Storie originali > Fantascienza
Ricorda la storia  |      
Autore: Mixxo    30/07/2023    2 recensioni
Nella vita di tutti i giorni Takane è una barista allo Skill Issue, ma fa doppio lavoro da sicaria per la sua famiglia.
Quando una dei suoi fratelli scompare in missione lei è la prima a mettersi a cercarla.
Sullo sfondo di aggressioni robotiche che tormentano la città, Takane dovrà scoprire la verità.
Genere: Azione, Triste | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
Per recensire esegui il login o registrati.
Dimensione del testo A A A
L'Ottantesima Vittima Takane esce dalla porta e chiude a chiave il bar. Le pulizie le hanno preso fino ad ora, non ha tempo per sedersi a mangiare prima della missione. Prenderà qualcosa per strada e si fermerà al rifugio per cambiarsi.
Lascia uno dei pacchetti di bastoncini al cioccolato nascosto nel portaombrelli per il cliente abituale ed inizia a correre.

La zona portuale è calma di sera, con i pescherecci in mare aperto le poche tracce di vita sono un paio di gatti concentrati su delle frattaglie lasciate sul retro di un ristorante.
Takane si mette la giacca, tira su il cappuccio e sistema le cinghie sulle maniche. Chiude l’armadietto, tira un respiro profondo. Batte lentamente le palpebre, quando le riapre lo sguardo è freddo e distaccato.
Come da addestramento.
Si dirige verso l’uscita. Il metallo del soffitto cigola, mette mano alle fondine allacciate alle gambe, estrae le pistole.
“Eiyoo.” Spectre atterra davanti a lei, caccia un imprecazione sottovoce mentre si massaggia la gamba. “Dopo che abbiamo trovato sis, cerchiamo un paio di caviglie nuove per me. Devo essermele sfracellate.”
Takane stringe appena gli occhi. Non ridere, non ridere.
Spectre le si avvicina con il volto, Takane dissimula con una smorfia, si volta e ripone le armi. “Troviamo Geist.”
La sorella le dà un colpetto sulla schiena. “L’ultima volta è stata vista al capannone degli Alden.”
“Quindi sarebbe passata dietro le industrie Tiamat per uscire dal porto.” Takane cammina a passo di marcia.
“Il posto che hanno sfondato due giorni fa? Welps, inizio a temere per Kojo.”
“Geist.” precisa Takane.

Svoltato l’angolo si trovano di fronte ad un cantiere deserto, ci sono reti metalliche alte un paio di metri e macchinari edili ancora sporchi di polveri industriali. Gli operai hanno già ricoperto con una stesa di cemento metà della pavimentazione distrutta.
Takane fa qualche passo indietro, prende la rincorsa e spicca un salto. Con un carpiato in aria supera la recinzione ed atterra con una mano ben appoggiata al suolo.
Spectre apre la porta della recinzione e la chiude con cura. Si volta verso di lei. “Era necessario?”
Takane spalanca appena gli occhi. “Credevo- Non importa.” Si alza frettolosamente.
“Si vede che sei preoccupata, ma a Kojo non servi così.” Spectre si avvicina verso una delle pareti della fabbrica, alza un dito su una cavità vistosa.
Takane si avvicina, tocca la superficie regolare.
“È come se avesse sciolto il metallo.” Segue la linea del movimento, un grumo di acciaio solidificato si trova a terra.
“Spectre-” Takane alza lo sguardo, la sua collega si trova seduta su un tavolaccio, sta leggendo un plico di fogli.
“Porca puttana John!” Spectre le rivolge un ghigno divertito. “Dicevi che nessuno avrebbe attaccato questa zona del porto. ‘Non siamo così sfigati. Non c’è bisogno di un risolutore a guardia ogni notte, sai quanto costano’. Mettitele in quel posto le cento Krone che hai risparmiato!”
Takane la fissa, tira un sospiro. “Vai al dunque.”
Spectre sorride colpevole. Poggia il dito sul foglio e scorre rapida. “Huh. Hai presente i robottoni che stanno apparendo in città? Hanno avuto fatto casini anche qui.” Poggia la cartelletta sul tavolo, si dà la spinta per scendere. “Questo Liam Russell dev’essere una persona parecchio stressata. Ok smetto di divagare Takane.”
Takane scatta verso di lei e le mette una mano sulla la bocca. “Spriggan. Usa i nomi in codice.”
Gli occhi dorati di Spectre le lanciano una sfida. “Ok Takane.”
Takane stringe i pugni. Inspira, espira. Ritrova la calma minacciata dalla faccia tosta della collega. Indizi.
Si guarda attorno in cerca di qualcosa che possa dirle di più sull’accaduto. Lo sguardo si posa su un cumulo detriti, polveri industriali e componenti metalliche di chissà quale macchinario distrutto. È strano che non se lo siano portati via subito, ma sono un cumulo di possibili tracce.
Si avvicina ed inizia a scavare tra i detriti. Mentre sposta un tubo di cartone un tempo confezione di patatine sente una stilettata nel palmo. Ritrae la mano e soffoca un imprecazione. La agita appena mentre osserva cosa l’ha ferita. Allunga l’altra mano e tira fuori un pezzo di muro con dentro conficcato un ago lungo una decina di centimetri, sottile ma resistente. Lo sfiora con le dita, la superficie è ruvida, come se fosse incrostato di qualcosa. Lo estrae.
“Abbiamo qualcosa.”
Spectre distoglie lo sguardo dai fogli, li caccia in tasca e le va incontro. Fissa l’oggetto.
“Geist è forte ma non credo sappia fare sanguinare i robot.”
Takane inizia a temere il peggio, e a giudicare dallo sguardo di Spectre, sta pensando lo stesso.
Deglutisce. “Che si fa a questo punto?”
“Vediamo se Meg ha qualcosa.” Gli occhi di sua sorella hanno perso la vena giocosa.

Meg è considerata un territorio neutro. Risolutori, Kaiser, sicari, tutti sanno che a quella giovane non sfugge nulla di ciò che accade in tutta Yrff. Basta pagarla il giusto per avere i suoi favori.
A quell’ora si trova nei bassifondi, in una vecchia galleria ferroviaria abbandonata usata da artisti di strada per sfogare la loro creatività.

Spectre indica con il pollice un graffito raffigurante una donna ammantata di stelle. “Pfff. Ovunque si va ci sono sempre immagini religiose.”
Takane lancia una rapida occhiata e prosegue dritto. “Se esistesse tante cose non sarebbero successe.”
“Ay ay.”
Un braccio sconosciuto si appoggia attorno alle sue spalle. Chiude il pugno e sferra verso l’aggressore.
“ ’Sup Meg.” Dice Spectre.
Takane si blocca a pochi centimetri dal volto di una giovane dalla carnagione chiara e gli occhi di un azzurro neon. Nei capelli neri ci sono dei ciuffi rosa di cui uno che le sfiora il naso.
Takane cerca di farsi indietro. “Sapevi che saremmo arrivate?”
“Tutti vengono da me quando serve loro qualcosa. Chi si affida alle placchette dorate? Specie sicari come voi.” Meg sottolinea l’ultima frase, può scommettere che sa perfettamente chi sono al di fuori del loro “servizio”. L’informatrice mette le mani in tasca, indossa una vistosa sciarpa sfilacciata che ha un pattern che ricorda dei circuiti elettrici dello stesso colore dei suoi occhi.
Takane la squadra. Questa come fa a passare inosservata con quei colori addosso?
“Al volo. Solito costo.” Meg tira fuori una chiavetta e la lancia verso Spectre. Questa alza la mano e la acchiappa. Poggia una mano sul fianco e la squadra. “Questa è nuova o la tenevate in addestramento?”

Tanto per cominciare, ho un nome. Takane squadra l’informatrice, sente prudere le mani, la pistola è sempre carica, potrebbe scapparle un colpo… alla gamba…
“Se vuoi informazioni mi fai uno sconto sul prezzo.”
“Ci hai provato.”
“Anche tu” Spectre le tira un’altra chiavetta.
Meg fa un sorriso sghembo. “Tanto saprò tutto di lei entro domattina.”
“Entro domani mattina, stai perdendo colpi”
“Ehhh… il mondo sta diventando grande di recente...”
Takane afferra un braccio di Spectre, se la trascina dietro. “Grazie di tutto. Andiamo.” Nemmeno si volta, sarà anche la migliore informatrice di tutta Howe, ma le sta sui nervi. Parecchio.

Il portatile si accende, il simbolo della loro famiglia illumina lo schermo. La mano di Takane sta tremando. Si avvicina alla porta usb ed inserisce la chiavetta. La finestra che si apre ha un solo file video all’interno.
Deglutisce, Spectre sposta il mouse e clicca sul file.
Il video parte a schermo intero. È la registrazione delle telecamere della fabbrica.
Una testa rossa sta correndo verso l’interno dell’edificio sparando alle sue spalle.
“Geist…” sussurra Takane.
Poco dopo compare una figura sottile e slanciata avvolta in un mantello, tiene su un braccio collegato ad un cannone, prende a sparare verso la ragazza, un esplosione distrugge parte della pavimentazione.
Spectre fissa la scena in silenzio.
Un’ esplosione troppo vicina fa schiantare la ragazza contro la parete, scivola con la schiena contro il muro. La figura sottile si avvicina rapida, alza il braccio incandescente e lo cala. Geist si getta di lato, lasciando alle sue spalle il solco creato dal robot.
Quello lo abbiamo visto, combacia. Takane stringe i pugni.
La ragazza si alza, gocce di sangue cadono dalla sua figura. Si allontana verso il bordo del portico, spara ripetutamente contro l’essere, qualcosa sembra staccarsi dal robot mentre schiva in maniera innaturale i proiettili. Quando la raggiunge tutto accade in un attimo. Dà un fendente con un braccio, la pistola vola dalle mani della ragazza, poi la lama incandescente la passa da parte a parte.
La mano di Takane trema. Deve trovarsi all’ospedale. Deve-
La figura estrae di violenza l’arma, Geist crolla in ginocchio, la pozza di sangue si allarga rapidamente. Una gemma grande quanto un pugno rotola ai piedi della figura. Essa la raccoglie e si gira, i frammenti staccati tornano a ricompattarsi con l’essere.
“A-aspetta.” La ragazza si tende in avanti, stringe i denti e punta il piede per rialzarsi. La figura fa un mezzo giro con la lama incandescente. Lo schizzo di sangue all’altezza della gola, gli occhi sbarrati di Geist si chiudono, la schiena le s’inarca all’indietro. Perde l’equilibrio e sparisce in acqua. La figura si allontana in silenzio, sparisce dall’inquadratura.
Spectre controlla la lunghezza del video, tira fuori il telefono. "Chiamo per dire di smettere di cercare."
Takane rimane a fissare la quiete della registrazione dopo quell’omicidio. I danni alla pavimentazione, il solco nel muro. Non hanno potuto vedere la macchia di sangue. Era nel punto dove i lavori erano stati completati. Le sfugge un singhiozzo, si volta verso Spectre.
“Pa’, Kojo ha fallito la missione.” È di spalle, testa alta, mano sul fianco. “Non tornerà a casa.” Abbassa il telefono, si dirige verso la porta.
Takane si alza spingendo la sedia indietro, la raggiunge con un paio di falcate, le afferra il polso e la tira. “Yuuki.”
Si volta. I suoi occhi dorati sono opachi, le labbra serrate. Dà uno strattone col braccio ed esce.
Sente che forse dovrebbe lasciarle un momento. Non è la prima perdita che ha avuto in questo periodo, un familiare poi è tutt’altro discorso rispetto ad un amico.
Takane stringe i pugni. Era anche mia sorella. La vista si appanna per le lacrime, si abbraccia i gomiti. Vorrei non essere lasciata sola. Strizza gli occhi, sente la vibrazione nella tasca della felpa. Ci infila la mano ed estrae l’ago trovato tra i detriti. Sta vibrando. Lo stringe tra le dita.
Sei nelle vicinanze, stronzo.


Man mano che s’infila nei vicoli della nona strada, l’ago vibra con sempre più veemenza. Accelera il passo, pistola pronta nell’altra mano. Si appoggia al muro con la schiena, l’ago sembra essere attirato oltre la copertura. Il bastardo è lì.
Non vedrai nemmeno cosa ti ha colpito.
Afferra un caricatore dal porta tasche, infila l’ago tra i proiettili arancioni. Tende il braccio in avanti. Lascia andare il caricatore, questo schizza oltre la parete.
L’esplosione fa tremare il muro, l’aria le fa svolazzare le ciocche indaco che le cadono lungo i lati del viso. Abbassa lo sguardo, alcuni aghi simili a quello ritrovato schizzano per terra conficcandosi nel pavimento. Stringe le mani sulla pistola e volta l’angolo.
Gli aghi sono sparsi per tutta la strada, i proiettili esplosivi hanno fatto il loro lavoro. Punta l’arma ad un gruppo di aghi che stanno riformando la testa e spara, separandoli. Si avvicina e riprende a sparare, alcuni aghi si spezzano all’impatto con i proiettili, si fermano per qualche istante per poi riprendere ad avvicinarsi tra loro.
Soffia col naso. Come li fermo, maledizione!?
Lascia cadere il caricatore scarico a terra, ne infila un altro nella pistola. Nonostante la rapidità nell’esecuzione gli aghi hanno riformato la testa dell’essere che non fa nulla per reagire, rimane fermo, a fissarla.
Takane stringe i denti. “Non è bello quando lo fanno a te huh?” Spara un altro colpo, l’occhio della testa salta, gli aghi scoppiano in ogni direzione. Vederli riavvicinarsi lentamente non fanno che irritarla ulteriormente. L’occhio è la prima parte che si riforma, la fissa. Lei stringe i denti, spara nuovamente.
Un ombra la copre dalla luce dei lampioni, si sposta di lato ed evita la lama incandescente. Stringe il pugno e sferra un fendente con il braccio al corpo senza testa della creatura. Le cinghie delle maniche si induriscono, passano attraverso gli aghi come burro. Gli aghi crollano a terra come se fossero stati versati in quel punto.
La gamba le cede, trattiene l’urlo di dolore, abbassa lo sguardo. La testa del robot ha le mandibole chiuse sul suo polpaccio. Stringe il pugno e lo sferra contro l’occhio rosso. Il robot esplode nuovamente in una nuvola di aghi. Sente un forte calore arrivare davanti a lei, si volta di scatto e punta l’arma.
Il bagliore accecante, poi l’impatto con quell’energia strana. Si trova a volare per qualche metro all’indietro. La schiena protesta, le cinghie del giaccone sono saltate. Il tessuto si è squarciato, sotto vede la camicetta che ha indossato oggi.
Takane pianta una mano per terra, annaspa per l’ossigeno, la vista le si annebbia per qualche istante, quando alza lo sguardo il robot è in piedi di fronte a lei, il cannone che le è scoppiato in faccia è nuovamente puntato al suo viso.
Takane trema. La pistola è fuori portata, il colpo sta per esplodere da troppo vicino per evitarlo, la giacca rinforzata è andata.
Sto per raggiungere Kojo.

Il motore di un auto si avvicina rapido. Il robot sposta il cannone verso la fonte e spara, poco dopo viene investito da un auto sportiva col cofano malconcio. Lo sportello si apre. Yashiro abbassa gli occhiali da sole con una mano, con l’altra spara verso gli aghi ancora in volo. Un secondo boato poco davanti alla macchina, uno degli aghi si conficca contro il vetro, la donna non lo considera, tiene lo sguardo su di lei.
“Dov’è Spectre?” le chiede tendendole la mano.
 “Non lo so.” Takane si allunga, i muscoli le urlano di dolore quando lo strattone deciso di Yashiro la fa entrare in macchina, chiude lo sportello.
Le parole che Yashiro le sta rivolgendo sono incomprensibili. Ha sonno, troppo tutto all’improvviso. Le palpebre le cadono sugli occhi quando vede la gamba morsa dal robot completamente rossa.
Sente uno schiocco di dita vicino alle orecchie. “Oi, non ti addormentare. Parliamo finché non raggiungiamo casa.”
Takane annuisce, si raddrizza sul sedile.
La donna usa il tono materno, non ricorda nemmeno l’ultima volta che lo ha sentito. “Cos’hai mangiato oggi a colazione?”
Deglutisce, il sapore metallico in bocca non è un buon segno, ma è certa che la sua schiena non può essere messa bene.
“Cornetto alla banana e cannella,” respirare le provoca fitte. “Non so perché proviamo combinazioni del genere.”
Yashiro getta gli occhiali da sole sul cruscotto. Parte veloce.

Takane viene adagiata sul lettino, Takao si avvicina, i capelli sparati oscurano la luce sul soffitto, i ciuffi più esterni sembrano avere riflessi luminosi blu. Le appoggia il braccio metallico sulla gamba ed osserva la ferita. Sfiora un ago ancora conficcato, Takane si morde le labbra fino a sbiancarle, emette un gemito soffocato.
“Forse stavolta serviva uno specialista.” Takao si allontana verso l’armadietto.
Yashiro le batte la mano sulla spalla. “Queste esperienze vi fortificano.”
Takao si riavvicina, il braccio meccanico ha l’anulare completamente rigido.
“Però l’equipaggiamento rotto andrebbe cambiato immediatamente.” Yashiro allunga la mano a quella di Takane, gliela stringe.
Le prime fitte vengono dalla gamba, Takao si è messo all’opera. “La mia meccanica di fiducia è in convalescenza per un po’. Sembra che questi affari abbiano fatto una cinquantina di attacchi nelle ultime due settimane.”
Il braccio meccanico ha uno spasmo, Takane lo sente quando un dito preme sulla ferita. “Guardiana in fiamme!” stringe la mano, Yashiro stringe di rimando.
Volta lo sguardo, Kaito è stravaccato sulla poltrona con la testa di lato. Gli verrà un dolore al collo che non dimenticherà presto.
Rimani lucida, non addormentarti.
Stringe gli occhi, a parte il capo, manca solo Spectre.
“Ho l’ultima registrazione in cui Kojo era viva nella giacca.”
Yashiro si allontana verso l’appendiabiti con la sua giacca malmessa. Estrae la chiavetta distrutta.  La fissa per qualche istante, stringe con nervosismo.
“L’avete visto?”
Annuisce.
“Il sistema avrà fatto una copia di backup.” si allontana verso l’altra stanza.
Sospira. Lei era comunque sua figlia di sangue.
Si sente appoggiare una mano sulla testa, la carezza di Takao è inaspettata.
“Non pensarci troppo.” dice mentre le stringe le bende della gamba. “Sa che ti ha lasciato in buone mani.”
Spectre spalanca la porta, ha i vestiti sbrindellati e metà volto coperto di sangue. Deve aver corso a giudicare dal movimento delle spalle e la bocca semiaperta. Regolarizza il respiro.
“Si, state tutti bene. Ok, vado all’ospedale.”
Tutto bene un corno! Le svengo apposta davanti!
Takane chiude gli occhi e lascia ricadere la testa sul lettino.
“Takane.” Takao si avvicina a lei e le poggia la mano sulla testa. “Non farlo per dispetto.”
“...Guh.” riapre gli occhi.
“Anche perché fai schifo a recitare.” aggiunge Spectre sorridendo. Esce dalla stanza.
Quel sorriso è totalmente falso.

La mattina dopo Takane è dietro il bancone del bar. Non vuole destare sospetti, l’esplosione e lo scontro avranno attirato l’attenzione, profilo basso per un po’.
Il cliente abituale è apparso come al solito, si è fermato a parlare con Takao, che ha deciso di rimanerle accanto per un paio di giorni. Non si sa mai se quegli affari possano chiedere una rivincita.
“Onesto, sono un’altra seccatura, ma ci abitueremo col tempo.”
“Spero di no, mi basta il caso dei peluchoni del parco a tema riprogrammati per attaccare a vista gli adulti.” Takao ride, muove le spalle quando lo fa. Come riesca senza dar segno di quello squarcio che si trovava sul petto è un mistero.
Takane si siede vicino a loro, il cliente sta mostrando un ritaglio di giornale.
“Spero che almeno si degnino di dare una paga a questi volontari. Anche se ‘volontari’ suona già male.”
Takane osserva attenta l’articolo. Scorre i nomi del necrologio. Tra quelle settantanove persone morte non c’è ‘Kojo Shinomiya.’
Stringe il pugno, le fitte al petto la obbligano a chiudere gli occhi.
“Takane apposto?”
Alza le palpebre Takao ed il cliente la stanno fissando.
Dissimula con una risatina. “Certo, certo… mi chiedevo quanto potesse essere la paga per rischiare così la vita.”
Il cliente sbuffa. “Quelli che l’hanno proposta saranno sicuramente persone legate a quelle settantanove vittime.”
Ottanta.
“Posso lasciarvi soli un attimo?” dice mentre si dirige sul retro.
“Quando torni porti altri bastoncini di cioccolato? Stanno per finire.”

 Deve pensarci lei a vendicare Kojo. Digita il numero di Yashiro.
“Scusami se c’è un po’ di casino in sottofondo. Che c’è?”
“Ho bisogno che mi addestri di nuovo.”




Note di Mixxo:
Credo sia la prima volta che aggiorno due volte in un mese, mi rende euforico a suo modo.
I'm on fire. Quasi letteralmente considerando il caldo.
Alla prossima!
  
Leggi le 2 recensioni
Ricorda la storia  |       |  Torna su
Cosa pensi della storia?
Per recensire esegui il login oppure registrati.
Torna indietro / Vai alla categoria: Storie originali > Fantascienza / Vai alla pagina dell'autore: Mixxo