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Autore: Spencer_Winter    25/01/2023    0 recensioni
Steve invita Eddie a pattinare sul ghiaccio e passano assieme un bel pomeriggio.
Eddie non ha mai avuto un appuntamento, non sa come comportarsi e va in ansia. Fa quello che gli riesce meglio quando si sente sopraffatto. Scappa.
Genere: Fluff, Hurt/Comfort, Romantico | Stato: completa
Tipo di coppia: Slash | Personaggi: Altri, Eddie Munson, Steve Harrington
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Eddie era in ansia. Lo era sempre, ma quel giorno era totalmente su di giri.
Si era svegliato presto, aveva fatto una doccia per scaricare la tensione accumulata, si era sistemato i capelli come meglio poteva e aveva… dimenticato di pranzare. Cazzo. Ecco cosa aveva dimenticato.

Steve stava arrivando e lui non era ancora pronto.
Era da una settimana che cercava di prepararsi mentalmente, aveva anche preparato i vestiti che avrebbe indossato con giorni di anticipo per non perdere tempo ma all’improvviso non sembravano più essere adeguati. Se solo Steve si fosse degnato di dirgli dove lo stava portando gli avrebbe reso la scelta un po’ più facile. Invece era stato zitto, non aveva detto niente e si era limitato a sorridere. Non sapeva nemmeno perché avesse deciso di accettare. Cos’aveva in mente quando aveva detto di sì? Ah, sì, lo sapeva bene in realtà.

Gareth si era un po' arrabbiato quando Eddie aveva chiesto di rimandare le prove alla settimana dopo. Non per le prove saltate, certo che no, quanto più perché stava per uscire con Steve Harrington.
Lui non capiva e non poteva capire il legame che si era intrecciato tra lui e Steve. Era un amico, certo, ma dopo quello che era successo durante le vacanze di primavera, Steve Harrington, così come il resto del gruppo, era diventato parte della sua famiglia. E suo zio amava i suoi nuovi amici.

"Eddie, Steve ti spezzerà il cuore." Gareth non lo disse con cattiveria, era solo preoccupato che il suo migliore amico potesse soffrire per amore e, sinceramente, non se lo meritava.

"Non lo farà" disse Eddie con decisione. Era davvero convinto delle sue parole.

Aveva passato diverso tempo con Steve nei mesi precedenti e aveva dovuto ammettere a se stesso che Steve non era poi così male come credeva, non era più lo stronzo viziato di prima. Combattere contro mostri di un’altra dimensione lo aveva reso migliore. Dustin aveva ragione. E quella era la cosa che lo infastidiva di più, dare ragione a quella piccola testa di merda.

Infilò la cornetta del telefono tra l’orecchio e il collo e si guardò allo specchio provando una maglietta degli Iron Maiden mentre Gareth continuava a parlare.

"Non dico per forza che debba farlo intenzionalmente, Eddie" si spiegò Gareth, sospirando. "Ma non puoi innamorarti di un ragazzo etero."

"Credi che la maglietta degli Iron Maiden vada bene?"

"Cosa? Mi stai almeno ascoltando, Eddie?"

"Sì" confermò, gettando la maglia sul letto, assieme alle altre che aveva già provato e scartato. Ne prese una dei Metallica dall’armadio e la provò. "In realtà non sappiamo se è etero."

"Andiamo, Eddie. Hai visto anche tu tutte le ragazze con cui è uscito."

"Potrebbe essere bisessuale e avere paura di fare coming out."

"Potrebbe. Ma... Eddie, non farti illusioni" la voce di Gareth era gentile. "Sai che non mi è mai piaciuto e lo considero uno stronzo."

"Lo so, lo so." Eddie indossò una maglietta a mezze maniche dei Judas Priest e una felpa con cappuccio completamente nera. "Collane? Anelli? È troppo?"

"Eddie, sono serio" disse Gareth esasperato. "Non voglio venire a recuperarti mezzo sanguinante in un vicolo perché quello stronzo ti ha teso una trappola."

"Non è una trappola. Ho fatto coming out con lui da un pezzo e mi ha accettato. E poi lui è l’unico a non avermi mai fatto qualcosa. Non è mai stato davvero come Hagan."

"Eddie, questo non c’entra nulla. Ascolta, vai a questa uscita con Steve ma promettimi che farai attenzione, okay?"

"Sì, d’accordo. Certo."

"Eddie! Sono fottutamente serio. Non mi fido di Harrington."

"Sì, sì, ho capito. Harrington è uno stronzo, tu non ti fidi di lui e bla bla bla."

"Eddie" Gareth sospirò.

"Senti, Gareth, io ho provato a dirti più volte che Steve è un bravo ragazzo, ma se tu non lo vuoi capire io non posso farci niente. È appena arrivato, devo andare. "

Agganciò la cornetta del telefono sbuffando. Aveva provato a far cambiare idea alla sua ristretta cerchia di amici, aveva coinvolto anche Dustin, sperando invano che gli avrebbero creduto e avrebbero accettato Steve, ma si ostinavano a non capire.
Steve era cambiato davvero, non era più uno stronzo, era diventato un ragazzo premuroso e si volevano bene. Era triste che gli altri, i suoi amici più cari, non vedessero in Steve le stesse cose che ci vedeva lui.

Ora che aveva più amici di quanti ne avesse mai desiderati e divideva il suo tempo libero tra di loro, desiderava che potessero andare tutti quanti d’accordo. Aveva anche sospettato che potessero essere gelosi di Steve e del tempo che Eddie gli dedicava, ma non era da loro. Lo odiavano e basta.

Eddie aveva una cotta per lui da molto tempo e loro lo sapevano. In tutti quegli anni, Eddie aveva parlato molte volte di Steve Harrington e di come fosse l’uomo più bello del mondo, maledicendolo al tempo stesso per essere un etero stronzo e ora che era sicuro di potergli parlare senza timore, i suoi amici gli dicevano che non era una buona idea.

Non glielo aveva detto, né a Gareth né a nessuno degli altri, ma si sentiva molto deluso da loro. Se c’era una cosa che credeva di aver insegnato a quei ragazzi era di mettere da parte i pregiudizi e provare a conoscere le persone, senza guardare le apparenze. A Steve non avevano neanche provato a dare una possibilità, avevano semplicemente detto no. Eddie non gli stava chiedendo di perdonare Steve, ma di dargli la possibilità di dimostrare di essere cambiato.
Questo non li rendeva tanto diversi dalle persone che li avevano sempre evitati senza conoscerli. Lo infastidiva.

Eddie si guardò allo specchio. Si sistemò i capelli dietro le orecchie e poi li tirò nuovamente davanti al viso. Prese l’elastico che aveva attorno al polso e provò una coda alta. La sciolse subito con una faccia schifata. Provò uno chignon. Lo sciolse e lanciò l’elastico con frustrazione.

Aveva voglia di urlare. Che cosa gli stava succedendo? Perché all’improvviso si interessava così tanto al suo aspetto? Non si era mai preoccupato dei suoi capelli, o dei vestiti che aveva addosso. Non si era mai sistemato i capelli davanti allo specchio in preda all’agitazione e non aveva mai passato più di cinque minuti davanti all’armadio per decidere cosa mettere. La maglietta non puzzava? Perfetto, si poteva ancora indossare. Era sempre stato così. Cos’era cambiato?

Era la prima volta che Steve gli chiedeva di uscire da soli. Di solito c’era sempre qualcun altro con loro, Robin, il più delle volte, o Dustin, che trovava sempre il modo di infiltrarsi in qualsiasi cosa facessero loro tre. Davvero, quel ragazzino aveva un attaccamento quasi morboso. Teneva a lui in modi in cui non riusciva a spiegare, ma avrebbe gradito passare un po’ di tempo con gli adulti a fare cose da adulti.

«Eddie, rilassati» gli disse suo zio, posando le mani sulle sue spalle. «È solo un appuntamento.»

«Non è… Non è un appuntamento.»

«Allora smettila di comportarti come se lo fosse» rispose suo zio sorridendo.

«Io non…»

«Certo, figliolo.»

«No. Lui… Lui non è come me, zio Wayne» Eddie abbassò lo sguardo e sospirò, improvvisamente serio e triste. «Lui non è… un frocio schifoso come me.»

Suo zio lo guardò male, gli diede una di quelle occhiatacce che facevano sempre gelare il sangue di Eddie. Wayne Munson era una persona gentile e uno zio premuroso e amorevole, ma era anche sensibile a certe questioni e odiava quando Eddie dava poco valore a se stesso o si definiva con parole poco carine. Eddie Sapeva che suo zio si sarebbe incazzato per quello che aveva appena detto, stava solo aspettando che esplodesse. Non aspettò molto.

«Edward!» Usava sempre il suo vero nome quando era arrabbiato. Quando era più piccolo Eddie si divertiva a farlo arrabbiare solo per quello. «Ritira immediatamente quello che hai appena detto» lo rimproverò. «Sai benissimo che non mi piace quando parli di te stesso in quel modo. Non voglio più sentirti dire quella parola orribile. Mai più.»

«Va bene, va bene» borbottò Eddie. «Mi dispiace.»

Si spostò i capelli dietro le orecchie e indossò un cappello floscio nero in testa e legò intorno al collo una lunga sciarpa tubolare dello stesso colore e sorrise allo specchio. Erano un po’ il suo portafortuna. Nelle stagioni fredde, quando doveva fare qualcosa di importante, li indossava sempre. Glieli aveva regalati Wayne il suo primo anno di liceo. Avevano un effetto calmante, il tessuto era così morbido che spesso lo usava come antistress senza rendersene conto.

«Eddie» suo zio sembrava avere una certa urgenza nella voce. «Steve è qui fuori da quasi cinque minuti, forse dovresti andare.»

«Merda!» imprecò Eddie. «Gesù Cristo!» Afferrò la sua giacca di pelle di fretta e la indossò. Le maniche della felpa che aveva sotto si arricciarono nella giacca e si divincolò. «Cazzo. Cazzo.»

Quando riuscì a sistemarsi corse alla porta, l’aprì e poi si voltò verso suo zio.

«Augurami buona fortuna, vecchio!»

«Non ne avrai bisogno, Eddie» rise Wayne. «Andrà bene. Passa un buon pomeriggio con il tuo Stevie» lo prese in giro.

 

****


Quando Eddie uscì dalla roulotte trovò Steve appoggiato contro il cofano della sua BMW.
Guardava nella sua direzione, una sigaretta gli pendeva dalle labbra e aveva i capelli sbarazzini, con un ciuffo che cadeva ribelle davanti al viso.
Eddie restò davanti alla porta e si prese un attimo per squadrarlo più volte dalla testa ai piedi e oh…
Il respiro gli si bloccò nella gola e fu sorpreso dalla voglia improvvisa di rientrare subito in casa e nascondersi dietro suo zio come faceva quando era più piccolo.

«Però, Eddie, ce ne hai messo di tempo» borbottò Steve, un sorriso malizioso stampato sulle labbra. Poi scansionò Eddie con lo sguardo e si leccò le labbra. «Quindi è vero quello che si dice: le rockstar sexy si fanno sempre attendere.»

Eddie restò senza parole. Aveva sentito male o Steve lo aveva davvero definito sexy e paragonato a una rockstar? No, probabilmente era stata solo la sua immaginazione.

Si stavano entrambi guardando senza dire niente e sentiva gli occhi di Steve bruciare sulla pelle attraverso tutti gli strati di vestiti che aveva addosso.
Sentiva il suo cuore martellare nel petto e l'afflusso di sangue concentrarsi sulle sue guance. Steve era un ragazzo bellissimo, lo era sempre stato, non poteva negarlo. C'era un motivo se gli faceva battere il cuore dal lontano ottantuno, ma quello…

Quel giorno Steve aveva deciso di indossare una giacca di pelle molto più piccola della sua taglia. Il suo torace e le sue braccia toniche da atleta erano strette là dentro e per rendere la vita più difficile a Eddie aveva deciso di abbinarli a dei jeans attillati che si stringevano proprio sul suo pacco, evidenziandolo.
Sarebbe stato difficile per Eddie tenere gli occhi lontani da Steve.

Steve prese la sigaretta tra le dita e soffiò il fumo verso l’alto. Il collo si tese e Eddie poté vedere le vene percorrergli la gola e il pomo d’Adamo muoversi su e giù. Il respiro di Eddie si bloccò in gola e tossì.

Stava guardando Steve con desiderio. Voleva baciargli la gola, voleva piantare i denti nella pelle, succhiarla e lasciare un succhiotto viola che avrebbero potuto vedere tutti quanti. Eddie immaginava che la pelle di Steve fosse morbida e tenera per qualche crema che gli piaceva indossare e dolce per quel profumo che metteva sempre di cui Eddie amava l’odore.

«Vedi qualcosa che ti piace, Munson?»

Eddie sussultò. Era stato colto sul fatto.
Ancora una volta non disse niente. Temeva che parlando la sua voce sarebbe uscita più come un gemito imbarazzante che come parole di senso compiuto. Steve si avvicinò, le mani infilate nelle tasche del giubbotto. Ricordava uno di quei ragazzacci dei film. Si fermò proprio davanti a lui e nonostante tra di loro ci fosse solo qualche centimetro di differenza, in quel momento sembrava molto più alto. Eddie si sentiva piccolo piccolo.
Steve infilò le dita tra i capelli di Eddie e lo tirò delicatamente verso di sé con la mano sotto la mascella. Gli diede un bacio tra il mento e l’angolo della bocca.
Eddie si sentì mancare il fiato.

«Ciao, Eds. È un piacere vederti» sussurrò. Era così vicino che Eddie riuscì a sentire il respiro di Steve sulle labbra.

«C-ciao…» Eddie deglutì a fatica. «Sì, anche per me, Harrington.»

Eddie chiuse gli occhi e prese un respiro profondo. Se Steve aveva intenzione di comportarsi così tutto il tempo, beh, sarebbe morto da lì a poco. Sulla lapide voleva che ci fosse scritto: “Qui giace Edward Munson, morto a causa della bellezza di Steve Harrington.”

«Forza Munson, sali in macchina.»

«Ti conviene che sia qualcosa di sensazionale, Harrington» disse Eddie, mettendosi la cintura di sicurezza. «Ho rimandato le prove della mia band per te.»

«Oh, lo vedrai Munson» Steve gli fece l’occhiolino e sorrise. «Ti stupirò. Resterai a bocca aperta.»

«Avanti, allora. Sorprendimi come sai fare tu, ragazzone.»

 

****


Detestava ammetterlo, ma Steve aveva ragione. Era davvero riuscito a stupirlo.

«Allora, Munson» gli disse, dandogli una leggera gomitata nelle costole. «Soddisfatto?»

Eddie era rimasto senza parole.
Tra tutti i posti che aveva pensato, Eddie non aveva nemmeno immaginato che Steve lo potesse portare a una pista di pattinaggio su ghiaccio. Era andato un paio di volte alla pista che c’era vicino alla sala giochi e Eddie si chiese quanto sarebbe stato diverso pattinare sul ghiaccio, se fosse più difficile che sulle rotelle.

C’era tanta gente. Troppa, a dire la verità, ma gli piaceva l’atmosfera. Sembravano tutti così felici e spensierati mentre pattinavano tenendosi per mano. C’era un trio di amiche, forse qualche anno più grandi di Max e Undici, si divertivano a ridere ogni volta che una di loro cadeva con le chiappe sul ghiaccio. Eddie si sarebbe divertito a vedere la gente cadere e avrebbe riso altrettanto di se stesso quando avrebbe sbattuto il culo per terra.

Steve lo prese inaspettatamente per mano e lo tirò.

«Dai, andiamo ad affittare i pattini, Eds.»

Le mani di Steve erano calde e morbide, avvolte in un paio di guanti rossi in lana, decorati con renne, puntini bianchi e alberi di natale. Eddie sorrise dolcemente e scosse la testa. Sì, era proprio nello stile di Steve.

In fila per affittare i pattini, Steve teneva ancora la mano stretta in quella di Eddie, che stava diventando gelata. Aveva dimenticato i guanti sul ripiano in cucina.

«Hai le mani ghiacciate» disse Steve sorpreso. «Non hai dei guanti?»

«I-io li ho dimenticati a casa.»

«Così congelerai, Eds» sembrava quasi un rimprovero, ma la voce di Steve era tenera e rivolse a Eddie un dolce sorriso.

Prese le mani di Eddie e le portò vicino alle labbra, lasciò un leggero bacio sulle nocche e poi alitò sulla pelle per scaldarle. Quel semplice gesto sembrava così naturale, così giusto… Forse Steve lo aveva fatto senza rendersene conto ma non aveva scaldato solo le mani di Eddie, ma anche il suo cuore.

«Ecco, indossa i miei» disse togliendoli e infilandone uno alla volta nelle mani di Eddie.

Il calore che Steve aveva lasciato nei guanti iniziò a diffondersi sulle sue mani di Eddie e tutto intorno a lui stava diventando soffice e ovattato.

«Ora però congelerai tu.»

Steve fece spallucce e sorrise. «Sopravvivrò.»

In tutto quel tempo, Eddie non aveva mai smesso di guardarlo e anche Steve non aveva distolto gli occhi da lui una sola volta.
Stavano sorridendo come due idioti.

Eddie aveva voglia di baciarlo, mettersi in punta di piedi e sfiorare le labbra di Steve con le sue, ma c’era troppa gente e di sicuro non sarebbe finita bene per loro. Soffocò ancora una volta quella voglia e deglutì.

Steve spostò un riccio ribelle dietro l’orecchio di Eddie, gli sistemò il cappello sulla testa e continuarono a guardarsi fino a quando il signore anziano che affittava i pattini tossì per attirare la loro attenzione e dovettero separarsi a malincuore, lasciando andare le mani.

 

****


Era rimasto fuori dalla pista, le gambe instabili che tremavano sui pattini. Si sentiva le guance rosse e bollenti. Se fosse per il freddo o a causa di Steve Eddie non lo sapeva.

«Forza» lo incitò Steve, che stava già pattinando sulla pista. «Non dirmi che non hai mai pattinato in vita tua.»

Lo guardò con ammirazione. Steve scivolava sul ghiaccio come se fosse la cosa più semplice del mondo e lui era… ipnotizzato dalle sue movenze, mentre Words don’t come easy suonava nelle casse dello stereo. E non gli importava che al centro della pista ci fosse una ragazza che stava letteralmente ballando e vorticando sul ghiaccio come un’atleta delle Olimpiadi, perché aveva occhi solo per Steve che stava semplicemente… pattinando avanti e indietro, niente di più.

Well, I'm just a music man
Melodies are far my best friend
But my words are coming out wrong
And I, I reveal my heart to you and
Hope that you believe it's true
'cause Words don’t come easy.


Quelle parole sembravano scritte apposta per lui.
Le sentiva così vicine che probabilmente avrebbe potuto scriverle lui stesso.

Innamorarsi delle persone come Steve faceva male e lui aveva passato sei anni della sua vita ad amare Steve Harrington.

Innamorarsi di una persona etero sembrava essere una prassi. Ogni persona gay lo sperimentava almeno una volta nella vita, chi prima chi dopo. Era inevitabile. Era successo anche a Robin. E a Will. Beh, quel povero ragazzino guardava Mike esattamente come lui guardava Steve. Si sentiva male per lui. Innamorarsi del proprio migliore amico era già abbastanza terribile, ma innamorarsi del proprio migliore amico etero… beh, quella era una vera e propria tragedia.

Aveva avuto una cotta per Steve dal suo secondo anno di liceo, quando Steve era ancora un dolce ragazzino appena uscito dalla scuola media e non aveva ancora fatto la conoscenza di Tommy H e il resto degli altri stronzi.

Era una vocina fastidiosa che aveva imparato a non ascoltare e a mettere da parte, seppellire nell’oscurità più profonda del suo petto, incatenarla lì e lasciarla marcire. Aveva funzionato per un po’. Era bravo a soffocare quel tipo di sentimenti anche se sapeva che erano sempre lì. Ma quando quella primavera si era trovato costretto a stare in compagnia di Steve, quel sentimento si era liberato dalle catene ed era tornato a galla come Houdini. Che brutto scherzo gli aveva giocato il destino.
Aveva provato di nuovo a metterlo a tacere, ma aveva fallito. Steve lo aveva salvato quella notte. E come si fa a dimenticare la persona che ha fatto di tutto per tenerti in vita e ci era riuscito?

«Hai intenzione di restare lì tutto il giorno o cosa?» Steve tese le mani verso Eddie. «Vieni, ti tengo io.» Notando l’indecisione di Eddie, Steve si fece più vicino e afferrò le mani di Eddie lui stesso. «Puoi fidarti, lo sai.»

Steve fece un sorriso rassicurante, Eddie lo ricambiò timidamente e si lasciò trasportare sulla pista. Steve stava andando all’indietro, prima un piede e poi l’altro, lo trascinava in avanti tenendolo stretto per le mani e lui non poteva fare altro che guardarlo. Eddie inciampò sui suoi stessi piedi rischiando di scivolare sul ghiaccio e se Steve non fosse stato lì a tenere le sue mani probabilmente sarebbe caduto di faccia.

«Piano, un piede alla volta» spiegò Steve.

«Ricordami ancora una volta perché ho accettato di uscire.»

«Perché te l’ho chiesto in modo tanto gentile e tu hai un debole per me e in fondo in fondo mi vuoi bene?»

«Ti piacerebbe!»

Erano a metà del secondo giro di pista quando Eddie parlò di nuovo.

«Come hai imparato questa cosa?»

«Ho avuto qualche appuntamento.»

«Porti tutti i tuoi appuntamenti a pattinare sul ghiaccio, Stevie?»

«Solo quelli con cui ho intenzioni serie, Eddie.»

Steve gli fece l'occhiolino e di certo notò il rossore sulle guance di Eddie.
Gli pattinò attorno e posò una mano sul petto di Eddie.

«Sbaglio oppure ho appena fatto arrossire Eddie Munson?»

«È solo il freddo» borbottò Eddie chinando la testa.

«Certo, il freddo» Steve si morse il labbro inferiore e ridacchiò, facendo nuovamente l’occhiolino a Eddie. «Bella scusa, metallaro.»

Eddie però voleva sapere. Steve si stava comportando in modo strano. Tutto quello che aveva fatto, da quando era arrivato a casa sua fino a quel momento era stato strano. Eddie non era mai stato a un appuntamento, mai nella sua vita. Ma forse… forse quello era un appuntamento? Eddie non poteva dirlo con certezza.

«È… un appuntamento?» Chiese titubante, le dita ancora intrecciate a quelle di Steve.

Si pentì di averlo chiesto l’istante dopo, perché Steve non rispose, si limitò a sorridere beffardo e allontanarsi da Eddie, lasciandogli andare la mano e pattinando lontano da lui. Oh. Forse non avrebbe dovuto dirlo…

«Steve!» lo richiamò Eddie, provando a fare un passo verso di lui. «Harrington, aspettami!»

Barcollò e decise di fermarsi prima che potesse cadere con la faccia sul ghiaccio artificiale. Da lontano notò Steve sghignazzare.

«È un appuntamento?»

«Vuoi saperlo davvero, Munson?»

«Certo!» Eddie sbuffò e alzò le braccia disperato.

«Allora dovrai venire qui.»

«Che cosa?» Steve voleva davvero farlo pattinare senza aiutarlo? «Stevie» piagnucolò. «Non farmi questo, per favore.»

«Daccordo, Munson» acconsentì. «Resta lì, vengo a prenderti.»

Eddie avrebbe potuto giurare che cose simili accadessero solo nei film. Uno stupido e odioso clichè, un mero, patetico e forzato espediente per far avvicinare in qualche modo i due protagonisti che altrimenti non si sarebbero mai scambiati una sola parola in tutta la loro miserabile vita. E non avrebbe mai pensato che Steve potesse cadergli addosso in quel modo, ma quella era probabilmente la cosa meno bizzarra capitata quell’anno.

I loro petti erano premuti uno contro l'altro, i loro visi così vicini che sarebbe bastato solo un sussulto per congiungere le labbra.
Si guardarono negli occhi. Le guance rosse, il fiato corto.

Steve si passò una mano tra i capelli e la bocca di Eddie diventò improvvisamente asciutta. Oh no, non la cosa coi capelli, non la cosa coi capelli…
Eddie era perfettamente consapevole di avere un debole per quello. Forse Steve lo sapeva e lo stava stuzzicando di proposito? Perfetto. Eddie sentiva che avrebbe avuto presto un grosso problema.

«Ciao» sussurrò Steve.

Rivolse a Eddie uno stupido sorriso affascinante, un tipico sorriso alla Harrington, uno di quelli che gli aveva visto rivolgere solo alle ragazze quando flirtava con loro. Stava flirtando con lui o non si era reso conto?

«Attento a dove metti i piedi, ragazzone...» disse Eddie senza fiato.

«Sta' zitto.»

«Allora? Questo è tipo… un appuntamento?»

«Non ti ho detto di stare zitto, Munson?»

«Ci vuole molto di più delle parole per mettermi a tacere, Harrington.»

«Vuoi avere un buon motivo per chiamarmi ragazzone?»

E quello cosa diavolo era? Steve che faceva allusioni sessuali? Eddie stava certamente impazzendo.

Sentì il formicolio crescere tra le sue gambe e i jeans diventare più stretti. Oh. Oh no.
Non sembrava che Steve fosse contrariato o avesse voglia di spostarsi, anzi, sembrava particolarmente a suo agio sdraiato addosso al corpo di Eddie. E Eddie… beh, poteva anche abituarsi a quella posizione.
Steve lo guardò negli occhi, sorrise beffardo, si morse il labbro inferiore e fece l’occhiolino a Eddie. Lo aveva sentito?

«Ti stai offrendo?» chiese Eddie, alzando le sopracciglia.

«Sarebbe un dramma?»

«Non lo so, Stevie. Dimmelo tu.»

La gente sulla pista stava iniziando a guardarli in modo strano, quasi infastidito. Non gli importava più di tanto, era abituato agli sguardi pieni di perfidia delle persone e non gli aveva mai davvero dato importanza. Lui era così e la gente doveva accettarlo, volente o nolente. Non era cambiato e non l'avrebbe mai fatto. Amava essere com'era. amava i suoi capelli lunghi, amava i suoi jeans strappati, amava i suoi tatuaggi e amava essere omosessuale. Niente avrebbe mai potuto cambiarlo, né i commenti della gente, né le loro risate o la loro violenza. Era il mondo a dover cambiare e adeguarsi a persone come lui, stanche di essere vessate per il solo fatto di essere se stesse. Ci aveva messo diverso tempo ad accettarsi, non avrebbe fatto marcia indietro solamente per qualche coglione del cazzo. Gesù Cristo! Avrebbe limonato con Steve all'istante solo per dare fastidio a tutti quei pezzi di merda.

Steve si alzò e offrì una mano a Eddie, che accettò e si lasciò rimettere in piedi. Non era molto stabile su quei pattini. Erano molto più scomodi di quelli a rotelle e gli facevano già male i piedi, ma Steve era con lui e bastava quello a farlo stare bene.

«Tutto bene?» domandò Steve. «Ti sei fatto male?»

Eddie scosse la testa e si spazzolò leggermente i jeans.

«No, sto bene.»

Steve gli sorrise e, continuando a tenerlo per mano, gli fece fare il giro della pista.

 

****


Era ormai quasi pomeriggio quando lasciarono la pista di pattinaggio, il vento era freddo e gli pizzicava la pelle. Eddie nascose il viso nella sciarpa calda e si accarezzò le mani, ancora avvolte nei guanti che gli aveva prestato Steve. Glieli avrebbe rubati. Steve non avrebbe mai più indossato i suoi adorabili guanti rossi.

Steve lo portò al Lover’s Lake a guardare il sole scivolare via oltre gli alberi per accogliere il buio. Disse che quelle era una buona posizione per guardare il tramonto. E cavolo, lo era davvero.

«Grazie per oggi» sussurrò Eddie con la testa bassa, seduto sul cofano della macchina di Steve, i piedi che sfioravano il terreno ricoperto di ghiaia e di foglie secche. «Ho passato una bellissima giornata in tua compagnia, Stevie» ammise Eddie con un sorriso. «Non mi sentivo così felice da… secoli.»

Era vero. Non ricordava l’ultima volta che aveva passato una giornata così bella in compagnia di qualcuno.
Amava i suoi amici e amava ritrovarsi con loro per suonare, per andare ai loro piccoli concerti o per il club di D&D, ma nessuno lo aveva mai portato a fare qualcosa di particolare come pattinare. O, semplicemente, nessuno lo aveva mai portato fuori solo per svagarsi, senza impegni già stabiliti. Steve aveva avuto un’idea bellissima.

«Mi fa piacere» Steve sorrise sincero e sfiorò la spalla di Eddie con la sua. «Possiamo farlo tutte le volte che vuoi.»

Tra di loro calò il silenzio. Non era un silenzio imbarazzante o fastidioso, ma confortante e caldo, quasi come un abbraccio.
Di cose da dire ce ne sarebbero state tante. Eddie voleva chiedere a Steve se stava flirtando o si era immaginato tutto, voleva chiedergli se quei tocchi e quei sorrisi così caldi e gentili significavano qualcosa per lui o era semplicemente per amicizia. Voleva farlo, davvero, ma non trovò il coraggio.

Alzò la testa sospirando e puntò lo sguardo al cielo.
Aveva sempre amato guardare i tramonti, osservare tutti i colori che il cielo poteva donare e amava la calma che gli trasmettevano. Era un po’ un paradosso che una persona caotica come lui avesse bisogno di quella tranquillità.

E non sapeva se fosse per la presenza di Steve lì accanto a lui, ma poteva dire con assoluta certezza di trovarsi davanti a uno dei tramonti più belli che avesse mai visto in vita sua. Lo lasciava senza fiato.
Era come se qualcuno avesse dato fuoco al cielo. Le nuvole sembravano sottili fiamme rosa su un pezzo di cielo a metà tra l’azzurro chiaro, il lilla e il pervinca. Un’esplosione di colori caldi abbracciati assieme in un miscuglio armonioso. Sembrava un prezioso dipinto a olio, uno di quelli che potevano essere visti solamente nei musei. Impossibile stabilire il suo valore.

Dentro di lui si agitavano un tumulto di emozioni. Felicità, speranza, nostalgia…

«Hey» mormorò Steve, cercando di guardarlo in faccia. Gli accarezzò la guancia con delicatezza e asciugò le lacrime che erano sfuggite al controllo di Eddie. «Stai bene, Eds?»

«Cosa?»

«Stai piangendo…» la sua mano era ancora sulla guancia di Eddie, lasciava piccole carezze con il pollice. «Sei triste?»

«Oh, no.» Si allontanò dal tocco di Steve. «È solo il tramonto» disse asciugandosi gli occhi con il dorso della mano. «Mi ha emozionato.»

«Non ho mai visto nessuno emozionarsi per un tramonto.»

«Scusa?»

Steve si accigliò e agitò la testa. «No, è una cosa bella. Davvero.»

Eddie lo guardò perplesso e Steve sorrise dolcemente. Un sorriso molto diverso dagli altri che gli aveva rivolto durante la giornata. Avvolse un braccio attorno alle spalle di Eddie e lo attirò a sé in un abbraccio confortante.

«Era un complimento» chiarì Steve. «Hai un grande cuore, Eddie. Non devi vergognartene. Devi essere protetto.»

Quella dolcezza era uno dei lati che Steve teneva nascosto alla vista di tutti. Un vero peccato. Ma Eddie riusciva a vederlo. Steve era dolce con i Dustin e gli altri ragazzini, lo era con Robin e anche con Nancy. Quella primavera, nel camper, lo aveva sentito rivelare a Nancy delle cose. Aveva percepito la dolcezza nel tono di Steve e lo aveva visto nei suoi occhi che quelle parole erano rivolte a lei, aveva capito che voleva che fosse lei a far parte della sua numerosa famiglia.
Quelle cose lo avevano ferito, ma dopotutto era stato lui a dirgli di riprendersela, giusto? Steve aveva solo seguito il suo consiglio.

Ovviamente Eddie non avrebbe mai potuto dargli quello che Steve desiderava. E forse Gareth aveva ragione. Forse Steve non era bisessuale e gli avrebbe spezzato il cuore perché non avrebbe mai potuto amarlo nel modo in cui Eddie voleva essere amato da Steve. E sì, faceva male comunque, ma la dolcezza di Steve ammorbidiva il colpo.

Eddie però non si era accorto che Steve lo aveva fissato per tutto il tempo mentre lui, con il naso all’insù, scrutava il tramonto con aria sognante. In quel momento Steve avrebbe voluto frugare nella mente di Eddie, scoprire che cosa stesse pensando, se il suo pensiero fosse lontano, immerso chissà dove o se fosse lì, in quello stesso preciso istante, assieme a lui.

E Steve riusciva a pensare solo a una cosa. Quel caldo sorriso e quell’espressione assorta che illuminavano il volto di Eddie. Amava che fosse capace di stupirsi ed emozionarsi anche per le più piccole cose.

Sciolse l’abbraccio ma non si allontanò, tese la mano e lasciò che le sue dita si intrecciassero a quelle di Eddie, che le strinse a sua volta senza pensarci un secondo di più.
Faccia a faccia, occhi negli occhi. Le parole non dette erano lì, entrambi le stringevano tra le labbra con la paura di pronunciarle. Eddie non lo avrebbe fatto.

«Eddie?»

«Mh?»

«Credo di amarti.»

E, senza aspettare la sua risposta, le labbra di Steve si posarono su quelle di Eddie con un tocco gentile.
Eddie si allontanò dal bacio, lo guardò spaventato e Steve si accigliò.

«Eds? Tutto bene?» chiese Steve preoccupato, stringendo la mano di Eddie nella sua. «Ho… ho fatto qualcosa di sbagliato?»

«I-io…» balbettò Eddie.

Indietreggiò di qualche passo, Steve stava cercando di trattenerlo ma le sue dita scivolarono via dalla mano di Eddie.

«Eddie?»

«Scusa, Steve. Per favore, scusa.»

E con quelle parole, Eddie si voltò e cominciò a correre, lasciando Steve interdetto, incapace di inseguirlo e a chiedersi se avesse fatto qualcosa di sbagliato.

 

****


Eddie si fermò solo quando si accorse che le gambe lo avevano portato nel suo posto preferito. Era abbastanza lontano da tutto, isolato. A tenergli compagnia c'erano le stelle appena visibili, l'aria gelida dell'inverno e Lady Oaktavia Magnus I, una vecchia quercia alta e grossa; nei mesi caldi rigogliosa di foglie brillanti e vivaci, nei mesi freddi spoglia e secca.

I suoi rami erano sempre stati un rifugio caldo anche in inverno. Sembravano braccia tese a mani aperte verso di lui, offrendo un abbraccio gentile. Poteva definirla la sua prima vera amica. Aveva ascoltato tutti i suoi lamenti, li aveva accolti e se n'era fatta carico, assorbendoli come anidride carbonica.
Osava quasi definirla una madre. La sua, scappata chissà dove. Forse viva, forse morta.

Una folata di vento fece abbassare i rami, quasi come se lo stesse salutando con un inchino. Eddie si inchinò a sua volta.

«Salute a voi, Lady Oaktavia.»

Avvolse le braccia attorno al tronco della quercia, posando la fronte contro la corteccia ruvida e umida. Era molto che non tornava lì. Le era mancata.

Si asciugò le lacrime e fece quello che da bambino gli dava conforto. Parlò con la quercia.

«Ho sentito la tua mancanza, Lady O.»

Si sedette per terra con la schiena contro la corteccia, la testa sollevata per guardare i rami ricoperti di neve che lo sovrastavano.

«Un ragazzo mi ha appena baciato, sai?»

Lasciò che la domanda rimanesse sospesa nel vento per un po’ prima di proseguire.

«Era Steve… Sì, esatto, quel ragazzo di cui ti parlavo sempre. Perché sono qui allora, dici? Perché sono uno stupido codardo, Lady O.»

Davvero, chi era la persona che scappava da qualcuno che aveva appena rivelato i propri sentimenti a un'altra persona? Sentimenti ricambiati, tenne a precisare la mente di Eddie.

«Lo so, lo so. Era quello che volevo da una vita. No, non posso tornare indietro. È anche buio e ormai sarà tornato a casa.»

Eddie si accese una sigaretta e aspirò con forza il fumo. Doveva provare a calmarsi.

«No, certo che non lo chiamerò per spiegare cos’è successo. Chiedi anche perché? Perché sarebbe molto imbarazzante.»

Cosa avrebbe dovuto dirgli? Scusa se sono scappato in quel modo, Stevie. Ti amo anche io, ma mi sono sentito in modo strano quando lo hai detto tu perché nessuno é mai arrivato a tanto con me. E oh, sai, quel bacio che mi hai dato, è stato il mio primo bacio, non sono mai stato baciato da nessuno. Tutto okay, vero? Amici come prima sì? No. Sarebbe stato decisamente ridicolo.

Un’improvvisa folata di vento fece piegare i rami della quercia e un po’ della neve caduta nei giorni precedenti gli cadde sulla spalla.

«Non ti ci mettere anche tu, Lady O. Non accetterò consigli da una quercia. Come perché? Perché sei una quercia, cazzo! E io sto parlando da solo come… come uno… svitato.»

Sembrò rendersi subito conto di quello che aveva appena detto, di come si era appena definito.

«È vero, non è mai stato un problema, ma questa volta è… diverso.» Ma lo era?

«Ascolta, Lady O. Domani mattina lo chiamerò e porgerò a Steve le mie scuse per essere fuggito in quel modo, ma niente di più.»

Voleva davvero restare con il dubbio? E se invece confessandosi e aprendo il suo cuore le cose sarebbero finalmente andate bene per una volta?

«Tu… Credi davvero che dovrei provare? Dopotutto ha detto che mi amava…»

Eddie si zittì. Si asciugò di nuovo le lacrime con il dorso della mano e tirò su con il naso. Singhiozzò e pianse ancora, avvolgendo le braccia contro il suo stesso petto. Sentiva gli occhi bruciare e la gola andare a fuoco. Aveva perso la cognizione del tempo, non aveva idea di che ora fosse, ma a giudicare dal cielo che diventava piano piano sempre più scuro era lì da molto.
Aveva pianto così tanto che si stava prosciugando.

Come aveva potuto essere così stupido?
Si coprì il viso per la vergogna.

Non capiva. Non capiva come tra tutte le ragazze che gli andavano dietro, Steve avesse scelto lui. Un metallaro svitato che viveva in una roulotte con lo zio, che poteva a malapena permettersi un paio di scarpe e che scappava a parlare con gli alberi in mezzo ai boschi.
C’erano tante persone migliori di lui, persone che sarebbero state adatte a Steve.
Ma lui? Lui e Steve non si abbinavano.

Per quello si era paralizzato quando Steve aveva detto di amarlo e lo aveva baciato. Ed era scappato. Ovviamente.

Poteva anche aver affrontato uno sciame di pipistrelli ultraterreni ed esserne uscito miracolosamente vivo, ma i sentimenti, diavolo, i sentimenti lo facevano ancora sentire sopraffatto. E ricevere quelle parole da Steve? L'uomo per cui aveva avuto una cotta per così tanto tempo che avrebbe potuto giurare che non si sarebbe mai innamorato di nessun altro uomo in vita sua?

Quello era stato il suo primo bacio ed era riuscito a rovinarlo. Avrebbe voluto essere coraggioso e continuare il bacio che Steve aveva iniziato. Era stato un codardo, proprio come sempre.

Merda. Aveva combinato un pasticcio.

«Eddie!» La voce disperata di Steve lo fece sussultare. «Sei... Sei qui.»

Eddie si voltò e lo vide davanti a lui, una torcia puntata nella sua direzione, gli occhi rossi e gonfi, i capelli spettinati e un'espressione che non si sarebbe mai aspettato di trovare sul viso di Steve. Steve aveva pianto? Per lui?

«Stevie?» chiese Eddie sorpreso, guardandolo spaventato.

Lo aveva trovato. Lo aveva trovato nel suo posto, quello che non aveva mai rivelato a nessuno, nemmeno a Wayne.

Poi le braccia di Steve lo avvolsero, stringendolo forte al petto. Sentiva il suo respiro tremolante sul collo.

«Ti ho cercato ovunque, per tutta la notte» sussurrò, quasi senza fiato. «Avevo così tanta paura, Eddie.»

Notte… Era lì da più tempo di quanto pensasse.

«Mi dispiace» balbettò Eddie, ricambiando l'abbraccio di Steve. «Scusa, scusa, scusa.»

Eddie afferrò la maglietta di Steve e la tenne stretta tra le dita. Il viso premuto nel collo di Steve. Respirava il suo odore. Steve lo strinse ancora di più, quasi come se volesse assorbirlo dentro di sé.

«Ti cercavo e non ti trovavo...» la voce di Steve tremava, sembrava che stesse piangendo. «Ti ho cercato a casa tua, alla rimessa per barche di Rick Spinello, alla cava…» Non aveva mai sentito la voce di Steve così tanto in preda al panico. «Ero terrorizzato, Eddie. Sei andato via così all'improvviso e sembravi sconvolto... Avevo paura che ti fosse successo qualcosa di brutto, che potesse succederti qualcosa di brutto.»

«Come... Come mi hai trovato?»

«È un posto isolato. Non c'è gente qua intorno per chilometri, c'è silenzio e tutti questi alberi, anche se sono spogli, so che ti piacciono. Ti piacciono appunto perché sono spogli. E c'è l'acqua. Ti piace sentire il rumore dell'acqua. Ti rilassa. E hai bisogno di calma quando sei sopraffatto dalle tue emozioni. L'ho capito la scorsa primavera, sai, quando...» Non aveva bisogno di finire la frase, Eddie aveva capito.

Era sorpreso. Non capiva come Steve potesse sapere tutte quelle cose su di lui. Degli alberi, dell'acqua, del bisogno di calma quando tutto intorno a lui si faceva all'improvviso più pesante e l'aria diventava irrespirabile.

Non gli aveva mai detto niente, eppure Steve aveva capito e lo aveva trovato. Lì, in quel posto che era stato sempre e soltanto suo da quando aveva poco più di sei anni e scappava da suo padre quando diventava troppo violento.
Conosceva quel posto come le sue tasche, racchiudeva la sua anima, tutte le emozioni che aveva liberato ogni volta che era andato lì. Se provava a concentrarsi, riusciva ancora a distinguere il lontano eco dei suoi singhiozzi.
Steve era entrato a gamba tesa nel suo spazio sicuro e lo aveva invaso con la sua presenza confortante. Eddie si sentiva esposto, ma non violato.

Avere Steve lì, in quel posto che aveva così tanta importanza per lui, era come condividere il dolore che aveva provato. E sapeva bene che quel dolore, consegnato nelle mani gentili di Steve, sarebbe stato ben custodito e protetto.

«Non ho mai detto a nessuno di questo posto» ammise Eddie a bassa voce. «Nemmeno a Wayne.» Un piccolo rametto gli cadde tra i capelli, impigliandosi tra i ricci. «Oh, merda, scusa Lady O, quasi mi dimenticavo.»

Steve si accigliò e si guardò intorno.

«Harrington, questa è Lady Oaktavia Magnus I. Lady Oaktavia, questo è Steve.»

«Di chi stai parlando?»

«L'albero, Stevie.»

«Eh?»

«Forza, Steve, saluta l'albero.»

«Ciao, Lady O.» Steve picchiettò il tronco dell’albero e poi si rivolse a Eddie. «Perché proprio Octavia?»

«Perché è una quercia?»

Steve lo guardò perplesso.

«Oak-tavia, Harrington.»

«Merda, e ti chiedi davvero da chi abbia preso Henderson?»

Scoppiarono entrambi a ridere, ma durò poco, perché Steve divenne subito serio e guardò Eddie. Gli doveva delle risposte, Eddie ne era consapevole.

«Perché sei scappato?»

«Non so se ci hai fatto caso, Harrington, ma i sentimenti non sono esattamente il mio forte» ammise Eddie a testa bassa.

Era vero. Purtroppo per lui, non sapeva nasconderli. Le persone sapevano sempre il suo stato d'animo. Era uno dei motivi per cui gli altri si divertivano a prendersi gioco di lui. Il suo aspetto poteva anche spaventare le persone sotto un certo punto di vista, ma quando vedevano che in realtà era un debole... Poteva anche dire addio alla sua tranquillità.

«Non sono abituato a questi gesti gentili o a sentirmi dire che qualcuno mi ama.» Un'altra verità che detestava ammettere. Nemmeno i suoi stessi genitori lo avevano mai trattato con riguardo. Non un gesto gentile, non una carezza, nemmeno una parola d'affetto. Una volta suo padre dopo aver rubato un'auto gli disse che era un ottimo palo. Aveva solo sette anni. Ed era comunque la parola più gentile che suo padre gli avesse mai rivolto.

«Non è colpa tua se sono scappato, voglio solo che tu lo sappia.»

Eddie guardò Steve negli occhi e sospirò.
Stava per mettere a nudo la sua anima, aveva bisogno di tutta la forza che riusciva a trovare e aveva bisogno che Steve lo ascoltasse.

«È che ho paura di legarmi troppo alle persone e rimanere scottato» ammise a bassa voce, distogliendo lo sguardo da lui. «Mi è successo anche con Wayne la prima settimana che ero da lui. E il mese successivo. E quello stesso Natale. Perché cazzo, nessuno mi aveva mai fatto un regalo e lui me ne aveva fatti tre. Tre fottuti regali solo per me. Un motivo davvero stupido per scappare, non trovi?»

Guardò Steve, che stava ascoltando con attenzione e gli fece cenno di andare avanti.

«Vedi... Le persone non sono mai state interessate a me. Per niente. Quelle poche volte che mi facevo avanti e chiedevo a qualcuno di uscire la gente aveva paura, mi evitava. E quando erano loro a chiedermelo... Beh, non si trattava mai di un appuntamento. Direi piuttosto di… un pestaggio in piena regola.»

Eddie sospirò. Gli era uscita piuttosto male, dio, sembrava quasi che stesse accusando Steve di qualcosa.

«E lo so che tu non sei come loro» ci tenne a chiarire. «Tu sei cambiato e cavolo, cavolo se stavo aspettando questo passo da parte tua. Perché, anche quando giravi con Hagan e quella gente piena di odio, che non ha fatto altro che torturarmi fino al loro ultimo giorno di scuola, tu eri l'unico a non dire mai qualcosa di brutto su di me.»

«Eds…» tentò Steve, ma Eddie aveva molto altro da dire e, per una volta, aveva il coraggio di farlo.

«Tu non mi hai mai fatto lo sgambetto, tu non hai mai imbrattato il mio armadietto con scritte omofobiche. Una volta mi hai anche aiutato.»

Si chiese se Steve lo ricordasse vividamente quanto lui.

«Forse non te ne ricorderai, ma è successo.» Eddie incrociò le braccia al petto. «Ero appena stato picchiato e tu... Tu ti sei avvicinato a me, mi hai aiutato a togliere il sangue dalla faccia e mi hai portato un pacco di ghiaccio da mettere sull'occhio. C'era Robin con me quando sei arrivato. Poi è andata alle prove della banda, ma tu sei rimasto.»

«Ricordo che tu... tu mi tenevi il mento tra le dita. Avevi un tocco così gentile che mi sono sorpreso» soffocò una risata. «Hai messo un fazzoletto di carta sotto l'acqua e hai iniziato a pulirmi. Avevo il fiato bloccato in gola. Non riuscivo a parlare perché eravamo praticamente a un centimetro e io mi chiedevo perché dovessi sopportare tutto quello, perché mi stessi torturando in quel modo.»

Steve si avvicinò a lui, gli accarezzò il bicipite. Eddie lo prese come un incoraggiamento a continuare il suo monologo.

«Ero diviso in due, perché una parte di me non vedeva l’ora che ti allontanassi e l’altra non voleva che quel momento finisse, voleva rimanere lì, a un passo da te, a respirare il tuo fiato, a sentirlo sul viso e sperare che in qualche modo il tuo odore restasse attaccato al mio perché volevo portare via un pezzo di te assieme a me. E non hai idea di quanto mi sarebbe piaciuto scappare in quel momento.»

Prese fiato e si fermò un attimo per guardare Steve negli occhi.

«Ma tu mi hai parlato. E avevi questo tono così caldo e rassicurante… Mi parlavi come se ci conoscessimo da sempre e io ero perso nella tua voce.»

Ricordare quel momento era sempre dolce, fece sentire il suo corpo avvolto in una sensazione di tepore.

«Ti guardavo negli occhi mentre mi parlavi e nel frattempo il mio cuore sembrava voler scappare dal petto. Non eravamo mai stati così vicini.»

La sua prima vera interazione con Steve Harrington, il ragazzo irraggiungibile…

«Mi hai chiesto scusa. Mi hai chiesto scusa al posto loro. E io non sapevo cosa rispondere. E tu hai continuato comunque a parlare. Parlavi per distrarmi. E sei riuscito a farmi ridere. Era un momento di merda ma tu mi hai detto "beh, sembrerà che tu ti sia rotto il naso nel pogo. Abbastanza metal, no?". Dio, non pensavo nemmeno che sapessi cosa fosse il pogo.»

Gli occhi di Eddie iniziarono a bruciare. Presto altre lacrime sarebbero scese sulle guance. Sperò che Steve fosse pronto a cacciare anche quelle. «E in quel momento avrei voluto così tanto baciarti. Attirarti a me, stringerti al mio petto e premere le mie labbra sulle tue... Non avrei mai osato. Temevo che se ti avessi baciato mi sarei beccato un pugno. Sarebbe stato troppo da sopportare.»

Steve abbassò lo sguardo quando sentì quelle parole. Entrambi sapevano che sarebbe potuto accadere.

«Non ci siamo più parlati dopo quella volta.»

Eddie si intristì. Avrebbe voluto parlare molto più spesso con Steve, anche qualche saluto nei corridoi sarebbe bastato.

«Fino a questa primavera. E mi dispiace, per la bottiglia al collo ma... Ero terribilmente spaventato. E non avrei comunque avuto il coraggio di ucciderti.»

Quella era probabilmente una delle verità più assolute che avesse mai detto. Non avrebbe mai ucciso Steve, nemmeno se fosse stato davvero colpevole.

«Io.. ho immaginato per anni di sentirmi dire quelle parole da te, immaginavo i bei discorsi che ti avrei rivolto perché almeno nella mia mente poteva essere reale. E poi quando mi dici che mi ami, là, davanti a quel tramonto stupendo, dopo avermi fatto passare una giornata bellissima che non avevo neanche mai immaginato, io scappo» Eddie fece una risata sommessa e abbassò il capo. «Scappo perché non sono abbastanza coraggioso, scappo perché ho paura, scappo perché è il mio sistema di difesa, perché le mie esperienze mi hanno insegnato a mettermi in guardia quando capita qualcosa di così bello da essere incredibile.»

Sospirò. Guardò Steve con occhi tristi, si asciugò le guance da lacrime che non si era nemmeno accorto di avere e distolse lo sguardo da lui.

«Sono un tale disastro. Chissà cosa devi aver pensato...»

«Sono rimasto solo un po' sorpreso, Eds» sospirò Steve. Incrociò le braccia al petto e abbassò la testa, dando un calcio a un sassolino. «Oggi abbiamo flirtato tutto il pomeriggio e… voglio dire, non credo di aver... frainteso i segnali.»

Steve lo guardò di sottecchi, cercando di capire l’espressione di Eddie, ora rosso in viso.

«E comunque volevo baciarti anche io quando ti ho aiutato.»

Quella ammissione sorprese Eddie, che alzò di scatto la testa e guardò Steve accigliato.

«Ero bloccato, non capivo cosa mi stesse succedendo perché non avevo mai provato quei sentimenti per un altro ragazzo» si spiegò, la voce che tremava. «Credevo che fosse sbagliato perché così mi era stato detto.»

Eddie annuì comprensivo. Non avrebbe mai incolpato Steve per quello.

«I miei genitori. Seguivo quello che dicevano loro per compiacerli, per mostrare loro che ero il figlio perfetto che desideravano.»

Era chiaro che quella confessione stesse facendo soffrire Steve. Eddie poteva sentirlo dalla sua voce.

«E poi tu ti metti in mezzo. Così rumoroso, i capelli spettinati, lo sguardo perso… Tutto ciò che i miei genitori vorrebbero non frequentassi.»

Eddie era ben consapevole che sarebbe stato l’incubo di ogni genitore di ristrette vedute.

«Ma non sono più quello Steve. E non lo sarò mai più. Puoi fidarti di me, Eds.»

Si stavano guardando in silenzio, entrambi con gli occhi lucidi.

«Mi dispiace così tanto per aver rovinato il momento» sussurrò Eddie. «Quel tramonto era bellissimo e io… io l’ho rovinato scappando.»

«Ci saranno altri tramonti, Eddie» mormorò Steve, accarezzando la guancia di Eddie con il dorso delle dita. Si avvicinò un po’ di più e afferrò il mento di Eddie tra le dita, come quella volta nel bagno. «Oppure possiamo vedere l’alba e ricominciare.»

Eddie lo guardò. Steve era così vicino.
Vedere insieme l’alba che stava per sorgere aveva il sapore di una promessa… E a Eddie piaceva.

«Vorrei tanto baciarti anche ora, Eddie» ammise Steve, guardandolo negli occhi. «So che lo vuoi anche tu…» Steve lasciò che le sue labbra sfiorassero l'orecchio di Eddie. «Me lo permetti?»

Un sospiro sfuggì dalle labbra di Eddie e afferrò i polsi di Steve, accarezzandoli con i pollici.

«Sì, per favore» sussurrò Eddie, senza fiato.

Steve gli baciò lo zigomo. Le sue labbra erano bollenti sulla pelle fredda di Eddie.

«Chiudi gli occhi» sussurrò Steve, sbuffi di fiato caldo che accarezzavano la pelle di Eddie.

Eddie guardò Steve con gli occhi che tremavano un'ultima volta e poi li chiuse.

Un tocco leggero e la distanza tra i loro corpi venne colmata.
Le labbra di Steve erano morbide e dolci, si muovevano piano sulle sue. Stava seguendo i movimenti che faceva Steve, afferrava le labbra di Steve tra le sue, invertiva la direzione della testa quando lo faceva Steve.

Quando Steve premette la lingua sulle labbra di Eddie, Eddie sussultò ma si lasciò baciare ancora, leccando a sua volta le labbra e la bocca di Steve. Il cuore di Eddie vibrò nel petto. Aveva sognato quel bacio per tanto tempo e ogni volta che lo aveva fatto non si era mai avvicinato a quello reale.

«Wow...» mormorò Eddie, aprendo piano gli occhi e sbattendo le ciglia. «Ti amo, Steve.»

«Lo so» rispose.

Eddie si congelò. «Tu, Steve Harrington, hai appena citato Star Wars, di proposito?»

«Insomma, voglio dire...» si passò la mano tra i capelli ribelli. «L'attitudine alla Han Solo non mi manca, vero?»

«Vacci piano, Han Stevie» disse posando una mano sul petto di Steve e infilando la testa tra il collo e la spalla. Lasciò un piccolo bacio sulla pelle calda di Steve, nascosta da una sciarpa. «Ho già avuto troppe emozioni per oggi. Non sono ancora pronto al sedile posteriore della tua auto.»

«Ne sei sicuro?» chiese Steve ridendo. «Perché quando sono caduto su di te beh, prendimi per pazzo, ma...» Steve arrossì, improvvisamente timido, e si grattò la tempia. «Sembrava che tu fossi pronto eccome.»

Eddie spintonò Steve con leggerezza e rise. Steve si sporse per dare un bacio a Eddie in quell’esatto istante.

«Scusa» disse quando si tirò indietro. «Ho sempre amato la tua risata.»

Eddie arrossì e si gettò tra le braccia di Steve, tenendolo stretto. Steve avvolse le sue braccia alla vita di Eddie.

«Sei stato il mio primo bacio, sai?» ammise Eddie a voce bassa, la testa premuta contro il petto di Steve.

«Non sei mai stato baciato da nessuno?»

«Sembri sorpreso, Stevie.»

«Lo sono. Insomma, tu sei così carismatico, esuberante e punzecchi chiunque ti stia intorno con quel tuo evidente flirtare… come in quella roulotte, Eddie… Mentre la stavamo rubando» baciò il suo orecchio. «Quando ti sei avvicinato a me così tanto da sembrare che volessi baciarmi e poi mi hai chiamato ragazzone...»

«Ah» mormorò Eddie sollevandosi, quindi ti sei accorto che stavo flirtando» sussurrò Eddie sulle labbra di Steve. «Perché non mi hai detto nulla?»

«Mandi dei segnali un po' contrastanti, sai?» Ridacchiò. «Insomma, flirti con me guardandomi con i tuoi stupendi, enormi, occhi da cerbiatto, mi lanci la tua giacca tutto ingelosito e poi mi dici che Nancy è innamorata di me» Gli baciò la guancia e trascinò le sue labbra fino all'orecchio. «Non sapevo come comportarmi.»

«Pensavo che questo non sarebbe mai successo, Stevie. Lo credevo un sogno irraggiungibile e volevo che tu fossi comunque felice.»

«Molto gentile da parte tua, Eds» lo baciò di nuovo, profondamente.

«Ora potrò essere davvero io a renderti felice.» Il sorriso gli illuminò il viso. «Sto sognando? Dammi un pizzicotto.»

«È tutto vero, Eds.»

Baciò Eddie sulle labbra, spingendolo con il corpo contro il tronco della quercia. Posò le mani sulla corteccia, di fianco alla testa di Eddie.
Eddie non sapeva che intenzioni avesse Steve, ma chiese comunque scusa a Lady Oaktavia nel caso le cose si fossero spinte un po’... oltre.

«E ora?» sussurrò Steve sulle sue labbra di Eddie, sorridendo. «Questa volta non puoi scappare, Eds.»

«Oh no, è terribile.»

Eddie si alzò in punta di piedi e baciò Steve sulle labbra. Ora aveva un motivo per rimanere, per non scappare di nuovo.

 

****


Steve era dietro Eddie, il mento sulla sua spalla, il petto contro la sua schiena. Lo teneva stretto a sé con le braccia avvolte al corpo di Eddie, che teneva le mani sulle braccia di Steve. Eddie prese un respiro profondo, ingoiando l’aria gelida dell’inverno e uno sbuffo d’alito uscì dalle sue labbra quando espirò. Si guardò le mani e si accorse che indossava ancora i guanti di Steve. Bene. Erano suoi.

Guardavano sorgere il sole in silenzio, ma la mente di Eddie stava correndo. Non riusciva a smettere di pensare. "Se vivo ancora, se respiro ancora, se posso assistere ancora a questa meraviglia… è solo grazie a Steve."

«Non ti ho mai detto grazie, Stevie» disse Eddie a bassa voce, gli occhi ancora puntati all’orizzonte, guardando l’alba.

«Per cosa, Eds?»

«Per avermi salvato la vita nel sottosopra.»

«Non devi ringraziarmi per averti salvato la vita, Eddie. Mai

«Se sono qui lo devo solo a te, Steve.»

«Eddie. Non ti ho salvato per sentirmi dire grazie. Ti ho salvato perché ti amo e meriti di essere qui con me, in questo momento. Meriti di essere vivo.»

Steve gli lasciò un piccolo bacio tra i capelli.

«Dicevo davvero prima» sussurrò Steve, strofinando il viso nei ricci di Eddie. «Hai un'anima fragile, sei prezioso. Devi essere protetto.»

«Vuoi farlo tu?» propose Eddie. «Il posto è vacante.»

Steve ridacchiò contro il collo di Eddie e premette un bacio.

«Sì, mi piacerebbe» sussurrò Steve. «Se me lo permetterai.»

Eddie annuì e appoggiò la testa sulla spalla di Steve. «Abbine cura.»

«Sempre.»

   
 
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