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Autore: Giorgystory    06/01/2023    0 recensioni
Quando vivi in una piccola città, le voci si diffondono velocemente. Ci conosciamo più o meno tutti qui a San Marco. Quando il telefono di casa squilla, mi precipito a rispondere.
《Stefano》dice Elisa con tono un po impaurito 《Qui è un casino, puoi raggiungermi a casa?》
《Elisa! Calmati, sono ancora in pigiama! Si può sapere cosa sta succedendo?》
《Ti spiego quando arrivi qui, ma per favore fai presto!》 risponde lei.
A questo punto lei stacca il telefono
Stefano, Luca ed Elisa, un gruppo di quindicenni che si conoscono da sempre, e conoscono bene anche la sorella minore di Stefano, Andrea. Ma cosa succede quando nella loro piccola città c'è un mistero da risolvere? Il gruppo avrà tanti problemi da affrontare, e con la scoperta della malattia di Stefano cambierà tutto?
Genere: Avventura, Drammatico, Mistero | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Mentre vado in cucina, la mia preoccupazione per Stefano aumenta. Quando raggiungo la cucina vedo Mamma e l'infermiera che parlano. Mamma sta per mettere nell'acqua lo zucchero. «È un bravo ragazzo» dice quest'ultima «Stava correndo perché aveva visto le volanti della polizia. Deve essere andato nel panico.» «Si vede che è tranquillo, ma qualcosa lo tormenta. Me lo sento. Aveva gli occhi stanchi e aveva uno sguardo triste. So che è appena svenuto, ma si vedeva che è pieno di pensieri per la testa.» Mia mamma fa un sorriso triste «Quel ragazzo è sempre stato peno di pensieri. È stato depresso per un certo periodo. L'ho cresciuto come un secondo figlio e lo conosco molto bene. Mascherava bene le sue insicurezze, la sua tristezza, ma un giorno, mia figlia notò dei tagli sulle sue braccia. Aveva solo tredici anni, e ne è uscito da solo un anno. Penso sia stato il periodo più nero della sua vita. Per un po' non si alzava nemmeno dal letto. Ma l'ha superata, dopo lungo tempo.» Mi ricordo bene quel periodo, fu davvero terribile. Noi non stavamo ancora insieme. Ma vedevo che peggiorava di giorno in giorno, era arrivato al punto che a scuola non apriva bocca. Anche i professori iniziarono a preoccuparsi. Aveva delle crisi di pianto, era pieno di insicurezze, aveva la certezza che non ce l'avrebbe fatta a superarla, pensava che nella vita non sarebbe mai riuscito a fare nulla. Notai delle cicatrici sulle sue braccia un giorno, e alla fine l'ho aiutato a chiedere aiuto. Vorrei che non gli fosse mai accaduto, non se lo meritava. Mi schiarisco la gola per farmi notare dalle due donne. «Oh» dice l'infermiera «È successo qualcosa?» «Serve l'acqua e zucchero» rispondo Mamma mette lo zucchero nel bicchiere con l'acqua e me lo porge. Io lo prendo e torno in salotto, da Stefano, che è seduto sul divano con le mani sulla fronte. «Ehi, tutto bene?» gli chiedo Lui alza la testa. «Si...Mi girava solo un po' la testa.» Gli do il bicchiere. Lui lo prende e lo porta alla bocca, bevendone il contenuto. Fa una smorfia. «Forse è un po' troppo zuccherato.» dice. Ridacchio. Lui mi guarda, con un po' di timore. Poi abbassa di nuovo lo sguardo. «Dici che mi posso alzare?» domanda «Dovrei chiedere all'infermiera, ma...» Come se l'avessi chiamata, la ragazza bionda spunta nella stanza. «Si» ci risponde, probabilmente ci aveva sentito «Ora ti puoi alzare.» «Potremmo fare una prova senza la bombola prima di andarmene senza e basta?» dice lui. Lei allora si abbassa verso di lui e toglie il sondino dal naso. Decidiamo di farlo camminare, per fare una prova. Per i primi passi va tutto bene, ma dopo un po' comincia ad avere l'affanno. Mette le mani sulle ginocchia. Lo facciamo sedere di nuovo e gli rimettiamo il sondino. «I miei polmoni fanno abbastanza schifo» dichiara lui «Sai, è molto strano che tu non riesca a respirare bene senza la bombola di ossigeno.» dice l'infermiera «Mi potresti dare il numero di tua madre, dovrei parlarle» Dopo aver dato il numero della madre all'infermiera, io e Stefano usciamo fuori. Lui porta la bombola su una specie di carrellino apposito. C'è un nostro amico, Luca. Si volta verso di noi e quando vede Stefano, lo abbraccia. «Oddio, come stai?» quando sei svenuto io e Elisa ti abbiamo portato sul divano. Eravamo spaventatissimi.» Stefano è arrossito leggermente. «Ora sto bene» gli dice lui ricambiando ora l'abbraccio. Quando si stacca chiede: «Dov'è Lisa?» La vedo più avanti vicino casa sua, con i capelli rossi, gli occhi verdi dietro gli occhiali. Ci saluta, allora ci dirigiamo verso di lei. Quando vede Stefano con la bombola di ossigeno dice: «Cos'è successo?» «Probabilmente una crisi d'asma un po' troppo forte» si affretta a rispondere lui. Vuole evitare l'argomento, si vede. «Dove sono i tuoi figli?» chiedo «Sono con Charlie nel salotto. Beatrice si è appena messa i punti, e sta provando a calmarla un po'.» «Possiamo vederla?» dice Stefano. Lisa annuisce e ci guida nel salotto. Ci sono il piccolo Luigi e Beatrice seduti sul tappeto, Beatrice ancora con gli occhi lucidi. Charlie è seduto sulla poltrona e gli sta probabilmente raccontando una storia, quando si accorge della nostra presenza. Quando anche i bambini ci notano, Beatrice corre verso Stefano e Luigi corre verso di me. «Stefano!!» urla la bambina abbracciandolo «Mi hanno cucito il mento! Mi hanno fatto male!» Stefano sorride «Lo so, ma era per il tuo bene. Non si vedrà più niente con il passare del tempo però, non ti preoccupare» Lei annuisce, poi nota il sondino al naso di Stefano. «Cos'è questo?» «Oh, non è nulla!» la rassicura «Mi aiuta a respirare bene!» «Come mai?» chiede la piccola «Non riesci a respirare? Sei malato?» Stefano abbassa lo sguardo. So che non vuole rispondere alla domanda, e so che anche lui ha capito che non è solo asma, ma c'è qualcos'altro. Sento che una manina mi tira la maglia. Mi giro e vedo Luigi che mi sta guardando. «Come mai Stefano è triste?» dice lui «Non è triste.» «Allora c'è qualcosa che non va?» «No» gli rispondo «Va tutto bene» Parliamo con Charlie, passeggiando attorno alla casa. Charlie ci dice che quando si sono svegliati, sono andati nella camera dei bambini, e hanno trovato Beatrice nel letto piena di sangue sul mento e sulle lenzuola. «È stato orribile trovarla così. Abbiamo avuto tanta paura.» «Immagino...» dice Stefano «Sono contento che ora stia bene. Ad ogni modo, voi avete qualche sospetto? Intendo su chi sia stato ad entrare in casa vostra e a fare ciò che ha fatto.» «Sappiamo che non ha le chiavi di casa. La porta era scassinata. Non abbiamo molte idee.» «Per quanto ne sappiamo potrebbe essere chiunque. Un vecchio amico che per qualche motivo se la prende con voi, un serial killer che vi ha presi di mira.» Do una leggera gomitata a Stefano, questa ipotesi è un po'troppo in questa situazione. Lui mi guarda, cercando di non ridere forse. Adocchia una panchina. «Mi sento un po'stanco.» dichiara lui. «Ci fermiamo anche noi con te.» dice Charlie. Stefano scuote la testa. «No...Ho bisogno di un po' d'aria.» «Okay.» gli dico io «Ti lasciamo un po' qui da solo allora.» Io e Charlie continuiamo a camminare per un po', finché non siamo abbastanza lontani dal mio ragazzo. «Che cos gli è successo?» domanda Charlie «Perché il sondino? Non ne aveva mai avuto bisogno. Poi...Le ultime crisi. Il mese scorso è stato in ospedale. Non gli avevano fatto nessun controllo?» «No» rispondo «Ma non penso sia asma. La diagnosi del medico doveva essere sbagliata. L'infermiera ha detto che è strano che non riesce a respirare bene. Poi gli ha chiesto il numero di sua madre. Penso sia qualcos'altro, e io sono seriamente preoccupata.» «Penso ci dovremmo preoccupare un po' tutti per lui ultimamente. Qualche notte fa mi ha chiamato. Erano circa 3 o le 4. Stava avendo una crisi di pianto. Mi ha confidato qualcosa, non mi ricordo ora, ma era molto spaventato riguardo il suo futuro.» Mi guardo le mani. Ho paura per lui. Sta rientrando nel periodo nero, non voglio vederlo precipitare e basta, devo aiutarlo prima che cada di nuovo nel buio più profondo.
   
 
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