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Autore: Ravenclaw_Lover    01/01/2023    0 recensioni
Sto aspettando la mia fine.
Genere: Triste | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Io... ci ho provato ad essere una brava regina. Forse ce l'ho fatta, forse no. Eppure adesso mi trovo al patibolo, con il viso imperlato di sudore, i capelli raccolti in una fulva treccia bionda. Il mio sguardo vacilla, si perde nell'osservare la gente che alza le braccia in segno di protesta, oppure mi inveisce contro. Non odo le loro parole, poiché ammassate una sull'altra e ciò mi rende incapace nel sentirle, d'altronde chi vorrebbe mai farlo? Non m'importa più di queste vane e inutili parole. Tra poco non sarò nemmeno più in grado di sentire alcun suono.

Io sono stata una regina, ho accompagnato il re, ho preso posto accanto a lui sul trono, non come farebbe una semplice amante.

Mi sento in colpa per ciò che ho fatto: ho tradito il mio re, ed ora anche Bouchard, l'unico che io abbia mai amato, subirà la mia stessa fine, o forse l'ha già subita. Morirò con questo dubbio, ma oramai nulla si può fare, visto che mi trovo sul patibolo ad aspettare che le urla della gente si plachino e che mi dicano che è giunto il momento.

Guardo tra la folla, una massa indefinita di cortigiani e di cittadini, benestanti e non (cosa che deduco dal loro abbigliamento). Non capisco per quale motivo non li zittiscano; di solito, all'esecuzione di un reale, la gente non dovrebbe gridare così tanto. Mi compiaccio però quando qualcuno urla di far silenzio, e tutti non osano proferire nuovamente parola.

Il momento è quasi arrivato.

Tengo le mani giunte, tutto il corpo mi trema; la crudeltà di questo sovrano è davvero tale da far giustiziare me, per di più a nemmeno trent'anni, e a non presenziare al momento della mia fine?

Chissà dove sono finiti i miei genitori, forse si trovano tra la gente, che cercano di urlare cose irrispettose nei confronti del re, o forse nei miei confronti. Chissà se non si siano indignati per il mio comportamento, oppure provino ancora un briciolo di amore materno e paterno verso la mia persona.

Il boia mi fa un cenno mentre sono ancora assorta tra i miei pensieri; sobbalzo per lo spavento, poi un tremore invade il mio corpo e, lentamente, mi avvicino al ceppo sul quale spirerò.

Dico qualcosa sulla mia fede religiosa e la mia devozione al re, alzando quanto basta la voce per essere sentita. Cerco di non far udire la mia paura; devo morire da regina, non da ragazzina di campagna. Certo, ho un forte timore, ma devo anche mantenere una certa dignità.

Oh, dio, devo essere uccisa quest'oggi e mi preoccupo per la mia compostezza e per la fama del mio nome? Forse è giusto così, non so più nulla ormai che la mia fine sta arrivando veloce come un battito d'ali.

Mi porto le mani alla nuca e mi sfilo una piccola collana d'argento. Poi tolgo un copricapo con rifiniture d'oro, lasciandolo cadere a terra e rimanendo solo con il fermaglio che chiude la treccia, la quale cade sulla spalla destra con facilità. Serro le labbra sottili, guardo un'ultima volta la folla pronta ad abbassare lo sguardo per il disgusto di vedere una cosa così ripugnante, quale la mia decapitazione; tiro fuori dalla tasca della veste color smeraldo un rosario con decorazioni in argento e lo stringo a me. Cerco di nascondere la piccola lacrima che mi sta bagnando la guancia, la quale scende in silenzio.

Guardo a terra, lo sguardo fisso sul legno sotto di me; qualche capello fuori posto mi scivola sul viso. Assumo un'espressione neutra, sento il boia che smette di affilare l'ascia. Poi mi avvicino al ceppo di legno e poggio la testa sull'incavo intagliato su di esso, penso che probabilmente è stato lo stesso su cui anche altri migliaia di reali hanno perso la vita.

E proprio mentre penso, vengo distratta dal rumore dell'ascia del boia che taglia l'aria in due mentre la tira in alto, sopra la sua testa. La folla è già pronta a distogliere lo sguardo. 

Il boia compie poi un secondo movimento, stavolta abbassando l'ascia. Faccio le mie ultime preghiere e poi un dolore lancinante; evidentemente il colpo non è andato a segno.

E allora, mentre il sangue cola dal collo, trattengo un urlo che mi parte da dentro; il boia taglia di nuovo l'aria con la sua ascia, per poi abbassarla un'ultima volta.

Il panico si spegne, i pensieri volano via, leggeri; vedo tutto nero.

Sono morta.

   
 
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