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Autore: Tubo Belmont    22/01/2023    5 recensioni
"Se qualcosa si nascondesse veramente in fondo a quel tunnel?"
"Se dentro ai pilastri del tempio fossero veramente stati murati vivi esseri umani?"
"E se, in fondo allo scarico del mio lavandino, qualcuno, o qualcosa, mi stesse veramente spiando?"
Il mondo è un posto veramente vasto, ed è proprio questo il motivo per cui tra le sue strade strisciano entità dotate di una malvagità estremamente fuori luogo, il cui unico scopo è quello di divorare l'orrore, la disperazione e l'angoscia degli abitanti della Terra.
...
Satoshi, purtroppo, avrebbe preferito chiamarsi fuori da una situazione similmente pericolosa... ma volente o nolente, a causa di una decisione presa con impulsività e che, forse, lo perseguiterà per il resto della sua vita, si vede costretto a seguire una nuova e decisamente eccentrica compagna di classe in un abisso abitato dagli orrori più terrificanti che vagano per il suo mondo.
E, sinceramente, è molto positivo del fatto che non riuscirà ad uscirne vivo.
Genere: Commedia, Horror, Mistero | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het, Shoujo-ai
Note: nessuna | Avvertimenti: Violenza
Capitoli:
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No Gods here but me (1)
 
“Quindi, ricapitolando” domandò dal sedile posteriore Saotshi, con un’espressione che era una strana metà tra lo speranzoso e il supplichevole “Non ho assolutamente nessuna possibilità di ripensarci?”
“Satoshi-kun, tesoro” la signorina Chisato lo guardò dallo specchietto retrovisore con un sorriso dolce “tu la possibilità di ripensarci non l’hai mai avuta!”
Sconfitto, il ragazzino sbatté debolmente la testa contro al sedile davanti, con le lacrime che gli rigavano le guance fuoriuscendo dagli occhi chiusi “G-già… tanto valeva la pena chiederlo…”
“E’ la quinta volta che lo dici, porca miseria!” esclamò Katsuki, sbattendo il gomito sul proprio sedile e spedendo all’indietro Satoshi con le mani sul naso “E vedi di allontanarti che mi dai fastidio.”
Satoshi mugugnò quello che doveva essere un insulto pesante, mentre Chisato tornava con gli occhi fissi sulla strada notturna illuminata da qualche lampione. Poi, finalmente, la Tueno bianca prese una curva larga ed entrò in un immenso spiazzo d’asfalto scuro, andando a parcheggiarsi perfettamente tra due linee bianche sbiadite, dipinte sul suolo.
Seria, la donna spense il motore.
“Siamo arrivati.”
Katsuki fu la prima a scendere e Satoshi, a malavoglia, fu il secondo.
A qualcosa che dovevano essere poco più di una cinquantina di metri da dove si era fermato il loro mezzo di trasporto, con la base appena illuminata dalla pallida luce dei lampioni, s’innalzava in tutto il suo inquietante splendore una colossale piramide azteca di quattro piani, oscura come l’ombra di un Kaiju sullo sfondo abissale di una notte senza stelle. Il giovane studente, solo a guardare quell’edificio dall’immensa mole, poteva quasi percepire l’enorme e terribile aura tenebrosa che trasudava dalle sue mura coperte dal buio. Kuzco, questo era il nome del gigantesco albergo/casinò a forma di piramide azteca, ormai finito in disuso ed abbandonato, che si trovava davanti ai loro occhi. Una palese e personalizzata imitazione del Luxor di Las Vegas, che tuttavia aveva ben poco da invidiare a quello della città americana, almeno in quanto a grandezza. Ed in quanto all’aria asfissiante e pericolosa che t’entrava nei polmoni solo a guardarlo da lontano.
Cosa ci faceva Satoshi, in quel piuttosto fresco venerdì notte, innanzi ad un monumento fallimentare alla boria di – senza poi troppi dubbi – qualche capo Yakuza che non è stato per niente in grado di mantenere attiva un’attività di lavaggio di denaro sporco simile nella periferia della periferia della capitale?
Beh, per rispondere a questa domanda, è chiaramente necessario tornare indietro di qualche ora…
 
Quello stesso pomeriggio, poco dopo la fine della lezione…
 
Quando la tua vita viene sconvolta, dopo aver scoperto che il mondo è invaso da creature che popolano le menti sadiche e malate di chi scrive storie horror su internet e dopo aver scoperto che il tuo corpo è letteralmente un piccolo ordigno nucleare che, se non controllato come si deve, rischia di saltare in aria e di portarsi tutta la gente che ami e non nello Yomi, ti aspetti che la storia biografica della tua vita, da questo punto in avanti, non possa che andare in discesa, collezionando traumi su traumi uno peggio dell’altro.
Con somma sorpresa di Satoshi, tuttavia, la settimana dopo tutto il ‘gran casino’ dei Sette Misteri, tutto era filato in maniera… inspiegabilmente normale. Certo, continuava a far fatica a dormire – anche a causa della storia che si era autoinflitto per poter mentire a Rumi – Miki-chan gli faceva quasi ogni mattina quando arrivava a scuola e ogni sera quando uscivano il segno di tagliarsi la gola e Kurumi… pareva leggermente più distratto e depresso del solito. Per il resto, tutto nella norma: Amano-san non parlava molto con lui in classe e la signorina Chisato non lo aveva tartassato di compiti da ‘Esorcista’, nonostante la sua ultima considerazione riguardo la situazione del ragazzo.
E, ovviamente, come ogni normale giovanotto che tenta di pensare solo alle cose positive della vita, si era convinto che, forse, il peggio era passato e che, probabilmente, non avrebbe più dovuto rimanere coinvolto in quelle bruttissime situazioni.
Perciò quando, poco dopo essere stato chiamato in infermeria alla fine delle lezioni, trovandosi quelle orribili foto davanti agli occhi, ebbe un mezzo attacco di panico.
“MA CHE DIAVOLO PORCA DI QUELLA CAZZO DI MISERIA COSA CAZZO-”
Fu Katsuki a rifilargli uno scappellotto piuttosto forte per farlo stare zitto.
Però, in realtà, non lo biasimava nemmeno troppo: a prescindere, Chisato Momotaro non era mai stata in grado di alleggerire la pillola. Inoltre, quelle immagini sembravano essere state prese dirette-dirette da uno di quei siti di gore che si trovano in rete. Anzi, probabilmente quella psicopatica le aveva trovate e stampate direttamente da lì: sembrava lo spiazzale interno di uno di quegli hotel da cinque stelle che solo i miliardari ed Elon Musk possono permettersi di pagare anche solo per guardare dalle vetrine.
Le pareti erano realizzate in marmo bianchissimo e pregiato, che doveva costare più di una miniera d’oro. Sul pavimento, questo invece di un lucente marmo nero lastricato da venature bianche, si trovava una maestosa fontana. Era oggettivamente un’opera d’arte incredibile: realizzata in pietra calcarea verde, con una vasca quadrangolare più larga in basso ed un paio di vaschette più piccine man mano che si saliva verso l’alto. Dalla colonna di pietra centrale spuntavano delle teste squadrate di serpente in miniatura, identiche a quelle sculture che si trovano sulla scalinata di Chichen Itza, rivolte verso l’alto, dalle cui fauci semichiuse spuntava di qualche millimetro un piccolo cilindro nero, da cui doveva uscire l’acqua. In cima, una versione miniaturizzata dell’enorme Calendario Maya che si trova al Museo di Storia Naturale a New York.
Nel momento in cui la foto era stata scattata, la fontana pareva spenta.
Forse a causa della decina di cadaveri attorcigliati ed insanguinati che occupavano la vasca più larga. I loro volti erano coperti ognuno da una maschera di giada che ricordava un teschio urlante, dagli enormi occhi neri, e sul loro petto era presente un perfetto foro circolare. Budella ed intestini pendevano dalle vasche più alte come macabre decorazioni ed il sangue inzaccherava con macchie più o meno voluminose tutta la struttura. In cima, ai piedi della riproduzione del calendario, stava una piccola accozzaglia di cuori insanguinati, messi alla rinfusa l’uno sopra l’altro come palloncini sgonfi e deformi. Il tutto sotto lo sguardo dell’enorme riproduzione di una gigantesca maschera azteca di pietra, appesa sulla parete.
“Un momento…” Amano-san, la foto nella mano sinistra – le altre presentavano la stessa immagine, solo vista da angoli diversi – mentre con l’altra dava pacche di conforto sulla schiena di un Satoshi inginocchiato a terra a riconsiderare ogni sua possibile scelta di vita, guardò incuriosita l’Esorcista più anziana “chi ha fatto la foto è un pazzo psicopatico per caso? Non è che il Tempio ha confuso un Serial Killer matto con una Manifestazione?”
Ti prego non dare spiegazioni più inquietanti.
Ti prego non dare spiegazioni più inquietanti.
Ti pre-
“Queste foto sono comparse all’improvviso sul sito dell’Hotel Kuzco, circa cinque anni dopo la sua chiusura. C’è ancora il minimo sospetto che si tratti di un qualche membro della Yakuza l’artefice, ma i Piani Alti propendono verso altre idee” solo in quel momento i due adolescenti si accorsero del portatile di Chisato, quando lei decise di allontanarsi verso destra. Era posato sulla scrivania e lo schermo si apriva su un pulsante di avvio.
“La prego” Satoshi, che aveva alzato la testa, guardando quel triangolino bianco rovesciato sullo sfondo di un atrio oscuro e lievemente illuminato dalla luce di una torcia sentì ogni singolo campanello d’allarme interno suonare all’unisono “LA PREGO mi dica che non è un orribile filmato che parla di come tutta quella gente è morta...”
La donna, serissima, pose la mano sulla tastiera e mosse il cursore sul pulsante d’avvio “Anche questo filmato è stato rinvenuto nel sito dell’Albergo, ed è ciò che ci suggerisce quanto questo caso non sia semplicemente opera di un’organizzazione criminale. La cosa inquietante è che NESSUNO dei cadaveri presenti nelle foto è stato mai identificato e nessuno parente si è mai fatto vivo” sospirò, togliendosi gli occhiali e pulendoseli con delicatezza “quasi come se nessuna di queste povere anime fosse mai esistita.”
Il brivido sulla schiena di Satoshi per poco non gli causò una paralisi.
Era sicuramente brutto morire per mano di una Manifestazione… ma quelle cose potevano addirittura fare in modo che ogni singola traccia della tua esistenza sparisse così facilmente?
“Ora, questo video è una seduta terribilmente disturbante” spiegò l’infermiera, senza cambiare espressione e mantenendo il suo tono di voce fermo e serioso “io stessa ho dovuto guardarlo più di una volta per capire bene la dinamica con cui questo mostro opera. Non lo farei vedere nemmeno al figlio del mio peggior nemico.” disse, girandosi verso il computer.
Oh, grazie ai Kami…
“Ma visto che ODIO dover subire le conseguenze di qualche notte insonne tutta da sola” la donna si era voltata verso di loro, occhi serrati e sorriso smagliante “vi renderò partecipi del mio disagio!”
Non ebbe nemmeno il tempo di pregare l’infermiera, che il video partì.
Ora, Satoshi Atsumu chiaramente non era uno da film horror.
Sua sorella sì.
E caso vuole che, malauguratamente, da molto piccolo, quando i suoi lo avevano lasciato a casa per andare a cena e sua sorella aveva deciso di organizzare una serata-film assieme ai suoi compagni di scuola, era uscito da camera sua e, scendendo dalle scale per prendersi un bicchiere d’acqua, aveva per sbaglio intravisto una scena di ‘Blair Witch Project’ sul largo schermo al plasma dei suoi.
Traumatizzandosi a vita.
L’orrore, l’angoscia e il completo deterioramento della sua mente dopo aver visto pochi secondi di teenager americani terrorizzati dal nulla vennero totalmente spazzati via quando i suoi occhi subirono quel terribile filmato, il quale sapeva non si trattasse solo di un film girato con pochissimo budget, per quanto avrebbe preferito crederlo:
 
iniziava come il classico cliché di qualsiasi film horror di questo tipo, ovvero con il gruppo di ragazzi terribilmente ingenui e stupidi che irrompono nell’edificio abbandonato in questione per filmarsi mentre dicono oscenità e danneggiano le proprietà altrui.
In questo caso, l’hotel e casinò abbandonato Kuzco.
Immancabilmente di notte.
Immancabilmente con riprese terribili.
Immancabilmente con torce che illuminano si e no un paio di metri di quello che si trova davanti a loro.
La monotonia cessa alla fine del primo minuto, quando cominciano a sentirsi i canti. Voci inquietanti e appena sussurrati, come il rumore del vento che si fa strada tra le foglie degli alberi di una foresta, che sembrano provenire da ogni dove, da ogni impalcatura, da ogni corridoio poco illuminato. La telecamera comincia a puntare verso punti imprecisati, sempre più concitatamente, seguita a ruota dalla torcia che illumina ombre sfuggenti, inghiottite dalle tenebre prima di lasciarsi filmare come si deve.
Nessuno degli avventori ride più.
Qualcuno chiede se per favore possono andarsene da quel luogo.
Un minuto e mezzo.
Ogni singola luce si accende, donando improvvisamente vita ad un luogo vuoto e abbandonato, ma che sembra essere rimasto imprigionato nel tempo, congelato come una foto maledetta. Non ci sono segni di decadimento, che ti aspetteresti in un luogo lasciato a marcire per tutti quegli anni, solo un’immensa ed angosciante solitudine. E come se i ragazzi fossero stati appena teletrasportati in un’altra dimensione dove ogni singolo abitante della terra è sparito ad eccezione di loro.
Lo notano e la cosa pare disturbarli parecchio.
Come se non bastasse, da altoparlanti ovattati ed invisibili comincia a suonare una canzone.
Una versione terribilmente distorta e sinistra di ‘Africa’ dei Toto.
Il cameraman dunque, dopo essersi guardato intorno per un po’, punta verso il gigantesco testone di pietra, appeso in cima all’enorme piazza, che con i suoi occhi vuoti e con la sua bocca rettangolare socchiusa pare quasi guardare ciò che accade sotto di sé con una brutale indifferenza. Il cameraman non accenna a cambiare inquadratura, come sotto ipnosi, tremando comunque come una foglia e respirando affannosamente, in preda al panico.
Arrivano le prime urla.
E le prime scene che trasformano il filmato in un vero e proprio film snuff, quando due dei ragazzi che avevano fatto irruzione nell’albergo vengono afferrati e sollevati da terra da agghiaccianti uomini vestiti di nero e con gli occhi illuminati di rosso, comparsi dal nulla come fantasmi. I loro volti, fatta eccezione per gli occhi luminosi, sono indistinguibili. Distinguibili, tuttavia, sono i lunghi oggetti affilati con cui i nuovi arrivati perforano, più di una volta, i malcapitati appena catturati. Il cameraman non perde tempo a riprendere tutta la scena, anche se per un secondo si vede la mano di una di quelle creature entrare nel petto degli intrusi.
Si da alla fuga assieme ai superstiti.
Ma lo fa per poco.
Ormai, ovunque si volti, quegli individui in smoking li hanno circondati e si stanno avvicinando sempre di più, lentamente e con i lunghi coltelli in mano. Uno strano verso poi, che ricorda il bubolare di una civetta di cinque tonnellate, attira l’attenzione del cameraman che voltandosi, ha giusto il tempo di urlare di terrore prima di venire colpito da un oggetto gigantesco, simile ad un’enorme mazza, sorretto da un individuo umanoide alto non meno di due metri. L’ultima scena avviene tutta così rapidamente che non è quasi possibile comprendere in pieno quello che sta succedendo. La telecamera, ancora accesa, cade a terra e le luci si spengono. Le uniche fonti d’illuminazione sono quelle delle torce che man mano vanno ad esaurirsi a loro volta, assieme agli urli dei giovani esploratori urbani, soffocati da rumori orribili di carne che viene lacerata e spappolata.
La parte finale del filmato è costituita dalla telecamera che riprende il buio ed un silenzio irreale per altri pochi minuti, mentre Africa verte verso la conclusione.
 
A filmato concluso, Amano-san era immobile, con gli occhi fissi sullo schermo ed una mano sotto al mento, pensierosa.
“S-sono… sono stati i cinque minuti più lunghi della mia vita…” Satoshi invece era tornato ad inginocchiarsi per terra, sorretto dalle braccia e pallido come un cadavere. Sollevò una mano e, automaticamente, la signorina Chisato vi ci pose sopra un sacchetto di carta vuoto.
“Uhm… suppongo che nessun culto di pazzi, per quanto ben organizzato, possa fare una cosa simile” la giovane Esorcista si voltò verso la donna, mentre il ragazzino sul pavimento cominciava a respirare affannosamente dentro al sacchetto “e deduco che anche questo filmato degli orrori qua sia comparso come per magia sul sito chiuso da cinque anni dell’albergo. Non è vero?”
L’infermiera annuì, tornata seria “questa Manifestazione è stata incredibilmente subdola: pare si sia nutrita principalmente delle brutte dicerie e di ciò che diceva la gente su questo luogo.” Guardò i presenti, incrociando le braccia al petto “sono molte le voci che parlano di questo Albergo e, la principale, è che sia stato costruito per favorire un circolo di denaro sporco da parte di un importante capo Yakuza. Il progetto, tuttavia, non è andato esattamente a buon fine, soprattutto perché aprire una struttura di quel tipo e di quelle dimensioni poco al di fuori di un quartiere così tranquillo è stata un’idea che non ha fatto impazzire praticamente nessuno” tornò a guardare il portatile, assorta “se ci aggiungiamo un paio di morti avvenute in circostanze misteriose, tra cui quella di un bambino molto piccolo, potete capire che l’immagine di Kuzco non poteva che diventare quella che avete visto ora.”
“E figurati se non c’era qualche morte orribile di mezzo…” mormorò Satoshi abbattuto, tornando poi subito a respirare nel sacchetto.
“E’ molto probabile che la Manifestazione sia la causa di queste due morti iniziali, in modo da far finire l’edificio in totale abbandono ed evitato da tutti. Puoi anche essere uno Yakuza, ma se non sei in grado di tenerti un’attività, questa chiude a prescindere…” Chisato tornò a guardare i due ragazzini “Tuttavia, la possibilità che l’Albergo nascondesse qualcosa di peggiore non è mai passata nella mente dei Piani Alti al Tempio, finché queste orribili foto e questo filmato maledetto non hanno cominciato a circolare in rete.” affilò lo sguardo “sembra quasi volerci sfidare.” Lo disse con il veleno che usciva dalle labbra “Come per dirci ‘guardate bene come sono cresciuto sotto il vostro naso, stupidi incompetenti’…”
“Ed effettivamente ha ragione” s’intromise Katsuki, avvicinandosi al computer sempre con il suo sguardo analitico “ha praticamente gridato ai quattro venti che è abbastanza potente da espandere il suo Eco Sinistro creando persino dei servitori senza cervello…” affilò lo sguardo, ghignando appena “… sembra proprio voglia farsi prendere a calci in culo dalla sottoscritta.”
“L-le Manifestazioni più forti…” Satoshi si alzò da terra, finalmente calmo, ma con lo sguardo ancora impaurito “P-possono creare Manifestazioni a loro volta…?”
“Più o meno. Ma non ti devi preoccupare: è come programmare dei robottini per fare dei lavoretti che non hai voglia di fare” spiegò l’infermiera “solo Manifestazioni incredibilmente potenti possono arrivare al punto di utilizzare abbastanza Eco per creare altre Manifestazioni fatte e finite. Non che questo ragazzaccio sia da prendere sotto gamba, ovviamente.”
“N-non prenderei sottogamba nemmeno una decorazione di Halloween.” Satoshi strinse i denti e distolse lo sguardo, occhi sgranati e sudore freddo. Quella sera si sarebbe iniettato il valium direttamente nelle vene.
“Suppongo che tu non ci abbia fatti venire qui solo per far andare in paranoia ulteriormente il nostro amichetto, vero?” Katsuki si voltò verso Chisato, incrociando le braccia con un’espressione dura “vuoi che me ne occupi io?”
“Esattamente, ma…”
Chisato, molto lentamente e con un sorriso da strega, si voltò verso Satoshi.
“… oh no.”
“Oh sì.”
“OH NO!”
“OH SI’!”
“OH-”
“Se sento ancora uno scambio di esclamazioni, prendo uno per battere l’altra.” S’intromise Katsuki, scrocchiandosi le nocche.
“M-ma signorina Chisato…” indicò lo schermo tremante, Satoshi, con le lacrime già alla base degli occhi “Q-quelli erano tanti… e avevano dei coltelli grandi come il mio braccio…” si voltò verso la dottoressa, implorante “Il mio braccio!
“Toshi-kun, sul serio, non ti devi preoccupare.” Disse con tono incoraggiante, mantenendo comunque quel suo sorrisetto sadico “Sarò nei paraggi per tutta la durata dell’Operazione di Disinfestazione. Non permetterei mai che venga fatto del male al fratellino della mia migliore amica.”
Forse si dimenticava di tutte le volte che la sua ‘allieva’ lo aveva preso a pugni.
“Inoltre, possiamo dare fiducia al tuo Potenziale Segreto. Per quanto la Manifestazione che andrai ad affrontare potrà apparire pericolosa, sicuramente appena uscirà allo scoperto questa tua natura sarai tu l’individuo più pericoloso lì dentro.”
Ahem.” Katsuki Amano si avvicinò a Satoshi, apparendo quasi offesa “Vorrei ricordarti che ho massacrato di botte un Granchio Gigante ed un Ascensore Mangiauomini, qualche giorno fa…”
“A-Ascensore…?” Satoshi voltò lo sguardo verso di lei, turbato.
“Lunga storia. Te la racconterò poi.”
“P-per favore, non lo fare.”
“Comunque sia, mocciosetto” lo guardò negli occhi, seria, per poi mettergli le mani sulle spalle e costringerlo a girarsi del tutto verso di lei “qualunque cosa accada, ti proteggo io. Qualunque.
Satoshi, preso un po’ in contropiede da quell’ultima affermazione, la guardò negli occhi a sua volta. Forse lo diceva perché si sentiva ancora in colpa per tutta la storia dell’averlo coinvolto in… tutta quella storia, insomma. Ma quelle parole diedero una strana spinta al coraggio dello studente.
“P-prometti?”
“Prometto.”
“Prometti-prometti?”
“Toshi-kun” chissà perché per qualche motivo la stretta sulle spalle si era fatta un po’ più intensa “vuoi altre promesse più dolorose, per caso?”
Chisato-chan, dal canto suo, si portò una mano alla guancia e guardò i due giovinetti come fossero un paio di cuccioli di cane che stavano giocando “AAAWW, la mia piccola Amano-san che si affeziona per la prima volta a qualcosa che non sono i suoi guanti da ammazza-mostri. Dovrei mandare una foto a tuo padre.”
Satoshi abbassò la testa di scatto, rosso in viso, e la giovane Esorcista si voltò verso l’infermiera con gli occhi chiusi ed un sorriso smagliante “E tu invece vuoi sapere cosa si prova a trovarsi la testa trasformata in succo di pomodoro?”
Per scongiurare la probabile rissa che stava per compiersi tra quelle quattro mura, Satoshi fece sfiorire il suo imbarazzo e s’intromise “E-e va bene, ok. Andiamo a combattere questa Manifestazione… sicuramente sperare di riuscire a far fuori la causa dei miei incubi è indubbiamente un primo passo per cercare di esorcizzarli.”
“Non so se era voluto il gioco di parole, ma così mi piaci, Niroshi!” Katsuki lo afferrò con irruenza, mettendogli un braccio attorno alle spalle e dandogli un debole pugno al fianco, sorridente “Il tuo contrasto tra ‘Donzella in Pericolo’ e ‘Donzella in Pericolo coraggiosa’ è sempre una gioia per gli occhi.”
Non sapeva se considerarlo un insulto o un complimento.
“B-beh, in fin dei conti, mica sarà questa sera stessa che andremo a fare questo lavoro, no?” voltò lo sguardo verso Chisato, sorridente ed un po’ speranzoso “Avrò un po’ di tempo per prepararmi, no?”
 
Quella sera stessa…
 
“Odio quando la trama progredisce così rapidamente…”
Satoshi stava guardando con occhi socchiusi e denti stretti l’imponente struttura che si trovava davanti a lui. E per quanto fosse convinto che sì, sicuramente rivedere le location esatte dove il tuo film preferito è stato girato fosse un’esperienza indimenticabile, lui avrebbe decisamente voluto farne a meno.
E quello che aveva visto nemmeno era il suo film preferito.
“Accidenti, che mortorio…” mormorò Katsuki, affiancandolo con le mani nelle tasche della felpa “ecco dove cazzo vanno tutti i soldi che diamo al governo… grazie mille che poi si creano le Manifestazioni.”
Per quanto odiasse i suoi modi di fare bruschi, era grato che quella ragazza fosse assieme a lui.
Soprattutto perché le sue gambe stavano per cedere e sicuramente sarebbe stato necessario trasportarlo se doveva entrare dentro all’edificio.
“Le zone in cui si annidano le Manifestazioni, generalmente, sono evitate dagli umani come la peste” Chisato, che per l’occasione aveva deciso di uscire vestita con un paio di jeans attillati ed una maglietta azzurra di Doraemon con le maniche corte, uscì dalla Tueno e sbatté la porta “probabilmente hanno anche provato a demolire ogni cosa, ma devono essersi verificati degli incidenti che li hanno fatti desistere. C’è stato un caso simile per degli altri edifici abbandonati in Taiwan, anche se non si è mai scoperto se fosse colpa di un qualche essere maligno o se i lavoratori fossero semplicemente degl’incompetenti.”
Bene, altre storie inquietanti!
Proprio quello che ci voleva per affrontare un’altra intensa notte con l’Esorcista.
E non nel modo in cui sicuramente Rumi avrebbe inteso il gioco di parole.
Satoshi chiuse gli occhi e si batté un paio di volte sulle guance: no! Non doveva subito pensare male! Non doveva subito considerare quanto invitante e dolce sarebbe stato l’oblio di una morte per coctail di farmaci in confronto all’essere probabilmente sventrato e privato del cuore durante un chissà quale cazzo di rituale pagano perpetuato da entità sconosciute e malevole la cui unica esistenza si basava sul vedere l’umanità soffrire!
Dannazione, doveva portarsi dietro un altro sacchetto di carta.
“O-ok, ok… uff…” prese un paio di respiri, scongiurando l’attacco di panico che stava per farlo correre in mezzo alla strada per farsi investire da un camion “sono calmo… sono calmo…” voltò lo guardo – prossimo al pianto – verso la piramide oscura, accennando un sorriso tremolante “… sono… sono pronto! C’è Amano-san con me! Ce la posso fare!” si voltò verso l’infermiera “Inoltre, anche la signorina Chisato ci prote-”
La trovò appoggiata con le natiche sul cofano della macchina.
A giocare con una Nin***** Switch presa da nemmeno sapeva dove.
Ok. Sto per morire.
“Oh… voi andate pure.” Concentrata sul gioco come se stesse facendo un’operazione chirurgica, senza nemmeno guardarli, facendo segno loro con una mano di allontanarsi “il tempo di battere questo boss e sono subito da voi.”
“Abbiamo finito i turpiloqui? Possiamo andare?” le dita di Amano-san afferrarono la nuca di Satoshi dall’alto, costringendolo a girarsi verso di lei “Stasera papà ha preparato il dolce. Ed è abbastanza stronzo da non lasciarmene nemmeno una fetta se non torno in tempo.”
 
Quaranta metri.
Satoshi cominciava a sentire i piedi pesanti.
Trenta metri.
I particolari, anche se tutto quanto era buio, si facevano più nitidi, come le per-niente-rassicuranti sculture di serpenti alati che si trovavano agli angoli di ogni piano della piramide.
Venti metri.
Era sul punto di vomitare.
Dieci metri.
Si bloccò.
Si bloccò perché quel dannato edificio abbandonato, dimenticato da tutti i Kami e dal Dio Cristiano in persona, con un rumore da luci da stadio, si accese. Come quando passi davanti alla casa di qualcuno ed il sensore fa illuminare il vialetto al centro del cortile. Ogni singolo piano della piramide esplose rosso, con altissimi coni rovesciati che andavano verso il cielo. Sulla tettoia che si trovava sopra alle porte scorrevoli automatiche – che si aprirono da sole, mentre i due giovani erano ancora troppo lontani per poterle attivare. Il ragazzo fece finta di non vedere almeno quello – era presente l’agghiacciante maschera maya che si vedeva nel video, con due occhi luminescenti e malevoli ed una bocca semi-aperta oscura, con una strana lucina all’interno che ricordava le fiamme accese in un camino. La scritta a caratteri cubitali ‘Kuzco’ adornava la base del testone.
“BUONA CACCIA!” Satoshi s’immaginò Chisato che alzava il braccio in segno di saluto. Senza ovviamente alzare gli occhi dallo schermo.
“Ripensandoci” Satoshi, con il suo solito sorrisetto da persona che è in procinto di avere una crisi di nervi, voltò il proprio corpo di centottanta gradi, sotto lo sguardo interrogativo della compagna di classe “quasi-quasi mi faccio internare! Assolutamente. Essere imprigionati per il resto della vita è sicuramente meglio che avere a che fare con tutto quest-”
Le mani dell’Esorcista gli afferrarono le spalle, piantandolo a terra.
Si voltò tremante.
“Ma davvero t’ispiro così poca fiducia?” domandò Katsuki, sorpresa ed anche un po’ offesa.
“… è una domanda a trabocchetto?”
L’altra sbuffò, alzando le mani “intendo che ancora non ti fidi di me? Ti ho comunque protetto da una Manifestazione potentissima, Oi! Sei davvero una razza d’ingrato simile?”
“Il problema non è che non mi fido di te! È che non mi fido di ME!” il ragazzo si toccò il petto, in modo piuttosto teatrale, per far capire bene all’interlocutrice cosa intendesse.
Quella lo guardò per un po’.
Per poi sbuffare e voltarsi verso l’edificio.
Assumendo l’aria più seria e gelida che le avesse mai visto addosso “Ho detto di rilassarti e di starmi vicino. Qualunque cosa voglia la psicopatica là dietro, la otterrà soltanto se sarai ancora vivo. Non intendo metterti in pericolo senza sapere che posso tirarti fuori dai guai senza problemi.”
Per qualche strana ragione, quelle ultime frasi ebbero l’effetto di calmare il giovane in un attimo.
Guardò la sua compagna, un po’ incerto, che adesso aveva le mani ficcate nelle tasche e guardava la piramide davanti a lei come fosse stata una fortezza da espugnare: indossava una felpa viola, con i legacci bianchi che scendevano dai lati dal collo. Il cappuccio, appoggiato sulla testa da cui spuntavano alcuni fili di capelli bianchi, aveva un paio di deliziose orecchie da gatto finte. Nonostante il tipo d’abbigliamento, le curve del corpo erano quasi messe ancora più in evidenza. E si poteva dire lo stesso per quanto riguardava le gambe muscolose, che premevano contro i pantaloni della tuta nera quasi volessero strapparli.
Ok.
Esattamente, quando si era trasformato in un pervertito?
Per una che passava il tempo a bullizzarlo ‘bonariamente’ secondo il suo punto di vista (non osava immaginare cosa capitava se lo avesse fatto con cattiveria)?
Però… non poteva nascondere la verità che ormai aveva afferrato la prima volta che erano andati a caccia di mostri assieme: Katsuki Amano, col suo coraggio, la sua freddezza e la sua propensione a prendere a pugni a mani nude mostri ben più terrificanti e pericolosi di qualsiasi belva feroce gli venisse in mente… era veramente una gran figa.
Realizzando questa cosa, sperò di non essere arrossito come pensava.
“Oi… non dirmi che ti è venuto il raffreddore.”
Cazzo.
Cazzo (x2) se si considerava il fatto che, adesso, senza che lui se ne accorgesse, l’oggetto di quei pensieri decisamente non da monaco buddista si era avvicinato al suo viso, poggiando la propria fronte contro la sua e tirandogli indietro i capelli.
“Guarda che se per colpa tua mi ammalo, ti spacco la testa.” disse l’Esorcista, con tono calmo e mantenendo uno sguardo concentrato nel sentire la temperatura dell’interlocutore.
Quello, incrociando per sbaglio lo sguardo dorato dell’altra, arrossì violentemente, fino quasi a farsi lacrimare gli occhi e cominciando a sudare di brutto. Si scostò rapidamente, scuotendo la testa con vigore. L’altra, che si era dovuta piegare un po’ in avanti per raggiungere l’altezza di Satoshi, inarcò un sopracciglio mentre tornava eretta e con le mani in tasca.
“NIENTE. NON SUCCEDE NIENTE. STO BENISSIMO. ANDIAMO.”
E la superò, correndo – quasi – verso l’antro di quella che sarebbe stata la sua tomba, conscio che probabilmente essere sventrato da qualche mostro con il frac sarebbe stato meno imbarazzante di quello che era appena successo.
Katsuki lo guardò, sbigottita da quell’improvvisa presa di posizione ed esplosione di coraggio. Poi chiuse gli occhi e ghignò appena, alzando le braccia al cielo.
Per poi seguirlo a ruota, visto che non voleva ancora vederlo sventrato brutalmente.
Non da qualcuno che non fosse lei, perlomeno.
 
[https://www.youtube.com/watch?v=D__6hwqjZAs]
 
Africa dei Toto, esattamente come si aspettava.
Non avrebbe mai più riascoltato quella canzone con le stesse orecchie, da quel giorno.
L’interno di Kuzco era… un errore nel sistema. Un bug che in una realtà come la sua non sarebbe dovuto esistere
Dietro ad una gigantesca e larga scrivania a mezza luna, che doveva essere la reception, s’estendeva un pavimento di marmo nero, lucido quasi come uno specchio, che rifletteva la brillante luce che avvolgeva tutto l’ambiente. Le pareti di marmo bianco dell’enorme spiazzo quadrato s’innalzavano verso l’alto per diversi metri, per poi bloccarsi e lasciare spazio ad enormi impalcature che formavano quadrati più piccoli, che si stringevano man mano che raggiungevano lo strettissimo e altissimo soffitto a punta, da cui pendeva un colossale lampadario di vetro, perfettamente perpendicolare con la famosa fontana che questa volta – grazie ai Kami – non era piena di gore.
Non si vedeva esattamente bene ciò che si trovava su quelle impalcature, ma Satoshi intravide qualche porta nera, riconoscendo quelle che probabilmente dovevano essere le camere dell’albergo.
Enormi sculture di pietra, squadrate e rozze, che parevano giganteschi guerrieri armati di spada e scudo, si trovavano ai lati di un largo corridoio di vetrate e enormi vasi con palme finte. Dietro le vetrate, si vedevano le slot machine, tavoli da poker o da roulette e qualche bancone su cui erano abbandonate bottiglie di alcolici variopinte. E lì, proprio in cima all’antro che conduceva alle sale da gioco ormai vuote, l’enorme testa maya, che osservava verso il basso con i pallidi occhi vacui.
Benché avrebbe voluto evitare di farlo, il ragazzo la poté finalmente vedere bene: la forma era quadrangolare, tozza, e si apriva in una lunga bocca orizzontale che presentava una chiostra di affilati dentoni triangolari. Un naso sporgente ed aquilino, da cui pendeva un grosso anello d’oro, un paio di giganteschi occhi circolari bianchi e strani ‘tatuaggi’ neri come il carbone, che rappresentavano strane creature alate e serpentiformi che spalancavano le enormi fauci, tentando d’inghiottire gli occhi del testone. La nuca era adornata da un gigantesco copricapo a semicerchio, che sul bordo presentava un’esibizione di copie di pietre preziose, sfarzose e brillanti.
Il giovane si rese conto che non poteva sostenere lo sguardo di quella cosa per più di cinque secondi, perciò abbassò subito la testa, con i denti stretti e il sudore freddo.
Quel luogo non doveva esistere.
Non poteva esistere!
Era così vicino e, allo stesso tempo, lontano dalla realtà, da quasi arrivare a piegare la mente di chi ne entrava in contatto irrimediabilmente: Kuzco era una reliquia, abbandonata da anni, dimenticata dagli uomini e da qualsiasi altro essere vivente. Ma le luci che brillavano ancora intense; la musica ovattata che entrava nelle orecchie come una ninna nanna raccapricciante e nemmeno un minimo segno di decadimento, senza contare la totale assenza di persone. Esattamente come si vedeva nel video, Non sembrava nemmeno che quel posto fosse stato abbandonato, non da tutto quel tempo, perlomeno. Era come incastrato nel tempo, una fotografia malinconica ed inquietante.
A Satoshi pareva di essere appena entrato nel sogno di qualcuno.
Anzi, no.
Ne aveva una migliore: lui e Katsuki erano intrappolati nella copertina di un album vaporwave.
Non gli piacevano gli album vaporwave.
Voleva uscire dall’album vaporwave.
“Allora, Jiroshi” Katsuki lo superò di un paio di passi, guardandosi attorno con aria circospetta “cosa mi dici?”
“Dico che è stata un’ottima idea tenermi leggero a cena…” mormorò il ragazzino, sentendo già come un uccello rapace che si agitava dentro il suo stomaco.
Ufufu… sei agitato per il tuo secondo appuntamento?
Digrignò i denti e distolse lo sguardo dalla compagna di classe, ripensando alle parole della mamma.
Dannazione, ma era proprio quello il momento per tornare a pensare a certe cose?
“Inoshi” disse quell’altra con tono serissimo, guardandolo da dietro una spalla “stammi vicino.”
Non se lo fece ripetere due volte.
 
Esplorarono l’ambiente per una buona mezz’ora, limitandosi tuttavia solamente al piano terra – per essere un ambiente piuttosto circoscritto, trovare le scale per i piani superiori si rivelò un’impresa più che epica – e alle sale da gioco, dove riuscirono a rimediare anche un paio di lattine di Coca-cola, che trangugiarono appoggiati al bancone come se si fossero fatti servire un bicchiere di birra, da veri duri.
È un mistero il fatto che non si posero alcuna domanda su quelle lattine probabilmente lasciate lì da più di qualche anno, probabilmente da qualche Manifestazione.
E a proposito di Manifestazioni: non ce n’era la minima traccia.
Ovviamente era palese quanto il cielo sopra le loro teste che qualcosa non andava a Kuzco, e probabilmente erano finiti nel Terreno di Caccia di un mostro appena avevano messo piede nell’albergo. Ma il padrone di casa si stava facendo attendere.
“KINTOSHI!” gridò la ragazza, schiacciando la lattina nella mano e facendo trasalire il compagno, che per poco non si strozzò “MI STO ROMPENDO IL CAZZO!”
“E CHE COSA VUOI CHE FACCIA, IO!?” rimbeccò l’altro, ancora agitato per lo spavento.
“Raccontami una storiella buffa.”
“…”
“Allora?”
“Non sono esattamente dell’umore per farlo…” il ragazzino finì la lattina e l’appoggiò sul bancone.
“… che accompagnatore noioso.” Katsuki fece volare la sua accartocciata dietro al bancone, per poi tornare in piedi sotto lo sguardo un pochettino offeso e stizzito del compagno di scuola.
Tornarono nello spiazzale, più di preciso vicino ad una delle due gigantesche statue di guerriero maya.
“Sia maledetto lui…” Amano-san aveva i denti stretti e batteva il piede a terra ripetutamente con impazienza “C’invita a casa sua… E NEMMENO SI PRESENTA PER ACCOGLIERCI! Sto stronzo ha deciso di far leva sulla frustrazione della gente, per caso?”
Satoshi, che effettivamente era un po’ grato nei confronti della Manifestazione per non essersi ancora presentata, si guardò attorno pensieroso “Uhm… effettivamente, a differenza dei poveracci nel filmato, per noi l’accoglienza era già pronta prima di entrare dentro a Kuzco.” Si portò una mano sotto al mento, abbassando lo sguardo analitico “se non sbaglio, tuttavia, nemmeno per loro è arrivato qualcuno, perlomeno…” alzò lo sguardo, divenuto stranamente serio, come quello di un investigatore “… non prima che cominciassero a sparare le lattine di spray sul muro.”
Katsuki evitò di commentare quanto lo trovasse sorprendentemente figo mentre si comportava da detective delle serie TV americane “Oi, mi stai dicendo che per evocare il Padrone di Casa dovrei…” si voltò verso una delle sculture, ed un leggero ghigno si disegnò sulle sue labbra “… danneggiare le proprietà…?
“Suppongo di sì.” si voltò verso di lei, ora tornato con la sua solita espressione innocente ed ingenua “Perché, hai qualche ide-”
Il tempo di sgranare gli occhi e la bocca e portarsi le mani sulle guance: Katsuki roteò su se stessa e menò un calcio rotante ad una delle gambe della statua del guerriero colossale, che esplose in ciottoli e polvere. Quella barcollò appena, poi la gamba intatta cedette a sua volta e l’enorme scultura crollò in avanti. O per meglio dire, verso Satoshi.
“MA CHE CAZZO-!” il giovane strinse i denti, si voltò e si buttò in avanti, evitando di rimanere spiaccicato per poco. La scultura finì al suolo con un suono rombante, distruggendosi come un castello di sabbia e sollevando un’enorme nuvolone di polvere verso l’alto. Il suono della distruzione avvolse l’ambiente circostante con un eco sinistro, che andò ad acquietarsi sempre di più, fino a far riprecipitare tutto nel completo silenzio.
“Ecco fatto.” orgogliosa, Katsuki si sfregò le mani “Dici che questo conta come danno alle proprietà?”
Satoshi, che si stava rialzando da terra tremante, prese a respirare affannosamente “S-sei… sei…” in due passi si trovava davanti a lei, a stringerla per la felpa con gli occhi lacrimanti ed un’espressione di puro terrore e tradimento sul volto “SEI PER CASO COMPLETAMENTE FUORI DI TESTA!?”
Quell’altra lo guardò dall’alto verso il basso, inarcando un sopracciglio.
“Stavo per rimanerci secco! Prima di agire come un gorilla in cattività potresti QUANTOMENO farmi il favore di avvertire!? O di guardare che NESSUNO si trovi sulla traiettoria della scultura di pietra gigante e MOLTO PESANTE che hai deciso di rompere!” vomitò tutto d’un fiato il ragazzo, col volto pieno di lacrime.
Quell’altra gli mollò un colpo sulla nuca, col taglio della mano.
Il ragazzino si allontanò massaggiandosi la testa e mormorando una sequela di brutti insulti “Non l’avrei fatto, se non avessi saputo che ti saresti salvato.” Anche se, doveva ammetterlo, pensava sarebbe diventato Morbioshi.
Quindi sì, un po’ sollevata lo era anche lei.
“E ora…” si voltò verso l’antro del corridoio delle vetrate “… che si fa?”
Satoshi, dopo averle lanciato un altro sguardo di fuoco, sospirò rassegnato e si calmò “E che ne so… aspettiamo?”
“Mi sono anche un po’ rotta il cazzo di aspettare…”
“Eddai, prima o poi arriverà qualcuno…”
“Toshi-Moshi, le Manifestazioni non compaiono a caso da un momento all’altro.”
Non lo videro.
Non subito, per lo meno.
Alle loro spalle, esattamente al centro, era apparso un uomo piuttosto alto, che indossava un elegante smoking nero, come i pantaloni e i mocassini, sopra ad una camicia bianca adornata con una cravatta rossa. A parte il fatto di essere comparso all’improvviso senza fare il minimo rumore, tutto era nella norma. Poi però notavi la terrificante maschera di giada a forma di teschio, dai canini aguzzi, che gli copriva il volto; gli occhi rossi che brillavano come fanali e i due enormi coltellacci di pietra, intarsiati con rilievi di teschi e rappresentazioni di sacrifici umani, che teneva nelle mani.
“A-Amano-san…” mormorò Toshi, che già aveva ricominciato a piangere, mentre si voltava indietro.
“… vedo.” Sibilò invece l’altra, girandosi a sua volta.
Rapidissima, spinse via il ragazzo, che emise un gridolino spaventato, lontano dalla traiettoria dei due coltelli che erano scattati in sua direzione con un fendente ascendente. La lama non colpì nemmeno bene Katsuki, ma le sfiorò comunque la guancia, da cui zampillò qualche goccia di sangue.
“… grandissimo figlio di-” voltò lo sguardo verso il mostro, gli occhi che lanciavano bagliori azzurrini e le braccia che, rapide, si avvolsero nelle fiamme azzurre.
Lo scontro non fu che un rapido scambio di colpi furiosi: il ‘killer’ menava le lame in avanti come un forsennato, ma l’Esorcista schivava ogni singolo fendente con rapidità immane e ne deviava altri, senza farsi ferire ulteriormente, sotto gli occhi ancora spaventati di Satoshi, ancora con le chiappe in terra. Il tutto si concluse con la Manifestazione che tentava un doppio fendente orizzontale, e con Katsuki che, dopo aver ghignato malignamente, alzava i pugni con un doppio montante di fiamma e distruggeva le due lame. Per poi approfittare della momentanea distrazione del nemico per finirlo con un montante brutale in mezzo allo stomaco, che generò una piccola onda d’urto attorno ai duellanti.
L’Esorcista si allontanò, permettendo al nemico d’inginocchiarsi a terra e di vomitare sangue violaceo dalla finta dentatura della maschera, per poi accasciarsi al suolo e svanire in una nuvola di frammenti neri.
“… tutto qua?” la giovane pareva delusa.
Satoshi si guardò attorno, agitato.
Impallidì.
“A-Amano-san…” indicò un punto imprecisato sulla parete, tremando come una foglia.
Quell’altra si voltò verso quella direzione, inarcando un sopracciglio.
“…Oh.”
Come vermi che uscivano fuori dalla terra umida, i compagni del mostro appena distrutto fecero la loro entrata in scena: dimenandosi, dibattendosi brutalmente e rabbiosamente, come una parete di carne, centinaia di individui mascherati emersero dalle mura bianche. non uscirono solo individui maschili, ma anche donne vestite come cameriere. E ancora, altri indossavano abbigliamenti tipici da chef, o da portieri. Altri ancora erano completamente nudi, fatta eccezione per la biancheria, e macchie di sangue sporcavano il loro corpo in più punti. Tutti avevano almeno uno di quei grossi coltelli di pietra.
Caddero a terra, tutti assieme, senza emettere un suono, precipitando gli uni sugli altri, per poi rialzarsi e prendere ad avanzare verso i due giovani come una massa unica, gli occhioni rossi e brillanti che si lasciavano dietro una scia dello stesso colore ad ogni passo.
Erano completamente circondati poiché, mentre i ragazzi erano intenti a guardare quel macabro spettacolo, dalle pareti tutt’intorno a loro erano emersi altri esseri.
 
[https://www.youtube.com/watch?v=NeCgZzkA6pQ]
 
“Non mi aspettavo, sinceramente, un comitato di benvenuto simile” la ragazza si scrocchiò le nocche “ma suppongo sia stato fatto apposta per compensare il ritardo, no?”
Sempre senza emettere un suono, più di una dozzina di quegli esseri mascherati partirono all’unisono verso l’Esorcista.
Dire che quella fosse già preparata, sarebbe stato un eufemismo.
Le braccia erano avvolte già d’azzurro, quando a sua volta la giovane scattò in mezzo alla calca, falciando cinque nemici con un lariat fiammeggiante che spedì cinque mezzi busti a volare a mezz’aria, con una fontana di sangue viola che li seguiva. Uno chef ed un’inserviente tentarono di aggredirla alle spalle, ma quella fu rapidissima a voltare ed a far esplodere entrambe le loro teste con un calcio rotante, a sua volta circondato da fiamme azzurre. Fu il turno poi di una decina di uomini in smoking, che la circondarono con le lame alzate e pronte per colpire. Katski s’inginocchiò a terra, sollevò il pugno infuocato verso l’alto e lo sbatté al suolo, generando un’esplosione di fiamme che non solo avvolse e distrusse in un attimo i dieci nemici, ma ripeté lo stesso processo con altri venti.
Tornò in piedi, ricominciando a sferrare pugni e calci a destra e a manca, senza mai fermarsi. L’espressione più gelida che avesse mai avuto sul volto e scie di energia azzurra che seguivano gli occhi e gli arti infuocati. Satoshi, mentre la osservava sferrare attacchi violentissimi sbudellando i nemici e saltellare da una zona della calca all’altra mietendo quante più vittime poteva, si alzò in piedi, respirando a fatica.
U-uh… non sembra in difficoltà… inoltre, nessuno sta badando a me per il mome-
Voltò lo sguardo, incontrando quello di un quartetto d’individui che stavano parecchio badando a lui, in quel momento. soffocò uno squittio, mentre a quei quattro se ne aggiunsero altri cinque, tutti che si muovevano inesorabilmente verso di lui con i coltelli di pietra sollevati sopra la nuca.
Doveva fuggire, doveva farlo!
Eppure, all’improvviso, prese profondi respiri e chiuse gli occhi.
Il mio Potenziale Segreto verrà in mio aiuto…
Strinse i pugni.
I mostri erano sempre più vicini.
Lo posso percepire…
Eccolo!
LO SENTO!
“Compari…” aprì gli occhi, con un’espressione serissima “… Morbioshi.”
I novi individui si bloccarono.
Inclinarono la testa di lato, confusi.

“AMANO-SHIAAAAAN!!!” con la voce impastata dal pianto, Satoshi scattò verso la compagna, mentre i suoi assalitori partivano all’inseguimento molto più concitati rispetto a prima.
Con il viso che era un disastro, il ragazzo corse come un forsennato, bruciando la distanza che lo separava dalla ragazza come un centometrista. Poi inciampò sul nulla.
 Can We Get Much Higher
Strisciò al suolo con la faccia per un paio di metri, per poi voltarsi verso i mostri con il volto impastato di lacrime, sangue e muco. Quelli lo avevano quasi raggiunto.
Solo per poi venire triturati dalle braccia possenti dell’Esorcista, che si frappose tra loro e la loro prossima vittima con la stessa delicatezza di una mietitrebbia.
“Kintgtoshi, ma insomma!” si voltò verso di lui con stizza “Si può sapere che diavolo stai combinando!?”
“I-I-I…” cercò di parlare, con le gambe tremanti e l’espressione di uno che si trova ad un passo dal baratro del suicidio “… v-v-volevo attivare il Potenziale… M-ma…”
Squittì sorpreso, quando quella lo tirò su da terra a mo’ di principessa.
“Pensa dopo a quella cazzata!” rispose lei, duramente “Non ha senso rischiare di creparci!”
Katsuki si voltò verso la fontana. Affilò lo sguardo “Reggiti!”
Quell’altro non se lo fece ripetere di certo, avvolgendo le braccia tremanti attorno al collo della compagna di classe. I nemici, intanto, si erano fatti più vicini, pronti ad accerchiarli e a sopraffarli. Amano-san, tuttavia, era già pronta anche a quello. Balzò verso l’alto, sorda agli urletti da donzella in difficoltà del compagno di classe. Calpestò le teste di più di un mostro, saltandoci sopra per arrivare fino alla fontana, dove eseguì un ulteriore balzo, atterrando sul quadrato più alto prima della cima.
Adagiò con delicatezza il suo carico.
E con delicatezza, s’intende che lo lasciò cadere.
Satoshi atterrò sulle natiche, che si massaggiò con un lamento sommesso.
“E non ti muovere da qui!”
“E chi si muove!” esclamò Satoshi, sull’orlo di una crisi.
Katsuki si voltò verso la calca, ammassatasi attorno alla fontana come una massa di fan durante un concerto metal. La giovane si scrocchiò il collo, poi balzò dalla fontana, eseguì una capovolta a mezz’aria e piombò verso i nemici come un meteorite con un pestone. Una potentissima deflagrazione di energia azzurra disintegrò diverse creature, facendone voltare altre a spiaccicarsi contro le pareti.
Katsuki sospirò, facendo uscire un po’ di condensa dalla bocca, quindi aprì gli occhi e alzò lo sguardo, alzandosi dalla posizione inginocchiata in cui si trovava.
Si guardò attorno.
Osservò i nemici che non solo non diminuivano, ma sembravano aumentare.
Erano così tanti.
Tanti.
Tanti.
TANTI.
Si passò una mano guantata sul viso.
“P-perdonami per ciò che vedrai, Kintoshi.” Disse a fior di labbra “ma questa quantità di giocattoli mi fa proprio venir voglia di andare fuori di testa.
Satoshi deglutì, spiandola dal bordo della fontana.
E per fortuna non vide il disgustoso e folle sorriso che le si era formato sul volto.
I nemici non ebbero nemmeno tempo di tornare a circondarla.
Lei fu brutalmente più rapida, buttandosi in mezzo alla calca come una palla di demolizione. Volarono arti, sangue violaceo, interiora, coltelli, maschere. Amano-san, avvolta di fiamme e sangue e con una luce più che folle negli occhi brillanti d’azzurro ed un sorriso da iena, brutalizzava qualsiasi cosa passasse sotto le sue mani con una violenza da condanna a morte senza processo. Satoshi non sapeva se provare rimorso nei confronti di quelle povere Manifestazioni ma, d’altro canto, avevano tentato di fottergli il cuore, perciò se l’erano cercata, no?
Intanto quell’altra aveva preso a ridere come un’ossessa, mentre i corpi dei nemici esplodevano sotto i suoi attacchi sempre più violenti.
L’avevano circondata, poco prima.
Ora il numero di mostri si era ridotto drasticamente lasciando spazio ad una pozza di sangue e resti sgretolanti. Katsuki era al centro di tutto, piegata appena in avanti, ricoperta di sangue e altri resti, avvolta dalle fiamme. Le ombre coprivano la parte anteriore del suo corpo, lasciando visibili solamente gli occhi accessi di luce azzurra e folle.
“A-avanti…” ansimò la giovane “AVANTI!”
Alzò le braccia al cielo, ridendo come una pazza “NESSUNO SI FA PIU’ SOTTO, PEZZI DI MERDA!? Non siete così fighi quando non dovete seviziare della gente innocente, NON E’ VERO!?”
Gli individui mascherati si ritrassero, forse impauriti.
O forse no.
Un sinistro bubolare fece voltare l’Esorcista verso l’atrio delle slot machine.
La sua testa venne brutalmente colpita da un enorme oggetto contundente.
Il suo corpo volò per qualche metro, rimbalzando al suolo violentemente e poi rotolandoci appresso. Si fermò a qualche metro di distanza dalla calca, che si era allargata ulteriormente. Quindi alzò la testa, da cui usciva un’ingente quantità di sangue, verso chi aveva osato colpirla.
L’artefice di quel danno si rivelò come un individuo altissimo, almeno tre metri, dalla pelle coriacea e muscolosa di un grigio sporco e marcio, come quello di una statua che non è mai stata restaurata. Indossava un perizoma di foglie di palma e il volto era coperto da una rappresentazione in miniatura della colossale maschera appesa al muro sopra di loro, colorata di bianco e con i disegni dei serpenti rossi, così come le labbra e il copricapo di pietre preziose. Il pugno sinistro era stretto sul nulla, quello destro attorno alla lunghissima asta di legno di una gigantesca mazza, la cui testa era composta da un’accozzaglia di teschi umani.
La giovane inarcò un sopracciglio, notando che almeno una ventina di altri esseri esattamente uguali al nuovo arrivato stavano uscendo dal corridoio, a seguirlo, emettendo quei disturbanti bubolii senza senso.
“Uhm… sono arrivati i vip…?” domandò Katsuki, tornando a ghignare.
Sputò verso destra un grumo di sangue, per poi rialzarsi da terra barcollante e rimettersi in guardia “Credete che adesso la situazione cambierà? Non mi prendete in gi-”
Non stavano guardando lei.
O perlomeno, il colosso in cima alla fila le lasciò una rapida occhiata, per poi voltarsi verso la fontana.
E bastò guardare dentro a quelle pupille bianche e fasulle, a Satoshi, per capire cosa stava per succedere.
Il gigante alzò la testa verso l’alto ed emise un potentissimo ruggito di guerra, poi afferrò la mazza a bimane e scattò verso la fontana, coi piedi nudi che sfondavano il pavimento dove camminava.
“NON OSARE-” la marmaglia di individui mascherati alle sue spalle l’afferrò per la schiena, sorprendendola non poco, per poi sbatterla al suolo. Ma ciò che la lasciò ancora più di stucco non fu come le presero la testa e gliela sbatterono nuovamente a terra, fu il fatto che poi gliela risollevarono esattamente nello stesso momento in cui la fontana veniva abbattuta e Satoshi precipitava verso il basso urlando e piangendo.
Non provarono ad infilzarla.
Volevano solo costringerla a guardare.
Strinse i denti, mentre guardava quel colosso che sollevava la mazza per poi farla precipitare verso un Satoshi ferito ed abbacchiato, sporco di polvere e detriti. Fece esplodere l’Eco che avvolgeva il suo corpo, polverizzando i nemici che la tenevano ferma, per poi partire verso quella scena orribile con il cuore che le usciva fuori dal petto.
“SATO-”
Un lampo rosso come il sangue.
La parte superiore del colosso esplose in mille pezzi come un’anguria sotto una pressa idraulica.
Satoshi, ora, si trovava alle spalle dei resti barcollanti del gigante, piegato appena in avanti e con le braccia e la felpa nera sporche di sangue e poltiglia viola.
“… era ora.” Mormorò a fior di labbra, mentre il mostro alle sue spalle crollava al suolo e svaniva.
La sua mazza roteò verso l’alto, per poi precipitare verso il giovanotto, che sollevò la mano e l’afferrò al volo. Una potentissima folata d’aria si sprigionò dal corpo di Satoshi, quando chiuse le dita attorno all’arma e se l’appoggiò sulla spalla.
Katsuki osservò la scena, rapita, sbattendo le palpebre.
“Amano-san” il ragazzo voltò il volto privo d’emozioni e i propri occhi rossi mandarono bagliori sanguigni “ti va se, da qui in avanti, me ne occupo io?”
I nemici non le diedero nemmeno il tempo di rispondere: con ruggiti e bubolii e grida, ogni singolo mostro presente nello spiazzo converse verso il ragazzino, come le falene lo fanno con la luce. Nessuno badava più a Katsuki, che tuttavia non si fece problemi.
Il massacro che seguì non era adatto nemmeno agli occhi dei veterani di guerra.
Come fosse stata una racchetta da ping-pong, Satoshi menò la mazza teschiata a destra e  manca, spappolando qualsiasi cosa gli capitasse a tiro e con una doppia scia rossa che seguiva i movimenti della sua testa. Solamente con i colossi ebbe qualche ‘difficoltà’, ma riusciva a tenere testa anche a tre di quei mostri assieme senza problemi evidenti, per poi distruggere i loro corpi a suon di mazzate. Katsuki Amano rimase lì, immobile, ad osservare come la creatura piangente e impaurita che prima doveva proteggere, adesso massacrava con una brutalità di cui nemmeno lei era convinta di essere capace ogni cosa gli capitasse sotto tiro. La mattanza durò per qualche altro minuto, per poi concludersi nel silenzio.
Satoshi, sporco di sangue e budella, si trovava in cima ad una montagnetta d’individui mascherati morti, la mazza ancora appoggiata sulle spalle e sporca di viola. Dunque la lasciò andare, facendola finire involontariamente su un superstite che tentava di strisciare via, esplodendo in budella e sangue viola.
“Alla faccia, Morbioshi.” Katsuki si avvicinò alla montagnetta con le mani in tasca e un sorrisetto furbo sul volto insanguinato “ti fai desiderare, però poi dai soddisfazioni!”
Il ragazzino sbatté le palpebre, per poi guardarsi attorno, e dunque puntare lo sguardo verso Katsuki.
“Amano-san.”
“Dimmi.”
“Non so come scendere.”
Seguì un pesantissimo silenzio imbarazzante.
“… sei serio…?
Fortunatamente, la natura andò in suo soccorso: ogni resto umano, goccia di sangue o intestino fu avvolto da un’intensa fiammata rossa, venendo divorato in pochi millisecondi. Satoshi, senza particolari emozioni, precipitò verso il basso. Atterrando supino e con le natiche bene-bene in alto.
Katsuki sospirò affranta, per poi avvicinarsi “Ma proprio non ci riesci a mantenerti per qualche secondo un figo della madonna senza poi fare incredibili figure di merda?” concluse, aiutandolo a rialzarsi.
Satoshi, tornando in piedi, si guardò attorno nuovamente “Dici che è finita?”
“Non ne arrivano altri, pare” mormorò a sua volta l’Esorcista, guardandosi attorno.
Il silenzio era tornato a regnare a Kuzco. Persino gli altoparlanti avevano smesso di trasmettere la canzone.
“Dici…” Saotoshi voltò lo sguardo verso la compagna “che sia stato così facile?”
“Hai già dimenticato ciò che ha detto la megera?” domandò Katsuki, guardandolo e incrociando le braccia “Quelle non erano che micro-manifestazioni dell’Eco Sinistro del mostro principale. Dubito che dopo questo macello, rimarrà ancora nascost-”
Un ruggito terribile.
No, anzi, un lamento. Un pianto che proveniva dai recessi più reconditi ed oscuri della mente umana. Un suono malvagio e stridente. Un fischio di morte e disperazione.
I due voltarono lo sguardo verso la gigantesca maschera.
Si muoveva.
La bocca era spalancata e faceva fuoriuscire quelle dannatissime urla, che erano la cosa peggiore che entrambi avessero mai sentito nella loro vita. Lacrime di liquido nero furioscivano dagli occhi pallidi e vuoti, e le pietre preziose avevano cominciato a mutare, diventato teschi di cristallo colorato.
“Preparati!” Amano-san si mise in guardia.
“Era troppo bello per essere vero…” Satoshi la imitò, senza aggiungere altro.
Poi, il muro al fianco del gigantesco testone urlante venne cosparso di crepe oscure.
Per poi esplodere in polvere e detriti, liberando un gigantesco e muscoloso braccio. 

SIGNORE E SIGNORI! BEN TORNATI!

Incredibile... pare che finalmente IO sia riuscito anche a tornare su questa storia! Il rapporto che ho con lei è ormai di odio e amore, ma più amore visto che praticamente è la cosa che mi ha, in un certo senso, fatto conoscere tutti i miei recensori e autori preferiti <3 Inoltre, ora che ho decisamente tutte le intenzioni di portare questa stronza a termine, non posso che dichiararmi pronto a tutto! Innaziututto, come va ragazzi? Spero abbiate passato un buon fine settimana.
Sono qui per rovinarvelo.
Avete presente l'urlo finale del mostro-maschera?
Ecco.
Questa è stata la mia ispirazione: 
https://www.youtube.com/watch?v=gc1_Vzc262Q&list=LL&index=2
Ansia, non è vero? Il fatto che questi cazzo di fischietti fossero utilizzati durante i sacrifici umani e prima di cominciare una guerra NON AIUTA.
Detto ciò c'è poco da dire, se non che il prossimo capitolo, proprio come dopo il pilot, farà la sua comparsa un altro mostro non creato da me!
Infine, vi abbandono con un immagine di un Majini di Resident Evil, che mi ha ispirato a creare i mostri armati di mazza di fine capitolo.

In conclusione, grazie mille a tutti per essere passati! Ormai non serve nemmeno più dirvi quanto vi voglio bene <3

 
   
 
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