vincolato dalle catene››
‹‹Se lui non vuole parlare con me, allora parlerò io con lui. Portami lassù, voglio incontrarlo›› disse con determinazione.
‹‹Questo non è possibile. Come ti ho già detto, quello che vedi non è un semplice corpo celeste, raggiungerlo è molto complicato, e il tuo momento ancora non è giunto››
‹‹Prima hai detto che devo vivere pensando ad essere felice. Beh, sarei molto felice nell’andare lassù e parlare con il mio “papà”›› disse apostrofando quest’ultimo vocabolo con le dita. ‹‹Per favore, portami da lui››
‹‹Sun, ti prego, non posso farlo. Come ti ho già detto è molto complesso, perfino per me è difficilissimo incontrarlo. L’unico che ci è riuscito è stato Odino, molti secoli fa››
‹‹E chi diavolo è questo Odino?  Un altro parente?››
‹‹No, niente di tutto ciò. Vedi, Sun, l’Imperatore di Giada e la sua corte non sono gli unici Dèi di questo mondo. Ci sono molti altri Dèi, tantissimi! Molto lontano da qui, a nord-ovest, sorge un regno chiamato Asgard. In questo regno dimorano gli Dèi del Nord, e Odino è il loro re. Ma questa è un’altra storia che non ti racconterò ora››
‹‹Allora portami da questo Odino! Lui è riuscito a vedere Mimir, giusto? Mi ci porterà lui sulla Luna.››
‹‹Sun, ti prego!›› disse lei con gli occhi inumiditi dalle lacrime. ‹‹Ascoltami, per favore. Io so che il desiderio di incontrare tuo padre è forte, e credimi, nessuno ti capisce meglio di me›› la sua mente rievocò l’immagine di Kozmotis, suo padre. ‹‹Ma il momento non è ancora giunto. Quando verrà il giorno, allora potrai incontrare Mimir, ma per adesso ti chiedo di desistere. Fallo per me››
Lo scimmiotto sospirò sonoramente, lanciando ancora uno sguardo alla Luna. Decise di fidarsi della propria madre. ‹‹Va bene, mamma, mi fido di te. Aspetterò. Se quel tizio nella Luna vuole parlarmi a tempo debito, allora gli mostrerò tutte le prodezze che compirò››
Emily Jane sorrise e lo abbracciò. Wukong sorrise e fece lo stesso, ricambiandola. Uomo della Luna o meno, lei rimaneva sua madre, la persona più importante della sua vita. E questo tanto bastava.
 
***
 
Passarono dei mesi, e alla corte dell’Imperatore di Giada andava tutto bene. Quel giorno, le Fanciulle di Giada erano preposte ad intrattenerlo con uno spettacolo di arti marziali. Compito loro era servirlo in ogni aspetto, pertanto, una volta al mese, allestivano uno spettacolo per lui. Era anche un’occasione per mettere alla prova i frutti di anni di rigidi allenamenti di fronte alla corte. Quel giorno in particolare, era il turno di Lin Dan sfilare. Stava duellando contro una delle sue sorelle, e gli Dèi ne rimasero impressionati, tanto che Erlang Shen si ritrovò a sorridere. Un evento più unico che raro quello, pochissimi esseri sapevano intrattenere il nipote dell’imperatore, il guerriero più potente di tutti i Cieli.
‹‹Guardate il divino Erlang. Possibile che le tecniche di quella Lin Dan lo compiacciano? Il livello delle Fanciulle di Giada è aumentato negli ultimi secoli›› così bisbigliavano i consiglieri reali, da sempre dispensatori di saggezza… ma anche di pettegolezzi.
Alla fine dell’esibizione, la corte applaudì e, prima di poter fare qualunque altra cosa, il messaggero imperiale fece irruzione nel palazzo. Sembrava agitato, qualcosa lo aveva scosso. L’imperatore gli diede il tacito consenso di parlare.
‹‹Vostra Eccellenza, porto notizie dal mondo di sotto›› si inginocchiò di fronte alla massima autorità, piegando la schiena e portando la fronte al suolo, in modo da non guardare il suo interlocutore in viso. Questo gesto era considerato una forma di massimo rispetto. ‹‹Si tratta di quella scimmia perversa arrivata dalle stelle anni or sono››
La corte si ammutolì, poiché tutti ricordavano bene quel giorno. Fu tenuta un’intera assemblea per decidere il destino della creatura, e la tolleranza fu la scelta finale. L’Imperatore di Giada non si scompose e gli rivolse la parola: ‹‹Cos’è successo con quell’essere celeste? Parla, ti ascolto››
‹‹Vostra Santità, la scimmia si è dimostrata pericolosa. Per prima cosa, essa si è recata nel Mare Orientale, entrando nella dimora del Re Drago Ao Guang. Ha duellato con lui ed è riuscito a sconfiggerlo!››
‹‹Il terribile Ao Guang sconfitto?›› esclamò il reggente, lasciando sbigottiti tutti i presenti, compresa la stessa Lin Dan. Ella conosceva solo di fama la figura di questo drago: Ao Guang era uno dei quattro re dei mari, e regnava nel Mare Orientale. Tra tutti e quattro, egli era quello più oscuro e incline all’ira. Ebbe un ruolo importante molti secoli fa, quando Ne-Zha uccise il suo primogenito Ao Bing causando la furia del Cielo. Alla fine si era rivelata tutta una macchinazione dello stesso Ao Guang per avere un pretesto per inondare tutta la regione orientale di Zhōngguó, e liberare così i draghi demoniaci tenuti imprigionati nelle viscere della Terra. Alla fine non riuscì nel suo intento e Ne-Zha venne proclamato divinità dal dio Jiang Ziya.
 
‹‹Esatto, Ao Guang è stato battuto e così gli altri suoi tre fratelli›› proseguì il messaggero.
‹‹Ora stai esagerando. E’ impossibile che quella perversa scimmia sia riuscita ad abbattere perfino i venerabili Ao Qin, Ao Run e Ao Shun. I quattro re sono i draghi più potenti del mondo, solo un dio di enorme potenza potrebbe affrontarli tutti insieme. E tu vuoi farci credere che una scimmia ce l’ha fatta? In che modo?›› chiese uno dei consiglieri.
‹‹Mio signore, la scimmia si è allenata nel Tao. Conosce le tecniche segrete delle arti marziali, ha imparato gli incantesimi buddhisti dei sigilli, e conosce alla perfezione la Via delle Settantadue Trasformazioni. I suoi poteri sono inimmaginabili, e c’è di più›› l’uomo deglutì, l’ultima parte della vicenda lo spaventava non poco. ‹‹Per sconfiggere i quattro re, lui ha… lui ha sottratto il più grande tesoro dei mari da Ao Guang. La scimmia perversa è entrata in possesso del leggendario Nyoi Bo››
Altro silenzio calò nella corte. Anche questa era un’informazione che Lin Dan conosceva bene: il Nyoi Bo era una colonna di ferro nero cerchiata d’oro. Fu creato da Yu il Grande per misurare il livello dei mari. Quella colonna era capace di allungarsi a piacimento, poteva ingigantirsi fino a raggiungere le dimensioni di una montagna, oppure poteva rimpicciolirsi fino a diventare una spilla. Nonostante fosse indicata come un’arma fatta di ferro nero, essa era indistruttibile. Un solo colpo del Nyoi Bo era capace di spezzare le scaglie di un drago, da sempre ritenute più dure e resistenti del diamante. Il bastone poteva rendere invincibile il guerriero che lo brandiva, ma prima di Yu nessuno ci era mai riuscito, poiché esso pesava qualche centinaio di tonnellate. Questo dimostrava quanto la forza della creatura fosse sconfinata e senza eguali.
‹‹Poi cos’è successo. Parla, messaggero!›› esclamò l’imperatore visibilmente irritato.
‹‹Dopodiché, la creatura ha utilizzato l’arte dell’evocazione per richiamare la leggendaria Kintoun, la nuvola d’oro, e con essa è riuscito a volare fino al regno degli Inferi. Qui ha sfidato e sconfitto i re demoniaci e ha cancellato il suo nome dal libro dei morti, ottenendo così l’immortalità!››
‹‹Perciò, ora che è immortale, questo Sun Wukong è pari ad un dio›› stavolta fu Erlang Shen ad intervenire. Il suo tono era calmo, non sembrava affatto intimorito come tutti i presenti. La verità era che Erlang era un guerriero, il più forte di tutti i tempi, pertanto egli desiderava un avversario degno. Da quel racconto, aveva capito che Sun Wukong sarebbe stato l’avversario perfetto, capace di dargli la sfida che da molti secoli bramava con tutto sé stesso. ‹‹Venerabile zio, Grande Compassionevole, vi chiedo, con umiltà, di concedermi l’onore di consigliarvi›› l’imperatore gli diede il tacito consenso, così il guerriero parlò di nuovo: ‹‹Non ritengo sia necessario combattere questa scimmia, né ritengo sia opportuno muovere gli eserciti. Credo, invece, che sarebbe cosa buona e giusta invitare Sun Wukong nel regno celeste. Ciò che ha dimostrato in questi anni è stato incredibile, nessuno aveva mai compiuto prodezze simili. E’ vero, i quattro re dei mari vorrebbero che sia fatta giustizia, così come i signori dell’inferno. Ma perché inimicarci questo essere, quando possiamo farlo nostro amico? E’ chiaro che Wukong vuole diventare un dio come noi, ebbene permettiamoglielo. Con lui al nostro servizio, saremo invincibili››
Il Signore di giada annuì. ‹‹E sia. Messaggero, recati immediatamente nel Paese di Aolai, alla Montagna di Fiori e Frutti, e invita il re delle scimmie nella nostre corte. Digli che l’Imperatore di Giada desidera vederlo per conferirgli un titolo››
‹‹Sarà fatto, Vostra Santità››
‹‹Anche io vorrei il permesso di esprimere un giudizio›› disse Lin Dan intromettendosi. Questa azione non era ben vista dalla corte, poiché lei non era di sangue nobile e non poteva prendere parola in maniera così avventata. L’imperatore decise di chiudere un occhio, unicamente perché figlia della Grande Madre, e le permise di proferire parola. ‹‹Perché non avvisiamo Aldammë di tutto quello che ha fatto questo Wukong? Lei è la sua tutrice, dovrebbe essere informata, e pertanto prenderà provvedimenti. Non c’è bisogno di scomodarsi tanto››
‹‹Questo non è possibile›› rispose Erlang. ‹‹Da un po’ di tempo, la Madre degli Alberi è assente. Si è recata a ovest, nel Continente Oscuro, a causa di strani fenomeni che hanno richiesto la sua specifica attenzione››(1)
Non potendo agire diversamente, il messaggero si recò nel mondo umano, attraversando i Cieli, in modo tale da giungere al Monte di Fiori e Frutti. Qui si fermò davanti ad una grotta denominata “Grotta del Sipario Torrenziale”, il luogo nel quale vi era il trono del Re Scimmia. Venne ricevuto, e il messo divino spiegò che l’imperatore del cielo desiderava conversare con lui per fornirgli una posizione e un titolo, in modo tale da renderlo un dio. Wukong non si fece sfuggire l’occasione che aspettava da una vita, e incaricò una delle sue scimmie di amministrare il regno in sua assenza. Questa scimmia si faceva chiamare Koba, e veniva da molto lontano; si trattava, infatti, di un bonobo dal pelo nero e dagli occhi dorati proveniente dal Continente Oscuro. Questa scimmia, più intelligente di tutte le altre del suo branco, aveva migrato lontano per molto tempo, fino ad arrivare ad Aolai. Qui cercò la protezione di Sun Wukong e, grazie alla sua spiccata intelligenza, divenne il consigliere e braccio destro del re.
Il Re Scimmia evocò la propria nuvola e, senza tergiversare un secondo di più, seguì il valletto fino in Cielo, abbandonando il proprio reame di scimmie.
 
Il regno degli dèi era splendido: palazzi fatti di pregiata pietra decorata con variopinti colori e colonne ornate con fantastici motivi. Le strade erano fatte d’oro puro, capace di riflettere la luce di quel posto con la stessa intensità del Sole e le bianche nuvole costeggiavano l’intero paese come se fossero colline. In lontananza si ergeva, ciclopico e maestoso, il Palazzo di Giada, dimora del Grande Compassionevole, ovvero l’imperatore del Cielo e Signore degli Dèi. La giada risplendeva di luce propria conferendo all’intera struttura un’aura intrisa di maestosità e divinità.
Il sovrano scimmiesco fu condotto all’interno del palazzo, nella grande sala del trono, e portato al cospetto dell’Imperatore di Giada. Quest’ultimo sedeva sul gigantesco trono, di giada anch’esso, e alla sua destra stava Erlang Shen che scrutava l’ospite con tutti e tre i suoi occhi. Anche Lin Dan era presente, ma stava in disparte, non in vista. Questa era la prima volta che posava gli occhi su Wukong, e una strana emozione sentì pulsarle nel petto, ma non sapeva di cosa si trattava.
Il messaggero si inginocchiò, e intimò a Sun Wukong di fare lo stesso. Quest’ultimo, per nulla ragguardato riguardo l’etichetta di corte, si esibì in uno sgraziato, quanto comico, inchino. Davanti a quella pietosa dimostrazione, i consiglieri reali manifestarono apertamente il loro sdegno, ma l’imperatore li azzittì con un semplice gesto della mano.
‹‹Figlio di Aldammë›› disse il sovrano. ‹‹Tu sai chi sono io, vero?››
‹‹Siete il Grande Compassionevole, colui che comanda Cielo e Terra, Dèi e Mortali. E siete anche colui che mi ha fatto chiamare››
‹‹Dici il vero, scimmia. Ultimamente mi sono giunte notizie sul tuo conto, e nessuna di esse è piacevole. I Re dei Mari vorrebbero la tua testa, mentre i Signori dell’Inferno desidererebbero la tua anima. Che cosa dovrei fare, quindi, di te?››
Wukong non rispose volutamente a quella domanda, e questo recò piacere nell’imperatore.
‹‹Il tuo silenzio è eloquente, perché sai che, a dispetto di quello che vogliono loro, sono io a decidere, e io dico… che tu vivrai. E ti dirò di più: da oggi in poi desidero che tu rimanga qui, nei Cieli, e ti garantisco il titolo di stalliere. Avrai il sommo onore di occuparti dei miei cavalli, e questo non è un titolo che garantisco a tutti. Oltretutto, voglio anche affidarti il compito di badare alle pesche dell’immortalità, i nostri leggendari frutti. Gli alberi di pesco sono sacri, e questo compito comporta un grande onore››
Wukong alzò lo sguardo, e con occhi speranzosi si rivolse all’imperatore senza essere interpellato: ‹‹Davvero? E questo titolo mi avvicinerà al rango di Santo? Vostra Eccellenza, dovete sapere che il mio sogno è di diventare un Grande Santo Pari al Cielo››
Ancora una volta, il divino regnante ignorò tale mancanza di rispetto e gli rispose: ‹‹Diciamo che è un inizio. Se lavorerai bene, scimmia, otterrai ciò che il tuo cuore agogna››
‹‹Allora accetto con gioia! Voglio subito mettermi al lavoro. Grazie infinite, Vostra Santità, Grande Compassionevole, prometto che non vi deluderò!›› esclamò lo scimmiotto correndo fuori dal palazzo ed esultando con grande gioia.
Tutti gli Dèi poterono tirare un sospiro di sollievo dinnanzi all’ingenuità del loro ospite, ora elevato al titolo di stalliere. Tra i presenti, però, l’unica impassibile era Lin Dan che era sinceramente incuriosita da quell’animale antropomorfo, al punto che decise di seguirlo per poterlo vedere e, forse, conversare con lui.
 
Sun Wukong si era messo subito al lavoro, indossando un’umile uniforme da lavoro, ed era intento a spalare il fieno con un forcone. La dedizione e la passione che metteva erano insolite, perfino per la stessa Lin Dan che lo stava osservando con un cipiglio incuriosito.
‹‹Sarà almeno un’ora che mi fissi. Se hai qualcosa da dirmi, dimmela›› disse lo scimmiotto che si era accorto della presenza della fanciulla.
La guerriera arrossì leggermente: ‹‹Non… non volevo disturbarti, visto come lavori sodo›› borbottò.
‹‹Stavo giusto per prendermi una pausa›› rispose lui mentre si girò a guardarla. ‹‹Tu chi sei?››
‹‹Io mi chiamo Lin Dan, e sono una Fanciulla di Giada››
‹‹Una che?›› chiese inarcando le sopracciglia pelose. Non aveva mai sentito quel termine in vita sua.
‹‹Una Fanciulla di Giada. Siamo tutte sorelle nell’onore, e il nostro compito è servire e proteggere il nostro signore. Per questo motivo ci alleniamo nelle arti marziali››
‹‹Donne che combattono? Questa sì che è bella! Certo che qui nel Cielo non ci si annoia mai››
‹‹Come, prego?›› chiese Lin con un tono piuttosto infastidito.
‹‹Non ho mai sentito parlare, né tantomeno ho mai visto, di donne guerriere. Io ne ho viste tante di femmine, ed erano tutte preposte a servire il tè, a occuparsi della casa o a rammendare abiti. Francamente, nemmeno sapevo che sapessero combattere. Siete tutte così graciline››
In quel momento, il viso della fata divenne di nuovo rosso, ma non a causa dell’imbarazzo, bensì per le insinuazioni di quello scimmiotto. Le stava volutamente mancando di rispetto, e la cosa la infastidiva non poco. ‹‹Scimmia ottusa e ignorante!›› Sbottò. ‹‹Il ruolo delle Fanciulle di Giada è sacro e rispettato. Come osi prenderti gioco di noi? Se tu non avessi un compito da svolgere per l’imperatore, ti farei vedere io come una donna è capace a combattere! Altro che “graciline”!››
‹‹Va bene, va bene, scusa!›› esclamò Wukong portando in avanti le mani. ‹‹E’ solo che non sono abituato a questa cultura, è così diversa dal mondo di sotto. Qui è tutto così luminoso e dorato, è letteralmente un altro mondo. In Cielo sembra che vi divertiate, ma il mio lavoro comincia a sembrarmi molto poco divertente››
Lin Dan si calmò subito non appena lui citò il mondo umano. Lei non lo aveva mai visto, costretta a rimanere a palazzo, ma in cuor suo le sarebbe davvero piaciuto vedere e conoscere i mortali. Le Terre di Zhōngguó erano così vaste e verdi, piene di città, montagne, fiumi e mari, ed erano così diverse dai Cieli. In quel momento desiderò tempestarlo di domande riguardo il mondo umano, ma venne distratta dalla sua ultima frase.
‹‹Hey, aspetta, non hai ancora finito il tuo lavoro alle stalle. Non puoi piantarlo in asso›› disse la fanciulla.
‹‹E perché non posso? L’imperatore ha detto che questo titolo è simile a quello di Grande Santo Pari al Cielo, pertanto posso fare ciò che voglio. E quello che voglio, ora, è dedicarmi al frutteto di peschi. Anche quello è tra i miei compiti, giusto? E stando sempre alle parole del vecchio, le pesche dell’immortalità sono sacre ed è mio compito custodirle››
‹‹Vecchio?›› sbottò stizzita. ‹‹Come osi rivolgerti in questo modo al Grande Compassionevole? E’ vero che non siamo a palazzo, ma non tollero una tale mancanza di rispetto nei confronti del Sacro Imperatore!››
‹‹Uffa che noia! Vieni con me, sì o no?›› chiese Wukong portando le braccia dietro la testa.
‹‹Come prego?››
‹‹Ti ho chiesto se vuoi venire con me al giardino dei peschi. Mi fa piacere la tua compagnia, se non altro parlo con qualcuno››
Lin Dan arrossì, e decise di seguirlo.
Il pescheto divino era immenso, e gli alberi di pesco erano molto diversi da quelli del mondo umano: erano più alti, e il tronco era bianco, mentre le foglie erano di un rosa acceso. I frutti che crescevano sui rami, erano dorati e risplendevano maggiormente grazie alla luce del Sole.
Wukong si arrampicò su un albero, si appollaiò sopra un grande ramo e lì si sdraiò, godendosi la delicata brezza che soffiava tra le fronde.
‹‹Che stai facendo?›› chiese la guerriera, visibilmente confusa.
‹‹Mi sembra ovvio, tengo d’occhio il giardino››
‹‹Non mi sembra che tu stia prendendo seriamente il tuo lavoro››
‹‹Rilassati, niente sfugge a queste orecchie! Piuttosto... com’è essere una Fanciulla di Giada?››
‹‹Hmm, non saprei come spiegartelo. Noi non diventiamo così, bensì ci nasciamo. La Grande Madre ci mette al mondo, e lei ci guida e ci istruisce››
‹‹Eh, mi ricorda la mia di madre. Ma almeno la vostra non vi prende a bacchettate sulla testa›› scherzò la scimmia mentre chiudeva gli occhi.
‹‹Già, ora ricordo: tu sei il figlio di Aldammë. Senti, posso chiederti com’è là sotto? Sì, intendo… il mondo dei mortali. Fin da piccola ho sempre desiderato vederlo, ma i miei doveri me l’hanno sempre precluso. Raccontami qualcosa››
‹‹Il mondo umano? Beh, non è che ci sia granché. Io vengo da un paese chiamato Aolai, in cui sorge la Montagna di Fiori e Frutti, ed è lì che sta la mia casa. In primavera fioriscono gli alberi di pesco, punteggiando la vallata dei colori primaverili, mentre d’inverno cade la neve, coprendo il paesaggio col suo biancore. In quel periodo, noi scimmie adoriamo giocarci, è piuttosto divertente… peccato per il freddo››
Lin Dan ascoltò con vivo interesse le sue parole, navigando con la fantasia e immaginandosi anche lei in quel posto, la Montagna di Fiori e Frutti, insieme alle sue sorelle, intente a giocare nella neve. Lin non aveva mai visto la neve di persona, poiché nei Cieli vi era sempre e solo il Sole a illuminare tutto. Avrebbe voluto anche lei sentire il passare delle stagioni come gli Uomini: il freddo dell’inverno, il profumo della primavera, il calore dell’estate e l’odore degli aghi di pino in autunno.
‹‹Io credo che tutto ciò sia bellissimo›› sospirò lei, ritornando alla realtà. ‹‹Sun, vorrei chiederti… non è che, un giorno, potresti portarmi ad Aolai?›› chiese, ma non ottenne nessuna risposta. Incuriosita, volò in alto e vide che il suo interlocutore si era bellamente addormentato. Lin Dan gonfiò le guance e il suo viso divenne rosso. ‹‹Ma tu guarda che tipo! Scimmia maleducata! Tzé!››. Tuttavia, dovette ammettere che vedendolo così tranquillo… sentì una sorta di tenerezza. Sembrava quasi un bambino, e non un terribile demone che aveva portato il caos negli Inferi. Lin Dan sbuffò e decise di lasciarlo al suo riposo. Avrebbero parlato un altro giorno.

 
Quando l’ora si fece tarda, Sun Wukong si svegliò e tirò un grande e sonoro sbadiglio. Il Sole era calato, facendo posto alla Luna. Il satellite brillava alto nel cielo stellato, illuminando il paesaggio col suo chiarore.
All’orizzonte, il macaco notò delle luci e i fuochi d’artificio nel cielo. Il Paese degli Dèi era in festa. Wukong saltò giù dall’albero e si incamminò verso l’uscita del giardino, desideroso di poter vedere coi suoi occhi di che tipo di festa si trattasse.
‹‹Dove pensi di andare?›› una voce lo fermò. Davanti a lui stava un giardiniere.
‹‹Mi sembra ovvio, voglio andare dove ci sono i fuochi››
‹‹Non credo proprio. Tu sei un giardiniere, esattamente come me, e a quella festa sono ammessi solo gli Dèi. Quelli come noi devono rimanere qui, e al massimo possiamo concederci il lusso di qualche alcolico portato da casa››
‹‹Io un giardiniere? Non penso proprio. Io sono lo stalliere dell’imperatore, e lui mi ha assicurato che questa posizione è vicina al rango di Grande Santo Pari al Cielo. Perciò ora fammi passare››
‹‹Hai detto stalliere? Accidenti, scimmia, sei pure più in basso di me nella scala sociale. Non esiste il titolo di “Grande Santo”, e se esistesse, di certo, non sarebbe accomunato ad delle mansioni tanto umili quali lo stalliere e il giardiniere. Rifletti: se tu fossi un individuo pari alle divinità, perché hai passato la giornata a spalare il fieno? Non è quello che fanno gli Dèi, mio buon amico. Sei stato raggirato in piena regola››
 
Sun Wukong sentì la rabbia pervadergli il corpo, poiché in tutta la sua vita non era mai stato ingannato, e questa era la prima volta che qualcuno si prendeva gioco di lui. Fece cadere un albero di pesco con un pugno ben assestato, scatenando la paura nel giardiniere di fronte a lui. Il re scimmia iniziò a cibarsi di pesche, e in poco tempo divorò ogni singolo frutto del pescheto grazie alla sua straordinaria velocità. A nulla servirono i tentativi di fermarlo del povero giardiniere.
La vendetta di Wukong ancora non era completa, e decise di portarla a compimento rovinando la festa degli Dèi.
Grazie alla sua magia, si trasformò e assunse le sembianze di una cicala dorata e volò fino alla fiera. Grazie alla sua forma da insetto, superare tutte le guardie senza destare alcun sospetto fu incredibilmente semplice, e una volta dentro… poté attuare il suo piano: come prima cosa, ritornò nella sua forma di scimmia, e iniziò a bere il sacro vino dell’imperatore. Come un vorace tifone che tutto inghiotte, Wukong scolò ben dieci barili di vino. Le guardie tentarono di fermarlo, ma egli riuscì a far piazza pulita di loro con abili mosse di arti marziali. Uno stile di arte marziale unico ma che, in futuro, sarebbe diventato una disciplina: lo stile della scimmia ubriaca.
La festa si stava tramutando in un vero caos, e il numero di guardie aumentò. Allora, Wukong estrasse dal proprio orecchio la sua arma, il Nyoi Bo. Grazie alla proprietà di quest’ultima di mutare forma, l’arma passò dall’essere un semplice bastoncino dalle dimensioni di un chicco di riso a un vero e proprio bastone dal diametro di una tazza.
Fu semplice fare piazza pulita dei soldati, e una volta che la festa fu rovinata, e vedendo molte divinità accorrere, Wukong evocò la propria nuvola Kintoun e volò lontano, per ritornare nel piano mortale, alla sua dimora nel paese di Aolai.
 
‹‹Che disastro…›› disse l’Imperatore di Giada osservando quello scempio. ‹‹Quella empia creatura…››
‹‹Visto? Ve lo avevo detto!›› urlò Ne-Zha. ‹‹Dovevamo ucciderlo quando ne avevamo l’occasione! Lo sapevo che questa scimmia perversa non avrebbe portato nulla di buono alla nostra cittadella! E chi aveva suggerito a Sua Santità di risparmiarlo? Erlang, mi riferisco a te…››
Erlang Shen non rispose, non considerò nemmeno la frecciatina lanciatagli da quel ragazzino che si atteggiava a grande guerriero. Il dio dai tre occhi, invece, era intento ad appoggiare una scialle sulle spalle di Lin Dan, la quale era davvero triste per l’accaduto. La violenza di Wukong aveva causato diversi feriti tra soldati e civili. Lei che aveva parlato con il re scimmia, che aveva provato un vero interesse verso la sua figura e la sua magica Montagna di Fiori e Frutti. Quell’animale si era rivelato una vera bestia, e questo ferì molto l’animo della Fanciulla di Giada, il cui unico errore era stato mostrargli empatia.
Ne-Zha schioccò la lingua, e si rivolse all’imperatore. ‹‹Grande Compassionevole, lasciate che catturi quel mostro. Deve pagare per il suo crimine! Io e mio padre ce ne occuperemo, e torneremo vittoriosi››
L’Imperatore di Giada annuì, ma aggiunse: ‹‹Dovrai mobilitare le truppe, e ti affido il comando di diecimila soldati divini. Ma voglio la scimmia viva. Deve rispondere a me delle sue malefatte, e voglio essere io a sentenziare la sua morte. E voglio che mio nipote Erlang prenda parte alla spedizione. Ci sarà bisogno di tutto l’aiuto possibile››
Ne-Zha era ovviamente contrariato dalla scelta di essere affiancato dalla sua nemesi, tuttavia Erlang non si scompose. Si scostò da Lin Dan, e si inchinò davanti a suo zio: ‹‹Ai vostri ordini, maestà. Prometto di non deludervi››.
 
Sun Wukong era tornato alla Montagna di Fiori e Frutti, e venne acclamato a gran voce da tutte le scimmie e i demoni di Aolai.
‹‹Ora basta, festeggiare, miei amati sudditi. Preparatevi e armatevi! Aolai sta per entrare in guerra›› disse il loro re.
‹‹In guerra, mio signore? E contro chi?›› chiese un suddito.
Wukong alzò un dito verso il cielo: ‹‹Contro gli Dèi. La mia visita ai Cieli è stata a dir poco orribile! Non mi hanno innalzato come Grande Santo Pari al Cielo, anzi, mi hanno messo a lavorare come il peggiore degli sguatteri. Io mi sono ribellato, e ora gli Dèi sicuramente scenderanno dalle nuvole con le loro legioni. Ma noi non dobbiamo temerli, mie scimmie. Noi possiamo respingere quei pomposi egomaniaci, e lo faremo con tutta la forza di cui Aolai è capace! Alla guerra!››
Le scimmie innalzarono un coro fatto di possenti grida, udibili per migliaia di leghe di distanza.
In quel momento, Koba, il consigliere del re, si avvicinò al suo padrone. ‹‹Mio signore…›› disse il bonobo. ‹‹…Certamente gli Dèi si sono meritati la vostra ira, ma io vi suggerisco di non opporre troppa resistenza. Dovete agire diversamente››
‹‹Koba, sono io che ho problemi alle orecchie, oppure tu hai appena osato suggerire di arrendermi?››
‹‹Arrendersi? No, mio signore, mai vi consiglierei una tale vigliaccheria!›› esclamò spaventato. ‹‹Una resa creerebbe solo sospetti. Il mio consiglio è combattere, per poi lasciarsi catturare. Lasciate che vi spieghi: una guerra contro gli Dèi sarebbe eccessivamente lunga e gravosa per la nostra nazione. Colpirli dall’interno, invece, si dimostrerà una strategia vincente. Se voi farete credere loro di avervi conquistato in guerra, certamente vi porteranno al cospetto dell’Imperatore di Giada, e verrete imprigionato fino alla sentenza di morte. Una volta in casa del nemico, potrete liberarvi e causare il panico. Non si aspetteranno mai una manovra simile, e allora voi fare sanguinare i Cieli.››
‹‹Hmm, mi piace come ragioni, Koba›› rispose Wukong picchiettandosi il mento peloso con l’indice.
‹‹E ho un suggerimento: Il mondo divino è un mondo pieno zeppo di beni, ma nessuno di essi è più sacro e prezioso dell’Albero Bianco, tenuto nel giardino del Buddha. Questo albero è il più grande tesoro dei Cieli. Più splendente dell’argento, più prezioso dell’oro, e più sacro dei sutra buddhisti. Esso è ricolmo del potere del Buddha. Se distruggerete l’albero, infliggerete un durissimo colpo nel morale degli Dèi. Talmente grave che si arrenderanno, e vi riconosceranno come un vero nemico che mai più andrebbe sfidato››.
‹‹L’albero del Buddha, eh? Koba, sei un vero genio. Sì, adoro il tuo piano. Gli Dèi non si immaginano nemmeno cosa abbiamo in serbo per loro››
‹‹Avete ragione, mio signore, avete proprio ragione. Lo vedranno tutti…›› disse con un ghigno perfido stampato sul volto. E i suoi occhi dorati si illuminarono di una luce tetra e inquietante. Una luce oscura.
 
 
NOTE DELL’AUTORE
E’ passato del tempo, troppo tempo a dire il vero. Il motivo? Fondamentalmente due: non riuscivo più ad entrare su EFP e… avevo perso tutto. Tutto questo grande capitolo cancellato per motivi a me ignoti! Con EFP out, e i miei dati persi, il mio morale era sceso sotto lo zero. Ma ritrovando la calma, la pazienza, e il TEMPO CHE MI MANCA, alla fine, poco alla volta, sono riuscito a montare questo capitolo.
Ebbene sì… abbiamo perfino Sun Wukong, il leggendario Re delle Scimmie, che in Giappone è conosciuto col nome di Son Goku (EH EH EH).
Il personaggio di Lin Dan è, ovviamente, Dentolina! Eppure, in questo capitolo, non è presentata come fata del dentino. Come lo diventerà? Lo vedrete nella prossima parte che, SPERO, di riuscire a fare in tempi non troppo lunghi.
Nel prossimo ci sarà la guerra, LA GUERRA PIU’ TOTALEEEEEEEEEE!
 
1] Il “Continente Oscuro” che Emily Jane sta visitando è l’Africa. Il motivo per il quale lei si trova lì sarà analizzato più avanti.
  
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