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Autore: Moira2020    23/01/2023    0 recensioni
Jessica Moore è una moglie e una madre. Ha una bella casa, un marito premuroso e una bambina bella e intelligente. Tutto nella sua vita può sembrare perfetto, ma nasconde un segreto. La bambina che ha portato in grembo per nove mesi non è figlia di suo marito. Il suo passato nasconde una vita sregolata e un amore finito forzatamente. Un amore che lei non scorderà mai e che, nel buio della sua camera, quando suo marito dorme affianco a lei, sogna di rivivere.
"Sei la mia musa, il mio sole, le mie stelle. The love song è per te. Per il mio più grande amore. Ricordi il nostro primo incontro? Primo giorno di elementari.
Avevi i capelli legati in due code alte e io ti chiamai Bunny. Tu mi sorridesti e io pensai di non aver mai visto niente di più puro e bello."
Genere: Malinconico, Romantico, Sentimentale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno | Contesto: Contesto generale/vago
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Prologo

L'aria era ormai pesante e viziata. Nella stanza alleggiava l'odore pungente di vomito misto a sudore. Da quanto tempo erano lì? Jessica prese una generosa boccata di fumo dalla sigaretta che teneva pigramente tra le dita. L'esalazione si alzò verso il soffitto, unendosi all'altro fumo ormai stantio. Guardandosi intorno si rese conto di essere seduta a terra. Trovò il bicchiere quasi vuoto di rum che aveva appoggiato sul divano e ne finì il contenuto. Era svenuta durante la serata? Quelle feste stavano diventando sempre più frequenti e sempre più affollate. 
Accanto a lei un uomo sconosciuto stava dormendo nel suo vomito. Per come era messo poteva sembrare addirittura morto.
- Merda... - sussurrò cercando di mettersi in piedi. Una fitta dolorosa le percorse tutto il corpo arrivando fino alla testa. La nausea divenne sempre più forte constringendola a raggiungere di corsa il bagno. Vomitò una sostanza gialla e amara e quando ebbe finito si accasciò sul pavimento. 
- Ehi, tesoro. Tutto bene?-. 
La voce biascicante di Brian proveniva dalle sue spalle. Jessica si voltò e quasi sobbalzò nel vederlo. Aveva delle occhiaie profonde  scure. I capelli lunghi e neri erano grondanti di sudore. Il corpo magro e quasi completamente nudo era ricoperto di sangue che colava da numerosi tagli sul torace.
- Che diavolo hai fatto?- chiese lei alzandosi bruscamente procurandosi un nuovo conato di vomito. Brian si guardò distrattamente, era completamente fatto e non ricordava come si era procurato quei tagli. - Credo durante il concerto... non ricordo. - 
Da quando il gruppo in cui suonava era riuscito a procuparsi un contratto con la casa discografica più importante di Los Angeles la loro vita era stata attirata in un vortice di alcool e droghe. Jessica aveva provato soltanto una volta la cocaina e non ne aveva più voluto sapere, ma Brian ne sembrava ormai dipendente e questo non le piaceva affatto. Erano sempre stati degli ubriaconi, amavano bere ma sapevano controllarsi. Adesso, però, era molto più difficile; i soldi li avevano corrotti. Il non dover più lavorare li aveva spinti sempre più in basso, in un mondo fatto solo di feste e sostanze che lei non aveva mai neanche sentito nominare.
-Devi smetterla con quella merda- disse lei appoggiando la schiena al muro. 
Brian le si avvicinò, cingendole i fianchi. - Bunny, stai tranquilla. Posso smettere quando voglio, lo sai...- 
- Già, dicono tutti così. Bere poteva anche starci, insomma prendevamo qualche sbronza e poi il mattino dopo eravamo sobri. Da quando non ti svegli sobrio, Brian? Non mangi, non dormi...- 
L'altro si allontanò fissandola duramente. Aveva visto mille volte quello sguardo, ma mai rivolto verso di lei.
- E tu? Guardati, non riesci a stare in piedi!- 
Jessica lo fissò con odio. Perchè erano finiti così? Era il loro sogno, stavano vivendo il loro sogno, ma il tutto si stava trasfromando in un incubo. Era molto più felice quando vivevano in quel buco di appartamento in periferia. In inverno era freddo e d'estate faceva caldo, ma era felice. -Me ne torno a casa... - disse lei sospirando. Sapeva che non avrebbe avuto modo di discutere con lui in quello stato.
-Fà come vuoi, io resto. - 
Jessica fece per andarsene, ma una ragazza corse verso il bagno facendola indietreggiare. La sconosciuta li osservò per qualche secondo e poi iniziò a ridere. - Scusate... devo cambiare l'assorbente!- disse con voce atona. A giudicare dal fisico pelle ossa e il colorito bluastro della ragazza era quasi un miracolo che avesse ancora le mestruazioni. 


Era riuscita a guidare fino a casa nonostante la sbronza e il pianto inctrollabile che l'aveva sorpresa durante il tragitto. Quando parcheggiò nel vialetto d'ingresso appoggiò la fronte sul volante. Pianse ancora e poi si asciugò il naso con il dorso della mano. Guardandosi nello specchiato retrovisore vide un'altra ragazza. Quella non poteva essere lei. Era magra e i suoi occhi un tempo cerulei erano di un grigio spento. - Cristo santo, Jess!- esclamò nella solitudine della notte. Guardò il sedile del passeggero e si ricordò del momento in cui era andata in farmacia prima di arrivare a casa. La ragazza tossicodipendente del locale le aveva ricordato che non aveva saltato le ultime mestruazioni e poi c'era il problema della nausea. Non era stupida e sapeva fare uno più uno. 
Quando entrò in casa si precipitò in bagno sedendosi sul WC. Nella sua vita aveva già fatto altri test di gravidanza. Insomma, era normale se sei fidanzata da dieci anni e scopi almeno due volte al giorno. Pregò che non fosse incinta, pregò di non dover abortire. 
I cinque minuti di attesa furono i più lunghi della sua vita. Una tortura, un secolo compresso in trecento secondi. 
Il cronometro dello smartphone che aveva poggiato sul lavabo suonò e finalmente potè riprendere tra le mano lo stick. Tutto si fermò, tutto divenne opaco. 
Era incinta. 

   
 
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