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Autore: dragun95    15/01/2023    0 recensioni
Sono passati sei mesi dagli eventi della città di Nidolan in cui gli Inquisitori hanno trionfato. Nonostante ciò il lavoro degli Inquisitori non è ancora finito.
Havel un membro dei Consiglieri dell'ordine con il secondo potere decisionale più forte. Decide di riprendere le sue armi è mettersi alla ricerca di una reliquia che forse, potrebbe aiutarli. Ma trovarla non sarà semplice nemmeno per lui e l'epidemia della piaga, potrebbe complicare le cose.
Genere: Azione, Drammatico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: Lemon, Lime | Avvertimenti: Tematiche delicate, Violenza
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- Questa storia fa parte della serie 'The Thorn Cronicles'
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CAPITOLO 2
 

Nel cielo notturno la figura di un Anfisbena si stagliava illuminata dalla luna e le stelle in cielo. Sulla sella Havel teneva con una mano le redini e con l’altra la mappa per vedere quanto mancasse.
Era partito dalla base degli Inquisitori ieri sera ed era in viaggio già da un giorno e due notti. Evidentemente doveva aver sbagliato i tempi di andata e arrivo. Ma visto che non ci era mai stato non poteva saperlo con certezza.
 
“Ormai dovrei esserci” guardò sotto di lui gli alberi della foresta. Secondo le informazioni delle Ombre, il lago della luna si sarebbe dovuto trovare oltre ad essa.
Il rettile volava facendo uscire la lingua per percepire gli odori nell’aria, mentre la testa dietro copriva le retrovie in caso di eventuali attacchi alle spalle.
 
Mentre controllava la mappa, alzò la testa guardando la luna velata di nuvole. Un presagio non certo molto rassicurante, almeno secondo alcuni. Ma per lui era come una cara amica che viveva nel cielo. Con lo sguardo concentrato in alto non si accorse che la sua cavalcatura frenò di colpo mentre un dardo gli passò molto vicino. L’uomo dovette stringersi alle redini per non cadere.
Mentre da terra altri dardi venivano scagliati. L’Anfisbena si mosse evitandoli, mentre il cavaliere cercava di vedere chi gli stesse sparando contro, ma la foresta era troppo fitta.
 
“Non si vede niente” fece virare il serpente a due teste per evitare altri dardi. Ma sicuramente dovevano essere poco più avanti di lui.
Si guardò intorno per trovare un posto dove imbucarsi, vedendo però solo le chiome degli alberi. Forse la sua cavalcatura ce la poteva fare.
 
-In picchiata e rovescio- il rettile annuì con entrambe le teste iniziando a scendere di quota verso le cime degli alberi, girandosi sulla schiena. Con l’Inquisitore che si ritrovò a testa in giù. Afferrò la sua lama a mezza luna per deviare un altro dardo diretto verso di lui. Appena l’Anfisbena si trovò vicino alla cima dell’albero aprì le ali per frenare e appiattì le zampe lungo il corpo, avvolgendosi con le sue spire alla pianta.
Havel si strinse appiattendosi contro il dorso, mentre il rettile strisciava lungo il tronco per nascondersi tra i rami. Adesso erano al sicuro da eventuali attacchi aerei.
 
“Chi ci stava attaccando?” gli vennero subito in mente i Crociati della chiesa, sarebbe stato nel loro stile. La testa rossa sulla coda si avvicinò strusciandosi contro il fianco del Lupo degli Inquisitori. Lui l’accarezzò per tranquillizzarla.
Guardò la mappa un’altra volta insieme alla bussola. La direzione era corretta, ma non poteva salire ancora in cielo, sarebbe stato rischioso.
 
-Temo dovremmo andare a piedi- le due teste sibilarono in sincronia, strisciando verso il basso per raggiungere il suolo. Mentre il Consigliere prese il fucile, allungando al massimo la canna e tenendo i sensi vigili. La foresta che era molto fitta tanto che sembrava tutto uguale, sarebbe stato molto facile perdersi.
Di questo anche il serpente se ne era accorto, continundo a far uscire le lingue cercando di orientarsi in un luogo sconosciuto.
 
-Calmi va tutto bene- li tranquillizzò accarezzandogli il fianco. Dalle informazioni che avevano raccolto le Ombre, la foresta era abitata. Quindi se avrebbe incontrato qualcuno avrebbe anche potuto chiedere informazioni. Ma dato che era già notte sarebbe stato meglio accamparsi e riprendere le ricerche il mattino seguente.
 
 
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Si sistemarono in cima ad un albero per evitare di essere individuati a terra. L’Anfisbena si attorcigliò sui rami formando dome un anello alla corteccia del tronco, con Havel sdraiato sulla sua schiena proprio in mezzo alle ali.
L’Inquisitore era immerso nel suo dormiveglia, con il fucile stretto al petto e il dito sul grilletto. Il serpente a due teste dormiva facendo uscire le lingue ad ogni respiro, un metodo che usavano per avvertire pericoli mentre dormivano. Dopo qualche minuto la testa nera aprì lentamente gli occhi avvertendo qualcosa.
Lentamente alzò il collo svegliando l’altra testa che si mise a fiutare nella sua stessa direzione.
 
-Che avete sentito?- gli chiese mettendosi seduto e guardare nella stessa direzione delle teste. Era tutto buio, tranne per una luce. Assottigliò lo sguardo cercando di capire che cosa fosse, sicuramente non un incendio. Forse il fuoco di un falò o un accampamento.
 
-Sentite odore di battaglia?- le teste diedero una scrollata all’unisono per dargli una risposta negativa.
 
-Odore di sangue o morte?- la testa nera annuì sibilando. Ecco che cos’avevano sentito che li aveva destati. Si mise il fucile legato alla schiena ed afferrò la sua lama a mezza luna. Non era tenuto a controllare, ma dalla raccomandazione che la Piaga era arrivata anche in quel luogo. Era meglio essere prudenti ed escludere che fosse opera di un infetto.
 
-Voi due restate qui. In caso qualcosa vi faccio un fischio- il serpente a due teste sibilò per dirgli che andava bene, prima che il Consigliere si calasse giù dall’albero.
Seguì il percorso che si era creato in mente per raggiungere la luce. Mimetizzandosi con l’oscurità della notte e usando la vegetazione come copertura aggiuntiva. Più si avvicinava e iniziò a sentire delle voci e urla, stringendo d’istinto il fucile. Si mise di schiena contro un albero da cui proveniva il trambusto e sbirciò che stava succedendo.
 
Come aveva intuito c’era un fuoco da campo. Intorno ad esso c’erano dei pali a cui erano legate tre persone, mentre a fargli la guardia si trovavano dei Felinx. Una razza di umanoidi con caratteristiche feline. Guardandoli meglio, viste le orecchie e il colore della loro pelliccia dovevano trattarsi di Felinx puma.
Mentre tre stavano vicini al fuoco, altri due stavano legando una donna. Quest’ultima aveva la pelle di colore verde chiaro, capelli lunghi color oro e le mani erano nere. I tratti di un’Alchimista.
Il Consigliere storse le labbra, non erano infetti, quindi poteva anche tornare indietro. Ma anche se non era tenuto ad aiutarli per forza, non poteva certo restare a guardare che facessero del male a qualcuno che non poteva difendersi. Era un Inquisitore, ma anche un gentiluomo.
 
“Roviniamogli la festa!” pensò puntando il fucile nella loro direzione.
 
L’Alchimista si agitava cercando di sfuggire a quei due gatti troppo cresciuti. Quando uno di loro si stancò, dandole uno schiaffo.
 
-Smettila di muoverti così tanto, puttana!- soffiò lasciandogli dei graffi sulla guancia con gli artigli, ghignando per ciò che aveva fatto. Ma fu anche l’ultima cosa che fece, un secondo dopo un proiettile lo colpì in pieno alla testa. La donna venne macchiata dal suo sangue mentre il corpo cadeva a terra. Gli altri quattro rimasero impietriti per un secondo in stato di shock.
Appena il secondo Felinx vicino alla donna si riprese, una lama a mezzaluna lo colpì alla schiena facendolo cadere a terra. Gli altri si alzarono di scatto prendendo le armi.
 
-Chi è là? Fatti vedere!- ringhiò uno dei tre avvicinandosi lentamente al suo compagno per vedere come stesse, portando davanti a se la balestra da caccia.
In quel momento Havel uscì dai cespugli puntando contro il puma. Questi sgranò gli occhi puntando e sparando il dardo, che però venne evitato facilmente abbassandosi. Allungò la mano afferrando il collo del Felinx e con una torsione del corpo, lanciarlo contro il suo compagno più vicino. Prese la sua arma estraendola con un colpo secco dal corpo del Felinx, rimanendo fermo al suo posto.
I presenti inclusa la prigioniera, sgranarono gli occhi nel vederlo. Chiedendosi cosa ci facesse un membro degli Inquisitori lì.
 
-Sparagli!- uno dei tre gli sparò contro con la balestra. Ma gli bastò agitare l’arma per deviare il dardo.
 
-Ora tocca a me!- disse lasciando andare l’arma e scattando contro i tre. Quello che era stato lanciato via, afferrò la spada mirando alla sua testa. Havel gli bloccò il braccio che stava usando, torcendolo fino a fargli finire il braccio dietro alla schiena. Gli strappò la spada di mano fermando un fendente da sinistra, dando un calcio a chi lo aveva aggredito spedendolo a terra.
Spinse quello che stava trattenendo contro l’altro suo compagno e gli puntò contro il fucile premendo il grilletto, il proiettile trapassò le teste di entrambi.
 
-Maledetto!- l’ultimo rimasto espose le zanne, prendendo con la mano libera un pugnale e lanciandosi su di lui. Nonostante la coppia di pugnale e spada, l’altro fu in grado di parare tutti i colpi con facilità.
 
“Gli Infetti erano più problematici” si disse parando le armi e assestargli un calcio allo stomaco spedendolo a terra. Mentre era a terra gli puntò il fucile mirando alla testa, secondo dopo nell’aria si diffuse il suono di un altro sparo.
 
 
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Riprese la sua arma personale, dando uno sguardo ai prigionieri appesi ai pali. Si trattava di due elfi oscuri e un altro Alchimista. Per loro fortuna era arrivato lui. Si avvicinò all’Alchimista femmina, che subito cerco di strisciare via da lui, dopo quello a cui aveva assistito, come poteva dargli torto. Havel la prese e senza farle male la mise seduta così che potesse guardarlo.
 
-Tranquilla, se volessi farvi del male. Vi avrei lasciato a quei tipi- gli disse tagliando le corde che la teneva imprigionata. Lei lo guardo comunque senza fidarsi, spaventata dalla maschera che indossava.
 
-Direi di liberare i tuoi amici- si alzò continuando a guardarla. Lei annuì alzandosi traballante, a causa della paura che aveva provato prima. Ma quando si avvicinarono, videro che solo uno dei due elfi oscuri era ancora vivo. Gli altri due non respiravano più.
Strinse i denti sotto alla maschera, non era arrivato abbastanza in tempo. Aiutò l’Alchimista a tirare giù i suoi compagni, stringendo in lacrime l’unico ancora vivo. Il Consigliere avvolse i corpi dei due membri morti nei loro mantelli, come gli aveva chiesto lei, immaginava che la donna non volesse lasciarli lì.
 
-Non so da dove venite, ma è il caso che ci muoviamo!-
 
-Cosa?- gli chiese la dorata, cercando di capire che cosa volesse dire.
 
-Non credo tu riesca a trasportare il tuo amico ferito e i corpi degli altri da sola. O sbaglio?- la donna abbassò lo sguardo sul volto del suo amico. Non aveva tutti i torti, non sarebbe mai riuscita a trasportare tre persone che non potevano muoversi.
 
-Perché lo fai?-
 
-Perché nonostante il mio aspetto, sono un gentiluomo- rispose fischiando, producendo un suono acuto. Dopo neanche un minuto l’Anfisbena uscì dagli alberi spaventando la poverina, ma lui si affrettò a rassicurarla.
 
-Tranquilla è con me. Ci aiuterà- il serpente a due teste, lasciò di contro voglio che l’Alchimista salisse sulla sua schiena, insieme ai corpi dei suoi compagni. Mentre Havel portava in spalla il ferito. Preferiva non sovraccaricare troppa il suo destriero.
 
-Con tutto questo, non mi sono ancora presentato. Io sono Havel Solcar-
 
-Io sono…Cornelia- si presentò lei imbarazzata, stringendo le redini.
 
 
 
 
 
 
Note dell’autore
 
In questo nuovo capitolo, vediamo che il viaggio del Consigliere non inizia per niente bene. Prima viene attaccato mentre era in volo e poi si imbatte in alcuni Felinx (Una delle mie razze apparsa anche nella storia precedente a questa) che avevano catturato degli sventurati.
E qui scopriamo la forza di uno dei Consiglieri degli Inquisitori, che uccide senza troppa fatica gli aggressori e salva i superstiti.
 
Vedremo se la persona che ha aiutato l’aiuterà oppure no. Con questo vi saluto e vi aspetto al prossimo capitolo.
A presto.
  
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