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Autore: holls    31/12/2022    2 recensioni
Dal testo:
«Hai una torcia?», domandò. Gli altri due le rivolsero uno sguardo interrogativo, ma la bambina non volle saziare la loro curiosità.
Lucy alzò le spalle. «Penso di sì. Vado a vedere tra le cose di papà.»
La bambina uscì dal piumone, si infilò le ciabatte e a piccoli passi sparì in una stanza adiacente. Subito dopo si udirono rumori metallici e cassetti che si aprivano e chiudevano.
«Che hai in mente?», le domandò John.
«Vedrai tra poco», gli rispose, senza togliersi quel sorriso dalla faccia. Si sentiva soddisfatta nell’intravedere, sul volto di suo fratello, una leggera quanto impercettibile traccia di inquietudine. Lui la fissò ancora, e lei sentì nascere nel petto una sensazione di rivalsa e soddisfazione.
Genere: Horror, Suspence | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Il piccolo Conrad e il cucciolo di cocker

 

Una manciata di DVD giaceva disordinata sopra il divano-letto, sulla sagoma di tre paia di gambe delineate dal piumone invernale. I bambini che lo occupavano non avevano alcuna intenzione di dormire, ed ecco perché i loro occhi scrutavano le copertine in cerca di ispirazione su cosa guardare quella sera. Nella penombra del seminterrato si intravedevano classici Disney, ma anche lavori più recenti, eppure niente sembrava suscitare il loro interesse.

Un paio di gambe si mossero sotto al piumone, e i DVD posati sopra franarono inevitabilmente su quelli posti poco più accanto.

«Em, sei un disastro!», esclamò John.

«Quanto la fai lunga», ribatté lei. «E poi tanto nessuno vuole guardare i cartoni.»

«Questo lascialo decidere a Lucy», le rispose lui. «In fondo è il suo compleanno e il suo pigiama party.»

Emily sospirò e alzò le spalle. «Sei proprio un fratello rompiscatole.»

A Lucy scappò una risatina. «A me va bene se facciamo altro», disse la festeggiata. «Avete qualche idea?»

I tre si lanciarono qualche occhiata, poi Emily sorrise. «Potremmo mettere un po’ di musica.»

«Meglio di no», rifletté Lucy, «non vorrei disturbare i miei.»

Emily arricciò le labbra come a volerci pensare un attimo, e bastò un istante perché sul viso le spuntasse un sorriso sornione.

«Hai una torcia?», domandò. Gli altri due le rivolsero uno sguardo interrogativo, ma la bambina non volle saziare la loro curiosità.

Lucy alzò le spalle. «Penso di sì. Vado a vedere tra le cose di papà.»

La bambina uscì dal piumone, si infilò le ciabatte e a piccoli passi sparì in una stanza adiacente. Subito dopo si udirono rumori metallici e cassetti che si aprivano e chiudevano. 

Emily si divertì a muovere i piedi e a osservare la sagoma del piumone cambiare sotto l’effetto dei suoi movimenti.

«Che hai in mente?», le domandò John.

«Vedrai tra poco», gli rispose, senza togliersi quel sorriso dalla faccia. Si sentiva soddisfatta nell’intravedere, sul volto di suo fratello, una leggera quanto impercettibile traccia di inquietudine. Lui la fissò ancora, e lei sentì nascere nel petto una sensazione di rivalsa e soddisfazione.

Dopo poco, Lucy spuntò dalla soglia dell’altra stanza con un’espressione soddisfatta sul viso e un braccio ben alzato, che culminava con una torcia stretta tra le dita. 

Emily batté le mani, eccitata. «Evviva! Dai, torna qui. E spegni la luce!»

«Perché?», domandò la bambina.

«Fidati di me», le rispose soltanto. Alla sua destra sentì lo sbuffo del fratello sulla pelle del collo.

«Io non lo farei», suggerì lui. Emily si voltò verso John e gli fece una smorfia con la bocca. 

Lucy però fece come le era stato detto, così, quando fu abbastanza vicina al letto, si allungò verso l’interruttore e spense la luce, lasciando il trio nel buio pesto. Accese quindi la torcia e la puntò al soffitto, poi la diresse sul piumone, dopodiché si infilò sotto le coperte. Non appena fu dentro, Emily le sfilò la torcia di mano e se la mise sotto al mento, provocando un sussulto negli altri due per quel gioco di luci e ombre. La bambina allora liberò i capelli da dietro le orecchie e li lasciò ricadere ai lati del viso, incorniciando ancora di più la sagoma contrastata del suo volto.

«Bene, allora», cominciò, modulando il timbro della voce in modo da farlo apparire più gracchiante, «vi racconterò una storia vera.»

«È una storia paurosa?», domandò John con un pizzico di esitazione, e sua sorella alzò gli occhi al cielo. Nonostante la penombra, era impossibile non notare i suoi occhi intimoriti, così Lucy si spostò per mettersi più vicina a lui e tenergli la mano. 

«C’era una volta», iniziò Emily, «un bambino di nome Conrad che viveva con suo padre. Sua madre era morta l’anno prima e lui si sentiva solo, così avevano preso un cane per avere un po’ di compagnia.»

Emily fece una pausa, come a voler assaporare le facce dei presenti, illuminate appena dal bagliore della torcia. Le sembrò di notare che il volto di John diventava sempre più contrito.

«Che cane era?», domandò lui.

«Un cucciolo di cocker», rispose. «Tutto marrone, dal pelo lungo, un gran giocherellone. Dormiva sempre ai piedi del letto di Conrad, che lo adorava.»

«Ok…», sussurrò Lucy, e strinse un po’ di più la mano di John.

«Comunque», continuò Emily, «il papà era spesso fuori per lavoro, ma Conrad non aveva paura di notte. Se voleva essere rassicurato, sapeva che gli bastava mettere una mano fuori dal letto perché il suo cucciolo gliela leccasse.»

«Bleah», commentò John.

Il sorriso sul volto di Emily si smorzò per un attimo, durante il quale alzò gli occhi al cielo e sbuffò, quindi si schiarì la voce per ritrovare quel timbro gracchiante che stava avendo l’effetto sperato.

«A ogni modo», proseguì, «una notte si ritrovò solo perché suo padre era di nuovo fuori città. Fuori c’era un vento pazzesco che faceva tremare i vetri delle finestre e che sibilava tra gli spifferi…»

John e Lucy si strinsero ancora di più l’uno nell’altra, entrambi con le labbra serrate e il volto teso.

«Conrad era spaventato, così mise la mano fuori dal letto e si sentì meglio quando il cucciolo gli leccò la mano. Ma il vento cominciò a far scricchiolare i muri, e soffiava sempre più forte, e Conrad aveva davvero tanta paura.»

La vibrazione improvvisa di un vetro li fece sobbalzare tutti e tre. John si lasciò scappare un gemito. Trattennero il respiro e lentamente ruotarono il capo fino a che la piccola finestra del seminterrato non fu nel loro campo visivo. 

Non c’era niente. Emily cercò di deglutire senza fare rumore. I tre tornarono a guardarsi.

«Hai detto che era una storia vera?», balbettò John.

«Sì», rispose la sorella, dissimulando una tranquillità che non le apparteneva, «ma non ho ancora finito.»

«Manca molto?», domandò la festeggiata.

Emily rimise la torcia in posizione e le sembrò di percepire il terrore intorno a sé. «No. Non molto.»

I due bambini annuirono e si lanciarono un’occhiata spaventata.

«A un certo punto», riprese, «nel cuore della notte si cominciò a udire uno strano rumore. Plik, plik, plik. C’era qualcosa che gocciolava. Conrad provò a ignorare quel suono, ma era sempre più intenso. Plik, plik, plik. Si fece leccare la mano ancora una volta per farsi coraggio, poi si alzò per andare a vedere.»

«Ho paura», sussurrò John e si accorse che la voce gli tremava.

«Camminò fino al bagno. Arrivato davanti alla porta, abbassò la maniglia ed entrò. Quello che vide era così spaventoso che si mise a urlare.»

«E…», provò a domandare Lucy, prima che le parole le morissero in gola. «E cosa aveva visto?»

Emily spalancò gli occhi e avvicinò ancora di più la torcia al mento, in modo che il suo volto diventasse più mostruoso e spettrale. Guardò prima suo fratello, poi spostò lo sguardo sulla festeggiata. Strizzò allora gli occhi, come se lo spettacolo raccapricciante della sua storia fosse stato proprio lì davanti a lei, dopodiché fece un sospiro profondo.

«Dalla vasca da bagno scorreva sangue», e a quella parola i presenti inorridirono, «e non appena Conrad spostò la tenda vide il povero cocker completamente squartato.»

Suo fratello piagnucolava. Lucy provava a mantenere un contegno, ma il tremolio con cui stringeva le mani del cugino diceva tutt’altro.

«E soprattutto», continuò Emily, scandendo le parole, «sullo specchio c’era una frase scritta col sangue.»

Studiò le loro espressioni terrorizzate, e assaporò il momento che stava per seguire.

«“Non solo i cani leccano le dita.”»

I due bambini di fronte a lei sbarrarono gli occhi. Le loro mani smisero di tremare, forse perché si stringevano così forte a vicenda da non riuscire a muoversi. Emily li guardò ancora una volta, uno per uno, lasciando che i suoi occhi accarezzassero le espressioni di paura che vedeva stampate sui loro volti. Alla fine riemerse lo stesso sorriso sornione che le era comparso poco prima, quando aveva cominciato a gustare quello scenario. E in quel momento se lo stava proprio gustando. Oh, sì.

La piccola finestra del seminterrato vibrò di nuovo, stavolta più forte. Lucy urlò. Urlò così tanto che John le lasciò le mani per lo spavento, così tanto che la bambina si liberò del piumone e uscì dal letto alla velocità della luce, e sempre urlando corse fino alle scale, e risalì i gradini a due a due, incespicando, poi inciampando, e terrorizzata corse per tutto il piano di sopra, finché non bussò con tutta la forza che poteva sulla porta della camera dei suoi.

«Aiuto! Aiuto!», la sentirono urlare i due bambini rimasti giù, così anche John uscì dal letto e volò al piano di sopra, salendo uno scalino per volta, aiutandosi col corrimano. 

Emily rimase sola con la torcia in mano, ora accesa, ora spenta, ora accesa, ora spenta. Sospirò. Aveva fatto un casino, se lo sentiva. Ora accesa, ora spenta, ora accesa, ora spenta. Sentì delle voci al piano di sopra, voci concitate che cercavano di calmare Lucy, ed Emily ebbe la sensazione di averle rovinato la festa. In mezzo a quelle voci sentì anche il suo nome. Qualcuno stava raccontando cos’era successo.

Poco dopo, nel seminterrato scesero Lucy e suo padre, seguiti da John. Qualcuno accese di nuovo la luce e quella stanza, che fino a poco prima le era sembrata teatro di eventi nefasti, tornò a essere un semplice seminterrato.

«Forza, bimbi, tornate a letto. Non ci sono cani qui, visto?», e il papà indicò i piedi del letto. «E nemmeno cani morti in bagno.»

«È tutta colpa di Em», piagnucolò John.

«Sei tu che sei un cacasotto», ribatté lei.

«Ehi, signorina», la riprese il papà di Lucy, «piano con le parole.»

Emily sbuffò e lasciò cadere la torcia sul letto. Alzò lo sguardo verso la cugina e notò che il suo viso era ancora un po’ teso, così le si avvicinò e l’abbracciò, cogliendo l’altra di sorpresa. Si sentiva in colpa per ciò che era successo, per averla spaventata così tanto. Dopo un primo momento di smarrimento, però, la bambina ricambiò, sancendo così la fine delle ostilità tra le due, se mai ce ne fossero state.

Sentì una mano scompigliarle i capelli, così sciolse l’abbraccio e si accorse che il papà di Lucy si era seduto sul letto, vicino a lei.

«Stai bene?», le domandò. Emily guardò gli altri due, e sentì una fitta al cuore nel vedere come si prendevano cura l’uno dell’altra, una premura che nessuno aveva avuto nei suoi confronti. Nessuno tranne lui.

«Sì, grazie. E scusa per questo casino. Non volevo spaventarli. Cioè», e sospirò, «forse un pochino sì. Ma solo un pochino.»

L’uomo rise di gusto. «Sei una piccola peste», le rispose sorridendo, poi le diede un buffetto sul naso che la fece ridere a sua volta. «Domani la racconti anche a me questa storia, ormai sono curioso.»

«Va bene», disse soltanto, col sorriso sulle labbra.

L’uomo rimboccò il piumone matrimoniale alla bell’e meglio, dopodiché augurò a tutti e tre una buona notte. E lo sarebbe stata davvero, Emily ne era certa.

 

   
 
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