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Autore: Anchestral    25/10/2023    3 recensioni
La solitudine in una stanza piena di persone
Genere: Introspettivo | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: Tematiche delicate
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Le luci danzano sulle pareti, davanti ai miei occhi, nella stanza buia. La polvere si alza e si mescola al viola scolorito, all'azzurro slavato. Il muro grigio è freddo contro le mie spalle nude, la musica mi arriva ovattata alle orecchie. Non passa oltre i miei timpani, quasi mi sembra impossibile sentirla o riconoscerla.

Cosa ci faccio qui, a questa festa?

Triste. Diroccata.

Ci sono i miei amici lì. Ballano, parlano e scoppiano a ridere.

Perché non riesco ad avvicinarmi?

Le gambe tremano, sono pesanti. Non riesco a muoverle.

Voglio solo andare via. Dove? Dappertutto o da nessuna parte. 

Non lo so... Non voglio essere qui.

Vieni che ci divertiamo mi avevano detto.

Ma cade tutto a pezzi intorno a me e sono abbandonata contro questo muro gelido. Una mera esistenza di contorno, sullo sfondo. Solo una comparsa, lo sono sempre stata per tutti. 

Mi hanno trascinata qui e poi più nessuno si è avvicinato. Fingono tutti con me. Se me ne andassi, nemmeno lo noterebbero. 

Cerco di trovare una scusa, debole che sia, per rimanere: la canzone che deve ancora arrivare, qualcuno che mi verrà a cercare. Ma trascinarmi vicino al tavolo, ai bicchieri, colmare il vuoto con qualsiasi cosa mi capiti sotto le mani è inutile. 

L'attesa non ha fine anche se, quello che mi convinco di volere, a cui disperatamente mi aggrappo, arriverà, prima o poi. È quella la promessa che mi è stata fatta da quando sono arrivata qui, credo.

Il tempo si dilata ed è insostenibile.

Questa festa è fantastica! mi sembra di sentire solo questo intorno a me. 

Come è possibile? Perché non capisco?

Conto i passi lenti che mi separano dalla porta, sembrano interminabili. Ad ogni piccolo rumore dei miei tacchi sul pavimento qualcuno si gira.

Perché vai via? Non puoi andare.

Non posso?

Perché?

Cosa cambierebbe per tutti voi? Nulla.

A chi interessa davvero cosa faccio? A nessuno.

È solo una convenzione vostra il fatto che io sia costretta a rimanere qui.

Ma allora perché sull'uscio, con le punte delle scarpe sul limite invalicabile, il mio corpo si congela?

Lo voglio o no?

Con le mani mi sorreggo ai montanti di legno, provando a trattenermi.

Vorrei che qualcuno venisse, mi chiedesse perché, quale sia il problema, che mi sgridasse anche, e poi mi prendesse per un braccio e mi riportasse dentro.

Osservo fuori ed è buio. Dannatamente buio che non riconosco le forme, nemmeno ad un centimetro dal mio naso.

Aspetto.

Sento dei passi. Si avvicinano. Qualcuno mi afferra un polso e mi giro, sotto la forza di quel gesto.

Non c'è nessuno. Mi sono immaginata anche quello.

Per me non c'è nessuno: è solo quella l'unica, imperturbabile verità.

Poi realizzo: a me la notte, l'oscurità sono sempre piaciute. Mi hanno sempre chiamata a loro.

Mi giro di nuovo e, senza salutare, vado via.

Vago nel buio, senza meta o destinazione. Mi chiedo quando se ne accorgeranno e se chiameranno il mio nome.

   
 
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